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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE      INTORNO 

At  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI^  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA  ,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI  ,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII  ,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CEREMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE   E  CURIA   ROMANA    ED   ALLA  FAMIGLIA    PONTIFICIA,  EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

'     DI  GAETANO  MORONI  ROMANO 

PRIMO  AIUTANTE  DI  CAMERA  DI  SUA  SANTITÀ 

GREGORIO      XVI. 


VOL.  VII. 


IN    VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      EMILIANA 
MDCCCXLI. 

l^iy&firv()n/t,   fin. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


■'Wì®^m»' 


C 


CAM 


CAM 


VJ AMERA  Apostolica  {Camerce 
Apostolìeae).  La  reverenda  Camera 
Apostolica  rappresenta  l'amministra- 
zione pubblica  dello  stato  Pontificio, 
e  del  suo  tesoro ,  o  erario,  e  chia- 
masi anche  Camera  Pontificia.  Il 
nome  di  Camera  ne'bassi  tempi  pi- 
gliossi  sovente  pel  luogo,  ove  custo- 
divansi  i  tesori,  e  fu  detto  Camera 
il  fìsco  imperiale,  o  reale,  ed  anche 
il  provinciale.  Chiama vansi  pure  con 
tal  nome  la  corte  dell'  imperatore , 
o  del  re,  i  luoghi  delle  chiese  e  dei 
monisteri,  riservati  a  diversi  usi  ed 
uffizii.  Perciò  Camera  calceamento- 
rum  si  trova  di  frequente  nomina- 
ta ne'  monisteri,  Camera  clericorum 
si  diceva  quella  ove  custodivansi  le 
vesti  sacerdotali ,  Camera  compulO' 
rum,  chiamavasi  la  Camera  de'  conti, 
Camera  panis  matutinaUs  era  quel- 
la, ove  si  facevano  a'  canonici  le  di- 
stribuzioni ,  Camera  paramenti  il 
luogo  ove  il  Papa  prende  gli  abiti 
sacri,  e  che  anche  si  chiama  Ca- 
mera del  letto  de'  paramenti.  Da  ul- 
imo    Camera  secreta     Pontificia  si 


appellano  le  intime  stanze  della  re- 
sidenza del  Papa,  e  i  famigliari  in 
esse  residenti,  e  addetti  al  domesti- 
co servigio  del  Pontefice.  V,  Came- 
ra de'  paramenti  e  Camera  segreta 
Pontificia. 

S.  Leone  I,  Papa  del  44^?  ^^c® 
costruire  tre  Camere,  od  oratorii  nel- 
le tre  basiliche  di  s.  Giovanni,  di 
s.  Pietro,  e  di  s.  Paolo ,  e  pose  iii 
esse  tre  individui  a  custodire  i  cor- 
pi, o  le  reliquie  di  detti  principi  degli 
apostoli.  Questi  custodi,  dall'abitare 
in  tali  camere ,  vennero  chiamati 
Cubicularii,  o  Cappellani  a  cubicu" 
lo.  Inoltre  Camera  fu  detto  il  luo- 
go ,  ove  si  conservano  il  denaro  e 
le  scritture  del  pubblico,  del  prin- 
cipe ,  e  di  alcuni  collegi.  Sotto  il 
nome  di  Camera  furono  pure  com- 
presi, e  indicati  talora  i  ministri,  ed 
i  camerlenghi  di  essa,  ond'è,  che  da 
tal  vocabolo  si  ripete  l' origine  del 
nome  Camerlengo ,  e  dell'  applica- 
zione parziale  di  questo  stesso  no^ 
me  air  uflìzio  di  custodire,  o  ammi^ 
nistrare  le    pubbliche    rendite.  Per» 


6  CAM 

ciò  Canterani  Apostolici  si  dissero 
<|udli,  che  aveaiio  in  cura  i  denari 
della  Chiesa  Romana.  Da  Camera 
trasse  pure  origine  il  nome  e  V  uf- 
fìzio de' piclati  chierici  di  Camera  , 
come  Camerale  si  disse  qualunque 
cosa,  o  persona  attinente  alla  re^^e- 
rcnda  Camera  Apostolica  ^  per  lo 
più  pigliata  nel  significato  di  fìsco, 
o  tesoro  Pontifìcio. 

Dalle  epistole  di  s.  Gregorio  I, 
eletto  neir  anno  Sgo ,  si  ha  che 
già  da  molto  tempo  la  Chiesa  Ro- 
mana possedeva  venti  tre  pingui  pa- 
trimonii  quasi  tutti  nell'  Italia ,  i 
quali  poi  si  aumentarono  in  ogni 
parte  del  mondo ,  senza  eccettuare 
l'Afiica  e  r  Oriente.  Il  Cenni  ne  ha 
dato  il  numero  nell'  esame  del  Di- 
ploma di  Lodovico  Pio.  V.  V  Anti- 
fehronio  italiano^  tomo  IV,  dell'edi- 
zione di  Cesena  p.  29  r,  ed  il  Gret- 
sero,  il  quale  nel  libro  de  munifi- 
centia  principum  in  sedem  Aposto- 
licamj  nel  capo  XI,  enumera  i  re- 
gni e  gli  stati,  che  furono  tributa- 
rii  alla  sede  romana,  incominciando 
il  dominio  temporale  de'  Papi  sotto 
s.  Gregorio  II  verso  l'anno  ySo.  A 
ciascuno  de'  mentovati  patrimonii  i 
Sommi  Pontefici  davano  un  distinto 
amministratore,  col  nome  di  Difen- 
sore j  o  Rettore ,  che  soleva  essere 
uno  de'primarii  chienci  della  stessa 
Chiesa  Romana. 

In  questa  anticamente  vi  fu  l'uf- 
fizio di  ArcariOy  nome  dato  al  cu- 
stode del  denaro,  che  soleva  nell'ar- 
ca conservarsi ,  ed  altre  volte  vi  fu 
l'uffizio  di  Saccularioy  per  ragione 
della  cura  e  custodia,  che  avea  del- 
la borsa,  o  sacco,  in  cui  ri pon evasi 
il  denaro  della  medesima  Chiesa , 
chiamandosi  anche  Sacculus  il  luo- 
go, in  cui  si  tenevano  riposti  i  de- 
nari stessi.  Sacco  fu  detto  altresì  il 
tesoro  del  fisco  :  Fiscus  saccus    est 


CAM 

puhlicHX  j  e  posteriormenle  T  ufTizio 
di  Vestarario ,  cui  apparteneva  la 
cura  delle  sacre  vesti ,  e  delle  cose 
preziose,  insieme  al  denaro.  E  sicco- 
me presso  i  re  di  Francia  incomin- 
ciò a  chiamarsi  Vestiario  e  Canie- 
raj  quel  luogo  in  cui  le  dette  cose 
si  custodivano,  nel  progresso  de'tem- 
pi  prevalse  il  costume  di  appellarlo 
semphcemente  col  nome  di  Came- 
ra, onde  la  Chiesa  Romana,  ad  c- 
sempio  della  corte  di  Francia  e  di 
altri,  chiamò  Camerae  domini  Pa- 
pae  il  sito,  che  prima  diòevasi  Ve- 
stiario,  come  rileva  il  Muratori,  /- 
tal,  med.  aevi,  tom.  I  col.  9.49. 
Nel  protocollo  degli  atti  del  conta- 
do Venesino,  rogati  nel  i3o2  enei 
i3o3,  esistenti  nell'archivio  vaticano, 
si  legge  :  Magister  Malhia  de  Tiica- 
tc  Clericus  Camerae  domini  Papa  e. 
Quindi  è,  che  alla  persona,  la  qua- 
le presiedeva  alla  Camera  del  Ve- 
stiario 3  fu  dato  il  nome  di  Came- 
rario j,  o  Camerlengo ,  in  luogo  di 
Vestarario.  Siccome  poi  il  luogo 
del  Vestiario  era  nel  patiiarchio,  o 
palazzo  apostolico  lateranense  ,  così 
il  Macri  asserisce,  che  questo  si  chia- 
mò  Camera  Apostolica, 

Camera  [Camerae),  secondo  il 
Borgia  [Memorie  di  Benevento  t. 
II  p.  4^0?  diconsi  tutte  quelle  co- 
se, che  immediatamente  appartengo- 
no al  principe,  ed  al  vocabolo  Ca- 
merae ^^  appresso  il  Du-CangCj  se  ne 
leggono  gH  esempii.  E  siccome  sotto 
la  medesima  voce  è  ancora  inteso  il 
fìsco,  il  Pontefice  Benedetto  VII! 
in  una  bolla  emanata  nel  io  17,  ri- 
portata dal  Muratori,  diss.  17  An- 
tiq.  Italie,  j  contro  i  trasgressori 
della  medesima,  scrisse.  >>  Qui  facere 
»  hoc  praesumpserit  etc,  sciatse  com- 
«  positurum  centum  aureos  mancosos 
•>  medietatem  Camerae  nostrse,  et 
?»  medietatem  etc".  Nelle  carte  anti- 


CAM 

che,  invece  di  Camera  tiovasi  altre 
volte  sci'ìlto  mensa j  anche  per  dinota- 
re una  cosa  di  special  dotninio  del 
sovrano,  come  che  questa  voce  più 
frequentemente  sia  usata  ad  indica- 
re i  beni,  e  i  patrimonii  delle  chie- 
se, de'  vescovi  e  de'monisteri.  Anti- 
ca è  la  denominazione  di  Camera 
Apostolica,  ed  abbiamo  dal  Galletti, 
del  Frinii  cero  ec.  p.  65,  che  Igoal- 
do  abbate  di  Farfa,  neìl'  829,  recla- 
mò contro  il  Pontefice  Gregorio  IV 
e  la  sua  Camera  Apostolica,  perchè 
a  tempo  de' suoi  predecessori  gli  e- 
rano  state  tolte  alcune  possessioni , 
che  mai  avea  potuto  ricuperare.  Lo 
stesso  autore,  a  p.  ii3  ,  dice  che 
due  figlie  di  Baldovino  ricusarono 
di  ricevere  a  nome  della  Camera 
Apostolica  certe  terre,  nel  119'^, 
sotto  Celestino  III. 

Accresciute  dipoi  le  incombenze 
del  Camerlengo,  oltre  il  registro  dei 
conti  delle  oblazioni  fatte  all'  altare 
di  s.  Pietro ,  nella  divisione  solita 
farsi  tra  la  Camera  Pontificia  ed  il 
capitolo  vaticano  dei  censi,  che  per 
le  esenzioni  i  monisteri  erano  ob- 
bligati a  pagare  alla  Camera  Ponti- 
fìcia, senza  mentovare  altre  attribu- 
zioni ,  cominciò  il  Camerlengo  a 
prevalersi  dell'  opera  di  que'  chieri- 
ci, che  assistevano  al  Papa  nel  pa- 
lazzo apostolico ,  chiamati  chierici 
di  Camera,  per  distinguerli  dagli  al- 
tri chierici  addetti  al  servizio  delle 
chiese  di  Roma.  Diede  ad  essi  qual- 
che particolare  incarico  per  la  cura 
della  roba,  e  delle  rendite  Pontifi- 
cie ,  tanto  più  che  ancora  non  era 
stabilito  il  loro  collegio  e  il  tribunale 
camerale,  mentre  è  certo  che  nel  se- 
colo XIV  i  chierici  di  Camera  era- 
no tre,  e  dipendevano  dagli  ordini 
del  Camerlengo.  Colla  destina/ione 
poi,  che  il  Camerlengo  fece  di  uno 
di  essi  alla  custodia  del  tesoro  Pon- 


CAM  7 

tifìcio,  s'introdusse  la  carica  di  teso- 
rierCj  il  quale  stabilmente  già  si  vede 
nel  Pontificato  di  Giovanni  XXII 
verso  l'anno  i32o,  e  ben  presto 
divenne  indipendente  dal  Camerlen- 
go, col  diminuirsi  la  sua  estesa  giu- 
risdizione. Ma  a  maggior  lume  di 
questo  argomento  sono  a  vedersi  gli 
articoli  Camerlengo  di  s.  Romana 
Chiesa^  Tesoriere^  Chierici  dì  Ca^ 
mera,  Soi^ranità  de^  Pontefici  ^  e 
principalmente  Tesoro  Pontificio  _, 
ove  molte  cose ,  anzi  le  maggiori , 
riguardano  appunto  la  Reverenda 
Camera  Apostolica. 

Volendo  dire  qualche  altra  cosa 
in  genere,  appartenente  alla  Came- 
ra, si  ha  che  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente VI ,  eletto  in  Avignone  nel 
13421,  molte  furono  le  querele  fat- 
te al  Papa  contro  gli  ufliziali  della 
Camera  Apostolica  ;  e  perciò  fu  de- 
putato ad  esaminarle  il  vescovo  di 
Cabors,  cui  furono  attribuite  preca- 
riamente alcune  ingerenze  spettanti 
al  camerlengo  e  al  tesoriere.  Sot^ 
to  il  Pontefice  Urbano  V  però,  nel 
1864,  gli  appalti  delle  zecche  erano 
fatti  comunemente  dal  Camerlengo, 
dal  tesoriere  e  da  altri,  senza  l'in- 
tervento de'chierici  di  Camera  ;  ma 
non  essendo  un  tal  sistema  costan- 
te, si  può  congetturare,  che  a  poco  a 
poco  si  sia  introdotta  la  riunione  in 
corpo  de'  chierici  di  Camera  ad  as- 
sistere ai  contratti  camerali ,  ed  a 
formar  tribunale,  le  cui  costituzioni 
furono  confermate  da  Eugenio  IV, 
nel  143 1,  come  si  ha  dal  Ballar, 
novis.  t.  Ili,  p.  Ili,  pag.  48.  U 
Viale,  ne'  suoi  Tesorieri  Generali  p. 
21  ,  osserva,  che  da  Martino  V, 
creato  nel  concilio  di  Costanza  l'anr 
no  i4'7>  s'introdusse  l'uso,  che  i 
Papi  avessero  due  specie  di  teso- 
rieri ,  cioè  uno  pi'oprio  e  segreto , 
r  altro  generale  della  Camera  A  pò- 


8  CAM 

stolica,  il  quale  era  per  solito  pre- 
scelto dai  chierici  di  Camera,  i  cui 
presidenti  vengono  giù  nominati  nel 
Pontificato  di  Paolo  11.  Si  sa  infat- 
ti, che  certo  Angelo  vescovo  di  Fel- 
ti'e  ,  uno  de'  presidenti  di  Camera , 
fu  incaricato  di  supplire  il  tesoriere 
Lorenzo  Zane  occupato  in  altre  gra- 
vi incombenze,  ed  essendo  morto 
nel  1 47  ^  Paolo  li,  il  detto  tesorie- 
re nella  sede  vacante  s'intitolò  :  ^^e- 
dìs  Aposiolìcae  thesaurarius  gene-' 
ralis. 

Eletto  in  successore  Sisto  IV,  va- 
rii  chierici  di  Camera  fecero  da  vi- 
ce-tesorieri, e  Bartolomeo  Maraschi, 
fatto  tesoriere  da  questo  Pontefice , 
dallo  Scotti  (par.  II,  pag.  21.  HeU 
velia  sacra ,  et  profana  )  venne 
chiamato  Tesoriere  generale  di  s. 
Chiesa.  Lo  stesso  Sisto  IV ,  con 
bolla  del  i479:>  ordinò  che  tutti  i 
pesi  ed  emolumenti  della  tesoreria 
fossero  comuni  coi  notali  della  Ca- 
mera Apostolica. 

Esercitando  anticamente  il  Camei^ 
lengo  anche  la  privativa  giurisdizio- 
ne in  tutte  le  cause  del  foro  con- 
tenzioso, che  il  Pontefice  non  pote- 
va sbrigare,  soleva  eleggere  un  pre- 
lato uditore,  che  poi  volle  nomina- 
re lo  stesso  Papa,  chiamandolo  udi- 
tore generale  della  reverenda  Ca- 
mera Apostolica,  ma  Paolo  IV,  nel 
1 558,  gli  cambiò  il  titolo  con  quel- 
lo di  reggente  della  Camera  Aposto- 
lica ,  e  stabili  che  fosse  un  Cardinale, 
Tale  qualifica  durò  ben  poco,  giacché 
il  successore  di  lui,  Pio  IV,  nell'anno 
seguente,  estinse  tal  magistrato,  e  re- 
stituì alla  Camera  l'uditore,  che  dopo 
il  governatore  di  Roma,  come  vice- 
camerlengo, è  il  primo  prelato  del- 
la corte  di  Roma,  e  risiede  nel  pa- 
lazzo della  curia  Innocenziana.  Il  detto 
governatore  ancora,  come  vice-camer- 
leng;o,  fa  parte  della  Camera  Aposto- 


CAM 

lica.  Ciò  forse  ebbe  origine  alloi'- 
quando,  nel  i434)  fuggendo  da  Roma 
Eugenio  IV,  ed  essendo  carcerato  il 
camerlengo,  egli  costituì  un  vice- 
camerlengo, che  si  chiamò  Guber-^ 
nator  in  alma  Urbe  etc.,  in  Canic~ 
ra  Apostolica  vice-Canierarius ,  et 
Canierarii  locnnitenens,  come  me- 
glio si  dice  al  suo  articolo.  Anche 
questa  eminente  carica  si  eleggeva 
dal  Camerlengo,  finche  i  Papi  vol- 
lero essi  stessi  nominarla.  Ne  abbia- 
mo una  testimonianza  tuttora ,  al- 
lorché il  Pontefice  consegnando  il 
bastone  del  comando  al  Cardinal 
camerlengo  di  s.  Romana  Chiesa, 
questi  crea  il  governatore  vice-ca- 
merlengo, col  passargli  tal  bastone, 
e  col  dirgli  :  Prendi  questo  bastone^ 
e  sii  il  vice-camerlengo. 

Quando  Sisto  V,  nel  i585,  fu 
assunto  al  Pontificato,  richiedendo  i 
bisogni  della  Chiesa  quel  denaro , 
che  non  avea  la  Camera  Apostoli- 
ca, riformò  gli  uffizii  vacabili,  e  ne 
creò  degli  altri,  fra'quaii  stabilì,  che 
tale  fosse  il  Camerlengo;  eresse  di 
nuovo  quello  del  tesoriere,  quello 
dell'  uditore  camerale ,  quelli  dei 
chierici  di  Camera,  che  ritornò  al 
numero  di  dodici ,  e  creò  vacabile 
il  commissario  della  reverenda  Ca- 
mera Apostolica ,  che  non  lo  era, 
ed  al  quale  apparteneva  la  cura  del- 
l'archivio,  e  la  direzione  ed  esecu- 
zione degli  affari  più  gravi  e  de'di- 
ritti  della  Camera  Apostolica,  e  so- 
vente passava  chierico  di  camera,  o 
ad  una  delle  primarie  segreterie , 
come  si  può  vedere  all'articolo  Va- 
cabili. Sisto  V  inoltre  rinnovò  ed 
accrebbe  i  monti  Camerali  vacabili, 
e  non  vacabili ,  argomento  che  ri- 
guarda la  Camera  Apostolica,  e  che 
si  trova  all'  articolo  Luoghi  di 
Monti. 

Il  I^outefice  Alessandro  VII,    bq7 


CAM 

nemerito  de'chierici  di  Camera,  Del- 
l'anno  1666,  fece  restituire  dalla 
regia  Camera  Apostolica  agli  uffi- 
ciali venali  da  lui  estinti  il  prezzo 
da  essi  pagato  pei  loro  uffici i,  solle- 
vando COSI  la  stessa  Camera  di  una 
annua  rilevante  gravezza.  Il  denaro 
di  siffatta  restituzione  fu  preso  dai 
luoghi  di  monte  non  vacabili,  e  pe- 
rò soggetti  a  fruttato  più  tenue.  In- 
nocenzo XI,  appena  eletto  nel  1676, 
fu  così  moderato,  che  dichiarò  non 
volere  pel  suo  mantenimento  nep- 
pure un  quattrino  dalla  Camera  A- 
postolica,  ciò  che  osservò  in  tutto  il 
suo  Pontificato ,  applicando  le  ren- 
dite Pontificie  in  saldare  i  debiti , 
da'quali  era  aggravata  la  stessa  Ca- 
mera, e  per  le  necessità  della  Chie- 
sa, cóme  attesta  YHistoire  des  Cori' 
claves  tom.  II  p.  4^9«  Fu  egU  con 
zelo  secondato  dalla  parsimonia  del 
suo  tesoriere  generale  Gio.  France- 
sco Negroni,  poi  Cardinale,  il  quale 
saggiamente  amministrò  il  danaro 
della  Camera  Pontificia,  che  si  rieb- 
be così  dalle  critiche  circostanze  in 
cui  trovavasi.  Gli  diede  in  successo- 
re Giuseppe  Renato  Imperiali ,  al 
quale,  nel  1688,  ampliò  con  chiro- 
grafo le  facoltà  per  procedere  nel- 
le cause  criminali  del  monte  di  pie- 
tà, tanto  contro  i  ministri,  quanto 
contro  gf  incolpati  di  falsità. 

Aveva  Alessandro  Vili  creati  mol- 
li chierici  di  Camera  Cardinali,  per 
ritirare  dai  nuovi  ottantamila  scu- 
di per  cadauno,  quanti  ce  ne  vo- 
levano a  comperare  il  posto,  per 
so  V  veni  mento  de' bisogni  della  San- 
ta Sede;  ma  il  suo  immediato  suc- 
cessore Innocenzo  XII,  dopo  aver 
edificato  il  palazzo  di  Monte  Ci  Io- 
rio per  la  curia,  e  per  diversi  tri- 
bunali ,  per  comodo  anche  di  chi 
dovea  trattare  gU  affari,  a'25  olto- 
bre  1692,   col  disposto  della  costi- 


cam:  9 

tuzìone  35,  Ad  hoc  iinxit,  presso  il 
Bollar.  Rom.  tom.  IX,  p.  177,  proi- 
bì che  gli  uffizii  e  i  magistrati,  di 
cui  si  componeva  il  collegio  de'giu- 
dici  della  Camera  Pontificia,  fossero 
per  r  avvenire  venali  e  vendibiH  ; 
anzi  egli  stesso  dal  tesoro  apostolico 
fece  restituire  al  tesoriere,  all'udito- 
re della  Camera ,  al  presidente  ,  ai 
dodici  chierici  di  Camera  ec,  poco 
meno  d' un  milione  di  scudi ,  som- 
ma da  essi  sborsata  ad  ottenere  tali 
ufficii,  per  entrare  ne' quali  voleva 
Innocenzo  XII,  che  altro  non  si  ri- 
chiedesse, tranne  i  meriti  personali, 
senza  alcuna  spesa. 

Non  potendo  i  sovrani  Pontefici 
per  le  loro  immense  occupazioni  co- 
noscere da  se  stessi  le  cause  confi- 
denziali, avea  Pio  IV  perciò  istitui- 
to un  uditore  generale,  detto  delle 
Confidenze j  che  s.  Pio  V  confermò,  e 
Sisto  V  arricchì  di  maggior  giuris- 
dizione. Essendosi  poi  stabilito,  che 
questo  rassegnasse  nelle  mani  del 
Papa  il  suo  uffizio.  Benedetto  XIII 
con  bolla  de' 5  novembre  1728, 
Ronianus  Pontifex,  presso  il  Boll. 
Rom.  tom.  XII,  p,  828,  colle  stes- 
se facoltà  e  co'medesimi  emolumen- 
ti del  cessato  uditore  delle  confiden- 
ze, ne  riunì  le  attribuzioni  all'  udi- 
tore generale  della  regia  Camera 
Apostolica.  Clemente  XII  suo  suc- 
cessore, nel  1731,  accordò  nelle  ca- 
valcate le  insegne ,  che  usavano  gli 
uditori  di  rota,  ai  chierici  e  presi- 
denti della  stessa  Camera,  e  Bene- 
detto XIV,  creato  dopo  di  lui,  ve- 
dendo, che  per  ben  regolare  le  ra- 
gioni della  Camera  Apostolica  non 
erano  ancor  bastanti  le  diverse  co- 
stituzioni de'  suoi  predecessori ,  nò 
quelle  da  lui  stesso  emanate  nel 
1743,  e  nel  1744?  "^  ^^  ^^^^^^  adot- 
tate in  favore  del  Pontificio  tesoro, 
uu'  altra  ne  pubblicò  a  questo  stcssQ 


IO 


CAM 

fine,  mediante  la  costituzione  ApO' 
stolica  St'ciesj  data  a' 17  aprile  1746» 
e  riportata  nel  tomo  XVII  p.  18  del 
Boll.  Maga,  nella  quale  conferman- 
do la  congregazione  de'  residui ^  cioè 
de' debiti  restati  dagli  appaltatori 
Camerali,  che  Clemente  XII  avea 
istituita,  ordinò  inoltre  che  si  tenes- 
sero libri  generali ,  in  cui  fossero 
descritti  gli  appalti ,  e  le  rendite 
che  provengono  da'  cittadini  romani, 
dalla  provincia  della  Marca ,  dallo 
stato  di  Urbino ,  Camerino  ec,  dai 
monti  camerali,  ed  investiture  del- 
la Camera  Apostolica ,  con  diversi 
altri  opportuni  provvedimenti  sulla 
computisteria  della  medesima  reve- 
renda Camera,  e  suoi  ministri.  V. 
Congregazioni. 

Fu  eziandio  Benedetto  XIV,  che 
colla  costituzione  Ad  populorum  j 
nel  primo  aprile  174^,  stabili  che 
ai  governatori  per  breve,  o  patente, 
in  caso  di  morte,  succedano  interi- 
nalniente  i  procuratori  fiscali.  Alla 
Camera  Apostolica  aveva  Sisto  V 
applicato  le  pene  de' danni  dati,  e 
però  deputò  un  commissario  della 
stessa  Camera  per  conoscerne  le 
cause.  Clemente  Vili  soppresse  que- 
st'uffizio di  commissario,  ed  applicò 
dette  pene  alle  comunità  dello  stato 
ecclesiastico.  JXon  solo  Benedetto 
XIV  confermò  la  costituzione  di 
Clemente  VIII,  ma  inoltre  colla  co- 
stituzione Inveterala,  emanata  a'25 
gennaio  i75i  ,  che  si  legge  nel 
Boll.  Magn.  tomo  XXIII,  p.  i85, 
stabilì  molti  provvedimenti,  per  co- 
noscere a  qual  foro  spettino  queste 
medesime  cause. 

Per  dire  akuna  cosa  della  Came- 
ra Apostolica  in  sede  vacante  (pel 
qual  tempo  i  Romani  Pontefici  ema- 
narono più  costituzioni  ),  è  a  ricor- 
darsi primieramente,  che  ne'  tempi 
antichi  in  assenza  de'  Papi,     e  nella 


CAM 
sede  vacante,  e  fino  ad  un'epoca, 
sino  alla  consacrazione,  e  coronazio- 
ne del  nuovo  Pontefice,  il  governo 
della  Chiesa  Romana,  e  sua  Came- 
ra Apostolica  era  affidato  a  tre  sa- 
cri ministri  della  medesima ,  cioè 
all'arciprete,  ossia  il  più  antico  dei 
Cardinali  preti,  oggi  decano  al  sa- 
cro Collegio,  all'arcidiacono^  ossia  il 
vicario  del  Papa,  ovvero,  come  al- 
tri pretendono,  il  camerlengo,  ed  al 
primicerio  de' notai,  ossia  il  decano 
del  collegio  de'  protonotari  apostoli- 
ci, come  capo  delle  dignità  palati- 
ne ,  il  che  si  raccoglie  dal  Cenni , 
nella  dissertazione  HI,  tomo  I.  Ma 
poscia  tal  governo  per  Pontifìcia 
prescrizione  fu  devoluto  per  turno 
ai  tre  Cardinali  capi  d' ordine,  e  al 
Cardinal  Camerlengo.  Divenuto  Pon- 
tefice, nell'anno  i'27i,  Gregorio  X, 
considerando  la  lunga  sede  vacante, 
che  r  avea  preceduto ,  nel  concilio 
generale  di  Lione  ,  fra  le  leggi 
che  stabilì  per  evitarla,  dispose  per 
cautelare  gì'  interessi  della  Camera 
Apostolica  :  «  Che  i  Cardinali  nulla 
»  prendano  dalla  Camera  Apostoli- 
»  ca,  e  dalle  sue  rendite ,  le  quali 
»  in  tempo  della  sede  vacante  re- 
«  steranno  in  custodia  di  chi  ne 
»  avrà  la  commissione ,  persona  di 
»  fedeltà  ed  integrità  ;  e  colla  mor- 
»  te  del  Papa  cessino  tutti  i  tribu- 
»>  nali,  fuorché  il  penitenziere  mag- 
»  giore  ed  il  camerlengo ,  i  quali 
>i  continueranno  in  tempo  della  se- 
»  de  vacante  «.  Il  governo  tempo- 
rale di  Roma  ,  e  dello  stato  eccle- 
siastico, appartenendo  al  sacro  Col- 
legio in  sede  vacante,  rappresentato 
da' suddetti  quattro  suoi  membri, 
nella  seconda  congregazione  che  tie- 
ne dopo  morto  il  Pontefice,  confer- 
ma, o  rimove,  inclusivamente  al  go- 
vernatore e  al  tesoriere,  i  ministri 
di  Roma,  e  dello  stato  ecclesiastico, 


CAM 

a' quali  è  affidata  la  custodia  delle 
rendite  della  Camera  Apostolica,  sul- 
le quali  hanno  i  Cardinali  autorità 
limitata,  e  regolata  da  Pio  IV  e 
da  Clemente  XII. 

Difatti  non  solamente  Pio  IV 
confermò  le  leggi  di  Gregorio  X , 
ma  colla  costituzione  In  eligendis^ 
presso  il  Boll.  Rom.  tomo  IV,  p. 
IL  p.  145,  nel  i565,  fra  le  ordina- 
zioni che  prescrisse  ,  evvi ,  che  : 
i(  Nella  sede  vacante  i  Cardinali 
•>  non  potranno  disporre  degli  stati 
:>  della  Romana  Chiesa,  ne  del  de- 
;>  naro  della  Camera  Apostolica,  ne 
:>  spendere  de'  beni  della  Santa  Se- 
:>  de,  se  non  fino  alla  somma  di 
-•>  dieci  mila  scudi;  e  i  tre  Cardina- 
>y  li  pili  antichi  de'  tre  ordini  per 
:y  turno,  insieme  col  Camerlengo  di 
»  s.  Chiesa,  esporranno  i  negozii  al 
:>  sacro  Collegio^'.  E  a  rammentar- 
si qui,  che  nel  conclave,  in  cui  fu 
eletto,  nel  i484j  Innocenzo  Vili,  i 
Cardinali  aveano  formato  e  giurato 
certi  capitoli,  fra  i  quali  aveano  dis- 
posto, «  che  loro  si  dessero  dalla 
»  Camera  Apostolica  ogni  mese  cento 
.•»  scudi  d'oroj  cioè  a  quelli,  che  non 
*'  avessero  quattromila  scudi  d' oro 
;*  di  benefizii ,  come  pure  che  fosse- 
f>  ro  franchi  da  ogni  gravezza,  e  che 
•'  il  Papa  non  potesse  alienare  i 
•j  beni  della  Chiesa  ".  Bisogna  ri- 
flettere che  Innocenzo  VI,  come 
narra  il  Rinaldi  all'anno  i353,  sta- 
bilii non  potersi  l' autorità  Pontifì- 
cia restringere  da'  Cardinali ,  nem- 
meno in  sede  vacante .  Pel  resto 
si  vegga  r  articolo  Piatto  Cardina- 
lizio. 

Sembrando  a  Clemente  XII  essere 
necessaria  qualche  altra  legge  pel 
tempo  di  sede  vacante,  colla  bolla 
Jpostolatiis  officium^  de'  4  ottobre 
1-732,  presso  il  Boll.  Rom.  tomo 
Xlil,  pag.   3o2,  fra  quanto  stabih, 


CAM  n 

evvi  dichiarata  «  l'autorità  de'Car- 
fi   dinali  nella  sede  vacante,    in  cui 
«   essi  non  potranno  far  grazia,  ne 
«   giustizia,     ne    mutare    la    polizia 
»   della    città    di    Roma,    né    dello 
«   stato,     non  ispenderè     il    denaro 
»   della    regia  Camera    Apostolica, 
»   pagarne  i  debiti,  dar  licenza  per 
»   estrarre    il    grano,     giubilare    gli 
M   ufTiziali,  assolvere  i  rei,  ne  dimi- 
«   nuire  ad  essi  le  pene.  Per  morte 
a   del  camerlengo,  i  Cardinali,  pas- 
M  sati  tre  giorni,  potranno  eleggere 
lì  il  successore,  che  durerà  fino  alla 
jj  elezione    del    nuovo    Pontefice.   « 
Vietò  al  camerlengo,  al  tesoriere,  e 
a'  chierici    di    Camera ,    »  che  nella 
3*  sede  vacante  godano  emolumento 
M  alcuno  proveniente  da'  loro  ufiBzii, 
"   essendo  cessati  d'essere  venali  sino 
»   da  Innocenzo  XII".  Dipoi   lo   stes- 
so Clemente    XII ,    a'  24    dicembre 
1732,  pubbHcò    il    chirografo,     A- 
vendo  Noi   che  si    Ic^i^^e  nel    citato 
Bollarlo    a    pag.     254,    ^d   in   esso 
proibì,    «  che   si    diano    le    vesti  di 
coruccio  pel  defunto  Pontefice  al 
camerlengo,  al  tesoriere,  all'udi- 
tore   generale    della    Camera,    ai 
due  chierici,  e  al  presidente  della 
stessa    reverenda     Camera    e   che 
eletto  il  Pontefice,    il    commissa- 
rio,   il    presidente    del    conclave, 
le    cui    spese    il    tesoriere    dovrà 
mostrargli,     e  gli     altri,    che    irt 
questo    tempo     amministrano     il 
denaro    della     Camera,     rendano 
conto,    e    se    avessero  fatto  spese 
fuori  delle  prescritte,  non  le  po- 
tranno esigere  dalla  Camera  apo- 
stolica. « 
Finalmente  non  è  a  tacersi ,  che 
seguita  la  morte  del  Papa,    il  Car- 
dinal camerlengo,  co' chierici    e    col 
tribunale  della  Camera,  si  reca  al  pa- 
lazzo apostolico  a  fare  la  formale  rico- 
gnizione del  cadavere,  vestito  il  Car- 


la  CAM 

dinaie  di  paonazzo,  mentre  gli  altri  lo 
sono  di  nero,  e  col  rocchetto  liscio  sen- 
za merletto.  Quindi  il  notaro  della 
Camera  genuflesso  ne  legge  il  ro- 
gito, dopo  di  che  lo  stesso  Cardi- 
nale, in  nome  della  reverenda  Ca- 
mera, prende  possesso  de'  Pontificii 
palazzi ,  e  destina  ad  ogni  sezione 
un  chierico  di  Camera  ad  assistere  al- 
l'inventario di  tutto  ciò,  che  esiste  in 
essi.  Recandosi  poscia  il  camerlengo 
nella  Camera  inferiore  del  medesimo 
palazzo  apostolico,  dove  suol  tenersi 
l'adunanza  del  tribunale  della  piena 
Camera  nei  lunedi  e  venerdì,  ed 
in  altre  occasioni,  o,  se  più  gli  pia- 
ce, nel  palazzo  di  sua  residenza,  ivi 
tiene  co' chierici  di  Camera,  ed  altri 
camerali  una  congregazione,  per 
distribuire  a'  primi  gli  uffizii ,  che 
loro  spettano  nella  sede  vacante, 
cioè  la  detta  custodia  de'  mobili  delle 
stanze  del  Papa,  degli  scopatori 
de' palazzi  Pr^ìtifìcii,  delle  scuderie, 
de'  giardini ,  delle  florerie ,  ed  altre 
pertinenze  de'  palazzi  medesimi ,  co- 
me di  Castel  s.  Angelo,  e  delle  ar- 
merie, ed  eziandio  le  custodie  della 
dataria,  della  segreteria  de' brevi, 
della  revisione,  del  ruolo  de' soldati, 
del  piombo  e  del  conclave. 

Volendosi  poi  dire  alcuna  cosa 
del  tribunale  della  reverenda  Ca- 
mera Apostolica,  che,  come  si  disse, 
sopraintende  all'entrata,  e  al  domi- 
nio tempox'ale  de'  Sommi  Pontefici , 
e  della  loi'o  reverenda  Camera,  si 
compone  esso  del  Cardinale  camer- 
lengo di  santa  romana  Chiesa,  che 
n'  è  il  capo ,  del  governatore  di 
Roma,  come  vice  camerlengo,  del 
tesoriere  generale  (  che  s'  intitola 
della  santità  di  nostro  Signore  , 
e  sua  reverenda  Camera  aposto- 
lica tesoriere  generale  ) ,  dell'  udi- 
tore generale  della  reverenda  Ca- 
mera   Apostolica,  di  nove    chierici 


CAM 
di  Camera,  uno  de' quali  e  decano, 
che  esercitano  le  cariche  di  presi- 
dente dell'annona  e  grascia,  di  pre- 
sidente delle  zecche  ,  di  presidente 
delle  armi ,  di  presidente  delle  acque 
e  strade,  e  di  presidente  degli  ar- 
chivi, del  prelato  uditore  del  ca- 
merlengato,  dell'avvocato  de' poveri, 
dell'avvocato  generale  del  fisco  e 
della  reverenda  Camera  apostolica, 
del  procuratore  generale  del  fisco 
e  della  reverenda  Camera  Apostolica, 
e  del  commissario  generale  della 
reverenda  Camera  Apostolica;  ed  ol- 
tre a  questi  vi  sono  i  sosfituti 
commissarii,  il  sostituto  di  monsi- 
gnor procuratore  generale  del  fisco 
e  della  reverenda  Camera,  i  segre- 
tarii  cancellieri,  o  notai  della  reve- 
renda Camera  ApostoHca,  ed  altri, 
gli  ufficii  de'  quali  risiedono  nella 
piazza  di  Monte  Ci  torio  ,  o  nel 
contiguo  palazzo  della  curia  Inno- 
Genziana.  Aggiungeremo  qui  appres- 
so alcune  nozioni  relative  a  molti 
de'  nominati  Camerali. 

Prima  di  parlare  delle  principali 
attribuzioni  del  tribunale  della  Ca- 
meia,  fa  d'uopo  dire  qualche  cosa 
di  alcuni  de' suoi  individui,  e  parti- 
colarmente di  quelli,  che  non  han- 
no apposito  articolo  in  questo  Di- 
zionario di  Erudizione ,  che  lun- 
gi dal  trattare  le  cose  ex  profes' 
so,  accenna  le  principali  compendio- 
samente. 

I  chierici  di  Camera,  nel  Pontifi- 
cato di  Pio  VII,  continuarono  ad 
essere  dodici ,  e  nel  declinar  di  esso 
rimasero  ad  undici.  Eletto,  nel  1828, 
Leone  XII,  poco  dopo  se  ne  dimi- 
nuì un  altro,  finché  egli,  nel  1826, 
no  stabilì  il  collegio  al  numero  di 
nove,  eh'  è  l'attuale.  Lo  stesso  Pon- 
tefice, nel  1828,  riunì  in  un  chie- 
rico di  Camera  la  presidenza  delle 
acque  colla  presidenza  delle  strade, 


CAM 

col  titolo  di  presidente  delle  acque 
e  strade.  Così  pure  la  prefettura 
dell' annona,  eia  presidenza  della 
grascia,  esercitate  pure  da  due  chie- 
rici di  Camera,  da  Leone  XII,  nel 
medesimo  anno,  furono  riunite  in 
uno,  col  titolo  di  presidente  dell'an- 
nona e  grascia.  Il  più  anziano  di 
questo  collegio  è  decano,  anzi  in 
considerazione  della  sua  anzianità, 
nel  chiericato  di  Camera,  sogliono 
i  Pontefici  crearlo  Cardinale,  come 
rìlevasi  da' seguenti  esempi:  Antonio 
Maria  Salviati  fatto  chierico  di  Ca- 
mera nel  1570,  da  Pio  V,  e  divenu- 
tone decano,  nel  i583,  da  Gregorio 
XIII  fu  fatto  Cardinale;  Giulio  Ga- 
brieli, dichiarato  in  età  giovanile 
chierico  di  Camera,  giunto  al  deca- 
nato, da  Urbano  YllI,  nel  i64r, 
fu  promosso  alla  porpora  :  Lazzaro 
Pallavicini,  decano  de'chierici  diCa- 
mera,  e  prefetto  dell'annona  e  gra- 
scia, da  Clemente  IX,  nel  1669, 
venne  creato  Cardinale:  Giambattista 
Costaguti,  fatto  chierico  di  Camera 
da  detto  Pontefice,  essendo  prefetto 
dell'annona,  e  decano  della  Came- 
ra, fu  annoverato  al  sacro  Collegio  da 
Alessandro  Vili,  nel  1690:  Giam- 
battista Altieri ,  dopo  venti  anni  di 
chiericato  di  Camera,  come  decano 
di  essa,  nel  1724,  da  Benedetto  XIII 
fu  elevato  alla  dignità  Cardinahzia. 
E  per  non  dire  di  altri.  Pio  VI 
creò  Cardinali  tre  decani  de'chie- 
rici di  Camera  ,  nel  suo  lun- 
go Pontificato,  cioè.  Bernardino  de 
Vecchi,  nella  sua  prima  promozione 
del  1775;  Paolo  Massei,  nel  178^; 
e  Gio.  Battista  Bussi  de  Pretis,  pre- 
sidente delle  armi,  nel  1 794.  Vivia- 
no Orsini  decano  di  Camera,  e 
prefetto  dell'annona  nel  1823,  fu 
fatto  Cardinale  da  Pio  VII.  Final- 
mente ad  egual  dignità  il  regnante 
Pontefice    elevò   due    decani  di  Ca- 


CAM  i3 

mera  ;  cioè,  nel  1 834,  Luigi  Bottiglia 
presidente  delle  zecche  ec. ,  e  nel 
i838,  Giuseppe  Ugolini,  presidente 
delle  armi,  attuale  legato  apostolica 
di  Ferrara. 

Fino  al  1828,  la  reverenda  Ca- 
mera ebbe  un  prelato  a  presidente, 
che  veniva  dopo  i  chierici  di  Ca- 
mera per  rango.  L'  ultimo  fu  mon- 
signor Lodovico  Conventati,  attesa 
r  abolizione  di  quell'  uffizio,  fatta  da 
Leone  XII  in  detto  anno.  Questo 
presidente  avea  la  particolare  incom- 
iDcnza  di  attendere  alla  revisione 
de'  conti  dell'  erario  apostolico  per 
la  medesima  reverenda  Camei'a,  e 
fu  da  Pio  VII  specialmente  incari- 
cato della  corrispondenza  del  tribu- 
nale della  Camera  cogli  altii  dica- 
steri sopra  tale  materia.  E  siccome 
Leone  XII  istituì  la  congregazione 
di  revisione  de' conti,  ripristinata 
poi  dal  regnante  Pontefice,  con  un 
Cardinale  per  presidente ,  in  essa 
hanno  luogo  i  quattro  chierici  di 
Camera,  che  non  hanno  presidenze, 
oltre  quattro  membri  secolari  ed 
un  segretario. 

L'  avvocato  de'  poven  è  uno  de- 
gh  avvocati  concistoriali,  cioè  del- 
l' antico  collegio  de'  difensori  regio- 
narii,  la  memoria  de' quali  rimonta 
a  s.  Caio,  Papa  del  2  83,  il  cui  capo 
in  que'  tempi  chiamavasi  il  primice- 
ro  de'difensori.  Il  Panvinio  somiglia 
il  nomenclatore  all'  avvocato  de'po- 
veri,  ovvero  all'amministratore.  Al- 
l' avvocato  de'  poveri  Clemente  XH 
vietò  di  trattare  altre  cause,  che 
non  appartenessero  al  suo  uffizio. 
Questo  è  incaricato  di  scrivere  gra^ 
tis,  e  di  fare  le  necessarie  difese 
delle  persone  povere  carcerate,  im- 
putate anche  di  delitti  capitali,  e 
la  prelatura  Amadori  fu  istituita 
per  aiuto,  e  gratuita  difesa  de'  po- 
veri ingiustamente   oppressi.    Giaco- 


i4  CAM 

mo  Lanfredini  -  A  madori  ottenne 
questa  prelatura  per  concorso,  e 
con  tal  zelo  difese  le  cause  de' po- 
veri, che,  nel  1734,  giunse  al  Car- 
dinalato, conferitogli  dal  predetto 
Clemente  XII.  Anticamente  nel  mer- 
coledì lo  stesso  avvoccito  de'  poveri 
si  recava  all'udienza  del  Papa. 

L'avvocato  generale  del  fisco  è 
carica ,  la  quale  si  esercita  da  altro 
avvocato  concistoriale,  che  sostiene  i 
diritti  della  Santa  Sede,  e  della  re- 
verenda Camera  Apostolica.  Clemen- 
te XII,  e  posteriormente  anche  Be- 
nedetto XIV,  colla  celebre  costitu- 
zione//z^er  conspicuos j\o\\e  che  tanto 
questi ,  quanto  l' avvocato  de*  poveri 
non  trattassero  altre  cause,  che  quelle 
inerenti  al  loro  ufficio. 

Il  procuratore  generale  del  fisco 
si  occupava  anticamente  della  difesa 
delle  cause,  e  delle  ragioni  della  Ca- 
mera Apostolica,  nonché  dei  diritti  di 
essa,  ma  esercita  ora  unicamente  pel 
fìsco  le  azioni  criminali;  ed  in  man- 
canza del  governatore  di  Roma  avea 
l'udienza  dal  Papa:  ora  però  si  reca 
alcune  volte  alla  detta  udienza  uni- 
tamente al  governatore. 

11  commissario  della  Camera  s'in- 
gerisce negl'  interessi  e  nelle  mate- 
rie civili  della  medesima,  ed  unita- 
mente a  monsignor  tesoriere  gene- 
rale, soprai ntende  ai  conti  de' pro- 
venti camerali  di  gabelle,  dazii  ec. 
di  che  tiene  registro  il  computista 
generale  della  reverenda  Camera 
Apostolica.  In  assenza,  o  per  impo- 
tenza del  tesoriere,  il  commissario  ge- 
nerale della  Camera,  nel  mercoledì 
e  nel  sabbato,  recasi  all'udienza  del 
Papa ,  ancorché  questi  stesse  alla 
villeggiatura  di  Castel  Gandolfo,  ed 
anticamente  vi  si  recava  ad  una 
col  tesoriere  ne'predetti  giorni.  Pn- 
ma  che  Innocenzo  XII  abolisse  le 
cariche  venali ,  apparteneva  eziandio 


CAM 

a  tale  categoria  il  commissario,  ed 
era  vacabile,^  siccome  si  accennò,  per 
disposizione  del  Pontefice  Sisto  V, 
pel  prezzo  di  ventimila  scudi,  i  quali 
dal  commissario  si  dovevano  eslx)r- 
sare  a  sovvenimento  de'  bisogni  di 
s.  Chiesa,  come  si  legge  nella  costi- 
tuzione 44  ^^  excelsum,  de^  1 1  ot- 
tobre i586  presso  il  Bollarlo  del 
Cherubini,  tomo   li. 

11  prelodato  Innocenzo  XII  edi- 
ficò sulla  piazza  di  Pietra  la  dogana 
di  terra,  col  comodo  pegli  uffìziali 
della  Camera,  ed  un  appartamento 
pel  commissario  di  essa ,  la  qual 
fabbrica  fu  compita  nel  1695.  Ri- 
tornando Pio  VI,  nel  1782,  dal  viag- 
gio di  Vienna  in  Roma,  a'i3  giu- 
gno ,  fermossi  a  Castel  Nuovo ,  e 
pranzò  da  monsignor  Miselli ,  com- 
missario generale  della  reverenda  Ca- 
mera Apostolica. 

Quantunque  i  membri  dei  detti 
quattro  rispettabili  uffizii  di  avvo- 
cato de'  poveri ,  di  avvocato  del 
fìsco,  di  procuratore  del  fisco,  v.  di 
commissario  generale  della  reveren» 
da  Camera  Apostolica,  sieno  per  lo  piìi 
conjugati,  hanno  il  titolo  di  monsi- 
gnori, vestono  il  così  detto  mantel- 
lettone  e  la  sottana  paonazza  con  co- 


di 


panno 


r  inverno,  e  di    seta 


Testate,  com'è  la  fascia,  con  fiocco 
di  egual  colore  al  cappello,  e  calze 
paonazze  di  seta  ,  oltre  la  berretta  ; 
ma  andando  i  due  primi  al  loro 
collegio  degli  avvocati  concistoria- 
li ,  la  sottana  è  nera.  Vestono  pu- 
re r  abito  di  abbate  col  medesimo 
fiocco  paonazzo  al  cappello,  calzet- 
te, e  collare  di  seta  parimenti  dello 
stesso  colore. 

L'avvocato  de' poveri,  e  l'avvo- 
cato del  fisco,  come  avvocati  conci- 
storiali, nelle  cappelle  e  funzioni 
Pontificie,  prendono  posto  fra  quelli 
del  loro    collegio,    e    vestono  come 


CAM  CAM                       i5 

tlicesi  ad  Avvocati  CoxNCIStoriali  .  cappellani  comuni .  Talvolta  pre- 
II  procuratore  poi  generale  del  llsco,  sero  luogo  dopo  di  essi,  e  prima 
ed  il  commissario  generale  della  re-  de' cappellani  segreti,  e  talvolta  do- 
verenda  Camera  Apostolica,  avendo  pò  di  questi  ultimi,  seguendoli  gli 
il  primo  la  precedenza,  hanno  luo-  avvocati  concistoriali,  che  appunto 
go  nelle  processioni  delle  canonizza-  è,  il  luogo  loro  conveniente, 
zioni,  cavalcate,  possessi  de'  Ponte-  Ritornando  all'argomento  del  tri- 
fjci  ec,  nonché  nella  processione  del  bunale  della  reverenda  Camera  Apo- 
Corpus  Domini  vestiti  con  sottana  stolica,  alla  sua  giurisdizione,  e  ad 
paonazza  con  coda  e  fascia  ec,  con  altro  che  la  riguarda,  non  che  alle 
sopravveste  lunga  di  saia  paonazza,  sue  attribuzioni,  alle  forme,  ed  alle 
e  cappa  con  cappuccio  ed  armellini  procedure,  diremo,  che  le  sue  fa- 
r  inverno.  Siccome  però  il  commis-  colta  variarono  secondo  le  circostan- 
sario  della  Camera  si  prende  dai  ze  de' tempi,  e  il  volere  de' sommi 
procuratori  di  collegio,  come  fra  que-  Pontefici.  Nel  secolo  decorso,  secon- 
sti  si  prescelgono  anche  i  sostituti  com-  do  la  disposizione  di  Leone  X,  Pa- 
ni issari,  di  che  si  dirà  a  quell'arti-  pa  del  i5i3,  il  tribunale  della 
colo ,  ed  essi  hanno  luogo  nelle  Camera  doveva  aprirsi  due  volte  la 
cappelle  appresso  i  procuratori  gè-  settimana,  cioè  nel  lunedì  e  nel 
nera h  delle  religioni,  così  il  commis-  venerdì.  Nel  solo  mese  di  marzo  si 
sario  può  intervenire  fra  loro  per  apriva  nel  mercoledì ,  nel  palazzo 
ordine  di  anzianità,  ma  con  veste  apostohco  ove  risiede  il  Pontefice, 
e  cappa  nera,  abito  proprio  di  tal  alla  presenza  del  Cardinal  camer- 
collegio.  lengo,  se  a  lui  piaceva  intervenirvi, 
Il  Bonanni,  nella  Gerarchia  Ec-  e  vi  si  recavano  inoltre  il  governa- 
clesìastìca  pag.  5o5,  dice  che  nella  tore  di  Roma  qual  vice-camerlengo 


o^> 


cavalcata  il  commissario  della  Ca-  l' uditore  della  Camera ,  il  tesoriere, 
mera  andava  con  veste  e  cappuccio  i  chierici  di  Camera,  il  presidente 
di  saia  rossa,  e  dai  possessi  di  Cle-  di  essa,  l'avvocato  ed  il  procuratole 
mente  IX,  nel  1667,  d'Innocenzo  del  fìsco,  ed  il  commissario  gene- 
XI,  nel  1676,  e  di  Alessandro  Vili,  rale.  Quantunque  ognuno  de'chierici 
nel  1689,  rilevasi  che  il  detto  com-  di  Camera  nelle  cause,  che  veniva- 
missario  v'  interveniva  con  veste  e  no  proposte,  desse  il  suo  voto  dccì- 
cappa  simile  a  quella  del  procura-  sivo,  e  gli  altri  cameiali  benché 
tore  del  fisco,  ma  di  colore  rosso,  dessero  per  turno  il  loro  suffragio, 
ed  in  quello  di  Clemente  XI ,  nel  non  formavano  che  mi  solo  voto 
1700,  si  legge,  che  il  commissario  decisivo,  coli' autorità  stessa  e  in 
referendario  prese  luogo  fra  questi,  nome  del  Cardinal  camerlengo,  co- 
Ma  gli  esempii  anteriori,  e  poste-  me  avvisa  il  Cardinal  de  Luca, 
riori  sono,  che  ambedue  incedevano  Rei.  Rom.  dir.  disc.  33.  Le  ma- 
con  veste,  cappa  e  cappuccio  pao-  terie  poi,  che  si  agitavano  in  questo 
nazzo.  In  quanto  al  luogo  del  prò-  tribunale  privativamente,  riguarda- 
curatore  del  fìsco,  e  del  commissa-  vano  appalti,  dazii,  diritti  fiscali,  e 
rio  in  dette  funzioni,  talvolta  erano  tutte  le  cause  di  appellazione  dalle 
preceduti  dai  cubicularii,  che  por*  sentenze,  o  dal  tesoriere,  o  da  ai- 
tano cappa  con  armellini ,  cioè  gli  cun  chierico  di  Camera  presidente , 
aiutanti   di  Camera    del   Papa,    e  i  rimesse  al  pieno  tribunale  della  Ca- 


i6  CAM 

mera  stessa,  o  dal  decano,  o  dal 
più  anziano  de' chierici  di  Camera, 
od  anche  in  qualche  circostanza  dal 
tribunale  della  segnatura  di  giusti- 
zia. Pel  di  più  veggasi  il  citato  de 
Luca  Disc  4o>  il  Cohellio,  Nolit. 
Card.  cap.  59,  e  il  Plettemberg , 
ove  diffusamente  parlasi  del  Cardi- 
nal camerlengo,  de'  chierici  presi- 
denti, e  degli  altri  non  presidenti. 
Dipoi  Pio  VII,  Leone  XIl,  e 
particolarmente  il  regnante  Pontefi- 
ce Gregorio  XVI,  diedero  migliore 
e  più  regolare  forma  al  tribunale 
della  reverenda  Camera  Apostolica 
a  tutela  de* suoi  diritti,  ragioni  e 
giurisdizione,  non  che  delle  persone 
interessate,  disposizioni  e  leggi,  che 
lungo  sarebbe  qui  riportare,  e  che 
si  possono  vedere  nella  interessantis- 
sima Raccolta  delle  leggi  di  pub- 
blica amministrazione  nello  stato 
Pontificio  3  che  incominciossi  a  pub- 
blicare nella  tipografìa  della  reve- 
renda Camera  apostolica  dal  i834; 
mentre  le  citazioni  contro  la  Came- 
ra Apostolica  in  Roma  si  presentano 
a  monsignor  commissario  generale, 
e  nelle  provincie  agli  amministra- 
tori camerali.  Il  tribunale  criminale 
della  reverenda  Camera  Apostolica, 
di  cui  è  presidente  il  tesoriere  ge- 
nerale, si  compone  di  sezione  di 
primo  grado,  d'  un  chierico  di  Ca- 
mera colla  qualifica  di  vice  presi- 
dente, del  commissario  generale  del- 
la Camera,  del  direttore  generale 
delle  dogane,  d' un  giudice  relato- 
re ,  d'  un  procuratore  fiscale ,  e  di 
un  segretario  e  cancelliere  della 
stessa  Camera.  La  sezione  degli  ap- 
pelli si  compone  del  prelodato  te- 
soriere, che  vi  esercita  la  presidenza, 
di  un  chierico  di  Camera,  dell'av- 
vocato generale  del  fisco,  d'un  giu- 
dice relatore  e  d'  un  segretario  can- 
celliere di  Camera.    Finalmente  nel 


CAM 

tribunale  del  governatore  dì  Roma, 
dopo  i  prelati  assessori,  prendono 
luogo  il  suddetto  avvocato  de' pò* 
veri,  l'avvocato  generale,  ed  il  pro- 
curatore generale  del  fìsco. 

Nella  vigilia,  e  nella  mattina  della 
festa  dei  ss.  Apostoli  Pietro  e  Pao- 
lo ,  il  Cardinal  camerlengo  nella 
così  detta  Camera  dei  tributi  del 
palazzo  vaticano ,  ed  il  tribunale 
della  piena  Camera,  riceve  i  censi, 
e  tributi,  che  in  detta  epoca  sono 
di  ragione  della  Camera  Apostolica, 
consistenti  in  denaro,  in  cera,  in 
calici,  e  pissidi  d'argento,  ed  altro, 
il  novero  de'  quali  censi  e  tributi 
pei  tipi  Camerali  si  stampa  ogni 
anno  col  titolo:  Liber  censuum  an^ 
ni  ...  .  Fino  al  1788,  la  real  corte 
di  Napoli  soleva  pagare  pel  regno, 
che  avea  in  investitura  dalla  Santa 
Sede ,  il  tributo  della  Chinea,  nel 
modo  che  si  dirà  a  quell'  articolo, 
ed  il  faceva  in  forma  solenne  nella 
basilica  vaticana,  dopo  i  vesperi, 
allo  stesso  Pontefìce,  alla  presenza 
del  sacro  Collegio,  e  del  tribunale 
della  Camera.  Ma  non  essendosi 
presentato  in  detto  anno,  il  Papa 
Pio  VI  pronunziò  un'analoga  allo- 
cuzione di  protesta,  e  nella  mattina 
seguente,  dopo  il  Pontifìcale ,  nella 
stessa  basilica  ,  assistendovi  il  tribu- 
nale della  Camera,  monsignor  pro- 
curatore del  fisco  lesse  una  protesta 
pel  tributo  non  soddisfatto,  la  quale 
venne  accettata  dal  Papa ,  e  questa 
protesta  del  procuratore  fiscale  suol 
farsi  ogni  anno  nella  stessa  forma. 
Nella  vigilia  di  delta  solennità  dal 
procuratore  fiscale,  coli'  intervento 
del  tribunale  camerale,  si  fa  al  Pa- 
pa, sedente  in  sedia  gestatoria,  un'al- 
tra protesta,  cioè  a  pie'  della  scala 
regia,  pel  ducato  di  Parma  e  Pia- 
cenza, nel  condursi  che  egli  fa  ai 
vesperi  nella  basilica  vaticana,  aven- 


CAM 

do  già  alla  presenza  dello  stesso  pro- 
curatore il  maestro  de'  cursori  ese- 
guito r  atto  di  citazione  nella  sa- 
la regia  (  che  rinnova  nella  matti- 
na seguente  al  Papa,  allorché  si 
reca  a  celebrare  il  Pontificale)  dei 
debitori  dei  canoni,  censi,  e  ti'i- 
bati  non  pagati.  In  questa  stessa 
sala,  nella  vigilia  de'  ss.  Pietro  e 
Paolo,  avea  luogo  1'  altra  protesta 
del  procuratore  del  fìsco,  pei  domi- 
nii  della  Santa  Sede  di  Avignone  e 
del  contado  Venesino.  Ma  su  queste 
citazioni,  proteste,  e  risposte  del  Pa- 
pa V.  r  articolo  Cappelle  Pontifi- 
cie §  X,  al  numero  che  tratta  del 
vespero  e  Pontificale  della  predetta 
festività. 

Finalmente  lo  stemma  della  re- 
verenda Camera  Apostolica  è  il  pa- 
diglione, o  zinniccliio,  come  lo  chia- 
ma il  Moretti,  de  Presbiterio  p.  i23 
e  364,  co^Ig  chiavi  incrociate,  e  le 
iniziali  R.  C.  A.  Il  Cardinal  camer- 
lengo nella  sede  vacante  batte  mo- 
neta coir  impronta  dello  stemma  di 
sua  famiglia,  e  nel  rovescio  con 
quello  della  Camera  Apostolica,  che 
è  anche  il  segno  della  sede  vacante, 
e  del  camerlengato,  per  cui  ne' ban- 
di, editti,  patenti  ec.  del  camerlengo, 
su  da  capo,  in  mezzo  evvi  lo  stemma 
del  Pontefice  regnante,  a  destra  quello 
della  Camera  Apostolica ,  ed  a  sini- 
stra il  proprio  gentilizio,  ciò  che 
usa  pure  il  tesoriere  generale.  Nico- 
lò V,  appena  eletto  nel  i4475  adottò 
per  arme  le  chiavi  di  s.  Pietro  in- 
crociate, delle  quah  usò  sempre  per 
istemma  la  santa  Romana  Chiesa, 
ed  in  tutto  il  suo  Pontificato  non 
volle  usare  altre  insegne.  Il  Garam- 
pi,  nella  illustrazione  d'  un  antico 
sigillo  della  Garfagnana  a  p.  107, 
dice,  che  le  chiavi,  come  quelle 
che  sono  propriamente  attribuite 
alle  immagini  di   s.  Pietro  principe 

VOL.    VII. 


CAM  17 

degli  apostoli  e  primo  sommo  Pon- 
tefice, furono  prese  e  adottate  dalla 
sede  apostolica  per  sua  propri»  di- 
visa. 

Molti  gravi  autori,  oltre  i  citati, 
trattarono  della  reverenda  Camera 
Apostolica j  e  di  tuttoclò  che  la 
riguarda,  fra'  quali  i  seguenti:  Al- 
fonso Zotto ,  Coninientaria  in  con- 
stitutiones  Camerce  Apostolicce ,  Ro- 
maR  1546;  Capucio  Aesino,  Praxia 
judiciaria  recentissima^  Romae  i68o 
tomo  I,  part.  Il,  art.  6  de  Came- 
rario, et  Camera j  Baldassare  Go- 
mesio,  Commentarius  in  constitutiones 
Camerce  Apostolica;,  Parisiis  i546; 
Sigismondo  Scaccia ,  de  Judiciis, 
Venetiis  1648,  libro  I,  capit.  21, 
tractat.  de  Camerario,  Clerici s  Ca- 
merce ,  et  Thesaurario.  V.  Fami- 
glia Pontificia,  nei  cui  ruoli  anti- 
chi si  riportano  quali  ministri  della 
R.  C.  A.  venivano  considerati  fami- 
gliari del  Papa,  godendo  la  parte 
di  pane,  vino,  ed  altro  dal  palazzo 
apostolico. 

C AMERA de'Paramenti.  Chiamasi 
con  tal  denominazione  quella  Ca- 
mera p  sagrestia,  che  sta  presso  le 
cappelle  palatine,  o  nelle  basiliche  e 
chiese  di  Roma,  ove  il  Papa  va  a 
celebrare,  o  ad  assistere  alle  sagre 
funzioni ,  e  nelle  quali  egli,  depo- 
sta la  mozzetta,  prende  i  paramen- 
ti. Collocati  son  essi  sopra  un  gran- 
de ed  alto  tavohno  ,  che  figu- 
ra r  antico  letto ,  su  cui  i  Pon- 
tefici si  riposavano  ne'  lungìii  tra- 
gitti per  recarsi  nelle  diverse  chie- 
se e  basiliche,  non  che  nelle  pro- 
cessioni. Usavano  particolarmente 
quel  letto  quando  ciò  facevano  a 
piedi,  affine  di  lavarsi  i  piedi,  e  net- 
tarH  dalla  polvere  e  dal  fango  ^  e 
quando  si  vestivano  Pontificalmente, 
come  meglio  si  dirà  ^11'  articolo 
Letto  de'paramenti.  In  questa  stan- 


i8  CAM 

za  nella  domenica  Laetare  benedico- 
no la  Rosa    d*  oro    (  Fedi) ,  e  nel- 
la notte    della    vigilia    del   s.  Natale 
benedicono   lo  Stocco  e  il  Berretto- 
ne (  Vedi  ) .  Inoltre  ricevono  i  com- 
plimenti  e  le  felicitazioni  dal  decano 
del    sacro    Collegio ,    in    nome    de' 
Cardinali  suoi  colleghi,  nel  d\  del- 
la  loro    coronazione,    e    nell'  anni- 
versario   di     questa ,    ed    in    quella 
della  esaltazione  loro  al  Pontificato, 
come  anche  dopo  aver  celebrato  so- 
lennemente in  s.  Pietro  nel  dì    del 
santo  Natale.  Quando  il  Papa  cele- 
bra i  Pontificali,  o  altre  funzioni  in 
quella  basilica,     ovvero   assiste    alla 
cappella  della  Cattedra  Romana,  si 
suole  formare  e    ridurre    a  Camera 
de'  Paramenti  la  cappella  della  Pie- 
tà. Dice  il  Cancellieri ,    che    questa 
cappella  fa  ora    le    veci  dell'  antico 
Segretario^  dove    il  Papa ,  finita  la 
messa,  ritornava   a    deporre   i  sagri 
ornamenti.   F.  De  secretariis  1. 1.  p. 
287,  3i  I.  Anticamente  la  stanza  de' 
Paramenti  si  addobbava  con  dama- 
schi rossi,  o  paonazzi,  con  trine  d'oro, 
secondo   i    tempi;    e  fra   le  incom- 
benze già  esercitate  dai    maestri  o- 
sliarii  virga  ruhea^  custodi  della  cro- 
ce Papale,  eravi  quella   ancora  del- 
la custodia  delle  porte  della  Came- 
ra de' Paramenti. 

Oltre  le  mentovate  Pontificie  fun- 
zioni, nella  Camera  de' Paramenti  i 
Papi  ne  celebrarono  anche  delle  al- 
tre. Per  diie  di  alcune,  in  essa  nel- 
la vigilia  dell'anno  santo  destinava- 
no i  Cardinali  legati  per  aprire  le 
porte  sante  delle  basiliche  laterane- 
se,  ostiense  e  liberiana,  prima  di 
recarsi  a  far  simile  funzione  in  quella 
della  basilica  vaticana.  Nel  iSji, 
Gregorio  XIII,  alla  presenza  del  sa- 
gro Collegio,  e  avanti  di  recarsi  ad 
assistere  al  vespero  del  Corpus  Do- 
mini,   vi   diede  il  cappello  rosso  al 


CAM 

Cardinal  Boncompagni ,  suo  nipote. 
In  questa  Camera  i  Sovrani  Ponte- 
fici   talvolta    ricevettero    il    tributo 
della    Ghinea   (Fedi),  ed  Innocenzo 
XIII,  nel    1723,    vestito  di  falda, 
rocchetto,  mozzetta,  stola  e  camau- 
ro, vi  ricevette  il  giuramento  di  vas- 
sallaggio pei  ducati  di  Parma  e  Pia- 
cenza, che  dalla  Santa  Sede  avea  in 
feudo  la  casa  Farnese,    giuramento 
prestato  dall'ambasciatore  di  questa 
marchese  Sacchetti,  alla  presenza  dei 
Cardinali  palatini,  del  vice-cancelliere, 
del  camerlengo,  e  de'  prelati  tesoriere, 
fiscale,  e  commissario  della  Camera, 
Apostolica. 

Presso  la  Camera  dei  Paramenti 
evvi  altra  Camera,  in  cui  il  Pa- 
pa depone  il  cappello  e  la  stola,  e 
prende  la  Falda  (  P^edi  ),  custodita 
dal  Bussolante  sotto  guardaroba,  la 
quale  gli  viene  cinta  dal  secondo 
maestro  delle  cerimonie,  che  ivi  do- 
po la  funzione  gliela  leva.  Ne'  Ponti- 
ficali, e  in  diverse  cappelle,  ed  altre 
volte  in  quasi  tutte,  il  Pontefice  sale  in 
sedia  gestatoria  appena  sortito  dalla 
Camera  de'  Paramenti,  per  andare  a 
celebrare,  o  ad  assistere  alla  funzione, 
finita  la  quale,  egualmente  in  se- 
dia ritorna  alla  detta  stanza,  come 
distintamente  si  tratta  all'  articolo 
Cappelle  Pontificie  ,  ed  in  modo 
particolare  ai  §§  VIII,  IX,  e  X, 
num.  I ,  di  tale  articolo.  A  que- 
sto dicesi  pure  quali  sono  i  perso- 
naggi, che  si  recano  ad  attendere  il 
Papa,  per  precederlo  e  seguirlo  quan- 
do va ,  o  ritorna  dal  celebrare ,  od 
assistere  a  funzioni ,  sì  a  piedi  che 
nella  menzionata  sedia. 

CAMERA  Segreta  Pontificia.  Con 
questa  denominazione  vogHonsi  in- 
tendere,  nella  corte  e  famiglia  del 
Sovrano  Pontefice,  i  primarii  ed  in- 
timi ministri  famigliari  del  Papa , 
che  hanno  luogo  nell'anticamera  se- 


CAM 

greta,  e  nelle  altre  diverse  e  distin- 
te anticamere  del  palazzo  Apostoli- 
co, sieno  ecclesiastici  o  secolari.  Tali 
sono  i  prelati  maggiordomo,  mae- 
stro di  camera,  elemosiniere,  sagri- 
sla  ec,  camerieri  segreti  partecipan- 
ti, soprannumerarii  e  di  onore  tan- 
to di  mantellone  o  abito  paonazzo, 
che  di  spada  e  cappa  ;  i  primi  mon- 
signori ecclesiastici,  i  secondi  cava- 
lieri secolari.  Di  questi  ultimi  i  prin- 
cipali sono  il  maestro  del  sagro  o- 
spizio ,  il  foriere  maggiore,  il  caval- 
lerizzo maggiore,  e  il  sopraintenden- 
te  delle  poste;  comprendendosi  an- 
cora nella  categoria  de'  camerieri  se- 
colari del  Papa,  i  comandanti,  ufFi- 
ziali,  ed  esenti  delle  guardie  nobili, 
il  capitano,  il  tenente,  e  sotto-tenen- 
te della  guardia  svizzera  ;  e  fra  gli 
altri  di  mantellone,  i  monsignori  cau- 
datario e  crocifero,  ambedue  cap- 
pellani segreti ,  gli  aiutanti  di  Ca- 
mera ed  i  bussolanti. 

Inoltre  sono  considerati  come  ap- 
partenenti alla  Camera  Segreta  del 
Papa,  quei  prelati  che,  siccome  pa- 
latini, entrano  nel  numero  de'  ca- 
merieri segreti  partecipanti,  nonché 
i  monsignori  prefetto  e  maestri  del- 
le cerimonie,  e  tutti  quelli,  che  so- 
no riguardati  appartenere  alle  sette 
classi  dei  camerieri  del  Papa  sì  ec- 
clesiastici che  secolari,  nella  maggior 
parte  summentovati,  come  meglio  si 
tratta  all'articolo  Camerieri  del  Papa. 

Dicendosi  poi:  »  il  Sommo  Pon- 
«  tefìce  si  è  recato  nella  tal  chiesa, 
»  monistero,  e  luogo  colla  sua  Ca- 
»  mera  Segreta,  "  si  deve  intende- 
re col  seguito  delle  persone  addette 
al  suo  servizio  immediato,  giacche 
le  persone ,  che  formano  il  corteg- 
gio di  Ini  quando  esce  dal  palazzo 
Apostolico  col  treno  di  città,  essen- 
do ristretto  ne' seguenti  personaggi, 
si  dovrà  ritenere  col  seguito    di  es- 


CAM  19 

si;  cioè  maggiordomo  prefetto  de' sa- 
gri palazzi  Apostolici,  maestro  di  Ca- 
mera, praefectus  cubiculi ,  elemosi- 
niere e  sagrista  insigniti  del  grado 
episcopale,  camerieri  segreti  parteci- 
panti, fra' quali  evvi  il  coppiere,  il 
segretario  d'ambasciata  e  il  guarda- 
roba; foriere  maggiore,  cavallerizzo 
maggiore ,  esente  delle  guardie  no- 
bili, caudatario  e  crocifero  cappella- 
ni segreti,  aiutanti  di  Camera,  fio- 
riere di  palazzo ,  e  credenziere  se- 
greto ec,  oltre  altri  domestici  fami- 
gliari, che  compongono  e  fanno  par- 
te del  medesimo  treno ,  senza  però 
comprendersi  nella  così  detta  Came- 
ra Segreta.   V.  Famiglia  Pontificia. 

Sull'origine  poi  di  tal  denomina- 
zione è  a  sapersi,  che  nel  Caere- 
moniale  sanctae  romanae  Ecclesiae 
di  Agostino  Patrizio  vescovo  di  Pien- 
za  ,  pvdDblicato  nel  Pontificato  di 
Leone  X  da  Cristoforo  Marcello  ve- 
scovo di  Corfù ,  nulla  trovasi  sulla 
voce  Camera  Segreta  del  Papa^ 
non  parlando  degli  officii  proprii  dei 
famigliari  intimi  del  Papa ,  i  quali 
ora  si  chiamano  segreti.  Nulla  si  rin- 
viene sopra  questa  denominazione 
nel  Lunadoro,  Relazione  della  cor- 
te di  Roma,  ivi  stampata  nel  1664, 
il  perchè  si  potrebbe  congetturare 
essere  simile  espressione  meno  anti- 
ca, solo  incominciata  dopo  quell'  e- 
poca,  e  forse  poco  esatta  nella  sua 
origine,  mentre,  come  dicesi  all'ar- 
ticolo Camera  Apostolica  ,  dagli 
scrittori  delle  cose  Pontificie,  colla 
voce  Camera  per  lo  più  s'intende 
il  tesoro ,  o  denaro  spettante  alla 
Chiesa  Romana,  o  il  luogo  ove  cu- 
stodivasi.  Neppure  il  Zaccaria,  Ra- 
tio instit.  studii  Ritualis  art.  I,  §  V, 
nomina  la  Camera  Segreta  del  Pa- 
pa, dove  tratta  degli  officii  proprii 
del  palazzo  Papale. 

Tuttavolta  dai  Diarii  di  Roma, 


9.0  CAM 

clie  incominciarono  a  pubblicarsi  nel 
171 6,  chiaramente  e  ripetutamente 
appellasi  Camera  Segreta,  la  generali- 
tà delle  persone  addette  al  servigio  im- 
mediato del  Papa,  e  sunnominate.  Di- 
fatti leggiamo  al  num.  3o4  dell'anno 
1720,  che  alla  processione  solenne 
per  l'ottava  del  Corpus  Domini  del- 
la basilica  di  s.  Lorenzo  in  Dama- 
so,  v'  intervenne  anche  la  Camera 
Segreta  del  Papa.  Nel  num.  648 
dell'  anno  1721  dicesi  ,  che  nel- 
l'accademia letteraria  data  dai  con- 
vittoii  del  seminario  romano,  e  de- 
dicata al  nuovo  Pontefice  Innocen- 
f.O'  XIII ,  furono  invitati  i  Car- 
dinali ,  e  la  Camera  segreta  del 
Papa  _,  colla  prelatura  ,  col  cor- 
po diplomatico,  colla  nobiltà  ec. 
Riportasi  inoltre  nel  num.  681 
dell'anno  medesimo  1721,  che  pel 
Canio  del  Te  Deìim,  e  nella  messa 
solenne  fatta  celebrare  dal  senatore 
e  dai  conservatori  di  Roma  nella 
chiesa  di  s.  Maria  d'Araceli,  per  fe- 
steggiare l'elezione  del  loro  concit- 
tadino Innocenzo  XIII,  furono  in- 
vitati i  Cardinali,  la  Camera  Segre- 
ta del  Papa,  e  la  prelatura.  Alla 
destra  sedettero  i  Cardinali,  alla  si- 
nistra il  senato  romano  col  priore 
de'  capo-rioni  ;  e  la  prelatura,  la  Ca- 
mera Segreta  del  Papa,  e  i  baro- 
ni romani  presero  luogo  ne'  banchi 
dietro  i  Cardinali.  Dell'assistenza  poi 
della  stessa  Camera  Segreta ,  ossia 
individui  che  la  compongono ,  alle 
esequie  dei  primarii  famigliari  del 
Pontefice,  del  suo  intervento  in  di- 
verse pubbliche  funzioni,  e  precipua- 
mente nella  qualifica  come  corteg- 
gio, e  seguito  del  Papa,  consistente 
appunto  ne'  personaggi ,  e  individui 
superiormente  menzionati  di  cui  un 
gran  numero  hanno  l'aggiunta  di 
segreti,  non  solo  si  fa  menzione  fi- 
no dall'origine  de'  Diarii  di  Roma^ 


CAM 

ma  rilevasi  inoltre  da  alcuni  mss. 
posteriori  alla  metà  del  decimo  set- 
timo secolo,  ('he  tal  voce  già  esiste- 
va.   F.    CuDlCUI-ARII    DEL    PaPA. 

CAMERA  (della)  Filippo,  Car^ 
dinaie.  Filippo  della  Camera  nac- 
que da  nobile  schiatta  nella  Savo- 
ia ,  ed  era  congiunto  in  parentela 
alla  regina  di  Francia  Caterina  de 
Medici.  Professò  la  regola  di  s.  Be- 
nedetto, e  dopo  aver  governato  co- 
me abbate  il  monistero  di  Gorbia, 
fu  vescovo  di  Boulogne  nella  Pie- 
cardia  ,  detta  anche  Terovanne. 
Quindi  Clemente  VII  credilo  Cardi- 
nal prete  di  s.  Martino  ai  Monti , 
ai  7  novembre  del  i533,  e  da 
questo  titolo  presbiterale  sotto  Pao- 
lo III,  nell'anno  i543,  passò  al 
vescovato  tusculano  coH'amminislra- 
zione  della  chiesa  di  Bellac,  che 
poi  rinunziò.  Dopo  essere  interve- 
nuto ai  conclavi  di  Paolo  e  Giu- 
lio III,  morì  a  Roma  nel  i55o, 
passati  diciassette  anni  dacché  era 
Cardinale,  ed  ebbe  tomba  nella  chie- 
sa della  ss.   Trinità    a  Montcpincio. 

CAMERIERI  DEL  Papa  [Cubi- 
cularii  Summi  Pontificis).  I.  Ca- 
merieri segreti  partecipanti.  II.  Ca- 
merieri segreti  soprannumerarii.  III. 
Camerieri  segreti  di  spada  e  cap- 
pa, ly.  Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa  soprannumerarii.  V.  Came- 
rieri di  onore  in  abito  paonazzo. 
VI.  Camerieri  di  onore  extra  ur- 
lem.  VII.  Camerieri  di  onore  di 
spada  e  cappa. 

Prima  di  parlare  di  queste  sette 
rispettabili  classi  de'  Camerieri  Pon- 
tificii, non  riuscirà  discaro,  che  si  ri- 
portino alcune  generiche  notizie,  ri- 
guardanti la  loro  origine  ed  altro. 
Ardua,  e  forse  inutile  impresa  sa- 
rebbe se  si  volesse  parlare  delle  va- 
riazioni di  ognuna  di  dette  cariche, 
prima  perchè  non  si  trovano  di  tut- 


CAM 

te  i  l'egistri,  giacché  nel  sacco  che 
solln  Roma,  nel  i5i7j  furono  in- 
cendiati gli  archivii  del  palazzo  A- 
postolico,  e  poi  perchè  nel  variare 
dei  tempi  cambiarono  il  titolo  de- 
gli ufficii  loro,  e  quello  stesso  delle 
loro  incombenze.  Se  si  leggeranno 
i  rituali  antichi,  compilati  dal  Car- 
dinal Cencio,  dal  Cardinal  Caietano, 
dal  canonico  Benedetto  ,  da  Pietro 
Amelio  e  da  altri ,  i  quali  furono 
pubblicati  dal  dottissimo  p.  Mabil- 
lon,  si  troveranno  riferiti  molti  mi- 
nistri ed  individui  della  corte  Pon- 
tificia ,  ma  con  denominazioni ,  le 
quali  ora  non  sono  piti  in  uso,  e 
che  non  è  s\  facile  intendere  a  qua- 
le ufficio  fossero  applicate.  Per  ac- 
cennare però  i  pochi  esempii  a  ta- 
le argomento  relativi ,  nell'  Ordine 
nono  romano,  fatto  nel  590,  si  no- 
minano i  Cuhiculan'ìy  come  pure  nel- 
1'  Ordine  undecimo  i  Cuhicularii ,  o 
Mappulanij  così  detti  dal  sostenere 
le  aste  del  baldacchino  ;  e  neU'  Or- 
dine del  citato  Cencio,  capo  33,  si 
fa  menzione  di  un  uffiziale  detto 
Custos  Camerae,  come  anche  degli 
scudieri,  cappellani  ed  altri.   V.  Cu- 

BICULARir. 

Abbiamo  dalla  Crusca ,  che  Ca- 
meriere segreto  si  chiama  nelle  cor- 
li  quegli,  il  quale  senz' altra  amba- 
sciata può  entrare  a  sua  posta  dal 
suo  signore,  e  Cameriere  quello  tra 
i  famigliari  del  principe ,  che  ha 
particolar  cura  della  Camera,  e  del- 
la persona  di  esso.  Gli  antichi  dice- 
vano Camerlinghi,  o  Camerlenghi  i 
Camerieri  (cuhiculariiis  a  cubiculo). 
Da  Cameriere  venne  il  nome  di 
ciamberlano,  ed  in  un  documento 
del  I  385  è  mentovato  l'ufficio  Cam- 
hellaniatuSjScu  Camerarìatas.  Ciam- 
bellano, o  Ciamberlano  è  voce  fran- 
cese, che  vale  gentiluomo  destinato 
al  servigio  della  camera  nelle    corti 


CAM  21 

de'monarchi.  Egualmente  si  appella 
Camerario^  CamerariuSy  il  genti- 
luomo di  camera  del  Papa  ,  d'  un 
Cardinale,  d' un  prelato,  e  di  altri. 
Si  chiama  maestro  di  camera,  ma- 
gister  cubiculi,  quello  del  Pontefi- 
ce, che  introduce  chi  vuole  presen- 
targlisi,  e  che  equivale  all'antico  se- 
condicero  della  Santa  Sede.  11  Came- 
riere delle  Chiese  avea  l' uffizio  di 
distribuire  gli  ornamenti  dell'  altare, 
e  i  vestiti  de' chierici.  S.  Ulderico, 
quando  contava  soltanto  sedici  anni , 
venne  insignito  di  questa  carica  da 
Adalberone,  vescovo  di  Augusta,  al 
quale  anche  successe  nel  vescovato. 
P^.  Jo.  Bohemi  Oratio  super  pro- 
hlemate 3  utnim  melius  sii,  subito 
pervenire  ad  honores  et  digniiates  , 
an  tarde  et  pedetcntim  ?  Lipsiae 
1623;  et  Paul.  Frid.  Sperling,  Ae- 
las  honoribus,  et  officiis  idonea,  Li- 
psiae 1708.  Finalmente  nella  corte 
imperiale  di  Costantinopoli  il  Ca- 
meriere era  un  dignitario,  siccome 
tra  i  molti  esempii  ne  fa  prova  O- 
limpio ,  da  lui  mandato  Cameriere 
dell'  imperatore  Costante  ,  esarca  a 
Ravenna,  col  famoso  editto  Tipo, 
nel  Pontificato  di  s.  Martino  I, 
creato  nel  649-  Trovandosi  il  detto 
imperatore  colla  corte  in  Siracusa, 
con  Vaano  gran  ciamberlano  impe- 
riale, nel  ritornare  che  faceva  alla 
sua  chiesa  Giovanni  vescovo  di  Lap- 
pa, il  Pontefice  Vitaliano^  nel  659, 
gli  diede  una  commendatizia  pel 
mentovato  gran  ciamberlano,  o  Ca- 
meriere. 

Per  dire  poi  alcuna  cosa  sui  fa- 
migliari de'  Pontefici,  e  per  rintrac- 
ciare r  origine  dei  loro  Camerieri , 
insieme  a  qualche  aneddoto  che  li 
riguarda ,  incomincieremo  dal  ram- 
mentare, che  il  Papa  s.  Evaristo , 
eletto  l'anno  112,  ordinò  che  il  ve- 
scovo mentre  predicava  fosse  assisti- 


22  CAM 

to  da  sette  diacoDÌ,  affinchè  gli  emu- 
li non  gì*  imputassero  errori ,  come 
riporta  il  Ciacconio.  Perciò  ad  esem- 
pio di  lui  s.  Lucio  I,  Pontefice  del 
aSS,  comandò,  cap.  luhemus  60  de 
Cons.  dist.  I,  che  due  preti,  e  tre 
diaconi  accompagnassero  il  Papa  e 
i  vescovi  per  servire  di  tcstimonii 
della  loro  vita,  al  qual  decreto  die- 
dero cagione  le  calunnie  di  Nova- 
ziano  contro  il  s.  Pontefice  Corne- 
lio. Ed  il  Sirmondo,  presso  il  Ma- 
cri,  al  vocabolo  Cellulanus  ,  nota , 
che  fu  ordinato  dal  Pontefice  san 
Simmaco  del  49^?  o  dal  sinodo  ro- 
mano, dai  vescovi,  e  da  questi  ai 
loro  preti  e  diaconi,  di  ritenere  pres- 
so di  se  i  Cellidani .  Dicesi  Cellu- 
lanus r  abitatore  della  medesima 
cella  (  che  suol  prendersi  anche 
per  tutto  il  recinto  del  monistero  ), 
il  quale  si  chiama  anche  Siticelliia, 
e  Syncellus  y  voce  molto  usata  dai 
monaci  antichi.  Il  Syncellus  era  di- 
gnità grande  della  chiesa  di  Costan- 
tinopoli. Come  un  corepiscopo  suc- 
cedeva al  defunto  patriarca,  abita- 
va con  lui,  era  il  suo  confessore  e- 
letto  dal  capitolo,  e  designato  veni- 
va dall'  imperatore  per  succedere  al 
patriarca  (K.  Cedreno,  Zonara,  e  Pao- 
lo diacono,  Hìstoria  lib.  XI).  Que- 
sto titolo  cominciò  ad  accomunarsi 
a  molti,  che  non  abitavano  in  pa- 
lazzo. 11  loro  capo  era  nominato 
Protosyncellus  y  come  nella  corte 
Pontificia  hanno  titolo  di  Camerie- 
re, senza  servire,  i  Camerieri  di  ono- 
re, come  si  dirà.  Appresso  Cassiano 
nella  collazione  20,  capo  XX,  si  leg- 
ge Syncellitas  per  significare  com- 
pagnia, ovvero  coabitazione. 

Fino  dai  tempi  del  Pontefice  san 
Gregorio  I  Magno ,  eletto  ad  onta 
della  sua  ripugnanza  nel  Sgo,  si  era 
introdotto  l' abuso ,  di  ammettere 
nella  corte  del  Papa  giovanetti  laici 


CAM 
in  qualità  di  Camerieri ,  chiamati 
Doniìcelli\  e  che  il  Macri  dice  esse- 
re diminutivo  dì  domnus:  nohUem 
denotai  y  et  sac.  apostolici  palati i 
offìcìalis.  Vi  riparò  adunque  quel 
Pontefice  ordinando  provvidamente, 
che  in  loro  vece  si  aggregassero  sol- 
tanto i  monaci,  scelti  per  santità  e 
dottrina  ,  o  almeno  de'  chierici ,  af- 
finchè non  potesse  derivarne  V  in- 
conveniente, che  i  soli  secolari  aves- 
sero il  vantaggio  di  osservare  la  pri- 
vata esemplar  condotta  dei  Papi, 
mentre  correva  negli  ecclesiastici  un 
maggior  obbligo  d'imitarla.  Per  la 
qual  cosa  il  suo  palazzo  fu  converti- 
to in  un  tempio  di  virtù  e  di  scienze, 
fiorendovi  tra  gli  altri  s.  Paterio  se- 
con dicero  della  Santa  Sede,  ragguar- 
devole dignità  che  veniva  dopo  il  pri- 
micero.  È  perciò,  ches.  Gregorio  I  pre- 
scrisse nel  sinodo  romano,  tomo  III, 
concil.  49^j  *'   Verecundus  mos  tor- 

>  pore  indescritionis  inolevit,  ut  huius 
j  sedis  Pontifìcibus  ad  secreta  cubicu- 
j  li  servi  tia  laici  pueri  ac  saeculares 

>  obsequantur.  Et  quum  Pastoris  vita 
)  esse  discipulis  semper  debeat  in  e- 

>  xemplo,  plerumque  clerici,  qualis 
»  in  secreto  sit  vita  sui  Pontificis  ne- 
j  sciunt,  quam  tamen,  ut  dictum  est, 
j  pueri  sciunt  saeculares.  De  qua  re 
j  praesenti  decreto  constitui,  ut  qui- 

>  dam  ex  clericis,  vel  etiam  ex  mo- 

>  nachis  electi  ministerio  cubiculi  Pon- 
»  tificalis  obsequantur;  ut  is,  qui  in 
i  loco  est  regiminis,  habeat  testes  ta- 

>  les,  qui  vitam  eius  in  secreta  con- 
»  versatione  videant,  et  ex  visione  se- 
">  dula  exemplumprofectussumant'*. 

Poteva  tenersi  un  linguaggio ,  che 
più  di  questo  canonizzasse  la  vita 
incontaminata  ed  irreprensibile  di 
quel  venerando  Pontefice,  il  quale 
sapeva  di  certo ,  poter  servire  nei 
suoi  più  nascosti  penetrali  di  nor- 
ma,   e  di  specchio    a  lutti    quelli, 


CAM 

che  Io  circondavano ,  e  che  erano 
testimonii  di  tutte  le  sue  private 
azioni  ?  Se  questo  sapiente  decreto 
fosse  giunto  a  notizia  del  celebre 
maresciallo  di  Sassonia,  i  cui  pane- 
gii'isti  sono  registrati  nella  Bib.  hist. 
J.  G.  Menselii,  Lipsiae  1798  tomo  I, 
p.  I,  372,  non  avrebbe  seguitato  a 
sostenere,  che  ninno  può  far  1'  eroe 
in  faccia  al  suo  Cameriere. 

]\el    Pontificato     di    Adriano    I, 
creato    nel    772,    Desiderio   re    dei 
longobardi  spedi  a  Roma  un'amba- 
scieria,  per  iscusarsi  delle  commesse 
iniquità.   Il  Papa  credendo  vero  tal 
pentimento,  gì'  inviò  Stefano  saccel- 
lario  della  Santa  Sede,  cioè  custode 
del  tesoro  del  fisco,  e  Paolo  Afiar- 
ta  Cameriere,  eh'  era    allora  superi- 
sta,  cioè  presiedeva  al  palazzo  late- 
ranense.    Ma  mentre  erano  essi  per 
viaggio  5    Desiderio  occupò  Ferrara  , 
Comacchio    e    Faenza ,    e  si    scoprì 
che  il  cubiculario  Afiarta  era  in  se- 
greta   corrispondenza    col    malvagio 
principe.     Ad  Adriano  I  successe    s. 
Leone  III,  contro  il  quale,  nel  799, 
cospirarono  Pasquale    primicero,     e 
Campolo  saccellario,  parenti  del  de- 
funto, e  mentre  il  Papa,  a'2  5  apri- 
le, faceva  la  processione  nel  giorno 
di  s.  Marco,    co'  loro  seguaci   lo  as- 
salirono, e  dopo  averlo  empiamente 
percosso ,    tentarono    di    stiappargli 
la  lingua    e  gli  occhi.    Alcuni  dico- 
no che  ciò  sia  avvenuto,  e  che  sia  sta- 
to risanato  dai  ss.  Apostoli.  Certo  è 
che  per  timore  del  popolo    lo    rin- 
chiusero nel  monistero    di    s.  Eras- 
nio ,    e    che  Albino  Cameriere    del 
Papa,  con  altri  divoti  amici,  lo  ca- 
varono fuori,  e  lo  assicurarono  nel- 
la basilica  vaticana.     Tale  fu  il  dis- 
piacere de'  ribelli ,    che  per  dispetto 
saccheggiarono  la  casa  di  Albino,  ed 
il  palazzo    laleranense;    ma    venuto 
in  Roma  il    duca    di  Spoleto,    con 


CAM  23 

un  esercito ,  portò  in  salvo  il  Pon- 
tefice, che  fu  poi  vendicato  da  Car- 
lo Magno. 

Altra  menzione  dei  Camerieri  del 
Papa  vien  fatta  dal  libro  Pollìcitus 
del  citato  Benedetto  canonico  di  s. 
Pietro ,  diretto  a  Guido  Cardinale 
di  Castello,  che  poi  nel  11 43  di- 
venne Pontefice  col  nome  di  Cele- 
stino II.  In  quel  libro  narrandosi 
le  cerimonie  fatte  dal  Pontefice  alla 
stazione  di  santa  Maria  Maggiore 
nel  giorno  di  Natale,  si  dice  che  ri- 
tornava coronato  al  palazzo  latera- 
nense,  e  quando  scendeva  da  ca- 
vallo ,  era  sostenuto  dal  primicero , 
ed  il  secondi  cero  gli  toglieva  dal  ca- 
po la  corona,  che  consegnava  ad  un 
Cameriere.  Poco  dipoi  fu  assunto  al 
Pontificato  Eugenio  III,  già  mona- 
co ed  abbate  cistcrciense ,  il  quale 
essendo  stato  discepolo  di  s.  Bernar- 
do ,  volle  ,  che  lo  assistesse  co'  suoi 
consigli.  Questo  santo  affinchè  il  dis- 
posto da  s.  Gregorio  I  per  la  fa- 
miglia domestica  del  Papa  fosse  e- 
sattamente  osservato,  come  si  ha 
dal  libro  de  Consìderatione,  incul- 
cò ad  Eugenio  III,  che  non  am- 
mettesse nella  sua  corte  comatos 
pueros,  complos  adohscentes. 

Clemente  VI  residente  in  Avigno- 
ne teneva  copiosa  corte,  ed  era  splen- 
dido co'  suoi  Cubicularii,  dei  quali 
ridondava  il  suo  palazzo,  insieme  ad 
altri  gentiluomini  ed  uffiziali  palati- 
ni. Accadde  però  un  giorno  che, 
mentre  egli  era  infermo,  i  suoi  do- 
mestici andarono  a  desinare  tran- 
quilli, lasciandolo  con  un  solo  Ca- 
meriere. Intanto  essendo  accresciuto 
il  male,  morì  a*  6  dicembre  i352. 
Anche  Eugenio  IV,  creato  nel  i43i} 
seguì  il  lodevole  e  giusto  costume 
di  s.  Gregorio  I,  e  di  Eugenio  III, 
di  tenere  monaci  per  suoi  cubicula- 
rii, come  ne  assicura  l'epistola  Am- 


24  CAM 

brosii  Ct^maUiiiiaisis  ad  Franci- 
stiim  Patavinuni  monachunè  Cassi- 
ncnstm  a  cubiculo  Eugcnìi  IV ,  ri- 
portala dal  p.  abbate  Miltarelli,  il 
quale  giuslamente  ha  notato,  Dihh 
s.  Michaelis  Ycnet.  986  :  Siquideni 
wonachos  adhibebat  cubicularios  prò- 
balissiniosy  tcsles  vitae  suae.  Aggiun- 
giamo che  i  detti  monaci  erano  dot- 
li,  e  che  Eugenio  IV  li  voleva  se- 
co allorché  cenava,  per  domandare 
loro  ciò ,  che  si  diceva  del  suo  go- 
verno, affine  di  correggersi  ove  la 
giustizia  lo  richiedesse. 

Cosi  anche  il  gran  Marcello  IT, 
Cervini,  eletto  a'  io  aprile  i555, 
avea  risoluto  di  restringere  il  nu- 
mero de'  palatini,  e  sceglierli  di  tal 
merito,  che  potessero  ad  altri  servir 
di  modello  di  virtù,  narrandosi  da 
uno  scrittore  contemporaneo  della 
sua  vita  :  >»  Decrevit  eiectis  ex  au- 
"  lieo  ministerio  cunctis  obscoenis 
:>  et  infamibus,  neminem  in  Pala- 
«  tinis  se  passurum  esse,  nisi  neces- 
>y  sariuni  hominem  ;  idque  saepe 
w  aiebat,  Pontificem  maximum,  qui 
«  cèteris  principibus  specimen  esse 
a  debet,  malum  esse,  si  ex  visceri- 
3»  bus  provinciarum  ,  homines  non 
«  necessarios,  nec  christianae  reipu- 
»  blicae  utiles  pascerci '*.  Paolo  IV, 
che  successe  a  Marcello  II  nello 
stesso  i555,  avea  cinquantatre  Ca- 
merieri chiamati  con  tal  nome,  due 
dei  quali,  dicevausi  Camerieri  as- 
sistenti ,  e  quattro  sotto- Camerieri 
ovvero  aiutanti  di  camera  segreti , 
che  sono  appunto  gli  odierni  aiu- 
tanti di  camera  del  Papa. 

Clemente  Vili  assunto  al  trono  nel 
1^92,  per  dicci  anni  tenne  i  suoi 
nipoti  Aldobrandini  in  qualità  di 
Camerieri,  ma  poi  per  le  istanze  dei 
Cardinali ,  ambasciatori ,  e  di  tutta 
la  corte  Pontifìcia  li  esaltò  con  lau- 
te porpore .  Più  innanzi  si  vedran- 


C  A  M 
no  altri  esempii  de'Papi,  che  feccra 
esercitare  ai  nipoti  V  onorevole ,  e 
distinto  uffizio  di  Camerieri  segreti. 
Paolo  V  fece  suo  coppiere  Tibe- 
rio Muli ,  che  gU  era  congiunto ,  e 
poi  il  promosse  al  vescovato  di  Vi- 
terbo, e  al  Cardinalato.  Appena  e- 
Iclto  nel  i655,  Alessandro  VII,  ai 
primieri  suoi  antichi  famigliari  ag- 
giunse quattro  Camerieri  segreti  tut- 
ti nobili,  e  costumati,  fra'quali  (  per 
dimostrare  il  suo  alfelto  alla  nazio- 
ne tedesca  )  Ferdinando  di  Fustem- 
berg,  giovane  non  meno  illustre  per 
sangue,  che  per  candore  di  vita;  ed 
il  cav.  Accarigi,  che  nel  Cardinalato 
era  stato  suo  maestro  di  camera  fu 
da  lui  fatto  coppiere,  assegnando  T 
ufficio  di  scalco  all'  antico  suo  cop- 
piere, ch'era  il  cav.  Ciaia  suo  pa- 
rente. 

Eletto  nel  1724,  non  senza  vir- 
tuosa ripugnanza,  Benedetto  XIII, 
per  tre  giorni  fece  orazione  per  la 
scelta  dei  ministri,  e  dei  famigliari, 
come  avea  fatto  Innocenzo  ^W,  e 
siccome  era  grandemente  umile,  vo- 
leva uscire  dal  palazzo ,  alla  guisa 
di  semplice  religioso ,  e  solo  per  le 
rimostranze  della  corte  si  contentò 
recarsi  alle  sue  frequenti  visite  alle 
chiese ,  con  un  solo  cappellano,  col 
quale  per  istrada  diceva  il  rosario. 
Asceso  alla  veneranda  cattedra  apo- 
stolica ,  nel  1 740,  Benedetto  XIV, 
esortò  i  prelati  della  sua  corte  ad 
una  seria  applicazione  allo  studio , 
protestando  di  non  proniovere  giam- 
mai se  non  in  proporzione  del  pro- 
gresso nelle  scienze  e  ne' buoni  co- 
stumi, il  che  pur  ebbe  a  dire  ai  di 
nostri  in  un  concistoro  Leone  XII. 
Alla  sua  presenza  nell' accademia  di 
storia  ecclesiastica,  il  suo  concittadi- 
no dottor  Tozzi,  bolognese,  recitò 
una  disscrlazione  >*  sopra  gli  uffici i 
>*  e  miflislri  domestici,  o  famigliali 


CAM 

»  del  palazzo  Pontificio  sino  ai  lem- 
«  pi  di  s.  Gregorio  I,"  investigan- 
do qual  fosse  la  corte  de'  Romani 
Pontefici  ne' primi  sei  secoli.  Ed  il 
p.  Bernardo  di  s.  Guglielmo  delle 
scuole  pie  vi  recitò  la  dissertazione 
«  sopra  i  doveri  de'cliierici  enume- 
M  rati  in  un  canone  del  concilio  di 
w  Calcedonia  ,  e  sopra  gì'  impieglii 
»  competenti  a  quelli,  ch'entrano 
»  al  servizio  dei  magnati ,  e  come 
"  li  devono  amministrare  ".  Lo 
stesso  Pontefice  Benedetto  XIV,  imi- 
tando i  suoi  predecessori,  e  special- 
mente Clemente  XI,  eh'  ebbe  tra  i 
suoi  famigliari  i  Lancisi,  i  Maiella, 
i  Bianchini,  i  Battelli,  i  Fortiguer- 
ra ,  i  Sergardi ,  ammise  nelle  sue 
Pontificie  anticamere  per  Camerieri 
segreti ,  Nicolò  Antonelli ,  Benedet- 
to Veterani ,  Tommaso  Emaldi , 
Giuseppe  Simonio  Assemanni,  Bene- 
detto Passionai ,  e  per  suoi  Came- 
riei'i  d' onore,  i  monsignori  Giovan- 
ni Gaetano  Bottari,  Michelangelo 
Giacomelli,  Filippo  Bonamici,  Anto- 
nio Baldani,  Pier  Francesco  Foggi- 
ni,  Domenico  Giorgi,  ed  altri  insi- 
gni soggetti ,  che  trasformarono  le 
Pontifìcie  anticamere  in  sale  accade- 
miche. Fra  essi  fece  cappellano  se- 
greto, e  protonotario  apostolico  Pie- 
tro Antonio  Tioli,  che  poi  fu  no- 
minato Cameriere  segreto  e  guar- 
daroba da  Clemente  XIV,  il  qua- 
le lo  inviò  eziandio  quale  ablc- 
gato  a  portar  la  berretta  Cardinali- 
zia al  porporato  Firmian.  y.  Chr. 
Veisii  Disserlatio  de  fads  erudito- 
rum  in  Alda,  Lipsiae  1695,  e  l'ar- 
ticolo. Famiglia  Pontificia. 

Prima  di  descrivere  le  sei  rispet- 
tabili classi  de'  Camerieri  Pontificii, 
diremo,  che  gli  ecclesiastici  insigniti 
di  una  tal  dignità  hanno  il  titolo 
di  monsignore,  e  ch'essi  sono  espres- 
samente nominali  dal  Sommo  Pou- 


GAM  25 

tefice,  e  lo  sono  fin  ch'egli  vive 
per  mezzo  di  biglietto  di  monsignor 
maggiordomo,  dal  quale,  e  dal  pre- 
lato maestro  di  camera,  come  Prae- 
fectus  Cubiculi^  essi  dipendono.  Per 
lo  avanti  gli  effettivi,  o  partecipan- 
ti, ed  alili  solevano  farsi  spedire 
dalla  segreteria  dei  brevi,  il  breve 
della  loro  qualifica ,  per  fruire  dei 
privilegii  e  delle  prerogative  ine- 
renti. Di  pili  è  da  sapersi  che  i 
Camerieri  tanto  ecclesiastici  che  lai- 
ci. Si  soprannumerarii,  che  di  ono- 
re ,  i  quali  per  turno  prestano  sei- 
vizio  per  una  settimana  nelle  an- 
ticamere Pontificie,  vengono  am- 
messi al  bacio    del  piede  del  Papa. 

\.   Camerieri  segreti  partecipanti. 

Quattro  sono  i  Camerieri  segreti 
partecipanti ,  il  primo  è  Coppiere 
(  Pincerna  ).  Ad  esso  incombe  nei 
pranzi  solenni  assistere  a  mensa  il 
Pontefice,  e  dargli  da  bere,  ed  a 
lui  appartengono  le  palme,  e  i  ce- 
rei, col  paramano  di  seta  bianca 
ricamato  in  oro,  che  i  Papi  porta- 
no in  sedia  gestatoria  :  le  palme  nel- 
la domenica  delle  palme,  le  candele 
nella  cappella  della  Purificazione,  e 
per  la  canonizzazione;  palme  e  cerei, 
che  il  coppiere  tiene  in  mano  du- 
rante la  funzione,  meno  il  tempo 
in  cui  li  sostiene  lo  stesso  Pontefice. 
Al  coppiere  appartiene  in  oltre  la 
torcia,  che  porta  nelle  processioni  il 
Papa,  e  quella  delle  esequie  de'  Pon- 
tefici defunti,  nell'anniversario  che 
celebrano  i  Cardinali  a  chi  li  creò, 
nel  qual  tempo  la  torcia  viene  ret- 
ta dal  medesimo  coppiere.  Antica- 
mente in  mancanza  del  maestro  di 
camera,  costantemente  il  coppiere 
ne  faceva  le  veci ,  inclusi vamente 
alle    visite  di  formalità    ai    sovrani. 


26  CAM 

ed  in  molti  incontri  dava  T  acqua 
alle    mani    al    Papa. 

Il  secondo  Cameriere  segreto  par- 
tecipante è  segretario  d'ambasciata, 
e  ad  esso  spetta ,  allorquando  vi 
sono  sovrani,  o  personaggi  di  fa- 
miglia sovrana  in  Roma,  di  portare 
loro  con  frullone  e  parafrenieri 
palatini,  le  candele,  le  palme,  e  gli 
Agnus  Dei  benedetti,  non  che  altri 
donativi.  Prima  si  recavano  essi  dai 
sovrani  a  significar  loro  quando  il 
Pontefice  li  avrebbe  ricevuti,  a  por- 
tar loro  ambasciate,  in  nome  di 
lui ,  a  prendere  notizie  della  loro 
salute,  a  complimentarli,  e  quando 
partivano,  talvolta  essi  portarono  i 
doni.  Questi  doni,  e  la  pratica  di 
certi  complimenti  a  nome  del  Papa, 
venivano  da  loro  fatti  anche  ai 
Cardinali,  ed  eziandio  agli  amba- 
sciatori nel  punto  della  loro  par- 
tenza. 

11  terzo  Cameriere  segreto  parte- 
cipante è  guardaroba  vestiario,  e 
ad  esso  anticamente  apparteneva  la 
custodia  delle  robe  del  Pontefice,  per 
cui  ora  formalmente  reca  a' novelli 
Cardinali  il  cappello  rosso.  Per  lui  il 
sotto-guardaroba,  della  classe  de' Bus- 
solanti, come  si  dice  a  tale  articolo, 
ha  in  consegna  gli  Jgnus  Dei,  la 
Falda,  ed  altre  cose,  ed  esercita  va- 
ni uffizii  già  proprii  del  guardaroba. 
Leggiamo  nella  benedizione  degli 
Agnus  Dei,  che  Clemente  XI  fece, 
nel  1707,  che  monsignor  guardaro- 
ba vestito  di  cotta  e  zinale ,  ed  il 
sotto-guardaroba  egualmente  con  ta- 
li indumenti,  ricevevano  gli  Agnus 
Dei  levati  dal  sagro  bagno.  Talvol- 
ta il  sotto-guardaroba  fu  posto  in 
ruolo  dojK>  i  Camerieri  segreti ,  oc- 
cupandone talora  la  carica  anche 
un  aiutante  di  camera  ,  anzi  uno 
di  questi,  sotto  Innocenzo  X,  fu 
guardaroba. 


CAM 

11  quarto  Cameriere  segreto  par** 
tccipante  non  ha  ispezione  partico- 
lare pubblica.  Questi  Camerieri  talvol- 
ta furono  tesorieri  segreti,  e  davano 
perciò  i  donativi,e  le  elcmosinepartico- 
lari  :  alcuni  furono  segretari  intimi,  bi- 
bliotecarii  domestici,  e  molte  volte 
esercitarono  l' uffizio  di  scalchi  segre- 
ti ,  ec.  11  loro  numero  variò  a  piaci- 
mento de'Papi,  e  qui  ne  daremo  alcuni 
esempii.  Le  analoghe  memorie  dei  ca- 
merieri segreti  partecipanti  esistenti 
nell'archivio  del  palazzo  apostolico, 
per  l'accennato  incendio,  solo  rimon- 
tano al  i555,  e  nel  ruolo  del  Pon- 
tificato di  Paolo  IV,  sono  registrati 
senza  distinzione  di  ecclesiastici  e  se- 
colari, di  partecipanti  e  soprannumera- 
rii,  cinquantatre  Camerieri  con  parte 
di  pane  e  vino,  ed  altro  somministrato 
loro  quotidianamente  dal  sacro  pa- 
lazzo, in  un  a  settantasette  dome- 
stici, e  cinquantasei  cavaUi  per  loro 
servigio  personale.  Il  primo  di  essi 
era  considerato  monsignor  maestro 
di  camera,  denominandosi  decano  il 
primo  Cameriere.  11  coppiere  ebbe 
il  vestiario  per  la  coronazione,  con- 
sistente in  saia  rasata  veneta,  palmi 
venti ,  rascia  paonazza  con  velo , 
palmi  diciassette,  raso  leonato,  pal- 
mi trentaquaitro,  damasco  per  le 
mostre  grandi,  palmi  dodici,  orme- 
sino  per  quelle  piccole,  palmi  due. 
Nel  Pontificato  di  Clemente  Vili, 
vi  fu  anco  il  sotto  coppiere.  Da  tale 
indicazione  sui  drappi  del  vestiario, 
rilevasi  quelli,  che  si  usavano  allora. 
Eranvi  due  guardaroba ,  uno  dei 
quali  pei  rocchetti ,  e  ciò  si  legge 
anche  sotto  Pio  IV,  ed  altri  Papi. 
Sisto  V  ebbe  otto  Camerieri  segreti, 
Clemente  Vili  quindici,  e  sotto  Ur- 
bano Vili,  il  medico  del  Papa  era 
già  annoverato  fra  i  Camerieri  se- 
greti. Alessandro  VII  tenne  cinque 
Camerieri  segreti ,  ed  altrettanti  non 


CAM 

partecipanti ,  fra  i  quali  l' elemosi- 
niere. Clemente  X  n'  ebbe  venti, 
compresi  que' prelati,  cbe  sono  con- 
siderati per  tali.  Innocenzo  XI  tre- 
dici, cioè  maestro  di  camera,  udi- 
tore, coppiere,  guardaroba,  il  pro- 
prio nipote  Tommaso  Odescalclii,  lo 
scalco,  ed  altri,  e  per  ultimo  il  segre- 
tario della  cifra.  Anche  tredici  furono 
quelli  d'Innocenzo  XII,  compresi  i 
soliti,  che  vengono  considerati  per 
tali.  Sette  Camerieri,  in  un  al  me- 
dico, ebbe  Clemente  XI,  e  poi  un- 
dici, senza  computare  quelli,  che  si 
consideravano  per  tali.  Innocenzo 
XIII,  del  1721,  ne  nominò  due 
soli,  Benedetto  XIII,  del  1724, 
sei,  e  due  erano  vescovi.  Clemente 
XII,  del  173 1,  dieci  ed  anche  undici, 
Benedetto  XIV,  del  1740,  sei,  poi  set- 
te, ed  in  seguito  otto.  Clemente  XIII, 
del  1 758,  altrettanti,  ed  ebbe,  come  In- 
nocenzo XIII,  il  nipote  a  Cameriere 
segreto,  il  quale  giusta  il  costume  pre- 
cede gli  altri.  In  detto  Pontificato  fra 
i  ruoli  de*  Camerieri  segreti  si  comin- 
ciarono ad  annoverare  i  Cardinali  pa- 
latini, con  egual  parte  di  pane  e  vi- 
no, e  scudi  quarantacinque  mensili 
per  companatico.  Clemente  XIV,  del 
1769,  n'ebbe  dieci,  Pio  VI,  del  177^, 
prima  sette,  poi  otto,  indi  dieci,  ed 
anche  undici;  Pio  VII,  nel  1801,  ne 
dichiarò  tre,  poi  furono  quattro,  e 
cinque  ;  ma  d' allora  in  poi ,  sono 
sempre  quattro,  meno  una  tempo- 
ranea vacanza. 

Se  evvi  r  archiatro,  diviene  Ca- 
meriere segreto,  e  sebbene  sieno 
prelati  domestici  1'  elemosiniere,  che 
anzi  è  arcivescovo,  il  segretario  dei 
brevi  a'  principi ,  il  sostituto  della 
segreteria  di  stato,  il  segretario  della 
cifra,  il  sotto  datario,  il  segretario 
delle  lettere  latine,  pure  questi  sono 
tutti  Camerieri  segreti,  e  come  i 
suddetti    quattro,    hanno    residenza 


CAM  27 

nel  palazzo  apostolico,  e  partecipa- 
no delle  propine  de'  concistorii,  ma 
a  beneplacito  de*  Papi,  nonché  delle 
canonizzazioni,  ec.  Anche  i  maestri 
di  cerimonie  sono  Camerieri  segreti 
perpetui,  e  finche  il  nuovo  Papa 
non  nomina  il  maestro  di  camera, 
e  i  Camerieri  segreti,  o  non  con- 
ferma chi  crede  di  quelli  del  suo 
predecessore,  tocca  a  loro  supplirne 
le  veci,  come  fanno  in  cappella 
quando  manca  qualche  ministro. 

Abbiamo  dal  Cardellini  il  decreto 
della  sacra  congregazione  dei  riti 
de' 16  aprile  1644?  col  quale  si 
conferma  a' detti  cerimonieri  la  qua- 
lifica di  Camerieri  segreti,  ciò  che 
a'  giorni  nostri  riconfermò  Pio  VII. 

Anticamente  la  parte  d'un  Ca- 
meriere segreto ,  oltre  le  provviste 
ecclesiastiche  di  canonicati,  pensio- 
ni, ec.  era  di  mille  scudi  annui,  e 
dal  palazzo  ,  come  accennammo , 
avevano  cavalli,  domestici,  e  la  par- 
te, che  consisteva  nel  mantenimen- 
to de'cavalli,  ed  in  porzioni  relati- 
ve di  pane,  vino,  cera,  olio,  le- 
gna, ed  altro  ec.  Godevano  ezian- 
dio molti  privilegi,  come  si  può 
vedere  de  Cubiculariis  Ponlifi- 
cìisy  nella  bolla  emanata  da  Gre- 
gorio XV,  Non  solum,  de'3i  marzo 
162 1,  presso  il  Guerra,  tomo  I, 
pag.  i83,  e  dai  decreti  di  Paolo  III, 
We  ampliuSj  de' 22  dicembre  1534, 
e,  Qucedanij  de'  18  maggio  i54o, 
non  che  da  quello  di  GiuHo  III , 
Solvity  de'i3  febbraio  i553,  presso 
Io  stesso  Guerra,  a  pag.  384-  Questi 
privilegi  venivano  confermati  da  ogni 
novello  Pontefice,  gli  ultimi  de'quali 
furono  Clemente  XIV:  >y  SS.  D.  N. 
»  D.  Clementis  divina  providentia 
>i  Papae  XIV  concessio  privilegio- 
>>  rum  prò  nonnuUis  suis  famiiia- 
»  ribus  ,  "  Romse  1769,  ex  typ. 
re  ver.  cam.    Apostolicae,  e   Pio  VI  : 


28  CAM 

»»  SS.  D.  N.  D.  Pii  divina  provitlen- 
y>  tia  Papa»  VI  concessio  privilcgio- 
»>  rum  prò  iionniillis  suis  familia- 
>'  ribus,  "  lloma)  lyy^»,  ex  typ. 
B..  C.  Apostol.  llisulla  pertanto  da 
quest'ultimo  breve,  che  Pio  VI,  ad 
esempio  de'  suoi  predecessori ,  con- 
cesse i  consueti  privilegi  a'  propri i 
famigliarij  i  principali  de' quali  con- 
sistono neir  essere  conti  del  palazzo 
lateranense,  cavalieri  dello  sperone 
d'oro,  nobili  romani  e  della  città 
di  Roma,  di  Avignone,  Bologna, 
Ferrara ,  Benevento,  e  delle  altre 
città,  terre  ec,  dello  stato  ecclesia- 
stico, con  tutti  gì'  inerenti  privilegi, 
ed  ancorché  non  portino  il  rocchet- 
to,  e  r  abito  de'  notari ,  vengono 
creati  notari  senza  pregiudizio  di 
quelli  di  numero,  con  tutte  le  li- 
bertà, grazie,  favori,  esenzioni,  in- 
dulti, ec.  ;  sono  resi  capaci  di  otte- 
nere qualunque  ufficiò,  beneficio  ec, 
di  poter  inquartare  l'arme  del  Pon- 
tefice al  proprio  stemma,  vengono 
esentati  da  tutte  le  gabelle,  decime, 
sussidii  urbani,  agrarii,  straordinari i, 
reali,  personali,  misti,  ec.  nella  più 
ampia  maniera;  sono  autorizzati  a 
ritenere  più  beneficii,  però  senza 
cura  d' anime ,  come  meglio  potrà 
vedersi  al  citato  articolo  Famiglia 
Pontificia,  in  cui  si  riporta  il  bre- 
ve per  intero.  A  scanso  poi  di  equi- 
voci si  enumerano  quali  sono  i  fa- 
migliari, cui  Pio  VI,  e  i  suoi  ante- 
cessori concedettero  tali  privilegi, 
cioè  il  maggiordomo,  maestro  di 
camera,  elemosiniere,  il  sagrista,  il 
segretario  de'  brevi  a'  principi ,  il 
segretario  delle  lettere  latine,  il  se- 
gretario della  cifra,  il  sotto  data- 
rio, i  Camerieri  segreti  di  sua  San- 
tità, che  in  quell'anno  erano  dodici, 
oltre  il  medico  segreto  [cuhìculariis 
intimisj  seu  secretis),  il  maestro  del 
sacro  ospizio,  il  foriere  maggiore,  il 


CAM 

cavallerizzo  maggiore  (stabuli  prce- 
fccto  romance  itidcni  cuhìculariis  se- 
cretis)^  od  oltre  questi,  tre  Came- 
rieri segreti  di  spada  e  cappa  (  uno 
de'  quali  era  il  marchese  Camillo 
Massimo  generale  delle  poste),  altri 
due  individui  di  questo  ceto,  oltre 
un  soprannumerario,  e  sei  cappel- 
lani segreti,  il  p.  maestro  del  sacro 
palazzo  apostolico,  il  maestro  di  casa 
de'  sacri  palazzi  apostolici  ,  i  due 
chierici  segreti,  e  i  quattro  aiutanti 
di  camera.  Questi  sono  i  nomina- 
ti dal  breve  di  Pio  VI,  i  quali  da 
lui  sono  chiamati  cubiculi  no- 
stri adiutoresy  continui  comniensa- 
lesj  e  te. 

L*  abito  de'  Camerieri  segreti  or- 
dinario è  il  così  detto  di  mantello- 
ne,  cioè  sottana,  fascia,  soprana  o 
mantellone,  e  collare  di  seta  pao- 
nazza nell'estate,  con  calze  di  seta 
nera,  e  scarpe  con  fibbie,  il  qnal 
abito,  meno  il  collare  e  la  fascia 
con  fiocchi,  neir  inverno  è  di  panno. 
Ne' viaggi  e  nelle  villeggiature  detto 
vestiario  è  più  corto,  ed  allora  usa- 
no calze  di  seta  paonazza,  e  fiocco 
di  semplice  fettuccia  di  egual  colore 
al  cappello  da  prete,  che  adoperano 
sempre,  anche  quando  girano  per  cit- 
tà, ma  senza  detto  fiocco,  vestiti  tut- 
ti di  nero,  cioè  da  abbate ,  col  solo 
collare  paonazzo.  Fuori  di  Roma 
però  così  vestiti  possono  assumere  le 
calze,  ed  il  fiocco  paonazzo.  Sebbene 
alcuni  Camerieri  segreti ,  essendo 
vicarii  di  qualche  basilica,  ovvero 
giudici  della  fabbrica  di  s.  Pietro  ec, 
abbiano  l'uso  della  mantelletta,  in 
corte  non  possono  incedere  che  col 
mantellone.  Il  colore  paonazzo  è 
simbolo  di  modestia,  temperanza  e 
umiltà,  tutte  virtù  convenienti  agli 
intimi  cubicularii  del  capo  della  Cliie- 
sa.  L'uso  di  questo  colore  rimonta 
alla  primitiva  Chiesa,  ed  era  usato 


CAM 

comunemente  dal  clero,  ma  poscia 
fu  obbliato,  perchè  quelli,  che  si  fe- 
cero monaci,  principiarono  ad  adot- 
tare il  colore  nero.  In  progresso  di 
tempo  fu  riassunto  dalla  famiglia 
Pontifìcia,  ed  in  quanto  alla  forma 
della  veste,  come  dicesi  a  Mantel- 
roNE,  essa  è  antichissima,  insieme  alle 
maniche  lunghe,  poi  ristrette  ed  ora 
pendenti  dalle  spalle.  Questo  abito 
si  depone  appena  viene  tumulato  il 
Pontifice,  giacché,  come  s'indicò, 
tutte  le  classi  de'  Camerieri  segreti , 
di  spada  e  cappa,  tanto  onorarii, 
che  soprannumerarii ,  e  di  extra 
urbenij  cessano  di  esserlo  alla  morte 
del  Papa,  insieme  al  titolo  di  mon- 
signore, ed  alle  rispettive  prerogati- 
ve. Nelle  funzioni  ecclesiastiche,  co- 
me cappelle,  pontificali,  processioni, 
possessi,  concistori  pubblici  ec. ,  o 
per  dir  meglio,  quando  il  Papa  as- 
sume i  paramenti  sacri,  meno  quan- 
do consacra  vescovi,  o  recasi  a  dare 
la  benedizione  col  Ss.  Sacramento 
in  qualche  chiesa ,  o  in  questa  ce- 
lebra messa  bassa  ec,  i  Camerieri  di 
abito  paonazzo  vestono  di  collare, 
sottana,  e  fascia  di  egual  colore,  ed 
usano  una  sopravveste  di  saia,  o 
scoto  di  colore  rosso,  con  maniche 
corte  ed  ampie,  con  mostre  di  seta 
di  egual  colore,  ed  inoltre  la  cappa 
con  cappuccio,  senza  coda,  egual- 
mente di  saia  rossa,  colla  fodera  di 
seta  rossa  nell'  estate ,  e  con  pelli  di 
armellino  bianche  nell'inverno.  Final- 
mente l'abito  di  mantellone  paonazzo, 
e  quello  rosso  è  comune  a  tutti  i  quat- 
tro summentovati  Camerieri  segreti 
partecipanti,  ai  Camerieri  segreti  so- 
prannumerarii, ai  Camerieri  d'-ono- 
re  in  abito  paonazzo:  il  rosso  però  si 
usa  soltanto  ove  risiede  il  Papa.  Il 
solo  paonazzo  è  l'abito  dei  Camerie- 
ri extra  urbem,  che  lo  possono  por- 
tare fuori  di  Roma,  e    recandosi  in 


CAM  29 

questa  città,  è  loro  vietato  di  assu- 
merlo. 

Le  attribuzioni  dei  Camerieri  se- 
greti partecipanti  sono  molte,  ono- 
revolissime ,  gelose  e  distinte ,  per 
cui  si  dirà  delle  principali.  Per  tur- 
no uno  per  settimana ,  vestito  di 
mantellone  nelle  ore  di  udienza, 
sta  col  maestro  di  camera  nell'anti- 
camej'a  segreta ,  che  precede  quella 
ove  dimora  il  Papa  ;  ed  in  assenza 
di  tal  prelato,  gl'incombe  introdurre 
i  Cardinali,  i  prelati,  gli  ambascia- 
tori, ed  altri  all'  udienza  del  Ponte- 
fice; donde  viene  che  allora  pre- 
siede a  tutti  quelli,  che  sono  in  ser- 
vigio nelle  Pontifìcie  anticamere.  La 
sera,  e  ne'  giorni  di  vacanza,  fanno 
questi  Camerieri  segreti  partecipan- 
ti nelle  ore  stabilite  le  veci  del  mae- 
stro di  camera,  tanto  nel  passare 
r  ambasciata  al  Papa,  che  in  ordi- 
nare il  treno  per  le  sortite  private. 
Che  se  manchino  pur  essi,  suppli- 
scono a  cosiffatte  attribuzioni  gli 
aiutanti  di  camera  .  In  mancanza 
del  maggiordomo,  o  maestro  di  ca- 
mera, il  cameriere  segreto  di  guar- 
dia ascolta  la  predica  neh'  avvento 
e  quaresima,  entro  la  bussola  col  Papa. 
Tocca  a  due  di  essi  Camerieri  accom- 
pagnare il  Papa  al  passeggio,  e  quando 
sorte  con  due  mute,  vanno  in  carrozza 
con  lui,  mentre  nelle  sortite  con  treno 
di  città,  ed  ancbe  in  quello  semi-pub- 
blico, prendono  luogo  nella  seconda 
muta.  Altrettanto  si  pratica  nei  viaggi 
e  nelle  villeggiature,  nelle  quali  spesso 
sono  ammessi  dal  Papa  alla  sua 
mensa.  E  ne' rinfreschi ,  che  si  des- 
sero nel  palazzo  apostolico  a'  sovra- 
ni, tocca  ai  Camerieri  segreti  il  pre- 
sentarli ai  sovrani  medesimi. 

Nelle  cappelle  Papali  due  Came- 
rieri segreti  sostengono  al  Papa  la 
falda ,  lo  che  fanno  pure  tutte  le 
volte  che  il  Pontefice  abbia  ad    as- 


3o  CAM 

siimerla ,  ed  in  ogni  concistoro  se- 
greto. In  cappella  stanno  i  delti  due 
Gimerieri  al  corna  Evangelìiy  te- 
nendo in  mezzo  il  decano  della  ro- 
ta ,  custode  della  mitra  Pontificia , 
col  quale  siedono  ai  gradini  dell'al- 
tare ,  mentre  gli  altri  Camerieri 
prendono  posto  nel  primo  banchet- 
to innanzi  al  trono  Pontificio,  cioè 
avanti  il  banco  de'  prelati  di  fioc- 
chetti. Però  ne'  Pontificali ,  i  due 
primi  siedono  agli  scalini  del  tro- 
no, e  gli  altri  nel  principio  di 
quelli  dell'altare.  In  quanto  al  luo- 
go delle  processioni  ,  i  due  della 
falda  seguono  il  Papa  sostenendo- 
gliela, o  seguono  la  sedia  gestato- 
ria ,  se  in  essa  sia  assiso.  Gii  altri 
invece  seguono  quelli  segreti  sopran- 
numerarii,  e  dopo  di  essi  vengono 
gli  abbreviatori  di  parco  maggiore, 
e  talvolta  prima  di  questi  i  canto- 
ri Pontificii.  Ma  nel  recarsi  al  tro- 
no per  ricevere  le  candele,  le  cene- 
ri, le  palme,  e  gli  Agnus  Dei  bene- 
detti, nasce  tutto  1'  opposto.  Dopo 
gli  abbreviatori  vanno  a  prenderle 
il  prete  assistente  al  celebrante ,  il 
diacono  e  suddiacono,  i  maestri  di 
cerimonie,  i  primi  due  in  cotta  e 
rocchetto,  gli  altri  in  cotta,  perchè 
non  hanno  T  uso  della  cappa  rossa, 
e  poscia  i  Camerieri  segreti ,  i  so- 
prannumerari i,  e  quelli  d'onore,  se- 
guiti dagli  avvocati  concistoriali. 
Quando  il  Papa  ascende  la  sedia 
gestatoria,  i  due  flabelli  lateralmen- 
te devono  essere  portati  da  due  Ca- 
merieri segreti,  ai  quali  suppliscono 
talvolta  i  soprannumerarii,  o  quelli 
di  onore. 

Welle  cavalcate  i  Camerieri  segre- 
ti, con  vesti  e  cappuccio  rosso,  ave- 
vano nell'ordine  il  medesimo  luogo, 
con  qualche  variazione,  come  ap- 
presso diremo.  Quando  i  Pontefici 
pigliavano  con  solenne  cavalcata,    e 


CAM 

co*  paramenti  sacri,  il  possesso  della 
basilica  lateranense  qual  loro  catte- 
drale (cerimonia  praticata  per  l'ul- 
tima volta  nel  i5i3  da  Leone  X, 
giacché  dopo  di  lui  non  si  usarono 
più  nei  possessi  i  paramenti),  appres- 
so i  vessilliferi ,  e  gli  scudieri  pro- 
gredivano i  Cubicularii  omnes  ca- 
piUiatij  et  ruheo  includa  seguiti  dai 
nobili  romani.  Dopo  il  Papa  caval- 
cavano allora  due  Camerieri  segreti, 
avendo  in  mezzo ,  come  nella  cap- 
pella e  nei  Pontificali,  il  decano,  o 
il  più  anziano  uditore  di  rota  colla 
mitra ,  e  nel  possesso  anteriore  a 
quello  di  Leone  X,  che  fii  preso  da 
Innocenzo  Vili,  nel  i4<^4j  si  ha 
dal  cerimoniere  Burcardo  :  »  d.  An- 
i*  tonius  de  Grassis ,  decanus  rotae 
a  in  superpellicio  tobaleam  ad  col- 
sy  lum  habens  prò  mitra,  medius 
«  inter  dominos  Laurentium  de 
>y  Mari,  et  Hieronymum  Calagra- 
>»  num ,  secretos  cubicularios  Pa- 
>»  pae".  Dipoi  nelle  cavalcate  dei 
possessi ,  senza  i  paramenti  sacri  i 
Camerieri  segreti  cavalcavano  dopo 
gli  avvocati  concistoriali,  preceduti  dai 
soprannumerarii,  ed  i  quattro  più  an- 
ziani portavano  un  cappello  di  velluto 
cremisino  trinato  d'  oro,  simbolo  della 
dignità  Pontificale  ,  sopra  bastone  co- 
perto dello  stesso  velluto ,  e  seguiti 
erano  dai  baroni,  da' gentiluomini  ro- 
mani, e  dagli  abbreviatori.  Talvolta 
procedettero  prima  i  Camerieri  segre- 
ti, e  fia  questi  il  guardaroba  col  sot- 
to guardaroba,  indi  venivano  il  baro- 
naggio, ed  i  quattro  Camerieri  sos- 
tenendo i  menzionati  quattro  cap- 
pelli Papali,  e  di  poi  il  capitano 
degli  svizzeri  ;  in  fine  gli  abbrevia- 
tori. Tali  esempii  rimontano  ai  pos- 
sessi presi  da  Sisto  V,  nel  i585, 
da  Gregorio  XIV,  nel  iSgo,  da 
Innocenzo  IX,  nel  iSqi,  e  da  al- 
tri. 


CAM 
Dopo  il  Papa  cavalcavano  il  mae- 
stro di  camera  avendo  ai  lati  i  due  Ca- 
merieri segreti,  coppiere,  e  segretario 
d'ambasciata,  e  quindi  l'arcliiatro,  o 
primo  medico  alla  destra  del  caudata- 
rio. Vi  sono  esempii,  che  col  coppiere 
si  accompagnò  il  segretario  <le'  brevi 
a' principi.  In  occasione  del  posses- 
so, come  per  la  festività  di  s.  Pie- 
tro, i  Camerieri  segreti  partecipanti 
lianno  la  distribuzione  delie  medaglie 

o 

di  argento,  ed  in  avanti  ognuno  ne 
aveva  due  d' oro ,  e  due  d' argen- 
to. Le  altre  cavalcate,  cui  interveni- 
vano nello  stesso  modo  i  Camerieri 
segreti ,  precedendo  e  seguendo  il 
Papa  ,  e  sostenendo  i  quattro  cap- 
pelli, erano  quelle  per  la  cappella  della 
ss.  Annunziata,  di  s.  Filippo,  della  Na- 
tività e  di  s.  Carlo.  Nel  Pontificato  di 
Clemente  XI,  essendo  morto  in  Ro- 
ma Filippo  Maurizio  figlio  dell'elet- 
tore di  Baviera,  il  Papa  ordinò,  che 
gli  fossero  celebrate  le  esequie,  co- 
me si  era  praticato  con  Alessandro 
Sobiesky,  figlio  del  re  di  Polonia, 
intervenendo  alla  cavalcata  il  mag- 
giordomo colle  tre  classi  de'  cappel- 
lani comuni.  Camerieri  extra  mu- 
roSj  e  degli  scudieri  con  cappe  e 
sopravveste  rossa  e  gualdrappe  nere. 
Neir  esequie  poi  ebbe  luogo  anche 
la  camera  segreta  e  di  onore. 

Per  camera  segreta  e  di  onore 
del  Papa  s'intendono  tutti  quelli, 
che  hanno  luogo  nelle  anticamere 
Pontificie,  cioè  ;  maggiordomo,  mae- 
stro di  camera,  elemosiniere,  sagri- 
sta.  Camerieri  segreti,  partecipanti, 
soprannumerarii,  e  di  onore,  Came- 
rieri segreti  di  spada  e  cappa  ,  coi 
soprannumerarii,  e  que'di  onore,  gU 
uflìciali  maggiori,  ed  esenti  delle 
guardie  nobili,  il  capitano  degli  sviz- 
zeri col  tenente,  e  sotto-tenente,  il 
caudatario,  e  crocifero,  gli  aiutanti 
di  camera,  i  bussolanti,  e  finalmente 


CAM  3f 

que'  prelati  palatini,  eh'  entrano  nel 
novero  dei  Camerieri  segreti  parte- 
cipanti ec. ,  come  meglio  dichiara- 
si all'  articolo  Camera  segreta  Pon- 
tificia (Fedi).  Anticamente  tutte  le 
volte  che  i  Pontefici  visitavano  i 
sovrani,  e  i  Cardinali  infermi ,  per 
particolar  benevolenza,  il  maestro  di 
camera  durante  la  visita  avea  giu- 
risdizione sulle  anticamere  dei  visi- 
tati, ed  è  perciò  che  mandava  pre- 
cedentemente a  guarnirle,  secondo 
le  regole  dell'  appartamento  Pontifi- 
cio, dalla  camera  segreta  ecclesiasti- 
ca e  laica. 

Nelle  solennità  di  Pasqua,  dell'As- 
sunta ,  d' Ognissanti ,  e  di  Natale  i 
Papi  comunicavano  gì'  individui  del- 
la camera  segreta  ,  fino  ai  bus- 
solanti, e  nel  giovedì  santo  comu- 
nicavano i  sacerdoti  ed  i  vescovi 
di  essa.  Oggi  ciò  tocca  nelle  pri- 
me a  supplirvi  al  maggiordomo,  e 
nel  giovedì  santo  al  maestro  di  ca- 
mera ,  cioè  in  que'  giorni  nei  qua- 
li non  sia  fatta  dal  Papa,  pre- 
sentandosi tutti  a  ricevere  la  ss.  Eu- 
caristia cogli  abiti  del  proprio  ufìS- 
cio.  Quando  per  Natale ,  Pasqua , 
Pentecoste  e  s.  Pietro  si  celebrava- 
no i  vesperi  segreti  nella  cappella 
segreta,  colf  intervento  del  Papa,  e 
de'  Cardinali  palatini,  vi  avea  luogo 
pure  la  camera  segreta,  siccome  ri- 
portasi all'articolo  Cappelle  segrete. 

Questa  stessa  anticamera  segreta, 
e  di  onore  è  invitata ,  ed  interviene 
alle  esequie  dei  maggiordomi,  mae- 
stri di  camera,  elemosinieri.  Came- 
rieri segreti  in  paga,  o  partecipanti, 
de'  forieri  maggiori ,  dei  cavallerizzi 
maggiori,  dei  segretarii  de'  brevi  ai 
principi,  delle  lettere  latine,  e  della 
cifra,  dell'  uditore ,  del  sotto-datario 
e  dell' archiatro  Cameriere  segreto, 
che  viene  esposto  con  abito  di  man- 
tellone,  col  qual    abito    si  vestono  i 


i 


è9t  CAM 

cadaveri  (le'Camcricn  scgi'eli  parte- 
cipanti. Ad  altri  celi  non  intervie- 
ne l'intera  e  piena  camera  segre- 
ta, e  solo  due  esempii  ne  abbiamo 
nel  1735,  e  lySCi  per  due  cappel- 
lani segreti,  caudatarii  di  Clemente 
XII;  e  per  monsignor  Marcello  San- 
dri  d*  Amelia  coppiere  di  Pio  VI, 
morto  nel  1789,  il  cui  cadavere  fu 
esposto  nella  parrocchiale  de'ss.  Vin- 
cenzo ed  Anastasio  a  Trevi,  in  ter- 
i*a,  con  due  cerei  accesi,  vestito  con 
dispensa  dell'abito  de' sacconi  rossi, 
per  cui  1'  anticamera  segreta  non 
intervenne  alle  esequie. 

In  occasione  poi  delle  esequie  pei 
Camerieri  segreti,  la  chiesa  suol  pa- 
rarsi a  bruno:  al  feretro  circondato 
da  ventiquattro,  trenta,  o  trentasei 
fìaccolotti,  si  pongono  gli  stemmi  gen- 
tilizii ,  la  messa  e  cantata  da  mi 
Cameriere  segreto,  o  dal  sagrista,  o 
dal  prefetto  delie  cerimonie,  coli'  in- 
tervento dei  cantori  della  cappella 
Pontifìcia.  Clemente  XI,  nel  17 17, 
fece  celebrare  solenni  esequie  a  mon- 
signor Riggi  patriarca  di  Costanti- 
nopoli, e  volle  che  v'intervenisse  an- 
che la  camera  sesrreta  e  di  onore; 
ed  essendo,  nel  1759,  morto  a  Ve- 
nezia d.  Aurelio  Rezzonico,  fratello 
di  Clemente  XIII,  questi  nelle  ese- 
quie, che  gli  fece  celebrare,  vi  man- 
dò la  camera  segreta  ecclesiastica  e 
secolare. 

Non  è  qui  a  tacersi  che  tutti  i 
componenti  la  camera  segreta,  nel 
possesso  dei  Papi,  nella  festa  annuale 
dei  ss.  Pietro  e  Paolo,  hanno  la  di- 
stribuzione delle  medaglie  d'argento, 
che  in  tali  epoche  vengono  coniate  ; 
e  che  dal  rispettabile  ceto  de'  Ca- 
merieri segreti ,  per  la  continua  es- 
perienza, che  acquistano  nel  centro 
della  corte  Pontifìcia ,  e  per  quella 
istruzione,  che  ricevono  dalla  saggia 
ed  esemplar  condotta  de' Papi,    fio- 


CAM 

rirono  in  tutte  le  epoche  nomini 
preclari  in  virtù  e  dottrina,  distinti 
prelati,  amplissimi  Cardinali,  e  ma- 
gnanimi Pontefici ,  fra'  quali  Gio- 
vanni XXI li,  cameriere  segreto  di 
Ronilacio  IX,  nel  1396,  fu  creato 
Papa  nel  i4io.  Innocenzo  XIII, 
nel  1690  era  slato  fatto  cameriere 
segreto  sopranniuncrario  di  Alessan- 
dro VIII,  ed  ablcgato  a  portare  al 
doge  di  Venezia  lo  stocco  ed  il  bcr- 
lettone  benedetti.  Pio  VI  fu  prima 
aiutante  di  studio  di  Benedetto  XIV, 
e  nel  1754  fu  da  lui  promosso  a  ca- 
meriere segreto;  e  Leone  XII  lo  fu 
del  medesimo  Pio  VI.  Agli  articoli 
Berretta,  Fascie  Benedette,  Rosa 
d'  Oro,  Stocco  e  Berrettone  si 
possono  vedere  molti  nomi  dei  Ca- 
merieri segreti,  che  ne  furono  able- 
gati.  A'  giorni  nostri  vedemmo  due 
Camerieri  segreti  di  Leone  XII,  Gio- 
vanni Soglia,  e  Luigi  Frezza,  esaltati 
dal  regnante  Pontefice  al  Cardinala- 
to, e  r  attuai  nunzio  di  Vienna  era 
coppiere  di  questo  Papa,  quando  fu 
elevato  a  tal  sublime  incarico.  Lungo 
pertanto  sarebbe  enumerare  quelli, 
che  vennero  fiegiati  della  porpora , 
onde  ci  limiteremo  a  registrare  sol- 
tanto i  seguenti ,  potendosi  leggere 
le  loro  notizie,  e  le  cariche,  che  so- 
stennero, ai  rispettivi  articoli. 

Il  celebre  Lodovico  Scarampo 
Mezzarota  fu  Cameriere  segreto  di 
Eugenio  IV,  che,  nel  i44oj  lo  fece 
Cardinale. 

Giangiacomo  Sclafenati,  Camerie- 
re di  Sisto  IV,  che  lo  creò  Cardi- 
nale nel    i4B?>. 

Jacopo  Casanova ,  Cameriere  di 
Alessandro  VI,  e  poi  da  lui  fatto 
Cardinale  nel    i5o3. 

Ercole  Rangoni,  primo  Cameriere 
di  Leone  X,  fu  da  questo,  nel  i5i7, 
promosso  alla  porpora. 

Agostino   Trivulzi,    Cameriere  di 


CAM 

Giulio  li,  nel   loiy,  da  Leone X  fu 
creato  Cardinale. 

Ottone  Truclises,  Cameriere  di 
Paolo  III,  che  nel  i5445  lo  anno- 
verò al  sacro  Collegio. 

Durante  de  Duranti ,  Cameriere 
segreto,  e  segretario  di  Paolo  III, 
fatto  da  lui  Cardinale  nel    i544- 

Carlo  Grassi ,  Cameriere  segreto 
di  Giulio  III,  e  nel  iS'jo  Cardina- 
le di  s.  Pio  V. 

Giulio  Antonio  Santorio,  Came- 
riere di  s.  Pio  V,  e  da  questo  crea- 
to Cardinale  nel   iSyo. 

Ippolito  de  Rossi ,  Cameriere  di 
Paolo  IV,  fu  nel  i585,  innalzato 
alla  porpora  da  Sisto  V. 

Bonifazio  Bevilacqua ,  Cameriere 
segreto  di  Gregorio  XIII,  nel  lò'gg, 
da  Clemente  Vili  venne  creato 
Cardinale. 

Paolo  Emilio  Zacchia,  Cameriere 
segreto  di  Clemente  Vili,  che,  nel 
1599,  il  fece  Cardinale. 

Francesco  Diettrichstein  ,  mentre 
era  Cameriere  segreto  di  Clemente 
Vili,  nel  1599,  fu  ornato  colla  por- 
pora, secondo  la  predizione  di  s.  Fi- 
lippo ,  e  per  le  istanze  di  Filippo 
III  re  di  Spagna. 

Ladislao  d' Aquino,  già  Camerie- 
re segreto  di  s.  Pio  V,  creato  Car- 
dinale da  Paolo  V  nel    16 16. 

Guido  Bentivoglio,  Cameriere  se- 
greto di  Clemente  Vili,  e,  nel  162 1, 
Cardinale  di  Paolo  V. 

Marc'  Antonio  Gozzadini ,  Came- 
riere segreto,  e  cugino  di  Gregorio 
XV,  che,  nel  iG-ii,  lo  elevò  alla 
dignità   Cardinalizia. 

Dionisio  Simone  di  Marquemont, 
Cameriere  segreto  di  Urbano  Vili,  e, 
nel   1626,  da  lui  fatto  Cardinale. 

Ernesto  Adalberto  di  Harrac , 
Cameriere  segreto  di  Urbano  Vili, 
che,  nel  1626,  lo  decorò  della  sa- 
cra porpora. 

YOL.   vn. 


<^AM  33 

Girolamo  Vidoni,  Cameriere  se- 
greto di  Clemente  Vili,  Cardinale 
di  Urbano  Vili  nel   1626. 

Marzio  G inetti.  Cameriere  segre- 
to di  Paolo  V,  e  di  Urbano  Vili, 
che  poi,  nel  1626,  lo  fece  Cardina- 
le. Fu  vicario  di  Roma  sotto  cin- 
que Pontefici. 

Fausto  Poli,  Cameriere  segreto  di 
Urbano  Vili,  che,  nel  i643,  lo  e- 
saltò  al  Cardinalato. 

Antonio  Giori,  Cameriere  segreto 
e  coppiere  di  Urbano  Vili,  e  suo 
Cardinale  nel   i643. 

Ottavio  A  equa  vi  va  d'  Aragona , 
Cameriere  segreto  di  Urbano  Vili, 
fatto  Cardinale,  nel  i654,  da  In- 
nocenzo X. 

Celio  Piccolomini,  intimo  amico 
e  Cameriere  segreto  di  Alessandro 
Vili,  che,  nel  1664,  il  fece  Cardi- 
nale. 

Girolamo  Casanata,  Cameriere  se- 
greto d' Innocenzo  X,  fatto  Cardi- 
nale, nel    1673,  da  Clemente  X, 

Francesco  Bonvisi,  Cameriere  se- 
greto di  Alessandro  VII,  e  Cardina- 
le d'Innocenzo  XI,  nel   1681. 

Giuseppe  Vallemani ,  Cameriere 
segreto  e  coppiere  di  Clemente  X, 
promosso  alla  porpora,  nel  1706, 
da  Clemente  XI. 

Annibale  Albani ,  Cameriere  se- 
greto, e  nipote  di  Clemente  XI, 
fatto  da  lui  Cardinale  nel   1 7 1 1 . 

Pier  Luigi  Caraffa,  parente  e  Ca- 
meriere segreto  d' Innocenzo  XII, 
ebbe  la  porpora  da  Benedetto  XIII, 
nel   1728. 

Bartolomeo  Massei ,  coppiere  e 
conclavista  del  Cardinal  Albani,  che 
divenuto  Clemente  XI,  lo  fece  suo 
Cameriere  e  coppiere.  Nel  1730, 
Clemente   XII  lo  creò  Cardinale. 

Domenico  Riviera,  Cameriere  se- 
greto di    Clemente  XI,  e  Cardinale, 
nel   1732^  di  Clemente  XII. 
3 


34  CAM 

Giuseppe  Spinelli,  Cameriere  se- 
greto ed  ablegato  a  Vienna  colla 
berretta  Cardinalizia  nel  lySS,  da 
Clemente  XII  in  llUlo  Cardinale. 

Domenico  Passionei ,  Cameriere 
segreto  di  Clemente  XI,  e,  nel  1788, 
Cardinale  di  Clemente  XII. 

Silvio  Valenti,  Cameriere  segreto 
di  Clemente  XI,  e  suo  ablegato  a 
Vienna  con  una  berretta  Cardinali- 
zia, ricevette  questa  da  Clemente 
XII  nel    1738. 

Gianfrancesco  Stoppani,  Camerie- 
re segreto  d' Innocenzo  XIII,  e  Car- 
dinale di  Benedetto  XIV,  nel   1753. 

Giuseppe  Livizzapi,  Cameriere  se- 
greto di  Clemente  XII,  elevato  alla 
porpora ,  nel  1753,  da  Benedetto 
XIV. 

Finalmente,  per  non  dire  di  altri, 
Gianfrancesco  Galleffi,  Cameriere  se- 
greto di  Pio  VI,  nel  i8o3  fu  da 
Pio  VII  annoverato  al  sacro  Colle- 
gio, di  cui  di  verme  sotto-decano. 

II.     Camerieri    segreti 
soprannumerarii. 

* 
Non  si  conosce  la  loro  istituzione. 

Questa  per  altro  è  molto  antica, 
giacché  i  Pontefici  diedero  questo 
titolo  ad  illustri  e  nobili  ecclesiasti- 
ci per  rimunerarne  il  merito,  per 
accrescere  il  numero  della  famiglia 
Pontiflcia  a  decoro  delle  sacre  fun- 
zioni ,  per  ornare  alcun  soggetto, 
che  spedirono  in  ablcgazioni,  o  per 
qualche  aliare,  per  premiare  persone 
distinte  per  qualità  e  natali,  gli  in- 
ternmizii  Pontifìcii,  qualche  sostituto, 
o  segretario  delle  congregazioni,  o  se- 
greterie di  Roma,  il  sostituto  de' bre- 
vi Pontifìcii,  canonici,  uditori  delle 
nunziature  ed  altri.  Diversi  Camerieri 
segreti  soprannumerarii  furono  quin- 
di promossi  a  Camerieri  segreti  par- 
tecipanti, altri  a  cariche  ragguarde- 


CAM 

voli,  ed  altri,  come  diremo,  merila- 
jono  la  dignità  del  Cardinalato  di 
s.  Romana  Chiesa.  Il  loro  numero 
fu  maggiore,  o  minore  a  benepla- 
cito de'  Pontefici.  Nel  Pontificato  di 
Urbano  Vili,  colla  qualifica  di  Ca- 
merieri extra  ordinenij  furono  chia- 
mati due  individui  ,  e  venticinque 
con  quella  di  Camerieri  di  onore  , 
con  parte  di  pane  e  vino.  Nove 
erano  quelli  di  Alessandro  VII  ; 
ed  undici  quelli  di  Clemente  X, 
sei  de' quali  fuori  di  Roma,  e  per- 
ciò senza  la  parte  di  pane  e  Vino. 
Innocenzo  XI  n'  ebbe  sei  ;  Innocen- 
zo XII,  soli  due  con  venti  scudi  o- 
gnuno ,  oltre  la  detta  parte  di  pa- 
lazzo ;  Clemente  XI,  uno  collo  stes- 
so onorario  ,  e  nove  senza.  Nel 
Pontificato  del  successore  Innocenzo 
XIII,  del  1721,  erano  dodici,  in 
quello  di  Benedetto  XIV  del  1740 
sedici,  e  talvolta  venti;  così  più  o 
meno  ne'successivi  Pontefici,  giacché 
Clemente  XIII  n'  ebbe  trentatre  sen- 
za paga ,  e  senza  parte  palatina  ; 
Pio  VI  tredici  con  pane  e  vino,  e 
dieci  senza;  ma  d'indi  in  poi  tutti 
vennero  nominati  senza  compenso 
alcuno,  e  con  vario  numero.  Ora 
sono  circa  sessanta,  venendo  pubbli- 
cali ogni  anno  come  i  Camerieri  se- 
greti partecipanti ,  e  come  tutte  le 
altre  classi  de'  Camerieri  Pontifìcii, 
dalle  Notìzie  di  Roma,  nelle  quali 
i  Camerieri  segreti  soprannumerarii 
furono  posti  nel  1741-  Nei  Diarii  di 
Roma  inoltre  si  pubblica  quando 
il  Pontefice,  con  biglietto  di  monsi- 
gnor maggiordomo  prefetto  de'  sacn 
palazzi  apostolici,  ha  dichiarato  Ca- 
meriere d' una  delle  sette  cUissi  un 
individuo  assente,  o  presente  in 
Roma. 

Questi  Camerieri  soprannumerarii 
cessano  di  esserlo  colla  morte  del 
Papa,     come  avviene  a  tutti  gli  al- 


CAM 

ti'i  Camerieri,  meno  le  eccezioni,  che 
si  diranno  ai  titoli  Camerieri  segre- 
ti  di  spada  e  cappa,  e  ai  Came- 
rieri di  onore  di  spada  e  cappa. 
Adunque  ai  Camerieri  segreti  sopran- 
numerari i  ,  finche  godono  questa 
qualifica,  si  compete  il  titolo  di  mon- 
signore ,  l'abito  paonazzo  di  man- 
telione,  e  la  cappa  rossa  con  ar mei- 
lini  neir  inverno  ,  ambedue  eguali 
al  vestiario  dei  Camerieri  segreti 
partecipanti.  Fuori  di  Roma  hanno 
il  privilegio  di  far  uso  dell'abito  di 
mantellone,  e  con  questo,  e  senza 
questo  usano  le  calze  di  seta  pao- 
nazza, e  il  fiocco  di  semplice  fettuc- 
cia di  seta  paonazza  sul  cappello. 

I  Camerieri  segreti  soprannume- 
rarii,  vestiti  di  pao^iazzo,  per  turno 
hanno  l'onore  di  stAre  uno  per  set- 
timana, nelle  ore  delle  udienze,  che 
dà  il  Pontefice,  nella  prima  antica- 
mera segreta  col  maestro  di  came- 
ra. Tanto  essi,  che  quei  di  onore, 
quando  sono  di  servizio,  sono  presi 
e  condotti  a  casa  dal  frullone  pa- 
latino. Col  mantellone  pure  vestono 
allorquando  il  Papa  nelle  processio- 
ni con  torcia  segue  il  ss.  Sacramento, 
nella  qual  circostanza  sostengono  le 
aste  del  baldacchino  (  antico  uffizio  dei 
mappularii),  e  quando  il  Papa  colla 
medesima  ss.  Eucaristia  dà  in  qual- 
che Chiesa  la  benedizione ,  questi 
Camerieri  in  numero  di  dodici  por- 
tano le  torcie  accese.  Collo  stcvsso 
mantellone  nei  venerdì  di  marzo,  e 
nel  venerdì  santo  fanno  corteggio  al 
Papa,  quando  col  sacro  Collegio  vi- 
sita la  basilica  vaticana  e  venera  le 
reliquie  maggiori.  Quello  di  settima- 
na talvolta,  se  in  quella  mattina 
evvi  udienza ,  interviene  alle  ese- 
quie, che  nella  delta  basilica  si  ce- 
lebrano dai  Cardinali  ai  Pontefici, 
che  li  hanno  creati,  qualora  si  re- 
chi il  Pontefice  ad  assistervi. 


CAM  35 

Colle   vesti   e    cappe    rosse  i  Ca- 
merieri   segreti    soprannumerarii    si 
recano    a    tutte  le  cappelle    Papali, 
Pontificali ,    processioni    del   Corpus 
Domini j  della  canonizzazione,  aper- 
tura,   e   chiusura  delle  porte  sante. 
Nelle    processioni    seguono  i  Came- 
rieri  d'  onore   d'  abito    paonazzo  ,  e 
dopo  di  loro,  come  si  disse,    proce- 
dono    i    Camerieri    segreti    parteci- 
panti,   luogo    che    pure    era    loro 
stabilito    nelle  cavalcate    de'  possessi 
(dei  quali  sino  dal    i590,  in  quello 
di  Gregorio  XIV,  ne  riporta  il  Can- 
cellieri   le    testimonianze),    e    nella 
cappella  della  Ss.  Annunziata,  e  nel- 
le altre  in  cui  avea  luogo  la  cavalcata. 
Nelle    cappelle   siedono    fra    i   detti 
Camerieri    d' onore  ,    e    segreti  par- 
tecipanti,  e  ne' Pontificali   praticano 
altrettanto.   Suppliscono  pei  parteci- 
panti   in  sostenere    i    flabelli  ai  lati 
della    sedia     gestatoria,     quando    in 
questa  ascende  il  Pontefice  in  alcune 
cappelle,  processioni,  Pontificali,  be- 
nedizioni solenni  ec, ,  e  collo  stesso 
ordine  si  recano  al  trono  a  ricevere 
dalle  mani  del  Papa   le  candele ,  le 
ceneri,  le  palme,    e  gh  Agnus  Dei 
benedetti,  come  godono  la  distribu- 
zione delle  medaglie  d'argento  (s' in- 
tende   i    presenti  in  Roma),  che  si 
dispensano  in  occasione  del  possesso 
che    piglia   il  Papa    alla    basilica  di 
s.   Giovanni ,    e    nell'  annuale    ricor- 
renza della    festa    de'  principi    degli 
apostoli.  Quando  poi  è  esposto  nella 
cappella     del     palazzo     aposlolico    il 
Ss.   Sacramento,   o  in  forma  di  qua- 
ranta ore,  o  di  sepolcro,  per  turno 
debbono  fare  in  essa  un'ora  di  ora- 
zione colle  medesime  vesti  rosse. 

Serve  questa  quahfica  di  Camerie- 
re segreto  soprannumerario  non  solo 
di  onorificenza  e  distinzione,  che  com- 
parte loro  il  Pontefice  ,  coli'  am- 
metterli fra  i  suoi  famigliari ,  i  privi- 


3è  CAM 

legi  de'  quali  anticamente  godevano, 
ma  anco  di  preliminare  alla  carriera 
prelatizia.  Infatti  innumerabili  furono 
quelli,  che  per  la  loro  condotta  e 
per  l'amore  allo  studio,  ascesero  ai 
più  alti  gradi  della  gerarchia  eccle- 
siastica, non  che  al  Cardinalato  e 
al  Pontificato.  Fra  quelli  decorati 
della  sacra  porpora,  ci  limiteremo 
a  registrare  i  seguenti,  giacché  la 
loro  biografia  e  gli  uffici,  che  eser- 
citarono, vengono  riportati  agli  arti- 
coli relativi. 

Guglielmo  d'Agrifoglio,  detto  // 
Seniore^  da  monaco  di  Giugni,  dal 
suo  parente  Clemente  VI  fu  fatto 
Cameriere  d'onore,  e  poi,  nell'anno 
1 35o,  in  Avignone  venne  creato  Car- 
dinale. 

Bernardino  Carvaial ,  Cameriere 
d'onore  di  Sisto  IV,  fu  da  Alessan- 
dro VI,  nel  1493»  decorato  della 
porpora. 

Jacopo  Savelli,  Cameriere  d'onore 
di  Paolo  III,  mentre  studiava  in 
Padova,  dallo  stesso  Pontefice,  nel 
1539,  fu  annoverato  al  sacro  Col- 
legio. 

Pietro  Pacecco,  Cameriere  d'onore 
di  Adriano  VI,  fu  fatto  Cardinale 
da  Paolo  III,  nel   i545. 

Federico  Borromei,  Cameriere  di 
onore  di  Sisto  V,  fu  poi  da  lui  pro- 
mosso al  Cardinalato,  nel  iSSy, 
mentre  aveva  ventitre  anni. 

Scipione  Gonzaga ,  Cameriere  di 
onore  di  Pio  IV,  nell'anno  1^87, 
da  Sisto  V  venne  elevato  alla  por- 
pora. 

Matteo  Prioli,  da  Cameriere  di 
onore  di  Paolo  V,  fu  da  questo, 
nel    16 16,  creato  Cardinale. 

Ascanio  Filomarino,  Cameriere 
d'onore  di  Urbano  Vili,  che  po- 
scia, nel  1 64 1 ,  lo  fregiò  colla  dignità 
Cardinalizia. 

Gian    Jacopo    Prioli,    Cameriere 


CAM 
d' onore  di  Urbano  Vili,  e  da  questo 
esaltato  alla  sacra  porpora  nel  i643. 

Tiberio  Cenci ,  Cameriere  d'onore 
di  Clemente  Vili,  fatto  Cardinale 
da  Innocenzo  X,  nel   i64'^- 

Volunnio  Bandinelli ,  Cameriere 
d' onore  ed  intimo  amico  di  Alessan- 
dro VII,  che,  nel  1657,  lo  fece 
Cardinale. 

Girolamo  Farnese,  Cameriere  di 
onore  di  Paolo  V,  promosso  alla 
porpora,  nel  i658,  da  Alessandro 
VII. 

Tommaso  Filippo  d'Alsazia,  fatto 
da  Clemente  XI,  mentre  stava  nel 
collegio  Germanico,  Cameriere  di 
onore,  e  poi,  nell'anno  17  19,  Car- 
dinale. 

Michelangelo  Conti ,  Cameriere 
d'onore  di  Alessandro  Vili,  fatto, 
nel  1706^  Cardinale  da  Clemente 
XI,  e  quindi  suo  successore,  col 
nome  d' Innocenzo  XII l. 

Molti  altri  negU  ultimi  tempi 
incominciarono  la  carriera,,  che  li 
portò  al  Cardinalato,  con  essere  di- 
chiarati da' Papi  Camerieri  d'onore, 
o  soprannumerarii.  Diversi  porpora- 
ti viventi  andarono  fregiati  di  tal 
qualifica ,  ed  a  cagione  di  lode,  no- 
mineremo il  Cardinal  Bartolomeo 
Pacca,  decano  del  sacro  Collegio, 
che  fu  Cameriere  segreto  soprannu- 
merario di  Pio  VI,  come  lo  era 
stato  r  altro  Cardinal  decano  del 
sacro  Collegio,  Giulio  Maria  della 
Somaglia. 

III.   Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa. 

Hanno  sempre  questo  titolo  il 
maestro  del  sacro  ospizio,  il  foriere 
maggiore,  il  cavallerizzo  maggiore, 
e  il  sopraintendente  generale  delle 
poste,  tutti  secolari,  eguali  nel  gia- 
do  ai  Camerieri  segreti  partecipanti; 


I 


CAM 

ma  diverso  essendo  il  loro  uffizio, 
le  attribuzioni  e  il  vestiario,  come 
si  legge  ai  loro  articoli,  qui  si  da- 
ranno soltanto  alcune  generali  indi- 
cazioni per  ciò,  che  li  riguarda. 
L*  origine  de'  Camerieri  segreti  del 
Papa  secolari  è  assai  antica,  e  dai 
ruoli  della  famiglia  di  Paolo  IV, 
del  i555,  che  sono  i  più  antichi 
dell'archivio  del  palazzo  apostolico, 
si  rileva,  ch'erano  già  diversi  nel 
numero,  ed  aveano  tutto  vitto,  cioè 
le  parti  di  pane,  vino,  servi,  ca- 
valli ed  altro  ,  come  si  riporte- 
rà all'  articolo  Famiglia  Pontificia. 
Talvolta  i  Pontefici  senza  speciale 
qualifica  ve  ne  aggiunsero  alcun 
altro,  e  Pio  VI  nel  suo  breve,  Pro 
nonnullis  suis  faniiliar,ihiis ,  emanato 
a'2  I  giugno  1775,  concesse  a'suoi  in- 
timi famigliari  e  cubicularii,  i  privilegi 
suindicati  al  titolo  I  de'  Camerieri 
segreti  partecipanti.  Quindi,  oltre  il 
comprendere  in  detti  privilegi  il 
maestro  del  sacro  ospizio,  il  fo- 
riere maggiore ,  e  il  cavallerizzo 
maggiore,  vi  nomina  suoi  Camerieri 
segreti  di  spada  e  cappa,  i  nobili 
Gio.  Battista  Cenci ,  e  il  marchese 
Ferdinando  Raggi,  non  che  il  mar- 
chese Camillo  Massimo,  generale  del- 
le poste  Pontificie,  ch'era  il  primo 
de'  camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa  soprannumerarii,  come  si  ve- 
de anche  nelle  Notizie  di  Roma  per 
Vanno  l'j'j^  a  pag.  "òli  e  323.  Ed 
il  numero  104^  del  Diario  di  Roma 
del  1784,  descrive  le  esequie  cele- 
brate nella  chiesa  di  s.  Francesco  a 
Ripa  al  detto  marchese  R.aggi,  Ca- 
meriere segreto  di  spada  e  cappa 
di  Pio  VI,  camerlengo  del  tribu- 
nale dell'agricoltura,  nelle  quali  can- 
tò  la  messa  monsignor  Stay  Came- 
riere segreto,  e  segretario  de'  brevi 
a' principi,  assistito  dai  ministri  e 
cantori     della     cappella    Pontificia, 


CAM  37 

coir  intervento  di  tutta  la  camera 
segreta  ecclesiastica  e  secolare.  Si 
sono  qui  riportate  tali  notizie,  per 
dimostrare  eziandio,  che  ai  Came- 
lieri  secolari  di  tal  ceto,  anche  sen- 
za carica,  per  distinzione  si  celebra- 
no i  funerali  coli'  assistenza  della 
famiglia  nobile  Pontificia.  I  coadiu- 
tori del  foriere,  e  cavallerizzo  mag- 
giore ,  quando  vi  sono ,  si  com- 
prendono fra  questi  Camerieri  se- 
greti, e  talvolta  ve  ne  furono,  oltre 
i  mentovati,  altri  quattro,  o  cinque. 
Se  poi  il  nipote  del  Papa  regnante 
è  secolare,  nella  categoria  de' Came- 
rieri di  questa  classe ,  prende  la 
precedenza  al  maestro  del  s.  ospi- 
zio ,  come  avvenne  pel  nipote  di 
Clemente  XIII. 

11  maestro  del  sacro  ospizio  (ma- 
gisler  sacri  hospitii  ) ,  rispettabile 
carica  che  viene  esercitata  a  vita , 
è  un  uffizio  laicale  molto  antico  , 
e  dopo  che  Clemente  V  stabilì  ,  nel- 
r  anno  1 3o5  ,  la  Pontificia  residenza 
in  Avignone,  si  accrebbe  di  insigni 
prerogative.  Le  principali  tra  queste 
consistevano  ,  come  meglio  si  dirà 
al  suo  articolo,  nel  supplire  in  molte 
cose  il  camerlengo  di  s.  Chiesa,  nell'  a- 
bitare  il  palazzo  apostolico,  e  nel  so- 
praintendere  ad  esso,  alla  mensa  del 
Papa  ed  alla  sua  famiglia.  Allorquan- 
do le  sovrane  dimoranti  in  Roma  per 
visitarla,  o  per  residenza,  si  recavano 
all'udienza  del  Papa,  appena  smonta- 
vano dalla  carrozza  ,  venivano  servite 
di  braccio  dal  maestro  del  s.  ospizio 
sino  all'  anticamera  segreta,  facendo 
altrettanto  nella  partenza  loro.  Cle- 
mente XI  battezzò  in  s.  Pietro  al- 
cuni ebrei,  una  donna  de'  quali  fu 
tenuta  al  sacro  fonte  dalla  regina 
di  Polonia.  Questa  dalla  camera  di 
udienza  si  recò  col  Papa  nella  basilica, 
e  il  maestro  del  sagro  ospizio  la  servì 
di  braccio.  In  una  parola  esercitava  il 


38  CAM 

maestro  la  maggior  parte  delle  attri- 
buzioni, che  poi  furono  date  al  mag- 
giordomo, non  restandogli  ora  che 
il  lustro  della  dignità ,  l' essere  il 
primo  fra  i  Camerieri  segreti  seco- 
lari, un  ahito  distinto  nero,  cioè  un 
nobile  rubbone  corto  con  bragiuole 
di  merletto,  con  ispada  al  fianco, 
colla  quale  interviene  alle  cappelle, 
ai  concistori  pubblici  ec.  j\e'  Ponti- 
llcaU  poi,  nelle  solenni  processioni 
ec,  indossa  l'abito  di  città,  ossia  di 
Cameriere  segreto  nero,  col  man- 
tello guarnito  di  merletto  di  egual 
colore.  JVelle  cappelle  ordinarie  sta 
a  sedere,  sino  all'  arrivo  del  Papa,  da 
un  lato,  accanto  la  cjuadratura,  ed  in 
piedi  sinché  dura  la  funzione,  dentro 
il  quadrato,  ove  siede  il  sacro  Colle- 
gio, a  destra  dell'ingresso,  come  cu- 
stode de'  sacri  sacelli.  Gode  altresì 
la  precedenza  sugli  uditori  di  rota, 
tanto  nelle  processioni,  che  in  al- 
tre cose,  come  nel  ricevere  la  pace 
nella  messa.  In  processione  precede 
la  croce,  e  quando  riceve  al  trono 
la  comunione  dal  Papa  per  Natale, 
e  per  Pasqua,  va  dopo  la  magistra- 
tura romana. 

Il  foriere  maggiore,  forerius  ma- 
ìor,  è  il  secondo  (Cameriere  segreto 
laico,  ed  è  il  primo  uffiziale  palati- 
no dopo  il  prelato  maggiordomo, 
per  cui  nelle  vacanze  di  quell'uffi- 
zio, o  in  assenza  di  lui,  ne  supplisce 
le  veci.  Essendo  il  suo  impiego  a 
vita,  presta  formale  giuramento  quan- 
do viene  nominato  dal  Pontefice  a 
sì  rispettabile  ed  antico  incarico, 
come  rilevasi  dall'  articolo,  che  gli 
appartiene.  Le  sue  principali  incom- 
benze, con  dipendenza  dal  maggior- 
domo, sono  di  far  parte  della  con- 
gregazione amministrativa  palatina , 
di  aver  cura  di  tutte  le  fabbriche  e 
dei  giardini  appartenenti  ai  palazzi 
apostolici,  delle  suppellettili,    masse- 


CAM 
rizie,  e  mobili  di  essi,  e  di  presie- 
dere agli  artisti  ec.  Viene  rappre- 
sentato da  un  sotto  foriere  della 
classe  de'  bussolanti,  e  da  un  fiorie- 
re, che  veste  l'abito  di  città  con  un 
ferraiuolone,  il  tutto  nero.  Nei  viag- 
gi, e  nelle  villeggiature  spetta  al  fo- 
riere maggiore  il  preparare  e  distri- 
buire gli  alloggi,  tanto  pel  Papa, 
che  per  la  corte ,  in  tutti  i  luoghi 
di  fermata,  o  di  residenza.  Tutte  le 
volte,  che  il  Papa  sorte  dal  palazzo 
con  servizio  di  città,  sebbene  chia- 
masi di  campagna,  o  col  nobile  detto 
semi-pubblico,  insieme  al  cavallerizzo 
maggiore ,  precede  egli  in  frullone 
palatino  il  treno  ;  ed  anticamente  il 
foriere  maggiore  prendeva  luogo 
nella  seconda  muta  col  sagrista,  e 
i  due  Camerieri  segreti  partecipan- 
ti; e  il  cavallerizzo  maggiore  prece- 
deva il  Papa  a  cavallo.  In  tutte  le 
volte,  che  s'invita  l'anticamera  se- 
greta per  ricevimento  di  sovrani, 
lettura  di  decreti  di  riti,  imposizio- 
ni di  berrette  Cardinalizie,  che  si 
fanno  dal  Papa  a' novelli  Cardinali, 
concistori  pubblici  e  segreti ,  cappel- 
le, PontifìcaH,  processioni  ec,  il  fo- 
riere maggiore  col  cavallerizzo  ac- 
compagna il  Papa;  e  quando  va  que- 
sti in  sedia  gestatoria ,  egli  ne  re- 
gola la  portata.  L'abito  ordinario  di 
ambedue  è  tutto  nero ,  cioè  calze  di 
seta,  calzoni  e  gonnella,  abito,  cor- 
petto, bragiuole  e  manichetti  di  mer- 
letto, spada  al  fianco  con  impugna- 
tura di  acciaio ,  e  mantello  di  seta, 
sul  quale  nelle  solennità  vi  sono 
merletti  neri ,  per  distinguerli  dai 
Camerieri  segreti  soprannumerarii 
di  spada  e  cappa,  essendo  nel  resto 
l'abito  eguale.  Ne' viaggi ,  e  nelle 
villeggiature,  nelle  visite  de' novelh 
Cardinali,  in  occasione  che  il  Pon- 
tefice dà  solenne  convito ,  tanto  il 
foriere  maggiore,  che  il  cavallerizzo 


CAM 

usano  una  nobile  montura  di  pan- 
no rosso  ricamata  d'oro,  con  bava- 
ro ,  e  mostre  alle  mani  di  velluto 
nero,  cappello  piumato  con  granoni 
d'oro,  sotto  abito  bianco,  scarpe  con 
fìbbie  quando  non  portano  i  panta- 
loni, e  spada  civile  con  elsa  dorata;  la 
qual  montura  è  di  due  specie,  cioè 
una  più  ricca  dell' altra ,  e  fu  con- 
cessa dal  Pontefice  Pio  VI.  Per 
ciò  ,  che  riguarda  il  resto  ,  e  le 
altre  sue  prerogative,  K.  Foriere 
Maggiore. 

Il  cavallerizzo  maggiore,  praefectus 
stabuli y  è  il  terzo  Cameriere  segre- 
to laico,  esercitante  l'antico  uffizio  di 
sopraintendere  alle  scuderie  Pontifi- 
cie ,  e  sue  appartenenze ,  di  concer- 
to e  colla  dipendenza  del  prelato 
maggiordomo,  avendo  anch'egli  par- 
te nella  congiegazione  amministrati- 
va palatina  ;  ma  il  suo  impiego  du- 
ra finche  vive  il  Pontefice,  che  lo 
ha  nominato ,  sebbene  il  successore 
soglia  quasi  sempre  confermarlo. 
Nell'ordine  romano  nono,  fatto  nel 
590,  a  carte  novantatie  si  nomina 
Prior  stahuliy  locchè  dimostra  quan- 
to antica  sia  tal  carica ,  che  nelle 
corti  secolari  equivale  al  grande  scu- 
diere. Egli  interviene  in  corte,  nei 
treni ,  e  nelle  funzioni ,  come  si  è 
detto  parlando  del  foriere  maggiore, 
spettando  a  lui  l'aprire,  e  il  chiu- 
dere lo  sportello  della  carrozza  ove 
ascende  il  Papa,  tanto  ne' vi  aggi  che 
per  città,  ne  deve  cedere  che  a'  so» 
vrani  e  sovrane ,  che  talvolta  lo  fe- 
cero, ai  Cardinali,  e  agli  ambascia- 
tori. Il  cavallerizzo  ha  tanto  1'  abito 
nero  che  la  montura  eguale  a  quelle 
descritte  del  foriere  maggiore.  Pel 
resto  J^.  Cavallerizzo  Maggiore. 

Il  sopraintendente  generale  del- 
le poste  Pontificie  è  il  quarto  Ca- 
meriere segreto  di  spada  e  cappa. 
I Essendo  il  suo  posto  a   vita  y    gode 


CAM  39 

sempre  tal  grado  di  cubiculario  lai- 
cale. Egli  può  usare  il  predetto  ve- 
stiario nero  di  corte,  eh'  è  eguale  a 
quello  de'  principi  romani,  appellato 
di  città.  Non  interviene  alle  cerimo- 
nie palatine  ne  alle  cappelle  ;  ma 
con  uniforme  di  panno  verde,  scuro 
ricamato  d' oro,  con  ispada  al  fian- 
co, e  con  cappello  decorato  di  gra- 
noni d'  oro ,  precede  il  Papa  quan- 
do parte  da  Roma ,  per  disporre  i 
cavalli  e  i  postiglioni  ad  esser  pron- 
ti, e  vegliare  che  il  viaggio  proceda 
senza  interruzione.  In  mancanza  del 
cavallerizzo  maggiore ,  trovandosi 
pronto ,  apre  e  chiude  lo  sportello 
della  carrozza  del  Papa;  e  quando 
il  Pontefice  ammette  nei  viaggi  gli 
intimi  Camerieri  segreti,  e  famiglia- 
ri alla  sua  mensa,  vi  comprende  il 
sopraintendente  generale  delle  poste. 
V.   Poste  Pontificie. 

Il  Bonanni  nella  sua  Gerarchia 
£'cc/e5/tì!5/ictì5,  stampata  in  Roma  nel 
1720  a  p.  479?  dice  quanto  segue: 
Nel  numero  de'  cubicularii  sono 
alcuni ,  che  si  dicono  Camerieri 
segreti ,  ovvero  di  onore  di  spa- 
da e  cappa,  poiché  non  usano 
veste  talare,  ma  essendo  laici  ve- 
stono di  nero  e  abito  coito.  Il 
numero  di  questi  è  secondo  l'ar- 
bitrio del  Papa;  altri  ve  ne  sono, 
i  quali  assistono  coli'  abito  mede- 
simo, detti  cavalieri  di  guardia  , 
e  comunemente  lancie  spezzate. 
Negli  anni  addietro  non  erano 
scelti  da  famiglie  nobili ,  ma  In- 
nocenzo XII,  nell'anno  1692,  ono- 
rò con  questa  carica  alcuni  ca- 
valieri di  Malta,  assegnando  loro 
per  r  assistenza ,  V  anticamera  dei 
Camerieri  d'onore,  e  sono  dodici 
di  numero.  Quattro  di  loro  assi- 
stono all'  anticamera  ,  vestono  di 
nero  con  ispada  e  mantello,  come 
si    rappresenta    nella    figura     ag- 


40 


CAM 


»>  giunta  cento  e  trentasette,  e  ca- 
»*  vulcano  servendo  il  Papa,  quando 
»  esce  per  Roma,  assistono  in  cap- 
>*  pella  dietro  ai  banchi  de'  Car- 
«  dinaii ,  ma  nelle  solenni  cavalca- 
»»  te,  siccome  nelle  cappelle  solenni 
»  si  vestono  di  armatura  :  portano 
»»  però  il  ciippello  ornato  di  penne, 
«  e  in  mano  un  bastone  con  spada 
»  al  fianco ,  nel  modo  che  si  vede 
>y  nell'immagine  d'uno  di  essi  al 
M  numero  di  cento  e  trentotto". 

La  citata  figura  cento  e  trenta- 
sette rappresenta  un  cavaliere  vesti- 
to coir  abito  nero  suddescritto  par- 
landosi del  foriere  maggiore,  colla 
croce  di  Malta,  o  Gerosolimitana 
sul  petto:  l'altra  figura  cento  e  tren- 
totto è  vestita  di  elegante  corazza 
di  acciaio,  con  bragiuolc  di  merlet- 
to e  fascia,  ed  il  resto  come  descri- 
ve il  medesimo  Bonanni. 

Si  è  voluto  riportare  per  esteso 
questa  testimonianza,  affine  di  ren- 
dere ragione  perché  il  capitano  co- 
mandante,  il  capitano,  il  capitano 
coadiutore,  il  tenente,  e  sotto-tenente, 
e  i  sette  esenti  delle  guardie  nobili,  fra' 
quali  ewi  l'aiutante  maggiore,  sieno 
considerati  come  Camerieri  segreti  lai- 
ci, addetti  al  servigio  di  tutti  i  Papi  ; 
ed  anche  perchè  si  conosca  meglio  il 
motivo  per  cui  i  cavalieri  di  Mal- 
ta, o  Gerosolimitani  slieno  attual- 
mente in  anticamera  segreta,  come 
altrettanti  Camerieri  segreti  secolari, 
sebbene  lo  diremo  più  di  (Fusamente 
in  appresso. 

Prima  di  continuare  quanto  ri- 
guarda i  detti  uffiziali  delle  guai^die 
nobili,  è  indispensabile  il  rammenta- 
re, che,  nel  i555,  si  formò  una 
compagnia  di  cento  venti  giovani 
cavalieri  romani,  i  quali  senza  sti- 
pendio dovessero  dieci  per  giorno, 
a  vicenda  ogni  ora  servire  di  guar- 
dia   del    corpo    al    Pontefice    Paolo 


CAM 

IV,  onde  chiamaronsi  cavalieri  fe- 
dtlij  o  della  Colomba.  Poco  a  po- 
co si  diminuirono,  e  restarono  a  so- 
li dodici,  ma  con  paga  e  di  diver- 
se nazioni.  Sotto  Clemente  Vili,  che 
fu  eletto  nel  1592,  erano  capitani 
riformati ,  fino  a  che  fu  dato  loro 
il  titolo  di  lancie  spezzate ,  le  quali 
essendo  credute  superflue  da  Bene- 
detto Xlir,  appena  creato  nel  1724, 
furono  da  lui  tolte.  Ma  essendosi  poi 
nelle  ultime  vicende  ristabilite  colla 
distruzione  dell'  altra  guardia  de'  ca- 
valleggieri  (  la  cui  istituzione  rimon- 
ta avanti  il  Pontificato  di  s.  Pio 
V)  nel  1801  Papa  Pio  VII,  formò 
r  attuale  corpo  delle  guardie  nobili, 
ed  in  esso  ammise  col  grado  di  e- 
senti  dodici  lancie  spezzate,  che  allo- 
ra restarono  per  sempre  abolite. 

Adunque  tutti  i  menzionati  uffi- 
ziali  si  recano  nell'  anticamera  se- 
greta, ed  accompagnano  il  Papa  nel- 
le principali  cappelle,  funzioni.  Pon- 
tificali^ concistori  pubblici  ec,  e  nel- 
le cappelle,  nelle  quali  ha  luogo  la 
sedia  gestatoria,  la  circondano,  schie- 
randosi innanzi  l'altare  Papale,  quan- 
do i  forestieri  recansi  al  soglio  Pon- 
tificio a  ricevere  le  candele,  le  ce- 
neri, le  palme,  e  gli  Agnus  Dai  be- 
nedetti ;  mentre  le  guardie  col  lo- 
ro cadetto  custodiscono  gì'  ingressi 
della  cappella  oltre  la  guardia  sviz- 
zera. E  a  sapersi  che  anticamente 
quando  il  maestro  di  camera  intro- 
duceva dal  Papa  una  decina  di  ca- 
valieri al  bacio  del  piede,  presso  a 
poco  costuma  vasi  ciò,  che  si  fa  in 
cappella  da'  detti  ufììziali  nelle  men- 
tovate funzioni,  cioè  s'introducevano 
in  tal  tempo  gli  ufFiziali  de'  caval- 
leggieri ,  e  gli  svizzeri  di  settimana 
nella  camera  del  Pontefice,  per  de- 
coro, e  maggior  sicurezza  di  lui.  Nei' 
tieni  nobili,  o  semipubblici,  il  tenente 
ed  il  sotto-tenente  cavalcano  coll'eòeu- 


CAM 

te  di  settimana  ai  lati  della  carrozza 
del  Papa  ;  ma  nelle  altre  sortite,  vi 
vanno  solo  gli  esenti.  Lo  stesso  sistema 
e  tenuto  nei  viaggi,  e  nelle  villeggia- 
ture, in  cui  in  mancanza  del  caval- 
lerizzo maggiore,  o  del  sopraintenden- 
te  generale  delle  poste,  chiudono  ed 
aprono  lo  sportello  della  Pontifìcia 
carrozza.  Quando  però  ne'  viaggi  il 
Papa  ammette  alla  sua  mensa  i  primi 
cubicularii,  vi  comprende  l'esente.  Nel 
tempo  delle  udienze,  che  dà  il  Ponte- 
fice, gli  esenti  per  turno  di  settimana 
stanno  nell'anlicamera  segreta  coi  Ca- 
merieri segreti,  ed  in  loro  mancan- 
za dovrebbono  supplire  nel  servigio 
dell'anticamera  segreta  ;  onde  per  que- 
sta continuata  intimità  di  servizio  ,  e 
di  guardia  del  corpo  del  sovrano 
Pontefice ,  sì  nel  palazzo  apostolico, 
che  fuori  di  esso,  tutti  i  suddetti  uffi.- 
ziali  delle  guardie  nobili  vengono  ri- 
guardati come  tanti  Camerieri  segreti 
laici,  sebbene  non  vestano  l'abito  nero 
di  Cameriere  segreto  di  spada  e  cap- 
pa come  lo  usavano  i  cavalleggieri, 
ma  solo  r  uniforme  turchina  o  bleu 
giornalmente,  e  rassa  nelle  solennità. 
Intorno  i  loro  gradi  mihtari,  ed  al- 
tro che  li  riguarda,  V.  l' articolo 
Guardia  nobile  Pontificia. 

Evvi  inoltre  il  capitano  della 
guardia  svizzera  Pontificia,  capita- 
nus  Helvetiorum ,  la  quale,  sino  da 
Papa  Sisto  IV  del  i^'ji,  custodisce 
a  tutte  le  ore  il  palazzo  apostolico , 
e  il  Pontifìcio  appartamento  ;  quindi 
è  che  non  solo  il  capitano  di  lei 
viene  considerato  stabile  Cameriere 
segreto  laico,  perchè  il  suo  corpo , 
come  le  guardie  nobili,  in  sede  va- 
cante rimane  a  disposizione  del  sa- 
cro Collegio ,  ed  abita  colla  stessa 
guardia  svizzera  il  medesimo  palaz- 
zo, ma  può  indossarne  l'abito  ne- 
ro di  spada  e  cappa.  Anzi  un  tal  abi- 
to è  quello  appunto  sempre  portato 


CAM  4t 

da  quel  capitano,  il  quale  tutte  le 
volte  che  il  Pontefice  sortiva  col 
servizio  di  città,  detto  però  di  cam- 
pagna ,  nobile  o  semi  -  pubblico , 
prendeva  luogo  col  foriere,  e  col 
cavallerizzo.  Usa  egli  giornalmen- 
te, con  grado  di  colonnello,  la  mon- 
tura propria  del  suo  corpo,  la 
quale  fu  introdotta  nel  Pontificato 
di  Pio  VI,  e  nelle  solennità  veste 
colla  corazza  d' acciaio  rabescata  di 
oro.  Pei  ricevimenti  di  sovrani,  con- 
cistorii,  cappelle,  Pontificali ,  ed  al- 
tre funzioni,  si  reca  nell'anticamera 
segreta,  dove  accompagna  il  Papa 
in  unione  degli  altri  Camerieri  se- 
greti, per  cui,  in  ragione  di  tal  qua- 
lifica, e  di  sì  intimo  servigio,  è  con- 
siderato uno  di  essi  del  ceto  laica- 
le. Altrettanto  fanno  nelle  funzioni 
il  suo  tenente,  e  sotto-tenente,  che, 
come  si  dirà ,  godono  il  rango  di 
Camerieri  di  spada  e  cappa  di  ono- 
re, essendo  tale  il  vestiario,  che  do- 
vrebbe usarsi  dal  tenente,  sotto- tenen- 
te, ed  altri  ulììziali  svizzeri,  ma  coi 
calzoni  corti  terminanti  a  botta,  feiv 
mati  con  rosette,  o  nastri  di  fettuc- 
cia; avvertendo  però  che  per  la  debi- 
ta distinzione  indossano  invece  l'uni- 
forme del  colore ,  e  forma  di  quella 
del  capitano  :  che  se  questi  ha  due 
spalline  d'oro  con  granoni,  altret- 
tanto ha  pure  il  tenente ,  ma  col 
piatto  d'argento.  Il  sotto-tenente  non 
ha  però  che  una  spallina  d'oro.  Questi 
ultimi  due  nell'appartamento  Ponti- 
fìcio stanno  coi  Camerieri  d' onore, 
cioè  nella  seconda  anticamera,  di- 
morando nella  terza  il  cadetto  colle 
guardie  nobili,  e  nella  quarta  dei 
bussolanti,  gli  ufTiziali  svizzeri  di  mi- 
nor grado  de'  nominati.  K.  SvizzEr 
RI  GUARDIA  Pontificia. 

A  rendere  finalmente  ragione  , 
perchè  i  cavalieri  del  sacro  militare 
Ordii^e  gerosolimitano,     vestili  colica 


4:ì  CAM 

uniforme ,  e  decorazione  dell*  Ordi- 
ne, cioè  con  montura  rossa,  con 
mostre  e  calzoni  bianchi,  con  ispada 
al  fianco  ,  assistono  uno  per  volta 
neir  anticamera  segreta  ,  con  turno 
settimanale ,  e  ne'  tempi  in  cui  il 
Pontefice  dà  udienza  pubblica,  fi- 
gurando così  quai  Camerieri  segreti 
secolari,  è  a  sapersi  ciò  che  segue. 
Nel  179B  i  francesi  occupando  l'i- 
sola di  Malia,  obbligarono  l'illustre 
e  benemerito  Ordine  gerosolimita- 
no, che  chiamavasi  anche  di  Malta 
per  la  residenza  che  faceva  in  det- 
ta isola,  ad  abbandonarla,  e  ramin- 
go recarsi  in  varie  città  di  Euro- 
pa,  finche  nel  1826,  Papa  Leo- 
ne XII  l'accolse  nello  stato  del- 
la Chiesa,  ed  il  regnante  Pontefi- 
ce permise'  di  stabilire  la  provvi- 
soria sua  residenza  in  Roma,  ove  e- 
siste  un  gran  priorato,  ed  a  cui  vie- 
ne nominato  un  Cardinale.  Venendo 
però  a  diminuirsi  i  cavalieri  addet- 
ti al  priorato  di  Roma,  e  bramando 
alcuni  nobili  cavalieri  di  emettere 
in  esso  i  voti  dell'  istituto,  e  la  for- 
male professione  secondo  gli  statuti 
conventuali  dell'  Ordine  ,  non  pote- 
vano farsi  recezioni ,  e  ricevere  ca- 
valieri di  giustizia  pel  noviziato,  sen- 
za che  prima  non  si  fossero  eserci- 
tati in  quattro  caravane ,  e  senza 
che  prima  non  fossero  provveduti 
di  chiesa  conventuale,  di  ospedali ,  e 
delle  navi  necessarie  ad  adempiere  le 
regole  prescritte  dalle  costituzioni.  A 
tutto  provvide  l'attuai  Papa  Gregorio 
XVI,  poiché  per  chiesa  e  ospedale 
in  Roma  diede  all'  Ordine  l'  ospizio 
detto  de'  cento  preti  a  ponte  Sisto  ; 
ed  in  mancanza  di  navi  per  le  ca- 
ravane, con  apostolico  breve  de'  i4 
gennaio  i835,  esaudì  le  istanze  del 
ven.  Bailo  f.  Carlo  Candida  luogo- 
tenente del  magistero  del  medesimo 
Ordine,   col  derogare  a  quella  par- 


CAM 

te  degli  statuti ,  che  prescrivono  le 
caravane,  ed  invece  permise,  che  i 
cavalieri  novizii  assistessero  periodi- 
camente ne^  tempi  di  udienza,  nella 
sua  anticamera  segreta  personalmen- 
te, ed  ognuno  per  lo  spazio  di  quat- 
tro anni,  a  guisa  di  altrettanti  Ca- 
merieri segreti  ;  al  qual  onore  si  ag- 
giunge quello,  come  superiormente 
si  disse,  che  al  terminare  della  set- 
timana il  prelato  maestro  di  came- 
ra, insieme  agli  altri  Camerieri  se- 
greti soprannumerarii  e  di  onore, 
ecclesiastici  e  laici,  presenta  i  detti 
cavalieri  novizii  al  Pontefice,  che  li 
ammette  al  bacio  del  piede.  E  sic- 
come di  sopra  si  fece  cenno,  che  a 
questo  onore  sono  ammessi  i  cubi- 
cularii ,  sarà  bene  dichiararli ,  come 
cosa  appartenente  alle  classi  delle 
sette  specie  di  Camerieri  Pontifìcii. 
Essi  adunque  sono  :  il  Cameriere  se- 
greto partecipante,  quello  soprannu- 
merario, e  r  altro  di  onore  col  gra- 
do ecclesiastico  ;  i  due  Camerieri  se- 
greti, soprannumerario  e  di  onore, 
di  spada  e  cappa;  il  cavaliere  ge- 
rosolimitano ,  r  esente  delle  guardie 
nobili ,  e  il  tenente  e  sotto-tenente 
della  guardia  svizzera,  i  ranghi  dei 
quali  si  vedono  a'  rispettivi  titoli  di 
questo  articolo.  All'  articolo  Gero- 
solimitano Ordine  non  solo  si  trat- 
ta quanto  lo  riguarda,  ma  eziandio 
della  custodia,  che  i  cavalieri  ebbero 
de'  conclavi,  in  cui  furono  eletti  A- 
lessandro  V,  Martino  V  e  Adriano 
VI,  dell'accompagnar  che  fecero 
Gregorio  XI  da  Avignone  in  Ro- 
ma ,  e  del  loro  intervento  ne'  pos- 
sessi de' Papi,  col  vessillo  della  reli- 
gione gerosolimitana.  Leggesi  poi  nel 
p.  Fantoni,  Storia  d'Avignone,  che 
Clemente  IX  del  1667 ,  in  luogo 
delle  lancie  spezzate,  sostituì  sei  ca- 
valieri di  Malta,  per  la  guardia  del 
corpo  del  Papa. 


l 


CAM 

IV.    Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa  sopraiinumerarii. 

Dal  primo  titolo  di  questo  arti- 
colo si  sono  vedute  diverse  notizie, 
che  riguardano  i  Camerieri  segreti 
laici  soprannumerari! ,  e  siccome 
l'origine  de' cubiculari  Pontifìcii  non 
si  può  con  certezza  stabilire,  ma 
solo  dedurre  dalle  notizie  riportate, 
così  non  si  tace,  quanto  si  legge 
nel  Manuel  des  Dates,  stampato  a 
Parigi  nel  iBSg,  in  cui  al  vocabolo 
Camerieri j  si  dice:  dignité  ecclesia- 
stique  et  sécidiere^  instituée  soiis  Gre- 
goire  XIII j,  nel  107 3,  dove  deve 
dire  nel  i573;  mais  le  titre  etait 
déja  cornili  sous  Etienne  IX  en 
loSy,  cioè  Stefano  detto  X.  Che 
dei  Camerieri  d'  onore  con  abito 
paonazzo  sia  molto  antica  la  ori- 
gine, si  accennò  superiormente,  co- 
me di  quelli  secolari  partecipanti; 
ma  de'  Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa  (equivalenti  ai  ciamberlani 
delle  corti  secolari),  l'erudito  Bo- 
nanni  nella  citata  sua  Gerarchia 
Ecclesiastica  a  pag.  477  ^  479  ? 
ci  assicura  il  principio  coli' espri- 
mersi :  »  vi  sono  inoltre  altri  Came- 
rieri segreti  di  spada  e  cappa,  isti- 
tuiti da  Clemente  Vili  eletto  a' So 
gennaio  iSg^,  i  quali  godono  detto 
titolo  senza  ingerirsi  in  cosa  alcuna; 
e  che  neir  anticamera  detta  della 
Bussola  di  damasco^  cioè  la  prece- 
dente alla  segreta,  coi  capitani  dei 
cavalleggieri,  cavalieri  lancie  spezza- 
te, sopraintendente  della  scuderia, 
o  cavallerizzo,  capitano  della  guar- 
dia svizzera,  vi  erano  i  Camerieri 
di  onore  detti  di  spada  e  cappa 
dal  loro  vestiario  nero,  non  talare  ". 
E  dipoi  soggiunge:  «  nel  numero 
w  dei  cubiculari!  sono  alcuni,  che 
»  si  dicono    Camerieri   segreti ,    ov- 


CAM  43 

»  vero  di  onore  di  spada  e  cappa, 
>»  poiché  non  usano  veste  talare, 
»  ma  essendo  laici  vestono  nero  e 
«  abito  corto,  ed  il  loro  numero  è 
«  secondo  l'arbitrio  del  Papa.  " 
L' esistenza  di  questi  Camerieri  nel 
Pontificato  di  Clemente  Vili ,  si 
conferma  da  quanto  il  Novaes  ri- 
porta nella  vita  di  questo  Papa, 
tomo  IX,  pag.  5i,  cioè,  che  avendo 
il  marchese  di  Prossedi,  uno  de'quat- 
tro  rami  dell'antichissima  famiglia 
Massimo,  nella  sua  vedovanza,  spo- 
sato una  dama  siciliana,  essendosi 
recato  il  marchese  al  palazzo  apo- 
stolico, come  Cameriere  d'onore  di 
servizio,  tornato  a  casa  la  trovò 
morta,  ciò  che  avvenne  nel  i^^gc), 
I  Camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa  soprannumerarii  sono  tutti 
nobili,  e  titolali  dello  stato  Ponti- 
ficio, d'Italia,  ed  anche  di  oltre- 
monti. Vengono  prescelti  da' Ponte- 
fici a  far  parte  della  loro  famiglia 
nobile  per  qualche  benemerenza, 
od  attaccamento,  che  hanno  per  la 
Santa  Sede,  ed  a  titolo  di  distin- 
zione e  Pontifìcio  favore,  e  tutti 
cessano  di  esserlo  colla  morte  del 
Papa,  a  meno  che  il  successore  non 
li  nomini  di  bel  nuovo.  Il  loro  nu- 
mero, come  degli  altri  cubiculari, 
è  vario,  a  seconda  del  beneplacito 
de' Papi,  mentre,  dalle  Notizie  an- 
miali  di  Ronia^  si  rileva ,  che  dopo 
Clemente  XII,  il  quale,  nel  1785, 
fece  Cameriere  d'onore  il  conte  Ni- 
colò Bielke,  e  poi,  nel  1787,  sena- 
tore di  Roma,  sempre  si  accrebbe 
ne'  Pontificati  successivi.  Infatti  ab- 
biamo ,  che  Benedetto  XIV,  nel 
1741,  ne  aveva  dieciotto,  e,  nel 
1757,  cinquantotto.  Clemente  XIII, 
nel  1759,  neavea  dieci,  e,  nel  1768,-^ 
ventiquattro,  Clemente  XIV,  nel 
1770,  sei,  e  Pio  VI,  nel  1777, 
ventinove,  e,  nel  1790,  trentasette, 


44  CAM 

Più  o  meno  furono  quelli  di  Pio 
\n,  Leone  XII  e  Pio  Vili,  e  gli 
altuali  del  Papa  regnante  ascendo- 
no a  circa  sessanta,  e  fia  questi  ev- 
vi  sempre  compreso  il  generale  delle 
milizie  Pontilicie,  qualche  colonnel- 
lo di  esse,  e  quelli  de' carabinieri, 
secondo  la  disposizione  di  Pio  VII, 
fatta  quando  ne  istituì  il  corpo. 

Vestono  l' abito  di  città  tutto  di 
panno  nero  l' inverno,  e  di  seta ,  se 
così  piace,  l'estate,  cioè  vestito,  o 
casacca,  con  corpetto,  calzoni  e  gon- 
nella, calzette  di  seta,  scarpe  con 
fìbbie,  spada  civile  coli'  impugnatura 
di  acciaio  ,  bragiuole,  e  manichetti 
di  merletto,  cappello  piumato  con 
granoni  d'oro,  e  coccarda  Pontifi- 
cia, ed  il  mantello,  o  cappa,  che 
dev'essere  sempre  di  seta;  onde  da 
questo  mantello,  e  dalla  cappa  che 
portano,  e  dall'essere  tutti  nobili, 
cavalieri  e  titolati ,  si  chiamano  ca- 
valieri, o  Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa.  11  regnante  Pontefice,  per 
distinguerli  dai  gentiluomini  dei  Car- 
dinali, che,  meno  il  cappello  guar- 
nito con  piume  bianche  e  granoni, 
portano  un  abito  eguale,  ha  loro 
concesso  per  distintivo,  di  usare  con 
tal  abito  di  città  una  collana  di  ar- 
gento dorato,  con  tre  ordini  di  ca- 
tenelle, fermate  a  cinque  borchie 
ovah  e  smaltate,  col  triregno  e  le 
chiavi  incrociate.  Tali  Pontificie  in- 
segne pendono  dalla  borchia,  che 
sta  in  mezzo  della  collana.  Nelle 
cinque  borchie  poi  vi  sono  due  let- 
tere iniziali  C.  S. ,  cioè  Cubicula- 
riiis  Secretus,  e  queste  stanno  nella 
collana  de' Camerieri  segreti  di  spa- 
da e  cappa  soprannumerarii,  mentre 
nelle  borchie  della  collana  de'  Ca- 
merieri d'onore  di  spada  e  cappa, 
vi  sono  invece  le  lettere  iniziali  C. 
H.  cioè  Cubìcularius  Honoris.  Con 
quest'abito  adunque  i  Camerieri  di 


CAM 

spada  e  cappa,  di  ambedue  le  clas- 
si, prestano  al  Pontefice  i  servigi, 
che  diremo. 

Hanno  inoltre  l'uniforme  di  pan- 
no rosso  scarlatto,  con  mostre  di 
velluto  nero,  con  ricami  e  lamari 
d'oro,  ed  allora  assumono  il  sotto 
abito  bianco,  cioè  calzoni  corti  di 
panno  con  fibbictte  dorate,  e  calzette 
di  seta,  con  iscarpe  e  fibbie,  oltre 
la  spada  coli' elsa  dorala.  L'origine 
di  questa  montura  rimonta  al  Pon- 
tificato di  Pio  VI,  che  la  concedette 
pure  ai  Camerieri  segreti  parteci- 
panti laici,  come  si  disse  parlando 
del  foriere,  del  cavallerizzo,  del  ca- 
pitano e  degli  uffiziali  svizzeri ,  per 
indossarla  quando  il  Papa  riceveva 
ad  udienza  qualche  principe  nella 
sera,  cui  poscia  Pio  VII  accordò 
le  spalline  d' oro  con  granoni  da 
colonnello,  e  i, granoni  d'oro  e  le 
piume  bianche  intorno  al  cappello 
nero.  Si  usa  questa  divisa  in  occa- 
sione di  visite  di  nuovi  Cardinali, 
e  nella  circostanza  di  servire  qual- 
che sovrano,  o  sovrana,  nell'accom- 
pagnarli  in  certi  luoghi,  secondo  la 
destinazione  di  monsignor  maggior- 
domo. 

In  quanto  alle  onorevoli  incom- 
benze de'  Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa  soprannumerarii,  e  de'  Ca- 
merieri d'onore  di  spada  e  cappa, 
consistono  primieramente,  nel  fare 
r  anticamera  uno  per  cadauna  clas- 
se per  ogni  settimana ,  nelle  o- 
re  che  il  Pontefice  dà  l' udienza 
consueta  per  turno,  e  a  vicenda: 
i  primi  risiedono  nell'  anticamera 
segreta  col  prelato  maestro  di  ca- 
mera, ed  i  secondi  in  quella  d'o- 
nore. Ciò  praticano  anche  ne'  rice- 
vimenti de' sovrani,  e  tutte  le  volte, 
che  ha  luogo  1'  invito  dell'antica- 
mera. Ne*  concistori ,  cappelle  ,  e 
pontificali    accompagnano     il    Papa 


CAM 

nell'andare,  e  nel  ritorno  dalla  sua 
camera  sino  al  luogo  del  concistoro, 
della  cappella,  e  de'pontifìcali  nella 
basilica  vaticana,  cioè  precedendolo 
colla  camera  segreta.  Quando  il 
Pontefice  va  in  sedia  gestatoria,  i 
Camerieri  soprannumerarii,  e  quelli 
di  onore  di  spada  e  cappa  di  setti- 
mana, vanno  vicino  a  detta  sedia, 
presso  il  foriere,  ed  il  cavallerizzo.  Ma 
se  le  cappelle  pontificali,  od  altre 
funzioni  si  facessero  in  chiese  o  ba- 
siliche non  contigue  al  palazzo  apo- 
stoHco,  l'accompagnamento  non  ha 
luogo .  Che  se  il  Papa  si  reca 
dal  palazzo  vaticano  ad  assistere 
esequie  alla  basilica  di  s.  Pietro, 
alle  processioni  o  novene  di  essa , 
e  ne'  venerdì  di  marzo  alla  visita 
della  medesima,  i  Camerieri  di  am- 
bedue le  classi  fanno  l'anticamera, 
e  precedono  col  resto  della  nobi- 
le corte  il  Papa.  Ne'  Pontificali,  so- 
lenni benedizioni,  funzioni  della  set- 
timana santa ,  e  cappelle  annua- 
li e  straordinarie,  insieme  ad  un 
bussolante  ne'  palchi ,  e  luoghi  per 
le  dame,  corpo  diplomatico,  e  per- 
sonaggi distinti,  tocca  ad  essi,  vale 
a  dire  a  quelli  nominati  dal  mag- 
giordomo, custodirne  1'  ingresso,  ed 
ammettervi  le  persone  destinate  a 
tai  luoghi.  Siccome  poi  quando  giun- 
ge in  Roma  un  sovrano,  o  sovra- 
na, principe,  o  principessa  di  sangue 
regio,  si  destina  dal  maggiordomo 
stesso  un  Cameriere  di  spada  e  cap- 
pa ad  assisterli  nelle  sagre  funzioni, 
così  quegli,  che  n'ebbe  l'incarico, 
trovasi  nella  tribuna  destinata  a'  detti 
sovrani  e  principi  per  l'assistenza 
ed  accompagnamento.  Tutti  quelli 
d'ambedue  i  ceti,  che  sono  di  set- 
timana, o  che  destinati  vengono  ai 
predetti  uffici,  sono  serviti  da  un 
frullone  palatino. 

Fauno  parte  nelle  funzioni  eccle- 


CAM  /p 

siastiche  i  Camerieri  di  spada  e  cap- 
pa soprannumerarii,  o  di  onore, 
soltanto  alle  processioni,  con  torcia 
accese,  delle  canonizzazioni,  e  del 
Corpus  Domini,  ed  il  loro  luogo  è 
innanzi  i  cubicularii,  che  vestono 
cappe  rosse,  cioè  sono  seguiti  dai 
bussolanti:  nelle  altre  processioni, 
devono  precedere  il  maestro  del  sa- 
gro ospizio,  secondo  la  disposizione 
di  Leone  XII.  Anticamente  essi  sos- 
tenevano le  aste  del  baldacchino 
nella  detta  processione  del  Corpus 
Domini,  cioè  dal  Fastello  della  por- 
ta della  galleria,  o  vestibolo,  ove  so- 
no gli  Svizzeri,  e  le  portavano  fino 
al  termine  del  colonnato  contiguo. 

Se  nei  possessi  solenni,  che  i  Pa- 
pi prendono  alla  basilica  lateranen- 
se ,  vi  è  la  cavalcata ,  le  dette  due 
classi  di  Camerieri  di  spada  e  cap- 
pa ,  andar  debbono  sempre  col  detto 
abito  nero  da  città,  e  cappello  in 
capo,  intervenendovi  nel  modo,  e 
come  si  vedrà  da' seguenti  csempii 
tratti  da  quelli  riportati  dal  Cancel- 
lieri e  da  me  proseguiti  ne'  tre  ul- 
timi. Il  primo  possesso ,  in  cui  si 
fa  menzione  ch'essi  intervenissero, 
fu  quello  preso  da  Clemente  XI, 
nel  1700,  in  cui  ebbero  il  luogo 
dopo  gli  avvocati  concistoriali,  se- 
guiti da'cappellani  comuni  e  segreti, 
sebbene  un  autentico,  e  veridico 
mss.  dice,  che  fra  le  due  classi  di 
questi  ultimi  cavalcarono  i  cavalieri 
d'onore  di  spada  e  cappa.  In  quel- 
lo del  1758  di  Clemente  XIII,  ap- 
presso §li  avvocati  concistoriali,  ca- 
valcarono i  Camerieri  d' onore  di 
spada  e  cappa,  indi  i  Camerieri  di 
onore  di  mantellone,  poi  i  Camerie- 
ri segreti  secolari,  quindi  quelli  di 
mantellone.  Nel  possesso  di  Clemen- 
te XIV,  nel  1769,  si  praticò  altret- 
tanto; ed  in  quello  di  Pio  VI,  nel 
1775,   seguirono  gli  avvocati  conci- 


46  CAM 

storiali ,  i  Ginierieri  d' onore  di 
spada  e  cappa,  coi  quali  ebbe  luogo 
tutta  la  nobiltà  romana  distinta  in 
xpiesta  circostanza  coll^  esser  tutta 
considerata,  come  unita  all'antica- 
mera di  onore.  Succedevano  i  Ca- 
merieri d'onore  di  mantellone,  e  i 
Camerieri  segreti  secolari,  e  di  man- 
tellone, e  poscia  il  baronaggio  ro- 
mano, indi  i  quattro  Camerieri  se- 
greti di  mantellone  più  anziani, 
portando  i  quattro  cappelli  pontifi- 
cali. Ma  siccome  Pio  VII,  ed  i  suoi 
successori  non  cavalcarono  ne' pos- 
sessi ,  andando  in  carrozza ,  ecco 
quanto  ebbe  luogo.  In  quello  del 
1801  di  detto  Papa,  dopo  il  foriere 
ed  il  cavallerizzo  cavalcarono  i  Ca- 
merieri di  onore  di  spada  e  cappa, 
cioè  il  conte  Pietro  Giraud  con 
altri  cinque,  seguiti  dai  Camerieri 
d'onore  in  abito  paonazzo,  da  sei 
Camerieri  segreti  di  spada  e  cappa, 
r  ultimo  de'  quali  era  Alessandro 
Falconieri  generale  delle  poste  Pon- 
tificie, e  dai  Camerieri  segreti  in 
abito  paonazzo.  Nel  possesso  di  Leo- 
ne XII,  a'i3  giugno  1824,  appres- 
so le  guardie  nobili,  cavalcarono  i 
Camerieri  d'onore  di  spada  e  cap- 
pa, seguiti  dai  Camerieri  d'onore 
di  mantellone,  dai  Camerieri  segreti 
di  spada  e  cappa,  e  dai  Camerieri 
segreti  di  mantellone.  Nel  1829 
a'24  maggio  prese  possesso  Pio  Vili, 
e  dopo  il  foriere,  e  cavallerizzo  nel 
frullone  palatino,  cavalcarono  i  ca- 
Talieri  Camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa,  e  poi  i  Camerieri  d'onore, 
e  segreti  paonazzi  ;  ma  avendo  preso 
a'3i  maggio  i832,  privato  possesso 
il  regnante  Gregorio  XVI,  non  vi 
fu  cavalcata. 

Oltre  le  suddette  cavalcate  dei 
possessi,  quando  si  facevano  quelle 
per  le  cappelle  della  Ss.  Annunziata, 
di  s.  Filippo ,    e    per    la  festa  della 


CAM 
Natività  della  b.  Vergine,  nonché 
per  quella  di  s.  Carlo,  cioè  dal  pa- 
lazzo apostolico  alla  Minerva,  alla 
chiesa  Nuova,  alla  piazza  del  po- 
polo, e  alla  piazza  di  s.  Carlo  al 
Corso,  intervenivano  ad  esse  tan- 
to i  Camerieri  di  spada  e  cap- 
pa soprannumerarii ,  che  quei  di 
onore,  e  per  le  particolarità  avve- 
nute in  due  di  quelle  della  ss.  An- 
nunziata, qui  riporteremo  quanto  è 
analogo  all'  argomento.  In  quella  del 
1702,  sotto  Clemente  XI,  i  Came- 
rieri di  spada  e  cappa  di  onore 
pretesero  precedere  i  Camerieri  di 
abito  paonazzo ,  ma  il  maestro  di 
camera  noi  permise  ;  ed  in  quella 
del  1770,  fatta  da  Clemente  XIV, 
i  quattro  cappelli  Pontificali  furono 
sostenuti  sopra  altrettante  aste,  da 
quattro  Camerieri  segreti  di  spada 
e  cappa,  come  si  legge  nel  numero 
8148  del  Diario  di  Roma  di  detto 
anno. 

Nelle  comunioni,  che  si  flmno  per 
le  solennità  di  Pasqua,  dell'Assunta, 
d'  Ognissanti,  e  per  Natale  dal  Papa 
nella  cappella  palatina ,  od  in  sua 
vece  dal  maggiordomo,  o  da  un  ve- 
scovo delegato ,  i  Camerieri  di  spa- 
da e  cappa  delle  tre  classi  ,  col- 
la camera  segreta  secolare ,  e  le 
guardie  nobili ,  si  recano  con  abiti 
di  città  a  riceverla ,  e  poi  passano 
nelle  camere  di  monsignor  maggior- 
domo pel  rinfresco ,  nelle  quali  il 
giovedì  e  venerdì  santo  sono  tratta- 
ti a  mensa  quelli,  che  prestano  ser- 
vigio, come  lo  sono  tutti  quelli  delle 
altre  classi  di  Camerieri  laici  ed  ec- 
clesiastici, che  egualmente  siano  di 
settimana,  o  di  ordinario  servizio. 
Così  nelle  benedizioni  delle  candele, 
palme,  e  Agnus  Dei  ne  godono  la 
distribuzione,  i  Camerieri  segreti  se- 
colari soprannumerarii ,  e  d'  onore 
in  attualità  di  servigio,   come  delle 


CAM 

vite  ed  immagini  nelle  beatificazioni, 
e  canonizzazioni.  In  quanto  poi  alia 
dispensa  delle  medaglie  d' argento 
nei  possessi,  e  per  la  festa  de'  ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  i  Camerieri  laici  d'ogni 
classe  l' hanno,  se  prestano  servigio 
nel  decorso  anno. 

V.    Camerieri  d!  onore  in  ahi  lo 
paonazzo. 

Dopo  quanto  si  è  detto  al  titolo 
II  de'  Camerieri  segreti  soprannu- 
merarii,  poco  altro  vi  è  da  aggiun- 
gere sui  monsignori  Camerieri  di 
onore  in  abito  paonazzo,  giacche  an- 
che questi  vengono  nominati  per  tali 
dai  Papi,  durante  il  loro  Pontifica- 
to, a  cagione  di  onorificenza,  distin- 
guendo con  tal  qualifica  nobili  e 
benemeriti  ecclesiastici,  molti  de'  qua- 
li ascesero  a'  primarii  gradi  della  pre- 
latura, ed  al  Cardinalato.  Il  loro  nu- 
mero egjualmente  variò,  come  quello 
di  tutti  i  famigliari  d'  onore  del  Pon- 
tefice, onde  le  Notizie  annuali  di 
Roma  ne  registrano  sotto  Benedetto 
XIV,  trentadue,  nel  1741?  quaran- 
totto nel  1742,  e  novantadue  nel 
1757.    Nel  Pontificato    di  Clemente 

XIII  furono  venlinove,  nel  1759,6 
quarantanove ,    nel    1768,  Clemente 

XIV  ne  fece  otto  nel  1770,  Pio  VI 
ne  nominò  quarantadue,  nel  1777, 
e  quarantotto  erano  quelli  del  1790, 
numero  che  si  accrebbe  e  diminuì  nei 

►  Papi  successori.  Quelli  del  regnante 
sono  circa  sessanta,  fra'  quali  si  com- 
prendono varii  beneficiati  delle  basi- 
liche di  Roma  ,  degl'  impiegati  pri- 
marii delle  segreterie  delle  congre- 
gazioni Cardinalizie,  e  de'  tribunali, 
del  sostituto  de'  memoriali,  rettori  di 
collegi,  del  cappellano  della  guardia 
svizzera,  ed  anche  di  ecclesiastici,  che 
dimorano  fuori  di  Roma,  ec. 

Tanto  l'abito  di  mantellone,  che 


CAM  47 

il  rosso,  è  come  quello  de'  Camerieri 
segreti,  e  soprannumerarii  colle  sud- 
descritte  distinzioni  e  prerogative,  ed 
eguale  è  pur  1'  uso  in  essi  delle  calze 
paonazze,  e  fettuccia  semplice  di  e- 
gual  colore  al  cappello  fuori  di  R^o- 
ma.  Cosi  promiscuamente  ai  Came- 
rieri segreti  soprannumerarii  por- 
tano le  torcic,  le  aste  del  baldacchi- 
no, quelle  de'  flabelli ,  ed  accompa- 
gnano il  Papa  nella  basilica  vaticana 
nelle  sopraddette  circostanze.  E  nelle 
cappelle,  processioni,  ed  altre  funzio- 
ni siedono  e  vanno  innanzi  i  Came- 
rieri soprannumerarii ,  partecipando 
di  tutto  ciò,  che  vien  loro  dato  al 
Pontificio  trono,  non  che  delle  dis- 
pense di  medaglie  d'argento,  allorché 
prestano  il  servigio,  si  pel  possesso 
che  per  la  festa  de'  ss.  Pietro  e  Paolo. 
Fare  pur  debbono  l'ora  assegnata  per 
le  quaranta  ore,  ed  al  sepolcro  nella 
cappella  palatina.  Finalmente,  quan- 
do neir  appartamento  Pontificio  per 
turno  settimanale  prestano  servigio, 
il  luogo  de'  Camerieri  d' onore  in 
abito  paonazzo  è  1'  anticamera  d'ono- 
re, ed  al  fine  della  settimana,  come 
i  summentovati,  sono  presentati  dal 
maestro  di  camera  al  bacio  del  pie- 
de di  Sua  Santità. 

VI.  Camerieri  d'onore  extra  urbem. 

Questi  monsignori  non  si  debbo- 
no confojìdere  coi  Camerieri  extra 
muros  y  della  classe  de'  bussolanti, 
chiamati  in  tal  modo,  perchè  stando 
neh'  appartamento  del  Papa  nell'anti- 
camera de'  bussolanti,  non  potevano 
penetrare  dentro  la  bussola,  e  molto 
meno  nelle  anticamere  segrete.  Ora 
però  non  esistono  più,  perchè  il  regnan- 
te Pontefice  li  rimiì  aìbussolanti{Fedi). 
I  Camerieri  d'onore  extra  urbem^  cioè 
Camerieri  d'  onore  in  abito  paonaz- 
zo fuori  di  Roma,  incominciarono  nel 


4B  CAM 

Pontificalo  di  Pio  VI,  ma  in  s'i  ri- 
strello  numero,  che  non  furono  mai 
sol  lo  quel  Pontefice  più  di  tre.  Pio 
^  li  n'ebbe  quattordici,  ninno  ne  no- 
minarono Leone  Xll  e  Pio  Vili; 
ìui\  il  Paj)a  regnante  ha  couccdulo 
tale  onore  a  circa  sessanta  ecclesiastici. 
Oltre  il  titolo  di  monsignore,  e 
Ja  qualifica  di  famigliari  del  Papa, 
vestono  come  i  Camerieri  segreti  di 
paonazzo,  cioè  mantellone,  sottana  di 
panno  di  tal  colore,  e  nell'  estate  di 
seta  violacea,  collare,  fascia,  e  calze 
di  seta  del  medesimo  colore,  del 
quale  è  pm'c  la  semplice  fettuccia 
al  cappello.  Ma  ne  il  titolo ,  ne 
quest'  abito  usar  possono  in  Roma  , 
come  non  hanno  le  vesti  e  cappe 
rosse.  Che  se  il  Papa  si  recasse  nella 
città  e  luoghi  ove  risiedono,  ovvero  in 
qualunque  altro  fuori  di  Roma,  posso- 
no assumere  l' abito  di  Cameriere  di 
onore,  e  fra  quelli  di  questo  ceto  pre- 
stargli servigio.  Onde  considerandosi 
allora  per  Camerieri  d'onore  prestanti 
servigio,  se  il  Papa  fuori  di  Roma 
facesse  funzioni  ecclesiastiche,  i  Came- 
rieii  extra  iirbeni^  potranno  indossa- 
re la  veste,  o  soprana ,  e  la  cappa 
col  cappuccio,  tutto  di  saia  rossa  con 
mostra  di  seta  di  egual  colore ,  e 
pelli  d'armellino  nell'inverno,  e  ciò 
ne'  tempi,  e  nel  modo  che  i  Came- 
rieri segreti  ecclesiastici  usano  in  Ro- 
ma y  dando  però  la  precedenza  a 
quelli  d'  onore  in  abito  paonazzo.  I 
Camerieri  extra  urbeiUj  alla  morte 
del  Pontefice,  che  li  nominò,  cessa- 
no di  esserlo ,  come  gli  altri  cubi- 
culari i. 

VII.   Camerieri  d* onore  di  spada 
e  cappa. 

Signori  rispettabili,  e  cavalieri  lai- 
ci, tanto  romani,  che  dello  stato,  e 
stranieri,  che  diedero  prove  di  reli- 


CAM 

gioso  attacctnnento  alla  Sede  Apo- 
stolica, meritevoli  della  considerazio- 
ne del  capo  augusto  della  Chiesa, 
sono  prescelti  dai  Pontefici  a  si  (fatta 
onoriiìcenza.  Essa  dura  colla  vita  di 
chi  li  dichiarò.  Ma  i  primi  quattro, 
cioè  i  più  antichi,  non  solo  sono  per- 
petui sotto  ogni  Pontificato,  ma  go- 
dono la  così  detta  parte  di  palazzo 
di  pane  e  vino,  chiamata  volgarmen- 
te zuppa ,  consistente  in  trentasei 
scudi  l' anno  per  cadauno.  Inoltre, 
sebbene  essi  non  sieno  di  settimana, 
percepiscono  le  distribuzioni  di  can- 
dele, palme,  Jgkus  Dei ^  medaglie 
del  possesso,  e  per  s.  Pietro,  nonché 
le  vite  e  le  immagini  de'beati,  e  santi, 
in  ciascuna  beatificazione  e  canoniz- 
zazione. E  siccome  a  questo  ceto  di 
Camerieri  d'  onore  di  spada  e  cappa 
appartengono  sempre  il  tenente  e 
sotto  tenente  della  guardia  svizzera 
Pontificia,  i  quaU  prestano  questo 
servigio  sotto  ogni  Papa,  cos\  anche 
i  detti  uffiziali  non  cessano  mai  di 
considerarsi  quali  Camerieri  d'  onore 
di  spada  e  cappa.  Altre  volte  por- 
tavano r  abito  nero ,  mentre  oggi 
usano  montura  rossa,  il  tenente 
con  ispalline  di  granoni  d' oro  da 
tenente  colonnello,  e  il  sotto  tenente 
con  ispalline  da  maggiore ,  come  si 
disse  al  titolo  III,  parlandosi  del  loro 
capitano  e  degli  ufFiziali  svizzeri. 

Tanto  l'origine  che  il  vestiario 
d' ambedue  le  specie ,  e  le  incom- 
benze de'  Camerieri  d'  onore  ,  sono 
conformi  a  quelle  dei  sopra nnume- 
rarii ,  meno  che  la  loro  collana  ha 
nelle  cinque  borchie  le  iniziali  C.  II. 
Cuhicularius  Honoris ^  come  si  disse 
al  titolo  IV,  e  nell'appartamento 
Pontificio  risiedono  nell'  anticamera 
d' onore,  procedendo  nelle  processio- 
ni e  cavalcate  innanzi  ai  detti  Ca- 
merieri soprannumerarii,  con  quelle 
regole,   consuetudini  ed  ordine,  che 


CAM 

si  disse  al  citalo  titolo,  godendo  pe- 
rò degli  onori,  e  di  ogni  altra  cosa 
siccome  ì  predetti  Camerieri  laici  so- 
prannumerarii. 

Il  loro  numero  fu  più  o  meno, 
secondo  il  volere  de'  Papi.  Dai  ruoli 
di  Paolo  IV,  Pio  IV  e  s.  Pio  V,  che 
sono  i  più  antichi  del  palazzo  apo- 
stolico, dappoiché  l'esercito  che,  nel 
i527,  saccheggiò  Roma,  incendiò  pu- 
re gli  arclìivii  palatini,  si  ricava,  che 
sotto  Sisto  V  erano  dodici,  ed  alcuni 
con  parte  di  pane  solo.  JXemmeno  in 
progresso  non  1'  ebbero  tutti,  perchè 
quando  furono  aumentati  a  venticin- 
que, l'ebbero  soli  cinque.  Ne'ruoli  di 
Clemente  Vili,  nel  1597,  se  ne  leg- 
gono otto,  dieci  nel  Pontificato  d'In- 
nocenzo X,  nove  in  quello  di  Ales- 
sandro VII,  ed  otto  con  pane  e  vino 
in  quello  di  Clemente  X.  I  quattro 
d' Innocenzo  XI  godevano  la  parte 
di  pane  e  vino;  Innocenzo  XII  n'eb- 
be tre  con  venti  scudi  mensili  per 
cadauno,  oltre  la  consueta  parte  pa- 
latina. Clemente  XI  tenne  undici 
Camerieri  d'  onore  di  spada  e  cappa, 
cioè  uno  colla  provvisione  di  scudi 
venti^  e  gli  altri  col  solo  pane  e  vi- 
no. Benedetto  XIV ,  nel  r  74 1  ,  ne 
avea  trentadue,  e,  nel  1758,  fino 
a  novantadue.  Clemente  XIII  ne  di- 
chiarò tali  quarantotto,  quanti  ap- 
punto erano  nel  1768.  Nel  1773, 
»  cinquantotto  erano  quelli  di  Clemen- 
te XIV,  e,  nel  1791,  quarantotto 
quelli  di  Pio  VI;  però,  nel  1778, 
erano  soltanto  tredici  con  parte  di 
pane  e  vino,  ed  otto  senza.  Nel 
1823^  Pio  VII  ne  avea  sessantacin- 
que, nel  1829  Leone  XII  n'ebbe 
sei,  nel  i83o  Pio  Vili  ne  creò  set- 
te, ed  attualmente  sorpassano  il  nu- 
mero di  trenta  quelli  del  regnante 
Gregorio  XVI. 

CAMERINO  (Crtmm«.).  Città  con 
residenza    arcivescovile    nello    stato 

VOL.    VII. 


CAM  49 

Pontificio.  Essa  è  antichissima,  opu- 
lenta   e  popolosa,    situata    sopra  un 
colle  fia    gli  Apennini,  e  dalla  natu- 
ra perciò  fortificata.  Pretendesi   che 
sia  stata  edificata  dai  popoli  umbro 
camerti, verso  l'anno  1 5 1 3,innanzi  l'era 
volgare,  che  corrisponde  a  759  anni 
prima  della  fondazione     di     Roma . 
Macrobio  opina  che  il   nome  di  Ca- 
merino le  provenga  da  Camese,  uno 
de'  più  antichi  re  dominatori  dell'I- 
talia.   Qualunque  però  ne  sia  l'ori- 
gine,   è  certo  che,  per  la  sua  anti- 
chità e  pel  suo    splendore,  gareggia 
colle  principali    città    dell'Umbria.  I 
camerinesi  si  acquistarono  gloria  sot- 
to Scipione,  che  seguirono  in  nume- 
ro   di    seicento    nell'Africa,    e   sotto 
Mario,    il    quale    guerreggiando    coi 
cimbri,  e  co'teutoni^  li  proclamò  cit- 
tadini romani  nello  stesso  campo  di 
battaglia.  Confederati  co' romani  con- 
tro gli  etruschi,  sino  dall'anno  444> 
come  si  ha  da    Tito  Livio ,  che    in 
più  luoghi  ebbe  ad  encomiarli ,  sos- 
tennero essi    in    ogni  incontro  i  di- 
ritti di  Roma.  Si  recarono  con  Pom- 
peo nelle  Spagne,  e  colle  armi  giun- 
sero ai  primari i  gradi  ed  onori,  ed 
ebbero  la  prefettura,  colla  quale  pu- 
re si  mantennero  sotto  gì'  imperatori. 
Alarico,  re  de'goti,  inutilmente  as- 
sediò  la  città   di   Camerino  a' 5  ot- 
tobre del  409  '>  P'^i  tardi,  e  solo  dopo 
vigorosa  resistenza  potè  impadronirse- 
ne, l'anno  592,  Agilulfo  re  de'  longo- 
bardi, duca  di  Spoleto,  che  vi  si  fece 
proclamare  duca  di  Camerino.  Tutta- 
volta  nel  Pontificato  di  Stefano  II,  det- 
to III,  ricuperarono  qiie'  cittadini  la  li- 
bertà, e  valorosamente  pugnarono  sot- 
to il  proprio  vescovo  Solone,  contro 
r  esercito  del  longobardo  Astolfo,  nel 
754,  il  quale  per  le  usurpazioni,  che 
commetteva  nei  dominii  della  Chie- 
sa Romana,  fu  obbligato  a  restituii'- 
le  l'esarcato,  il  ducalo  di  Urbino,  e 

4 


5o  CAM 

altre  citta,  a  cui  lo  costrinse  il  re 
Pipino.  Carlo  Magno  donò  al  Pon- 
tefice Adriano  I  il  ducato  di  Spo- 
leto, ed  allorquando  s.  Leone  III 
rinnovò  in  lui ,  nell'  800  ,  l' impero 
d'occidente.  Camerino  fu  definitiva- 
m'enle  dato  alla  Setie  Apostolica,  ed 
ebbe  da  Carlo  il  titolo  di  marche- 
sato, per  cui  la  sua  provincia  si  chia- 
mò Marca  Superiore,  o  marcliesa- 
to  di  Camerino,  ed  anche  stato  di 
Camerino.  Più  tardi  i  limiti  furono 
più  o  metìo  estesi,  e  talvolta  giun- 
sero dagli    A  pennini    al  Metauro. 

IN'el  X  secolo  Camerino  molto  sof- 
fri dal  re  d'Italia  Berengario,  e  da 
altri  suoi  successori  ;  ma  Papa  Gio- 
vanni XII ,  coll'aiuto  di  Ottone  I , 
che  poi  coronò  imperatore,  ricupe- 
rò ,  nel  957 ,  Camerino  insieme  ad 
altri  dominii  della  Chiesa.  Non  an- 
dò guari,  che  passò  in  potere  di 
''  Ottone  III,  ed  alla  sua  morte,  av- 
Tenuta  a' 28  gennaio  del  1002,  il 
marchesato  si  divise  in  contee ,  fin- 
ché, verso  il  io5o,  ne  concentrò  in 
se  il  potere  Bonifazio,  padre  della 
celebre  contessa  INIatilde,  alla  quale 
ubbidì  Cameiino  sino  al  1 1 1 5  cir- 
ca, epoca  in  cui  ritornò  alla  Chiesa, 
per  lo  dono  fatto  dalla  pia  contes- 
sa del  suo  patrimonio  alla  Santa 
Sede,  atto  confermalo  nel  Pontifica- 
to di  Pasquale  II  l'anno  1102. 
Quindi  salvo  l'alto  dominio  soggetto 
a'  sovi-ani  Pontefici,  in  seguito  Ca- 
merino fu  governata  da'  suoi  consoli. 
Regnando  Gregorio  IX  e  Cele- 
stino IV,  i  camerinesi  respinsero  col- 
le anni  gli  attentati  di  Federico  li 
di  Svevia,  e  di  Enzio  suo  figlio,  per 
cui  Innocenzo  IV  li  ricolmò  di  elo- 
gi, giacché,  a  difesa  della  Chiesa  ro- 
mana, i  camerinesi  si  erano  collega- 
ti con  altre  possenti  città.  Ma  sot- 
to il  successole  Alessandro  IV,  Man- 
fiedi  figlio   naturale  di  Federico  li, 


CAM 

spedi    contro    la     città    Princi valle 
d'Oria,  il  quale  favorito  dalla  fazio- 
ne   de'  ghibellini  ,     vi    portò     1'  in- 
cendio e  la  distruzione  verso  l'anno 
1258,  per  lo  che  poche  famiglie  po- 
terono salvarsi  ne'  luoghi  inaccessibi- 
li degli  Appennini.  Trascorsi  due  an- 
ni coll'aiuto  de'confederati,  cogli  a- 
iuti    di    tre    Cardinali    degli     Orsi- 
ni, non  che  per  le    cure  ed   il  va- 
lore di  Gentile  Varano,  fu  messo  un 
ordine  nelle  cose  della  città,  ed  in- 
vitati  furono  i   profughi  cittadini  a 
ritornarvi  ed   a  ripararne    i   danni. 
E  tante  benemerenze  meritavano  un 
premio,    considerandosi    il     Gentile 
qual  secondo  fondatore    della   città; 
laonde  prima  Alessandro  IV  gliene 
conferì  la  signoria,  che  fu  approvato 
poi  da  Nicolò  III  colla  giunta  di  varii 
lerritorii.  In  progresso   col    benepla- 
cito degli    altri   romani    Pontefici,    i 
discendenti   di  Gentile    s' imparenta- 
rono colle  sovrane    famiglie    d' Ita- 
lia ,    signoreggiarono   per    tre   seco- 
li i  camerinesi,    con  titolo  di    prin- 
cipi, di  duchi ,  e  talora  di  mai  che- 
si  della  Marca,  ed  i  Papi  gli  onora- 
rono del  generalato  della   Chiesa,  e 
d'importanti  legazioni  all'estero.  Tut- 
ta volta  evvi  chi  sostiene,  che  la  so- 
vranità   dei   Varani    su    Camerino 
ebbe  principio  mentre  i  Papi  stava- 
no   in    Avignone,    tra    il    1820,    e 
1 33o,ovvero  che  in  quel  tempo  si  sarà 
estesa  ed  aumentata  la  loro  autorità. 
Clemente  VI  residente  in  Avignone, 
nel  1 344)  sp<^^i  Ridolfo  II  Varani  con 
mille  camerinesi  nell'Asia,  e  Smirne 
fu  tolta  per  esso  dalle  mani  degl'in- 
fedeli ,   per  cui  meritò  di  essere  di- 
chiarato viceré  dell'Abruzzo,    e  gon- 
faloniei'c  della  Chiesa. 

I  camerinesi  ed  i  Varani  nel 
grande  scisma  d'occidente,  e  nelle 
guerre  delle  fazioni ,  che  tanto  agi- 
tarono il  declinar  del  secolo  XlVj  e 


CAM 

i  primordii  del  XV,  soggiacquero  a 
varie  sciagure,  militando  or  contro 
lino  or  contro  l'altro;  giacché  Ri- 
dolfo II  si  alleò  prima  con  Innocen- 
zo VI,  e  col  suo  legato  Cardinal 
Albornoz,  che  stava  per  conquistare 
lo  stato,  anzi  fu  da  lui  fatto  suo 
generale,  e  potè  reprimere  i  Mala- 
testa.  Ma  avendogli  un  altro  ponti- 
ficio legato  tolto  Camerino  per  riu- 
nirlo alla  Chiesa,  nel  1876,  profit- 
tò della  guerra  suscitata  dai  fioren- 
tini a  Gregorio  XI  per  ricuperare 
il  suo  patrimonio,  ed  aggiungervi 
Macei^ta.  Quindi  si  ritirò  dai  fio- 
rentini, e  si  unì  alle  armi  del  Pa- 
pa; e  Gentile  di  Varano,  che  si 
vuole  nato  da  lui,  fece  prigioniere 
in  Macerata  Antonio  Tomazelli  mar- 
chese della  Marca  e  nipote  di  Bo- 
nifazio IX,  «d  ottenne  nel  rilasciar- 
lo r  indipendenza  del  principato  di 
Camerino  dalla  Santa  Sede;  indi  passò 
al  servigio  di  Ladislao  re  di  Napoli, 
poi  parteggiò  per  Gregorio  XII.  In 
questo  tempo  Giovanni  Varani  am- 
pliò la  città,  e'circondò  di  mura  il  bor- 
go s.  Venanzio  ;  ma  i  suoi  parenti 
si  macchiarono  di  delitti,  e  Piergen- 
tile  fu  decapitato  per  ordine  di  Vi- 
telleschi,  legato  della  Marca.  Fu  al- 
lora che  Camerino  si  diede  al  pro- 
de Francesco  Sforza,  coli'  aiuto  del 
quale  i  superstiti  Varani  ricupera- 
rono lo  stato,  e  lo  divisero  tra  lo- 
ro, cioè  fra  Ridolfo  IV  fighuolo  di 
Pier  Gentile,  e  Giulio  Cesare,  figlio 
di  Giovanni  II.  A  tal  ricupera  con- 
corse la  dottrina  di  Costanza  di 
Varano,  che,  nel  i44^j  ^i  sposò  con 
Alessandro  Sforza  signore  di  Pesaro. 
Ad  istanza  di  questi  due  il  Pon- 
tefice Nicolò  V,  a' 9  maggio  i447) 
con  suo  diploma  confermò  tutte  le 
immunità  ed  i  privilegi  da'suoi  prede- 
cessori conceduti  ai  camerinesi;  e  po- 
scia, a'  3i  gennaio   i449>  li  assolvct- 


CAM  5t 

te  dal  delitto  di  ribellione,  e  di  lesa 
maestà  in  cui  erano   caduti. 

Infelice  fu  il  principio  del  secolo 
XVI  pei  Varani,  giacche,  nel  1 5o  i , 
Papa  Alessandro  VI  condannò  co- 
me reo  di  spergiuro,  di  sacrilegio^ 
di  ribellione  e  di  lesa  maestà,  Giu- 
lio Cesai'e  vassallo  della  Chiesa  Ro- 
mana, e  privoUo  eziandio  della  si- 
gnoria, perchè  non  avea  pagato  il 
dovuto  censo  pel  ducato  di  Came- 
rino'; tornato  però  nel  pristino  stato, 
prese  la  protezione  de'  pubblici  as- 
sassini, uccise  il  proprio  fratello,  per 
levargli  certo  governo ,  e  commise 
parecchi  altri  misfatti.  Tragica  fu  la 
sua  fine  perchè  Cesare  Borgia  duca 
Valentino,  nel  i5o2,  lo  fece  stran- 
golare nella  rocca  di  Pergola ,  coi 
suoi  tre  figli  Venanzio ,  Annibale  e 
Pirro,  e  ne  occupò  gli  stati.  Anco- 
ra si  veggono  gli  avanzi  della  roc- 
ca, fatta  costruire  da  Alessandro  VI; 
ed  ammirasi  siccome  insigne  monu- 
mento   architettonico. 

In  tanta  catastrofe  riuscì  a  ripa- 
larsi  a  Venezia  cogli  aviti  tesori 
Giammaria  Varani  superstite  di  que- 
sti, e  dopo  la  morte  di  Alessandio 
VI,  che  accadde  a'  18  agosto  i5o3, 
fece  ritorno  in  Camerino ,  dove  fu 
accolto  con  tripudio  universale.  Spo- 
sata egli  avea  la  nipote  di  Papa 
Leone  X,  Caterina,  figlia  della  so* 
rella  di  lui  Maddalena  e  di  Frauce- 
schetto  Cibo.  Come  fu  assunto  al 
Pontificato,  Leone  elevollo  tosto  alla 
dignità  di  duca ,  e  lo  distinse  con 
onorevoli  cariche,  per  cui  nel  solen- 
nissimo  possesso  preso  da  quel  Pon- 
tefice della  basilica  lateranense,  in- 
tervenne Giammaria,  ed  ebbe  luogo 
nelle  cavalcate  fra  i  più  degni.  Giac- 
ché, oltre  la  prefettura  di  Roma, 
Leone  X  gli  diede  le  signorie  di 
Sassofèrrato,  di  Ci  vita  nuova ,  Cer- 
reto, e  poi  anche  Sinigaglia.  Successe 


5>x  CAM 

Adriano  VI,  che  essendo  morto  con 
sospetto  di  veleno,  nel  i^23,  furo- 
no messi  in  prigione  per  quel  moti- 
vo alcuni  sudditi  del  duca  di  Ca- 
merino ,  comunque  ne  sortissero 
senza  che  fosso  proseguito  il  processo. 

Da  Giammaria  ,  e  da  Caterina 
nacque  la  sola  Giulia,  la  quale  vo- 
levasì  sposare  a  Mattia  figlio  di  Er- 
cole Varani ,  stabilitosi  in  Ferrara 
dopo  la  morte  di  Ridolfo  IV  suo 
genitore.  Ma  Caterina  la  madre  ad 
onta  delle  analoghe  disposizioni  del 
defunto  consorte,  la  uni  invece  a 
Guidobaldo  II ,  figlio  di  Francesco 
Maria  della  Rovere^  duca  di  Urbi- 
no, del  sangue  di  Sisto  IV  e  di 
Giulio  II,  per  la  qual  cosa  Cameri- 
no fu  unito  al  ducato  di  Urbino. 
Inutilmente  avea  Sciarra  Colonna 
occupato  lo  stato,  ed  inutilmente 
Mattia  si  volle  difendere  dalla  po- 
tenza del  Roveresco,  il  perchè  si 
trovò  costretto  a  cedere  per  la  for- 
za delle  armi,  e  vendette  le  sue  ra- 
gioni per  trentadue  mila  scudi  a 
Paolo  III,  tornandosene  a  Ferrara , 
ove  col  fratello  continuò  la  fami- 
glia, detta  de' Varani  di  Camerino, 
donde  fiori  nei  pri mordi i  del  decor- 
so secolo  d.  Alfonso  di  Varano,  dei 
duchi  di  Camerino,  insigne  prete , 
autore  di  parecchie  opere  enco- 
miate ,  e  benemerito  della  lin- 
gua, ed  italiana  poesia,  cui  resti- 
tuì a  quella  gravità  ed  elevatezza, 
colla  quale  Dante  1'  aveva  nobilitata. 

Il  Pontefice  Paolo  III,  Farnese, 
nel  1539,  obbligò  di  poi  colle  anni 
il  duca  di  Urbino  a  restituire  alla 
Chiesa  Camerino,  sul  quale  oltre  lo 
sborso  di  trentadue  mila  scudi,  fece 
valere  i  diritti  dell'alta  sovranità  della 
Sede  Apostolica.  Difatti  in  persona  vi 
si  recò  a'  i4  ottobre  dichiarando  la 
città  metropoli  dell'Umbria,  e  desti- 
nandovi un  Cardinal  legato  a  late- 


CAM 

re .  Poscia  ne  invesfi  Pier  Luigi 
Farnese,  signore  di  Ncpi,  ma,  noi 
i/)45,  volendo  riprendersi  il  Papa 
tanto  Camerino,  che  Nepi,  diede  al 
Farnese  invece  i  ducati  di  Parma  , 
e  Piacenza  a  ragione  di  feudo,  seb- 
bene allora  da  Camerino  e  da  Ne- 
pi si  ricavasse  un  maggior  frutto. 
Tornò  allora  a  risiedere  in  Cameri- 
no un  legato  apostolico,  cioè  il  Car- 
dinal Durante  de' Duranti,  col  tito- 
lo di  legato  a  lateve  dell'Umbria  e 
di  Camerino.  E  con  tale  modera- 
zione, dolcezza  e  prudenza  si  con- 
tenne egli  in  quell'uflicio,,  da  guada- 
gnarsi l'affetto,  e  la  stima  de' popo- 
li. Alcuni  vogliono,  che  Giulio  III 
succeduto^  nel  i55o,  a  Paolo  III,  in- 
feudasse Baldovino  suo  fratello  del 
ducato  di  Camerino.  Però  non  è  ve- 
roj  che  affatto  gliene  desse  la  infeii- 
dazione;  bensì  abbiamo  dalla  sua 
vita,  che  quella  fu  una  delle  cause 
che  il  portarono  al  sepolcro,  nel 
i555,  perocché  vedendosi  il  Papa 
continuamente  pressato  da  Baldovi- 
no a  dargli  quello  stato  di  Cameri- 
no, e  sapendo  l'opposizione  dei  Car- 
dinali ,  finse  di  sentirsi  oppresso  di 
languore  per  non  essere  costretto 
dal  medesimo  fratello  a  tener  con- 
cistoro ,  e  per  darlo  a  credere ,  co- 
minciò a  nutrirsi  di  cibi  diversi,  che 
lo  trassero  alla  tomba. 

Da  allora  in  poi  Camerino  rima- 
nendo costantemente  sotto  l'asso- 
luta sovranità  della  Santa  Se- 
de, fu  governata  dai  prelati  go- 
vernatori per  più  di  due  secoli. 
Nel  declinar  del  XVI li  secolo,  la  na- 
tura ,  e  la  politica  congiurarono  ai 
danni  di  Camerino  :  il  terremoto 
che,  nel  1279,  avea  recato  immen- 
si danni,  si  ripetè  in  tal'epoca  ;  con 
tutte  le  funeste  conseguenze,  che 
precedettero,  e  seguirono  la  fran- 
cese  invasione.  Nella    seconda  inva- 


CAM 

sione  francese,  cioè  nel  1809,  di- 
venne capoluogo  di  circondario  del 
dipartimento  del  Tronto  e  del  Mu- 
sone, e,  dopo  il  i8i4,  quando  Pio 
VII  ritornò  sul  trono,  fu  Camerino 
dichiarata  capoluogo  della  delegazio- 
ne di  Camerino,  e,  nel  1825,  da 
Leone  XII  fu  riunita  a  quella  di 
Macerata,  finché,  nel  i83i  ,  il  re- 
gnante Pontefice  dichiarolla  nuova- 
mente delegazione  indipendente ,  e 
sede  d'un  prelato  delegato,  e  di  un 
tribunale  di  prima  istanza.  Ha  di 
sua  dipendenza  i  governi  di  Piora- 
cOj  rinomato  per  le  cartiere,  e  di 
Caldarola,  borgo  cospicuo,  famige- 
rato pei  suoi  bagni  termali,  e  pa- 
tria della  illustre  famiglia  Pallet- 
ta, di  cui  nomineremo  in  seguito 
i  Cardinali.  L*  insigne  collegiata  di 
s.  Martino  è  patronato  di  tal  fa- 
miglia con  capitolo  e  prevosto,  il 
quale  per  concessione  di  Sisto  V , 
e  Clemente  Vili  spedisce  diplomi  ca- 
nonici a'  suoi  dipendenti.  Dal  secolo 
IX  al  XII  Caldarola  fu  posta  dai 
Papi,  e  dagl'imperatori  sotto  la  giu- 
risdizione dell'  abbate  di  s.  Clemen- 
te j  nell'anno  1 240  da  Gregorio  IX  fu 
sottoposta  a  Camerino,  e  poscia  me- 
ritò gli  encomii  di  Eugenio  IV,  che 
la  pose  sotto  il  diretto  dominio  del- 
la Chiesa  Romana,  dandole  per  i- 
stemma  le  Pontificie  chiavi.  Anco  al- 
tri Papi  ebbero  predilezione  per  Cal- 
darola ,  e ,  nel  1 598 ,  quando  Cle- 
mente Vili  8Ì  recò  a  prendere  pos- 
sesso di  Ferrara,  volle  alloggiare  nel 
vasto  e  bel  palazzo  dei  Pallotta. 

Passando  ora  a  dire  alcuna  cosa 
delle  notizie  ecclesiastiche  di  Came- 
rino, e  della  sua  cattedra  episcopale, 
immediatamente  soggetta  alla  Santa 
Sede ,  si  vuole  che ,  verso  l'anno 
238,  ricevesse  il  lume  del  vangelo 
dai  ss.  Porfirio  e  Venanzio ,  e  che 
nel  255,  ne  fosse  vescovo  s.  Leonzio. 


CAM 


53 


Esso  era  stato  compagno  di  s.  Ve- 
nanzio, che  fu  martirizzato  a'  1 8  mag- 
gio del  254,  e  venne  consagrato  in 
Pioma.  Nel  465  il  vescovo  di  Cameri- 
no Geronzio  intervenne  al  concilio 
celebrato  in  Roma  dal  Pontefice  s. 
Ilario,  e  l'altro  vescovo  Glorioso  si 
recò  in  quello  convocato ,  nel  649, 
da  Papa  s.  Martino  I  al  Laterano. 
NeirVlII  secolo  s.  Ansovino  vi  eb- 
be i  natalij  e  prima  di  essere  elet- 
to vescovo  di  Camerino,  era  stato 
canonico  della  cattedrale ,  ed  avea 
diretta  la  coscienza  dell'imperatore 
Lodovico  II,  morendo  nel  bacio  del 
Signore  l'anno  8  1 6.  L'Ughelli,  nella 
sua  Italia  sacra  tomo  I,  pag.  546, 
e  tomo  X,  pag.  25 1,  riporta  la  suc- 
cessione dei  vescovi  di  questa  sede. 
Fra  quelli,  che  andarono  decorati 
della  porpora,  vi  fu  Gio.  Battista 
Altieri ,  ma  rinunziando  egli  il  ve- 
scovato. Urbano  Vili,  nel  1627,  lo 
diede  ad  Emilio  Altieri  suo  fratello, 
il  quale,  nel  i63o,  vi  celebrò  il  si- 
nodo, in  cui  stabili  provvide  leggi 
per  la  diocesi,  e  nell'anno  seguente 
introdusse  i  padri  dell'  Oratorio  in 
Montecchio.  Fatto  però  Cardinale , 
nel  1669,  dopo  cinque  mesi  fu  crea- 
to Papa  col  non? e  di  Clemente  X 
(redi).  Questo  Pontefice,  fra  le  al- 
tre beneficenze,  con  cui  fu  largo  coi 
camerinesi ,  aggiunse  due  canonici 
al  capitolo,  che  sino  dal  vescovato 
di  Eudone,  nel  994»  si  fregiava  del- 
le dignità  d'arcidiacono,  arciprete,  e 
primicerio;  e  nel  Pontificato  d'In- 
nocenzo IV  si  componeva  di  dodici 
canonici,  a'  quali  quattro  ne  accreb- 
be Paolo  IH. 

Fra  i  sinodi  celebrati  in  Cameri- 
no meritano  pure  menzione  quello 
del  i584,  tenuto  da  Gaspare  Orsi- 
ni, e  l'altro,  nel  i587,  ^^^^^  Giro- 
lamo Bobo,  o  Bobus.  Lo  Scotto,  nel 
suo  Itinerario  d'Italia^  dice  che  la 


54  CAM 

diocesi  anticamente  era  tanto  vasta, 
che  per  le  sue  dismembi-azioni  ne 
furono  progressivamente  erette  altre 
quattro,  ma  tuttavolta  è  ancora  e- 
stcsa.  Sisto  V,  nel  i586,  in  forza 
della  bolla  Superna  dìspositione  vi 
staccò  la  città  di  Sauseveriuo  con 
alcune  dipendenze,  per  farne  un  ve- 
scovato particolare.  Benedetto  XIII, 
nel  1728,  elevò  la  chiesa  di  Fa- 
briano a  cattedrale,  e  col  contenuto 
della  costituzione  Notoria  sunt,  la 
luiì  a  Camerino  ;  ma  Pio  VI  divise 
Fabriano,  ed  invece  decretò  l'unio- 
ne colla  sede  episcopale  di  Matelica, 
erigendo  però,  nel  1787,  Camerino 
in  arcivescovato,  e  facendone  primo 
arcivescovo  Luigi  Amici  di  Cameri- 
no, della  qual  chiesa  Clemente  XIII 
lo  avea  preconizzato  vescovo,  nel 
I  768.  Finalmente  Pio  VII,  col  dis- 
posto della  lettera  decretale  Per  ve- 
tustam  locorum  originem^  emanata 
nel  1816,  nel  restituire  a  Treja  l'o- 
nore di  cattedrale,  ne  affidò  l' am- 
ministrazione pei'petua  agli  arcive- 
scovi di  Camerino,  la  cui  metropo 
litana  non  ha  suffraganei.  Ora  è 
zelante  arcivescovo  di  Camerino  Ni- 
cola Mattei  Baldiqi,  eletto  dallo 
stesso  Pontefice  nel  concistoro  de'  1 4 
aprile  1817,  il  primo  che  in  se  riu- 
nì tale  amministrazione  (V.  Treja). 
Considerevoli  sono  l'episcopio,  circon- 
dato da  portico  e  da  colonne,  gran- 
dioso nell'interno,  nonché  l'ospedale 
degli  esposti,  ed  il  seminario. 

Il  vecchio  tempio  di  Bellona,  li- 
na delle  principali  deità  adorate  dai 
camerti,  fu  ridotto  nel  III  secolo,  e 
circa  l'anno  253,  in  chiesa  cri- 
stiana, dapprima  consacrata  alla 
Beata  Vergine,  divenne  quindi  cat- 
tedmle.  Sappiamo  dal  Turchi,  Ca- 
ììiers  Sagra  pag.  7  e  5^,  che  in 
queir  epoca  in  Camerino  vi  era  cle- 
ro e  vescovo,  il  quale  avea  voto  nella 


CAM 
elezione  dei  re  d'Italia.  Nel  secolo 
XIII  fu  incendiata  quella  cattedra- 
le, e  distrutta  dalla  fazione  dei  ghi- 
bellini per  le  truppe  del  re  Man- 
fredi ;  ma  due  anni  dopo,  cioè  nel 
1260,  per  le  sollecitudini,  e  genero- 
sità di  Gentile  Varano ,  i  cameri- 
nesi  più  sontuosa  la  riedificarono, 
venendo  ultimata  nel  1268  nel 
Pontificato  di  Clemente  IV.  La  sua 
architettura  è  del  cosi  detto  ordine 
gotico  a  tre  navate,  sostenute  da 
colonne  ottangolari ,  e  1'  aitar  mag- 
giore ,  assai  magnifico  per  le  pietre 
preziose  impiegatevi ,  si  compì  nel 
1295  sotto  Bonifacio  Vili.  Ad  in- 
cendii  e  ad  altri  disastri  soggiacque 
questa  cattedrale,  finche  nel  terre- 
moto del  1799,  fu  rovinata  intera- 
mente, meno  il  campanile  e  la  sa- 
grestia. L'ultima  anteriore  riedifica- 
zione della  cattedrale  era  stata  ese- 
guita dal  vescovo  Rambotto  Vico- 
manni,  che  da  arcidiacono  del  ca- 
pitolo, era  stato  elevato  alla  sede 
episcopale  dal  capitolo  stesso,  e  che 
fu  l'ultimo  ad  essere  eletto  in  sif- 
fatta maniera,  e  morì  nel  1285.  Do- 
po il  suaccennato  disastro,  sul  dise- 
gno nell'interno  di  Andrea  Vici,  e 
su  quello  del  cav.  Folchi  per  la 
facciata,  venne  da  ultimo  questa  cat- 
tedrale rifabbricata  splendidamente  : 
la  sua  forma  è  quella  delle  antiche 
basiliche  con  tr«  navate,  e  fu  por- 
tata al  termine  mercè  le  cure  del- 
l' odierno  arcivescovo,  e  della  depu- 
tazione della  fabbrica.  V.  Giuseppe 
d' Este,  Ragionamento  della  nuova 
metropolitana  di  CanierinOj  Boma 
i838. 

In  questa  bella  cattedrale ,  dedi- 
cata alla  ss.  Annunziata,  col  fonte 
battesimale,  e  scelta  cappella  musi- 
cale, si  venerano  le  spoglie  del  pa- 
trono s.  Ansovino,  e  de'martiri  Vit- 
torino e  Vincenzo.    Essa    è    servita 


CAM 

da  diciannove  canonici ,  e  due  di- 
gnitarii,  primo  de'  quali  è  l'arcidia- 
cono, e  secondo  è  il  prevosto,  eret- 
to da  Leone  X,  decorati  tutti;  e  per 
pi'ivilegio  di  Leone  XH,  d' insegne 
prelatizie,  cioè,  come  prelati  dome- 
stici, mentre  già  Urbano  Vili,  inve- 
ce delle  almuzie ,  avea  loro  conces- 
so la  cappa  magna  ;  la  quale  dal 
detto  Leone  XII  fu  pure  accordata 
ai  dieci  beneficiati.  Uno  dei  detti 
canonicati  si  gode  dall'  arcivescovo 
prò  tempore^,  e  ciò  non  pertanto  la 
presidenza  del  capitolo  è  devoluta 
all'arcidiacono.  Questo  antichissimo 
capitolo  ha  sempre  fiorito  con  uo- 
mini di  un  merito  distinto,  che  asce- 
sero alle  primarie  dignità  ecclesia- 
stiche. 

Celebre  è  pure,  fino  dal  secolo 
XIII,  la  collegiata  dedicata  a  s.  Ve- 
nanzio, la  cui  vita  fu  pubblicata  nel 
1807,  per  le  stampe  del  Gori  in 
Camerino,  dal  canonico  Venanzio 
Pizzicanti.  Nella  cappella  sotterranea 
edificata,  e  dotata  dal  Cardinal  ca- 
merinese  Pierbenedetti ,  si  conserva 
il  corpo  di  s.  Porfirio ,  e  quello  di 
s.  Venanzio ,  il  quale  nell'  età  di 
quindici  anni,  sotto  Decio  impe- 
ratore, nel  252,  in  Camerino  sua 
patria,  fu  in  più  modi  martirizzato. 
Ma  venendo  prodigiosamente  salva- 
to, anche  quando  fu  precipitato  dal- 
l'alto  delle  mura,  è  invocato  uni- 
versalmente nelle  cadute,  ed  a  pre- 
servativo si  portano  anzi  in  dosso 
medaglie  benedette  colla  sua  effi- 
gie. Fu  il  presidente  Antioco ,  che 
ebbe  il  barbaro  trionfo  di  ordinare 
la  decapitazione  di  un  santo  s\  se- 
gnalato. Nella  chiesa  poi  priorale  di 
s.  Maria  in  Via,  si  venera  una  pro- 
digiosa immagine  della  Madonna, 
che  una  pia  tradizione  dice  dipinta 
da  s.  Luca.  Questa  chiesa  fu  eretta 
dal  camerincsc  Cardinale  Giori,  e  i 


CAM  55 

dodici  cappellani,  che  la  ufficiano,  go- 
dono il  privilegio  della  mozzetta  ce- 
leste. 

Dopo  le  ultime  disastrose  vicende, 
incamerino  si  sono  ristabiliti  parec- 
chi conventi,  e  monisteri.  Nel  i368, 
nel  Pontificato  di  Urbano  V,  in 
poca  distanza,  vi  si  stabilirono  i  re- 
Hgiosi  zelatori  della  regola  france- 
scana, detti  Zoccolantij  e  sotto  Cle- 
mente VII  v'ebbero  il  primario  do- 
micilio i  cappuccini.  Il  grandioso  pa- 
lazzo già  ducale,  ora  residenza  del 
delegato ,  ha  tre  ampii  cortili  ;  e 
quello  della  magistratura  è  elegan- 
te, decorato  di  busti,  e  d' iscrizioni 
de'  cittadini  illustri.  Sisto  V,  che 
avea  una  particolar  tenerezza  per  la 
Marca,  ov' ebbe  i  natali,  beneficò 
grandemente  anche  Camerino,  per 
che  sua  madre  Marianna  Ricuccia 
era  nativa  di  questa  città.  Vi  fece  an- 
che varie  riparazioni,  per  cui  i  came- 
rinesi  riconoscenti,  sulla  piazza  presso 
la  cattedrale ,  gì'  innalzarono  una 
statua  colossale  di  bronzo. 

Camerino  finalmente  è  celebre 
per  la  università  che  il  Pontefice 
Benedetto  XIII ,  per  soddisfare  alle 
istanze  de'  camerinesi ,  eresse  nel 
1727,  col  disposto  della  costituzio- 
ne Lìberaliuiiiy  emanata  nel  primo 
di  luglio,  che  si  legge  nel  Bollarlo 
Romano  tom.  XII  p.  284,  e  che 
r  imperatore  Francesco  I,  già  gran 
duca  di  Toscana,  con  diploma  del 
1753,  arricchì  di  privilegi  valevoli 
in  tutti  i  dominii  imperiali.  Ma  de- 
caduta nelle  memorate  vicende  dal 
suo  lustro,  risorse  per  le  disposizio- 
ni della  bolla  Quod  divina  sapiens 
da,  pubblicata,  nel  1824,  da  Leo- 
ne XII,  onde  in  sedici  cattedre  con- 
ta numerosi  studenti,  e  fiorisce  par- 
ticolarmente nella  giurisprudenza , 
scienza  in  cui  sempre  si  distinse  la 
curia  Camerinese. 


56  CAM 

Non  sono  a  taccisi  poi  la  diicsa  e 
con  fra  temila  nazionale,  che  i  came- 
rinesi  hanno  in  Roma,  sulla  piazza 
di  Campidoglio.  Clemente  X  che, 
come  dicemmo,  era  stato  zelante  e 
benemerito  pastore  di  Camerino , 
per  l'adetto,  cui  conservava  pegli 
antichi  suoi  diocesani ,  permise  a 
questi,  nel  iGyS,  di  erigere  in  Roma 
una  compagnia  nazionale.  Acquista- 
ta perciò  da  essi  la  chiesa  parroc- 
chiale di  s.  Giovanni  in  Mercatello 
(  che  già  appartenne  ai  basiliani  di 
Grottaferrata,  e  così  chiamato  per- 
chè vi  si  faceva  il  mercato,  prima 
che  fosse  trasferito  in  piazza  Navo- 
na  ),  la  restaurarono  con  disegno  di 
Antonio  Liborio  Raspantini ,  e  la 
dedicarono  ai  ss.  Venanzio  ed  An- 
sovino  loro  protettori ,  la  festa  dei 
quali  ivi  celebrasi  a'  i8  maggio,  e 
i3  marzo.  Tre  anni  dopo  la  sua 
erezione,  la  confraternita  a'  6  mag- 
gio 1678,  vide  approvate  le  co- 
stituzioni, ed  adottò  vin  sacco  di 
tela  rossa,  mozzetta  bianca  con  or- 
latiU'a  rossa,  e  cordone  egualmente 
bianco.  Delle  indulgenze  ad  essa 
concedute  da  Clemente  X,  e  degli 
esercizii  di  pietà,  che  vi  si  esercita- 
no, tratta  il  Piazza  nelle  Opere  pie 
di  Roma  a  p.  SgS,  siccome  ne  ab- 
biamo erudite  notizie  dal  Cancellie- 
ri nel  suo  Mercato  p,  11,  172,  e 
288.  Continuò  quella  chiesa  ad  es- 
sere parrocchia  sino  al  Pontificato 
di  Leone  XII,  il  quale  nel  nuovo 
riparto  delle  parrocchie  di  Roma, 
rimosse  la  cura;  per  altro  fiorisce 
ne'pii  esercizii  di  pietà,  che  tuttora 
ivi  si  fanno  a  gloria  di  Dio. 

Molti  uomini  grandi,  come  si  dis- 
se, ebbe  Camerino,  in  santità,  in 
dottrina  ed  in  valore,  ed  al  sacro 
Collegio  diede  i  seguenti  Cardinali, 
le  cui  notizie  biografiche  sono  ri- 
portate ai  rispettivi  articoli. 


CAM 

Luca  Gentili  Ridolfucci  da  Ca- 
merino ,  già  arcidiacono ,  e  priore 
della  cattedrale,  ed  ivi  sepolto,  fu 
creato  Cardinale  da  Urbano  VI  nel 
1378. 

Giovanni  Evangelista  Pallolta  di 
Caldarola,  diocesi  di  Camerino,  fa- 
vorito di  Sisto  V,  che,  nel  i587, 
lo  decorò  della  porpora. 

Mariano  Pierbenedetti,  nobile  ca- 
merinese,  celebre  governatore  di  Ro- 
ma sotto  Sisto  V,  che,  nel  1589, 
il  premiò  col  Cardinalato. 

Jacopo  Sannesi  di  Belforte,  dio- 
cesi di  Camerino,  creato  Cardinale 
da  Clemente  Vili,  nel    i6o4- 

Giambattista  Palletta  di  Caldaro- 
la, diocesi  di  Camerino  ,  decorato 
colla  porpora  da  Urbano  Vili  nel 
1629,  di  cui  abbiamo  dal  Bompia- 
ni l'Imago  purpuratae  constaiiLiar^ 
Or  alio  in  funere  Jo.  Bap.  Cardin. 
Pallotta,    1668. 

Antonio  Giori,  di  Camerino,  Simi- 
gliare intimo  di  Urbano  Vili,  che, 
nel    1643,  lo  fece  Cardinale. 

Antonio  Saverio  Gentili ,  figlio 
dell'aiutante  di  camera  di  Clemen- 
te X  di  Camerino,  ma  nato  in  Ro- 
ma, annoverato  al  sacix)  Collegio , 
nel  1731,  da  Clemente  XII,  sepol- 
to nella  detta  chiesa  di  s.  Venan- 
zio in  Roma. 

Pietro  Paolo  Conti ,  nobile  ca- 
merinese,  creato  Cardinale  da  Cle- 
mente XIII,  nel    1759. 

Guglielmo  Pallotta  di  Caldarola, 
diocesi  di  Camerino ,  innalzato  al 
Cardinalato  da  Pio  VI,  nel  1777, 
il  cui  elogio  leggesi  in  Cancellieri 
nel  suo  Discobolo,  ove  si  riporta  l' i- 
scrizione  sepolcrale  fatta  da  Gaetano 
Marini. 

Antonio  Pallotta  di  Caldarola, 
diocesi  di  Camerino,  nato  in  Ferra- 
ra, fatto  Cardinale  da  Pio  VII,  nel 
1823,    sul  quale   si  ha   Gralulalur 


CAM 

Caietaniis  Prqfilìus ,  Romae  183 3. 
In  questo  scritto  sonovi  erudite  noti- 
zie sulla  famiglia  Palletta,  su  Came- 
rino, e  su  Caldarola.  Abbiamo  inol- 
tre una  lettera  di  Caucellieii  a  tal 
Porporato,  Pesaro   1826. 

Finalmente  dalla  Bibliografia  sto- 
rica delle  città  dello  stato  Pontifi- 
vio  j  stampata  in  Roma  nel  1792, 
abbiamo  un  catalogo  di  autori,  che 
trattarono  della  città  e  ducato  di 
Camerino,  e  della  sua  sede  episco- 
pale, fra'quali  sono  a  ricordarsi  Ca- 
millo Lilli ,  [Ustoria  di  Camerino^ 
Macerata  x^Si-,  ed  Ottavio  Turchi. 
De  ecclesiae  camerinensis  pontifici' 
bus  libri  VI.  Praecedit  de  Civit.  et 
eccl.  Canierinensi  Dissertalio  _,  Ro- 
mae 1762;  Vincenzo  Bellini,  De 
ììionetis  Camerini,  Exst.  in  Op.  de 
monet.  Ital.  ined.  aevi  j  Giuseppe 
Col  ucci,  DeW  origine.,  e  dell*  anti- 
chità di  Camerio ,  oggi  Camerino 
Exst.  nel  tom.  VII  dell' .^«;.  Pie. 
ConteSy  et  Ducs  de  Camerino  de 
la  Maison  de  Varane,  V.  Italia 
u.  5  tomo  II. 

CAMERLENGO  di  Santa  Ro- 
mana Chiesa  (  Camerarius).  Questo 
vocabolo  ebbe  origine  da  quello  di 
Camera,  come  si  disse  all'  articolo 
Camera  Apostolica,  appellandosi  ca- 
mera quelle  cose,  che  appartengono 
immediatamente  al  sovrano.  Quindi 
è ,    che   con    tal    voce    s'  intende  il 

»  fisco,  o  ciò  che  riguarda  i  diritti, 
e  il  dominio  del  principe,  custoden- 
dosi nella  camera  i  suoi  tesori,  Ca- 
mera denariorum.  Perciò  il  custode, 
e  l'amministratore  di  essi,  e  del  de- 
naro e  delle  rendite  pubbliche,  si 
chiamò  Camerlingo,  o  Camerlengo, 
e  il  Ducange  lo  appella  Aerarli 
Qucestor.  Co'  vocaboli  inoltre  Ca- 
marlingatOj  Caniarlingatico ,  e  Ca- 
merlengatOj  s'  intende  l'  uffizio  del 
Camerlengo.  Fu  di  parere  il  Cohcb 


CAM  57 

Ho ,  Notlt.  Cardinal,  cap.  1 6 ,  che 
questo  impiego  fosse  fino  all'anno 
mille  esercitato  dai  magnati  della 
città,  e  poi  fosse  trasferito  a' Cardi- 
nali ;  quindi  più  tardi  in  simile  modo 
passasse  un'egual  carica  anche  fi*a 
gli  elettori  del  sacro  Romano  Im- 
pero, per  cui  divenne  nome  di  di- 
gnità, della  quale  fu  rivestito  l'e- 
lettore  marchese  di  Brandemburgo. 

§  I.  Orìgine  del  Cardinal  Camer- 
lengo di  Santa  Chiesa^  e  notizie 
della  dignità. 

Ne'  primordi!  del  secolo  IV,  e  nel 
Pontificato  di  s.  Melchiade,  l'impe- 
ratore Costantino  Magno  non  solo 
diede  pace  alla  Chiesa  Cattolica, 
eresse  basiliche ,  ed  onorò  la  dignità 
del  successore  di  s.  Pietro,  vicario 
di  Gesù  Cristo  in  terra,  ma  gli 
donò  il  sontuoso  palazzo  di  Latera- 
no ,  e  gli  assegnò  copiose  rendite 
per  sostenere  con  ecclesiastico  deco- 
ro la  sua  sublime  dignità.  Onde 
tal  palazzo,  conosciuto  sotto  il  nome 
di  Patriarchio  Lateranense,  conti- 
guo alla  basilica  dedicata  al  Salva- 
tore, cominciò  fin  d'allora  ad  essere 
la  stabile  residenza  de' sommi  Pon- 
tefici romani,  del  fiore  del  clero  di 
Roma,  e  di  molte  persone  addette 
al  servigio,  e  impiegate  ne' pubblici 
ministeri  del  Papa,  e  della  Santa 
Sede.  Occupati  i  Pontefici  nelle  gra- 
vissime cure  della  Chiesa,  destina- 
rono un  vice-domino,  o  primario 
uffiziale  per  soprai ntendere ,  e  pre- 
siedeie  al  patriarchio,  e  alla  fami- 
gha  Pontificia,  e  lo  scelsero  fra  i 
più  cospicui  del  clero  romano,  insi- 
gniti talvolta  della  dignità  episco- 
pale ,  per  cui  presto  si  distinsero 
fra  gli  uffiziali  maggiori  della  Chiesa 
romana,  stante  1'  importanza  del 
nobile  impiego,  e  l'eminente  rango 


58  CAM 

che  godevano.  Primi  cavalcavano 
insieme  col  vestarario ,  col  nomen- 
clatore, e  col  saccllario,  primati 
tutti  della  Chiesa  romana,  e  princi- 
pali iifllziali  della  Sede  Apostolica, 
ad  una  col  primicerio  de'nolari.  La 
sua  residenza  era  nel  patriarchio,- 
che  perciò  chiamavasi  il  Vicedomi- 
nio. Il  più  antico  vicedomino,  di 
cui  si  abbiano  memorie  certe,  fu 
Ampliato  prete,  che,  nel  544?  segui 
il  Pontefice  Vigilio  in  Costantinopoli. 
Sì  sa  ancora,  che  Anatolio  lo  fu  di 
san  Gregorio  I,  creato  nel  590. 
L'ultimo  vicedomino  poi  di  cui  ci  sie- 
no  pervenute  notizie,  è  Benedetto  ar- 
cidiacono, che  ne  fungeva  T,  uffizio 
ne'  Pontificati  di  Giovanni  XIX, 
detto  XX,  eletto  nel  1024,  e  di 
Benedetto  IX,  suo  successore,  come 
risulta  da  una  bolla  di  questo,  del 
io44>  ^^^  ^^^^  ^^^^  ^^  sottoscrizione 
di  Benedetto  vicedomino. 

Dopo  quest'epoca  non  si  fa  men- 
zione di  altri  vicedomini,  e  deve 
ritenersi,  che  nella  corte  Pontificia 
gran  cambiamenti  e  vicende  acca- 
dessero, perchè  ne  cessasse  1'  uffizio  , 
come  lo  fu  d'altri  ujfiziali  surrogati 
con  altre  cariche  e  denominazioni. 
Non  può  dubitarsi,  come  asserisce 
il  Renaz/i,  Degli  antichi  vicedomini 
pag.  i4,  che  le  funzioni  del  vice- 
domino concernessero  la  cura  di 
provvedere  l'occorrente  per  la  sagra 
persona  del  sovrano  Pontefice ,  e 
pel  mantenimento  della  sua  corte 
e  famiglia,  e  che  assunto  non  fosse 
dal  Camerlengo,  Carnei  arius^  carica 
che  appunto  comincia  verso  tal' epo- 
ca a  comparire  come  propria  di 
un  primario  ministro  de'  Papi. 

Era  il  Camerlengo  nella  sua  pri- 
ma introduzione  sostituito  al  Vesta- 
rario della  Chiesa  Romana  _,  co- 
me vuole  Muratori,  Ant.  Ital.  tom.  I, 
Gol  949?  ^^  ^  1^*  l'imaueva  affidata 


CAM 
l'amministrazione  delle  rendite  della 
medesima.  Osserva  però  il  Vitale , 
nelle  sue  Memorie  istorichc  de'  te- 
sorieri, p.  IV,  che  presso  i  sovrani 
di  Francia  specialmente  cominciò  ad 
essere  in  uso  il  chiamarsi  vestiario 
e  camera,  il  luogo  in  cui  si  custo- 
divano le  vesti  sagre ,  le  cose  più 
prezio;»e  ,  ed  anche  il  denaro  in 
somma  considerabile.  Coll'andar  del 
tempo  prevalse  altresì  il  costume  di 
chiamarlo  semplicemente  camera.  La 
Chiesa  romana  segui  1'  altrui  esem- 
pio, chiamando  Camerani  Domini 
Papae,  quel  luogo,  che  prima  dice- 
vasi  vestiario,  ed  in  conseguenza  alla 
persona,  che  alla  medesima  presiede- 
va, fu  dato  il  nome  di  camerario,  os- 
sia di  Camerlengo ,  in  luogo  di  vesta- 
rario. E  quantunque  il  Panvinio,  co- 
me si  legge  nel  citato  Muratori,  t.  I, 
col  94^?  abbia  lasciato  scritto,  che  il 
Cameilengo ,  o  cameraiio,  fosse  già 
surrogato  all'arcidiacono  della  Chie- 
sa romana  (  di  che  si  tratterà  ap- 
presso ed  al  §  IV)  nell'amministra- 
zione delle  rendite  della  medesima, 
per  diminuirne  1'  autorità  oltre  mo- 
do accresciutasi  ;  nondimeno  questa 
opinione,  secondo  lo  stesso  Muratori, 
manca  di  fondamento,  per  non  tro- 
varsi negli  antichi  monumenti  men- 
zione alcuna  della  camera  Pontificia, 
dicendo  egli:  »»  fortasse  nomine  ve- 
«  stiarii  Pontificii  camera  olim  de- 
!i  signata  est  ".  T^.  Galletti ,  del 
Festarario,  p.  Sy. 

Sostituito  il  Camerlengo  al  vesta- 
rario per  l'amministrazione  delle  ren- 
dite della  Santa  Sede,  e  del  Ponti- 
ficio tesoro,  ninno  più  prontamente 
e  più  opportunemente  di  lui,  almeno 
per  questa  parte  sostanziale ,  poteva 
supplire  le  veci,  ed  adempire  le  in- 
cumbenze,  che  in  avanti  esercitavansi 
dal  vice  domino.  Perocché  tra  i  mo- 
tivi, pei  quali  non  più  v'  era  bisogno 


CAM 

di  lui,  eravi  questo,  che  cessando  la 
vita  comune  e  quasi  monastica  dei 
chierici  addetti  al  servigio  del  Papa 
nel  palazzo 'lateranense,  non  era  piti 
mestieri  di  clii  vegliasse  alla  dome- 
stica ecclesiastica  disciplina  loro.  A 
far  cessare  poi  quella  vita  comune  fu- 
rono cagione  le  gravi  e  le  frequenti 
turbolenze,  onde  nei  secoli  X  e  XI, 
era  agitata  la  Chiesa,  per  cui  furono 
spesse  volte  costretti  i  Pontefici  ad 
abbandonare  non  solo  il  patriarchio, 
ma  anche  Roma,  trasferendosi  altro- 
ve ,  per  porsi  in  sicuro  dai  popolari 
tumulti ,  e  dalle  civili  fazioni.  Cos\ 
poco  a  poco  si  sciolse  la  primiera 
forma  di  vita  comune  osservata  nei 
secoli  precedenti  da' chierici  e  fami- 
gliari Pontifìcii  nel  patriarchio  late- 
ranense; e  il  Camerlengo  potè  solo 
bastare  per  sopraintendere  alla  cura 
e  al  regolamento  del  palazzo  aposto- 
lico, e  delia  corte  del  Papa. 

Che  il  Camerlengo,  fra  le  molti- 
plici  ingerenze  del  suo  autorevolissi- 
mo officio ,  avesse  quelle  di  provve- 
dere tutto  ciò  5  che  occorresse  per 
comodo  e  servigio  del  Papa ,  e  di 
presiedere  alla  famiglia  e  palazzo 
Pontificio,  si  raccoglie  non  solo  da- 
gli antichi  registri  de'  conti  came- 
rali ,  cod.  c'amerai.  9 ,  p.  5o ,  del 
1285,  ma  eziandio  da  un  antico 
ruolo  degli  uffiziali,  e  famigliari  com- 
ponenti la  corte  di  Nicolò  III,  Or- 
sini, ruolo  formato  nel  1277,  in  cui 
fu  eletto  quel  Pontefice,  e  ruolo  che 
poscia  fu  pubblicato  dal  Galletti , 
nelle  Memorie  di  tre  antiche  chiese 
di  Rieti.  Ora  il  primo,  che  in  detto 
ruolo  si  trova  descritto,  è  il  Camer- 
lengo, cui,  come  a  capo  ed  a  supe- 
riore di  tutti  gli  altri  palatini,  ve- 
niva somministrato  quotidianamente 
dalle  officine  di  palazzo,  copioso  nu- 
mero di  vivande. 

Inoltre   rilevasi    dagU   Ordini    ro- 


CAM 


% 


mani,  e  da  quello  XIV  pubblicato 
da  Mabillon,  quale  esatta  corrispon- 
denza passi  fra  le  principali  funzioni, 
le  quali  già  proprie  del  vicedomino  si 
adempivano  nel  patriarchio,  e  le  in- 
combenze, che  dal  Camerlengo  erano 
esercitate .  Basterà  qui  solo  accen- 
nare ,  che  alla  cura  di  presiede- 
re al  solenne  Pontificio  convito  nel 
giovedì  santo,  ed  all'  onore  d' invita- 
re ed  ammettere  alla  propria  mensa 
i  prelati  della  corte,  ed  altri  palati- 
ni, che  già  appartenevano  al  vicedo- 
mino, si  vede  nel  citato  Ordine  XIV, 
esser  subentrato  il  Camerlengo.  Lo 
stesso  accadeva  nel  dì  della  consa- 
crazione e  coronazione  del  nuovo 
Papa.  Il  Camerlengo,  dopo  aver  som- 
ministrato al  Signore  apostofico,  cioè 
al  Pontefice ,  le  monete  per  distri- 
buire il  presbiterio  [Vedi)  a'  Car- 
dinali ,  e  prelati ,  e  ad  altri  perso- 
naggi ,  che  solevano  partecipare  di 
tal  Pontifìcia  munificenza,  seguiva  il 
Papa  alla  mensa,  e  lo  assisteva  per 
tutto  il  tempo  del  solenne  banchet- 
to. Allorché  questo  era  terminato , 
accompagnava  il  Papa,  che  ritiravasi 
a  riposare  nelle  sue  camere,  ed  egli 
andava  al  suo  quartiere  dentro  il 
palazzo ,  dov'  era  già  imbandito  il 
desinare  pei  famigliari  Pontificii ,  e 
altri  rispettabili  personaggi  di  suo 
ordine  invitati  ad  intervenirvi,  il 
che  si  può  vedere  nei  tempi  ezian- 
dio, in  cui  erano  i  Papi  in  Avigno- 
ne, presso  il  Gattico  acta  select.  caer. 
rub.  87,  p.  98.  Nell'occasione  della 
residenza  de'  Pontefici  in  Avignone, 
sembra  che  il  Camerlengo  fosse  esen- 
tato dall'  obbligo  di  soggiornare  con- 
tinuamente nel  palazzo  Papale,  e  di 
presiedere  al  domestico  quotidiano 
governo  della  famiglia  Pontificia  ; 
dappoiché  trovasi  in  quel  tempo,  cioè 
dopo  il  i3o5,  un  altro  uffiziale  laico, 
denominato  maestro  del  sagro  aspi- 


6o  CAM 

210  (Fedì)^  cui  pare  espressamente 
commesso  T  incarico  di  supplire  iu 
questa  parte  alle  veci  del  Camerlen- 
go. E  quando  la  notte,  e  in  tempo 
di  desinare  chiudevansi  le  porte  del 
palazzo,  incombeva  al  maestro  del 
sacro  ospizio  presentarne  ogni  volta 
le  chiavi  al  Pontelìce ,  e  lasciarle 
sulla  mensa,  fuorché  quando  il  Ca- 
merlengo desinasse,  o  pernottasse  in 
palazzo,  mentre  in  tal  caso,  come 
ad  immediato  superiore,  si  consegna- 
vano a  lui;  in  una  paiola  il  maestro 
del  sagro  ospizio  suppliva  le  veci 
del  Camerlengo,  e  dipendentemente 
dal  medesimo  regolava  la  domestica 
azienda,  e  presiedeva  al  palazzo  e 
famiglia  Pontificia,  ricevendo  ogni 
sera  dagli  uffiziali  minori  del  palazzo 
i  conti  delle  spese  occorse  ne'  diversi 
loro  dipartimenti ,  per  poi  mensil- 
mente presentarli  al  Camerlengo,  e 
suoi  ministri,  acciocché  si  saldassero, 
e  venissero  registrati  ne'  libri  della 
camera  apostolica.  Ma  dopo  l' estin- 
zione degh  scismi,  e  dopo  che  i  Papi 
stabilmente  risiedendo  di  nuovo  in 
Roma,  si  ricompose  la  famiglia  Pon- 
tificia, non  sembrò  più  convenire  ad 
un  laico ,  qual  era  il  maestro  del 
sagro  ospizio,  la  presidenza  del  sagro 
palazzo,  onde,  ne'  primordii  del  se- 
colo XV,  fu  introdotto  un  primario 
ufliziale  ecclesiastico  col  nome  di 
prefitto  del  sagro  palazzo  apostoli- 
co,  volgarmente  chiamato  maestro 
di  casa  del  Papa.  Cosi  cessò  poco 
a  poco  anche  nel  Camerlengo  l' in- 
gerenza sul  detto  palazzo,  e  sui  fa- 
migliari del  Papa,  ingerenza  che  si 
concedette  interamente  al  maestro 
di  casa  del  P^^^^  che  Urbano  Vili 
dicliiarò  con  nome  più  decoroso , 
Maggiordomo  Pontificio.   Vedi. 

Ritornando  all' origine  del  Camer- 
lengo di  Santa  Romana  Chiesa ,  ri- 
corderemo ,    eh'  esso    rappresenta  la 


CAM 
persona  dell'arcidiacono  della  Chiesa 
Romana  (Fedi),  come  quello,  che  a 
lui  succedeva.  Imperocché  si  sa,  che 
la  presidenza  della  camera  apostolica 
fu  già  del  primo  diacono,  ossia  ar- 
cidiacono ,  quale  fu  il  Cardinale  Il- 
debrando Aldobrandeschi  fino  dal 
io59,  poi  Papa  col  nome  di  Grego- 
rio VII,  che  sostenne  nel  Pontificato 
di  Alessandro  li,  suo  immediato  pre- 
decessore, come  presidente  della  ca- 
mera Pontificia,  il  giudizio  tra  il 
monistero  di  Farfa,  e  quello  di  Mica 
Aurea.  Ma  dopo  il  loyS,  in  cui 
appunto  divenne  Papa  Ildebrando, 
non  si  riguardò  più  un  tale  impie- 
go annesso  all'arcidiaconato;  anzi,  co^ 
me  si  accennò  superiormente,  venne 
estinta  la  dignità  da  Gregorio  VII 
medesimo ,  giacché  colla  sua  sover- 
chia autorità,  come  dice  il  Macri, 
resisteva  talvolta  allo  stesso  Pon- 
tefice, anzi  per  la  sua  grande  in- 
fluenza spesso  era  esaltato  al  Pon- 
tificato, e  in  suo  luogo  sostituiva  un 
Cardinale  chiamato  Camerlengo.  Cer- 
to è,  che  l'ufficio  dell'arcidiacono 
fu  dato  ad  un  Cardinale,  il  quale 
ebbe  il  nome  di  Camerarius_,  o  Ca- 
merlengo .  In  un  istromento  del 
Il 59,  trovasi  «  Dominus  Roso  ve- 
*  nerabilis  Cardinalis  diaconus  ss. 
M  Cosmae  et  Damiani,  Domini  Pa- 
»  pae  Camerarius  ";  e  le  porte  di 
bronzo  dell'  antico  episcopio ,  o  pa- 
triarchio lateranense  ,  ordinate ,  nel 
1 1 96,  dal  Pontefice  Celestino  1 II, 
furono  fatte  fare  da  Cencio  Came- 
rario ministrante ,  come  rilevasi  dal- 
la sua  iscrizione ,  esistente  nell'  in- 
gresso della  sagrestia  di  s.  Giovanni 
in  Laterano. 

Finalmente  quando  accadde,  che 
il  Camerlengo  fosse  assente,  o  impe- 
dito per  qualche  causa,  era  solito 
eleggersi  un  altro,  che  in  suo  luogo 
esercitasse   l'ujlicio,    e    si  chiamasse 


CAM 

reggente  della  camera  _,  o  prò-  Ca- 
merleììgOy  o  vice-CamedengOy  carne- 
rae  regenss  ^  "vel  proto- Carne rarìua^ 
vel  Knce-Camerarhis,  Ciò  fu  pratica- 
to in  varie  occasioni ,  eome  consta 
dai  registri  camerali,  e  il  Cardinal 
Garampi  nell'opera  inedita  :  Osserva- 
zioni sul  valore  delle  antiche  monete 
Pontificie ,  neir  appendice  num.  XX 
rota  2,  dice:  «  Che  nel  Pontificato 
d' Innocenzo  X  ,  quel  Pontefice  de- 
putò un  pro-Camerlengo,  in  luogo  del 
Cardinal  Barberini  Camerlengo  il 
quale  per  comando  del  Papa  era 
andato  in  Francia  a  trovare  il  Car- 
dinal Mazzarini.  Di  che  si  trovano 
anche  più  recenti  esempii,  come  dal 
breve  de'  20  settembre  i65i,  acla 
Paoletti ,  poi  Selli ,  segretario  della 
camera,  ed  anche  nel  libro  delle 
sentenze 3  del  i74^>  ed  altrove.  Tal- 
volta è  stato  concesso  al  decano  dei 
chierici  di  camera  di  esercitare  l'uffi- 
cio del  Camerlengo  vacato  per  mor- 
te, come  si  legge  nel  chirografo  di 
Sisto  V,  de*  17  agosto  1587.  Reg. 
per  acta  Martini  N.  cancel. 

g  II.  Giurisdizione,  prerogative,  e 
privilegi  del  Cardinal  Camer- 
lengo. 

Introdottosi  adunque  l'ufficio  di 
Camerlengo,  il  piano  dell'ammini- 
strazione da  lui  esercitata  si  andò 
formando  gradatamente ,  a  seconda 
degli  affari  della  romana  corte ,  e 
già  vedemmo  come  l'arcidiacono,  e 
poi  il  Camerlengo  succedessero  nel 
sacro  palazzo  al  vice-domino ,  nel 
fare  le  spese  per  esso  e  per  la  fa- 
miglia Pontificia,  come  pure  nel  som- 
ministrare le  monete  al  Papa  nella 
distribuzione  de'  presbiteri!  per  la 
consacrazione  e  coronazione.  Aggiun- 
giamo qui  quanto  si  legge  nell'Ordi- 
ne, ossia  ceremoniale  di  Gregorio  X, 


CAM  61 

eletto  nel  1271,  presso  il  Mabillon 
Musaci  ital.  tom.  li,  p.  2  33.  n.  12. 
In  quello  dicesi,  che  andando  il  Pon- 
tefice ad  assistere  ai  vesperi  del  sah- 
bato  Gaudete  in  s.  Pietro:  >»  Canoni- 
«  cus  s.  Petri  quintam  antiphonam 
»  quae  est  juste  praenuntiat  Pa- 
«  pae  ;  et  idem  dominus  Papa  post 
«  talem  praenuntiationem  accipit  mo- 
ji  netam  auream  de  manu  camera- 
»  rii ,  et  ponit  in  ore  ipsius  prae- 
»  nuntiantis,  eodem  praenuntiatore 
»  tenente  os  apertum  ".  E  perciò 
allora  il  Pontefice  dalle  mani  del 
Camerlengo  prendeva  il  denaro  per 
le  oblazioni  e  presbiterii.  Posterior- 
mente cominciò  a  prenderlo  dal  te- 
soriere ,  come  si  legge  in  varii  dia- 
rii,  specialmente  in  quello  del  Mu- 
canzio,  che  descrisse  il  possesso  preso 
da  Clemente  VIII,  nella  basilica  la- 
teranense.  Sino  a  quello  preso  da 
Leone  X  nel  i5i3,  solevano  i  Pon- 
tefici usare  particolari  cerimonie,  le 
quali  poi  furono  tralasciate.  Fra  que- 
ste è  a  rammentarsi,  come  descrive 
Cencio  Savelli  Camerario  nel  rito 
usato  con  Celestino  III,  che  nella 
basilica  lateranense,  il  Pontefice  si 
metteva  a  sedere  in  tre  sedie  di  porfi- 
do, e  mentre  sedeva  sulla  prima,  pren- 
deva dal  grembo  del  suo  Camerlen- 
go un  pugno  di  monete  di  rame,  e 
le  spargeva  al  popolo  dicendo  :  »  Au- 
>»  rum  et  argenlum  non  est  mihi , 
>»  quod  autem  habeo,  hoc  tibi  do  "; 
così  nella  seconda  sedia  prendeva 
nuovamente  dal  Camerlengo  un  pu- 
gno di  monete  d' ogni  sorte ,  e  le 
spargeva  al  popolo  dicendo:  »  Disper- 
»  sit,  dedit  pauperibus,  justitia  ejus 
»   manet  in  saeculum  saeculi  ". 

Quando  poi  andarono  in  appres- 
so accrescendosi  le  occupazioni  del 
Camerlengo,  per  la  moltiplicità  de- 
gli affari  a  lui  commessi ,  come  a 
primario  ministro  Pontifìcio,  gli  restò 


€k  CAM 

addossato  il  principal  peso  del  go- 
verno politico,  e  r  universale  ammi- 
nistrazione degli  allai'i  economici , 
aggiungendoglisi  i/  la  cura  di  rice- 
vere le  obbligazioni,  e  le  sommissio- 
ni ,  che  facevano  i  nuovi  provvisti 
delle  cliiese  episcopali,  e  dei  moni- 
steri  pei  corrispondenti  pagamenti 
delle  tasse  per  la  spedizione  delle 
bolle;  2."  il  registro  de'  conti  delle 
oblazioni  de'  fedeli,  come  anche  delle 
decime,  de'  censi,  che  per  l' esenzio- 
ne i  monisteri  doveano  pagare  alla 
reverenda  camera  ;  3."  la  soprain- 
tendenza  alla  battitura  della  moneta, 
dappoiché  Papa  Giovanni  XXII,  ver- 
so il  i322,  introdusse  in  Avignone 
quella  d'  oro,  per  la  quale  i  zecchie- 
ri solevano  pagare  il  diritto  di  mo- 
netaggio, chiamato  Signoria,  alla  stes- 
sa camera  Papale,  battendo  la  mo- 
neta coir  oro  proprio  di  essi ,  come 
riporta  il  Vitale ,  de'  Tesorieri^  par- 
te VII.  Finalmente,  dovea  il  Camer- 
lengo, siccome  scrisse  Enea  Silvio 
Piccolomini,  poi  Pioli,  in  apologia 
ad  d.  Martinum  Mayer:  >»  patrimo- 
'»  nii  ecclesiae  curam  gerere ,  et 
"  omnes  urbis  magistratuum  actus 
^»  inspicere ,  providereque ,  ne  quid 
>»  respublica  detrimenti  patiatur,  ar- 
"  migeros  ecclesiae  tueri ,  et  belli 
w  causas  tractare,  pacique  consulere, 
«  et  qui  nervi  reipublicae  dicuntur 
?>  pecuniarum  habere  curam  ".  Scel- 
ti all'  ufficio  allora  di  Camerlengo 
alcuni  insigniti  del  carattere  episco- 
pale, come  rilevasi  dal  cod.  carne- 
ral.  regest.  Ponti/.  Gallia  Christiana, 
Italia  sacra,  e  da  altre  simili  ope- 
re, cominciarono  essi  a  prevalersi 
dell'aiuto  di  que'  chierici,  che  assi- 
stevano il  Papa  nel  proprio  palazzo, 
chiamati  poi  chierici  di  camera  [Ve- 
di), per  distinguerli  dai  chierici  ad- 
detti al  servigio  delle  chiese  di  Ro- 
ma,  dando  loro  qualche  particolare 


CAM 

incombenza,  la  cura  delle  robe ,  e 
delle  rendite  Pontificie,  e  la  sopia- 
intendenza  al  regolamento  delle  pulj- 
bliche  cose,  non  che  la  destinazione 
di  uno  di  essi  per  parte  del  Gimer- 
lengo,  alla  custodia  del  tesoro  Pon- 
tificio (V^edi).  Da  quest'ultima  in- 
combenza s' introdusse  l' ufficio  di 
Tesoriere,  il  quale  in  progresso  di 
tempo  esercitò  molte  prerogative 
spettanti  ai  Camerlenghi  di  s.  Chiesa, 
come  molte  altre  vennero  addossate 
a  diversi  ministri  della  Santa  Sede. 
A  varie  vicende  soggiacque  la 
giurisdizione  del  Cardinal  Camerlen- 
go, e  se  fu  ingrandita  da  molti  Pa- 
pi con  costituzioni  apostohche,  da 
altri  poscia  venne  diminuita.  Fra  i 
Pontefici,  che  principalmente  occupa- 
ronsi  della  dignità  e  facoltà  de'Ca- 
merlenghi ,  sono  a  nominarsi  i  se- 
guenti. Essendo  la  carica  di  Camer- 
lengo a  vita.  Clemente  V,  eletto 
nel  i3o5,  decretò,  che  morendo  il 
Camerlengo  in  conclave,  i  Cardina- 
li ne  potessero  eleggere  il  successo- 
re, da  approvarsi,  o  rimoversi  a  be- 
neplacito del  nuovo  Papa.  Urbano 
V,  colla  costituzione  data  in  Avigno- 
ne a'  12  ottobre  i363,  ApostoLatus 
qfficium,  molte  providenze  emanò  a 
favore  de'  Camerlenghi  ,  ciò  che 
pur  fecero  Urbano  VI  colla  costitu- 
zione, Apostolicae  Camerae,  de'  i3 
settembre  i37g,  Gregorio  XII  con 
quella ,  che  principia  Siniilis  ema- 
nata a'  i3  luglio  i4o7,  facendo  al- 
trettanto Eugenio  IV,  Calisto  III, 
Sisto  IV  ed  altri.  Quindi  Leone  X 
colla  costituzione  Licet,  de'  12  giu- 
gno i5i7,  confermò  la  giurisdizio- 
ne amplissima  de'Camerlenghi,  tan- 
to in  Roma  ,  che  nello  stato  eccle- 
siastico ,  e  Paolo  III  emanò  a  loro 
vantaggio  le  costituzioni  Romani 
Pontijicis,  nel  primo  dicembre  1 544> 
e,  Licet  ea ,    ai    io    aprile    1547. 


CAM 

Giulio  III  confermò  i  privilegi,  e  le 
facoltà  de'  Camerlenghi ,  ma  Paolo 
IV  le  diminuì,  mentre  V  immediato 
successore  Pio  IV,  col  disposto  del- 
la costituzione  Providentia  Romani^ 
de'  1 3  novembre  1 56o  ,  ritornò  al 
primiero  vigore  le  loro  attribuzioni, 
ne  confermò  i  privilegi,  ciò  che  pur 
fece,  agli  8  gennaio  1 56 1 ,  mediante 
la  costituzione  Romanum  decct.  Co- 
sì praticò  Clemente  -Vili,  agli  8 
dicembre  1599,  particolarmente  su- 
gli ebrei,  e  sulle  monete,  per  mezzo 
della  costituzione  ,  In  confertndis  _, 
e  così  coir  altra  Qiium  in  li  Iteri s , 
de'  25  febbraio  1600.  Gregorio  XV 
enumerò  le  facoltà  ,  e  le  prerogati- 
ve de'  Camerlenghi  col  tenore  della 
bolla  Romanum  decet ,  spedita  a' 6 
marzo  1621.  E  inoltre  a  vedersi 
la  bolla  Ad  Romani  Pontijicia , 
d'Innocenzo  XII  de'  4  agosto  1698. 
Sugli  emolumenti  poi  del  Camer- 
lengo si  possono  leggere  i  chirografi 
d'Innocenzo  XII  l  de'  i  i  giugno  1 7  2  i  ;, 


di  Benedetto    XIII    dei    3o 
1724, 


g'"J 


e  la  costituzione  JYiiper  ad 
nostrani^  de^  3o  gennaio  1734,  di 
Papa  Clemente  XII,  i  quali  ultimi 
tre  Pontefici ,  ed  altri  emanarono 
eziandio  diversi  chirografi,  e  motu- 
proprii  sul  Camerlengato. 

Benedetto  XIV  fece  altrettanto,  e 
col  chirografo  de'  i3  agosto  1741  di- 
chiarò: Che  al  Cardinal  Camerlengo 
della  santa  Romana  Chiesa  (  il  quale 
per  ragione  del  suo  ufficio  viene  ad 
essere  capo  della  Camera  Apostolica, 
e  della  Camera  capitoHna),  oltre  la  su- 
periorità ,  cui  nelle  cose  risguardanti 
la  Camera  Apostolica  ed  il  suo  uf- 
ficio deve  avere  sui  ministri  ed  uf- 
ficiali tanto  di  Roma,  che  dello  sta- 
to ecclesiastico  mediatamente,  ed 
immediatamente  soggetto  alla  Santa 
Sede,  compete  un'  ampia  giurisdizio- 
ne anche  superiore    a    quella,    che 


C  A  INI  63 

per  Io  passato  hanno  goduta,  e  pre- 
sentemente godono  i  conservatori 
dell'  alma  città  di  Roma ,  i  chierici 
di  camera,  ed  il  tesoriere  generale 
nelle  materie  alle  loro  rispettive  ca- 
riche, ed  officii  spettanti  ed  appar- 
tenenti ec.  Lo  stesso  Pontefice  sulle 
facoltà  del  Camerlengo  per  l' uni- 
versità romana  (  Vedi  ),  della  qua- 
le è  arcicancellicrey  confermò  colla 
sua  bolla  Inter  conspicuos  ^  de'  28 
agosto  1744)  quelle  di  Bonifacio 
Vili,  di  Eugenio  IV,  di  Sisto  IV, 
di  Leone  X,  di  Giulio  III  e  di  Si- 
sto V,  come  ancora  pubblicò  diver- 
si chirografi  riguardanti  alcune  giu- 
risdizioni dello  stesso  Cardinale.  F. 
la  costituzione,  Quod  divina  sapien- 
tia,  di  Leone  XII. 

In  somma  per  le  prerogative  e- 
stesissime  ,  e  per  l'  autorità  del  Ca- 
merlengo, basterà  generalmente  no- 
tare, che  dai  più  antichi  tempi,  fi- 
no a  quelli  non  molto  da  noi  lon- 
tani, era  per  ufficio  a  lui  affidata 
la  cura ,  e  la  sopraintendcnza  di 
tutti  gli  affari ,  che  riguardavano  i 
diritti  e  gì'  interessi  del  tesoro  Pon- 
tificio, e  del  governo  temporale  de- 
gli stati  appartenenti  alla  Chiesa 
Romana,  ufficii  tutti  che  non  ba- 
sterebbe un  grosso  volume  a  regi- 
strare. Quindi  e  titoli  di  nobiltà,  e 
censi,  e  gabelle,  e  appalti,  e  spogli 
di  chiese  vacanti,  e  decime  imposte 
agli  ecclesiastici,  e  agricoltura,  e  pa- 
scoli ,  e  caccia ,  e  pesca ,  e  annona 
e  grascia,  e  zecche,  e  corrieri,  e  po- 
ste ,  e  strade ,  e  acque ,  e  ponti ,  e 
porti,  e  franchigie,  e  commercio,  e 
sensali,  e  fiere,  e  mercati,  e  mari- 
neria, e  navigazione  ne'  porti  esteri  e 
dello  stato,  e  consolati,  edarti  liberali 
e  meccaniche,  e  università,  e  colle- 
gi d'arti,  e  studii ,  e  polizia  medi- 
ca, e  sanità  marittima  e  continenta- 
le, e  milizia ,  e  fortificazioni,  e  for- 


H  CAM 

tezze,  e  guerra,  e  statuti  municipa- 
li, e  simili,  erano  tutti  i  rami  di 
pubblica  amministrazione  apparte- 
nenti all'uiìlcio  de'  Cardinali  Camer- 
lengbi,  e  dall'autorità  Joro  regolati 
e  diretti,  con  facoltà  amministrativa 
e  giudiciaria. 

Tratta  copiosamente  del  Cardinal 
Camerlengo  il  de  Luca ,  nella  sua 
Relatio  curine  Romanae,  Coloniae 
i683,  ove  fra  le  altre)  cose,  dice: 
li  Cardinal  Camerlengo  di  s.  Chie- 
sa ne' tempi  andati  godeva  di  una 
immediata  giurisdizione  pel  grado 
arcidiaconale  che  sosteneva,  su  tutte 
le  cause  secolari,  e  della  città  di 
Roma  e  suo  distretto.  In  quanto  poi 
alle  liti  dello  stato  ecclesiastico,  che 
a  lui  erano  devolute  per  l'appelia/io- 
«e,  esercitava  giurisdizione  media- 
ta ,  riconosceva  parimenti  le  contro- 
versie devolute  in  grado  di  appella- 
zione dagli  Ordinarii,  e  dai  metro- 
politani alla  curia.  A  tale  effetto  u- 
sava  il  Camerlengo  di  eleggersi  i.** 
un  uditore,  che  poi  si  chiamò  udi- 
tore della  camera  (  J^edi),  il  quale 
ascoltava  le  cause  di  appellazione  ; 
1°  un  governatore,  che  ora  è  il 
governatore  di  Roma  (  Vedi),  chia- 
mato pure  vice-Camerlengo,  perchè 
invigilasse  all'  amministrazione  degli 
interessi  criminali  di  Roma,  e  suo 
distretto;  3.**  un  tesoriere  (Vedi) 
al  quale  apparteneva  la  cura  del 
pubblico  erario,  e  la  sopraintendenza 
alle  cause  criminali.  Tali  estese  facoltà 
poco  a  poco  furono  tolte,  dimezzate, 
o  rinnovate ,  mentre  attualmente  i 
detti  tre  principali  ministri  esegui- 
scono le  loro  incombenze  per  solo 
ordine  del  sovrano  Pontefice,  che  li 
«legge. 

Il  cav.  Lunadoro  nello  stato  pre- 
sente, ossia  la  relazione  della  corte 
di  Roma  ivi  ristampata  nel  1 774,  al  t. 
li,  capo  XXX,  del  Cardinal  Camerlen- 


CAM 
go  di  s.  Chiesa,  e  dell'uditore  del  Ca- 
merlengato ,     dice    quanto     segue  : 
Questo  posto  eminente  viene  con- 
»  ferito    dal  Papa    ad    uno    do'  più 
«cospicui  Cardinali.     Egli   è    capo, 
»  ossia  prefetto  della  Camera  Apo- 
>  stolica    (  Vedi),  e  perciò  ha  spe- 
»  cial  diritto  d'ingerirsi  cumulativa' 
»  mente    col    tribunale    della    stessa 
reverenda  camera  in  tutte  le  cau- 
se di  appalti ,    e  di    altri    negozii 
riguardanti    in    qualunque    modo 
la    camera.     Egli    può    concedere 
luogo  pubblico  nella  città    a' ven- 
ditori di  vettovaglie;  egli,  o  da  sé 
solo,  o  unitamente  cogli  altri  de- 
putati, esamina  le  controversie  in- 
»»  torno  ai  risarcimenti  delle  strade, 
M  e  intorno  alle  materie  di  esazione 
*>  per  l'ornamento  di  Roma,  ei  può 
»  frammischiarsi  in  tulte  le  cause  spet- 
>*  tanti  a'  chierici  della  camera ,  già 
>»  chiamati  Actorcs  ,    e   Actionarii , 
y  che  si  radunano  in  tempi  stabili- 
«   ti  nelle  stanze  di  lui  per  assiste- 
re alle  congregazioni,  ed  in  tutte 
le  cause    di    delitti ,    o    commessi 
neir  amministrazione     degl'  impie- 
ghi camerali,  o  pei  quali  vengono 
oltraggiati  i  diritti  del  fisco,  ossia 
della   reverenda    camera    apostoli- 
ca. Il  medesimo  Cardinal  Camer- 
lengo   concede  la  laurea  dottora- 
le nell'università    della   Sapienza, 
ovvero  se   dai    dottori    di    questo 
arciginnasio    viene    dispensata     a 
taluno,  ciò  si  fa  colla  di  lui  au- 
torità :  le  quali  facoltà  si  aumen- 
tano in  sede  vacante.  Un  prelato 
col  titolo  di    uditore    del  Camer- 
lengato,    serve  di  aiuto  al  Cardi- 
nale pel  disbrigo  degli   aflfari.    Vi 
hanno  pure  due  altri  privati  udi- 
tori del  Cardinale  medesimo,  imìo 
per  le  cause  civili,    e  l'altro  pei* 
le  criminali;  ed  a' comandi  di  lui 
ubbidisce  una  particolare    armala 


CAM 

idra,  come  meglio    d( 
»  e  il  citato  Cardinal  de  Luca,  e  il 
'»  Coliellio  JYotit.   Carditi,   capo    i6. 
M:i ,  come  si  disse ,     tanta  estesa 
giurisdizione  venne  ristretta,    finché 
la    costituzione    di    Pio     VII      Post 
diuturiios  y   ad  onta  che  preservasse 
le  altre  antiche  sino  allora  esercita- 
te, le  restrinse  oltre  modo,    separò, 
e  disciolse  i  ministri    subalterni    dal 
Camerlengo  capo  della  Camera  Apo- 
stolica ,   dichiarando  essere  i  Cardi- 
nali Camerlenghi  di  s.  Chiesa,    mi- 
nistri privativi  della  legislazione  eco- 
nomica,  mentre  i  tesorieri  generali, 
i  chierici  di  camera ,    sono   ministri 
indipendenti  da  lui  nella  esecuzione 
della  legge,  quando  in  avanti  erano 
da  lui  nominati ,  come  nominava  i 
depositarii,  i  commissarii,    gli  avvo- 
cati   fiscali  ,     ec.     Riguardo    poi    al- 
le   ulteriori    riforme ,     e    restrizione 
sull'autorità  de' Camerlenghi ,    fatte 
dopo  Pio  VII,  queste  sono  riporta- 
te nella  Raccolta  delle  leggi  e   dis- 
posizioni   di   pubblica    amministra- 
zione nello  stato  Pontificio,  che  in- 
cominciarono    a     pubblicarsi     dalla 
stamperia    della    rev.   Camera  Apo- 
stolica nel  i834-   Inoltre  dei  Camer- 
lenghi, e  della  loro  attuale  giurisdi- 
zione e  prerogative,  si  tratta  in  mol- 
ti analoghi  articoli  di  questo  Dizio- 
nario. 
I  Una  delle  cause  della  diminuita  au- 

^"^  torità  de'Camerlenghi,  dopo  che  Euge- 
nio IV  principalmente  l'ebljeconsohda- 
ta  e  regolarizzata,  avvenne  nel  seco- 
lo XVI,  allorquando  pe'bisogni  del- 
la Camera  Apostolica,  e  del  suo  era- 
rio, gli  ufficii  camerali  divennero  ve- 
nali. Allora  quelli,  che  gli  acquista- 
rono, cercarono  poco  a  poco,  per  via 
di  esenzioni  e  privilegi,  togliersi  dal- 
la dipendenza  del  Cardinal  Camerlen- 
go. Anche  il  Cameilengato,  che  ancora 
m  detto  secolo  presiedeva  a  tutto  il  go- 

VOL.    VU. 


cAivr  65; 

verno  economico  dello  stato  ecclesia- 
stico, venne  venduto.  11  Cardinal  Cibo 
pel  primo,  nel  i52i,  lo  comperò  per 
trentacinquemila  scudi ,  il  Cardinal 
Vitellozzi  sborsò  settantamila  scudi 
sotto  Pio  IV;  poscia  s.  Pio  V  lo 
conferì  al  Cardinal  Luigi  Cornaro 
col  pagamento  di  settantamila  scu- 
di, impiegati  dal  Papa  nella  guerra 
contro  il  turco;  e  Gregorio  XIII  al 
Cardinal  Filippo  Cruastavillani  pel 
prezzo  di  sessantamila  scudi  :  morto 
questo  porporato,  Sisto  V,  colla  bolla 
Prtclarae  sui  generis  nobilitasi  de'  2  3 
marzo  i588,  lo  diede  per  diecimila 
scudi  di  meno  della  predetta  som- 
ma al  Cardinal  Enrico  Gaetani , 
obbligandogli  in  sicurtà  la  Camera 
Apostolica.  Colla  stessa  bolla  smem- 
brò dai  proventi  del  Camerlengato 
un'annua  somma  di  seimila  scudi 
applicata  alla  stessa  camera,  per  va- 
lersene a  creare  il  Monte  Camer- 
lengato, co'  frutti  al  nove  per  cento 
di  ciascun  luogo  di  monte ,  per  ri- 
parare alle  necessità  dell'  erario.  Ma 
Innocenzo  XII,  col  disposto  della 
bolla  Ad  hoc  unxit  j  spedita  a'  2 5 
ottobre  1692,  che  si  legge  presso 
il  Boll.  Rom.  tom.  IX  pag.  277, 
abolì  la  vendita  degli  uffizii,  compre- 
si tutti  quelli  spettanti  alla  Camera 
Apostolica.  E  quando  Clemente  XI, 
Albani^  per  morte  del  Cardinal  Spi- 
nola Camerlengo,  conferì,  nel  i  7  1 9, 
questa  ragguardevole  carica  al  suo 
nipote  Cardinal  Annibale  Albani , 
nel  concistoro  de'  29  marzo  (giacché  il 
Camerlengo  di  S.  C.  B..  viene  sempre 
dal  Papa  dichiarato  in  concistoro^  me- 
diante allocuzione),  protestò  al  sagro 
Collegio  con  una  bella  allocuzione,  la 
quale  si  legge  nel  diario  di  Roma  n. 
270,  ch'egli  voleva  evitare  ogni  pe- 
ricolo, che  non  venisse  religiosamen- 
te adempiuta  la  volontà  d'Innocen- 
zo XII.  Quel  Pontefice  avea  appli- 
5 


66  CAM 

cato  in  vantaggio  della  reverenda 
Camera  Apostolica  gran  parte  dei 
frutti  del  Camerlengato,  e  alle  spe- 
zierie  de'  poveri  di  lloma  avea  la- 
sciato gli  eniolnnienli  provenienti 
dal  sigillo  di  quest'  nlìi/io,  e  goduti 
dal  Cardinal  Spinola.  Il  perchè  Cle- 
mente XI  con  Ieri  al  suo  nipote  quel 
posto  senza  veruno  degli  emolumen- 
ti, o  incerti  ordinarii  o  straordinarii, 
de' quali  aveano  goduto  tutti  quelli, 
che  lo  precedettero:  disposizione,  che 
molto  lece  onore  alla  moderazione 
del  Papa,  e  che  fu  da  tutti  applau- 
dita. 

Fra  le  attuali  attribuzioni  de'Car- 
dinali  Camerlenghi ,  ewi  quella  di 
ricevere  il  giuramento  dai  primarii 
seguenti  ministri ,  dopo  la  loro  no- 
mina ed  elezione  ,  cioè  avanti  il 
tribunale  della  piena  camera  ,  pre- 
sieduto dal  Cardinal  Camerlengo , 
dai  monsignori  governatore  di  Ro- 
ma ,  dall'  uditore  generale  della  R. 
C.  A.,  dal  tesoriere  generale  di  No- 
stro Signore,  e  sua  K.  C.  A.,  dagli 
uditori  di  rota,  dai  chierici  di  ca- 
mera, dall'  avvocato  de'  poveri ,  dal- 
l' avvocato  generale  del  fisco  e  del- 
la R.  C.  A.,  dal  procuratore  gene- 
rale del  fìsco  e  della  R.  C.  A. ,  e 
dal  commissario  generale  della  R. 
C.  A.  Prestano  il  giuramento  avan- 
ti il  solo  Cardinal  Camerlengo,  il 
senatore  di  Roma,  i  prelati  delega- 
ti apostolici  nelle  provincie,  i  gover- 
natori di  esse,  l  novelli  principi ,  i 
marchesi  ed  i  conti,  quando  però 
tali  titoli  si  spediscano  per  Pontifì- 
cio breve.  Inoltre  a  lui  danno  il 
giuramento  gì'  impiegati  ed  artisti 
scelti  a  servigio  del  conclave ,  dei 
quali  si  parlerà  al  seguente  §  III. 

Innanzi  di  trattare  dell'autorità, 
e  rappresentanza  del  Cardinal  Ca- 
merlengo in  sede  vacante,  aggiun- 
gerò  poche    alti'e    notizie,    che    lo 


CAM 

riguardano.  E  primieramente,  dal 
momento  che  la  carica  cominciò  ad 
essere  a  vita  secondo  i  decreti  di 
Clemente  V,  ed  i  concilii  gcìierali 
di  Leone  II  e  di  Vienna,  dopo 
ch'egli  è  stato  eletto  dal  Sommo 
Pontefice,  per  la  niortc  o  per  la 
rinunzia  del  Camerlengo  predeces- 
sore, lo  stesso  Papa  preconizza  in 
concistoro  il  Camerlengo  al  sacro 
Collegio  de' Cardinali ,  colla  formida; 
Che  ne  pare  a  Voi?  11  Camerlen- 
go, e  il  vice  cancelliere  sono  le  sole 
cariche,  che  il  Papa  dichiari  in 
concistoro  con  apposita  allocuzione, 
la  cui  formula  riportasi  al  termine 
di  questo  articolo.  Dal  num.  6117 
del  Diario  dì  Roma,  abbiamo  la 
elezione  fatta  da  Benedetto  XIV, 
nel  lySG,  del  Cardinal  Girolamo 
Colonna  in  Camerlengo.  Ed  in  con- 
cistoro, o v'era  stato  pubblicato,  alla 
presenza  di  monsignor  governatore 
di  Roma,  e  dei  monsignori  tesorie- 
re, chierici  e  ministri  della  Reve- 
renda Camera,  prestò  egli  il  giura- 
mento di  Camerlengo  di  s.  Romana 
Chiesa,  prendendo  dal  Papa  il  ba- 
stone del  comando,  che  poi  passò 
al  governatore.  Però  una  descrizione 
più  esatta  della  creazione  del  Camer- 
lengo ,  si  legge  nel  Diario  di  Roma 
num.  24  del  181 4,  quando  Pio  VII 
nominò  a  tal  dignità  il  Cardinal 
Bartolomeo  Pacca,  attuai  decano  del 
sacro  Collegio:  laonde  qui  ci  limitere- 
mo a  darne  un  sunto.  Papa  Pio 
VII,  nel  concistoro  de' 26  settembre 
i8i4j  creò  Camerlengo  il  Cardi- 
nal Pacca ;,  dipoi,  a' 28  dello  stesso 
mese,  vestito  di  mozzetta,  rocchetto 
e  sottana,  sedente  in  trono  nelle  sue 
Pontificie  camere,  ed  assistito  dal 
maggiordomo,  dal  maestro  di  came- 
ra, e  dal  primo  maestro  di  cerimo- 
nie, alla  presenza  del  governatore 
di    Roma,    e    del    pieno    tribunale 


CAM 

della  camera  apostolica,  gli  consegnò 
il  bastone  del  comando,  colla  con- 
sueta formula  latma,  che  in  italiano 
suona  cosi:  Prendi  il  bastone  della 
tua  giurisdizione  e  autorità,  e  sii 
il  Camerlengo  della  santa  Romana 
Chiesa.  Il  Cardinal  Pacca,  dopo 
averlo  ricevuto,  lo  passò  al  gover- 
natore, ch'era  allora  il  prelato  Ca- 
valchini,  creandolo,  colle  seguenti 
parole,  e  secondo  il  costume,  in 
vice  -  Camerlengo  :  Prendi  questo 
bastone ,  e  sii  il  vice'  Camerlengo. 
Quindi  il  Cardinale,  in  ringrazia- 
mento ed  ossequio ,  baciò  il  piede 
e  la  mano  al  Pontefice,  il  quale  lo 
ammise  al  duplice  amplesso.  Monsi- 
gnor decano  de'  chierici  di  cameia 
pronunziò  un  ringraziamento  al  Pa- 
pa, per  aver  dato  a  capo  della  sua 
camera  apostolica  un  Porporato  si 
degno;  finalmente  il  Cardinale,  i 
prelati,  ed  altri  appartenenti  al  tri- 
bunale della  camera,  passarono  nel- 
le stanze  del  tribunale  nello  stesso 
palazzo  apostolico  quirinale,  ove  col- 
la lettura  del  breve  Pontifìcio  di  ele- 
zione, il  Cardinale  prese  possesso  del- 
la dignità. 

Non  riuscirà  discaro  che  qui  si 
accenni ,  perchè  il  governatore  di 
Roma  sia  anche  vice- Camerlengo , 
ed  abbia  il  primo  luogo  nella  camera 
apostolica,  dopo  il  Cardinal  Camerlen- 
go. Il  citato  Lunadoro,  parlando  del 
governatore-,  dice  che  il  Camerlengo 
anticamente  lo  eleggeva  dal  ceto 
de'  chierici  di  camera  ,  destinandolo 
a  far  le  sue  veci  nel  governo  di 
Roma,  e  che  perciò  si  chiama  governa- 
tore di  Roma ,  e  vice-Camerlengo. 
Peraltro  si  crede,  che  il  governatore 
di  Roma,  benché  già  ricevesse  le  sue 
fecoltà  immediatamente  dal  Papa,  e 
a  lui  facesse  il  giuramento,  pure  non 
fosse  sufficiente  a  poter  con  questo 
solo  titolo    escludere    in   molti    casi 


CAM  67 

le  giurisdizioni  privative  di  altri  tri- 
bunali ,  ed  in  ispezie  di  quelli  del 
maresciallo  della  curia,  e  del  sena- 
tore di  Roma.  Pertanto  fu  munito 
di  più  estese  facoltà,  e  decorato  con 
un  titolo,  che  quasi  equivaleva  a 
quello  di  legato  apostolico ,  chia- 
mandosi »  Gubernator  in  alma  Ur- 
«  be,  eiusque  territorio  et  districtu, 
»  et  in  camera  apostolica  vice-ca- 
w  merarius,  et  camerarii  locum  te- 
»  nens  ".  E  questa  quahfica  di  vi- 
ce-Camerlengo al  governatore  di 
Roma,  incominciò  nel  Pontificato 
di  Eugenio  IV. 

Abbiamo  già  veduto  come  ne'pri- 
mi  tempi,  quando  il  Camerlengo  a- 
vea  la  suprema  ingerenza  nel  pa- 
lazzo apostolico,  e  risiedesse  in  es- 
so. Il  Cancellieri,  ne'  suoi  Posses- 
si pag.  5o5 ,  dice,  che  nella  piaz- 
za lateranense  il  Camerlengo  avea 
un  bel  palazzo.  Il  Ratti  poi^  della 
famiglia  Sforza,  p.  I  pag.  282,  dice: 
«  Certe  cariche  Cardinalizie  spesso 
»  portavano  seco  anche  l' abitazione 
»»  col  mobilio  dell'  ultimo  defunto 
w  antecessore ....  Oltre  la  vice-can- 
»  celleria,  anche  il  Camerlengato 
"  godeva  di  questo  vantaggio  ;  on- 
«  de,  essendo  morto  l'anno  i4B3, 
«  il  Cardinal  di  Roano,  Camerlengo 
«  di  santa  Chiesa,  che  avea  palaz- 
«  zo  a  s.  Apollinare ,  dice  l' anoni- 
«  mo  scrittore  della  vita  di  Sisto 
»  IV,  che  dal  Papa  Ri  fatto  Ca- 
*»  merlengo  il  Cardmal  di  s.  Gior- 
»  gio,  nipote  del  conte  Geronitno,  e 
"  gli  fu  data  la  casa  di  Roano  con 
"  tutte  le  masserizie  "  (  Rer.  Ital. 
t.  III,  part.  II,  e.  1082).  Ma  in  se- 
guito il  detto  palazzo  appartenne  al 
Cardinal  titolare,  quando  la  mento- 
vata chiesa  era  diaconia  Cardinali- 
zia, e  poi,  sotto  Gregorio  XIII,  pas- 
sò al  collegio  germanico,  dandolo 
poscia  Leone  XII  al   seminario    ro- 


(Ifi  CAM  CAM 

mano.    Rimanendo    i    Camerlcnglii  na,    lib.  VI,    cap.  5,    num.    i3,    il 

senza  stabile  residenza,  T ultimo  ri-  Cardinale,    che    celebra    non    sem- 

cordato  Pontefice    la    concedette    al  prc  osserva    il     digiuno,    ed   in    ciò 

Cardinal  Camerlengo  Galletìì  nel  pa-  v'  ha    la   tacita    dispensa   del  Papa, 

lazzo  della  curia  hinocenziana ,  vita  che    non    lo    ignora,    come    meglio 

sua  durante,  onde  il  suo  successore,  dice  il  Novaes  tom.  XIV,  pag.  23*2. 

come  gli  altri ,    dimora  nel  proprio  11  Cardinal  Camerlengo  gode  in  fine 

piilazzo,    ove  risiede  eziandio  la    se-  la  nomina    di    uno    di  quegli  eccle- 

greteria  del  Camerlengato.   V.  Cari-  siastici,    cui    il    Papa    nel     giovedì 

rrileria    yépo.tlollca ,     edificata    dal  santo  lava  i  piedi,  e  serve  a  mensa, 

«letto  Cardinal  di  s.  Giorgio,  e  per  chiamati  volgarmente  /^//  apostoli. 

un  tempo  residenza  de'Camerlenghi.  Morendo  il  Cardinal  Camerlengo, 

Nel  turno,  in  cui  i  Cardinali    so-  o  essendo  assente  da  Roma  per  al- 

gliono  cantare  messa  nella   cappella  cun  interesse,  i  Papi,  come  vedremo 

Papale,  vi  entra  come  Cardinale  il  al  §  IV    di    quest'articolo,    elessero 

Camerlengo    di    s.    Chiesa,    secondo  mi  pro-Camerlengo  sino  alla  elezione 

l'ordine  presbiterale,  o  vescovile  cui  del  nuovo,  o  al  ritorno  dell'assente; 

appartiene,    ed    oltracciò   anche  se-  ma    oggidì    supplendo    il    segrctaiio 

paratamente ,     perocché    due    volte  di    stato    prò  tempore    alle    vacanze 

all'anno  spetta    a  lui    esclusivamen-  delle     cariche     Cardinalizie,     anche 

te    il  cantarla.    La   prima  in  quella  quella  del  Camerlengo  viene  da  lui 

dell'anniversario  de'Pontefi«n   dcfon-  esercitata,  come  ultimamente  accadde 

ti  a'  3  novembre,     secondo  le   pre-  nella    morte     del    Cardinal    GallefH 

scrizioni    di  Alessandro  IV    e  Bene-  avvenuta     a'  i8     giugno    iSSy.     In 

detto   XIII;    e    l'altra    nella   notte  quell'occasione   fece    da  pro-Camer- 

della  vigilia  di  Natale.  Che  se  il  Pa-  lengo    l'attuale    segretario    di    stato 

pa  non  assistesse  al  mattutino,   l'ut-  Cardinal  Lambruschini,  finche  il  re- 

fizio  si  fa  dallo   stesso  Cardinal  Ca-  gnante  Pontefice,  nel  concistoro  dei 

merlengo.  Anticamente  nella  mattina  i    ottobre    i837,    dichiarò    Camer- 

di  Natale,  un    mazziere  in  abito  si  lengo  il  presente  Cardinale  Giacomo 

recava    nell'anticamera    del    palazzo  Giustiniani  romano. 

del  Cardinal  Camerlengo,  o  di  quel  II  trasporto   de'  cadaveri   de'  Car- 

Cardinale,  che  ne  avea  fatto  le  ve-  dinali  Camerlenghi,  dal  loro  palazzo 

ci,  ed    a    nome   di  sua    Santità  gli  alla  chiesa,  ove  si  celebrano  le  ese- 

prescntava    una    torta  ,    prò    missa  quie    (  nelle    quali    per    quelle    dei 

bene  cantata j  come  riporta  il  Can-  Cardinali    celebra    sempre   la  messa 

cellieri  ne'.^uoi   Pontificali  pag.   27,  il    Cardinal     Camerlengo    del   sacro 

e  il  Moretti,  Riius  danài  preshyte-  Collegio  ),    si    suol    fare    con   pom- 

riiim,  pag.   267.   Non  è  vero,  come  pa  maggiore    degli    altii    Cardinali, 

alcuni  credono,  che  il  Cardinal  Ca-  anzi     sopia    il    letto,     e    coi    vestiti 

merlengo  dovendo  celebrare  la  sud-  Pontificali,  come  si  pratica  pei  Car- 

detta  messa  prima  della  mezza  net-  dinali  decani,  penitenzieri  maggiori, 

te,    abbia    dal    Papa    un    breve    di  ec.    seppure    non    avessero    disposto 

dispensa  per  prendere  qualche  risto-  altrimenti  i  defunti,  o  gli  eredi  non 

ro  :  ci  debbe  astenersi  dal  mangiare  supplichino  d  Papa  per  la  dispensa. 

dal  giorno  innanzi  ;  ma  secondo  Be-  Inoltre  pei  detti  Cardinali ,    al  paro 

nedelto  XIV,  De  Synodo  dioecesa-  che  pei  Camerlenghi,  nei  trasporti  a- 


CAM 

vea  luogo  la  cavalcata  (  Vedi  )  della 
famiglia  Poiitilìcia,  cioè  del  capitano 
degli  svizzeri ,  de'  mazzieri,  de'  mae- 
stri di  cerimonie,  del  maggiordomo, 
de*  vescovi  assistenti  al  soglio,  dei 
protonotari  apostolici,  de'  chierici  di 
camera,  ec.  La  descrizione  di  tali 
cavalcate  e  trasporti  è  riportata  dai 
Diarii  di  Roma  num,  267  dell'an- 
no 1719,  e  num.  7107  e  7110 
del  1763,  ove  si  parla  di  quelle 
fatte  pei  Cardinali  Spinola  e  Co- 
lonna. 

§  III.  Autorità,  e  rappresentanza 
de  Cardinali  Camerlenghi  nella 
sede  vacante. 

Anticamente  il  governo  della  Chie- 
sa romana  nella  sede  vacante  resta- 
va affidato  a  tre  sacri  ministri  della 
medesima,  come  afferma  Mabillon, 
Commentari  in  Ord.  Rorn.  cap.  17 
pag.  112,  cioè  l'arciprete,  o  sia  il 
più  antico  de' CardinaH  preti,  che 
oggi  chiamasi  il  Cardinal  decano; 
r  arcidiacono,  ossia  il  vicario  del 
Papa  nelle  cose  ecclesiastiche ,  e  ci- 
vili ,  che  sedeva  alla  presenza  del 
Pontefice,  ed  al  quale  poi  successe, 
come  vedemmo,  il  Cardinal  Camer- 
lengo; e  il  primicerio  de'notari,  o 
sia  il  decano  de' protonotari  aposto- 
lici. Il  Cenni,  nella  sua  III  Disser- 
tazione, trattò:  se  fino  ai  tempi  di 
Benedetto  li,  eletto  nel  684,  in 
sede  vacante,  o  assente  il  Pontefice, 
governassero  la  Chiesa  V  arciprete  , 
^arcidiacono,  e  il  primicerio  de'no- 
tari. Ma  in  seguito,  per  le  bolle 
Pontifìcie ,  il  governo  temporale  di 
Roma,  e  di  tutto  lo  stato  ecclesia- 
stico, si  è  devoluto,  e  si  devolve 
tuttavia,  al  sacro  Collegio,  rappresen- 
tato dai  tre  Cardinali  capi  d'ordine, 
e  dal  Cardinal  Camerlengo  di  santa 
Chiesa.    Quindi  la  prima  cougregu- 


CAM  69 

zione  è  da  essi  tenuta  dopo  la  morte 
del  Papa  ,  è  composta  de'  Cardi- 
nali decano,  come  primo  vescovo  siib- 
laijicario,  del  primo  prete,  del  primo 
diacono,  col  Camerlengo,  il  quale 
però  interviene  anche  per  turno  del- 
fordine  cui  appartiene,  e  di  anzia- 
nità, a  tutte  le  successive  ;  mentre 
gli  altri  Cardinali  soltanto  secondo 
l'ordine,  al  quale  appartengono,  poi 
divengono  col  turno  di  tre  giorni  ca- 
pi d'  ordine ,  trattando  il  Camer- 
lengo sempre  insieme  con  essi  gli 
affari.  Tutte  le  risoluzioni,  ed  i  de- 
creti, che  si  spediscono  da  tali  con- 
gregazioni, sono  sottoscritti  dai  capi 
d'ordine  prò  tempore,  dal  Camer- 
lengo, e  dal  prelato  segretario  del 
sacro  Collegio,  come  prescrisse  Pio 
IV,  colla  costituzione  In  eligendis , 
argomento  che  si  tratta  meglio  agli 
articoli,  Conclave,  Elezione  de'Papi, 
Sacro  Collegio,  e  Sede  Vacante. 

Spirato  appena  il  Sommo  Ponte- 
fice, il  Cardinal  Camerlengo,  con 
avviso  ricevuto  dal  maestro  di  ceri- 
monie, o  dal  maggiordomo,  si  reca 
col  tribunale  della  camera  apostolica 
al  Pontifìcio  palazzo,  del  quale  pren- 
de possesso  a  nome  della  stessa  ca- 
mera ,  nel  modo  che  si  dice  a  quel- 
r  articolo,  e  vestito  di  color  paonazzo 
s'introduce  nella  camera  del  defunto 
per  fare  la  formale  ricognizione  del 
cadavere  (  Vedi  ).  Ciò  seguito,  ri- 
ceve dal  prelato  maestro  di  came- 
ra, a  cui  fa  formale  ricevuta,  l'a- 
nello pesca  torio  per  farlo  spezzare, 
e  dalle  stesse  camere,  il  Camerlengo 
sottoscrive  l'ordine,  perchè  la  cam- 
pana maggiore  di  Campidoglio  an- 
nunzi alla  città  la  morte  del  sovrano 
Pontefìce,  e  poscia  spedisce  altro  ordi- 
ne al  direttore  delle  zecche  Ponti- 
ficie, pel  conio  della  moneta,  di  che 
si  riparlerà.  E  qui  poi  da  avvertii- 
si,  che  leggiamo  nel  num.    1 966  del 


70  CAM 

Diario  di  Roma^  del  lySo,  clic  es- 
sendo mortOj  a' ai  febbraio,  Bene- 
detto XIII,  fece  la  ricognizione  del 
suo  cadavere  il  Cardinal  Corsini  so- 
stituito al  Cardinal  Albani  Camer- 
lengo, assente  da  Roma.  Da  quel  mo- 
mento il  Camerlengo  finche  entra  in 
conclave,  è  accompagnato  sempre,  e 
servito  dalla  guardia  svizzera,  che  cir- 
conda la  sua  carrozza,  e  veglia  il 
suo  palazzo;  il  perchè  si  dà  ad  essa 
un  compenso  pecuniario.  E  se  il 
Camerlengo  andasse  di  notte  per  la 
città,  la  sua  carrozza  è  circondala 
di  torcie  accese.  Per  ordine  del  Car- 
dinal Camerlengo,  si  fanno  in  sede 
vacante  tutti  i  pagamenti  occorrenti 
in  servizio  del  conclave ,  de'  suoi 
ministri,  ed  inservienti,  inclusiva- 
mente  ai  mensili  pel  maggiordomo 
governatore  del  conclave,  per  la 
tavola  giornaliera,  che  deve  dare  ai 
custodi  delle  rote  ec.  Inoltre  il  Ca- 
merlengo dispensa  nella  sede  vacante 
mille  scudi  di  elemosine,  oltre  le 
consuete,  che  fa  monsignor  elemosi- 
niere, sebbene  anche  il  mandato 
del  denaro  di  esse  sia  spedito  dallo 
stesso  Camerlengo. 

Gregorio  X  nel  concilio  generale 
XIV,  che,  nel  1274,  celebrò  in 
Lione  di  Francia,  stabili  diverse  leg- 
gi, che  fra  gli  altri  riporta  il  Catii- 
lani,  Commentar,  concil.  t.  IV,  con 
cui  provvide  all'  elezione  de'  Pa- 
pi, ed  ai  regolamenti  del  conclave  (il 
quale  a  quel  momento  incominciò  a 
prendere  regolar  forma),  ed  a  tut- 
tociò,  che  riguarda  la  sede  vacante. 
Nella  sesta  legge  ordinò,  che  colla 
morte  del  Pontefice  cessino  tutti  gli 
uffizii  ed  i  tribunali,  fuorché  quelli 
del  penitenziere  maggiore,  e  del  Ca- 
merlengo, i  quali  continueranno  in 
sede  vacante,  cui  poi  fu  aggiunto  il 
vicario  di  Roma.  Ciò  fu  confermato 
anche  da  Pio  IV,  mediante  la  costi  tu- 


CAM 

zione  Jn  eligrndi.i  del   1 56^  ;  ond'è 
che    morendo    in   tal  tempo  il  Ca- 
merlengo, i  Cardinali    per  la  bolla 
Apostolatus    qfj/ciumy    emanata    nel 
1732,  da  Clemente  XII,  passati  tre 
giorni ,  eleggono  il    pro-Camerlengo 
per  voti,  il  (piale  dura  sino  alla  e- 
lezione  del  nuovo  Pontefice.  Clemen- 
te XII,  colla  medesima  bolla,  vietò 
al  Camerlengo  di  godere  nella  sede 
vacante  emolumento  proveniente  dal- 
Tuflizio,  non  essendo  più  venale.  Col 
chirografo  poi    Avendo  Noi,  de'  24 
dicembre    1782,  lo  stesso  Pontefice 
proibì,  che  assunte  fossero  le  vesti  di 
coruccio  pel  defunto  Papa  dal  Car- 
dinal Camerlengo  di  s.  Chiesa,  e  che 
non  si  desse  perciò  verun  compenso. 
In  virtù  delle  disposizioni  dello  stesso 
Clemente  XII,  il  Camerlengo,  all'en- 
trare della  sede  vacante,  deve  farsi 
consegnare  i  libri    della   camera ,  e 
chiuderli,  formando  cioè  lo  slato  at- 
tivo e  passivo,  sino  al    giorno  della 
morte  del  Papa;  e,  passati  sei  mesi, 
deve  il    Camerlengo    presentarne  lo 
spoglio,  od  il  ristretto  autentico,  al 
nuovo  Pontefice. 

Alessandro  Vili  avea  ordinato, 
con  decreto  de' 29  novembre  1690, 
presso  il  Camarda,  de  e.lect.  Pont., 
cui  indirizzò  al  Cardinal  Paluzzo 
Altieri  Camerlengo  di  s.  Chiesa,  che 
nelle  esequie  novendiali  pei  Ponte- 
fici, non  si  oltrepassasse  nella  spesa 
la  somma  di  diecimila  ducati.  In 
esse,  per  ordine  del  Cardinal  Camer- 
lengo, si  fanno  ancora  tutte  le  dis- 
pense della  cera. 

Nella  prima  congregazione  gene- 
rale, che  celebrano  i  Cardinali  do- 
po la  morte  del  Papa  ,  il  pri- 
mo maestro  di  cerimonie  riceve  dal 
Cardinal  Camerlengo  fanello  pesca- 
torio,  e  quindi  lo  rompe.  E  quan- 
do nella  seconda  congregazione  i 
Cardinali  confermano,  o  riuiovoiio  i 


f 


CAM 
ministri  di  Roma,  e  dello  stato  ec- 
clesiasticOj  nelle  lettere  patenti,  che 
il  sagro  Collegio  spedisce,  di  confer- 
ma al  governatore  di  Roma,  o  di 
elezione  di  un  uiiovo_,  incombe  al 
Camerlengo  il  sottoscriverle.  Indi  la 
sera  del  terzo  giorno  delle  esequie 
novendiali,  nel  darsi  sepoltura  al  ca- 
davere del  Papa ,  alla  presenza  dei 
Cardinali  da  lui  creati,  non  solo  ev- 
vi  presente  il  Camerlengo ,  ma  an- 
che v'intervengono  i  suoi  notari,  in- 
sieme a  quelh  del  palazzo  apostoli- 
co, e  del  capitolo  vaticano.  Fanno 
essi  il  rogito  della  consegna  del  ca- 
davere ai  canonici  di  s.  Pietro;  e 
fra  i  sigilli,  che  s'imprimono  nella 
cassa,  appongonsi  eziandio  quelli  del 
Cardinal  Camerlengo .  Esso  viene 
sempre  destinato  a  far  parte  de' tre 
Cardinali  incaricati  alla  costruzione 
del  conclave,  come  quello  ,  a  cui 
spetta  di  farla  eseguire,  ed  è  per- 
ciò, che  quando  nella  decima  con- 
gregazione si  eleggono  dal  sagro  Col- 
legio, a  proposizione  del  Cardinal 
Camerlengo,  un  architetto,  un  falegna- 
me, e  un  muratore  pel  medesimo 
conclave,  si  ha  sempre  riguardo  di 
scegliere  quelli ,  che  il  Camerlengo 
stesso  impiegò  per  la  fabbricazione 
di  esso.  Appartiene  eziandio  al  Car- 
dinal Camerlengo  di  deputare  il  com- 
missario del  conclave,  che,  a  tenore 
delle  prescrizioni  Pontifìcie,  confer- 
mate da  Benedetto  XIV  colla  bolla 
Inter  conspicuos,  nomina  un  indivi^ 
duo  del  collegio  degli  avvocati  conci- 
storiali i^Vedi)',  così  pure  al  Camer- 
lengo spetta  nominare  il  sostituto 
commissario,  il  provvìsore,  o  un  prov- 
veditore del  conclave,  persona  di  sua 
fiducia,  ed  un  dispensiere  pel  concla- 
ve, come  anche  dodici  inservienti 
scopatori  o  facchini^  in  servigio  del 
conclave,  nel  quale  dovranno  pur 
essi   racchiudersi.  Spedisce  altresì  il 


CAM  71 

Camerlengo  la  sua  patente,  s\  al 
commissario,  che  al  sostituto,  prov- 
visore,  ec.  architetto,  ed  artisti  del 
conclave,  e  sì  a  nome  del  sagro  Col- 
legio (come  si  disse),  al  governatore  di 
Roma,  direttore  generale  di  polizia. 
Quest'ultimo  deve  fare  il  giuramento 
nelle  mani  dello  stesso  Camerlengo, 
che  lo  riceve  eziandio  da  tutti  quei 
ministri ,  a'  quali  ha  spedite  patenti 
in  sede  vacante.  Finalmente  dopo 
l'entrata  de' Cardinali  in  conclave, 
nella  sera  dopo  le  tre  ore,  si  chiu- 
de, e  formasi  la  clausura  di  lui,  on- 
de i  tre  Cardinali  capi  d'ordine,  col 
Camerlengo,  ed  un  maestro  di  ceri- 
monie, ne  fanno  la  formale  ispezione, 
con  rogito,  secondo  la  bolla  di  Urba- 
no Vili;  però  si  lascia  una  sola  por- 
ta, chiusa  con  due  chiavi,  custoden- 
done l'interna  il  Camerlengo,  e  l'es- 
terna il  maresciallo  del  conclave,  per 
cui  quando  si  deve  aprire  per  farvi 
entrare  i  Cardinali  assenti,  o  per  rice- 
vervi gli  ambasciatori ,  sono  accom- 
pagnati gli  uni  e  gli  altri  dal  ma- 
resciallo ,  e  ricevuti  da'  capi  d'ordi- 
ne, e  dal  Camerlengo,  clie^  apre  di 
dentixj  colla  sua  chiave.  E  da  ag- 
giungersi ,  che  mentre  il  Camerlen- 
go, e  gli  altri  Cardinali  capi  d'or- 
dine fanno  la  visita  del  conclave  per 
la  sua  clausura  interna,  si  fa  con- 
testualmente l'esterna  dal  nominato 
avvocato  commissario  del  conclave , 
e  da* predetti  sostituto  commissario, 
provvisore,  architetto,  artisti  ec,  as- 
sistiti da  uno  de' segretari!  e  can- 
cellieri della  R.  C.  A.,  rogandosi  ap- 
posito atto,  il  quale  si  reca  poi  al 
Cardinal  Camerlengo  ,  e  ai  capi 
d' ordine,  allorché  il  maresci^allo  del 
conclave  si  presenta  ad  essi  a  pren- 
derne le  chiavi. 

Da  tutto  ciò  chiaro  apparisce,  che 
il  Cardinal  Camerlengo  nella  sede 
vacante  ha  molta  giurisdizione  e  au- 


72  e  A  M 

toritìi,  e  mppresenta  in  qualche  for- 
ma esicriore  la  sovranità,  liicendo  ese- 
guile ^li  ordini  dei  sagro  Collegio 
elettore  del  nuovo  sovrano  Pontefice, 
e  godendo  la  singolare  prerogativa  di 
far  battere  in  tal  tempo  monete 
d'oro  e  d'argento,  collo  stemma  suo 
gentilizio  e  con  quello  della  carica 
di  Camerlengo,  che  sono  due  chia- 
vi incrociate,  sotto  il  padiglione  del- 
la Chiesa,  segno  appunto  della  sede 
vacante.  Le  ultime  doppie  d'oro  cO' 
iiiate  nelle  sedi  vacanti,  in  cui  fu- 
rono Camerlenghi  i  Cardinali  Pac- 
ca e  Galleflì ,  sopra  il  padiglione 
hanno  lo  Spirito  Santo  raggiante, 
ed  in  giro  l'iscrizione  sede  vacante, 

ANNO  ec Nel  rovescio  poi  si  vede 

incisa  l'immagme  di  s.  Pietro,  che 
benedice  colla  destra  ,  e  tiene  nella 
sinistra  le  chiavi,  ed  intorno:  prin- 
CEPS  APOSTOLORUM.  Il  Camerlengo  fa 
inoltre  coniare  medaglie  di  argento 
e  di  mistura ,  da  usarsi  per  quelli 
che  si  vogliono  recare  alle  iY)te  del 
conclave,  ed  anticamente  servivano 
per  passare  i  ponti,  ed  altri  luoghi 
di  Roma  guarniti  di  soldatesche. 

Seguita  l'elezione  del  Pontefìcej 
nel  ricevere  egli  la  prima  adorazio- 
ne dai  Cardinali,  il  Camerlengo  gli 
pone  in  dito  l' anello  pescatorio ,  di 
che  tratta  il  Rinaldi  all'anno  i4<^7 
num.  3o,  ed  il  nuovo  Papa  lo  con- 
segna ad  un  maestro  di  cerimonie 
per  farvi  incidere  il  nome  preso  da 
lui.  Data  ch'egli  abbia  la  prima  so- 
lenne benedizione,  nel  recarsi  all'ap- 
partamento Pontifìcio,  le  cui  chiavi 
custodiva  il  Cardinal  Camerlengo, 
questi  glielo  consegna  augurando- 
gli lunga  serie  d'anni,  e  prosperità 
di  salute   per  goderlo. 

§  IV.  Elenco  dei  Camerlenghi  dì  s. 
Romana  Chiesa^  ed  altre  notizie. 

Sino  dalla  nascente  Chiesa  di  Ge- 


CAM 

sh  Cristo,  allor(;hè  essa  divenne  pro- 
prietaria ,  e  dispensalrice  de'  beni, 
che  i  fedeli  depositavano  nelle  ma- 
ni degli  apostoli,  il  ricavato  di  essi 
fu  da  questi  dato  in  custodia  a' diaco- 
ni per  distribuirlo  pel  mantenimento 
de' poveri,  de' pupilli,  e  delle  vedove, 
e  così  s' introdusse  nel  clero  l'ordi- 
ne diaconale.  Da  questa  istituzione 
derivò,  come  dimostra  il  Tommasi- 
ni.  De  vet.  et  noi'.  Eccl.  disc,  tit, 
de  Archìdiaconisj  la  dignità  dell'arci- 
diacono, che  avea  la  cura  di  veglia- 
re sui  diaconi,  e  la  sua  grande  au- 
torità, congiunta  all'amministrazione 
de'  patrimonii  della  Chiesa  Romana. 
Pare,  che  do[X)  s.  Gregorio  1  ad  esso 
sia  succeduto  il  vestarario,  sebbene 
fino  ai  primordii  del  secolo  XI  ab- 
biamo memoria  degli  arcidiaconi,  e 
del  loro  potere  e  giurisdizione ,  co- 
me già  si  è  detto. 

Papa  Innocenzo  I,  fiorito  nel  /\oi, 
avea  fatto  arcidiacono  Caixlinale  Eu- 
lalio,  che,  nel  4'^?  divenne  antipa- 
pa. S.  Agapito  I,  eletto  nel  535, 
era  arcidiacono  di  s.  Romana  Chie- 
sa ;  Pasquale  arcidiacono  fu  pseudo- 
pontellce,  nel  687,  ma  poi  venne 
degradato  anche  dall'  arcidiaconato  ; 
Giovanni  Vili,  noli' 872,  sab  sul- 
la cattedra  Apostolica,  mentre  era 
arcidiacono  Cardinale  ;  e,  come  si 
disse,  s.  Gregorio  VH,  creato  nel 
1073,  era  stato  arcidiacono  Cardi- 
nale di  s.  Maria  in  Domnioa ,  che 
era  la  diaconia,  e  la  residenza  de- 
gli arcidiaconi.  In  essa  abitò,  e  dis- 
pensò a'  poveri  le  sue  facoltà  s.  Lo- 
renzo, che  fu  pure  arcidiacono  sotto 
il  Pontehce  s.  Sisto  I,  e  per  questo 
quel  luogo  divenne  l'erario  della 
Chiesa,  e  fu  chiamato  Arcidiaconia. 

Dopo  la  metà  del  secolo  XI,  nei 
Pontificii  diplomi  invece  de'  vesta- 
rarii,  e  dell'arcidiacono  ,  la  cui  dignità 
fu  abolita,  si  leggono  i  nomi  de'Ca- 


r 


CAM 

merlenghi  di  s.  Romana  Chiesa,  no- 
me che,  come  quello  di  vestarario, 
fu  dato  ad  alcuni  nella  corte  Ro- 
mana, ad  imitazione  di  simili  uffi- 
ciali, che  avea  la  corte  imperiale.  Il 
Panvinio  però  e  il  Ciacconio,  nella 
vita  di  Alessandro  II,  creato  nel 
1 06 1  ,  alìermano ,  che  il  primo  ,  il 
quale  abbia  portato  il  titolo  di  Ca- 
merlengo, fu  Leon  diacono  Cardi- 
nale di  santa  Romana  Chiesa,  crea- 
to da  quel  Pontefice,  e  decorato  del- 
la carica  di  Camerlengo,  ossia  teso- 
riere della  Chiesa  Romana,  come 
dice  il  Cardella  tom.  I,  p.  I,  pag. 
1 66.  E  vero,  che  in  una  bolla  spe- 
dita da  Stefano  X  a  favore  della 
chiesa  di  Arezzo,  nel  io57,  e  ripor- 
tata dairUghellio,  t.  I,  p.  ^16  del- 
Vllalia  Sacra,  si  legge  :  Scriptum 
per  manus  Gregorìi  notarii  et  ca- 
merarii  s,  Sedis  Apostolicae  j  ma 
questo  Gregorio,  secondo  il  citato 
Cardella,  non  entra  nel  numero  dei 
Cardinali  :  laonde  sembra  non  po- 
tersi dubitare,  che  il  primo  Cardi- 
nale denominato  Camerlengo  di  s. 
Chiesa  Romana,  sia  il  nostro  Leo- 
ne ,  cui  si  dà  il  titolo  diaconale  di 
s.  Maria  in  Cosmedin,  come  rileva- 
si da  una  bolla  spedita  in  Anagni 
da  Alessandro  II,  nel  1062,  in  fa- 
vore del  monistero  di  s.  Benedetto 
di  Mantova.  Dopo  Leone,  oltre  quan- 
to si  è  detto  al  §  I,  del  tempo  in 
cui  il  Camerlengo  sottentrò  ad  e- 
sercitare  nel  patriarchio  lateranense 
le  moltiplici,  ed  autorevoli  incom- 
benze del  vicedomino ,  non  si  rin- 
viene, sino  al  secolo  seguente,  docu- 
mento alcuno  di  Cardinali,  che  s'in- 
titolassero Camerlengo.  Il  certo  si 
è,  che  da  Rosone  Breskpeare ,  cioè 
dal  II 55  circa,  sino  al  presente 
giorno,  si  trova  quasi  non  interrot- 
ta la  serie  dei  Camerlenghi  della 
s.  Romana  Chiesa.  Noi  andremo  ri- 


CAM  73 

portando  l'elenco  di  quelli,  che  ci 
fu  dato  di  rinvenire.  Le  loro  no- 
tizie biografiche  si  potranno  legge- 
re ai  rispettivi  cognomi,  dacché  ri- 
vestiti furono  di  quella  carica  uo- 
mini insigni  per  pietà,  zelo,  dottri- 
na e  nobiltà  di  natali.  Fra  essi  e- 
mergono  Onorio  III,  Innocenzo  VII, 
e  molti  altri,  che  ascesero  alla  cat- 
tedra apostolica.  Si  annoverano  an- 
cora molti  congiunti  ie  nipoti  dei 
Pontefici  ;  tuttavolta  è  da  avvertir- 
si, che  il  Camerlengato  di  S.  R.  C. 
non  sempre  si  conferì  a'  Cardinali , 
che  anzi  avvenne  più  volte,  che  do- 
vessero questa  carica  dimettere,  co- 
me si  vedrà  innanzi ,  tosto  che  ve- 
nivano promossi  alla  dignità  Cardi- 
nalizia, come  rileva  il  Garampi  nel- 
le Osservazioni  sulle  monete  num. 
XV,  not.  I.  Ciò  per  altro  non  eb- 
be in  seguito  più  vigore,  principal- 
mente dopo  che  l'ufiìzio  fu  reso  ve- 
nale da  Sisto  V,  il  che  con  molte, 
e  sode  ragioni  scusa  il  celebre  Car- 
dinal de  Luca.  Le  altre  cose  poi, 
riguardanti  i  Camerlenghi,  si  posso- 
no desumere  dalle  memorie  stori- 
che, dai  tanti  famigerati  registri  dei 
censi  della  Chiesa  Romana  [Fedi), 
e  specialmente  da  quello  compilato 
da  Cencio  camerario ,  dalle  bolle 
Pontificie,  e  da  altri  documenti.  Ma 
senza  più  andiamo  a  riferire  l'elen- 
co dei  Camerlenghi,  cominciando  dal- 
l'anzidetto Leone. 

Leone  fu  fatto  da  i\lessandro  II, 
del  1061  ,  Cardinale  diacono  di  s. 
Maria  in  Cosmedin,  e  poi  Camer- 
lengo ,  o  tesoriere  della  Chiesa  roma- 
na, per  lo  che  si  disse:  «  Praefectus, 
}>  quaestor  aerarii,  curator  pecuniae 
y>  publicae  ".  S'ignora  l'epoca  in  cui 
morisse  :  però  è  certo  che,  seguendo 
le  parti  dell'antipapa  Clemente  II f, 
divenne  pseudo- Pontefice ,  contro  il 
legittimo  s.  Gregorio  VII,  nel  1084. 


74  CAM 

Bosone  Breskpeare,  inglese,  nipo- 
te di  Adriano  IV,  dal  quale,  nel 
mese  di  dicembre  1 1 55 ,  fu  creato 
Cardinale  diacono  de*  ss.  Cosimo  e 
Damiano,  e  Camerlengo  di  S.  R.  C, 
poi  prete  di  s.  Pudenziana,  custode 
e  prefetto  di  Castel  s.  Angelo.  Mori 
verso  il   1 1 8  r . 

Mcliore,  ossia  Megliore ,  detto  il 
Maestro,  di  nazione  francese,  elevalo 
al  Cardinalato  nel  dì  delle  ceneri 
del  II 84,  da  Lucio  III,  Camerlen- 
go di  S.  R,  C. ,  e  legato  a  latere 
in  Francia,  insieme  col  Cardinal  Cen- 
cio Savelli,  morto  nel  Pontificato  di 
Celestino  III,  o,  secondo  l'Eggs,  nel 

I200. 

Cencio  Savelli,  romano,  economo 
del  Cardinal  Giacinto  Bobò  Orsini, 
il  quale  divenuto  Pontefice  col  no- 
me di  Celestino  III,  nel  119'^,  o 
1193,  lo  creò  Cardinale  diacono  di 
s.  Lucia  in  Selci,  donde  passò  a  pre- 
te de'  ss.  Gio.  e  Paolo.  Fu  Camer- 
lengo, e  vice-cancelliere  di  S.  R.  C, 
essendovi  memorie  che  già,  nel  1 196, 
era  camerario  ministrante.  In  que- 
.sta  carica  scrisse  un  volume  sopra  i 
censi  della  Chiesa  Romana ,  rica- 
vato con  singoiar  diligenza  dalle  me- 
morie antiche,  chiamato  per  la  sua 
autenticità  e  celebrità  //  libro  di 
Cencio  Camerario.  Il  Ferlone  però, 
de'  Viaggi  de'  Pontefici,  Venezia 
1783,  a  p.  164,  dice  ch'egli  lo 
compilasse  soltanto  quando  era  ca- 
nonico di  s.  Maria  Maggiore,  e  che 
inoltre  compose  un  Cerimoniale  ro- 
mano ,  poi  pubblicato  colie  stampe. 
Cencio,  dopo  aver  esercitato  la  cari- 
ca di  Camerlengo  ne'  Pontificati  di 
Celestino  III  ed  Innocenzo  III,  nel 
12x6,  succedette  nel  Pontificato  a 
quest'  ultimo,  col  nome  di  Onorio  III. 

Ouavìano  Conti,  nato  in  Anagni, 
era  cugino  d' Innocenzo  III,  che,  nel 
dicembre  del  1206,  lo  fece  diacono 


CAM 

Cardinale  de'  ss.  Sergio  e  Bacco.  Di- 
venne poscia  Camerlengo  di  S.  R.  C  , 
e  legato  della  Marca  contro  l'usur- 
patore Marcualdo  ;  morì,  come  dice 
il  Cardella  tom.  I,  part.  II,  p.  204, 
arcidiacono  della  Chiesa  Romana, cioè 
primo  dell'  ordine  de'  diaconi,  dopo 

il     I23l. 

Stefano  da  Ceccano,  monaco  be- 
nedettino, o  cistcrciense,  detto  Car- 
dinal di  Fossanova ,  dignità  che  ri- 
cevette da  Innocenzo  III,  colla  dia- 
conia di  s.  Angelo,  nel  12 12,  o  nel 
1 2 1 3.  Indi  passò  all'  ordine  presbi- 
terale ,  e  al  titolo  de'  ss.  Apostoli , 
e  poi  fu  fatto  Camerlengo  di  S.  R.  C. 
Morì  nel   1227. 

Tommaso,  della  nobilissima  fami- 
glia dell'  Ocra  di  Abruzzo  ,  abbate 
de'  celestini ,  contro  sua  voglia ,  nel 
1294,  fu  da  s.  Celestino  V  creato 
prete  Cardinale  di  s.  Cecilia,  e  Ca- 
merlengo di  S.R.C.  Morì  nel  i3oo. 

Teodorico  Ranieri,  d'Orvieto,  col- 
lettore apostolico  nella  Germania  ,  e 
Camerlengo  di  s.  Chiesa,  da  Bonifacio 
Vili,  nel  dicembredel  1298,  fu  creato 
Cardinale  prete  di  s.  Croce  in  Gerusa- 
lemme, donde  passò  al  vescovato  sub- 
urbicario  di  Palestrina,  allora  chiama- 
ta Città  Papale.  Questo  Porporato  , 
come  Camerlengo  della  Chiesa  romana, 
recò  in  Francia  con  gran  pompa  e 
comitiva  la  corona  Papale  a  Clemen- 
te V,  il  quale,  dopo  che,  a'  5  giu- 
gno i3o5,  fu  elevato  al  Pontificato, 
ricusò  di  partire  dalla  Francia,  ove 
si  trovava,  e  con  essa  fu  incoronato 
in  Lione  a'  i4  settembre.  Morì  in 
Francia  nel    i3o6. 

Arnaldo  Frigerio ,  detto  da  C/ian- 
teloup,  o  Cantalupo,  diocesi  di  Bor- 
deaux, fu  ivi  fatto  arcivescovo  dal 
suo  parente  Clemente  V,  il  quale, 
a'  i5  dicembre  i3o5,  il  promosse 
al  Cardinalato,  col  titolo  presbiterale 
di  s.  Marcello,    ed  al  Garaerlengato 


CAM 

di  s.  Chiesa.  Secondo  però  Baluzio, 
o  non  ebbe  mai  quest'ultima  carica, 
o  la  rinunziò  alcuni  anni  prima  di 
sua  morte  ,  che  avvenne  nel  1 3  i  o, 
ovvero  dopo  il  1 3 1 1 .  Tutta  volta, 
checche  ne  dica  un  tale  autore,  è 
certo  che  il  Frigerio  fu  Camerlengo 
di  Clemente  V  sino  al  novembre  i  Soy. 
Bertrando  de  Bordis,  o  de  Bar- 
de, francese,  vescovo  di  Alby,  fu  fat- 
to da  Clemente  V,  a'  19  dicembre 
i3io.  Cardinale  prete  de'  ss.  Gio.  e 
Paolo,  colla  carica  di  Camerlengo 
di  S.  R.  C.  Morì  dieci  mesi  dopo 
in  Avignone.  In  questo  tempo  i  chie- 
rici di  camera  erano  tre,  e  dipende- 
•vano  dagli  ordini  del  Camerlengo, 
come  si  rileva  nella  quietanza ,  che 
il  de  Bordis  fece  al  collettore  di  Boe- 
mia, ohlìgat.  cameral.  t.  II,  p.  100: 
"  Quod  quidem  computum  quam- 
y>  pluribus  Domini  nostri ,  et  ejus 
«  camerae  negotiis  occupatis  viris 
•>  discretis,  et  magistris  Oddoni  de 
>i  Sermoneta,  Jo.  de  Pvegio  ,  et  Jo. 
w  de  Verulis  ejusdem  camerae  cle- 
?j   ricis,  comniisimus  audiendum  ". 

Arnaldo ,  o  Arnoldo  d' Aiichj  o 
AnXy  da  vescovo  di  Poitiers,  fu  da 
Clemente  V  fatto  Camerlengo  di  s. 
Chiesa,  in  successione  al  de  Bordis, 
e  poi,  nel  1 3 1 2  o  1 3 1 3,  venne  crea- 
to in  Avignone  Cardinale  vescovo  di 
Albano.  Terminò  i  suoi  giorni,  nel 
i32  0,  avendo  alcuni  mesi  prima  ri- 
nunziato il  Camerlengato. 

Gasberto  de  Valle ,  vescovo  di 
Marsiglia,  da  tesoriere  di  Giovanni 
XXII ,  fu  da  questo  Pontefice,  nel 
i320,  elevato  al  grado  di  Camerlen- 
go apostolico ,  come  abbiamo  dal 
Vitale  p.  XII,  rimanendo  nell'  ufficio 
di  tesoriere  il  suo  compagno  Ade- 
mario,  che  fu  fatto  vescovo  di  Mar- 
siglia, quando  Gasberto  venne  tras- 
locato alla  chiesa  d'  Arles. 

Stefano,  abbate  nel  monistero  del- 


CAM  75 

la  Cella  nella  diocesi   di  Troyes,  fu 
nel    1342,  da  Clemente  VI  fatto  te- 
soriere,  insieme   a  Guglielmo  d'Al- 
bussacco;  quindi  dal  Papa  venne  elet- 
to vescovo  di  Monte  Cassino,  come 
riporta  l'Ughellio,  Ital.  sacr.  tom.  I, 
col.  57  6j  trasferendolo  nel  i346,  alla 
chiesa  di  s.  Ponz  ,    e    facendolo  nel- 
l'anno seguente  Camerlengo  Pontifi- 
cio ,  Balut.    Fìt.  Pap.    Avenionens., 
tom.   II,  col.  677.  Indi,  nel  i349,  ^^ 
stesso  Pontefice  lo  nominò  al  vesco- 
vato d' Arles,  e,  nel   i35o,  a  quello 
di  Tolosa.    Dello    stesso    Stefano    si 
fa  menzione  nella  Gali.  Chris t.  t.  I, 
col.  577,  colle  seguenti  parole:  «  Ste- 
fy   phano  Aldebrando  facilis  fuit  adi- 
>i    tus  ad  ecclesiasticas  dignitates,  quod 
w  fuisset  Clementis  Papae  VI  came- 
w   rarius  et  thesaurarius  ". 

Giiglienio  d'Agrifoglio,  il  iuniore, 
di  Limoges,  fu  fatto  Cardinale  prete 
di  s.  Stefano  in  Monte  Celio,  da 
Urbano  V,  a'  12  maggio  1367.  Gli 
venne  quindi  conferita  la  carica  di 
Camerlengo  della  Chiesa  romana,  e 
morì  in  Avignone ,  nel  1 4^  i ,  dopo 
aver  seguito  il  partito  degli  antipapi. 

Arnaldo  Bernardi,  o  Bertrand, 
francese,  elevato  alla  porpora  da  Ur- 
bano V,  a'  22  settembre  i368,  ed 
al  Camerlengato  di  s.  Chiesa.  Morì 
in  Viterbo  dopo  dodici  mesi. 

Pietro  Gross,  o  di  Cros,  francese, 
dopo  la  morte  del  precedente,  fu  da 
Gregorio  XI  suo  cugino,  ultimo  dei 
sette  Papi,  che  dal  i3o5  risiedettero 
in  Avignone,  dichiarato  Camerlengo 
di  s.  Chiesa  a'  20  giugno  1371,  co- 
me si  badali'  Ohi.  cerner,  t.  XXXI X, 
p.  i53.  Continuò  nondimeno  nell'uf- 
ficio col  titolo  di  arcivescovo  di  Bour- 
ges  sino  a'  2  agosto  i374,  Oblat, 
cam.  tom.  XL,  pag.  2i3,  e  221, 
divenendo  poi  arcivescovo  di  Arles. 
Si  ha  però  dal  Novaes,  t.  IV,  pag. 
219,  che  Pietro  era  Camerlengo,  e 


7«  CAM 

fratello    del    Cardinal    di    Limogos, 
quando,  agli  8  aprile    iSyS,  Ai  elet- 
to Urbano    VI;    dappoiché   ricusan- 
dosi questi    di    riportar   la  residenza 
Pontifìcia    in    Avif^none ,    insorse    lo 
scisma  di  Clemente  VII,  col  pretesto 
che   non  fosse    canonica   la    elezione 
di  lui,  in  favore   della    quale  depose 
Pietro  de  Cross  Camerlengo.  Tutta- 
Tolla    egli    poscia    aderì   al   pseudo- 
Pontefice,  che  ritirandosi  in  Avigno- 
ne, confermò  Pietro  nel    Camerlen- 
gato,  e  poi,   nel   i383,  lo  nominò 
anticardinale,  notandosi  nel  registro 
delle  sue  lettere,    die  »  die  2 3  de- 
«   cembris,    dominus    Petrus    Came- 
»  rarius  fuit    in  Cardinalem  S.  R  C. 
«  assumptus,  et  dieta  die  factus  ca- 
M  raerarius    novus     reverendissimus 
«   dominus  Franciscus  Gratianopoli- 
«   tanus  '*.  Non  fu  un  esempio  nuo- 
vo in  questo  secolo,    che  il  Camer- 
lengo, per  l'assunzione  al  Cardinala- 
to, dimettesse  il  proprio  ufficio,  ben- 
ché   esso    fosse   dichiarato    perpetuo 
dalla  Exlnivag.  di  Clemente  V,   Ne 
Romani.    Il    Frigerio    eljbe  per  suc- 
cessore   de    Bordis,    il    quale    conti- 
nuò   nella    carica ,  e    l' Auch  la  di- 
mise prima    di    morire ,    come  si  è 
detto  di  sopra.  Del  nostro  Pietro  de 
Gross    trattano  più    diffusamente    il 
citato  Baluzio,  tom.  I,  col.    1066,  e 
la   Gali.  Christ.  seconda  edizione  t.  I, 
col.  578. 

Marino  del  Giudice^  d'Amalfi, 
fu  creato  Cardinale  prete  di  s.  Pu- 
denziana,  nel  dicembre  i38i  ,  da 
Urbano  VI.  Da  questo  venne  fatto 
Camerlengo  di  S.  R.  C.  Fu  condan- 
nato a  morte  nel  i385  dallo  stesso 
Papa,  per  la  congiura  ordita  in  No- 
cera  de'  Pagani. 

Corrado  Caracciolo  3  nobile  na- 
poletano, fu  fatto  da  Bonifacio  IX, 
nel  1396,  arcivescovo  di  iNicosia,  ed 
un  giorno  dopo,   come  dice  INovaes 


CAM 

tom.  V,  pag.  7,  cioè,  a'  3o  marzo, 
da  vice- Camerlengo,  divenne  Camer- 
lengo del  Papa.  Da  Innocenzo  VII, 
nel  i4o5,  fu  poscia  creato  Cardina- 
le prete  di  s.  Grisogono.  Morì  in 
Bologna  nel  \f\ii.  Cardella  parla 
del  suo  Camerlengato  dopo  il  Car- 
dinalato. 

Stefano  PalosiOj  o  Palocci,  patii- 
zio  romano,  fu  canonico  di  s.  Maria 
Maggiore ,  e  Camerlengo  del  clero 
(P^edi),  come  scrive  il  Ciacconio;  ma 
rUghelli,  Ital.  sacr.,  asserisce,  che  fu 
invece  Camerlengo  della  S.  R.  C.  : 
tutta  volta  il  Cardella  segue  l'opinio- 
ne del  Ciacconio,  dicendo  averlo  Gre- 
gorio XI,  nel  1373,  fatto  vescovo 
di  Todi ,  e  dipoi  averlo  dichiarato 
Camerlengo  della  Chiesa  romana , 
non  che  vicario  di  Roma,  nel  1377, 
mentre  Urbano  VI,  nel  i38i  ,  in 
dicembre  lo  creò  Cardinale  prete  di 
s.  Marcello.  Morì  Stefano  Palosio , 
nel  1398,  e  Novacs,  tom.  IV,  p.  235, 
dice,  che  Urbano  VI  lo  dichiarò  Ca- 
merlengo. 

Cosimo  Migliorali y  di  Sulmona , 
chierico  di  camera,  collettore  della 
Chiesa  romana  in  Inghilterra,  venne 
da  Bonifacio  IX  fatto  tesoriere ,  e 
vice  Cancelliere,  e,  nel  1389^  Cardi- 
nale prete  del  titolo  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme.  In  morte  del  prece- 
dente Palocci  gli  fu  confermata  la 
carica  di  Camerlengo  di  santa  ro- 
mana Chiesa:  indi  pc'  suoi  meriti, 
a'  1 7  ottobre  1 4o4  j  gh  successe 
nel  Pontificato ,  col  nome  d' Inno- 
cenzo VII. 

.  Marino  Vulcani,  o  BulcanOj  na- 
poletano ,  di  nobile  famiglia ,  teso- 
riere Pontificio,  da  Urbano  VI,  nel 
i38i,  fu  fatto  Cardinale  diacono  di 
s.  Maria  Nuova,  e  Camerlengo  di 
S.  R.  C. ,  fatto  forse  da  Bonifacio 
IX  dopo  il  Migliorali.  Certo  è,  clie 
godette  venlidue  anni  il  Cardinalato, 


CAM 

giacche  mori  nel  i4^3  in  Assisi,  ove 
si  trovava  la  corte  Pontifìcia. 

Enrico  Mimiolo  _,  patrizio  napo- 
letano, cui  il  Garimberti  ingiusta- 
mente dà  la  taccia  d'illetterato.  Bo- 
nifacio IX  ,  nel  I  38g  ,  lo  dichiarò 
Cardinale  prete  di  s.  Anastasia,  e 
Gregorio  XII  lo  elesse,  il  primo  di- 
cembre i4o6,  Camerlengo  della  Chie- 
sa romana.   Morì  nel   i^ii. 

Antonio  CorrarOj  patrizio  veneto, 
nipote  di  Gregorio  XII,  della  con- 
gregazione de'  canonici  regolari  di 
s.  Giorgio  in  Alga,  dallo  zio  fu  fatto 
Camerlengo  di  S.  R.  C,  e  patriarca, 
indi  a'  19  maggio  i4o8,  Cardinale 
prete  di  s.  Pietro  in  Vincoli,  non 
che  di  s.  Grisogono,  poi  vescovo  di 
Porto,  e  quindi  di  Ostia.  Mori  deca- 
no del  sagro  Collegio,  nel   i44^- 

Francesco  Conzy^  Conziéj  o  Gon- 
zic  y  che  alcuni  fanno  vescovo  di 
Grenoble,  e,  nel  iSgS,  Camerlengo 
di  Bonifacio  IX ,  cosicché  avrebbe 
esercitato  il  Camerlengato  circa  cin- 
quant'  anni.  Certo  è  che  Francesco, 
dopo  la  morte  del  Cardinale  Tur- 
reio  primo  legato  in  Avignone ,  ac- 
caduta a'  9  dicembre  i4iOj  venne 
dichiarato  da  Giovanni  XXIII ,  nel 
i4i  1 5  successore  al  Turreio,  e  crea- 
to vicario  generale  della  Santa  Se- 
de in  quella  città ,  e  nel  contado 
Venesino,  e  Camerlengo  di  S.  R.  C. 
Dal  medesimo  Pontefice  fu  di  poi 
confermato  nel  i4i4-  ^^^  ^^^^  ^ 
coraggio  di  lui  furono  cacciate  le 
truppe,  che  difendevano  le  preten- 
sioni dell'antipapa  Benedetto  XIII. 
Istituito  fu  per  cura  di  lui  in  Avi- 
gnone il  vicegerente  dell'uditore  della 
camera,  ossia  il  tribunale  della  vicege- 
renza dell'  A.  C,  e  nel  i4i7)  f^i  con- 
fermato da  Martino  V  nella  legazione 
d'  Avignone,  il  principio  della  quale 
legazione,  secondo  alcuni,  rimonta  ap- 
punto a  questo  tempo.  Continuò  in 


■  CAM  77 

tale  u/Ticio  dopo  essersi  recato  a\ 
concilio  di  Costanza  ed  al  suo  arci- 
vescovato di  Narbona,  sino  al  i432, 
anno  in  cui  morì  in  Avignone. 

Quando  il  nostro  Conzy  si  recò 
al  concilio  Costanziense ,  nel  luglio 
1417,  dichiarò  suo  luogotenente  nel 
camerlengato,  e  nel  governo  di  Avi- 
gnone, finche  fosse  per  durare  la 
sua  assenza,  il  proprio  nipote  Lodo- 
vico della  nobilissima  famiglia  Alle- 
mandi  francese ,  qualifica  in  cui 
Martino  V  lo  confermò  a'  21  no- 
vembre i4i7j  dicendo  nella  bolla: 
«  ti  eleggiamo  per  luogotenente  di 
»  Francesco  Conzy  nostro  Camer- 
w  lengo,  e  nella  di  lui  assenza,  per 
y  quel  tempo  in  cui  sarà  lontano 
«  dalla  curia  romana,  con  l'  ufficio, 
»>  giurisdizione,  grazie,  sigilli ,  onori 
a*  e  pesi  soliti  e  dovuti  al  Camer- 
>*  lengo  della  Sede  Apostolica  prò 
»  tempore  ...  ed  anche  ti  eleggia- 
y»  mo  cappellano,  commensale  con- 
>»  tinuo  della  prefata  sede,  e  nostro 
>i  cameriere,  coli' uso  del  rocchetto, 
»  cappa ,  cappello ,  chiavi ,  ed  altre 
w  insegne  di  tal  fatta,  solite  a  con- 
i»  cedersi  ai  Camerlenghi ,  cappella- 
»  ni,  commensali,  e  camerieri  ec.  ", 
come  si  può  vedere  pel  resto  del 
tenore  di  questa  bolla  all'  articolo 
Governatore  di  Roma,  vice- Camer- 
lengo, e  nel  lib.  Officiai.  Mart.  V, 
part.  Ili,  art.  IV.  Lodovico  Alle- 
mandi  poi  venne  dallo  stesso  Papa  pro- 
mosso, a'  22  giugno  i4i^j  ^11^  chie- 
sa di  Magallona,  e,  a'  20  dicembre, 
fu  dal  medesimo  Martino  V,  consa- 
crato in  Mantova.  Nel  14*2 3,  fu 
trasferito  alla  sede  di  Arles  ;  ma,  pro- 
mosso nel  i4^6  al  Cardinalato,  gli 
fu  sostituito  il  seguente   Guidalotti. 

Siccome  Francesco  Conzié,  o  Con- 
gié,  in  tutto  il  Pontificato  di  Marti- 
no V,  risiedette  nella  legazione  di 
Avignone^  così  le  sue  funzioni  e  ve- 


7«  CAM  - 

ci  di  Camerlengo  apostolico  furono 
esercitate  nella  romana  curia  da  al- 
tri soggetti,  dal  Papa  successivamen- 
te destinati  col  titolo  di  luogotenenti, 
o  vice-Camerlenghi,  dal  momento 
che  il  mentovato  AUemandi  fu  pro- 
mosso, a' 24  maggio  1426,  alla  di- 
gnità Cardinalizia. 

Benedetto  Guidalotli ,  chierico  di 
camera,  indi  vescovo  di  Teramo,  e 
poi  di  Recanati  e  Macerata  che  mo- 
rì a' 9  agosto  1429»  siccome  rile- 
vasi dairUghelli,  Ital.  sacr.  tom.  I, 
col.   1222. 

Oddone f  o  Ottone  de  Varri,  o 
Varris  di  Genazzano,  non  di  Tivoli, 
chiamato  dall'  Ughelli  de  Vannis  ^ 
lini.  Sac.  tomo  I,  col.  Zìi.  Fu 
egU  prima  cubiculario  di  Martino  V, 
mentre  questi,  nel  i4i8>  stava  in 
Ginevra  Cod.  Canier.  588,  pag.  4» 
e  fu  anche  canonico  di  Firenze, 
come  si  legge  nel  Regist.  Martini  V, 
tomo  8,  pag.  174:  indi,  a' 24  ago- 
sto 1426,  fu  dal  detto  Papa  nomi- 
nato tesoriere,  e  suddiacono  aposto- 
lico, e  promosso  non  meno  alla 
dignità  di  protonotaro  apostolico, 
a' 2  gennaio  1428.  A' 6  aprile  dello 
stesso  anno,  per  la  indisposizione,  e 
per  l'assenza  del  Guidalotti,  luogo- 
tenente del  Camerlengo  apostolico, 
venne  fatto  suo  luogotenente,  dicen- 
dosi nel  lib.  IV  Offic.  Martini  V, 
pag.  78:  Pro  certis  negotiis  sili 
coniniissis,  et  prò  bona  coiivalescen- 
tia  personce  suce  se  a  romana  cu- 
ria absentavit.  Il  Varri,  tanto  nel 
vice  Camerlengato,  che  nel  tesorie- 
rato,  continuò  fino  alla  morte  di 
Martino  V  (  Divers.  Canterai,  tomo 
XllI),  che  accadde  a' 20  febbraio 
i43i.  Questo  Oddone  de  Varris, 
di  cui  si  riparlerà  all'  articolo  Te- 
sorieri GENERALI,  fu  talvolta  chia- 
mato pure  de  Barris,  de  Poccis,  o 
Poccia,   giacché    abbiamo    dal  Rer. 


CAM 

Italie,  tomo  II,  pag.  ri,  col.  1128, 
che  Oddone  col  nuovo  Pontefice 
Eugenio  IV  incontrò  una  sorte  ben 
diversa  da  quella,  che  avea  goduta 
sotto  Martino  V.  Scrissi?  Stefano 
Infessum  nel  suo  Diario  del  i432, 
che  agli  i  i  aprile  fu  pigliato  Oddo 
Poccia  vice  Camerlengo,  da  Stefano 
Colonna  per  Romando  d'Eugenio  IV, 
bramoso  di  sapere  dove  stavano  la 
roba,  ed  i  denari  di  Santa  Chiesa, 
imponendo  a  Stefano  di  condurlo 
avanti  a  se;  ma  Stefano  operò  di- 
versamente facendolo  disertare,  e 
per  questo  il  Papa  molto  si  sdegnò, 
e  minacciò  il  Colonnese.  Oddo  Poc- 
cia qui  nominato  non  deve  essere 
diverso  dal  nostro  Varri,  seppure 
per  equivoco  i  copisti  non  iscrives- 
sero il  soprannome,  o  altro  cognome, 
con  cui  egli  si  appellava. 

Francesco  Condolniieri^  veneziano, 
nipote  di  Eugenio  IV,  da  protono- 
tario  apostolico,  fu  dal  Papa  dopo 
la  sua  elezione,  eh'  ebbe  luogo  a'  3 
marzo  i43i,  destinato  all'impiego 
del  Varri;  ma  promovendolo  dipoi 
al  Cardinalato  a'  1 9  settembre ,  col 
titolo  presbiterale  di  s.  Cleuiente, 
non  di  s.  Cecilia,  prese  quindi  il 
titolo  non  pili  di  vice  Camerarius 
Domini  Papce,  ma  quello  di  Carne- 
ram  Apostolicam  regens,  o  regens 
officiuni  camerariatus  Domini  Papce: 
susseguentemente  ,  essendo  morto , 
a'3i  dicembre  i43i,  Francesco  de 
Concy,  dal  Pontefice  fu  dichiarato 
Camerlengo  apostolico,  a'  i3  o  2  3 
gennaio  1482,  e  vice  cancelliere. 
Pure,  ad  onta  di  tali  dignità,  fu  ri- 
tenuto prigione  in  Campidoglio  dal 
popolo  romano,  comunque  venisse 
liberato  da  Vitelleschi,  e  da  Gaspare 
di  Lello  Petroni,  nominato  perciò 
maresciallo  di  Roma.  Sostenne  il 
grado  di  Camerlengo  fino  al  dicem- 
bre  1439. 


CAM 

B.  Nicolo  Albergali,  bolognese, 
certosino,  creato  da  Martino  Y  Car- 
dinale prete  di  s.  Croce  in  Gerusa- 
lemme, nel  14^6,  e  dipoi  da  Eu- 
genio IV,  come  riportano  nella  sua 
vita  Novaes  e  Cardella,  Camerlen- 
go penitenziere  maggiore.    Morì  nel 

1443. 

Lodovico  Scarampi  Mezza  rota, 
di  Padova,  da  Eugenio  IV,  a'  22 
giugno  i44<^j  f^*  creato  Cardinale 
prete  di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  pa- 
triarca di  Aquileia,  e  Camerlengo 
di  s.  Chiesa  per  cessione  del  Car- 
dinal Condulmiero,  che  passò  vice 
cancelliere  .  Abbiamo  però,  Div. 
Cameral.  tomo  XX,  pag.  1243, 
che  questo  Lodovico  successe,  nel 
gennaio  i440j  ^^^  Camerlengato  al 

►  Condulmero ,  onde  s'  ignora  come 
l'Albergati  esercitasse  egual  carica, 
seppure  per  un  tempo  non  abbia 
fatto  da  pro-Camerlengo  ,  nell'  as- 
senza dello  Scarampi ,  che  come 
valoroso  militare  comandò  le  milizie 
di  Eugenio  IV  contro  i  ribelli.  Quindi 
Io  Scarampi  fu  incaricato  da  Nicolò  V, 
a'2 3  novembre  14^2,  della  visita  del- 
le chiese  di  Roma,  e  terminò  i  suoi 
giorni  nel  i465.  Nel  suo  Camerlen- 
gato, a' 27  agosto  1460,  Gilo  dei 
tBuonconti  di  Pisa  fu  fatto  luogo- 
tenente; a' 28  agosto  1460,  Girola- 
mo Landò  venne  nominato  vice 
Camerlengo;  nel  i463,  lo  fu  Alessio 
Cesarei  sanese,  arcivescovo  di  Bene- 

I;  vento;  agli  11  gennaio  1462,  lo  fu 
?  Stefano  Nardini  arcivescovo  di  Mi- 
\  lane.  Nel  i464j  nuovamente  Giro- 
lamo Landò,  indi  nel  medesimo 
anno.  Marco  Barbo  ebbe  il  titolo 
di  commissario  del  Camerlengo  ;  ed 
a' 29  agosto  i464>  Vianeiro  Alber- 
gati venne  fatto  vice  Camerlengo, 
e  nel  i47ij  luogotenente  del  Ca- 
merlengo. 

Latino    Orsini^    nobile    romano, 


CAM  79 

fu  da  Nicolò  V,  nel  i44^j  creato 
Cardinale,  ed  essendo  vescovo  di 
Frascati,  appena  eletto  Sisto  IV, 
a'  9  agosto  1 4?  I  >  fii  fatto  Camer- 
lengo di  S.  R.  C.  ed  arbitro  di 
tutti  i  maggiori  affari .  Mori  agli 
li   agosto    i477- 

Guglielmo  d' Estouteville  del  regio 
sangue  normanno,  monaco  clunia- 
cense,  detto  di  Rohan,  o  Roano,  ul- 
tima chiesa  vescovile  da  lui  gover- 
nata, mentre  venne  da  Eugenio  IV 
esaltato,  nel  1439,  al  Cardinalato 
col  titolo  presbiterale  di  s.  Martino, 
Il  Pontefice  Sisto  IV,  che,  come  de- 
cano del  sagro  Collegio,  e  vescovo  di 
Ostia  ,  fu  dall'  Estouteville  solenne- 
mente consacrato,  gli  conferì  la  cari- 
ca di  Camerlengo  della  S.  R.  C,  nel 
1477,  vacante  per  morte  del  Car- 
dinal Orsini,  carica  eh'  egli  godette 
sino  ai  22  dicembre  i4B3,  epoca  di 
sua  morte. 

Raffaele  Sansoni  Riario  ,  proni- 
pote di  Sisto  IV,  che,  nel  i477j  lo 
fece  Cardinale  diacono  di  s.  Gior- 
gio, indi  vice-cancelhere  a' 24  gen- 
naio. Nel  1483,  non  nel  1482,  fu 
fatto  Camerlengo  di  S.  R.  C,  co- 
me scrivono  Panvinio ,  Marangoni 
ed  altri.  Egli  fu  uno  de'  compHci 
della  congiura  tramatasi  contro  Leo- 
ne X  dal  Cardinal  Petrucci,  per  cui 
venne  privato  di  tutti  gli  onori  e 
beneficii,  ne'  quali  però  fu  bentosto 
reintegrato  colla  multa  di  centomila 
scudi.  Continuò  nondimeno  nel  Ca- 
merlengato; ma,  per  meglio  dire,  non 
n'ebbe  che  il  solo  titolo,  mentre 
Leone  X,  con  suo  breve  de' 24  lu- 
glio i5i7,  commise  l'amministrazio- 
ne di  detto  ufficio,  a  suo  benepla- 
cito, a  Francesco  Pantalassi  di  Peru- 
gia chiamato  Armellini,  e  poi  de 
Medici ,  cioè  quando  fu  adottato 
dal  Papa  nella  propria  famiglia . 
Quel  Pontefice  creollo  eziandio  Car- 


8ò  CAM 

tlinale  prete  di  san  Marco ,  il  pri- 
mo giorno  di  detto  mese,  cos'i  es- 
primendosi il  breve  citato:  «  Ciun 
»»  Ten.  fr.  noster.  r.  episcop.  Ostien., 
»»  camerari  US  nosler  ex  certis  caii- 
M  sis  oneri  iifllcii  Camerlengalus  si- 
»  bi  injnncto  vacare  non  possit,  siip- 
9>  pjicfiveritque,  ut  de  opportuna 
M  dicti  officii  administratione  cogi- 
«  tai'emus,  etc.  Z>/V.  Canier.  tomo 
*'  XLVII.  "  Ciò  nonostante  tutti  gli 
atti  e  mandati,  che  spedi vansi  dalla 
camera  Apostolica,  portavano  sem- 
pre il  nome  del  Cardinale  Kaffaele 
Biario  vescovo  d'Ostia,  finché  visse, 
cioè  sino  a' 6  luglio  i52o,  in  cui 
mori  in  Napoli.  Al  Cardinal  Armel- 
lini furono  assegnali  di  provvisione 
centocinquanta  ducati  al  mese. 

Innocenzo  CibOj  genovese,  nipo- 
te d'Innocenzo  Vili,  e  di  Leone  X, 
il  quale,  nel  i5i3,  fu  creato  Car- 
dinal diacono  de'  santi  Cosma  e 
Damiano,  poi  per  morte  del  Riario, 
fu,  nel  1 52  I ,  dichiarato  da  Leone 
X  Camerlengo  di  S.  R.  C.  Per  quel- 
la carica,  allora  venale,  sborsò  tren- 
tacinqiic  mila  ducati ,  sebbene  non 
la  ritenesse  che  due  soli  mesi,  o  fos- 
se per  rinunzia,  come  scrive  Paride 
de  Grassis  allora  maestro  delle  ce- 
rimonie, o  per  essergli  tolta,  come 
asserisce  l' altro  ceremonista  Biagio 
Martinelli  nel  modo,  che  si  dirà  qui 
appresso. 

Francesco  Armellini^  Cardinale  , 
di  cui  parlammo  più  sopra,  dopo 
aver  eseicitato  il  Camerlengato  co- 
me amministratore  in  luogo  del  Ria- 
rio, lo  ebbe  elfetlivamente  da  Leo- 
ne X,  e  con  pienezza  d'autorità,  nel 
i52i,  cioè  dopo  due  mesi,  che  l'a- 
vea  ottenuto  il  Cardinal  Cibo,  sbor- 
sando però  la  somma  di  trentacin- 
que mila  ducati ,  in  compenso  di 
quelli  dal  Cibo  già  pagati.  Indi  l'Ar- 
mellini   da    Clemente    VII    fu  fatto 


CAM 

vice  cancelliere,  e  mori  nell'  ottobre 
del    i57.7. 

Agostino  Spinola,  genovese,  fu  da 
Clemente  VII  a'  3  maggio  i^^y, 
creato  prete  Cardinale  di  s.  Ciriaco, 
e  poi,  agli  8  giugno  i528,  per  mor- 
te dell'  Armellini ,  fu  nominato  Ca- 
merlengo della  S.  R.  C,  carica  che 
esercitò  con  molla  soddisfazione  del 
popolo,  per  l'abbondanza  dell'  anno- 
na, e  de' viveri,  e  per  chiari  con- 
trassegni, che  diede  di  liberalità  e 
munificenza  ad  ogni  classe  di  perso- 
ne. Morì  compianto  nel    iSoy. 

Guido  A  Scanio  Sforza  y  romano, 
fatto  dal  suo  avo  Paolo  III,  nel 
i534,  Cardinale  diacono  de' ss.  Vi- 
to e  Modesto,  quindi  patriarca  di 
Alessandria,  ed  a' 2  2  ottobre  1^37, 
Camerlengo  di  S.  R.  C.  11  Petra- 
mellara,  pag.  109,  afferma,  che  que- 
sto Cardinale,  detto  di  Santa  Fiora, 
come  Camerlengo  insieme  col  teso- 
riere Capodifèrro,  si  recò  per  lo 
stato  ecclesiastico  ad  oggetto  di  a- 
dunare,  e  raccogliere  dalle  chiese,  e 
da  altri  luoghi  pii  denaro  per  sos- 
tenere la  guerra  contro  il  turco,  che 
minacciava  l'Italia.  Nel  Pontificato 
di  Paolo  IV  soffrì  alcune  peripezie, 
e  nella  sua  assenza,  da  Pio  IV ,  ai 
IO  ottobre  1564,  fu  dichiarato  per 
poco  tempo  prò- Camerlengo,  Fran- 
cesco Alciati  milanese  suo  datario,  il 
quale  fu  poi  creato  Cardinale,  nel 
i565,  da  Pio  IV  medesimo.  Lo 
Sforza  cessò  di  vivere  nell'anno  pre- 
cedente in-  Canneto,  diocesi  di  Par- 
ma. 

Fitellozzo  de"  Filellozzi ,  o  Vi- 
telli, di  città  di  Castello,  chieiico  di 
Camera,  fu  crealo  da  Paolo  IV,  ai 
i5  marzo  iSSy,  Cardinale  diacono 
de'  ss.  Sergio  e  Bacco,  donde  passò 
a  s.  Malia  in  Via  Lata,  col  dono 
di  alcuni  ufficii  camerali  vendibili,  la 
somma  de'  quah    ascendeva   a  circa 


CAM 

ventimila  scucii  .  Dallo  stesso  Pio 
IV,  a'  IO  novembre  i564,  iU  fatto 
Camerlengo  di  S.  R.  C,  collo  sbor- 
so di  settautamila  scudi  d'oro,  i  qua- 
li furono  accettati  da  Pio  IV,  affine 
di  non  aggravare  di  nuove  imposi- 
zioni gli  amati  suoi  sudditi,  com'e- 
gli protestò  ai  Cardinali  suoi  nipoti, 
Serbelloni,  e  s.  Carlo  Borromeo,  do- 
lente di  simili  vendite.  Oltre  a  ciò 
Pio  IV  diede  facoltà  al  Vitellozzi, 
che  dentro  lo  spazio  di  otto  anni, 
potesse  dare  il  medesimo  uffizio  a 
persona  idonea,  mediante  il  rimbor- 
so di  egual  somma ,  ma  mori  nel 
i568. 

Fr.  Michele  Bonelli  di  Bosco,  da 
religioso  domenicano  fu  da  s.  Pio 
V  suo  zio,  a'  6  marzo  i566,  crea- 
to Cardinale  prete  di  s.  IMaria  so- 
pra ]\linerva.  Fu  detto  V Alessan- 
drino, ed  ebbe  la  sopraintendenza 
di  tutto  lo  stato  ecclesiastico.  Per 
morte  poi  del  Vitellozzi,  a'  20  no- 
vembre, o  a'  i3  dicembre  i568,  fu 
fatto  Camerlengo  di  s.  Chiesa,  ca- 
rica che,  ad  insinuazione  dello  zio, 
nel  1070,  rinunziò  di  buon  grado 
al  Cardinal  Cornaro  per  la  somma 
di  set  tanta  mi  la  scudi,  i  quali  dal 
Papa  furono  impiegati  nella  guerra 
contro  il  turco.  In  ricompensa  ot- 
tenne r  abbazia  di  s.  Michele  di 
Chiusi,  e  il  priorato  della  religione 
di  Malta. 

Luigi  Cornavo  j  patrizio  veneto  , 
pronipote  della  regina  di  Cipro,  fu 
da  Giulio  111,  nel  i55i,  creato  Car- 
dinale diacono  di  s.  Teodoro,  e,  nel 
1570  a' IO  maggio,  ottenne  il  Ca- 
merlengato,  mediante  il  pagamento 
della  mentovata  somma  per  la  guer- 
ra contro  i  turchi ,  alla  quale,  per 
parte  della  sua  repubblica,  pregò 
s.  Pio  V  a  contribuire.  Indi  per  lo 
stesso  motivo,  nel  iSyi,  fu  depu- 
tato, insieme  ad  altri  otto  Cardina- 

VOL.     VII. 


CAM  81 

li,    ad    ahenare  i    censi    imposti  sui 
fondi  ecclesiastici,  e  morì  nel  i584. 

Filippo  Fastavillaniy  o  Guasta- 
villani,  nobile  bolognese,  nipote  di 
Gregorio  XIII,  nel  i574,  fu  ele- 
vato al  Cardinalato  colla  diaconia 
di  s.  Maria  Nuova.  Per  morte  del 
Cornaro  poi,  nel  i584  a'  r4  mag- 
gio, venne  fatto  dallo  zio  Camer- 
lengo di  S.  R.  C,  collo  sborso  di 
cinquantamila  scudi  (che,  secondo 
il  Novaes  t.  Vili,  p.  26,  ascesero  a 
sessanta),  carica  cui  amministrò  con 
fama  d'integrità  e  prudenza.  Morì 
a'  17  agosto    1587. 

Domenico  Pinelli,  nobile  genove- 
se, dopo  aver  acquistato  un  chieri- 
cato di  camera  colla  spesa  di  qua- 
rantamila scudi,  da  Sisto  V,  nel 
i585,  venne  decorato  della  porpo- 
ra, e  del  titolo  presbiterale  di  san 
Lorenzo  in  Paneperna.  Prima  della 
sua  esaltazione  fu  dichiarato  sosti- 
tuto, o  vice  -  gerente  del  Cardinal 
Cornaro,  nella  carica  di  Camerlen- 
go, e  dopo  la  morte  di  lui,  diven- 
ne effettivo,  avendo  comperata  dal 
Cornaro  quella  carica  pel  medesimo 
prezzo  di  cinquanta  mila  scudi.  Mo- 
rì di  poi  decano  del  sagro  Collegio, 
nel    1 6 1 1 . 

Enrico  Gaetani,  nobile  romano, 
da  patriarca  di  Alessandria ,  da  Si- 
sto V  fu  promosso,  nel  i585,  a 
prete  Cardinale  di  s.  Pudenziana, 
ed  avendo  il  Pontefice  medesimo  di- 
chiarato vendibile  il  Camerlengato 
di  S.  R.  C,  con  bolla  Prceclarae 
de' 2 3  marzo  i588,  glielo  conferì. 
Morì  Enrico  nel  1 599  a'  1 3  dicem- 
bre. Di  lui  abbiamo  un  diploma  in 
data  26  giugno  1589,  riguardante 
le  poste  Pontificie. 

Pietro  Aldohrandini,  romano,  ni- 
pote   di    Clemente    Vili,    che,   nel 
1593,  lo  dichiarò  diacono  Cardina- 
le di  s.   Nicola    in    Carcere  ^  e ,  nel 
6 


8a  CAM 

1599,  per  morte  del  Gactnni,  lo 
fece  Camerlengo  di  S.  R.  C;  con 
assoluta  autorità  in  lutto  lo  stalo 
ecclesiastico.  Terminò  di  vivere  l' ul- 
tima notte  del  conclave,  in  cui  fu 
eletto  Gregorio  XV,  a*  9  febbraio 
1621. 

Lodovico  TakÌovìsÌj  bolognese,  ni- 
pote di  Gregorio  XV,  a'  i5  febbra- 
io 1621,  fu  creato  prete  Cardinale 
di  s.  Maria  in  Traspontina,  e  lega- 
to di  Avignone.  Poscia,  a'  1 6  aprile, 
gli  vcime  conferito  il  Camerlengato 
di  S.  R.  C,  clie  poi  rinunziò  per  la 
carica  di  vice-cancelliere,  vacata  ai 
2  giugno  1623,  per  morte  del  Car- 
dinal Montalto. 

Ippolito  Aldohrandini,  romano , 
pronipote  di  Clemente  Vili,  fu,  nel 
1621,  da  Gregorio  XV  innalzato 
alla  porpora  colla  diaconia  di  s.  Ma- 
ria Nova,  e  poi,  a' 7  giugno  1623, 
al  Camerlengato,  dopo  la  rinunzia 
del  Cardinal  Ludo  visi ,  e  cessò  di 
vivere  nel  i638.  Da  un  rass.  rile- 
vasi, che  Ippolito  comperò  il  Ca- 
merlengato per  la  somma  di  ses- 
santamila scudi,  nonostante  la  bolla 
proibitiva  di  Clemente  Vili.  Ab- 
biamo dalle  Vite  de  Cardinali,  che 
Ottavio  Raggi,  genovese,  chierico  di 
Camera,  in  assenza  del  Cardinal 
Aldobrandini  Camerlengo,  venne  in- 
signito di  questa  carica,  mentre  pri- 
ma era  vice-Camerlengo,  ed  incari- 
cato di  gravi  incombenze,  come  di 
far  accomodare  le  strade  dello  stato 
ecclesiastico  per  l'anno  santo  1625, 
di  sedare  le  gravi  differenze  insorte 
col  contestabile  Colonna  ;  per  le  qua- 
li cose  meritò  la  porpora  conferita- 
gli da  Urbano  Vili  nel   1641. 

Antonio  Ballerini  iuniore,  nobile 
fiorentino,  nipote  di  Urbano  Vili, 
nel  1627,  fu  annoverato  al  sacro 
Collegio  col  titolo  diaconale  di  s. 
Maria  in  Aquiro,    donde  poi    passò 


CAM 

a  vescovo  di  Palcstrina.  Lo  stesso 
zio,  in  morte  dell'  Aldobrandini,  gli 
conferì,  a' 23  luglio  i638,  la  carica 
di  Camerlengo  di  S.  R.  G.,  e  mol- 
te altre,  fra  le  quali  quella  di  ge- 
neralissimo delle  milizie  Pontificie. 
Nel  1 644>  dopo  r  elezione  d*  Inno- 
cenzo X,  si  ritirò  il  Barberini  in 
Francia,  ove  il  re  fra  le  altie  prov- 
viste, lo  nominò  all'arcivescovato  di 
Reims ,  di  cui  sebbene  godesse  le 
r«idite,  non  potè  da  Alessandro  VII 
ottenere  le  bolle,  per  non  aver  vo- 
luto rinunziare,  come  scrivono  i  Sam- 
martani  nel  tomo  IX  della  Gali. 
Christ.  p.  162,  la  dignità  di  Ca- 
merlengo al  nipote  dello  stesso  Pon- 
tefice. Tuttavolta  le  bolle  furono  da 
lui  ottenute  da  Clemente  IX.  Nella 
assenza  del  Barberini  in  Francia , 
Innocenzo  X,  nel  i65o,  conferì  T 
uffizio  di  pro-Camerlengo  al  Cardi- 
nal Lorenzo  Raggi  genovese,  nipote 
del  Cardinale  di  tal  nome,  con  tut- 
ti i  diritti  ed  emolumenti  annessi  a 
sì  splendido  ufficio.  Esaltalo  al  Pon- 
tificato., nel  1667,  Clemente  IX, 
questi  nominò  Camerlengo,  in  sup- 
plenza del  Barberini,  il  suo  nipote 
Cardinal  Carlo,  incarico,  che  eserci- 
tò nell'  assenza  dello  zio ,  ed  anche 
dopo  il  ritorno  di  lui  in  Roma,  nel 
1670.  Attesa  la  malattia,  da  cui  era 
impedito,  continuò  a  sostenerlo  con 
somma  lode,  precipuamente  ne' cin- 
que mesi  di  sede  vacante  per  mor- 
te di  Clemente  IX,  ed  elezione  di 
Clemente  X.  Finalmente,  morto  il 
Cardinal  Antonio  a*  3  agosto  167 1, 
Clemente  X  fece  Camerlengo  il  se- 
guente 

Palazzo  Palazzi  degli  Alberloni 
Altieri,  romano,  fatto  Cardinale  da 
Alessandro  VII,  e  adottato  per  ni- 
pote da  Clemente  X,  che,  nel  167 1, 
lo  fece  successore  nel  Camerlengato 
della    Chiesa    Romana    al    defonto 


t 


CAM 

Cardinal  Antonio  Barberini,  con  di- 
spotica autorità  nel  governo  dello 
stato,  a  segno  che  si  disse  essere 
Clemente  X  Papa  di  nome,  e  Pa- 
lazzo di  fatto.  Avendo  egli  messo  la 
gabella  dtl  tre  per  cento  sulle  mer- 
ci estere,  senza  esentarne  i  Cardina- 
li e  gli  ambasciatori,  nacquero  gra- 
vi differenze ,  che  il  Pontefice  com- 
pose colla  sua  prudenza ,  ed  in- 
terposizione del  Cardinal  Colonna. 
11  Paluzzi  morì  a' 29  giugno  1698, 
dopo  aver  veduto,  nel  Pontificato  di 
Innocenzo  XII,  abolire  la  vendita 
degli  ufficii  compreso  il  Camerlen- 
gato ,  e  dopo  aver  pubblicato  per 
ordine  di  quel  Papa  un  editto,  con- 
tro le  pretensioni  sui  feudi  di  un 
sovrano. 

Giambattista  Spinola,  nobile  ge- 
novese, detto  il  Cardinal  di  s.  Ce- 
sareo ,  perchè  Innocenzo  XII,  nel 
1695,  colla  porpora  gli  assegnò  il 
titolo  presbiterale  di  s.  Cesareo.  In 
morte  del  Cardinal  Paluzzi ,  nel 
1698  ,  il  Pontefice  medesimo  lo 
nominò  Camerlengo  di  S.  R.  C. , 
vietando  nuovamente  la  vendita  di 
sì  eminente  posto,  per  cui  de'  frut- 
ti, che  in  avanti  ritraeva,  parte  ne 
stabilì  in  vantaggio  dell'ospizio  apo- 
stolico ,  e  parte  in  quello  della  re- 
verenda camera.  Il  nostro  Spinola, 
per  l' industria  e  diligenza ,  con  cui 
disimpegnò  l'uffizio,  produsse  molti 
utili  alla  stessa  camera,  e  tolse  pa- 
recchi abusi  introdotti  a  pregiudizio 
di  lei .  Cessò  di  vivere  nel  1 7 1 9 
a*  19  marzo. 

Annibale  Jlbani  d'  Urbino,  nipote 
di  Clemente  XI  che,  nel  1 7  1 1,  lo  ele- 
vò al  Cardinalato,  colla  diaconia  di 
s.  Maria  in  Cosmedin,  ed  in  morte 
dello  Spinola  lo  fece,  a' ^4  marzo 
1 7  1 9,  Camerlengo  della  Chiesa  Roma- 
na.L' Albani  rassegnò  questa  caricanel- 
le  mani  di  Benedetto  XIV, nel  i747- 


CAM  83 

Silvio  Falenti  Gonzaga ,  nobile 
mantovano,  venne  creato  Cardinale 
prete  di  s.  Prisca  da  Clemènte  XII, 
nel  1738,  indi  fu  segretario  di  stato 
in  tutto  il  Pontificato  di  Benedetto 
XIV,  e  poscia,  nel  1747  a' 25  feb-, 
braio,  fii  fatto  Camerlengo  di  santa 
Chiesa.  Morì  vescovo  di  Sabina,  nel 
1756  a'  aà  agosto. 

Girolamo  Colonna,  nobile  roma- 
no, nel  1743,  venne  croato  Cardi- 
nale diacono  di  s.  Angelo  in  Pesca- 
ria  da  Benedetto  XIV,  e  poi  vice- 
cancelliere ;  carica ,  che  lasciò  nel 
1756,  per  quella  del  Camerlengato, 
eh'  ebbe  a'  20  settembre.  Morì  nel 
1763  a'  18  gennaio. 

Carlo  RezzonJco ,  veneziano ,  ni- 
pote di  Clemente  XIII  che,  nel  17^8, 
lo  fece  Cardinale  prete  di  s.  Loren- 
zo in  Dama  so,  e  vice-cancelliere ,  ed 
indi  lo  trasferì  al  titolo  di  s.  Clemen- 
te. Rinunziato  però  da  lui  il  posto 
di  vice-cancelliere  per  morte  del  Co- 
lonna nel  1763,  fu  nominato,  a*  25 
gennaio.  Camerlengo  della  S.  R.  C. 
Morì  a' 26  gennaio  1799.  Nel  Pon- 
tificato di  Pio  VI,  e,  nel  1779,  fece 
da  pro-Camerlengo  il  Cardinal  Gio: 
Battista  Rezzonico  fratello  di  lui. 

Romualdo  Braschi  Onesti  ^  di 
Cesena  ,  nipote  di  Pio  VI  che ,  nel 
1786,  lo  creò  diacono  Cardinale  di 
s.  Nicolò  in  Carcere,  donde  poi  -pas- 
sò alla  diaconia  di  s.  Maria  ad 
Martyres.  Pio  VII,  nel  1800,  in 
Venezia  (ove  fu  eletto  a*  i4  mar- 
zo) lo  dichiarò  Camerlengo  di  s. 
Chiesa ,  corica ,  che  rinunziò  nel 
1802;  indi  lo  stesso  Pontefice  nominò 
pro-Camerlengo  il  Cardinal  Giusep- 
pe Boria  Pamphily  genovese,  prima 
del  titolo  presbiterale  di  s.  Pietro 
in  Vincoli,  e  poi  vescovo  tusculano. 
Quindi,  colla  stessa  qualifica  di  pro- 
Camerlengo  ,  Pio  VII  dichiarò  il 
Cardinal  Ippolito    Antonio    Vincenti 


ai  CAM 

Mareri  di  Rieti,  clic  esercitò  la  ca- 
rica finche  i  francesi,  nel  1809,  oc- 
cuparono nuovamente  lo  stato  Pon- 
tificio. 

Bartolomeo  Pacca,  nobile  bene- 
.  ventano,  fii  da  Pio  VII,  .a' 2  3  feb- 
braio i8oij  creato  prete  Cardinale 
di  s.  Silvestro  in  Capite^  e  dopo  il  suo 
glorioso  ritorno  in  Roma,  nel  1 8 1 4  ai 
26  settembre,  lo  stesso  Papa  in  conci- 
storo lo  dichiarò  Camerlengo  di  S.  R. 
C,  carica  che  esercitò  fino  al  settem- 
bre del  1 824,  epoca  in  cui  la  rinun- 
ziò, ricevendo  poscia  1'  altra  di  pro- 
datario,  conferitagli  da  Leone  XII, 
e  che. ancora  disimpegna  qual  prin- 
cipale ornamento  del  sacro  Collegio, 
di  cui  è  degnamente  decano. 

Pier  Francesco  Galleffi ,  nobile 
di  Cesena,  fu  elevato  al  Cardinala- 
to da  Pio  VII,  a  12  luglio  i8o3, 
col  titolo  presbiterale  di  s.  Bartolo- 
meo all'  Isola,  donde  venne  trasferi- 
to, a'  29  maggio  1820,  al  vescova- 
to suburbicario  di  Albano.  Per  la 
detta  rinunzia  del  Cardinal  Pacca, 
liei  1824,  fu  fatto  Camerlengo  di 
S.  R.  C.  Mori  sotto-decano  del  sa- 
cro Collegio,  e  vescovo  di  Porto,  di 
s.  Ruffina,  e  di  Civitavecchia,  a'  18 
giugno  1887.  Il  Cardinal  Luigi 
Lambruschini ,  come  segretario  di 
stato,  fece  da  pro-Camerlengo  dalla 
morte  del  Cardinal  GallefFi,  sino  al- 
la elezione  del  seguente  attuale  Ca- 
merlengo 

Giacomo  Giustiniani,  nobile  ro- 
mano ,  fatto  Cardinale  prete  de'  ss. 
Marcellino  e  Pietro  da  Leone  XII 
a' 2  ottobre  1826,  quindi  dal  re- 
gnante Pontefice  dichiarato  prima 
suo  segretario  de'  memoriali,  poi  ar- 
ciprete della  basilica  vaticana  vacata 
per  morte  del  prelodato  Cardinal 
GallefS,  cui  lo  diede  per  successore 
anche  nell'eminente  carica  di  Ca- 
merlengo  di  S.  R.  C. ,    nel    conci- 


CAM 

storo  de*  2  ottobre  1887,  e  poscia, 
in  quello  de' 2a  novembre  i83g,  il 
preconizzò  vescovo  suburbicario  di 
Albano ,  che  paternamente  gover- 
na. 

Riporteremo  tradotta  in  italiano 
dal  latino  idioma  1'  allocuzione  fat- 
ta al  sacro  Collegio,  con  cui  nel 
predetto  concistoro  Gregorio  XVI 
creò  Camerlengo  il  Cardinal  Giusti- 
niani, acciocché  possa  servire  di  e- 
sempio  come  sono  concepite  le  al- 
tre. «  Vacando,  attesa  la  morte  del 
»j  Cardinal  Pietro  Francesco  Galleffi 
3>  di  eh,  me.  già  vescovo  di  Porto 
w  e  s.  Ruffina,  l'ufficio  di  Camer- 
«  lengo  della  S.  R.  C. ,  e  volendo 
*  noi  conferire  il  medesimo  ufficio 
»  al  nostro  diletto  figlio  Giacomo , 
»  del  titolo  de' ss.  Pietro  e  Marcel- 
«  lino,  prete  Cardinal  Giustiniani, 
«  di  cui  nella  familiare  esperienza, 
>»  che  ne  abbiaino  avuto,  conoscem- 
«  mo  la  provata  fede,  l'integrità 
"  de'costumi,  e  la  destrezza  nel  ma- 
«  neggio  degli  affari,  cose  tutte  che 
»  sono  anche  a  voi  bastantemente 
w  cognite: 

,»  Che  ve  ne  sembra? 

'•>  Coir  autorità  dell'  onnipotente 
»»  Iddio,  de'ss.  apostoli  Pietro  e  Pao- 
>»  lo,  e  Nostra,  concediamo  al  pre- 
«  detto  Giacomo  Cardinale  Giusti- 
>>  niani  1'  ufficio  di  Camerlengo  No- 
»  stro,  e  della  S.  R.  Chiesa,  e  tale 
»  lo  creiamo,  facciamo,  e  deputiamo, 
w  sua  vita  naturale  durante,  cogli 
w  assegni,  privilegi,  facoltà,  modera- 
«  zioni,  limitazioni  e  deroghe,  e  con 
«  tutte  le  clausole,  condizioni,  e  di- 
»  chiarazioni  consuete  da  esprimersi 
>i  pienamente,  ed  in  tutta  la  estcn- 
»  sione  nelle  bolle  apostoliche ,  che 
»  dovranno  spedirsi ,  e  colla  riten- 
>y  zione  di  tutto  ciò,  che  al  presen- 
"  te  possiede,  e  degl'indulti  che  go- 
}>  de.    In  nome  del  Padre ,  ->Jf    del 


CAM 

5»  Figliuolo,  -^  e  dello  Spirito  San- 
>t  to.  +^  Cosi  sia'*. 

CAMERLENGO  del  Sagro  Col- 
legio Dfi'  Cardinali.  Nel  Pontificato 
di  Leone  X,  adunatosi  il  sagro  Col- 
legio, decretò  che  tino  de'  Cardinali, 
cominciando  dal  primo,  esercitasse 
la  carica  di  Camerlengo  del  Colle- 
gio, e  così  in  seguito  in  ogni  anno, 
eccettuati  gli  assenti,  i  vecchi  impo- 
tenti ed  i  malati.  Infermandosi  quel- 
lo, che  esercitava  il  Camerlengato , 
ovvero  dovendo  partire  da  Roma, 
fu  deciso,  che  il  Collegio  avesse  a 
destinare  altro  Cardinale,  perchè  ne 
facesse  le  veci.  Pàolo  III,  creato  nel 
i534,  approvò  ciò,  che  su  tale  ar- 
gomento il  sagro  Collegio  avea  sta- 
bilito, il  che  in  dettaglio  può  veder- 
si nelle  costituzioni  :  Sacri  sanctae 
romanae  Ecclesice  cpiscoporum^pres- 
byterorunij  et  diaconorwn  Cardìna- 
liiini  Collega  Constitutiones ,  le  quali 
furono  ristampate  in  Roma  nel  i833 
dal  Salviucci. 

Questo  Camerlengo  pertanto  vie- 
ne eletto  dallo  stesso  sagro  Colle- 
gio (P^edi)  d'anno  in  anno,  ed  a  lui 
secondo  il  grado  di  anzianità  vicen- 
devolmente ,  finito  l'anno ,  succede 
un  altro  Cardinale  di  quelli  dimo- 
ranti in  Roma,  secondo  i  tiie  ordi- 
ni, in  cui  si  divide  il  sagro  Colle- 
gio, cioè  di  vescovi ,  di  preti  e  di 
diaconi.  Con  tal  graduazione  divie- 
ne Camerlengo  successivamente  ogni 
Cardinale  di  s.  Romana  Chiesa,  pri- 
ma ed  alternativamente  i  Cardinali 
vescovi  suburbicarii,  poi  i  Cardinali 
dell'ordine  de'  preti,  indi  quelli  del- 
l'ordine de'  diaconi  ;  e  dopo  che  l'ul- 
timo Cardinale  diacono  ha  esercita- 
to questo  Camerlengato,  ricomincia 
il  turno  del  prìmo  Cardinal  vesco- 
vo. Ultimamente  i  Cardinali  diaco- 
ni non  ne  fungevano  più  l'uffizio  , 
ma  solo  i  Cardinah  suburbicarii ,  e 


CAM  85 

quei  dell'ordine  de' preti;  ma  dopo 
che  il  Cardinal  Antonio  Doria,  pri- 
mo dell'ordine  de'  diaconi ,  supplicò 
il  Pontefice  Pio  VII  a  voler  nuova- 
mente estendere  il  turno  del  Ca- 
merlengato ,  colle  pratiche  antiche , 
i  Cardinali  diaconi  tornarono  ad  e- 
sercitare  la  carica. 

Questa  elezione  si  fa  nel  primo 
concistoro  d'ogni  anno  dopo  la  na- 
tività di  Gesti  Cristo,  in  cui  il  Car- 
dinale, che  segue  il  predecessore,  ne 
riceve  nel  medesimo  concistoro  il 
possesso  dal  Papa,  mediante  la  con- 
segna della  borsa,  di  cui  parleremo. 
Il  nuovo  Camerlengo  fa  al  Papa,  al- 
la presenza  del  sagro  Collegio,  il 
giuramento  per  la  retta,  ed  esatta 
amministrazione  delle  rendite,  pro- 
pine,  ed  altro  spettanti  allo  stesso 
Collegio .  Accade  talvolta,  che  un 
Cardinale  eserciti  il  Camerlengato  del 
sagro  Collegio  un  anno  e  mezzo,  ed 
anche  più,  giacché  soltanto  dopo  il 
periodo  di  un  anno,  e  nel  primo 
concistoro  che  convoca  il  Papa,  suc- 
cede il  termine  dell'antico,  ed  inco- 
mincia l'esercizio  del  nuovo. 

Il  Camerlengo  del  sagro  Collegio 
amministra  l'entrate  del  Collegio  me- 
desimo ,  e  distribuisce  a'  Cardinali 
suoi  colleghi  presenti  in  curia ,  gli 
emolumenti  provenienti  dal  Rotolo. 
Così  chiamasi  quella  somma  di  de- 
nari, che  si  dispensa  a'  Cardinali  re- 
sidenti in  R.oma,  a  compensare  in  cer- 
to modo  le  loro  fatiche  per  l'inter- 
vento ai  concistori,  alle  sagre  con- 
gregazioni Cardinalizie,  e  alle  cap- 
pelle Papali.  Ad  evitare  poi  le  preten- 
sioni de'Cardinali  i  quali,  non  essendo 
molto  distanti  dalla  città,  vi  si  re- 
cassero senza  necessiti»,  solo  per  fruire 
tale  partizione, Benedetto  XIV  decretò 
colla  costituzione  In  Regimine,  data 
a'  3  febbraio  1 745,  che  si  legge  nel 
tomo  XVI  p.  278  del  Bull.  Magn., 


86  CAM 

che  i  Cardinali  costantemente  assen- 
ti .  da  Roma ,  benché  vi  si  trovino 
nel  tempo  del  Rotolo ,  di  esso  non 
possano  in  alcun  modo  godere;  e  se 
per  qualche  tempo,  e  per  causa  giu- 
sta dimorassero  in  Roma,  non  par- 
tecipino del  Rotolo,  se  non  per  la 
giusta  rata  del  tempo,  in  cui  si  sa- 
ranno trovati,  come  meglio  rilevasi 
dal  De  Luca,  in  Relal.  Rom.  Cur. 
disc.  5,  num.  34,  tom.  XV,  e  dal 
Plato,  De  Carditialis  dignitate  et 
officio  §  II,  p.  76  e  77  synopsis 
p.  407-  Inoltre  ne  trattano  l'Aimon, 
Tableau  de  la  cour  de  Rome,  e 
Banicr,  Ceremon,  rclig.  t.  I.  pag. 
3 29.  Aggiungiamo  che  il  Cardinal 
Camerlengo  del  sagro  Collegio  in 
ogni  concistoro  porta  seco  una  bor- 
sa di  seta  color  paonazzo  trinata  d'o- 
ro, entro  la  quale  evvi  un  libretto 
chiamato  delle  Proposizioni,  cioè  i 
fogli  concistoriali ,  o  ristretti  delle 
preconizzazioni,  che  gli  consegna  nel 
giorno  precedente  al  Concistoro  il 
sostituto  di  questo;  co' quali  fogli 
egli  confronta  le  chiese,  che  dal  Pon- 
telìce  vengono  proposte;  e  se  il  Pa- 
pa tratta  nel  Concistoro  alcun  altra 
cosa ,  e  che  voglia  sia  registrata 
nella  segretaria  del  sagro  Collegio, 
come  lo  sono  gli  atti  concistoriali , 
il  Cardinal  Camerlengo  la  trascriva 
a  parte.  Inoltre  nella  detta  borsa 
vi  sono  le  palle  per  le  ballottazioni 
de' voti,  che  danno  i  Cardinali  in 
trattare  i  loro  affari  nella  congre- 
gazione, cui  tengono  dopo  il  con- 
cistoro, nella  stessa  aula  concisto- 
riale. Questa  è  la  borsa  che,  co- 
me si  disse,  al  terminare  del  Ca- 
merlengato ,  dal  Papa  è  consegnata 
al  successore. 

Quando  i  Cardinali  ne' concisto- 
ri ,  dopo  le  chiese  proposte  dal  Pa- 
pa, proponevano  i  soggetti  per  le 
sedi    vescovili   vacanti ,  comprese  le 


CAM 

suburbicarie  Cardinalizie,  ed  i  Car- 
dinali protettori  delle  corone  propo- 
nevano quelli  appartenenti  alle  me- 
desime, spettava  al  Cardinal  Camer- 
lengo del  sagro  Collegio  il  preconiz- 
zare, o  proporre  nel  medesimo  con- 
cistoro l'ultima  delle  chiese  da  esse- 
re provveduta,  ed  un  esempio  non 
tanto  antico  lo  abbiamo  nel  conci- 
storo celebrato  da  Pio  VI,  nel  1779, 
riportato  dal  Diario  di  Roma  di 
quell'anno  num.  4^6.  Sul  qual  ar- 
gomento vi  sono  diversi  decreti  e- 
manati  dai  Pontefici,  che  si  leggono 
nelle  citate  ConstitiUiones  pag.  37  e 
seguenti.  Anzi,  ad  onta  che  il  Ca- 
merlengo del  sagro  Collegio  fosse 
stabilito  nelle  costituzioni  fatte  dagli 
stessi  Cardinali ,  ed  approvate  da 
Paolo  III,  anche  a' 19  febbraio  i546, 
solo  rilevasi  dagli  atti  concistoriah , 
che  soltanto  nel  1695  il  Cardinal 
Denoff  sia  stato  il  primo  Camerlen- 
go del  sagro  Collegio  a  proporre 
una  chiesa  in  concistoro ,  alloichè 
avea  compito  l' anno  del  suo  Ca- 
merlengato  ,  cioè  di  una  chiesa  di 
libera  collazione  del  Papa,  e  non 
eccedente  la  tassa  di  duecento  fiori- 
ni sulla  mensa  di  essa ,  e  ciò  in 
compenso  delle  fatiche  per  tal  ge- 
stione. L' ultimo  Cardinal  Camer- 
lengo del  sagro  Collegio  a  proporre 
in  concistoro  una  chiesa  fu  il  Car- 
dinal Visconti,  nel  1780.  Poiché  ri- 
flettendo egli,  che  di  rado  accadeva 
incontrarsi  una  chiesa  di  libera  col- 
lazione Pontificia  non  eccedente  la 
detta  tassa,  così  pregò  Pio  VI  a 
proporre  lui  in  avvenire  j  che  vi 
convenne,  salvi  gli  emolumenti  spet- 
tanti al  Cardinal  Camerlengo,  e  sua 
famiglia.  Tuttavolla  divenuto  Camer- 
lengo il  Cardinal  Conti ^  nel  1782, 
volle  proporre  quella  di  Segni  per 
d.  Paolo  Ciotti,  ma  dopo  di  lui  non 
vi  furono  altri  esempii,    hi    assenza 


I 


CAM 

poi  dei  Cardinali  protettori  delle 
corone,  incombeva  al  Cardinal  Ca- 
merlengo proporre  le  loro  Chiese. 

Al  Camerlengo  prò  tempore  del 
sagro  Collegio  spetta  celebrare  la 
messa  nelle  esequie  de^  Cardinali  de- 
finiti, e  quando  il  Camerlengo  (seb- 
bene sia  sacerdote)  appartenga  al- 
l' ordine  de'  diaconi,  e  quindi  come 
tale  non  possa  nelle  cappelle  Papali 
celebrare,  sostituisce  un  altro  Cardi- 
naie  dell'ordine  de'preti,  ed  allora  la 
quota  della  cera,  che  in  libbre  ven- 
tiquattro tocca  alla  famiglia  del  ce- 
lebrante, si  divide  fra  quella  del  so- 
stituto, e  quella  del  Camerlengo. 

Nello  stesso  modo,  a' 5  novembre, 
nella  cappella  Papale  del  palazzo 
apostolico  ,  ha  luogo  T  anniversario 
dei  Cardinali  defunti  ,  istituito  nel 
Pontificato  di  Leone  X,  fanno  1^17, 
per  suggerimento  del  Cardinale  Achil- 
le Grassi,  eh'  era  allora  Camerlengo 
del  sacro  Collegio.  In  quelf  anniver- 
sario è  da  celebrarsi  parimenti  la 
messa  di  requie  dal  Camerlengo  prò 
tempore  de'  Cardinali;  che  se  questi 
è  diacono,  prega  un  collega  di  altro 
ordine  a  farne  le  veci. 

Il  celebre  maestro  di  cerimonie 
Paride  de  Grassi,  fratello  del  detto 
porporato,  racconta  nel  suo  Diario, 
che  il  lodato  Papa  proponeva  di  far 
dire  messa  nelle  esequie  anniversarie 
dei  Cardinali  da  monsignor  sagrista, 
ma  che  egli,  il  Grassi,  lo  persuase  di 
farla  dire  al  Cardinal  Camerlengo 
del  sagro  Collegio,  come  quello  che 
tiene  nelle  mani  il  denaro  dello  stesso 
sagro  Collegio,  e  fa  le  spese  di  tutti  i 
Cardinali.  Da  ciò  si  deduce,  che  (ino  da 
quei  tempi  il  Camerlengo  era  come 
un  economo,  o  un  tesoriere  de'  Car- 
dinali colleghi,  quando  essi  facevano 
massa  della  maggior  parte  delle  loro 
rendite,  di  cui  il  Camerlengo  era  cu- 
stode   ed    amministratore.    Di     fatti 


CAM  87 

si  ha  dal  Cardella  tomo  III,  p.  354, 
che  Leone  X  destinò  tesoriere,  ossia 
Camerlengo  del  sacro  Collegio,  il  Car- 
dinale Achille  Grassi^  e  che  fu  esso, 
come  scrivono  il  Moreri  nel  suo  Di- 
zionario,  e  il  Fleury,  Slor.  eccl.  tom. 
XL,p.  223,che  non  solo  progettò  di 
farsi  ogni  anno  solenne  anniversario^ 
come  si  fa  presentemente  a'Caidinali 
defonti,  ma  che  nell'anno  stesso  rasse- 
gnò la  carica  di  Camerlengo,  y.  Car- 
dinali  DI    SANTA  ROMANA    CHIESA.    E    Ìl 

Sistini,  nel  suo  Maestro  di  camera^ 
Stampato  in  Liegi  nel  i634,  parlan- 
do di  detta  cappella,  dice,  *>  che  la 
»  celebra  il  Cardinal  Camerlengo 
»»  del  sacro  Collegio,  cioè  quello,  che 
>*  tiene  i  libri  ed  i  sigilli  del  sacro 
w  Collegio,  che  ha  cura  di  riscuotere 
»>  e  tener  conto  delle  entrate  del 
»»  medesimo  ",  il  quale  si  muta  ad 
ogni  principio  d'anno. 

Finalmente  al  Cardinal  Camer- 
lengo del  sacro  Collegio  ,  siccome 
accennammo ,  è  affidata  la  cura 
di  far  notare  ,  registrare ,  e  sotto- 
scrivere gli  atti  concistoriali  in  un 
libro  intitolato  Acta  concistoria- 
lia,  e  delle  congregazioni  Cardinali- 
zie in  un  altro  libro  detto  Cougre- 
gationes  capitiuii  ordimim.  Inoltre 
incombe  a  lui  d' incaricare  il  com- 
putista del  sacro  Collegio  della  dis- 
tribuzione dei  predetti  rotoli  a'  Car- 
dinali, distribuzione,  che  in  avanti 
fìicevasi  nella  solennità  del  ss.  Na- 
tale ,  in  quella  di  Pasqua ,  e  nelle 
feste  della  natività  di  s.  Gio.  Batti- 
sta e  d'  Ognissanti.  Come  ancora 
deve  questo  Camerlengo  ogni  anno 
per  la  festa  del  Corpus  Domini 
mandare  le  torcie  di  cera  per  la 
solenne  processione ,  mentre  a  suo 
tempo  gli  tocca  rendere  conto  della 
sua  gestione  ai  Cardinali  colleghi , 
ed  è  assistito  dal  prelato  segretario 
del  sacro  Collegio,    f^.   tale  articolo. 


88  CAM 

CAIMERLENGO  del  clero  roma- 
no. L'  ufficio  dì  Camerlengo  del  cle- 
ro romano  rappresenta  il  clero  me- 
desimo, come  sì  rileva  dal  §  i  i,  e.  2, 
De  officio  camcrarìi,  e  paiticolar- 
menle  il  collegio  de'  parrochi.  Per- 
ciò dev'  essere  insignito  di  questa  di- 
gnità un  sacerdote  idoneo.  11  Galletti, 
Del  primicerio j  p.  272,dice  che  la  ro- 
mana fraternità  era  un  antichissi- 
mo collegio  composto  dei  canonici, 
e  dei  parrochi  delle  chiese  di  Roma, 
il  cui  superiore  chiama  vasi  Ree  ter 
romanae  fralernilatis ,  corrisponden- 
te all'attuale  Camerlengo  del  clero. 
Il  Moretti  ne  trattò  eruditamente 
nel  suo  libro  Rilus  da/idi  preshyLe- 
riirnij  p.  3o5,  De  veleri  schola  cru- 
cis^ collegio  reetorum  rem.  frater- 
nilalis  y  et  utriusque  vesligiis  ^  ed  il 
Cancellieri  nella  sua  Sagrestia  vali- 
caiia,  p.  16,  dice,  che  nella  sagre- 
stia medesima  ogni  anno  nell'  ultimo 
giorno  delle  rogazioni,  nella  vigilia 
dell'  Ascensione,  secondo  «  statata 
a  antiqua  de  oflicio  camerarii  cleri 
«  romani,  et  juribus  funeralibus  ec- 
w  clesiarum,  praesertim  parochialium 
«  almae  urbis ,  Romae  1 6 1 8  ,  et 
«  1707  ",  si  unisce  la  porzione  più 
scelta  del  clero  romano,  intervenuto 
processionalmente  alla  basilica  di  s. 
Pietro  per  le  litanie  minori,  invece 
di  radunarsi  a  s.  Caterina  de'  Fu- 
paii,  o  a  s.  Lorenzo  in  Damaso,  co- 
me anticamente ,  e  ciò  fa,  per  isce- 
gliere  coi  voti  segreti,  alla  presenza 
di  monsignor  vicegercnte,  fra  tre  sog- 
getti nominati  dal  Cardinal  vicario 
di  Roma,  il  Camerlengo  del  clero, 
che  alternativamente  suol  essere  un 
canonico  delle  basiliche  minori ,  o 
delle  collegiate,  od  uno  de'  parro- 
chi secolari  .  Passiamo  a  descri- 
vere compendiosamente  1'  elezione 
di  esso,  e  le  sue  prerogative,  col- 
r  autorità    dell*  oper£^    Statuta    Jii- 


CAM 

tiqua,    ristampata  in  Roma  nell'an- 
no  1735. 

Elezione   del  Camerlengo  del  clero 
romano. 

Questa  si  fa,  come  si  disse ,  ogni  an- 
no nell'ultimo  giorno  delle  rogazioni, 
nella  sagrestia  della  basilica  vaticana 
per  voti  segreti  de'  canonici,  e  par- 
rochi di  Roma,  tutti  in  veste  talare, 
e,  in  mancanza  di  alcuno  di  questi 
ultimi,  suppliscono  gli  economi,  non 
i  sostituti,  o  vice  parrochi.  In  un 
anno  si  scegHe  il  Camerlengo  dal 
ceto  de'  canonici,  nell'  altro  da  quel- 
lo de'  parrochi ,  e  i  candidati  per 
la  ballottazione  in  numero  di  tre , 
sono  nominati  dal  Cardinal  vicario. 
A  questa  elezione  presiede  il  prelato 
vicegerente  insignito  del  carattere 
episcopale,  e  v'  interviene  il  segreta- 
rio del  vicariato,  ed  il  sostituto  della 
segreteria. 

Ecco  come  si  effettuava  1'  elezione 
a  seconda  de'  citati  statuti,  De  eli- 
gendo cleri  camerario i  cap.  I,  p.  I, 
e  seg.  Chiusa  la  porta  della  sagre- 
stia, monsignor  vicegerente,  sedendo 
in  mezzo  ai  due  canonici  vaticani 
più  antichi,  pubblicava  i  nomi  della 
terna  del  Cardinal  vicario ,  in  tre 
individui,  pei  quali  doveano  votare 
gli  elettori.  Questi  si  recavano  rego- 
larmente e  gradatamente,  cioè  prima 
i  capitoli,  e  poi  i  parrochi  innanzi 
a  tal  prelato  deponevano  nell'  urna 
preparata  sopra  una  mensa,  il  voto, 
consistente  in  una  palla  di  pelle 
bianca  pel  suffragio  favorevole  a  quel- 
lo, che  si  ballottava,  o  nera  se  non 
piaceva  il  soggetto;  indi  il  vicege- 
rente contava  i  voti  favorevoli  ed  i 
contrarii,  ed  il  segretario  del  vica- 
riato, o  il  sostituto  ne  faceva  il 
registro,  facendosi  altrettanto  nelle 
ballottazioni  degli  altri  due  individui 
della  terna,  secondo  l'ordine  di  no- 


CAM 
mina ,  la  cui  votazione  seguiva  co- 
me la  prima,  ma  in  urne  separate, 
ognuna  delle  quali  avea  avanti,  o 
sopra  il  nome  di  uno  de' nominati, 
quindi  quello  fra  i  tre,  che  riceveva 
maggior  numero  di  voti ,  diventava 
e  restava  eletto  Camerlengo  del  clero 
romano.  Questo  è  quanto  prescrive 
lo  statuto;  ma  oggi  ecco  ciò,  che  si 
pratica  nella  votazione.  Il  vicegerente 
consegna  ad  ogni  elettore  nel  punto, 
che  si  reca  a  votare,  una  palla  bian- 
ca, che  l'elettore,  mettendo  la  mano 
chiusa  in  ciascuna  delle  tre  urne, 
lascia  cadere  in  quella,  nella  quale 
evvi  il  nome  di  chi  egli  vuole 
eleggere  :  nel  resto  si  osserva  il  tutto 
come  sopra. 

Si  deve  avvertire,  che  non  posso- 
no eleggersi  per  Camerlenghi  i  coad- 
iutori de'  canonici,  arcipreti  e  par- 
rochi ,  sebbene  godano  voce  attiva 
e  passiva  nell'assenza  del  coadiuto: 
neppiu'e  possono  eleggersi  i  pariochi 
regolari,  ne  gli  economi  delle  chiese 
parrocchiali,  qualora  non  sieno  pa- 
tentati. 

Gli  arcipreti  canonici,  che  hanno 
cura  d'anime,  non  possono  essere  no- 
minati ed  eletti  nell'  anno  in  cui  ca- 
de r  elezione  ad  un  parroco ,  ma 
soltanto  lo  saranno  in  quello,  in  cui 
si  sogliono  nominare  i  canonici.  Do- 
po che  Leone  XII  riparti  e  restrin- 
se le  parrocchie  di  Roma,  i  curati 
arcipreti  vengono  nominati  quando 
si  elegge  il  Camerlengo  dal  ceto  dei 
parrochi. 

Il  Camerlengo  del  clero  dura  un 
anno  nell'  ufficio,  e  non  si  può  con- 
fermare, prorogare,  rieleggere  per 
qualunque  pretesto,  se  non  trascorsi 
tre  anni,  eccettuato  però  il  caso  del- 
la sede  vacante:  ed  allora  chi  eser- 
cita r  ufficio,  secondo  la  consuetudi- 
ne, s'intende  confermato  senza  nuo- 
va elezione,  in  guisa  per  altro,  che 


CAM  89 

non  possa  continuar  nella  carica  ol- 
tre il  biennio,  dal  giorno  della  sua 
elezione,  anche  per  motivo  di  nuova 
sede  vacante. 

L'  eletto  riceve  dalle  mani  del  Ca- 
merlengo che  cessa,  la  croce,  gli  sto- 
loni, e  le  suppellettili  del  clero  per 
le  processioni  di  esso ,  cioè  piviali , 
cotte,  candellieri,  ed  altro,  facendo  di 
tutto  ricevuta.  Morendo  il  Camer- 
lengo prima  del  termine  del  suo  uf- 
ficio ,  il  Cardinal  vicario  a  suo  be- 
neplacito sostituisce  im  altro ,  cioè 
un  canonico  se  il  defunto  era  tale, 
e  viceversa,  un  parroco.  Se  l' eletto 
ricusa  di  accettare,  e  poscia  si  vuol 
dimettere  dall'  ufficio ,  il  detto  por- 
porato nomina  il  successore  dal  ceto, 
cui  apparteneva  il  rinunziante.  Il 
sostituto  poi  di  questo  non  può  prose- 
guire nella  carica,  se  non  nel  periodo 
di  un  anno  dall'elezione  di  quello, 
cui  è  succeduto,  ma  in  sede  vacan- 
te continua  nell'  ufficio  come  sopra. 
Inoltre  il  sostituto  può  dipoi  eleg- 
gersi in  Camerlengo,  allorquando  toc- 
chi la  nomina  di  uno  degli  indivi- 
dui al  ceto  cui  appartiene. 

Dell'  officio y  e  delle  prerogathe  del 
Camerlengo  del  Clero  Romano. 

L'  officio  del  Camerlengo,  come 
si  esprime  lo  statuto,  sarà  d'inter- 
venire collo  stolone  dello  stesso  cle- 
ro, alle  processioni  generali,  cioè 
del  Corpus  Domìni,  di  s.  Marco, 
delle  rogazioni,  de' giubilei,  di  sede 
vacante  e  simili .  11  suo  posto  è 
immediatamente  dopo  tutti  i  cano- 
nici ,  eccettuati  quelli  delle  patriar- 
cali ,  e  delle  insigni  collegiate ,  o 
basiliche  minori.  Tocca  al  Camer- 
lengo nelle  processioni  ordinare  di 
portare  i  piviah ,  ec,  1'  intuonazio- 
ne ,  ed  il  canto  delle  htanie  da  chi 
crederà. 


90  CAM 

Essendo  intervenuto  il  Camerlen- 
go a  tali  processioni  generali  del 
clero,  deve  in  conseguenza  percepire 
le  distribuzioni,  come  se  fosse  inter- 
venuto col  proprio  capitolo,  s'egli 
è  del  ceto  canonicale.  Qualora  poi 
il  Camerlengo  non  si  recasse  alle 
processioni,  la  stola  sarà  portata 
dal  sostituto,  il  quale  deve  essere 
approvato  dal  \icegerente,  e  debba 
essere  del  ceto  de'  canonici ,  o  dei 
parrochi,  a  seconda  di  quello,  cui 
appartiene  il  Camerlengo  stesso.  Ma 
nelle  processioni  pei  funerali,  si  pira- 
tica quanto  diremo  in  seguito.  Ad 
evitare  confusione,  e  per  maggior 
decoro  del  collegio  dei  parrochi , 
procurerà  il  Camerlengo,  che  nelle 
predette  processioni ,  tanto  i  parro- 
chi regolari ,  quanto  gli  economi 
curati  approvati  vadano  in  capo 
della  processione  :  gli  altri  parrochi 
però  seguiranno  l'ordine  di  anzianità. 

Per  riguardo  alla  processione,  che 
fa  il  Clero,  mentre  i  Cardinali  sono 
raccolti  in  conclave,  nel  cortile  del 
conclave  medesimo,  al  termine  del 
Veni  creator  Spiritus,  in  una  cap- 
pella, era  in  uso  non  è  molto  tem- 
po ,  che  prima  di  cominciare  le 
preci,  doveva  il  Camerlengo  del  Cle- 
ro, dallo  stesso  cortile  rivoltato  al 
conclave,  interrogare  ad  alta  voce: 
Hahemus  Poiitificem?  e  se  venivagli 
risposto  di  no,  allora,  dopo  le  pre- 
ci ,  s' intonava  da'musici  di  cappella 
l' introito  della  messa ,  la  quale  tut- 
tora si  celebra  durante  il  conclave, 
ma  non  coli' assistenza  del  clero,  e 
del  Cameilengo.  V.  Novaes,  Intro- 
duzione alle  V^ite  €16^ Pontefici  to.  I, 
Dissertazione  II  del  Conclave,  pa- 
gina 97. 

11  Camerlengo  del  Clero  dev*  es- 
sere presente  alle  due  congregazioni 
de'  prefetti  curati  del  clero  romano, 
e  prima   che  termini    l'annuale  suo 


CAM 

eserazio ,  deve  tenere  nella  chiesa 
de*  parrochi ,  a  s.  Salvatore  delle 
Cappelle,  innanzi  al  Cardinal  vicario, 
una  riunione  di  parrochi,  per  la 
soluzione  di  tre  casi  di  coscienza, 
dati  dallo  stesso  Camerlengo  ai  tre 
ultimi  parrochi.  Inoltre  egli  deve 
destinare  i  parrochi  a  difendere,  e 
ad  oppugnare  le  argomentazioni  per 
tali  casi.  Spetta  pure  al  Camerlengo 
ricevere  il  giuramento  sull'Evangelo 
di  stato  libero  da  qtielli  che  voglio- 
no contrarre  matrimonio,  non  che 
esaminare  i  testimonii,  e  ciò  colf  as- 
sistenza di  un  notaro  del  vicariato. 
Nel  caso  della  impotenza  del  Camer- 
lengo, potrà  essere  altri  sostituito, 
annuendovi  il  Cardinal  vicario. 

Appartiene  al  Camerlengo  deci- 
dere sommariamente  le  vertenze,  che 
insorgono  ne'  fimerali ,  e  le  contro- 
versie di  precedenza,  che  accadono 
in  simih  casi,  senza  però  pregiudizio 
delle  parti .  In  alcune  circostanze 
risguardanti  il  clero,  può  il  Camer- 
lengo intimarla  per  mezzo  de'  man- 
datarii  del  Cardinal  vicario,  previo  il 
permesso  di  quest'ultimo.  11  Camer- 
lengo sia  di  notte,  che  di  giorno, 
dovrà  essere  invitato  a  tutti  i  fune- 
rali, in  cui  siano  state  chiamate  dal 
parroco,  o  dal  sagrestano  della  chie- 
sa, nella  quale  trovasi  il  defunto,  sia 
di  notte  che  di  giorno,  sei  croci,  ossia 
egual  numero  di  corporazioni  di  chie- 
se ,  o  di  regolari ,  o  di  secolari. 
Che  se  per  mancanza  di  tempo,  o 
per  altra  causa,  non  possa  interve- 
nirvi personalmente ,  o  per  mezzo 
del  sostituto,  allora  lo  stesso  parro- 
co, autorizzato  dal  Camerlengo,  ne 
assume  lo  stolone,  e  fa  le  veci  di 
lui  dando  a  portare  la  propria  stola 
ad  altro  sacerdote.  Se  accade,  che 
due  o  più  parrochi  intervengano 
alla  processione  funerale ,  assente  il 
Camerlengo,©    il    sostituto    di    lui, 


CAM 

deve  allora  portare  lo  stolone  que- 
gli ,  che  gode  preminenza .  Ma  il 
Camerlengo,  senza  un  urgente  impe- 
dimento deve  sempre  intervenire  in 
persona  a'  funerali,  affinchè  colla 
sua  prudenza  e  autorità  sia  com- 
posta qualunque  contesa,  che  per 
avventura  si  suscitasse. 

Se  il  Camerlengo  si  reca  al  luogo 
del  funerale  nell'ora  dell'  intimazio- 
ne ,  non  è  lecito  agli  eredi  del  de- 
funto di  rifiutarlo,  sebbene  alcuna 
delle  sei  croci,  o  corporazioni  invi- 
tate, sia  per  alcun  motivo  mancata, 
affinchè  non  si  deluda  il  clero  nella 
persona  del  Camerlengo.  Che  anzi, 
sebbene  il  cadavere  si  porti  per  tu- 
mularsi alla  chiesa  parrocchiale  dei 
regolari,  ed  oltre  il  parroco  della 
stessa  chiesa,  sieno  stati  invitati  an- 
che i  frati,  o  altri  religiosi,  il  par- 
roco, e  i  regolari  dello  stesso  luogo 
devono  computarsi  per  due  corpi 
distinti.  Altrettanto  si  ritenga  quan- 
do nelle  pariocchie  secolari  vi  sia 
il  capitolo,  o  una  congregazione  di 
sacerdoti,  che  parimenti  in  un  al 
parroco  devono  valutarsi  per  due 
corpi:  altrettanto  si  praticherà  nelle 
altie  processioni  generali  del  clero, 
e  nelle  processioni,  che  si  fanno  nella 
sede  vacante. 

Al  funerale  poi  del  defonto  Ca- 
merlengo del  clero,  il  clero  romano 
con  cotta,  col  canto  alternativo  dell'in- 
tero ufficio  dei  morti ,  è  obbligato  ad 
intervenire  nella  chiesa  in  cui  deve 
il  cadavere  essere  tumulato,  e  que- 
gU ,  il  quale  per  ultimo  esercitò 
l'uffizio  di  Camerlengo,  deve  pro- 
curare, che  il  clero  intervenga  alle 
esequie  nell'ora,  e  luogo  intimato. 
Quando  muore  un  parroco  (^Vedi), 
il  viciniore,  il  vice  curato,  o  il  sa- 
grestano della  chiesa,  ancorché  sia 
collegiata  e  regolare,  ne  danno  av- 
viso a  quello    che    per  ultimo  eser- 


CAM  9£ 

citò  il  Camerlengato,  il  quale  invita 
il  vicegerente,  e  gli  altri  parrochi 
alle  esequie ,  uffizio ,  o  messa  del 
Camerlengo  defonto. 

Il  Camerlengo  prò  tempore  non 
può  esigere  emolumento  per  la  se- 
poltura ,  funerale ,  o  altra  causa , 
escluso  qualunque  titolo.    T^.  Clero. 

Abbiamo  dal  citato  Moretti,  De 
Presbiterio  p.  86,  che  al  conciho  pro- 
vinciale celebrato  nella  basilica  late- 
ranense  da  Benedetto  XIII,  nel 
1725,  non  solo  intervennero  i  Car- 
dinali ,  gli  arcivescovi ,  i  vescovi ,  e 
i  procuratori  di  quelli  assenti,  affin- 
chè dessero  il  loro  voto;  ma  ancora 
furono  ammessi  i  collegii  de' canonici 
delle  tre  patriarcali,  i  collegii  de'cano- 
nici  delle  due  insigni  basiliche,  cioè 
di  s.  Maria  in  Trastevere,  di  san 
Lorenzo  in  Damaso,  non  che  il  Ca- 
merlengo del  clero,  come  rappresen- 
tante il  rimanente  del  clero  romano, 
da  cui  viene  eletto,  ed  inoltre  tre 
parrochi ,  che  rappresentassero  il 
corpo  di  tutti  i  parrochi  di  Roma. 
Questi  però,  sebbene  non  dessero  il 
voto ,  presero  posto  dopo  i  padri 
del  concilio,  vestiti  de'  sacri  para- 
menti ,  e  anch'  essi  lo  erano  cogli 
abiti  corali. 

CAMERONIANL  Eretici  calvini- 
sti, discepoli  delle  massime  di  Gio- 
vanni Camerone  scozzese.  Visse  que- 
sti nel  secolo  decimosettimo,  ed  in- 
segnò teologia  nelle  accademie  di 
Samur,  Londra,  Glasgow  e  Montai - 
bano,  dove  morì  in  età  di  quaran- 
tasei anni.  Scrisse  un  dialogo  con 
Tileno,  intitolato  :  De  grada  et  vo- 
luntatis  humance  concursu  in  voca- 
tione  j  così  pure  un  trattato  in  cui 
difende  la  sua  opinione  sul  punto 
della  grazia  e  libero  arbitrio.  Sono 
sue  opere  anche  le  proslectioiies,  ov- 
vero lezioni  di  teologia,  nonché  le 
osservazioni    sul     nuovo    testamento 


9*  CAM 

col  tìtolo  Mìrrliothecìum  Evnti- 
geli'cuni.  y.  Bossiiet  Hist.  des  va- 
riai. 

CAMICE.  Tonaca  di  tela  bianca, 
lunga  sino  ai  piedi ,  indossata  dagli 
ecclesiastici  nella  celebrazione  degli 
udicii  divini.  Fu  eli ia mata  ydlba  dal 
suo  color  bianco,  canilsus,  camìsile, 
camisia,  quindi  Camice  dagl'italia- 
ni. I  greci  poi  r  appellano  poderes 
da  podaSy  piedi,  perchè  discende  fi- 
no ai  piedi.  Da  principio ,  secon- 
do afferinano  Fleury ,  De^  costumi 
degli  antichi  cristiani  _,  e  il  padre 
Le-Brun  tom.  I,  p.  ^5,  era  un  or- 
namento proprio  soltanto  delle  per- 
sone laiche  di  qualche  condizione. 
Infatti  si  legge  presso  Vopisco ,  in 
Aurelian.,  che  Aureliano  avea  man- 
date ai  romani  di  quelle  tonache 
bianche  :  Tunìcas  alhas,  mamcatas, 
ex  diversis  provinciis  etc.  Passò  di- 
poi dall'  uso  dei  laici  a  divenir  abi- 
to particolare  degli  ecclesiastici ,  in- 
serviente al  divin  ministero.  Nondi- 
meno, siccome  riferisce  il  Tomma- 
sino.  De  Bencficiis  p.  I.  lib.  II,  e. 
45,  ne'primi  secoli  si  portava  il  Ca- 
mice anche  fuori  della  chiesa ,  qual 
veste  ordinaria,  e  laddove  tratta  va- 
si di  avvicinarsi  agli  altari ,  venia 
cangiato  con  un  altro  più  mondo 
e  più  nobile.  Di  ciò  ne  assicurano 
molti  decreti  di  concilii  in  diversi 
tempi  e  luoghi  ragunati ,  ne'  quali 
vien  proibito  a'sagri  ministri  di  ce- 
lebrare con  quel  Camice,  che  ado- 
peravano usualmente.  E  Leone  IV 
ordinò  pure  con  suo  decreto  :  Nid- 
liis  in  Alba,  qua  in  suo  usa  utitur, 
praeswnat  missas  cantare.  Se  quin- 
di quella  veste  veniva  adoperata  si- 
no da'  primi  tempi  dell'  era  cristia- 
na, non  deve  recar  meraviglia,  che 
gli  stessi  apostoli  la  vestissero,  quan- 
do offerivano  il  sagrilicio.  Anzi  non 
mancano  autori,  che  sostengono  ta- 


CAM 

le  opinione,  o  la  provano  con  una 
lettera  di  Teodosio  arcivescovo  di 
Gerusalemme^  il  quale  nell'anno  70 
di  Cristo,  scrivendo  a  s.  Ignazio  di 
Costantinopoli ,  dice ,  che  ad  imita- 
zione di  s.  Giacomo  apostolo,  egli 
adoperava  ne'  divini  ullizii  una  ve- 
ste talare  di  lino.  Che  poi  fosse  in 
VISO  nel  secolo  IV,  ne  parla  chiaro 
il  quarto  concilio  di  Cartagine ,  il 
quale  stabili  :  ut  diaconus  tempore 
oblationis  tantum  ac  lectionis  Alba 
utatur.  S.  Girolamo,  Dialog.  con- 
tro  i  Pelagianij,  1.  i,  scrisse  che  la 
veste  candida  era  indossata  a'  suoi 
tempi  dai  sacerdoti ,  diaconi  e  sud- 
diaconi. Il  concilio  di  Narbona,  ce- 
lebrato nel  589,  ne  fece  apertamen- 
te menzione,  allorché  prescrisse:  »  ne 
»  diaconus,  aut  subdiaconus  vel  lector 
»  antequam  missa  consumatur  Alba 
«  se  praesumat  exuere  ".     I  chierici 


pero 


se  allora  vestivano  il 


Camice  al  pari  de'  sagri  ministri,  in 
appresso  lo  mutarono  in  una  veste 
assai  più  corta,  per  essere  più  spe- 
diti neir  adempiere  le  loro  incom- 
benze. 

Anticamente  nel  Camice  si  cuci- 
vano alcuni  pezzi  di  drappo ,  orna- 
menti di  seta  e  d'oro  sul  petto,  sulle 
spalle,  alle  maniche  e  alle  falde.  Di 
tal  forma  appunto  era  il  Camice  di 
s.  Bonifazio  vescovo  di  Ferentino , 
che  si  conservava  nella  cattedrale  di 
Viterbo ,  insieme  coli'  amitto  di  lui, 
nel  quale  si  vedeva  una  lista  di  broc- 
cato in  cima  con  alcune  lettere  go- 
tiche lavorate  in  margheritine ,  ed 
appellate  Tetra grammaton,  per  allu- 
dere al  nome  ineffabile  di  Dio,  por- 
tato sulla  fronte  dal  sommo  sacer- 
dote degli  ebrei  in  lamina  d' oro. 
Tali  ornamenti  si  vogliono  praticati 
sino  air  855.  Anastasio,  nella  vita 
di  Benedetto  III,  scrisse  che  il  re 
de'  sassoni ,  oltre  i  doni  che  inviò  alla 


CAM 

basilica  di  s.  Pietro,  vi  mandò  de'  Ca- 
mici fregiati  con  molti  ornamenti  di 
seta  e  d' oro  :  e  benché  il  Casaubo- 
no  sia  di  sentimento  che  fossero  piut- 
tosto addobbi  di  chiesa,  il  Ferrari, 
De  re  vestiaria  ^  1.  3,  e.  i,  piena- 
mente comprova,  eh'  erano  i  Camici 
de'  sacerdoti. 

Quelli,  che  si  usano  oggidì,  ven- 
gono ornati  intorno  al  collo,  nelle 
estremità  delle  maniche  e  ai  lembi 
di  merletti  pii^i  o  meno  nobili,  se- 
condo il  grado  dell'  ecclesiastico.  A 
questi  di  sotto  talvolta  si  pone  ima 
fascia  di  tela  nera  per  l'uso  de'semplici 
sacerdoti,  di  seta  cremisi  o  d'altro 
colore,  secondo  il  loro  abito,  pei  ve- 
scovi e  prelati ,  di  seta  rossa  pei 
Cardinali,  e  bianca  pel  Sommo  Pon- 
tefice. 11  Camice  di  quest'  ultimo  si 
ferma  intorno  il  collo  con  fettuccia  di 
seta  bianca,  con  ghianda  e  fiocchetti 
d'oro.  Vogliono  alcuni  autori,  che  ne- 
gli antichi  tempi  i  Papi  l'adoperassero 
di  color  celeste,  come  si  osserva  in  al- 
cuni mosaici  di  Roma  ;  ma  quella  ve- 
ste era  veramente  una  specie  di  to- 
nicella  distinta  dal  Camice,  la  qua- 
le si  poneva  sopra  di  esso. 

Dal  libro  sacerdotale  di  Alberto 
Castellano  si  rileva ,  che  nel  vener- 
dì santo  i  sacerdoti  alla  processione 
si  vestivano  de'  Camici  di  color  ne- 
ro. Tale  costumanza  però  è  del  tut- 
to abolita,  essendo  stabilito  con  de- 
creti generali  _,  che  il  Camice  sia 
sempre  di  lino  bianco.  Esso  vestir 
si  deve  dopo  l'amitto;  secondo  il 
rito  ambrosiano  però  e  maronita,  lo 
s'indossa  prima.  I  sacerdoti  latini 
mentre  lo  assumono,  devono  recita- 
re la  preghiera  :  «  Dealba  me  , 
i>  Domine,  et  munda  cor  meum,  ut 
'^  in  sanguine  Agni  dealbàtus,  gau- 
«  diis  perfruar  sempiternis  ".  I  vesco- 
vi poi  hanno  la  seguente  :  >ì  Deal- 
'^>  ha  me,  Domine,  et  a  delieto  meo 


Cam  93 

•»  munda  me,  ut  cum  iis,  qui  stolas 
«  suas  dealbaverunt  in  sanguine  A- 
«  gni,  gaudiis  perfruar  sempiternis". 

Gli  autori,  che  trattarono  sul  mi- 
stico significato  delle  sagre  vesti, 
trovano  nella  bianchezza  del  Cami- 
ce il  simbolo  della  purezza  del  cuo- 
re, della  integrità  de' costumi,  della 
innocenza,  che  dev'essere  distintivo 
carattere  del  sacerdote;  nella  lun- 
ghezza, la  perseveranza  nel  bene,  di 
cui  in  ispecieltà  non  deve  mancare  il 
ministro  di  Dio;  finalmente  negli 
ornati,  le  buone  opere,  le  virtii  ec, 
delle  quali  deve  mostrarsi  il  sacer- 
dote specchiato  modello.  Alcuni  al- 
tri vorrebbero  nel  Camice  figurata 
anche  la  veste  bianca  di  cui  Erode 
vestì  Gesù  Cristo  per  dileggiarlo.  Su 
tal  argomento,  si  potranno  consulta- 
re, tra  gh  altri,  Lambertini  Del  sa- 
crificio della  Messa 3  p-  IV,  sez.  i, 
n.  ^^',  Titelmano  De  expositione 
mysterior.  missae^  cap.  2;  Le-Brun 
tom.  I;  Suarez  tom.  Ili,  p.  lil,  q. 
83,  disput.  82,  sez.  2;  e  il  Soto,  in 
4.  sentent.  dist.    i3,  q.   2,  a.  4- 

CAMICETA.  Città  vescovile  d'A- 
frica, di  cui  s'ignora  la  provincia.  Si 
sa  che  un  suo  vescovo  chiamato  Da- 
miano intervenne,  e  sottoscrisse  al 
concilio  di  Cabarsusa  nelf  Africa,  a- 
dunato  nell'anno  393,  sopra  Pri- 
miano  vescovo  di  Cartagine. 

CAMILLO  DE  Lellis  (s.).  Bac- 
chianicOj  piccola  città  degli  Abruzzi 
nel  regno  di  Napoli,  ha  il  vanto  di 
aver  dato  i  natali,  nel  i55o,  a  que- 
sto benemerito  eroe  di  evangelica 
carità.  Rimasto  privo  assai  giovane 
d'ambedue  i  genitori,  non  soggetto 
alle  cure  di  alcuno,  condusse  gli  an- 
ni primi  di  sua  vita  nel  giuoco,  e 
negli  altri  disordini  della  milizia,  cui 
per  alcun  tempo  venne  ascritto.  Non 
fu  abbandonato  però  in  mezzo  a'suoi 
giovanili    traviamenti,    e    commosso 


94  CAM 

altamente  per  alFettuosissima  esor- 
tazione d'  un  patire  cappuccino  , 
pianse  i  passati  errori,  e  divisò  ve- 
stire qiiellahito  religioso  nell'età  di 
anni  venticinque.  Ma  il  Signore  lo 
avea  destinato  ad  ufficio  diverso, 
ed  egli,  seguendone  la  vocazione,  ab- 
bandonata la  patria,  fu  a  Roma,  do- 
ve per  quattro  anni  continui  si  a- 
doperò  nella  cura  degl'  infermi  del- 
l'ospitale di  s.  Giacomo.  La  sua  ca- 
rità verso  il  prossimo  non  conosce- 
Ta  limite  alcuno,  e  d'i  e  notte  ve- 
gliava al  letto  di  quegli  infelici, 
apprestando  loro  ogni  maniera  di 
soccorso  sì  dello  spirito  che  del  cor- 
po. E  siccome  il  vero  amore  dei 
prossimi  non  può  essere  disgiunto 
dal  santo  amore  di  Dio,  cosi  egli 
nel  mezzo  delle  sue  lunghe  e  inces- 
santi fatiche,  non  trovava  miglior 
sollievo  e  conforto,  che  nel  piìi  fer- 
vente esercizio  dell'orazione,  e  nella 
frequenza  de'  sacramenti.  Cresciuto 
in  fama  di  santità,  fu  eletto  in  ca- 
po a  quell'ospitale,  e  per  assistere 
piii  efficacemente  i  malati,  si  prepa- 
rò a  ricevere  gli  ordini  sacri.  Da 
Tommaso  Goldwel,  vescovo  di  san 
Asaffo,  poiché  riuscì  bastantemen- 
te istrutto  negli  ecclesiastici  studii , 
fu  ordinato  sacerdote,  e  incaricato 
poscia,  nel  i584,  ad  ufTiziare  la  cap- 
pella della  beata  Vergine  dei  Mira- 
coli, dovette  rinunziare  alla  direzio- 
ne dell'ospitale.  Non  fu  però  che  il 
nuovo  suo  impiego  facesse  a  lui  di- 
menticare l'usato  caritatevole  ufficio: 
che  anzi,  l'anno  medesimo,  istituì  a 
vantaggio  dei  poveri  infermi  la  sua 
congregazione,  la  quale  porta  il  no- 
me di  chierici  regolari  ministri  de- 
gl' Infermi  (  Fedi)  detti  volgarmen- 
te Crociferi,  dalla  croce  di  panno 
rosso  che  portano  sul  petto  tanto 
nella  tonaca,  che  nel  mantello.  Pre- 
scrisse, che  quelli,  i  quali  vi  fossero 


CAM 

« 

ammessi,   vestissero   un    abito    nero 
con  mantello  dello  stesso  colore,  an- 
dassero quotidianamente  all'  ospitale 
dello  Spirito  Santo,  acconciassero  il 
letto  ai  inalati,  riguardassero  ognun 
di  que' miseri  come  (r.  C.  medesimo, 
ed    esortassero  i  moribondi  a  santa- 
mente disporsi  alla  morte.  Ma  anche 
questa  lodevole  opera  del  nostro  san- 
to ebbe  a  sostenere  possenti  opposi- 
tori,   i  quali  però    valse  egli  a  vin- 
cere   interamente,  per  quella  confi- 
denza in  Dio ,  che  fu   sempre  indi- 
visibil  compagna  a'  suoi  passi.  L'an- 
no   r585  ebbe  in  dong  una  casa  as- 
sai comoda,  ove  alloggiava  la  sua  con- 
gregazione, e  preso   animo  per  tan- 
ta avventura,  allargò  i  suoi  disegni, 
e  volle  che  i  suoi    fratelli  si  obbli- 
gassero a  giovare  gli  appestali,  i  pri- 
gionieri ,    e    quelli   che    ammalava- 
no   nelle   private    famiglie  .     Racco- 
mandò   loro    sopra    ogni     altra    co- 
sa l'assistenza  spirituale  delle  anime, 
li  provvide  a  tale  effetto  dei  miglio- 
ri libri  di  pietà,  e  compose  alcune 
apposite    preci    per   gli    agonizzanti. 
Questo  novello  istituto  avea    incon- 
trata   la    comune    approvazione ,    e 
molli  si  meravigliavano  come  un  uomo 
di  ristretta  dottrina  avesse  potuto  im- 
maginarne il  disegno,  e,  quel  che  più 
è,  condurlo  egregiamente  ad  effetto.  11 
Pontefice    Sisto  V    lo  confermò    nel 
i586,  e  Gregorio  XIV,  nel   i^qt,  e- 
resse  questa  congregazione  in  Ordine 
religioso  coi  privilegii  dei  mendicanti, 
con  la  condizione,  che  in  giunta    ai 
voti  di  povertà,  castità  ed  obbedien- 
za ,    vi  facessero    ancora    quello    di 
sovvenire    agH    infetti    di    peste.     Il 
medesimo  Pontefice  proibì    loro    di 
appartenere  ad  altre  comunità  reli- 
giose, tranne  che  ai  certosini  ;    loc- 
chè     parimenti     fu    confermato     da 
Clemente    Vili,     nel     i5()7.,    e    nel 
1600,    aggiungendovi    alcuni    altii 


CAM 

priTÌlegl.  Giunto  per  tal  modo  Ca- 
luillo  al  compimento  de'  suoi  desi- 
derii,  non  è  a  dire  come  di  giorno 
in  giorno  aumentasse  il  suo  ardore 
e  la  sua  premura  per  lo  vantaggio 
sempre  maggiore  degli  indigeiili,  e 
come  lo  zelo  dell'altrui  bene  spiritua- 
le così  lo  infiammasse  da  rendere, 
colle  sue  dolci  ed  affettuose  parole, 
gioconda,  anziché  triste,  l'ora  estre- 
ma ai  morienti.  Né  le  gravi  infer- 
mità, cui  soggiacque,  gì'  impedirono 
minimamente  gli  usati  pietosi  eser- 
cizii,  che  infermo  voleva  ogni  gior- 
no visitare  gì'  infermi  e  conclucen- 
dosi  a  stento  da  letto  a  letto  solca 
ripetere  queste  parole  :  »  la  felicità, 
»  che  io  spero  è  sì  grande,  che  tutte 
»  le  sofferenze  mi  divengono  piaceri  '\ 
La  umiltà  di  lui  era  oggetto  di  ma- 
raviglia a  tutti ,  e  di  questa  virtù 
diede  pruova  singolare  ,  quando 
nel  1607,  rinunziò  volentieri  alla 
onorevol  carica  di  generale  dell'Or- 
dine, per  poter  servire  maggiormen- 
te i  suoi  poveri.  Fondò  molte  case 
nelle  principali  città  d'Italia,  man- 
dò alcuni  suoi  confratelli  anche  nel- 
l'Ungheria, e  dopo  aver  logorata  la 
sua  vita  a  vantaggio  di  quella  d'al- 
trui, rese  in  Roma  l'anima  a  Dio, 
a'  i4  di  luglio  16 19,  in  età  d'anni 
sessantanove ,  come  avea  già  pre- 
detto. La  tomba  di  lui  fu  onorata 
da  molli  miracoli,  e  Benedetto  XIV 
lo  beatificò  nel  1742,  canonizzando- 
lo due  anni  appresso.  La  benedetta 
spoglia  di  tanto  uomo  fu  riposta  in 
un'  arca  nella  sontuosa  cappella  a  lui 
dedicata  nella  chiesa  di  s.  Maria 
Maddalena,  degli  stessi  padri  mini- 
stri degl'infermi,  che  ne  solennizza- 
no la  festa  a'  i5  luglio.  La  Chiesa 
universale  ne  celebra  le  glorie  ai 
18  di  detto  mese,  non  potendosi 
celebrarle  nel  giorno  medesimo  di 
«uà  morte  >    attesa  la    festa    di    san 


CAM  g5 

Bonaventura,  Cardinale,  e  dottore 
di  s.  Chiesa. 

CAM  1  NATE  Uberto,  Cardinale. 
V.  Belmonte  Uberto. 

CAMmiECR,oCAMENEC  {Ca- 
meiieciiim).  Città  vescovile  nella  Ga- 
lizia Polono-Austriaca,  capitale  della 
Podolia  ,  paese  che  lungamente  go- 
vernato da'  suoi  proprii  principi  , 
e  disputato  dai  polacchi  ,  e  htuani 
si  ebbe  nel  1569  dai  primi.  Cami- 
nieck  è  piazza  forte  situata  sopra 
una  rocca,  a  pie' della  quale  scorre 
il  fiume  Smotrziez ,  verso  i  confi- 
ni della  Moldavia.  Dopo  diversi  at- 
tacchi ,  fu  presa,  nel  1672,  dalle 
truppe  di  Maometto  IV,  imperatore 
de'  turchi  ;  ma  dipoi  per  la  pace  di 
Carlowitz,  conchiiisa  a'  20  gennaio 
dell'anno  1699  tra  gli  ottomani,  la 
Russia,  Federico  Augusto  I  re  di  Po- 
lonia e  i  veneziani ,  fu  restituita  ai 
bastami  suoi  antichi  signori,  da  Mu- 
stafà  II.  Quindi  la  possedette  la 
Russia,  e,  nel  1773,  fu  devoluta 
air  Austria,  ed  ora  fa  parte  del  re- 
gno   di  Galizia. 

Questa  città  ebbe  un  vescovo  di 
rito  latino  sino  dal  14^4?  speditovi 
dall'arcivescovo  latino  d'Halicia,  della 
provincia  di  Lwow,  o  Leopoli,  e  fat- 
to suffraganeo  dell'arcivescovo  di 
Lemberg  [Vedi).  Clemente  XI,  nel 
1700,  fece  vescovo  di  Caminieck  il 
cistcrciense  Goniowski ,  indi ,  nel 
1721,  ne  divenne  vescovo  Stanislao 
Osio.  Nel  1790,  lo  era  Adamo  Rra- 
sinski ,  e  Giovanni  Dembowski  da 
Pio  VI  fu  fatto  suo  coadiutore  con 
successione.  Pio  VII,  a'  i5  mai7;a 
181 5,  vi  destinò  Francesco  Borgia 
Machiewlez.  Però  dopo  il  1824,  non 
ha  più  avuto  vescovo  latino,  ma 
solo  di  rito  greco-unito,  e  questo 
fu  unito  all'arcivescovo  di  Leopoli 
di  rito  greco  ruteno  ^  che  riunisce 
anche    l'altra    chiesa  d'Halicia,    es- 


96  CAM 

vsendonc  altiialmente  insignito  Mi- 
clide  LcAvicki  Iraslatato  da  Prcmislia 
agli  8  marzo   i836. 

CAMLMTZA  (  Olencn.  ).  Città 
vescovile  della  Grecia  nella  Morca, 
provincia  di  Acaia  ,  posta  sul  golfo 
alla  foce  del  fiume  dello  stesso  no- 
me, con  titolo  di  vescovato  in  par- 
tibus,  suffraganeo  della  metropoli  di 
/  Patrasso,  nell'  esarcato  di  Macedonia 
(Fedi).  Il  Commanville  dice,  che 
la  sua  sede  episcopale  fu  istituita 
nel  IX  secolo. 

CAMINO  (Caminum).  Città  ve- 
scovile d'Alemagna  nella  Pomerania, 
sull'imboccatura  dell' Oder  nel  mar 
Baltico,  e  nella  provincia  della  Prus- 
sia occidentale.  S.  Ottone  ,  vescovo 
di  Bamberga,  ed  apostolo  della  Po- 
merania, convertì  Uratislao  I,  re  de- 
gli slavi  e  di  Pomerania ,  in  uno  a 
que'  popoli.  Perciò  il  re  gli  conce- 
dette molte  terre,  nelle  quali  il  det- 
to santo  eresse  due  monistcri,  ed 
il  vescovato  di  Fulin,  o  Julin.  In 
questa  città  Ottone  medesimo  con- 
sacrò una  chiesa  ad  onore  de'  ss.  Adal- 
berto e  Venceslao  martiri,  lasciandovi 
per  primo  vescovo  Adalberto  suo  di- 
scepolo :  istituzione,  che  dal  Pontefice 
Calisto  II,  ed  Innocenzo  II  venne 
confermata  negli  anni  1 124  e  i  \^o. 

Avendo  i  danesi ,  verso  l' anno 
1173,  demolita  la  città  di  Fulin, 
venne  sulle  sue  ruine  edificata  Ca- 
mino, la  quale  in  breve  tempo  creb- 
be di  maniera,  che,  nel  11 85,  Bo- 
gislao  II,  duca  di  Pomerania,  vi  tras- 
ferì l'antica  sede  vescovile,  l'arric- 
chì di  beni ,  ed  il  suo  vescovo  di- 
venne signore  della  città,  e  del  ter- 
ritorio, comprendendo  nella  sua  giu- 
risdizione Colberg,  ov'  eravi  una  di- 
stinta collegiata,  Gripswalde  deco- 
rata di  università,  i  cui  vescovi 
erano  i  cancellieri ,  Stettino  con.  la 
collegiata  dedicata   a    s.  Ottone,    e 


CAM 

Colino,  residenza  episcopale.  Il  ve- 
scovato essendo  sulFiaganeo  prima 
di  Bamberga,  indi  di  Magdeburgo, 
e  poscia  di  Gnesna,  venne  da  Cle- 
mente VI,  nel  1 346,  assoggettato  im- 
mediatamente alla  Sede  Apostolica. 
La  sua  cattedrale,  sotto  l' invocazio- 
ne di  s.  Giovanni  Battista,  avea  quin- 
dici prebendati  di  nomina  de'  duchi 
di  Pomerania  ;  ed  otto  erano  le  sue 
dignità,  cioè  il  prevosto,  il  decano, 
il  tesoriere  ,  e  i  cinque  arcidiaconi, 
di  Camino,  Dymin ,  Uznan,  Stetti- 
no e  Stargard. 

In  Camino,  l'anno  i53o,  s'inco- 
minciò ad  introdurre  il  luterani- 
smo ,  perlochè  i  duchi  di  Pomera- 
nia fondatori  del  vescovato  si  fecero 
eleggere  in  amministratori.  Fino  dal 
i556,  la  riforma  visi  è  stabihta  inte- 
ramente, e,  nell'anno  1^74,  la  sua 
propagazione  fu  compiuta.  Essen- 
dosi estinta  l'antica  linea  dei  duchi  di 
Pomerania,  l'elettore  di  Brandem- 
burgo  ne  ereditò  i  dominii,  e  nella 
pace  di  Munster  (  an.  1 648  ),  gli  fu 
ceduta  Camino,  a  condizione,  che  la 
terrebbe  come  feudo  dell'  impero,  e 
che  potrebbe  abolire  i  canonicati , 
dopo  la  morte  de'  canonici,  ed  altri 
del  capitolo,  che  in  quell'  epoca  vi 
si  trovavano,  erigendo  il  vescovato 
di  Camino  in  principato ,  e  goden- 
done le  rendite.  Attualmente  Cami- 
no conta  due  chiese,  una  cattolica, 
l'altra  luterana.  Abbiamo  la  serie 
de'  vescovi  di  Camino ,  nella  SLoria, 
ecclesiastica  d' Alemagna,  tomo  II, 
pag.   307. 

CAMISABDI.  Ramo  di  calvinisti 
spuntato  alla  fine  del  secolo  XVII.  Va- 
riano gli  autori  nello  assegnare  la 
etimologia  del  loro  nome.  Alcuni 
pretendono  ,  che  venga  da  CamisCy 
voce  del  vernacolo  di  Linguadoca  , 
che  significa  una  specie  di  camicia 
da  essi  portata  sopra  gli  abiti  ;  altri 


CAM 
la  fanno  derivare  da  camis  _,    voca- 
bolo francese,  che  vuol  dire  strada, 
perchè  coloro  e  ò\  giorno   e  di  not- 
te infestavano  le  vie  ;    né    mancano 
alcuni,  che  la  vogliono  originata  dal 
teimine  militare  incamiciate^    dino- 
tante impreveduti  attacchi,  perchè  i 
fanatici  assalivano  all'improvviso,    e 
colla  massima    empietà    trucidavano 
specialmente  i  preti,  e  distruggevano 
le  chiese  cattoliche.  Essi  sollevaronsi 
ad  una  terribile  rivolta    sedotti    dai 
deliri  del  ministro  Surien ,    e    dalle 
fòlse  promesse  del  principe  d' Gran- 
ge.  Surien  predicava  l'estinzione  del- 
la religione  romana,  ed  il  regno  del 
calvinismo.  Du-Serre,  vecchio  calvi- 
nista, riuscì  uno   de'  piti    forti    pro- 
pagatori di  que'sogni.   Egli  scelse  un 
numero  di  giovanetti  dei  suoi    con- 
torni ,    gli  ammaestrò  dei  passi  del- 
l'Apocalisse  dove  si  parla  dell'anti- 
cristo, della  liberazione  del  suo  im- 
pero e  del  trionfo  della  Chiesa ,    a- 
scrivendo    tutto    ciò    al  Papa    come 
anticristo ,    ed    al    calvinismo    come 
vera  chiesa.   Que 'giovanetti  lusingati 
dalle    sciocche     di    lui    promesse    si 
dilFusero  nel  Delfinato  e  nel  Vi  Vare- 
se, e  per  tal  modo  fecero  progressi, 
che  molti  villaggi  erano  del  loro  par- 
tito.  Prima  di  predicare  si  fingeva- 
no addormentati  ;    poi  sorgendo    ad 
un  tratto,  quasi  che  fossero  divina- 
mente ispirati,  annunziavano  quanto 
loro  di  strano  si  presentava  all'idea, 
e  tutto  spacciavano   come  rivelazioni 
avute  nel  sonno;     e   quegli    attoniti 
montanari  tutto  credevano  e  a  tut- 
to giuravano. 

CAMMIINO  (s.)  nacque  in  Ir- 
landa. Non  appena  cominciò  a  co- 
noscere il  mondo,  che  di  esso  fu 
annoiato,  e  riputando  cosa  migliore 
il  menar  la  sua  vita  nella  solitudi- 
ne, elesse  a  ritiro  l'isola  di  Inish- 
Realtair.  La  fama  della  sua  santità 
VOI.  vn. 


CAM  97 

attrasse  a  lui  tanto  numero  di  se- 
guaci ,  che  a  l'i  covra  meli  gli  fu 
d'uopo  innalzare  un  monistero,  reso 
celebre  poscia  per  tutta  Irlanda. 
Cammino  è  tra  i  santi  piìi  rinomati 
di  quella  parte  di  mondo;  vi  ha 
una  chiesa,  che  da  lui  s'  intitola 
Tempio  di  Cammino.  Morì  il  sau- 
to abbate  nell'anno  653. 

CAMPAGNA  (Campanien.).   Cit- 
tà con  residenza  vescovile  nel  regno 
delle  due  Sicilie,  nella   provincia  di 
Principato  Citeriore,  così  denomina- 
ta   perchè    trovasi    ai    confini    della 
campagna.  Situata  vagamente  in  una 
delle  vallate  di  Montenero,  viene  ba- 
gnata   dal    torrente    Tenzo,  che  in- 
fluisce sul  Silaro.  Nella  pianura  ma- 
rittima ha  due  laghi  chiamati  gran- 
de   piccolo ,    e    dalla  parte  di  que- 
sto   ultimo  ,  là  dove  il  luogo  porta 
tuttavia  il  nome  di   Vicenza,  si  vuo- 
le ravvisarvi  l'area  dell'antica  Picen- 
tia  o  Picentimi  j  già  capitale  de'  pi- 
cenlini,  colonia  trasferitavi  dal  Pice- 
no. Dalle  epistole  di  s.  Gregorio  I,  il 
quale  fu  eletto  nel  Sgo,  rilevasi  che 
tra  i  ventitre  pingui  patrimonii  pos- 
seduti dalla  Sede  Apostolica   (^Vedi), 
si    enumera  quello    di  Campania,  o 
Campagna.    Questa    città    fu    anche 
marchesato  della  nobile  famigha  Gri- 
maldi, ed  il  Sommo    Pontefice  Cle- 
mente VII,  a'  19  luglio  i525,  la  e- 
resse  in  vescovato,  facendola  suffra- 
ganea    della    metropoli    di   Salerno, 
con  mille  e  duecento  ducati  di  ren- 
dita. Indi  venne  unita   alla  sede  di 
Satriano,  ma  poscia  Pio  VII,  ne'pri- 
mordii  del  nostro  secolo,   colle    let- 
tere   apostoliche  De  melìorij   quinto 
Kalendas  julii  1 8 1 8  ,    soppresse  la 
sede  di  Satriano ,   e   l' uni    a  Cam- 
pagna, e  questa  contemporaneamente 
uni  in  perpetua  amministrazione  al- 
l'arcivescovo di  Conza  [Fedi).  Cam- 
pagna   ha  una  magnifica    cattedrale 
7 


g8  CAM 

dedicata  alla  B.  V.  Maria,  il  cui  ca- 
pitolo sì  compone  di  dieciotto  ca- 
nonici, selle  de  quali  sono  dignitarii  ; 
il  primo  è  l'arcidiacono,  gli  altri  so- 
no l'arciprete,  il  diacono,  il  corista, 
il  primicerio,  il  tesoriere  e  il  sagre- 
stano. Sonovi  inoltre  mansionarii,  al- 
tri preti,  e  chierici  pel  servigio  di- 
Tino.  Ve  il  fonte  battesimale,  e  due 
canonici  ne  sono  i  parrochi.  Nella 
città  vi  sono  tre  chiese,  oltre  la  det- 
ta caltedi-ale,  ed  hanno  cura  d'ani- 
me. Vi  sono  poi  due  conventi  di 
religiosi,  un  monistero  di  monache, 
due  seminarii,  l'episcopio,  non  che 
uno  spedale  ben  fornito. 

CAMPANA.  Strumento  di  me- 
tallo fatto  a  guisa  di  vaso  arrove- 
sciato, il  quale  con  un  battaglio,  det- 
to volgarmente  hattocco  _,  sospesovi 
entro,  si  suona  a  diversi  oggetti.  E 
appeso  in  luogo  elevato,  chiamato 
campanile,  e  serve  principalmente  ad 
invitare  i  cristiani  alla  chiesa,  e  ad 
altri  usi  promiscui  sagri  e  pubblici. 

Convoco,  signo 3  noto^  compello: 

concino,  ploro 
Arma  ,    dies ,   horas  ,  fulgitra  , 
festa,  rogos. 

§  I.    Origine  delle  Campane 


Molto  si  è  disputato  sulla  origi- 
ne delle  Campane,  e  sulla  loro  pri- 
ma invenzione,  che  il  p.  Rirker  fa 
risalire  sino  agli  egiziani.  Alcuni  vor- 
rebbono,  che  derivassero  dai  campa- 
■nelliy  o  dalle  campanelle,  che  seb- 
bene diversi  di  molto  dalle  Campa- 
ne d'oggidi,  pur  ad  esse  gradatamen- 
te diedero  origine.  Sappiamo  dall'^E"- 
sodOf  e.  XVI li,  33,  e  daW Ecclesia- 
stico, e.  XLV,  IO,  che  il  sommo 
sacerdote  degli  ebrei  nel  giro  estre- 
mo della  veste,  che   dovea  sovrap- 


CAM 

porre  alla  tonaca  di  bisso,  avea 
disposti  de'  campanelli  d'oro,  fra  po- 
mi melogranati  di  giacinto,  di  por- 
pora e  di  cocco ,  afilnchè  da  tutti 
se  ne  sentisse  il  suono,  ogni  volta 
che  entrava  od  usciva  dal  santua- 
rio, e  tutti  fossero  eccitati  a  un  pro- 
fondo rispetto,  leviti  e  popolo.  Giu- 
seppe -Ebreo  chiama  questi  campa- 
nelli Tinlinnahida  ,  Campanidae  : 
s.  Prospero  dice,  ch'erano  cinquan- 
ta, s.  Girolamo  crede  che  fossero 
sessantadue  ,  Clemente  Alessandri- 
no sostiene,  ch'erano  trecentosessan- 
tacinquc  come  i  giorni  dell'  anno  ; 
ed  i  misteriosi  signiiìcati  ne  sono 
spiegati  da  s.  Cirillo  Alessandrino, 
da  s.   Girolamo,  e  da  s.  Gregorio. 

Il  citato  Giuseppe,  nel  libro  III 
delle  Antichità  Giudaiche,  fece  men- 
zione delle  Campane  :  Campanulac 
siniilem  ,  quemadnioduni  tubae  j 
ed  alcuni  nostri  antichi  scrittori  ram- 
mentarono il  suono  delle  Campane 
nel  tempio  di  Salomone.  Anche  i 
gentili  si  prevalsero  delle  Campane, 
Narrasi,  che  il  famoso  tempio  di  Do- 
dona  fosse  circondato  da  certe  cam- 
panelle, che  agitate  dal  vento  ren- 
devano un  suono  quasi  continuo. 
Presso  gli  ateniesi  i  sacei'doti  di 
Proserpina  chiamavano  il  popolo  ad 
assistere  ai  misteri  con  una  Campa- 
na. I  sacerdoti  di  Cibele  usavano 
campanelle,  e  sonagli  nelle  loro  ce- 
rimonie, e  Luciano,  in  Dial.  t.  III, 
ci  assicura,  che  i  sacerdoti  della  dea 
Siria  si  servivano  di  Campane:  tin- 
tinnahidum  pulsai.  Gli  antichi  ado- 
peravano questi  vasi  metallici  nelle 
feste  de'  loro  dei,  e  si  asserisce  clie, 
oltre  i  greci  anche  i  persiani,  ed  i 
romani  conoscessero  l'uso  delle  Cam- 
pane, come  accennano  Polibio  e 
Tibullo. 

Certo  è,  che  riguardo  ai  romani, 
Augusto,  come  riporta  Svctonio  nella 


CAM 

sua  vita  e.  91,  collocò  i  tinlinnabuli  o 
campanelli  soliti  a  tenersi  alle  por- 
te (  come  si  usa  anche  al  presente) 
nel  più  alto  luogo  del  tempio  di 
Giove  Capitolino.  I  romani  se  ne 
servivano  particolarmente  nelle  ter- 
me per  invitare  o  congedare  la  gen- 
te dai  bagni ,  e  Strabene,  1.  IV, 
Geogr.  ante  med.,  parla  dell'uso  del- 
la Campana  nei  tempi  di  Tiberio. 
Nelle  vaste  abitazioni  de'  magnali,  per 
adunare  le  persone  a  mensa,  usa  va- 
si la  Campana ,  detta  pulinentaria. 
Ve  n'  era  un'  altra  per  destare  di 
buon  mattino  i  servi  dal  sonno,  e 
negli  scavi  dell'Ercolano  e  di  Pom- 
pcja  si  rinvennero  Campane  da  quei 
popoli  usate. 

§   li.    Origine   delle  Campane 
maggiori. 

Sebbene  gli  ebrei ,  i  greci ,  i  ro- 
mani ed  altri  abbiano  fatto  uso  del- 
le Campane  minori,  gli  antichi  cri- 
stiani ne'  primi  secoli  della  Chiesa, 
e  finche  durarono  le  persecuzioni, 
non  si  sono  serviti  di  esse,  e  mol- 
to meno  delle  maggiori,  dappoi- 
ché l'introduzione  di  queste,  pen- 
denti dalle  torri,  o  campanili,  si  cre- 
de non  essere  più  antica  del  VI,  o 
più  probabilmente  del  VII  secolo , 
come  si  vedrà  in  appresso.  A  con- 
vocare il  popolo,  e  il  clero  agli  ufìi- 
cii  divini ,  in  que'  primi  tempi ,  e 
avanti  l' invenzione  delle  Campa- 
ne, conveniva  procedere  con  cau- 
tela ,  servendosi  o  dei  viglietti  per 
avvisare  quello,  che  doveasi  fare,  o 
intimando  in  un  congresso  l' altro 
futuro,  determinandone  il  tempo  e  il 
luogo,  come  dice  il  Baronio  all'anno 
58  num.  102.  Data  poi  da  Costan- 
tino, nei  primordii  del  IV  secolo,  la 
pace  alla  Chiesa,  è  probabile  che 
poco    a    poco    s'introducesse    l'uso 


CAM 


99 


pubblico  delie  Campane,  tuttavia 
ciò  non  è  sicuro.  F^.  Coccio  in  The^ 
sauro,  t.  li,  lib.  I,  art.   6. 

La  prima  menzione    della    Cam- 
pana  s'incontra    presso  Mabillon    in 
saec.  I  Annal.  Bened.  e.  XXII:  »  me- 
«   dia  nocte,  pulsante  Campana,  ad 
»   ecclesiam  perrexit  ".    Ed  al   cap. 
»   XXV:  >>  quadam  die,  ministro  suo 
»   Campanam    subito    pulsare  prae- 
>i  cepit,  cujus  sonilu  fratres  excita- 
«   ti,  ecclesiam   protinus   sunt  ingres- 
»  si.  >»  La    prima    invenzione    per 
altro  dell'uso  delle  Campane  è  una 
delle  tante  cose,  di  cui  confessa  Po- 
hdoro    Virgilio,    De   rerum   Invent. 
lib.  III   e.    18,  ignorarsi  e  il  tempo 
e  fautore;  nondimeno  si  congettura, 
che  la  voce  Campana,  cui  alcuni  credo- 
no gotica,  sia  stata  introdotta  nel  de- 
clinare del  VII  secolo,  o  derivi  dal- 
l' Aes   Cainpanum  _,    che    essendo    il 
bronzo  il  più  purgato  e  il  più  fino, 
era  il  più  atto  a  rendere  un  miglior 
suono;    o    dalla    stessa    forma  della 
Campana ,  che  oggi  si  usa ,  diversa 
dall'  antica,  e  forse  per  la  prima  vol- 
ta adoperata  in  Nola,  città  della  pro- 
vincia   di  Campagna.    Nella    vita  di 
s.  Colombano,   abbate  nella  Scozia, 
che  mori  T  anno   590 ,    il  Mabillon 
fece   menzione  delle  Campane,  l'uso 
delle    quali,   ne'  secoli    posteriori ,    e 
precipuamente  nell'  ottavo  e  nel  no- 
no si  diffuse  per  tutte  le  chiese.  An- 
che il  ven.  Beda,  che  visse  nel  VII, 
e  VITI  secolo,  ne  parla    al  lib.  IV, 
cap.   2  3.  Le  Campane  furono    conce- 
dute a'monaci  di  Monte  Cassino  dal 
Pontefice  Zaccaria  nel  741,  e  l'Ana- 
stasio racconta  nella  vita  di  s.  Leone 
IV,  eletto  neW^^^ '.  fecit  in  ecclesia 
s.  Andreac  Campanile,  et  pò suit  Cam- 
panam   cum    malleo    aureo .    Il    p. 
Paciaudi  ha  creduto    con  altri,  che 
il  battaglio ,    la  lingua,  o  battocco, 
fosse  d' oro,  leggendo  malleo  aureo. 


100  CAM 

Il  Novaes  t.  II,  p.  4.    dice  malleo 
ferreo,  et  crnce  axaurntay  citando 
lo  stesso  Anastasio,  ondo  l'equivoco 
del  Paciaudi  sembra  chiaro.  Peitan- 
to  dice  il  Cancellieri,  nelle  sue  Cani- 
pancj  p.  9,  che  hanno  preso  abba- 
glio quegli  scrittori ,  i  quali  suppo- 
nendo   le  Campane  molto  più  anti- 
che,  le  hanno  attribuite  a  s.  Giro- 
lamo, a  s.  Severo  vescovo  di  Napoli, 
a  s.  Paolino  di  Nola,  o  a  Sabiniano 
Papa,  per  lacere  degli  altri,  che  le 
credono  usate  dagli  eretici  meleziani 
fino  dal  320,  come  scrive  Theodor, 
lib.  IV  Haercs.y   o  che  le  attribui- 
scono a  s.  Stefano  arcivescovo  di  Sens, 
o  a  s.  Eligio  vescovo  di  Noyon,  pres- 
so r  Achery  t.  V  Specileg.  Tutti  que- 
sti scrittori    però    sono   confutati  da 
Thiers,  Des  cochles ,   p.    1 6,  IV.  Il 
Ducange,  nel  suo  Glossario,  dà  que- 
sti nomi  alle  campane:  Aes ^   Cam- 
pana y   Condon  ^   Cloca ,   Crotalum  ^ 
Glogga,  Lehes ,  Nola,  Pelasus,  Si- 
gnuìiiy  Squilla y   Tintinnabulum. 

La  regola  delle  monache,  su  cui 
si  fondano  monsignor  Rocca,  il  Ga- 
vanto ,  e  Gio.  Antonio  Castiglione , 
che  ne  credono  introduttore  nel  prin- 
cipio del  V  secolo  s.  Girolamo,  se- 
condo il  citato  Cancellieri,  dai  criti- 
ci non  è  riconosciuta  in  questo  rap- 
porto. S.  Severo  non  fece  uso  che 
d'un  campanello  portatile  ;  lo  stesso 
deve  dirsi  del  Pontefice  Sabiniano , 
mentre  e  V  Anastasio  e  il  Ciacco- 
nio  nulla  riferirono  di  campane  nel- 
la vita  di  detto  santo:  Genebrando 
però  in  Chron.y  ad  ann.  6o4  pag. 
474}  e  Panvinio,  Epitome  Rom.  Pont. 
p.  27,  attribuiscono  l' invenzione  del- 
le Campane  al  detto  Sabiniano.  Vero 
è  per  altro,  come  riporta  il  Macri,  che 
Sabiniano  fu  il  primo,  il  quale  facesse 
collocare  le  Campane  sulle  torri  e 
campanili,  ovvero  che  ne  abbia  pre- 
scritto il  suono   ne'  divini  uffizii ,  e 


CAM 

per  distinguere    tra    loro  le  ore  ca- 
noniche, per  eccitare  con  esso  la  de- 
vozione de'  fedeli,  come  dice  il  Du- 
rando lib.   I ,  cap.  4 1  ,  chiamandoli 
eziandio  ad  intervenirvi.  Altri  scrit- 
tori opinano,  che  il  Pontefice  Sabi- 
niano altro  non  facesse  se  non  che  ap- 
provare solennemente,  od  anche  esten- 
dere ed  applicare  piìi  particolarmen- 
te alla   liturgia    cristiana    l' uso    dei 
sacri  bronzi.  La  maggior  parte  però 
degli  scrittori  ha  creduto,  che  s.  Pao- 
lino fatto  vescovo  di  Nola  nella  Cam- 
pagna   nel  4io>    se    non   è  stato  il 
primo    ad    inventarle,    almeno    sia 
stato    il    primo  di   tutti    a    far   col- 
locare le  Campane  sulle  torri  vicino 
alle  chiese ,    oppure  ad    ingrandirle. 
Tuttavolta  non  è  a  tacersi ,   che  lo 
stesso  s.  Paolino,  nella  lettera  XII  a 
Sulpicio  Severo ,  descrivendo  la  ba- 
silica, che    quest'  ultimo    avea    fatto 
fabbricare  in  onore  di  s.  Felice  con 
tutte    le   particolarità  ,    non    fa    ve- 
runa   menzione   delle    Campane,   o 
del  campanile,    onde   ne  segue  una 
forte  questione  per  tante  discrepan- 
ze d' opinioni,    come  ben    riflettono 
Benedetto  XIV  Institiit.    XX,  n.   3, 
pag.    118,    il    Cardinal    Bona    Rer. 
liturg.,  lib.  I,  cap.  22,  n.   3,  Teofilo 
Raynaud  nel  tomo  XV  oper.  p.  4 1 1  • 
Da  Valfrido  Strabone,    de  divìn. 
Offlc.   cap.  V,  De    vasis  fasilihm , 
si  è  immaginata  la  distinzione  adot- 
tata dal  Casali,  De  veter.  christ.  riti- 
bus,  cap.  43,  che  dalla  provincia  di 
Campagna,  o  Campania,  si  sieno  chia- 
mate le  Campane  grandi^  e  dalla  città 
vescovile  del  santo  di  Nola  (non  più  an- 
tica del  IV  secolo)  abbiano  avuto  o- 
rigine  le  piccole.  Ad  onta,  che  tale  opi- 
nione   sia    stata  adottata    da  diversi 
autori,  non  regge    in  conto  alcuno; 
altro  dunque  non  può  congetturarsi, 
se  non  che  certo  passo  di  s.  Isidoro 
di  Sivigha,  che  morì  nel  636,  Eiy- 


CAM 

mologiarum,  lib.  XVI,  cap.  3^,  può 
aver  dato  luogo  a  cosiffatta  volgare 
opinione.  Forse  che  la  forma  cilin- 
drica, introdotta  posteriormente  nelle 
Campane,  sia  stata  inventata  a  Nola  ; 
che  il  bronzo  adoperato  nelle  prime 
usate  in  Italia  fosse  della  provincia 
di  Campagna,  e  che  quindi  final- 
mente principiassero  a  chiamarsi  con 
questo  nome  in  seguito  loro  rimasto, 
dopo  che,  verso  il  fine  del  VII  se- 
colo ed  anche  nel  principio  del  se- 
colo medesimo,  s'incominciarono  a 
fondere  de'  grandi  strumenti  metal- 
lici, che  si  chiamarono  appunto  Cam- 
pane, per  distinguerle  da'  campanelli. 

§  III.  Forme  diverse^  e  qualità  del 
metallo  delle  Campane^  loro  gran- 
dezza, e  di  quelle  più  celebri. 

Alcuni  chiamarono  la  Campana 
Petasum ,  per  la  forma,  che  ha  di 
cappello,  e  Ccdonem^  dalla  voce  gre- 
ca significante  la  testa  del  papavero, 
la  cui  figura  è  rappresentata  dalla 
piccola  (Campana.  Da  quest'  ultima 
appellazione  ne  provenne,  che  fosse 
chiamato  Cedonophorus  colui,  che 
portava  la  campanella ,  sonando  e 
precedendo  il  funerale,  acciò  i  fla- 
mini diali  avvisati  dal  suono  si  ri- 
tirassero; uso  pure  adoperato  in  al- 
cune città  afflitte  dalla  peste,  nelle 
quali  uno  col  campanello  precedeva 
il  carro,  che  portava  a  seppellire  i 
cadaveri  delle  vittime  del  contagio. 
Sì  chiamò  la  campanella  piccola  col 
nome  di  Scilla,  o  Squilla ^  la  cui 
etimologia  viene  dalla  voce  greca, 
che  significa  cipolla  selvatica,  giac- 
ché ne'  tempi  antichi  tale  era  la 
forma  delle  campanelle.  Siccome  pres- 
so i  sirii,  Saditi  vuol  dire  Sindon 
Tapiri,  Tympanum,  quindi  da  talu- 
no si  crede,  che  sia  stala  detta  Cam- 
pana,   a  guisa  di  una  celata  Cam- 


CAM  loi 

panìforme,  come  dai  botanici  chia- 
mansi  ancora  i  fiori  di  questa  fog- 
gia; altri  dicono,  che  le  celate  di 
bronzo,  essendo  percosse,  risuonavano 
come  Campane.  Il  Pacichelli,  De  Tin- 
titi nabulo  Nolano j  che  è  stato  il  solo, 
fuori  del  Magio  e  del  Rocca,  a  ri- 
levare nelle  Campane  qualche  diver- 
sità, ed  a  riconoscerne  alcune  fatte 
a  guisa  di  pera,  o  di  pileo,  produce 
la  figura  di  alcune  Campane ,  che 
esistevano  nel  museo  Ciampini.  Una 
era  a  guisa  di  elissoide,  una  di  un 
cono  equilatero,  un'altra  di  emisfe- 
ro, armata  di  un  sol  manico.  Inol- 
tre dimostra  l'antica  forma  delle 
Campane  di  Scala  e  di  Ra vello,  for- 
mate a  foggia  di  caldaie,  la  cui  par- 
te superiore  è  di  una  tenue  conves- 
sità. Il  della  Noce  descrive  quella  di 
Subiaco,  alta  quasi  il  triplo  del  suo 
diametro,  la  cui  antichità  rimonta 
all'origine  de'  benedettini.  Nel  museo 
Kirkeriano  se  ne  vede  una  quadrata, 
e  quelle  di  s.  Giovanni  di  Capua, 
a  differenza  della  Nolana,  rifusa  nel 
XIV  secolo,  il  cui  labbro,  ripiega  qual- 
che poco  dalla  perpendicolare  quasi 
formando  una  voluta,  finiscono  a  modo 
di  cilindro,  ch'è  la  forma  più  usata, 
e  secondo  la  quale  soglionsi  fare  per 
lo  pili  le  Campane  di  vetro,  le  pneu- 
matiche ed  altre.  F.  il  p.  Paolo  Ma- 
ria Paciaudi,  Dissertazione  sulle 
Campane  di  s.  Giovanni  di  Capua, 
Napoli    1750. 

In  quanto  alle  qualità  de'metalli, 
con  cui  si  fusero  le  Campane ,  non 
volendosi  talvolta  badare  a  verun 
risparmio,  per  renderle  più  preziose 
e  sonore,  vi  si  aggiunse  qualche  mi- 
stura d'  argento,  come  si  ha  dal  ci- 
tato Paciaudi  .  Ciò  nonostante  il 
metallo  di  questa  natura ,  come  os- 
serva  f  erudito  Cancellieri,  non  può 
chiamarsi  ne  propriamente ,  né  im- 
propriamente    Corintio  j    dappoiché 


lot  CAM 

deiruntico  misturato  di  stagno ,  di 
piombo,  di  argento,  e  anche  di  qual- 
che porzione  d' oro,  a  cui  suole  at- 
tribuirsi questo  nome,  n'esiste  in 
più  luoghi ,  come  si  può  vedere  in 
Savot,  dt  Num.  Ant. 

Ne'  passati  secoh  si  sono  fatte 
Campane  di  varie  sorte  di  metaUi , 
ed  i  campaneUi  ne' bassi  tempi  si 
fecero  di  t'erro,  di  ottone,  di  bron- 
zo, e  in  seguito  di  argento,  e  an- 
che d'  oro.  Poscia  s'  introdusseio 
altre  leghe,  come  di  rame,  di  sta- 
gno, di  zinco,  di  antimonio,  e  si 
formò  la  lega  più  comunemente 
adoperata,  e  nominata  metallo  da 
CampaìWj  e  dai  francesi  metal  dcs 
cochlesj  lega  però  assai  fragile. 

Ne' secoli  X  e  XI  molte  Campane 
si  gettarono,  particolarmente  in  Ita- 
lia, locchè  prova  l'eccellenza,  a  cui 
era  giunta  l'arte  di  gettare  in  bron- 
zo in  queir  età,  vedendosi  quelle 
Campane  ornate  di  simboli ,  di  cifre 
di  bassi  rilievi ,  e  d'  iscrizioni  { oggi- 
dì molto  interessanti  per  la  storia, 
per  le  arti  e  pei  riti  ) ,  ed  alcune 
curiose  anche  in  versi.  Usavasi  so- 
vente di  apporvi  il  nome  di  quello, 
per  cui  ordine  erano  state  fabbri- 
cate ,  e  del  Pontefice  e  del  vescovo, 
che  le  avea  benedette.  Simili  Cam- 
pane con  molto  artifizio  furono 
^^  gettate  anche  oltremonti,  principal- 
mente in  Germania,  in  Francia  ed 
in  Olanda.  Con  una  specie  di  en- 
tusiasmo si  adottò  in  seguito  l' uso 
delle  Campane,  le  quali  moltiplica- 
ronsi  grandemente,  e  si  fecero  coi 
più  melodiosi  concerti,  come  si  può 
vedere  nel  Rocca.  Finalmente  Yan- 
nuccio  Biringuccio,  nella  sua  Piro- 
tecnia,  tratta  diffusamente  dell'arte 
di  fondere  le  Campane,  benché  do- 
po di  lui  siasi  di  molto  accresciuta 
e   raffinata. 

Nella  Chiesa  poi  orientale  furono 


CAM 
più    tardi    introdotte    le    Campane, 
quando    nel    secolo  IX,    ha    l' aimo 
864  e  8G7,    Orso,  doge  di  Venezia, 
mandò   in    dono   all'  imperatore  Mi- 
chele    dodici    Campane  di    metallo, 
che    questi    collocò    in    un    nobile 
campanile,  perciò  da  lui  fabbricato 
presso  la  chiesa  di  s.  Sofia.  Fino  a  quel 
tempo   i  greci  si  valevano,  per  con- 
vocare il  popolo  alle  funzioni  sacre, 
0  di  una    tavola  di  legno,    che  con 
altro    si  percuoteva,    detta    Synan- 
dram ,  non     molto    dissimile    dallo 
stromento,  che  da  noi  si  usa,  come 
si  dirà  meglio    al   §  V,  negli  ultimi 
giorni  della  settimana  santa  ;  oppure 
di  una  piastra  di  ferro  battuta  con 
martello  simile,   detta  Sacruin  fer- 
rum,  ed  anche  Agiosidero  (  Vedi  ) , 
la  cui  figura  riporta  il  Maggi  al  cap. 
XV   de   Tinti iinahulis.     Il    p.    Goar 
dimostra,    nel    suo  Eucliologio  pag. 
56 o ,    che   la  chiesa   greca   non  ha 
mai    usato    le    Campane,    ma    solo 
de'  legni    levigati    e    sonori ,    ovvero 
lamine    di    bronzo.    Difatti  nel  VII 
secolo,  nel  sinodo  generale,  Act.  IV, 
ove  si  parla  de'prodigii,  che  faceva 
s.  Anastasio    martire,    si    racconta, 
che  recandosi    le    reliquie    di  lui  in 
trionfo  dalla  città  di  Cesarea,  i  cit- 
tadini   le   incontrarono ,     con    alzar 
yoci    festive,     sacraque    Ugna    pul- 
santes.    Anzi  evvi  chi  assicura ,   che 
non  permettendo  i  turchi  a'  cristiani 
di  Oriente    l'uso  di  Campane,    per 
timore  di  sollevazione,  e  perchè  ad 
esse,  come  si  dirà  a'  Campanili,  sono 
contrarii,  i  cristiani    adoperano  colà 
pe'  divini  ufficii  istromenti  di  legno. 
Tuttavolta  attestano  alcuni  viaggia- 
tori   di    aver    trovato    l' uso    delle 
Campane  presso  varii  popoli  orien- 
tali. 

Tommaso  Hyde,  De  religione 
persarum,  pag.  343 ,  scrive  che  i 
persiani  sogliono  adunarsi  nelle  loro 


CAM 

assemblee  al  suono  d' una  Campa- 
na; ed  in  Etiopia,  come  si  legge 
nel  Macri,  entro  le  chiese  eranvi 
Campane  di  pietra  molto  sonore. 

Riguardo  poi  alle  principali  gran- 
dezze delle  Campane ,  e  di  quelle 
più    celebri,    abbiamo    dal    Sarnelli 

H     tomo  Vili,  pag.  27,  che  in  Erfurt, 

^^  grande  città  di  Germania ,  sino  al 
1664,  eravi  una  Campana  fusa  nel 
1497,  chiamata  dal  p.  Rirker  Re^ 
gina  di  tutte  le  Campane,  essendo 
creduta  la  più  grande,  non  solo 
nella  Germania,  ma  in  tutto  il 
mondo,  come  quella,  che  era  alta 
otto  cubiti,  e  sette  ne  avea  di  dia- 
metro, ventisei  di  periferia,  e  sei 
dita  e  mezzo  di  grossezza,  ascen- 
dendo il  peso  del  suo  metallo  a 
veuticinquemila  e  quaranta  libbre. 
Quella  però  di  Pekino,  capitale  della 
Cina,  sebbene  inferiore  in  bellezza 
a  questa  di  Erfurt  ,  è  maggiore 
nella  grandezza,  dappoiché  l'altezza 
sua  giunge  a  dodici  cubiti,  il  dia- 
meti'o  dell'  orificio,  ossia  la  base,  a 
dieci,  la  periferia  a  trentanove,  ed 
il  peso  è  di  centoventimila  libbre. 
Lungo  sarebbe  se  si  volesse  tessere 
r  elenco  delle  Campane  più  rino- 
mate, che  sono  sparse  per  le  varie 
parti  del  mondo,   onde  ci  restringe- 

r         remo  a  parlare  delle  seguenti. 

P  Monsignor  Angelo  Piocca  ha  pub- 

blicato il  rame  d' una  Campana 
della  cattedrale  di  Liegi,  di  tal 
gì  andezza  ,  che  non  può  suonarsi , 
che  da  ventiquattro  uomini,  i  quali 
muovono  due  grandi  ruote  su  cui 
è  sospesa.  La  maggior  però  di  tutte 
le  Campane,  e  la  vera  regina  di 
tutte  quelle,  che  si  conoscono,  e  che 
dai  russi  chiamata  viene  V  impera- 
tore dei  campanoni^  se  dee  prestarsi 
fede  agli  storici,  è  quella  nel  con- 
vento della  ss.  Trinità  presso  Mosca, 
che  fu   gettata  nel  1 746  per  ordine 


CAM  io3 

dell' imperatrice  Elisabetta.  Ha  tre- 
cento quarantamila  libbre  di  metal- 
lo, diciotto  pollici  di  grossezza,  tredici 
piedi  e  nove  pollici  di  diametro,  e 
quarantuno  piedi ,  e  tre  pollici  di 
circonferenza  ;  il  battaglio  poi ,  che 
pesa  quanto  una  grossa  Campana,  è 
lungo  quattordici  piedi,  e  grosso  sei 
nella  sua  maggiore  circonferenza. 
Questo  smisurato  Campanone,  del 
cui  metallo  si  potrel^bero  formare 
trentasei  grosse  Campane,  insieme 
al  battaglio  ,  si  trova  ora  in  una 
cavità  presso  F  Ivan-velikii,  cioè  il 
grand'  Ivano,  che  è  una  torre,  ossia 
campanile  attinente  alla  cattedrale 
della  città.  Quella  di  s.  Pietro  ia 
Vaticano,  che  Pio  VI  fece  rifondere 
da  Valadier,  pesa  ventotto  mila  lib- 
bre, ha  undici  poUici  di  diametro, 
e  tientacinque  di  circonferenza ,  e 
nella  sua  maggior  altezza,  cioè  dal 
bordo  sino  alla  sommità  della  ca- 
pigliera,  ossia  mastro  manico,  è  di 
palmi  quattordici  incirca.  Con  que- 
sta Campana,  nelle  sere  della  cele- 
berrima illuminazione  della  gran 
cupola,  ad  un'ora  di  notte,  si  dà  il 
segno  per  la  illuminazione  stessa, 
che  forma  il  più  sorprendente  spet- 
tacolo. Il  suono  di  lei,  accompa- 
gnato da  quello  delle  altre  cinque 
Campane,  dà  un  armonioso  concerto. 
Tutte  queste  Campane  insieme  al- 
la detta  maggiore,  pesano  settanta- 
unamila  settecento  e  ventidue  lib- 
bre. Il  peso  di  tutte  queste  Campa- 
ne del  Vaticano  preso  insieme  è 
supcriore  a  quello  delle  Campane 
del  duomo  di  Milano,  la  cui  Cam- 
pana maggiore  pesa  venticinquemi- 
la libbre,  e  le  altre  unite  non  ol- 
trepassano le  quarantasette  mila  lib- 
bre .  Nondimeno ,  tanto  per  riguar- 
do al  suono  che  al  peso  delle  Cam- 
pane (anche  a  preferenza  di  quella 
del  Gesù  di  Roma,  fusa  nel    i4oo 


io4  CAM 

in  Londra,  ove  stava  nel  tempio  di 
s.  Paolo,  e  dedicata  a  s.  Barbara, 
e  di  quelle  di  s.  Agnese  in  piazza 
Navona,  nel  1649,  P^'^*»^  dalla  distrut- 
ta città  di  Castro) ,  si  vuole  a  giu- 
dizio de*  più  periti  filarmonici,  che  il 
doppio  delle  Campane  della  basilica 
Liberiana,  due  delle  quali  furono 
fuse  nel  i285,  e  l'altra  nel  1291, 
essendo  stata  rifusa  la  maggiore  nel 
i6i4j  sia  il  più  sonoro,  e  il  più  ar- 
monioso delle  tante  Campane,  che 
sono  in  Roma.  B'inalmente  l'antica 
Campana  maggiore  di  Campidoglio, 
che  era  la  Patarina  di  Viterbo,  aveva 
otto  pollici  di  diametro;  ma  l'attuale, 
rifusa  nel  i8o3,  e  benedetta  da  Pio 
VII,  pesa  dieciscttemiia  quattrocen- 
to novanta  libbre,  mentre  la  Cam- 
pana minore  pesa  ottomila  nove- 
cento settantasette  libbre. 

Riguardo  poi  al  numero  delle 
Campane ,  da  principio  non  v'  era 
che  una  sola  Campana  per  chiesa  ; 
ma  per  distinguere  e  significare  la 
diversità  delle  uffiziature  e  delle  fe- 
ste, ne  vennero  successivamente  in- 
tiodotte  parecchie,  uso  che  incontrò 
per  parte  del  clero  secolare  non  po- 
che contraddizioni  nel  punto  de're- 
ligiosi  degli  Ordini  mendicanti.  Pa- 
pa Giovanni  XXII,  creato  nel  i3i6, 
per  le  istanz,e  appunto  del  clero , 
coir  Extrav.  un.  de  Officio.  Ciistod. 
inler  Coni.,  non  concedette  che  una 
sola  Campana  nelle  chiese  de' reli- 
giosi mendicanti ,  onde  il  Barbosa, 
f'^oL  102  num.  62  seg. ,  avverte, 
che  la  consuetudine  contraria  non 
si  dee  stendere  universalmente ,  ma 
restringersi  al  luogo,  dov'è  in  vigo- 
re. L'arcivescovo  di  Milano  s.  Car- 
lo stabilì  per  la  sua  diocesi ,  che  il 
numero  delle  Campane  per  la  cat- 
tedrale sia  di  sette ,  o  almeno  di 
cinque.  Tre  ne  accordò  alle  colle- 
giate, due  alle  parrocchie ,    ed   una 


CAM 

agli  oratori i ,  avvertendo  che  «iene 
rispettivanjente  dill'erenti  nel  peso, 
e  nella  forma  ,  acciò  si  ottenga  un 
suono  che  le  distingua. 

Ai  padri  domenicani  il  Pontefice 
Innocenzo  XI ,  colla  bolla  Exponi 
Jiobù ,  de'  12  febbraio  r685,  con- 
cesse di  poter  nelle  loro  chiese  aver 
tante  Campane,  quante  ne  accorde- 
rà il  loro  generale ,  o  provinciale. 
Ed  in  Anversa  la  chiesa  della  bea- 
ta Vergine  è  ornata  di  una  torre 
alta  quattrocento  e  venti  piedi,  con 
trentatre  Campane,  le  quali  formano 
un  concerto  di  tale  armonia,  che  sem- 
bra un  vero  organo,  f^.  Guicciardi- 
ni in  Descript.  Germaniae  inferio- 
riSf  p.    IO 3. 

§  IV.  Benedizione    delle  Campane. 

Egli  è  ordinamento  della  Chiesa, 
che  tuttociò,  che  ha  qualche  rap- 
porto al  culto  di  Dio,  sia  consagra- 
to con  cerimonie  sacre,  e  perciò  bene- 
dice le  Campane  nuove.  Si  presentano 
queste  adunque  alla  chiesa  come  i 
fanciulli  nati  di  recente  ;  si  dà  loro 
un  padrino,  e  una  madrina,  e  s'im- 
pone loro  un  nome.  Abbiamo  l'or- 
dine di  questa  benedizione,  chiama- 
ta ancora  consacrazione^  dagli  an- 
tichi codici  Remense  e  di  Ratoldo 
abbate,  presso  il  Menardo,  nelle  no- 
te al  Sacramentario  Gregoriano.  Al- 
cuni parlano  di  questa  cerimonia 
come  anteriore  al  770,  insegnando- 
ci Alenino,  maestro  di  Carlo  Ma- 
gno, presso  un  Ordine  Romano,  che 
«  novum  videri  non  debet,  Campa- 
»>  nas  benedici  et  ungi,  eisque  no- 
»>  men  imponi";  ond'è  chiaro,  che 
quest'  uso  fu  introdotto  sino  dal- 
l' Vili  secolo ,  come  affermano  il 
Rocca  De  Campanis,  il  Sandini,  i/i 
vita  Joh.  XIII,  e  Benedetto  XIV 
Notif.XXii  XLVII,  per  imitare  l'u- 


CAM 

so  eli  lavare  e  benedire  tutti  i  vasi 
sacri.  Alcuni  però  credono ,  che  il 
Pontefice  Giovanni  XIII,  nell'anno 
968,  sia  stato  il  primo  a  benedir 
la  Campana  della  basilica  lateranen- 
se,  e  ad  imporre  ad  essa  un  nome , 
come  si  può  vedere  in  Baroni© , 
Annal.  ad  an.  968  n.  98,  ed  in 
Cancellieri  citato,  p.  14.  Ma  che 
prima  di  lui  fosse  già  in  uso  que- 
sto rito ,  lo  dice  Teofìlo  Raynaud , 
Oper.  tom.  XVI,  p.  245.  Seguendo 
quelli,  che  si  appoggiano  ai  Capito- 
lari di  Carlo  Magno,  in  quello  del 
789,  e.  18,  si  proibisce  di  benedi- 
re le  Campane,  per  le  superstizioni 
che  si  erano  introdotte  ;  ma  Vito 
Amerbarchio  avverte ,  che  Carlo 
Magno  vietò  le  superstizioni,  fra  le 
quali  di  servirsi  pei  proprii  usi  del- 
l' acqua  della  lavatura  delle  Campa- 
ne, non  già  la  legittima,  ed  eccle- 
siastica benedizione  delle  Campane, 
i  cui  effetti  consistono  nel  dar  loro 
la  forza  di  muovere  il  cuore  dei 
fedeli,  ed  eccitarvi  la  divozione. 

Il  vescovo  è  quello ,  che  d'  ordi- 
nario fa  la  benedizione  delle  Campa- 
ne, ovvero  la  fa  la  persona  da  lui  de- 
legata. Gli  abbati,  e  i  prelati,  che 
hanno  l'uso  de' Pontificali,  possono 
essi  pure  benedire  le  Campane,  pur- 
ché queste  siano  per  uso  della  pro- 
pria Chiesa ,  come  decretò  la  con- 
gregazione de'  Riti  in  Patavina  a'  5 
aprile  1620,  nel  Pontificato  di  Pao- 
lo V.  Ordina  pertanto  il  Pontifica- 
le Romano  con  precetto  la  benedi- 
zione delle  Campane,  prima  di  col- 
locarle ne'  campanili  (  Vedi  ). 

Il  vescovo ,  o  abbate,  ec,  che  fa 
la  funzione ,  vestito  di  piviale  bian- 
co, giunto  col  clero  presso  la  Cam- 
pana, che  deve  stare  sospesa,  e  in 
modo  da  potersi  maneggiare,  e  cir- 
cuire tanto  entro  che  fuori,  si  pone 
a  sedere  sul  faldistorio  col  pastorale 


CAM  io5 

in  mano,  e  colla  mitra  in  testa.  Quin- 
di istruisce  brevemente  il  popolo 
sulla  santità  dell'  azione,  che  intra- 
prende ,  e  si  alza  per  cantare  col 
coro  i  sette  salmi  assegnati  dal  Ri- 
tuale. Ciò  terminato  esorcizza,  e  be- 
nedice il  sale,  e  l'acqua  che  mescola 
insieme,  e  facendo  tre  volte  il  segno 
della  Croce ,  prende  l'aspersorio  ,  lo 
bagna  nell'acqua  benedetta,  ed  assi- 
stito dai  sacri  ministri,  lava  la  Cam- 
pana dentro  e  fuori,  la  quale  poi  vie- 
ne asciugata  con  un  mantile  dal  ce- 
lebrante ,  e  poi  dai  ministri  stessi. 
Indi  il  celebrante  segue  la  recita  di 
sei  salmi ,  terminati  i  quali  si  alza 
dal  faldistorio,  e  col  poIHce  della 
mano  destra  ,  coli'  olio  degl'infermi, 
fa  la  figura  di  croce  nel  mezzo  del- 
la Campana  al  di  fuori.  Poscia  as- 
terge con  un  panno  la  croce  fatta 
da  lui ,  e  collo  stesso  oho  fa  altre 
sette  croci  suU'  esterno  della  Cam- 
pana ,  e  quattro  ne  fa  col  crisma 
al  di  dentro  in  egual  distanza,  di- 
cendo :  f>  questa  Campana  sia  san- 
w  tificata,  e  consacrata  in  nome  del 
y>  Padre,  del  Figliuolo,  e  dello  Spi- 
«  rito  Santo".  Indi,  per  distinguere 
ciascuna  Campana,  nomina  un  san- 
to, sotto  l'invocazione  del  quale  la 
Campana  dicesi  benedetta:  onde  que- 
sta cerimonia  prese  il  nome  di  bat- 
tesimo incompetentemente  tra  il  vol- 
go. Nell'incensiere,  che  si  pone  sotto 
la  Campana  ,  si  mette  dell'  incenso , 
della  mirra ,  del  timiamo ,  e  degli 
aromi  odoriferi  per  far  profumi  alla 
Campana;  finalmente  si  canta  il  van- 
gelo di  s.  Luca,  e,  X,  ed  il  celebrante  si 
rivolge  verso  la  Campana ,  fa  sovra 
essa  il  segno  di  croce,  e  così  termi- 
na la  cerimonia ,  che  si  legge  nel 
menzionato  Pontificale  Romano,  al 
titolo  De  Benediclione  signi ,  yel 
Campanae. 

La  imposizione  del  nome  di  alcun 


io6  CAM 

santo,     clic    si    fa    alla     Campana, 
di  che  tratta    il    Diicange,    Glossar, 
verb.     Campanas     haptizare ,  serve 
per  distinguere,  come  dicemmo,  una 
Campana  dall'  altra ,    come    si    leg- 
ge   in  Pouget  Instit.    Cathol.    tomo 
II     pag.     902 ,    o    per    essere    più 
conlbrme    alla    pietà  ,   die  il  popo- 
lo   sia    convocato    alla    Chiesa  dalla 
voce  di  quel  santo  ,     come  ben    ri- 
flette il   p.  Pietrasanta ,     Riti    della 
Chiesa  Caltolicaj  tom.  II,  p.   4^>  ^ 
per  impetrare  la  protezione  del  san- 
to, il  cui  nome  si  assume  a  prò  del  me- 
tallo come  istromcnto  della  divina  lode. 
Come  dicemmo,  la  sacra  funzione  ter- 
mina con  un  segno  di  croce,  cui  forma 
il  celebrante  sulla  Campana,  conceden- 
dole con  esso  l'autorità  di  fugare  col 
grato  suo    rimbombo    le    tempeste , 
di  dissipare    i  turbini ,  di    sciogliere 
gì'  incantesimi ,     invitando     i     lèdeli 
alla    divozione,    ed    alla    frequenza 
della    Chiesa.    Ciò    si  raccoglie  dal- 
le   belle    parole    del   Pontificale    ci- 
tato. 

Oltre  a  queste  cerimonie,  nella 
Catalogna  suolsi  eleggere  il  compa- 
rCj  e  la  comare  della  Campana,  che 
si  benedice,  locchè  una  volta  pra- 
ti cavasi  ancora  nella  Germania ,  e 
però  fia  cento  falsi  gravami,  cui 
neir  abbandonare  la  religione  catto- 
lica opposero  alla  Santa  Sede  alcu- 
ni di  que'  popoli ,  ritrovasi  quello 
delle  soverchie  spese,  che  si  faceva- 
no dai  compari,  e  dalle  comari  del- 
le Campane,  come  può  vedersi  ap- 
presso il  lìinghamo,  Origin.  et  Ant. 
Eccl.  t.  Ili,  lib.  VI  e.  V.  Veggasi 
il  Bona^  Rer.  liturg.  lib.  J,  cap.  22, 
il  quale  parla  delle  cerimonie  analo- 
ghe al  battesimo,  che  si  fa  alle  Cam- 
pane ,  fondato  nel  capo  XIV  del 
concilio  di  Colonia  celebrato  nel 
1 536,  appresso  Labbé,  Concil.  tom. 
XIV,   col  549,    e  Bellariniuo,    de 


CAM 

Roman.  Pontif.  lib.  IV,  cap.  1 2,  che 
confuta  i  Centuriatori  di  Magdebur- 
go,  i  quali  scioccamente  accusano  il 
Pontefice  Giovanni  \lll  di  orrendo 
sacrilegio  per  silfalto  battesimo,  con- 
tro r  istituzione  di  Gesù  Cristo,  non 
riflettendo  que'  protestanti,  che  que- 
sta benedizione  non  è  che  un  bat- 
tesimo metaforico ,  così  detto  non 
già  dai  Papi ,  ma  dal  volgo  soltan- 
to, mentre  nella  benedizione  delle 
Campane  nulla  vi  è  del  battesimo, 
ma  solamente  preci  fatte  a  Dio,  co- 
me nelle  altre  benedizioni  degli  al- 
tari, calici,  ed  altri  vasi  sacri.  Ed 
il  p.  Menochio,  tom.  II,  pag.  193, 
»  Dell'  uso  delle  Campane,  e  del  ri- 
»>  to  di  benedirle,  o,  come  si  vuol  di- 
>»  re  volgarmente,  battezzarle  ",  sog- 
giunge, non  dover  sembrare  strano , 
che  le  Campane  si  benedicano,  un- 
gano ,  lavino ,  e  s' imponga  loro  il 
nome ,  perchè,  come  dice  s.  Paolo , 
ogni  creatura  colla  divina  parola,  e 
coir  orazione  si  santifica.  Il  più  volte 
citato  Cancellieri,  nelle  sue  Campane 
al  capo  XIII ,  annovera  gli  scrittori 
protestanti,  che  le  hanno  condanna- 
te, ed  al  capo  XIV  dà  l'  elenco  dei 
cattoHci,  che  le  difesero.  Nondime- 
no in  molti  paesi  di  religione  rifor- 
mala si  suonano  le  Campane  per 
morti,  e  per  altre  circostanze. 

Talvolta  anche  i  Sommi  Pontefici 
hanno  benedette  le  Campane ,  ed 
oltre  il  suddetto  Giovanni  XIII,  che 
impose  il  nome  di  s.  Giovanni  Bat- 
tista alla  Campana  lateranense ,  ed 
oltre  altri  antichi  esempi,  che  per 
noi  non  si  riferiscono ,  diremo  solo 
dei  più  recenti.  Nel  giorno  della 
beatificazione  di  Giacinta  Mariscotti, 
fatta  in  s.  Pietro,  nel  1726,  da  Be- 
nedetto XIII,  neir  atrio  della  basili- 
ca il  Papa  benedì  per  uso  della 
medesima  una  Campana ,  eh'  egli 
avea  fatto  fondere,  e  perciò  chiama- 


CAM 

tn  la  Bencdcllìna  (  V.  la  descrizione 
clie  riporta  il  Diario  di  Roma  n. 
1 4 1 8  di  tal  anno  ).  Nello  stesso  por- 
tico Benedetto  XIV,  nel  1 746,  be- 
ncd\  una  Campana  per  uso  della 
predetta  basilica,  e  nel  n.  4^38  del 
citato  Diario  si  leggono  le  cerimonie, 
che  si  praticarono ,  come  nel  nuin, 
4641  ^'i  sono  le  cerimonie  fatte  dal 
medesimo  Pontefice  nel  palazzo  qui- 
rinale per  due  Campane  fuse  ad 
uso  di  due  chiese  di  Germania. 

Essendosi  infranta  la  Campana 
maggiore  di  Castel  s.  Angelo,  fatta 
da  Alessandro  VII ,  venne  rifusa 
per  ordine  di  Clemente  XIII,  che 
nel  1759,  incaricò  monsignor  pa- 
triarca de  Rossi  vicegerente  a  bene- 
dirla, dedicandola  alla  b.  Vergine 
Maria,  ed  al  principe  degli  ApostoH, 
come  abbiamo  dal  n.  6549  ^^^ 
Diario  di  Roma.  Il  numero  poi 
6750  riporta  la  benedizione ,  che 
Clemente  XIII  fece  nel  duomo  di 
Albano  d' una  Campana  in  onore 
della  b.  Vergine ,  di  s.  Clemente  I 
Papa,  e  del  Cardinal  s.  Carlo  Bor- 
romeo, essendovi  incisa  questa  iscri- 
zione, "  Conflatam  anno  i643,  at-^ 
«  que  anno  1755  disruptam  ,  rcstir 
>*  tuit,  unxit,  et  benedixit  Clemens 
iy  XIII  anno  1760".  Della  Campa- 
na per  la  chiesa  parrocchiale  di  Ca- 
stel Gandolfo,  benedetta  solennemen- 
te co'  nomi  dei  ss.  Tommaso ,  Be- 
nedetto e  Nicola,  per  ordine  di  Cle- 
mente XIV,  dal  maggiordomo  Ar- 
chinto,  nel  1773,  tratta  il  num. 
8020  de'  predetti  Diarii.  Il  Cancel- 
lieri, De  Secretariis  p.  1992  t.  IV, 
De  Tinlinnahulis  templi  vaticani  re- 
cens  iterato  translatis,  fa  la  descrizio- 
ne della  summentovata  Campana 
maggiore  della  basilica  vaticana,  fatta 
rifondere  da  Pio  VI,  e  da  esso  benedet- 
ta solennemente  nel  portico  della  stes- 
sa basilica  a'21  giugno  1786,  giorno 


CAM 


07 


sacro  alla  ss.  Trinità.  Finalmente 
Papa  Pio  VII,  a'26  noveml)re  i8o5, 
nel  palazzo  di  Campidoglio  ,  I)cnedi 
soleiuiemente  le  due  Campane  del 
medesimo  Campidoglio,  la  descrizione 
delle  quali  colla  cerimonia  relativa, 
vedesi  in  Francesco  Cancellieri;  Le 
due  mioi'e  Campane  di  Campido- 
glio, B-oma    1806. 

Veggasi  altresì  Pompeo  Sarnelli , 
tomo  Vili,  lettera  Xll,  Della  be- 
nedizione delle  Campane,  ove  dice 
che  questa  benedizione,  cioè  de'cam- 
panelli,  o  Campane  minori,  era  no- 
ta anche  a'  greci ,  mentre  si  legge 
presso  Gregorio  prete,  che  il  beato 
Teodoro  archimandrita  tinlinnahulis 
benedixit,  ed  egli  visse  a' tempi  di  s. 
Gregorio  l  Papa,  l'immediato  pre- 
decessore di  Sabiniano.  Da  un  ano- 
nimo scrittore  abbiamo,  »  Recueil 
curieux  et  edificant  sur  les  clo- 
•j  ches  avec  les  ccrémonies  de  leur 
»  Benediction.  1757  ", /^.  Francesco 
Cecconi,  Benedizione  delle  Campa- 
jiej  e  suoi  significati  e.  XVI,  p.  109, 
nel  Sagro  rito  di  consacrar  le 
Chiese, 

§  V.    Uso  delle   Campane,  sacro 
e  pubblico,  e   loro  suonatori. 

Le  Campane  nelle  chiese  fanno 
le  veci  delle  trombe  sacerdotali  de- 
gli ebrei,  col  suono  delle  quali  nei 
giorni  festivi  era  il  popolo  convoca- 
to, e,  secondo  gli  ordini  di  Mosè, 
movea  il  campo  israelitico.  Stante 
dunque  la  morale  necessità  di  dare 
in  qualche  modo  segno  al  popolo  cri- 
stiano, molto  ragionevolmente  si  deter- 
minò la  Chiesa ,  invece  delle  trom- 
be, di  usare  le  Campane,  il  cui  suo- 
no è  gagliardo,  penetrante  e  di  lun- 
ga durata.  Come  abbiamo  Teduto, 
sino  ai  tempi  di  Costantino,  che,  nel 
Pontificato  di    s.  Melchiadc    l' anno 


io8  CAM 

3i3,  diede  pace  alla  Chiesa,  non  vi 
«•a  slato  alcun  segno  per  radunare 
i  fctleli.  11  vescovo,  ovvero  il  diaco- 
no, o  i  cursori,  erano  ([uelli,  i  quali 
loro  noliiìaivano  il  tempo,  e  il  luo- 
go della  radunanza.  Si  vuole  anco- 
ra, che  nelle  diverse  regioni,  i  fede- 
li ibssero  convocati  agli  ufllcii  divi- 
ni col  hatteie,  che  si  faceva,  sopra 
alcune  tavole,  nominate  perciò  ta- 
vole sacre j  ma  dopo  che  fu  Carlo 
eletto  imperatore,  si  usarono  diversi 
strumenti,  come  le  trombe,  i  corni, 
ì  vasi  di  rame,  di  ottone,  ec.  La 
Glossa  al  e.  Quia  cunctos  una  de  ofjì. 
cnslodis  Ejctravag.  coni.,  alla  parola 
Campana^  porta  questi  due  versi  di 
una  ,  che  di  se  dice  1'  uflicio  a  cui 
è  destinata; 

Laudo  Deuni  veruniy  pleheni  vo- 
ce, congrego   Cleruni, 

Defilile tos  ploro j  pestenifiigo,  fe- 
sta decoro. 

Questi  versi  sono  illustrati  dal  p.  Zac- 
caria, nel  libro  de  Jur.  Rer.  Eccle- 
siasLicarwn  tom.  Ili,  sect.  i,  de 
Campanis ,  ove  in  luogo  di  pestem 
fiigOf  legge  ninihwn  fiigo.  Si  scor- 
ge una  felice  imitazione  di  questi 
versi  ne'  seguenti  : 

Funera  piango,  fiilmina  frango, 

sabbaio  paugo, 
Excho  Icntos,  dissipo  venlos,  paco 

cruentos. 

Le  Campane  adunque  servono  a 
chiamare  i  fedeli  alla  chiesa  (  V.  Da 
Signal  pour  appeller  le  peuple  à 
la  Messe.  Dans.  let.  LXXXIV  da 
Dinovart  p.  257),  ad  avvertirli  dei 
diversi  soccorsi  spirituali  loro  offerti 
dalle  chiese,  dei  diversi  doveri  loro, 
e  di  alzar  la  mente  a  Dio;  nonché 
per  la  recitazione  delle  ore  canoni- 
che, per  le  prediche,  per  le  istruzio- 


CAM 

ni  della  dottrina  cristiana ,  per  dar 
segno  delle  esequie  de'defunti,  e  del 
portarsi  che  si  l'anno  i  cadaveri  nel- 
le chiese ,  per  T  arrivo  del  vescovo, 
o  superiore  ecclesiastico ,  e  per  le 
funzioni  straordinarie  dalla  (Uiiesa 
comandate.  Nel  i3i4,  Ili  ordinato 
nel  concilio  provinciale  di  Ravenna, 
che  quando  i  vescovi  camminassero 
per  le  strade  di  cittì\,  e  della  cam- 
pagna, dovessero  suonarsi  le  Cam- 
pane delle  chiese;  ed  in  Roma, 
quando  sorte  il  Papa,  suonano  anco 
le  Campane  pubbliche,  come  quelle 
di  Campidoglio ,  della  curia  Inno- 
cenziana ,  ec. ,  ciò  che  si  deve  fare 
anche  nelle  città  ov'egU  si  reca. 
Le  Campane  si  suonano  inoltre  per 
le  processioni,  alle  ore  vento na  del 
giorno  innanzi  le  feste,  in  tutti  i 
venerdì  in  memoria  della  passione 
di  Gesù  Cristo,  nella  esposizione  ed 
ostensione  di  reliquie  insigni ,  nella 
esposizione  del  ss.  Sacramento ,  ed 
ogni  ora  quando  lo  è  in  forma  di 
quarant'ore;  quando  si  porta  il  Via- 
tico agi'  infermi,  nell'  agonia  de'  mo- 
ribondi ,  per  eccitare  i  cristiani  ad 
implorar  loro  buona  morte  ;  e  nel- 
le messe  conventuali  alla  elevazione 
dell'  Ostia ,  e  del  Calice.  11  suono 
delle  Campane  prima  e  dopo  1'  ele- 
vazione fu  istituito  in  Sicilia,  e  pro- 
pagato per  tutto  il  mondo  nel  Pon- 
tificato di  Alessandro  VI,  allorquan- 
do un  eretico,  per  nome  Rizzo,  in 
Catania,  strappò  dalle  mani  del  sa- 
cerdote r  Ostia  consacrata.  Perciò  a 
prevenire  simili  enormi  attentati,  si 
stabih  suonar  le  Campane  al  prin- 
cipio del  prefazio,  per  invitare  i  fe- 
deli di  ti'ovarsi  presenti  alla  consa- 
crazione. Si  suonano  pure  regolar- 
mente le  Campane  tre  volte  il  gior- 
no, all'  aurora,  al  mezzogiorno,  e  al 
tramontar  del  sole,  per  eccitare  i 
fedeli,  ad  onorare  la  beata  Vergine 


CAM 
colla  recita  della  Salutazione  Ange- 
lica. V.  Angelus  Domini.  Questo 
triplice  suono  facendosi  a  tocchi  , 
ed  a  riprese,  siccome  nel  giorno  del- 
la commemorazione  de'  morti ,  e  in 
occasione  di  qualche  Umerale,  così 
ad  alcuni  è  piaciuto  di  riconoscer- 
vi un  quotidiano  avviso  del  nostro 
fine.  Le  Campane  a  morto  si  suo- 
nano in  diversa  maniera,  dice  Du- 
rando in  Rol.  Dtv.  Off.  >i  Pro  mu- 
M  liere  bis  ;  prò  viro,  ter  ;  si  autem 
»  Clericus  sit,  tot  vicibus,  quot  or- 
«  dinjes  habuit  ille  ".  Il  PufFendorf 
esaminò  1'  uso  da  farsene  nel  signi- 
ficare la  morte  de'parrocchiani,  Jur. 
Univ.  p.  IV  n.  104.  Paolo  V  de- 
cretò si  suonassero  le  Campane  per 
tutto  il  cristianesimo  ad  un'  ora  di 
notte,  affine  d'invitare  i  fedeli  a  suf- 
fi-agare  le  anime  dei  defunti ,  colla 
recita  del  salmo  De  Profundis  [Ve- 
di). Né,  dice  il  Menochio,  è  ripren- 
sibile di  suonarle  nelle  esequie  per 
eccitare  la  pietà  de'  fedeli  a  suffra- 
gare le  anime  di  que'  defunti  con 
orazioni  e  con  altre  opere.  E  Cle- 
mente XI,  nel  1703,  pegli  ur- 
genti bisogni  della  Chiesa ,  ordinò 
che  per  quindici  giorni  si  suo- 
nassero le  Campane  a  due  ore  di 
notte,  concedendo  indulgenza  a  quel- 
li ,  che  in  quel  tempo  ricorressero 
al  divino  aiuto  con  alcune  preci; 
premio  che  altri  Papi  aveano  con- 
ceduto ,  e  concedettero  per  diversi 
suoni. 

Il  p.  Marlene,  nelle  Consuetudini 
di  s.  Germano,  parla  della  Campa- 
na dell'  elemosina  ,  eh'  era  il  segno 
per  chiamare  i  monaci  al  refettorio, 
o  alla  distribuzione  della  carità  da 
farsi  a'  poveri.  Non  esistono  più  quel- 
le, che  davano  avviso  della  esecu- 
zione di  pene  pubbliche  e  sup- 
plizi!. 

Si  suonano  le  Campane  per  con- 


CAM  109 

vocare  gli  Ordini  religiosi ,  i  moni- 
steri  ,  i  seminarii ,  i  collegi,  le  par- 
rocchie, i  capitoli,  le  confraternite, 
gli  ospedali,  alle  loro  uffiziature,  ed 
alle  ripartite  azioni  della  loro  vita, 
nel  giorno,  e  nella  notte;  i  magi- 
strati ai  loro  consigli,  i  tribunali  al- 
le loro  giudicature  ;  la  scolaresca 
ai  suoi  ginnasii ,  licei  e  scuole.  In 
Roma  la  Campana  di  Campidoglio, 
come  altrove  si  disse ,  annunzia  la 
morte  del  Papa  alla  città  ;  e  per 
diverse  altre  occasioni  suona  a  fe- 
sta ,  cioè  per  l' ingresso  del  nuovo 
senatore,  pel  possesso  dei  nuovi 
conservatori  ed  uffiziali  del  popolo 
romano,  non  che  negli  otto  giorni 
di  carnevale  ad  ore  diciannove,  ed  an- 
ticamente suonò  non  solo  per  lie- 
te circostanze,  ma  anche  per  la 
morte  dei  rei  condannati  dal  se- 
natore,    nonché  per  varie    giustizie. 

Il  suono  delle  Campane  a  mar- 
tello per  pubbliche  calamità,  come 
d'incendio,  d'inondazioni,  e  d'inva- 
sioni di  armate,  giova  a  chiamar  gen- 
te, ad  eccitare  i  cittadini  a  prende- 
re le  armi  in  difesa  della  patria, 
sempre  però  coli'  autorizzazione  dei 
rispettivi  magistrati.  Gerardo  Lodo- 
vico Boemero  trattò  del  diritto  di 
tenere  le  Campane  ne'  feudi  :  Pro- 
gramma de  feudo  campanario,  Got- 
tingae  lySS,  et  in  eius  Ohserv.  Jur. 
Feud.  n.  7.  E  siccome  le  Campane 
destinate  a  chiamare  a  consiglio  gli 
abitanti  de'  distretti ,  erano  denomi- 
nate Tintinnahula  Bannalia,  quin- 
di il  re  di  Francia  Filippo  VI,  nel 
1345,  concesse  nell'Auvergne,  facol- 
tà, >->  quod  possit  habere  ibidem 
»  quamdam  Campanam  prò  con- 
«  gregatione  dicti  consulatus". 

Siccome  la  patriarcale  basilica  la- 
teranense ,  come  capo  e  madre  di 
tutte  le  chiese  del  mondo ,  rappre- 
senta la  Chiesa  celeste,    ove  la  pace 


no  CAM 

è  perfidila  e  perpetua ,  così  in  que- 
sta basilica  ogni  giorno,  al  mattuti- 
no, alla  messa,  ed  ai  vespeii  si  suo- 
nano sempre  le  Campane  a  festa , 
come  si  ha  dal  Crescimbeni ,  Stato 
della  Papale  basilica  lateranensc 
p.  179.  Cessando  in  tempo  d'inter- 
detto, e  di  scomuniche  i  divihi  ufll- 
cii,  le  Campane  de'  luoghi  affetti  da 
tali  censure  ecclesiastiche ,  non  pos- 
sono suonare ,  siccome  prescrive  il 
Ciip.  quod  iionnidlis  .  E  quando 
i  Papi  nel  giovedì  santo  pubblica- 
vano le  scomuniche  contenute  nella 
bolla  in  Coena  Domini ,  allora  le 
Campane  suonavano  senza  ordine. 

Il  Novaes,  nella  vita  di  Urbano 
VI,  riporta  che  essendo  egli ,  nel 
i38j,  assediato  per  cinque  mesi  nel 
castello  di  Nocera ,  ogni  giorno  a 
suono  di  Campane  si  affacciava  per 
ben  quattro  volte  alla  finestra  , 
ed  ivi  scomunicava  i  suoi  nemici. 
Suonavano  disordinatamente  le  Cam- 
pane nel  pronunziar  le  censure,  per- 
chè, siccome  in  «  pulsatione  Campa- 
»  narum  ordinata,  Ecclesia  fìdeles 
«  congregai  ,  sic  inordinata  infldeles 
j>  dispergit".  Angelo  Rocca  nel  suo 
Commentario  de  Campani s,  Romac 
1612,  cap.  XXV,  tratta  de  tempori- 
bus in  qui  bus  Campanas  pulsare 
non  licei y  et  cur  itaì  11  mesto  si- 
lenzio delle  Campane ,  a  cui  si  so- 
stituisce lo  strepito  di  alcuni  legni, 
non  solo  serve  a  rammentare  la 
pratica  de'  primi  secoli  suddescritta, 
ne'  quali  col  loro  mezzo,  invece  del- 
le Campane,  si  chiamavano  i  fedeli 
agli  ullicii  divini;  ma  anche  ad  in- 
dicare nel  giovedì  e  venerdì  santo 
l'abbandono  degli  apostoli,  la  mor- 
te, e  la  sepoltura  del  nostro  divin 
Redentore;  ed  il  doppio  e  lieto 
loro  suono  è  diretto  a  festeggiare 
la  faustissima  mcinoria  della  glorio- 
sa sua  resurrezione  nel  sabba  to  san- 


CAM 

to.  La  sospensione  di  tal  suono  ,  dice 
il  Macri  ,  significa ,  che  siccome  gli 
apostoli  si  tacquero  nella  passione  di 
Gesù  Cristo,  così  anche  nel  triduo 
d(;IIa  settimana  santa  suonar  non  si 
debbono  le  Campane,  in  segno  e- 
ziandio  di  mestizia. 

Il  Cancellieri,  nella  Settimana  San- 
ta, parlando  dell'antica  riconciliazio- 
ne, che  avea  luogo  de'  penitenti  al- 
l'ora di  sesta,  o  di  nona,  dice  che 
dopo  tal  funzione  suonavansi  le 
Campane  a  festa  in  segno  di  gioia , 
e  che  d'allora  in  poi,  tacevano  lino 
al  sabbato  santo.  I  penitenti  prende- 
vano luogo  tra'  fedeli  per  sentire  la 
messa,  che  per  loro  dicevasi,  e  par- 
tecipare cogli  altri  ai  sacri  misteri. 
Trattando  poi  dell'  attuai  rito,  che 
si  fa  in  tal  mattina,  soggiunge,  che 
siccome  non  si  può  separare  la  me- 
moria dell'  istituzione  dell'  Eucaristia 
da  quella  della  passione,  così  la 
Chiesa  fra  le  cerimonie  di  letizia , 
dà  ancora  varii  segni  di  tristezza, 
il  perchè  dopo  il  Gloria  ec,  non 
solo  sospende  l'uso  delle  Campane, 
come  riflette  Lamberti  ni,  Instit.  20 
pag.  88,  e  ripiglia  l'  antico  delle 
Troccole,  come  si  ha  da  un  decreto 
della  S.  C.  de'  Riti,  t.  IX,  pag. 
128,  num.  3733,  o  tavolozze,  che 
usavansi  specialmente  da'  monaci ,  e 
chiama vansi  Crepilaculum,  Ligmmi 
congregans  ,  malleus  excitato rius  , 
ligneus,  tabula  lignea  per  invitare 
il  popolo  alla  chiesa  ;  ma  si  astiene 
ancora  dal  dare  la  pace.  /^.  Leo  Alla- 
tius  de  recentium  grcecorum  templis, 
ubi  de  chirosemantrOj  aul  seniantc- 
rioj  Theod.  Laudien,  Diss.  hislorica 
de  simandris  grcecorum,  sive  de  ritu 
convocandi  populum  ad  sacra  per 
Ugna,  Regiomonti  17 16.  Nella  chiesa 
ambrosiana  suonansi  le  Campane 
fino  alle  parole  del  passio,  emisit 
spiritum,   del    venerdì   santo ,   dopo 


CAM 

di  cui  tacciono  iiiio  qXV Alleluia  del 
sabbato  santo.  In  questo  frattempo 
adoprasi  il  Crotalo  di  lesino,  come 
chiamasi  nel  messale  ambrosiano, 
P^.  Nicolò  Sormani,  V  Origine  aposto- 
lica della  chiesa  milanese,  e  del 
rito  di  essa,  Milano    1754. 

Nella  mattina  poi  del  sabba to 
santo  al  Gloria  iti  excelsis  ce,  ri- 
suonano le  Campane,  dopo  che  han- 
no suonato  quelle  della  cattedrale, 
o  della  chiesa  matrice,  e  non  prima, 
sotto  pena  di  cento  ducati,  secondo 
la  costituzione  di  Leone  X,  Dicni 
intra j  emanata  nel  i5i8,  la  qual 
legge  s'  intende  anche  per  le  chiese 
parrocchiali ,  e  per  quelle  de'  rego- 
lari, a  tenore  dei  decreti  della  Con- 
gregazione de'  Riti  in  Oriolen.  1 1 
aprii.  1601  ,  e  19  febbr.  1608. 
Ma  Benedetto  XIV,  confermando, 
nel  1754,  i  privilegi  della  basilica 
di  s.  Francesco  d'Assisi,  colla  bolla 
Fidelisy  le  concesse  quello  di  suo- 
nare nel  sabbato  santo  la  Campana 
prima  della  cattedrale. 

Al  cominciare  del  secolo  VI  poco 
si  conosceva,  o  poco  era  comune 
r  uso  delle  Campane ,  per  cui  si 
narra,  sebbene  da  molti  si  tenga 
per  favoloso,  che  avendo  il  re  Clo- 
tario  mandato  l'esercito  ad  assediare 
Sens,  i  soldati  rimasero  spaventati 
dal  suono  della  Campana  della  chie- 
sa di  s.  Stefano,  cui  il  vescovo  di 
Orleans  avea  comandato  di  suona- 
re, così  che  datisi  improvvisamen- 
te alla  fuga  abbandonarono  la  città. 

Degli  effetti  prodigiosi  del  suono 
delle  Campane,  fanno  parola  diversi 
autori,  e  fra  gli  altri  Macri,  Sarnelli, 
e  Menochio,  il  quale  nel  t.  II,  pag. 
195,  tratta  al  capo  XVI,  Di  alcu- 
ne Campane,  che  in  certi  tempi  suo- 
narono da  se ,  e  di  altre  che  per 
miracolo  non  si  poterono  suonare. 
Per  dire  alcuna  cosa  sul  suono  mi- 


CAM  IH 

racoloso  delle  Campane,  ci  limite- 
remo ad  accennare,  che  quando  le 
ceneri  di  s.  Romualdo  furono  por- 
tate in  Fabriano,  tutte  le  Campane 
suonarono  da  per  se  a  festa,  con 
grande  stupore  della  città.  Al  mo- 
mento della  morte  del  b.  Alvaro 
di  Cordova  domenicano,  che  accad- 
de nel  i4oo,  la  Campana  del  con- 
vento suonò  da  per  se.  E  nel  punto, 
che  il  b.  Cirio  Lunelli  spirò,  nel 
secolo  XIII,  in  Potenza  del  Piceno, 
tutte  le  Campane  suonarono  diste- 
samente, senza  che  alcuno  le  avesse 
mosse.  Abbiamo  pure,  che  quando 
pertossi  a  E.oma  il  corpo  della  b. 
Margherita  Colonna,  morta  in  Pa- 
lestrina,  suonarono  da  se  tutte  le 
Campane,  con  meraviglia,  e  con- 
corso de'romani.  F^.  Ragguaglio  delle 
Campane  di  p^iliglia,  terra  nel  re- 
gno d' Aragona j  e  quante  volte  che 
7iel  i6oi  abbiano  sonato  da  se  stesse, 
cavato  daW  autentico  processo,  Ro- 
ma  1601,  di  Carlo  Wllietti. 

Tanta  poi  fu  la  riverenza,  in  cui 
si  tenevano  le  Campane  sopra  le  tor- 
ri, o  campanili ,  che  gli  antichi  cri- 
stiani solevano  collocarvi  ora  la  cro- 
ce, ora  la  stella ,  e  talvolta  il  gallo 
con  misteriosi  significati.  Nel  i58i, 
la  congregazione  de'  vescovi  e  rego- 
lari prescrisse,  che  le  Campane  con- 
sacrate, poste  in  una  torre,  o  cam- 
panile profano,  non  possano  servire 
ad  uso  pi'ofano,  sebbene  fossero  fab- 
bricate a  questo  fine,  meno  che  lo 
permetta  il  vescovo,  o  la  consuetu- 
dine. I  sacri  canoni  diedero  il  cari- 
co di  suonare  le  Campane  all' ostia- 
rio,  o  al  mansionario.  S.  Benedetto, 
nel  capo  7  della  sua  regola,  ingiun- 
se quest'ufficio  all'abbate  stesso  del 
monistcro ,  affinchè  di  notte  e  di 
giorno  chiamasse  i  suoi  monaci  a 
cantar  le  lodi  di  Dio.  Carlo  Magno 
ne'  suoi  Capitolari  vuole  ,  che   i  sa- 


ffl  CAM 

cei-doti  suonino  le  Campane  per  le 
ore  canoniche.  V.  il  p.  Azevedo  ge- 
suita ,  De  signo  quo  oli  ni  ad  di- 
vina officia  clerici  convocabantur,  ed 
è  la  ter/a  nella  raccolta  del  p.  Zac- 
caria De  disciplina  populi  Dei.  Si 
sa  che  i  francescani,  e  altri  religiosi 
per  la  levata  ed  ore  canoniche  usa- 
no il  segno  delle  Troccole,  o  Trac- 
cole  di  legno,  ed  i  cappuccini  per 
invitare  i  fiati  in  refettorio,  battono 
un  coppo  di  terra  cotta.  Il  concilio 
di  Colonia  prescrive,  che  non  pos- 
sano suonarsi  le  Campane  che  da 
un  chierico  in  cotta,  come  s.  Carlo 
Borromeo,  Inslruct.  fah.  eccl.  cap.  26, 
procurò  sempre  si  osservasse  nella 
sua  diocesi.  Perciò  fu  vietato  a'iaici, 
canon,  perlectis  25,  dist.  V,  Rocca, 
De  Campanario,  sive  de  officio  pul- 
sandi  Caf?ipanaSy  ^.  lyS,  di  tenerle 
in  casa,  e  di  suonarle  se  non  è  loro 
permesso;  concedendosene  soltanto 
l'uso  alle  chiese  ove  celebrasi  il  san- 
to sacrificio  della  messa,  come  riporta 
Bonifacio,  dell'  Arte  de'  Cenni  j  ar- 
te  di  sonar  le  Campane ,  p.  3 1 8. 
Dappoiché  1'  uso  pubblico  delle  Cam- 
pane non  potevasi  ad  arbitrio  usur- 
pare ,  essendo  un  distintivo  molto 
apprezzato  e  ricercato ,  ne  risultava 
un  onore  speciale  agli  ospedali ,  se 
potevano  ottenere  il  privilegio  di  con- 
vocare con  esse  il  popolo  agli  ufficii 
di  carità ,  in  essi  esercitati ,  o  alla 
celebrazione  de'  divini  misteri ,  che 
facevansi  nella  chiesa  annessa.  Ciò 
apparisce  dagli  statuti  cluniacensi,  ove 
al  can.  25  si  prescrive,  che  »  loco 
9i  famulorum,  qui  mane  vociferando 
M  fratres  in  infìrmaria  jacentes  inho- 
«  neste  ad  missam  vocare  solebant, 
«  squilla  ad  hoc  in  sublimi  infir- 
»  mariae  loco  suspensa  pulsetur  ". 
Anche  presentemente  i  certosini  sa- 
cerdoti suonano  alternativamente  le 
Campane.  JXelle  sagrestie  delle  chie- 


CAM 

se  principali  deve  esservi  una  tabel- 
la, che  ne  indichi  e  regoli  il  tempo, 
e  il  modo  di  suonarle,  e  per  quali 
oggetti  devono  esser  suonate,  acciò 
sia  di  norma  al  campanaro,  e  di 
avviso  al  popolo,  che  deve  ubbidire 
alla  voce  della  Campana ,  tanto  col 
recarsi  alla  chiesa,  quanto  pregando 
in  casa,  od  accompagnando  in  istra- 
da le  preghiere  altrui.  Devonsi  inol- 
tre di  frequente  pubblicare  le  in- 
dulgenze concesse  a  quelli,  che  pra- 
ticano i  di  voti  esercizii  prescritti  a 
certi  suoni  delle  Campane  sopraccitati. 

Il  suono  delle  Campane  non  deve 
aver  luogo  per  cose  profane,  ne  deve 
essere  fatto  in  modo  profano,  come 
imitando  qualche  musica  teatrale  ec. 
Presso  gli  scozzesi,  e  gì'  irlandesi  sa- 
lirono le  Campane  a  si  alto  pregio, 
da  esser  tenuto  tanto  sacro,  e  invio- 
labile il  giuramento  fatto  sopra  le 
Campane,  quanto  sopra  l'evangelio, 
come  si  ha  da  Silvestro  Giraldi  in 
Anglic.  nornian.  ac  topogr.  hibernen. 
Disc.  3,  cap.  33.  Dimostrano  la  dif- 
ferenza dell'  uso  delle  Campane  in 
vigore  della  superiorità  territoriale , 
o  in  servigio  della  chiesa ,  Giacomo 
Federico  Ludovisi  :  De  eo  quod  ju~ 
slum  est  circa  Campanas ,  Halae 
1708;  e  Gio.  Ulrico  de  Cramer, 
Aliud  est  Campanis  itti  vi  siipe- 
rioritatis  territorìalis  ,  aliud  ad  ec- 
clesiae  usum  in  conforniitate  ordì- 
nationis  concistorialis.  In  ejus  observ. 
jur.  univ.  p.    I.  n.  299". 

Sono  proibite  tutte  le  superstizio- 
ni sulla  fusione  delle  Campane,  sul 
loro  suono,  ed  usi,  che  riporta  il  ci- 
tato Thiers,  Traile  des  superstitions 
tom.  I,  lib.  V ,  cap.  4*  ^^'  ^in^erali 
de'  gentili  fu  adoperata  la  Campa- 
na, sulla  fiducia,  che  il  suono  dei 
bronzi  avesse  la  virtù  di  espellere  i 
cattivi  genii,  e  gli  spettri,  capaci  di 
inquietar  le  anime  dei  trapassati,  e 


CAM 

gli  spartani  solevano  battere  i  bron- 
zi ne'  funerali  dei  loro  re. 

Anticamente  vi  era  il  bizzarro  co- 
stume di  ricuoprir  la  Campana  di 
una  nuova  veste  preziosa ,  di  toc- 
care la  corda,  e  di  ripeterne  a  gara, 
e  ad  alta  voce  il  nome.  Altri ,  e 
massime  i  più  ricchi  e  facoltosi,  co- 
me riporta  il  p.  Zech  De  Canipa- 
nisj  et  instrumentis  inusicis,  in  t.  Ili, 
De  Iure  rer.  eccl.  sec.  I,  et  int.  I, 
Dìsciplinae  populi  Dei,  gareggiava- 
no di  prendere  coi  denti  la  fune 
delle  nuove  Campane,  per  la  ferma 
persuasione  di  restare  immuni  per 
tutto  r  anno  dal  tormentoso  dolore 
de'  medesimi.  Luigi  Navarino,  in  En- 
cyclopedìa  epistolari,  ep.  182,  rife- 
risce il  costume  di  alcune  città  di 
mandare  in  donò  le  funi  per  le 
Campane  di  qualche  santuario,  affin- 
chè potessero  suonarsi  pei  temporali, 
non  perchè  su  questi  possa  aver  in- 
fluenza la  loro  forma,  o  la  natura  del 
metallo,  ma  suonandole  nell'intem- 
perie dell'  aria,  i  santi  ad  onore  dei 
quali  si  benedicono  ,  implorassero 
da  Dio  la  cessazione  di  tali  flagelli. 
Narra  il  p.  Gio.  Botlando,  che  i  al- 
lignati per  lungo  tempo  furono  so- 
liti di  mandare  in  dono  delle  pezze 
di  lana,  e  delle  somme  di  denari  ai 
religiosi  del  monistero  di  s.  Dome- 
nico abbate,  presso  la  città  di  Sora, 
afììnchè  potessero  rivestirsi,,  e  com- 
prare de'  mazzi  di  corde  per  suonar 
le  Campane  ;  e  dice  di  più,  che  i 
fulignati  erano  rimasti  esenti  da 
ogni  danno  di  grandine  e  di  fulmi- 
ni ^  finché  aveano  continuate  queste 
pie  oblazioni  :  Sur  Vusage  de  sonner 
les  cloches  dans  le  tenis  d'orage 
Dans  le  tom.  Ili,  De  Journal  eccles. 
du  DiiLOvart,  p.    i55. 

Nel  medio  evo  si  costumò  di  por- 
tare nelle  battaglie  le  Campane  sul 
carroccio,  come    un  campanile  por- 

VOL.    VII.  ^    ^  . 


CAM  ii3 

tatile  [V.  Campanile),  e  tanto  era  il 
conto,  che  si  faceva  delle  Campane, 
usate  dalle  comunità,  che  anticamen- 
te se  ne  privavano  le  città  soggiogate, 
insieme  alle  loro  porte;  e,  nel  i3oo, 
i  toscanesi,  vinti  dai  romani,  furono 
condannati^  Campanam  populi^  por- 
tas  deducere  Roniam.  Ciò  forse  de- 
rivò (benché  siasi  disputato  dai  ce- 
lebri juspubblicisti  PufFendorf,  e  dal 
Zeiglero,  se  possano  giustamente  sog- 
giacere alla  rappresaglia)  stante  l'uso 
che  praticavasi  di  suonare  per  unOj 
o  due  mesi  avanti  la  guerra,  la  Cam- 
pana del  pubblico,  per  avveitire  i 
cittadini  a  prepararsi  al  conflitto. 
V.  Euchar.  Gottheb  Rink,  De  car- 
rociisj  et  j'ure  militari  medii  aevi, 
Altorfii  1771;  e  l'articolo  Cabroz- 
ZE,  ove  parlandosi  di  carri  si  dice 
pure  del  Carroccio. 

Riguardo  poi  al  suono  delle  Cam- 
pane ,  e  alle  Campane  stesse  intro- 
dotte negli  orologi,  se  ne  tratterà  a 
questo  articolo.  Tuttavolta  qui  ac- 
cenneremo, come  da  alcuni  si  creda, 
che  Gerberto  d'  Aurillac ,  poi  Pon- 
tefice Silvestro  II,  sia  stato,  nel  998, 
r  autore  degli  orologi  da  suono.  Dit- 
maro,  lib.  VI  Cliron.  p.  899 ,  dice 
che  lo  fece  in  Magdeburgo  con  tale 
artifizio ,  che  una  stella  veduta  per 
una  fistola  ne  dimostrava  le  ore. 
Altri  scrivono,  che  lo  facesse  in  Ra- 
venna per  Ottone  III  imperatore; 
il  custode  poi  ,  e  regolatore  degli 
orologi  nelle  chiese,  e  ne'  monisteri 
era  il  sagrista ,  che  chiamavasi  an- 
che ludex.  V.  Ducange  Glossar. ^ 
Bona,  de  Divina  Psalniodia ,  e.  3  , 
et  in  horologio  ascetico,  Pavìsììs  1678. 

CAMPANELLI  Filippo,  Cardina- 
le. Filippo  Campanelli  nacque  a 
Matelica  il  primo  maggio  1739.  Di- 
venne avvocato  nella  curia  di  Roma, 
poi  uditore  del  Papa  Pio  Vi ,  che 
per  le  sue  belle  doti  lo  favoriva 
8 


vÒsòMiymk,  [^. 


ii4  CAM 

Tòlcntieri,  quindi,  ai  3o  marzo  dcl- 
l'anno  1789  dal  medesimo  Ponte- 
lìce  fu  cieato  Cardinal  diacono  di 
s.  Cesareo,  donde  passò  alla  diaco- 
nia di  s.  Angelo  in  Pescheria.  Ap- 
partenne alle  congregazioni  Cardi- 
nalizie del  s.  oflizio ,  de'  riti ,  del 
concilio,  della  concistoriale,  di  Avi- 
gnone, e  di  Loreto.  In  seguito  ven- 
ne promosso  alla  cospicua  carica  di 
prodatario  dallo  stesso  Pio  VI,  e 
compianto  per  la  sua  dottrina  e 
virtù,  morì  a  Roma  li  18  febbraio 
1795,  carissimo  al  Pontefice.  Fu  pro- 
tettore delle  maestre  pie,  comprotet- 
tore della  città  di  Matelica  sua  pa- 
tria, di  Montopoli,  e  della  confrater- 
nita di  s.  Giuseppe  di  Bagnacavallo. 

CAMPANELLO  o  CAMPANEL- 
LE. Diminutivo  di  campana,  Cam- 
panula^ nota,  tiiilinnabidum.  Anti- 
chissimo è  l'uso  delle  Campanelle 
sulle  mura  delle  fortificazioni,  e  nei 
luoghi  ove  i  soldati  fanno  la  ron- 
da, e  la  sentinella ,  per  istar  vigi- 
lanti, cambiar  il  posto,  e  domandare 
ajuto  a'  compagni. 

Zonara  dice,  che  Campanelle  si  u- 
sarono  anche  ne'  trionfi,  ed  in  quel- 
lo di  Camillo  vincitore  de'veienti, 
al  carro  tiionfale  fu  appesa  ima 
Campana,  e  un  flagello  per  avver- 
tirlo a  non  insuperbirsi  del  trionfo; 
potendo  un  giorno  meritare  e  il  fla- 
gello, e  il  patibolo.  Questo  ultimo 
supplizio  gli  era  appunto  ricordato 
dal  Campanello,  avvegnaché  costu- 
mavasi  di  attaccarlo  sempre  al  col- 
lo di  quei,  che  erano  trascinati  al 
patibolo,  affinchè  ninno  per  timore 
di  malefizio  nel  toccarla  potesse  lo- 
ro accostarsi.  Se  ne  servivano  anco- 
ra i  romani  negli  appartamenti,  e 
nelle  guerre,  ornando  di  sonagli  il 
petto  de' cavalli,  e  Scipione  fece  por- 
re Campanelli  al  collo  degli  elefanti, 
forse  per  incitarli  col    suono  ad  un 


CAM 

moto  più  veloce.  Inoltre  s'introdusse 
l'uso  di  porre  un  Campanello  o  sona- 
glio anco  a* cani  sani;  ed  i  bifolchi 
fecero  altrettanto  coi  buoi,  agnelli , 
giumenti  ec,  per  non  perderli ,  e 
Giustiniano  imperatore,  e  Dagober- 
to  re  di  Francia  decretarono  pene 
contro  il  furto  di  tali  Campanelli, 
come  pur  fecero  i  goti ,  perchè  ol- 
tre la  perdila  dell'  animale,  potea 
cagionar  lo  smarrimento  del  greg- 
ge ,  che  ne  segue  il  suono ,  ed  a 
questo  si  riunisce. 

All'articolo  Campane  abbiamo  det- 
to degli  usi  diversi  de' campanelli,  delle 
loro  forme,  e  delle  loro  specie,  di  cui 
furono  composti ,  cioè  di  misture  di 
ferro,  di  ottone,  di  bronzo,  di  argento, 
e  d'oro,  con  ornamenti  di  cesellature, 
emblemi,  iscrizioni  ec.  Perciò  senza 
far  qui  ulteriori  ripetizioni,  ci  limi- 
teremo a  dir  qualche  cosa  sull'odier- 
no uso  sacro  de'  Campanelli,  e  sul- 
l'uso della  Canipajtella  in  Roma, 
come  distintivo  principesco  de'  Car- 
dinali, senatore,  conservatore,  prin- 
cipi e  ambasciatori.  Lungo  poi  sa- 
rebbe l'entrar  a  parlare  in  dettaglio 
d'uno  strumento  di  uso  tanto  comu- 
ne. Solo  aggiungeremo,  che  il  Fran- 
klin formò  la  sua  armonica  con  una 
filza  di  Campanelli  di  vetro,  di  for- 
ma emisferica,  e  che  l'irlandese  Pu- 
keridge  insegnò  a  cavare  da'  bicchie- 
ri di  vetro  pieni  d'acqua,  de' suoni 
dolci  e  puri. 

Favolosa  è  la  narrativa  d'  uno 
storico  del  secolo  XIII,  riportata  dal 
Cancellieri  nelle  sue  Campane,  pag. 
121,  che  nel  Campidoglio  Romano 
si  conservassero  tante  statue,  quan- 
te erano  le  provincie  del  mondo,  e 
che  ciascuna  di  esse  avea  una  Cam- 
panella al  collo,  disposta  per  arte 
magica  in  tal  guisa,  che  se  una  pro- 
vincia straniera  prendeva  le  armi,  e 
si  rivoltava  contro  l'impero,  subito 


CAM 

la  Campanella  appesa  al  collo  della 
provincia  la  più  esposta  a  questo 
assalto,  suonava,  ce.  Curioso  poi  fu 
il  castigo  di  Pietro  prefetto  di  Ro- 
ma, il  quale,  nel  967,  per  aver 
discacciato  Giovanni  XIII  per  ordi- 
ne di  Ottone  I,  fu  messo  con  un  otre 
pennato  in  capo,  e  due  alle  coscie 
al  rovescio  d'un  asino,  con  un  Cam- 
panello alla  coda.  V,  Cancellieri,  nei 
Possessi  p.  q. 

I  primi    cristiani,  siccome  dicem- 
mo a  Campane,  obbligati  nelle  per- 
secuzioni  a  celebrare    le  sagre    fun- 
zioni   in  luoghi  nascosti,    non  pote- 
vano in  essi  far  uso  delle  Campane, 
il  suono  delle  quali   li  avrebbe  sco- 
perti; al  più  per  fissar  meglio  l'at- 
tenzione    degli     assistenti    in    certi 
momenti    delle   stesse  funzioni,  come 
della  consacrazione,  della  predica,  del- 
le orazioni,   adoperavano  il   crepi ta- 
citlum ,  istromento  sonoro  di    legno. 
Soltanto  nel  secolo  XI ,    per  op- 
porsi all'eresia  di  Berengario^  e  dei 
Sagramentarii^  sembra,  che  siasi  in- 
trodotto il  pio  costume  del  suono  del 
Campanello  alla  elevazione  dell'ostia, 
e  del  calice,  preceduto  ed  accompa- 
gnato   in    alcuni    luoghi    da    quello 
delle  Campane  maggiori,    per  ecci- 
tare non  solo  gli  astanti   all'  adora- 
zione, ma  anche  il  popolo  ,  che  sta 
fuori  della  chiesa.  Questo  viene  ram- 
mentato da   Ivo,  o  Ivone  di   Char- 
tres,    in  Epist.   CXLII,   il  quale  ver- 
so l'anno    i  1 1 5,  ringraziando  la  re- 
gina d'Inghilterra  Matilde,  per  aver- 
gli   regalate    alcune    Campanelle,  le 
disse  che  col  loro  suono  si  rinnova- 
va in  lui  ogni  giorno  la  sua  memo- 
ria, principalmente  all'elevazione  del- 
la messa,  nella  consacrazione  dell'O- 
stia salutare,  e  del  calice.   J^.  Mabil- 
lon,  Comment.  in  Ord.    Rom.    cap. 
VII,    p.  49,    e    Bona,   Rerum.    Li' 
iiirg,  lib.  lì,  cap.   i3,  §  3,  il  quale 


CAM  ii5 

dice,   che  verso   questo  tempo    Gu- 
glielmo, vescovo  di  Parigi,  stabili,  che 
il  Campanello  dovesse  suonarsi  a\Y  epi- 
nicio j  o  all'inno  trionfale  del  sanctus. 
Abbiamo  poi  da  Alberico,  in  Chro- 
nicon  ad  annum   1200,  che  il  Car- 
dinal beato  Guido,  o    Guidone  Pa- 
re   francese,  già  generale    de'  cistcr- 
ciensi, ed  esaltato  al  Cardinalato,  nel 
1190,  da  Clemente   III,  e  decorato 
della  legazione  di  Germania,  stando 
in  Colonia,  introdusse  il  costume  di 
dare  col  Campanello  il  segno  dell'e- 
levazione dell'ostia,  e  del  calice  nel- 
la messa,  e  quello    di    recarsi  il  ss. 
Viatico  agl'infermi,  costume  che  poi 
fu    abbracciato    da    tutta  la  Chiesa. 
Non    può    dunque    ammettersi,  che 
Gregorio  IX,  nel    1239,  sia  stato  il 
primo    ad    ordinare    il    suono  della 
Campanella    all'eie vazion e,    per   av- 
vertire i  fedeli  a  genuflettersi,  e  ad 
adorare  il  gran  mistero,  come   vor- 
reljbero  l'autore  della    vita  di   Gre- 
gorio IX,  appresso    il  Muratori   Re- 
rum   Script.  Ital.  t.  Ili,  pag.    582, 
e  l'annalista  Spondano  all'anno  12 39 
num.    12.  Senonchè  dovrà    ritenersi 
piuttosto    che  Gregorio  IX  approvò 
tal  religiosa  pratica.    V.    Maldonato 
De  Ccsremoniis  in  t.  III.  Bihl.  Liturg. 
A  questo  proposito  il   Mayer  de- 
scrive il  calice  di  s.  Malachia,  arci- 
vescovo d'Armadi  morto  nel    ii4^^> 
conservato    a  Chiaravalle,  come  at- 
testano Mabillon  e  il  Bona,  calice  dal 
cui  labro  pendevano  all'intorno  va- 
rie Campanelle,  per  invitene  i  fede- 
li col  loro  suono  all'adorazione.  Nel 
vecchio  testamento  i  leviti  suonavano 
le  trombe  d'argento,  per  eccitare  il 
popolo  all'adorazione .  I^o  stesso  ora 
si  pratica  quando  il  Papa  fa  Ponti- 
ficale,   dai    trombetti    delle  guardie 
nobih,  per  avvertire  il  popolo  a  ge- 
nuflettere.    Prescrive  pertanto   la  li- 
turgia, che  quegli,  il  quale  risponde 


k 


ii6  CAM 

alla    messa    privala,  suoni  tre  volte 
il  Campanello,    quando   il  sacerdote 
dirà  sanctus ,    ed    allrettante    volte 
sì    nell'elevazione   dell'ostia,  che   in 
quella  del  calice.  Nelle  messe  però, 
che  si  celebrano  e  cantano  dai  Car- 
dinali e  vescovi  nelle  cappelle  Pon- 
tificie, non  ha    luogo   né    il  suono 
delle  trombe,  né  quello  del  Campa- 
nello, il  quale    non   si  deve  neppur 
suonare  nelle  messe,  che  si  celeljras- 
sero  in  quelle  chiese,  ove  il  Papa  si 
reca  a  tenervi  cappella,  intanto  che 
si  canta  da'  Cardinali   quella,  cui  e- 
gli  assiste.  Nel   1 68 1   a'  7  marzo,  la 
S.  C.  de'  Riti  decretò  :  >*  In  proccs- 
«   sionibus  candelarum,  palmarum, 
*#  et    similium,  quae    fiunt  per  ec- 
»•  clesias   sine    ss.    Sacramento   non 
*»  est    pulsanda    campanula  ad  ele- 
*♦   vationem  ss.  Gorporis  Christi    in 
»  missa  privata:    quod   si    pulsetur, 
»   et   advertatur  clevatio,    tunc  ge- 
>»  nuflectendum  est  a  transeuutibus 
M   utroque    genu    ante    altare,    ubi 
M   missa  celebratur  ". 

L'antico  rito  de'  maroniti  pre- 
scrive, che  si  accompagni  col  suo- 
no de'  piatti j  e  delle  Campanel- 
le il  canto  delle  varie  parti  del 
Pontificale,  specialmente  al  sanctus, 
alla  consacrazione,  ^\\^  elevazione , 
dopo  l'orazione  dominicale ,  e  alle 
duphcate  benedizioni,  prima  della 
consumazione  della  metà  dell'ostia,  e 
del  calice,  e  prima  di  consumare  l'al- 
tra metà,  dopo  aver  comunicato  il 
clero  e  il  popolo.  Alcune  Campanel- 
le disposte  all'  intorno  di  certi  cir- 
coli sono  agitate  da  due  chierici  vi- 
cino al  celebrante,  il  quale  nel  pro- 
nunziare Vinno  cherubico  y  rappresen- 
ta col  tremor  delle  mani,  quelle 
de'  beati  spiriti ,  assistenti  al  trono 
della  divina  maestà  con  timore  e 
tremore.  Ciò  in  alcune  chiese  si  es- 
prime  col    suono    dell'  organo,    nel 


CAM 

quale    s'introdusse    pure    quello   dei 
Campanelli. 

Quando  i  Papi  si  faceano  prece- 
dere ne' viaggi  dalla  ss.  Eucaristia, 
si  poneva  al  collo  del  cavallo  bian- 
co, o  della  mula,  che  la  portava  entro 
nobilissima  macchina,  un  Campanel- 
lo d' argento  dorato.  Neil'  itinerario 
de'  viaggi  di  Gregorio  XI ,  eletto  nel 
1870,  composto  da  Pietro  Amelio, 
i  Campanelli  si  chiamavano  Tintiti- 
nabula  Papalia,  et  Imperialia. 

\  cleri    delle    principali   basiliche 
di  Roma,  quando  procedono  per  le 
processioni    del    Corpus  Domini,    di 
s.  Marco,    delle    canonizzazioni    ec. , 
prima,  e  non  dopo  il  sinnichio,  o  pa- 
diglione, innanzi  la  croce,  fanno  por- 
tare un  Campanello,  che  si  va  suonan- 
do a  tocco,  finche  dura  la  processione, 
il  qual  uso  parve    al  Garampi,    Si- 
gillo della   Garfagnana,   pag.    1 1 3 , 
introdotto  in  origine    per    avvertire 
il  popolo  a  venerare  il  glorioso  ves- 
sillo della  croce,    o    a    far  luogo  al 
passo  della  processione  medesima.  Il 
padiglione,  e  il  Campanello  però  si 
usano  qual  distintivo    speciale    delle 
basiliche  di  s.  Giovanni,   di  s.  Pie- 
tro, di  s.  Maria  Maggiore,  di  s.  Ma- 
ria in  Transtevere,  e  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  ec.  Tal  Campanello  è  ap- 
peso   ad    una    piccola    macchina    di 
legno  intagliata,  e  dorata  cogli  em- 
blemi, e  simboli  delle  basiliche,  cui 
appartiene.  Quest'uso  è  antichissimo, 
giacche  da  un  registro    del  capitolo 
vaticano   del   i384j    in  data  de'  18 
maggio,  notasi  un  pagamento  latto, 
w   illis  qui    tenuerunt  crucem ,  syn- 
«   nichium,  et  campanellam,  quando 
»   venit  processio  cleri  urbis  ad  no- 
«  stram  basilicam  in  vigilia  Ascen- 
«  sionis. 

Si  suona  il  Campanello,  oltre  le 
Campane,  per  invitare  e  raccoghere 
i  giovanetti  ali'  istruzione  della  dot- 


CAM 

trina  cristiana,  ed  alle  istruzioni 
preparatorie  alia  confessione,  ed  alla 
comunione,  e  per  eccitare  i  fedeli 
ad  intervenire  ad  altre  opere  di 
pietà.  Nella  basilica  vaticana  si  suo- 
nano le  Campanelle  nell'  ostensione 
delle  reliquie  maggiori,  come  descri- 
ve il  Torrigio,  Grotte  Vaticane  pag. 
383,  e  Nicolò  V,  nell'anno  i45o,  fe- 
ce fondere  tre  Campanelle  per  tal  uso. 
L' antichissimo  costume  di  porsi 
al  collo  delle  bestie  un  Campanel- 
lo ,  chiamato  anche  campanaccio , 
come  si  disse,  fu  poi  santificato  col 
farlo  benedire  in  qualche  chiesa  de- 
dicata a  s.  Antonio  abbate,  ad  tu- 
telarli illìs  a  lue  j  aliisque  incom- 
modis  exorandam.  V,  il  p.  Ray- 
naud ,  Symhola  s.  Antonìi  §  XIII, 
eo  quod  bruta  in  sui  tutelarli  .ni- 
scepisset  ^  ed  il  Molano ,  De  Sacr. 
Imagiriibus  lib.  Ili ,  e.  5.  E  però 
r  insegna  de'  frati  di  s.  Antonio  è 
il  tau  col  Campanello,  simbolo  di 
quello,  che  portavano  nel  girare  per 
le  loro  questue.  Dice  il  Piazza,  nel 
suo  Santuario  Romano  p.  25,  che 
si  dipinge  s.  Antonio  abbate  colla 
lettera  T,  la  quale  significa  appresso 
gli  egizii  la  croce,  pel  miracolo  fatto 
da  quel  santo  di  resuscitare  due 
morti  col  suo  bastone  di  tal  figu- 
ra. Il  Campanello  è  insegna  ezian- 
dio dell'Ordine  equestre  di  s.  An- 
tonio {Fedi),  per  l'uso  antico  dei 
suoi  religiosi  di  cercare  l' elemosina 
pegli  spedali  col  suono  del  medesi- 
mo. Il  fuoco  in  mano  è  posto  a  s. 
Antonio  per  aver  liberato  molti  dai 
pericoli  di  esso,  ed  il  porco  a' piedi, 
pel  dominio  eh'  ebbe  sui  demonii,  i 
quali  in  simile  figura  sovente  si 
presentarono  al  santo,  come  scrisse 
il  Surio  nella  vita  di  lui.  Tuttavia 
in  molte  pitture  del  venerando  ana- 
coreta, si  vede  da  un  lato  il  porco 
col  Campanello   al  collo.    Giacomo, 


CAM  117 

re  di  Gerusalemme  e  di  Sicilia,  co- 
me narra  l'Heliot,  insigne  protet- 
tore dell'  Oi'dine  di  s.  Antonio,  in- 
culcò a' suoi  eredi,  e  successori  di 
portar  sempre  appeso  al  collo  un 
tau  d'oro,  e  un  Campanellino,  sim- 
boli di  quel  santo  :  ond'  è  che  alcuni 
appendono  anche  alla  cinta  de' bam- 
bini un  Campanellino,  e  quelli  be- 
nedetti alla  s.  Casa  di  Loreto  sono 
in  maggior  divozione. 

In  quanto  poi  alla  Campanella, 
distintivo  in  Pioma  de'  Cardinali  ed 
altri ,  abbiamo  dal  CancelUeri  nelle 
sue  Campane,  p-  29 ,  che  uno  dei 
privilegii  de'  Cardinali  era  quello 
di  tenere  ne'  loro  palazzi  la  Campa- 
nella, di  cui  si  servivano  tutte  le 
volte,  che  uscivano  con  nobile  tre- 
no. Quindi  è,  che  in  molti  palazzi 
da  essi  abitati  ancora  si  vedono  i 
piccoli  campanili,  ov'  erano  collocate, 
ed  al  suono  di  siffatte  Campanelle,  i 
Cardinali  ricevevano  le  visite  di  for- 
malità degli  altri  Cardinali ,  degli 
ambasciatori  o  dei  principi ,  e  con 
esse  si  soleva  indicare  l'ora  della  mes- 
sa, e  della  tavola.  Dal  giorno  in  cui 
s' incominciava  a  suonare  cotale  Cam- 
panella ,  dopo  la  loro  creazione  in 
Cardinale,  cioè  nella  mattina  dopo 
avere  ricevuto  il  cappello  rosso,  si 
desumeva  ne'  loro  ruoli  il  diritto  di 
anzianità  e  per  le  ripartizioni  dei 
Famigliari  nelle  benefiche  disposi- 
zioni testamentarie  dei  rispettivi 
padroni.  Avverte  però  il  Sestini , 
Del  maestro  di  camera  cap.  XXXIII, 
che  incombeva  al  maestro  di  came- 
ra ordinare  tal  suono  al  decano  dei 
domestici,  e  che  anticamente  a' soli 
Cardinali  visitanti  si  suonava  la 
Campanella.  Senonchè  dopo  il  Pon- 
tificato di  Paolo  V  s'introdusse  il 
costume  di  suonarla  a  quasi  tutti 
gli  ambasciatori  visitanti  dei  Cardi- 
nali ,    ed    anche   ai  nipoti  del  Papa 


ii8  CAM 

regnante,  ed  ai  principi  assistenti  al 
soglio;  suono  che  dovevasi  ripetere 
nel  partire  il  \isitando.  V,  Rocca , 
De  Campanis,  capo  II,  p.  iSy,  et 
XXIV,  pag.    i83. 

Sul  privilegio  poi  della  Campa- 
nella usata  dal  senatore,  e  da'  con- 
servatori di  Roma,  il  Valesio  regi- 
strò nel  suo  Diario,  che,  a'  i4  mag- 
gio 1737,  Clemente  XII  concesse  al 
nuovo  senatore  conte  Bielke  l' uso 
della  Campanella,  e  il  baldacchino 
come  gli  ambasciatori  ed  i  principi.  Ed 
il  Vettori ,  nel  suo  Fiorino  d' oro , 
p.  5i3,  annoverando  i  privilegi  del 
senato  romano,  dice,  che  uscendo  i 
conservatori  dal  loro  palazzo  di  cam- 
pidoglio collegialmente,  sogliono  per 
antica  costumanza  far  suonar  la  cawi- 
pana,  che  volgarmente  si  chiama  la 
Campanella ,  e  che  esiste  sopra  il 
medesimo  palazzo.  Serve  essa  per 
darne  il  segno  alla  famiglia ,  anzi 
per  questo  medesimo  effetto  si  fa 
suonare  ancora  la  sera  precedente, 
benché  allora  i  conservatori  si  adu- 
nino in  una  delle  proprie  case.  Non 
è  a  tacersi,  che  sebbene  non  per- 
mettano i  turchi  ne^  loro  dominii  ai 
cristiani  1*  uso  delle  campane,  ed  oro- 
logi, pure  permettono  e  gli  orologi 
e  la  campanella  a'  ministri  esteri  nei 
loro  palazzi. 

Finalmente  col  suono  del  Campa- 
nello,  l'ultimo  maestro  di  cerimo- 
nie in  conclave,  invita  allo  scruti- 
nio i  Cardinali  la  mattina ,  ed  il 
giorno,  suonando  innanzi  alle  celle, 
e  dicendo  in  Cappellani  Domini , 
come  la  sera  invita  ognuno  a  riti- 
rarsi alle  proprie  celle ,  dicendo  col 
suono  del  Campanello:  in  cellam  Do- 
mini. Nelle  congregazioni  Cardinali- 
zie, il  Cardinale  più  degno  suona  il 
Campanello  ;  in  quelle  corani  San- 
dissimo^  lo  stesso  Pontefice  ;  ma  al 
termine  de'  concistori  incombe  farlo 


CAM 
all'  ultimo  Cardinale  diacono,  ovvero 
al  CanUnal  Camerlengo  del  sagro 
Collegio.  Ed  innanzi  le  ultime  vi- 
cende avea  V  uso  del  Campanello  an- 
che il  tribunale  degli  uditori  di  rota  ; 
onorificenza,  che  non  god(^vano  nep- 
pure le  congregazioni  Cardinalizie, 
come  osserva  il  Bernini  parlando  di 
quel  tribunale  a  p.  149,  ne  altro 
tribunale  della  corte  e  curia  di  Roma. 
Dappoiché  è  a  sapersi,  che  quando 
ne'  primi  giorni  di  ottobre  si  riapre 
nel  palazzo  vaticano  il  tribunale , 
suona  la  campana,  detta  a]3punto 
della  l'ota,  della  contigua  basilica.  11 
Cancellieri  dice,  che  questa  pesa  dieci 
mila  settecento  trentuna  libbre ,  è 
alta  sette  palmi  e  mezzo,  e  larga  sei 
e  mezzo.  Prima  delle  menzionate  vi- 
cende, suonava  tutte  le  volte,  che  si 
riunivano  gli  uditori,  ed  al  termine 
del  tribunale,  suonava  quella  anche 
situata  fuori  della  camera  dell' audi- 
torato  ,  eh'  era  1'  unica  Campanella 
del  palazzo  apostolico,  e  ciò  merite- 
volmente, come  abbiamo  anche  dal- 
la Glossa,  Magistris  crepitaculwn  a 
Glossa  pulsatur. 

CAMPANIA  o  CASTRIUM.  Città 
vescovile  dell'  esarcato  di  Macedonia, 
dipendente  dalla  metropoli  di  Tessa- 
lonica  nell'I lliria  orientale,  chiamata 
pure  Paniwn.  Secondo  Commanvillc 
fu  istituita  la  sua  sede  episcopale  nel 
IX  secolo,  e  vuoisi  situata  tra  Edessa, 
e  Berrea,  ma  non  si  conoscono  che 
due  soli  vescovi. 

CAMPANILE  .  Torre  dove  si 
tengono  le  campane  sospese,  Turris 
sacraj  Turris  campanaria.  Dal  no- 
me, e  dall'  uso  delle  campane,  si  tras- 
se il  nome  architettonico,  e  l'  uso  di 
costruire  i  Campanili ,  che  d'  or- 
dinario sono  torri ,  o  edifìzii  assai 
elevati,  ne'  quali  sospendonsi  le  cam- 
pane ,  affin  che  possano  udirsi  da 
lontano.    L' Italia   è  piena  di  questi 


CAM 

edifizii,  che  talvolta  foimano  Torna- 
mento  delle  città,  le  quali,  partico- 
larmente in  certa  epoca,  hanno  pro- 
curato di  gareggiare  tra  loro  nell'al- 
tezza, nella  ricchezza  degli  ordini  e 
degli  ornati,  nonché  nella  sontuosità 
delle  loro  torri.  Celebri  sono  i  cam- 
panili di  Pisa,  di  Firenze,  di  Bolo- 
gna, di  s.  Marco  di  Venezia,  di  Cre- 
mona ec.  Una  gara,  somigliante  a 
quella  delle  città  italiche ,  fu  nelle 
altre  città  di  Europa.  E  già  rino- 
mati sono,  come  antichi  e  d' inge- 
gnosa costruzione  i  Campanili  di 
Reims ,  di  Chartres ,  e  soprattutto 
quello  di  Strasburgo,  la  cui  altezza 
è  solo  inferiore  di  venticinque  piedi 
alla  più  alta  piramide  di  Egitto,  ol- 
tre di  essere  mirabile  per  la  sua  co- 
struzione. Fu  cominciato  nel  1277, 
e  compito  nel   1439. 

Ora  non  più  s' innajzano  moli 
così  alte,  ed  i  recenti  Campanili  han- 
no la  forma  d'  una  torre  d'  ordina- 
rio quadrata,  preferendosi  edificarli 
piuttosto  a  parte,  che  attaccati  alla 
fabbrica  delle  chiese.  Molto  si  occu- 
parono gli  architetti  inglesi  nella 
costruzione  de'  Campanili,  per  cui 
questi  divennero  1*  ornamento  più  ri- 
marchevole delle  chiese  d'Inghilterra. 
Lungi  dall'entrare  in  dettagli  sui 
Campanih,  oltre  ciò  che  sopra  essi 
è  stato  detto  all'  articolo  Campane  , 
ci  limiteremo  a  qui  riferire  qualche 
erudizione  sulla  loro  origine,  antichi- 
tà, forma  e  uso,  ed  alcun*  altra  co- 
sa, che  li  riguardi,  non  dimenticando 
quelli  portatili,  chiamati  Carroccio. 
Abbiamo  già  descritto,  che  gli 
antichi  si  servirono  delle  piccole 
campane  per  molti  usi,  sacri ,  pub- 
blici e  domestici ,  manifestandolo 
chiaramente  i  nomi  di  Cymhalum^ 
Crotaluni ,  Tinti nnabulum  y  Nola  ^ 
Acs  sonans.  Gli  antichi  però  non 
usarono    torri    presso    i    loro  tem- 


CAM  119 

pli,  e  gli  scrittori  non  fanno  men- 
zione che  di  torri  militari ,  giacche 
non  si  accostumò  fra'  gentili  convo- 
care alle  funzioni  sacre  ,  ai  mercati 
ed  alle  fiere ,  se  non  per  mezzo  di 
preconi,  e  di  accensi,  cioè  di  libici- 
ni  o  trombettieri,  ed  anche  di  messi. 
Appresso  i  greci ,  come  si  ha  da  Plu- 
taico  e  da  S trabone,  si  dava  il  se- 
gno alla  città  nell' aprirsi  la  pesche- 
ria per  la  vendita  del  pesce,  median- 
te il  Codone,  strumento  sonoro,  che 
era  sospeso  nelle  piazze  del  mercato, 
onde  naturale  è  il  ritenere,  che  il 
Codone,  per  farsi  ovunque  sentire , 
fosse  sospeso  in  alto  di  qualche  tor- 
re, ovvero  in  luogo  elevato.  Qualche 
edifizio  simile  a  un  Campanile  con- 
vien  dire  che  fosse  nel  tempio  di 
Dodona,  ove  que'  Campanelli  chia* 
mati  pure  Poioli,  erano  sospesi.  An- 
che nel  più  alto  sito  del  Campido- 
glio presso  il  tempio  di  Giove  to- 
nante, fece  Augusto  appendere  i  tin- 
tinnabuli,  che  usavansi  alle  porte. 
Dicemmo  ancora,  che  i  romani  se 
ne  servivano,  come  oggidì,  per  le  sen- 
tinelle, per  risveghare  nel  mattino 
gli  operarii  e  gli  schiavi,  come  si 
legge  in  Luciano,  e  stante  l' ampiez- 
za delle  case  e  bagni  dei  magnati , 
giova  congetturare,  che  tali  campane 
minori  fossero  collocate  in  alto,  accioc- 
ché il  suono  loro  fosse  da  tutti  inteso. 
Per  venire  ai  Campanili  de' cri- 
stiani, indicammo  già,  che  costretti 
essi  a  sottrarsi  nelle  persecuzioni  al- 
le ricerche  de' nemici,  assistevano 
nelle  catacombe,  e  nei  luoghi  nasco- 
sti, alla  celebrazione  de'  santi  miste- 
rii.  Ne  potendo  perciò  far  uso  di 
campane,  si  avvisavano  scambievol- 
mente, prima  di  separarsi,  per  le  fu- 
ture adunanze,  e,  per  fissar  meglio 
r  attenzione  degli  astanti  in  certi 
momenti  delle  sacre  funzioni,  adope- 
ravano il  Crepitaculum.  Ila  essendo 


lao  CAM 

poi  stata  duta  la  pace  alla  Chiesa 
da  Costantino,  ed  il  culto  cristiano 
essendo  poco  a  poco  divenuto  pub- 
blico ,  non  è  dubbio ,  che  si  sarà 
provveduto  ai  mezzi  di  convocar  i 
fedeli  nelle  chiese.  E  come  il  mezzo 
più  semplice  e  più  spedito  è  il  suo- 
no delle  campane,  ben  tosto  di  esse 
si  saranno  serviti  i  credenti  di  Cri- 
sto. Il  comune  degli  autori  attri- 
buisce a  s.  Paolino,  fìitto  vescovo 
di  Nola  nel  ^lò,  V  invenzione  delle 
campane,  lo  stabilisce  almeno  il  primo 
che  le  collocasse  sulle  torri,  vicino 
alle  chiese  ,  per  convocare  più  age- 
volmente coloro,  che  abitavano  in  luo- 
ghi dal  sacro  tempio  discosti,  e  rimoti. 
Se  fosse  vero  il  suesposto,  avrem- 
mo l'epoca  de' primi  Campanili;  ma 
il  Macri,  Hiero lexicon  ^  ce  la  dà  in 
tempi  più  posteriori.  Prima  dice , 
che  il  Ponteiice  Sabiniano  di  Vol- 
terra, creato  l'anno  6o4,  fu  il  pri- 
mo a  collocare  le  campane  sulle 
torri,  e  sui  Campanili;  e  parlando 
poi  de'  Campanili  di  Roma ,  dopo 
Adriano  Giunio  lib.  3.  Animad.  e.  i5, 
soggiugne  che  «  in  vaticana  Basilica 
'»  primum  nolarium  constat  ab  Hcra- 
>i  elio  Imp.erectum  fiiisse",  ed  ognun 
sa,  che  egh  fu  assunto  all'  impero  nel 
6 1  o,  e  regnò  trent'  anni  ;  ed  aggiunge  : 
«  refert  Turrygius  in  Cryp.  valica- 
«  nisy  quod  quando  de  anno  1610 
^»  demolitum  fuerat  nolarium,  in  cu- 
w  ius  fundamentis  Heraclii  Imp.  nu- 
"  misma  repertum  fuit".  Ecco  a- 
dunque  il  primo  Campanile  trovato, 
ed  eretto  fino  dal  secolo  VII.  Per  la 
forma  poi  ,  sua  struttura ,  ed  or- 
namenti, il  Ciampini,  P^et.  Mommi. 
tom.  Ili,  tab.  XII,  espone  la  faccia- 
ta della  basilica  vaticana,  tal  quale 
pra  prima  che  da  Paolo  V  venisse 
rifatta  nel  1612,  e  la  famosa  cupo- 
la fosse  terminata.  Ivi  dunque,  die- 
tro la  loggia  della    benedizione,    si 


CAM 

vede  predominare  una  lorixì  quadra- 
ta assai  alta ,  segnata  colla  lettera 
A.  Essa  è  terminata  con  un  fron- 
tone semicircolare ,  o  con  cupoletta 
in  cima,  come  consta  dall'antico  ra- 
me del  sito ,  ove  stava  l' obelisco, 
e  vi  sono  diverse  file  di  archetti , 
a  guisa  di  finestre,  partiti  in  mezzo 
con  colonnette.  Il  medesimo  Ciam- 
pini descrivendola,  dice  alla  lettera 
A.  »  Quocdam  non  humilis  turris 
)»  cum  pi  uri  bus,  et  eximicc  magni- 
»  tudinis  campanis  erigebatur  in 
«  via  denominata  Cymbala.  »*  In 
seguito ,  ad  onta  dei  ristauri ,  la 
primitiva  forma  si  conservò  sino  al 
tempo  della  sua  demolizione,  ed 
è  quella  stessa,  che  trovasi  oggidì 
in  tutti  i  Campanili  delle  più  anti- 
che chiese  di  Roma. 

Sulla  erezione  de' primitivi  Cam- 
panili riporteremo  quanto  il  Mabil- 
lon,  all'anno  780,  dice  del  monistero 
de'  benedettini  di  Corbie  ,  Annal. 
Ord.  s.  Benedicd  lib.  i^\  «  Basii icae 
»•>  perfecta  fabrica,  turrique  imposi- 
«  ta ,  ex  qua  signa ,  vel  campanae 
«  de  more  pendebant,  Fuhadus  ve- 
«  nerabilis  abbas,  qui  operi  strenue 
»  institerat,  cuidam  Airrado  prae- 
»  cepit  ,  ut  summoveret  instru- 
»  menta,  quibus  nixi  artifices  prae- 
»  dictae  turris  cacumen  ercxerant. 
)i  Quod  dum  ille  excqueretur,  ex 
«  summa  turri  in  terra ra  corruit 
»  ante  basilicam  sancii  Petri,  quae 
«  turri  proxima  erat,  etc.  "  Si  legge 
poi  presso  monsignor  R.occa,  Com- 
mentar, de  Campanis  cap.  12,  pro- 
vata con  buone  ragioni  l'autorità 
del  Biondi,  che  lasciò  scritto  ,  Romce 
restauratce  lib.  I,  essersi  dal  Ponte- 
fice s.  Leone  IV  fabbricata,  nell'an- 
no 85o,  la  prima  torre  per  le  cam- 
pane: w  Leo  IVcampanarium  turrini 
>»  extruxit,  quae  omnium  prima  in 
»  orbe  terrari! m  fuit. 


CAM 

Da  tutto  ciò  si  rilera,  che  riguar- 
do ai  primi  Campanili,  non  è  ben 
chiara  la  loro  origine,  né  la  data 
della  loro  invenzione,  perchè  è  assai 
probabile,  che  le  campane  usate  in 
Italia  dopo  il  IV  secolo,  e  forse  an- 
che avanti  tal'  epoca,  essendo  cam- 
pane minori,  fossero  provvisoria- 
mente collocate  o  =  sopra  qualche 
torre,  o  sopra  qualche  edifìzio  ele- 
vato, o  sopra  la  travatura  stessa 
delle  chiese ,  innanzi  che  si  eseguisse 
con  apposita  architettura  l'erezione 
de' Campanili.  Ma  sebbene  gli  archi- 
tetti cristiani  avessero  il  buon  senso 
nella  costruzione  delle  chiese  d' imi- 
tar quella  delle  antiche  basiliche, 
in  materia  di  Campanili,  non  tro- 
varono ne  presso  gli  antichi ,  ne 
presso  i  primi  cristiani  niente  ad 
imitare ,  benché  esistessero  edifìcii 
altissimi,  e  fra  gli  altri  la  torre 
dei  Cerchi,  e  i  settizoni  ce.  Questi 
esemplari  ed  altri  a  nulla  servirono 
per  loro,  ne  poterono  cavarne  profìt- 
to, come  aveano  fatto  delle  basiliche, 
onde  per  costruire  i  Campanili,  al- 
zarono torri  quadrate  altissime,  di 
opera  laterizia,  con  più  ordini  di 
archetti  semicircolari,  sostenuti  da 
colonnuccie  con  cornici  a  seghe  di 
mattoni ,  e  modiglioni  di  marmo 
bianco,  per  indicarne  i  diversi  piani, 
e  la  trabeazione,  e  formarvi  gì'  iu- 
ta volamen  ti,  e  per  loro  ornato  niente 
altro  adoperarono,  che  piccoli  dischi 
di  marmo,  di  porfido,  di  serpenti- 
no, o  piatti  concavi  di  maiolica  di 
diversi  colori.  Questo  modo  di  fììb- 
bricarc  i  Campanili  diventò  pure  la 
norma  per  quei  di  tutte  le  chiese 
di  Pioma,  ed  altrove,  fino  al  secolo 
XV.  Di  fatti  tali  sono  oggi  ancora 
i  Campanili  delle  basiliche  di  san 
Paolo,  e  di  s.  Lorenzo  fuori  delle 
mura,  di  s.  Croce  in  Gerusalemme, 
di  s.  Maria  Maggiore,    eh' è  ancora 


CAM  121 

il  pili  alto  di  Roma,  delle  sante 
Rufina  e  Seconda,  di  s.  Maria  in 
Transtevere,  de' ss.  Gio.  e  Paolo,  e 
di  tanti  altri ,  che  sebbene  non  ab- 
biano bellezza  intrinseca ,  nuUadi- 
meno  sono  assai  pittoreschi,  e  da 
lontano  producono  un  buon  effetto. 
Le  campane  poi  in  questi  Campa- 
nili non  si  vedono  al  di  fuori,  per- 
chè sono  sospese  sopra  castelli  di 
legno. 

Verso  l'VIII  ed  il  IX  secolo,  il 
modo  di  costruire  i  Campanili,  le 
chiese,  ed  altri  edificii  provò  gran 
mutazione.  Gli  arabi,  o  saraceni 
avendo,  al  paro  de' romani,  formato 
rapidamente  il  loro  impero  nell'A- 
sia, nell'Africa,  e  nei  regni  di  Sici- 
lia, di  Spagna,  e  sino  nel  centro 
della  Francia,  cambiarono  da  per 
tutto,  e  a  modo  loro  le  arti,  e  le 
scienze ,  innalzando  fabbriclie  son- 
tuose con  un  sistema  di  architettura 
dilFerente,  ed  in  tutto  opposto  a 
quella  degli  antichi  greci  e  roma- 
ni, sia  determinando  forme,  propor- 
zioni, ed  ornati  a'ioro  edifizii  regolate 
dal  solo  capriccio,  sia  facendo  i  muri 
traforati  a  giorno  ad  imitazione  di 
merletti  e  lìlagrana ,  e  sia  unendo 
le  colonne,  come  tanti  fasci  di  per- 
tiche, cercando  più  il  meraviglioso, 
che  il  bello,  e  piuttosto  amando  di 
sorprendere  che  di  piacere  .  Non 
ostante  devesi  confessare,  che  i  loro 
artisti  portarono  al  sommo  grado 
l'arditezza  nella  costruzione.  La  loro 
architettura  fece  grandi  progressi, 
prima  sotto  i  nomi  di  araba ,  mo- 
resca ,  saracena ,  e  poscia  di  gotica 
moderna,  perchè  Carlo  Magno  l'a- 
dottò ne'  principali  edificii  d'Acquis- 
grana,.  preferendola  al  gotico  usi  tato 
sino  allora j  ch'era  tanto  pesante, 
quanto  questo  era  leggero  e  svelto. 
Su  tal  gusto  furono  edificate  le 
chies*e    cattedrali,    e  i   Campanili  di 


121  CAM 

Parigi,   (ti  Reims,    di    Chartrcs,   di 
Vienna    d'Austria,     di     Strasburgo, 
d'Anversa  ec,  e  su  tale  stile  furono 
pure    eretti    i    Campanili    di    molte 
dttà  delle  Fiandre,  de' Paesi  Bassi, 
ed  anche  d'  Inghilterra,    come   può 
vedersi  nel  Monasticon  Anglìcaiiuniy 
con  ornati  curiosi,  con  nicchie,  con 
guglie,  statue,  piramiduccie,  anima- 
li,    ed   in    cima    con    una   croce  di 
metallo,  o  ima  stella,  ed  alcune  volte 
con  un  gallo.     Su   questo   proposito 
abbiamo   dal    Macri ,    che    solevano 
gli    antichi     collocare    in    cima    del 
Campanile    un    gallo    di    bronzo,  o 
di    altra    materia ,    per    dinotare    la 
vigilanza  de' prelati,  ovvero  de' pre- 
dicatori ecclesiastici,  di  cui  sono  fi- 
giu*a  simbolica  le  campane,  il  qual 
Inailo  sempre  si  volta  contro  il  ven- 
to, come  le  banderuole,    per  signi- 
licare,    che    i  predicatori    apostolici 
non  devono  temere  la  furia  de*  po- 
tenti, ma  voltar  la  faccia,  e  ripren- 
dere i  vizii.  Così  a  quella  guisa,  che 
il  gallo  prima  di  cantare,    e   risve- 
gliare   gli    altri ,    scuote    le    ali ,    il 
predicatore  del  vangelo  deve  moi*ti- 
iìcar  sé  stesso,  prima  di  esortare  gli 
uditori  alle  virtù,  e  alla  penitenza. 
11  qual  uso  si  vede  ancora  in  alcu- 
ni antichi   Campanili  di  Germania , 
Fiandra,    Francia  ec.,    ed    anco    in 
quello    della   cattedrale    di  Viterbo, 
V.  Cancellieri    De  Secretariis,    dir 
veteres   christiani    turribus    campa- 
nariìs  gallum  imponerent?  p.  i363. 
Ma  siffatta   architettura  in  mate- 
ria   di    chiese    non    allignò    mai    in 
Italia  in  una  piena  estensione,  come 
si  vede    nel    duomo    di    Milano,  di 
Pisa,  di  Siena,  d'Orvieto,  di  s.  Mar- 
co   di    Venezia.    L'  istesso    accadde 
pure    per    j    Campanili.     Quello    di 
quest'  ultima    chiesa    è    uno    de'  più 
alti   d' Italia ,    dopo    quello    di  Cre- 
mona, ed  è  maggiormente  ammira- 


CAM 

bile,  per  essere   fabbricato  sul  ter- 
reno paludoso,  senza  però  che  abbia 
pregiudicato  alla  sua  solidità.  I  fon- 
damenti  costarono   più    della  torre, 
che    fu   alzata    verso    il    i  1 4^  >    *^^ 
offre    poco   del    gotico.    Poco  altresì 
di  tal  sistema  offie  quello  di  s.  Ma- 
ria del  Fiore  di    Firenze   eretto  nel 
l336,    ricco    di    marmi    di    diverso 
colore,    con  varie    statue  di  valenti 
artisti.    Lo  stesso    diremo  del  Cam- 
panile di  s.  Chiara  in  Napoli,  inco- 
minciato   sotto    il    re    Roberto    nel 
i328,  e  di  quello  di  Torino,  detto 
la  Torre  della  Città,  antichissimo,  e 
rimodernato,  nel    1 666,  dal  duca  di 
Savoia  Carlo  Emmanuele  II.  Vi  sa- 
rebbero cose  curiose  ed  insieme  in- 
teressanti   circa     i    Campanili    delle 
altre  città  d'Italia,    quali  sarebbero 
p.    e.    queUi    di    Parma,    Piacenza, 
Padova,  Ferrara,  Ravenna,    Bologna 
e  Modena.    Quest'  ultimo   vuoisi  dal 
Vedriario,  che  fosse  eretto  nell'VIII 
secolo,  a'  tempi  di    Desiderio   re  dei 
longobardi.  Ma  siccome  mi  sono  pro- 
posto di  trattare  questi  argomenti  in 
compendio,  così  mi   basta  dire,  che 
quantunque  sì  questo    campanile  di 
Modena,  che  quello  di  Bologna  abbia- 
no del  gotico,  nonostante  vi  sono  mol- 
te parti,  le  quali  non  appartengono  a 
quello  stile,  stile  che  in  nessun  luogo 
fii  meno  abbracciato  che  in  Roma, 
in  grazia  di  Roma  antica,  se  si  ec- 
cettuino   alcuni   altari   maggiori  iso- 
lati ,    detti    confessioni ,    o    tribune. 
La  qual  cosa  deve  attribuirsi  all'abi- 
tudine   degli    architetti    per    le   for- 
me   quadrate,     e    alla    loro    giusta 
ripugnanza  per  le  linee  aguzze. 

Avendo  parlato  fin  qui  dell'archi- 
tettura de'  Campanili  sino  al  secolo 
XV,  diremo  che  verso  la  fine  di  esso 
prese  l'architettura  medesima  sistema 
migliore,  mediante  il  Brunellesco  in 
Firenze,    ed    in  Roma    per   le  cure 


CAM 

del  Molano ,  e  del  Pintelli ,  ond'  è 
probabile  che  sotto  questi  ultimi  due, 
alcuni  Campanili  romani  fossero  accre- 
sciuti con  una  piramide  meno  aguzza,  e 
più  semplice  che  le  guglie  gotiche, 
con  croce  in  cima  su  d'  una  palla, 
con  ventarola,  e  che  coperti  fossero 
di  lastre  di  piombo  ,  o  di  mattoni 
colorati,  e  collocati  a  guisa  di  squa- 
ma di  pesce,  ed  anche  con  semplici 
tegole.  Ma  nel  secolo  XVI  l'architet- 
tura avendo  fatti  progressi  strepitosi, 
i  Campanili  migliorarono ,  e  diven- 
nero per  sempre  fìssi  nelle  loro  for- 
me. Mirabile  è  quello  eretto  da  Gre- 
gorio XIII  sul  campidoglio  con  ope- 
ra di  Martino  Lunghi ,  di  diversi 
piani,  e  tre  ordini  di  pilastri.  Alzò  e- 
gli  una  torre  quadrangolare  in  mez- 
zo al  palazzo  del  senatore  ,•  ed  in 
cima  sopra  alta  base  è  collocata 
la  statua  di  Roma  vestita  col  sago 
militare,  coli'  elmo  in  capo ,  e  colla 
croce  nella  destra,  per  esprimere  forse, 
che  benché  Pv.oma  pagana  avesse  con- 
quistato il  mondo  colle  armi,  Pioma 
cristiana  lo  avea  sottomesso  colla 
croce  di  Gesù  Cristo.  Ne  Campani- 
le con  ornati  meglio  adattati  po- 
teva inventarsi  pel  Campidoglio  cri- 
stiano, né  si  potea  terminare  in  mo- 
do più  imponente  la  facciata  di  quel 
celebre  palazzo.  Dalla  parte  della 
piazza,  fra  i  due  piani  del  Campa- 
nile, vi  fu  pure  collocato  1'  orologio 

Questo  stile  passò  ai  Campanili 
delle  chiese  in  que'  tempi ,  e  anche  do- 
po. Nelle  dueloggie  di  essi  si  collocaro- 
no in  una  le  campane,  e  nell'altra  l'oro- 
logio ;  innovazione,  che  fu  gradita  pel 
comodo,  e  per  la  simmetria.  Nel  se- 
colo XVII ,  il  Bernini  fece  un  pro- 
getto pei  due  Campanili  della  basi- 
lica di  s.  Pietro  ;  ma  appena  (sotto 
Urbano  YIII,  e  colla  spesa  di  cen- 
tomila scudi),  ne  eresse  uno,  che  il 


CAM  123 

successore  Innocenzo  X  lo  fece  de- 
molire, avendone  però  il  Fontana 
nella  sua  descrizione  del  Praticano, 
p.  262,  conservata  la  forma.  Il  San- 
gallo  avea  pure  ideato  il  progetto  di 
due  Campanili  per  la  basilica  vati- 
cana, progetto  che  pubblicato  venne 
da  Antonio  Salamanca  ;  ma  riflette  il 
citato  Fontana,  che  dalle  parti  colos- 
sali, ond'  è  composta  la  facciata  va- 
ticana, sarà  sempre  difficile  di  col- 
locare Campanili  corrispondenti. 

Molte  sono  le  chiese  in  Roma, 
che  hanno  due  Campanili,  e  questo 
modo  di  adornare  le  facciate  delle 
chiese  fu  imitato  in  Italia  ed  oltre- 
monti, ma  delle  diverse  loro  forme, 
e  di  tutto  ciò,  che  riguarda  i  Cam- 
panili, oltre  i  relativi  trattati  di  ar- 
chitettura, F".  la  lellera  del  p.  Gia- 
como Pouyard  a  Francesco  Cancel- 
lieri, e  le  opere  De  secretariis  etimi- 
corimi  ac  veterwn  chrislianorum^  ac 
veteris,  et  iiovae  basilicae  vaLicanae, 
p.  134*3!,  De  turribus  campanariis 
veteris  bas.  valic.  tom.  II;  et  de 
tempio  s.  Marine  in  turni  ^  si  ve  tur- 
ribuSj  ibid.  pag.  i344-  ^l  Campa- 
nile  ritrovato  nel  tempio  vaticano , 
da   Michelangelo   Simonctti. 

Finalmente  i  Campanili,  che  sosten- 
gono, e  custodiscono  i  sacri  bronzi, 
formando  una  parte  non  ignobile 
nelle  chiese,  godono  il  privilegio  del- 
l'asilo dell'  immunità  ecclesiastica,  an- 
corché siano  staccati  dalla  chiesa , 
dove  però  la  distanza  non  ecceda 
trenta  passi,  come  decretò  la  congre- 
gazione Cardinalizia  del  concilio  ai 
7  dicembre  i632  nel  Pontificato  di 
Urbano  VIII.   V.   il  Macri. 

Anticamente  gl'imperatori  cristia- 
ni facevano  trasportare  nel  campo 
di  battaglia  la  campana  col  carroc- 
cio, Carrociunij  cioè  un  carro  a  gui- 
sa d'  un  Campanile  portatile,  da  cui 
pendeva   una    campana ,  eh'  era  cir- 


Ili  CAM 

conciata  e  difesa  dai  combattenti  col 
maggior  impegno,  stimandosi  la  sua 
perdita  come  la  più  grande  di  qua- 
lunque altra,  e  di  vituperio  per  l'e- 
sercito; uso,  che  continuò  nel  medio 
evo.  Serviva  quella  campana  per  da- 
re i  segui  delle  preghiere,  delle  mes- 
se militari,  e  per  radunare  i  soldati. 
Nel  INIacri  si  riporta  la  figura  di 
questo  carroccio,  o  Campanile  porta- 
tile, secondo  il  diligente  disegno  di 
Antonio  Campo,  pittore  cremonese,  il 
quale  soggiunge,  che,  nel  1081,  i  cre- 
monesi nominarono  detta  macchina 
Berta,  o  Bertaccìola ,  per  aver  ot- 
tenuto dall'imperatore  Enrico  IV 
r  uso  di  essa  ad  intercessione  di 
Berta  Augusta. 

Il  carroccio  veniva  usato  nelle  guer- 
re delle  piccole  repubbliche  italiane, 
con  quattro  ruote  ,  era  colorato  di 
rosso,  e  veniva  tirato  da  bovi  coperti 
di  panno  vermiglio.  Sovr' esso  i  fio- 
rentini inalberavano  la  loro  ban- 
diera rossa  e  bianca,  e  vi  portavano 
la  loro  celebre  grossa  campana,  chia- 
mata la  Marlinella,  che  faceva  an- 
che r  uiììcio  de'  tamburi,  come  ab- 
biamo dal  Denina ,  dal  Villani ,  da 
Leonardo  Aretino  e  dall'  Ammirato. 
Ed  in  geniu'ale  nel  carroccio  s' inal- 
berava la  bandiera  del  comune,  vi 
si  celebravano  i  divini  misterii,  e  si 
collocavano  vasi,  ed  altri  oggetti  pre- 
ziosi. Federico  li,  qual  alleato  de'  ro- 
mani avendo,  nel  1287,  vinti  i  mi- 
lanesi ,  mandò  a  Roma  il  loro  car- 
roccio, siccome  il  più  illustre,  e  sin- 
goiar ornamento  del  suo  trionfo.  Par- 
landosi all'articolo  Carrozza  (Fedi), 
dell'origine  dei  carri,  si  riportano 
altre  notizie  del  Carroccio. 

I  maomettani  non  permettono  le 
campane,  e  quando  s'impossessano 
di  qualche  città,  le  tolgono  dalle  tor- 
ri, e  dai  Campanili,  e  ne  converto- 
no il  metallo    in  artiglierie,  o  altri 


CAM 
usi,  come  praticarono  nella  presa  di 
Gerusalemme,  fatta  dal  re  Saladino  , 
nel  ri 87,  e  in  quella  di  Costanti- 
nopoli, fatta,  nel  i453,  da  Maomet- 
to II.  Essi  poi  servonsi  de'  banditori 
sopra  le  torri  delle  moschee ,  che 
cinque  volte  al  giorno  chiamano 
il  popolo  gridando  ad  alta  voce  : 
Allacli  Hee  ber,  cioè  Dio  vero  ed  uno. 
La  voce  del  Minaret  di  s.  Sofia , 
si  sente  fino  a  Pera,  Di  queste 
torri  o  minaret  delle  moschee,  col- 
la ringhiera  sopra,  e  che  servono 
invece  di  campana  ,  ve  n'  ha  gran 
quantità  in  Costantinopoli.  Inoltre 
i  maomettani  hanno  l' uso  di  met- 
tere la  mezza  luna  sui  minaret,  come 
i  cristiani  la  croce,  il  gallo,  e  la  stel- 
la sui  Campanili.  Pei  Campanili  più 
celebri,  sarà  data  illustrazione  nelle 
città  rispettive.   F".  Torri. 

In  quanto  poi  agli  orologi  da  Cam- 
panile, oltre  quanto  si  dirà  al  detto 
articolo,  qui  indicheremo  solo,  che 
cominciarono  verso  il  secolo  X  o  XT, 
e  che  uno  de'  più  rinomati  è  quel- 
lo della  chiesa  di  Dijon  in  Francia. 
Questo  in  epoche  diverse  ha  ricevu- 
to varii  cambiamenti;  le  tre  figure, 
che  vi  si  rappresentano  sono  di  un 
nomo,  di  una  donna  ,  e  di  un  fan- 
ciullo. Le  prime  due  figure  munite 
di  martelli  battono  la  campana  gros- 
sa, ed  il  fanciullo  batte  la  minore.  Ad  e- 
sempio  degli  antichi,  che,  come  si  disse, 
sulle  torri,  e  ne' luoghi  elevati  tenevano 
sentinelle  col  tintinnahulo  o  campa- 
nello j  nel  medio  evo  si  posero  sulle 
torri ,  e  ne'  luoghi  elevati ,  alcune 
guardie,  che  dovevano  vegliare  alla 
quiete  pubblica ,  e  dar  avviso ,  sia 
dell'  avvicinamento  del  nemico ,  sia 
degl' incendii,  de'  furti,  e  degU  omi- 
cidii ,  che  si  commettevano  nell'  in- 
terno della  città.  In  seguito  le  prov- 
videnze de'  governi  avendo  resi  inu- 
tili tali  misure,  se  ne  conservò  per 


CAM 

altro  la  memoria,  costruendosi  figure 
di  ferro,  o  di  bronzo,  alle  quali  si 
fecero  suonare  le  ore  battendo  le 
campane. 

CAMPANO  Lodovico,  Cardinale. 
Lodovico  Campano  o  da  Capua,  det- 
to di  Capice,  dei  conti  di  Altavilla, 
divenuto  protonotario  apostolico,  da 
Libano  VI  fu  creato  Cardinal  dia- 
cono di  s.  Maria  Nuova  ai  i8,  ov- 
vero 28  settembre  del  1378.  Col 
Cardinal  Galeotto  Tarlati  condotto- 
si alle  porte  del  palazzo  apostolico, 
chiese  se  alcuno  fosse  comparso  a 
sostenere  la  causa  dell'antipapa  Ro- 
berto da  Ginevra,  citato  da  Urba- 
no, e  si  rispose  che  no.  Mori  nel 
Pontificato  di  Urbano  VI  medesimo, 
ma  ne  ignoriamo  il  gioi-no,  ed  an- 
che l'anno. 

CAMPEGGI  Lorenzo,  Cardinale. 
Lorenzo  Campeggi,  patrizio  bologne- 
se, nacque  a  Milano  nel  i474-  Se- 
condo Garimberti  e  Fantuzzi,  di  di- 
ciannove anni  divenne  pubblico  pro- 
fessore d'istituzioni  civili  nella  uni- 
versità di  Padova;  e  dopo  un  trien- 
nio passò  a  quella  di  Bologna,  nel- 
la quale  insegnò  in  tal  facoltà  con 
universale  ammirazione.  Nel  1499, 
essendo  stimato  il  miglior  canonista 
di  quei  tempi,  si  laureò  in  diritto 
canonico  e  civile.  Visse  un  tempo 
in  matrimonio,  e  n'ebbe  cinque  fi- 
gli, tra' quali  Alessandro,  Porporato 
di  Giulio  III,  e  Giambattista  vesco- 
vo di  Majorca.  Rimasto  libeio,  nel 
i5io,  dal  vincolo  coniugale,  si  fece 
ecclesiastico,  e  si  studiò  con  molto  im- 
pegno di  ridurre  la  sua  patria  alla 
ubbidienza  di  Giuho  II,  dal  quale 
erasi  ribellata.  In  premio  della  sua 
fedeltà,  quel  Pontefice,  nel  i5i  i,  lo 
fece  uditore  di  Ruota,  nel  i5i2, 
vescovo  di  Feltre,  e  nunzio  a  Massi- 
mihano  imperatore,  perchè  richia- 
masse i  suoi  ministri  dal  conciliabo- 


CaM  125 

lo  di  Pisa,  e  li  mandasse  al  legitti- 
mo ed  ecumenico  di  Laterano.  Ebbe 
dappoi  la  nunziatura  a  Massimiliano 
Maria  Sforza,  duca  di  Milano  ;  e  nei 
primordii  del  Pontificato  di  Leone  X, 
a    mezzo   del    Campeggi,    tornarono 
Parma    e  Piacenza  alla    ubbidienza 
della  Santa  Sede,  le  quali,  come  go- 
vernatore, egli    stesso    dirigeva    con 
somma    integrità  ,  e  difendeva  dalle 
guerre  intestine  dei  guelfi  e  ghibel- 
lini. Dipoi    Leone  X  lo  spedi  un'al- 
tra   volta   a    Massimiliano    per    pa- 
cificarlo    con    Ladislao    re    di    Boe- 
mia ,    affinchè    la    concordia    di    es- 
si valesse  a  proteggere    la  cristianità 
dai  mali,  che  le  sovrastavano  da  par- 
te del  turco.  Dopo   le  quali   cose  il 
Pontefice  l'onorò  della  sagra   porpo- 
ra benché  assente,  col  titolo   di  san 
Tommaso  in  Parione  nel  primo  lu- 
glio i5i7;  e  poi  lo  nominò  vescovo  di 
Crotone.  Appena  Pontefice  Clemen- 
te   VII,  nel   i523,  lo   fece  vescovo 
di  Bologna,  ed  in  questa    qualità  il 
Campeggi  fu  alla  coronazione  di  Car- 
lo V,  latta  dal  medesimo  Clemente 
nella  basilica  di  s.  Petronio  di  Bologna, 
nel  i53o.  Poscia  amministrò  la  chie- 
sa di  Osca,  nel    i533  quella  di  Pa- 
renzo ,    e  fu  arcivescovo  di    Candia. 
Secondo    Flaminio    Cornaro,    si  ad- 
dossò il  governo  di  quest'ultima  dio- 
cesi   per    sovvenire  colle    rendite  di 
quella     metropolitana    alle   fanciulle 
della    famiglia    Landi     nobilissima  , 
ch'erano    nipoti    a    Girolamo    Lan- 
di   suo    antecessore ,     e    lo    fu    fino 
a    che    Pietro    Landi,    nipote    dello 
stesso  Girolamo,  ebbe  l'età  per  con- 
seguire quella  chiesa.  Ma   per  poco 
si  trattenne  a   Roma.   Bramando    il 
Pontefice  di  collegar  contro  il  tur- 
co i  re  di  Francia,  di  Spagna  e  d'In- 
ghilterra ,  alla    corte  di    questo    ul- 
timo   inviò,  come    legato,    il    Cam- 
peggi,   che   fu    da  Enrico    YIII  ac- 


ia6  CAM 

colto    con    istraordinarii  onori,   poi- 
ché (la    ducento  anni   non  compar- 
vciT)  nunzii  in    Inghilterra.    Si  trat- 
tenne  a    quella    corte    il   Cardinale 
per  tredici  mesi,  nei  quali   promos- 
se la  lega  contro  il  turco,  e  la    ri- 
forma degli  ecclesiastici.  Ottenuto    il 
suo  intento,  fece  ritorno  a  Roma,  e 
rendette  conto  della  sua  legazione  alla 
Santa    Sede,  con  piena  soddisfazio- 
ne del  Pontefice,  che  lo  fece  prefetto 
della  segnatura  di    giustizia.  In  ap- 
presso Clemente  VII  invioUo  per  la 
terza    volta    in    Alemagna,    perchè 
ponesse   argine    alla    eresia    di    Lu- 
tero.   Fu    al    congresso    di    Norim- 
berga ,    alla    dieta  di   Augusta ,  nel 
i53o;enel  i532,  intervenne  a  quel- 
la di  Ratisbona,  in  cui   si  stabiliro- 
no le  leggi  severe  contro  gli  eretici, 
a     favor    della     Chiesa.     Con    varii 
principi  deirimpero  promulgò  la  fa- 
mosa riforma  del  clero  in  trentacin- 
que capi,  e,  nel    1529,  erasi  pure  di 
nuovo  recato  alla  corte  d' Inghilterra 
per  lo  strepitoso  divorzio   di   Enrico 
VIII,  al  quale  mostrandosi  assai  con- 
trario in  ciò  il  Campeggi,  dovette,  non 
senza  pericolo  della  vita,  fuggire  in 
Francia  a  salvarsi   dall'  ira    di  quel 
monarca.    Il  Pallavicini,  nella  storia 
del   concilio   di  Trento,    parla  assai 
lìene  del  nostro  Porporato ,    che  fu 
ai  comizii  di  Adriano   VI,  Clemen- 
te    VII    e    Paolo    III.     Dopo    aver 
pacificato    Clemente    VII  colla  casa 
Colonna,  Paolo  III   nominollo  fra  i 
tre  Porporati,  che  come  legati  a  la- 
tere  dovevano  dar  principio  all'  ecu- 
menico concilio.  Dopo  aver  ottenuto, 
nel    i537  ,  il  vescovato    di    Sabina, 
pieno   di  meriti    morì  a  Roma   nel 
1539  nell'età  di  sessantacinque  anni, 
ed    ebbe    tomba    nella    chiesa    di  s. 
Maria  in  Transtevere.  Depredata  la 
casa  di  lui  nel  sacco  di  Borbone,  si 
ritirò  in  Castello  s.  Angelo,  col  Pon- 


CAM 

tefice,  il  quale  quando  partì  da  Ro- 
ma, lo  dichiarò  legato  dell'alma  cittìi. 
Colla  sua  prudenza  e  saggezza  verso  i 
generali  dell'esercito  nemico,  seppe  por 
freno  alla  sfrenatezza  e  libidine  delle 
milizie,  salvò  parecchi  romani  dall'ul- 
tima mina,  e  finalmente,  ai  1 8  feb- 
braio del  1528,  persuase  il  nemico 
a  partire  dalla  città  ;  laonde  per  tan- 
ta benemerenza,  oltre  segnalati  pri- 
vilegii,  Clemente  VII  nel  i53o  do- 
nollo  del  nobile  castello  di  Dozza  nel 
territorio  d' Imola  ,  cui  tuttora  come 
feudo  possiede  la  famiglia  di  lui,  del- 
la quale  fu  egli  il  primo  conte. 

CAMPEGGI  Alessandro,   Cardi- 
^m/e. Alessandro  Campeggi,  bolognese, 
nacque  nel  i5o4.  Era  figlio  del  Car- 
dinale Lorenzo  Campeggi,  che  lo  eb- 
be dalla  legittima    sua    moglie,  pri- 
ma di  abbracciare  lo  stato  ecclesia- 
stico.  Per  le  egregie  virtù,  ond'  era 
adorno,  Alessandro  fu  promosso  al 
vescovato  di    Bologna    da   Clemente 
VII,  nel   i526,  nella  qual  città  in- 
trodusse i  gesuiti.  Paolo  III,  nel  1 542, 
lo  volle  vicelegato  in  Avignone,  ove 
colla  sua  consumata  prudenza,  e  col 
suo  zelo  si  adoperò    per    estirpare  i 
valdesi,  detti   Poveri    di  Lione^  che 
coi  loro  errori  aveano  poste  profon- 
de   radici.    Trasferito   da   Trento    a 
Bologna    il   concilio    generale,    ebbe 
l'onore  di  ricovrare  i  padri  di  quel- 
l'inclito consesso  nella  propVia  casa, 
ove    tennero  le    loro  congregazioni  ; 
nel  qual  tempo  oltre  a  lui  abitava- 
no la  stessa  casa  altri  quattro  vescovi 
della    famiglia    Campeggi,  che   Leo- 
ne X  grandemente   avea  beneficato. 
Tia  i  beni  considerevoli,  ch'ei  fece, 
abbelh    la    basiHca    di  s.    Petronio, 
ornandola  di  una  tribuna  magnifica 
all'aitar  maggiore  sostenuta  da  quat- 
tro  colonne  di  marmo,  e  lavorata  a 
finissima  architettura.  A  Bologna  ri- 
covrò  i  gesuiti,  protesse  i  cappucci- 


CAM 

ni ,  e  gli  eremiti  di  sant'  Agosti- 
no. A  premio  di  tanti  meriti  Giu- 
lio III,  ai  20  dicembre  del  i55i, 
cveollo  Cardinal  prete  di  s.  Lucia 
in  Septisolio  ;  ma  dopo  tre  anni,  nel 
i554,  mori  a  Roma,  quando  com- 
piva il  decimo  lustro.  Ebbe  egli  o- 
norevole  tomba  presso  a  Lorenzo 
suo  padre,  nella  chiesa  di  s.  Maria 
in  Transtevere.  Tra'  suoi  scritti  si  an- 
noverano alcune  opere  dommaliche. 

CAMPI  Egidio  ,  Cardinale.  Egi- 
dio Campi,  dei  signori  di  Tourville, 
era  oriondo  di  Rouen  di  Francia. 
Fu  celebre  teologo  di  Parigi,  cano- 
nico di  Rouen,  confessore  e  consi- 
gliere del  re  Carlo  VI}  e  venne  pro- 
mosso, circa  il  1409  >  ^  vescovo  di 
Coutances  in  Normandia  ;  poco  do- 
po Giovanni  XXIII  creoUo  Cardinal 
prete  ai  6  giugno  i^w,  ed  egli  col- 
ia sua  erudizione,  e  con  l'opera  fa- 
vorì molto  la  Chiesa  di  Dio.  Carlo 
YI  pel  suo  valore  lo  spedì  am- 
basciatore all'antipapa  Benedetto  XIII 
in  Avignone  coi  duchi  d'Orleans,  di 
Berry  e  di  Borgogna,  per  termina- 
re una  volta  l'orrendo  scisma ,  che 
lacerava  la  Chiesa.  Fu  al  concilio  di 
Costanza,  ed  alcuni  vogliono,  che 
fosse  primo  presidente  del  collegio 
di  Navarra,  fondato  a  Parigi,  e  pri- 
mo elemosiniere  della  Francia.  Alo- 
ri  nel  141^5  dopo  due  anni  di  Car- 
dinalato. 11  BaluziOj  nelle  note  alle 
vite  dei  Papi  di  Avignone  alla  pag. 
132*2,  nomina  il  Campi,  ma  non 
parla  del  suo  Cardinalato,  locchè  fa 
dubitare  della  sua  promozione,  seb- 
bene l'Eggs,  nel  supplemento  alla 
sua  porpora  dotta  pag.  171,  lo  an- 
noveri fra'  i  preti  Cardinali. 

CAMPI    Pietro,    Cardinale.    V. 
Chappes. 

CAMPIDOGLIO ,  Canipìdolio  , 
Capitoiiuni.  Nome  di  uno  de'  sette 
colli  di  Pioma,  chiamato  anche  mon- 


CAM  127 

te  Capitolino,  il  più  celebre  di  tutti, 
sul  quale  era  la  rocca.  Non  è  del 
nostro  divisamente  fare  il  dettaglio 
di  un  luogo,  la  cui  rinomanza  suo- 
na ancora  formidabile  da  un  capo 
all'altro  del  mondo,  avvegnaché  ri- 
piene sono  le  storie  delle  sue  glorie, 
e  gl'itinerarii  e  le  guide  di  Roma 
ne  danno  esalte  descrizioni .  Solo 
diremo  alcuna  cosa  della  primiera 
erezione  de'  suoi  monumenti,  e  di 
quanto  servì  a  renderlo  celebrato, 
ricordando  altresì  cronologicamente 
quanto  fecero  i  Papi  per  ridurlo  al 
presente  stato,  che,  sebbene  inferiore 
all'antico,  tuttavoUa  è  vago  e  son- 
tuoso. 

Prima  dunque  di  parlare  dell'an- 
tico, coll'autorità  del  Vasi,  Itinerario 
di  Roma  p.  226,  e  del  Martinelli, 
Roma  ricercata  nel  suo  sito  pag. 
186,  diremo,  che  Numa  Pompilio, 
secondo  re  di  Roma,  il  quale  abitò 
sul  monte  Quirinale,  edificò  nel  luo- 
go, ove  oggi  è  il  giardino  Barberi- 
ni, un  piccolo  tempio  (con  tre  cap- 
pelle dedicate  a  Giove,  a  Guinone, 
ed  a  Minerva),  che  prese  il  nome  di 
Campidoglio.  E  siccome,  ad  imita- 
zione di  esso ,  fu  poscia  eretto  un 
tempio  sul  monte  Saturnio ,  que- 
sto prese  il  nome  di  Capitolino ,  e 
poi  Campidoglio  j  onde  per  distin- 
guere il  luogo  dell'  antico  tempio 
da  quello  del  nuovo,  si  appellò  il 
primo  Campidoglio  vecchio  ,  se- 
condo la  opinione  più  comune  degli 
antiquaria  V.  Nardini  del  Campii 
doglio  antico  sul  Quirinale,  Roma 
Antica  li  p.  4495  6  del  nuovo,  ivi 
p.  797  ;  Matth.  Mayer,  Roma  Septi- 
Collis  antiquae,  Romae    1697. 

Il  monte  Saturnino  o  Capitolino, 
uno  de'  più  rinomati  di  Roma,  è  di- 
viso da  due  sommità,  che  lasciano 
un  piccolo  piano  nel  mezzo,  dove 
oggidì    è  la  piazza,    denominata  in- 


ia8  CAM 

termonzio.  Quella  parte  del  colle  al 
nord  si  disse  Capitolium  ^  Capitoli- 
no, e  Campidoglio  pel  motivo,  che 
si  dirà  ;  l'altro  al  s.  o. ,  ove  fu  la 
l'occa,  si  disse  Rupti  Tarpea  (arx 
Capilolina)j  e  più  anticamente  ^Vz^- 
so  di  Carmenla,  dalla  madre  di  E- 
vandrOj  antico  abitatore  di  questa 
contrada,  la  quale  fu  qui  sepolta. 
Secondo  il  presente  stato  della  cit- 
tìi,  il  monte  rimane  quasi  nel  suo 
ceiitio.  Chiamossi  primieramente  il 
monte  Saturnio,  perchè  il  re  degli 
aborigeni  Saturno  vi  edificò  la  sua 
città,  Tarpeo,  dal  nome  del  suo  pri- 
mitivo castellano,  o  dalla  sua  figlia 
Tarpeja  uccisa  dai  sabini ,  dopo  a- 
verli  fatti  entrare  nella  rocca,  ed  an- 
co per  la  ragione  addotta ,  si  dis- 
se Rocca  di  Evandro,  e  Capitolino 
dal  tempio  dedicato  a  Giove  otti- 
mo massimo  pel  seguente  avveni- 
mento. Nel  cavarsi  i  fondamenti  per 
ordine  del  re  Lucio  Tarquinio  Pri- 
sco il  Vecchio,  fu  trovato  un  capo 
umano,  che  altri  dicono  fosse  già  te- 
schio, e  che  volevasi  essere  stato  di 
certo  Tolo,  o  Tullio  etrusco.  Per- 
ciò Caput  toli,  o  talli  fu  chiamata 
quella  cima  del  monte,  Capitolino  il 
tempio,  e  poi  cosi  appellossi  l'intie- 
ro colle  ,  che  in  progresso  converti 
il  suo  nome  in  quello  di  Campido- 
glio. V.  Theodoro  Sprengero,  in  Ro- 
ma  nova.  Francofurti  1660,  p.  ig8 
et  ibid.  1667,  p.  44*5j  ove  tratta 
deìV  Etimologia  del  Campidoglio. 

Questo  dunque  è  quel  celebratis- 
simo  monte,  sopra  il  quale  si  re- 
stringeva, come  in  suo  centro,  tutta 
la  romana  potenza,  e  dove  da'  ro- 
mani si  tenevano  pubbliche  adunan- 
ze. Da  qui  davasi  legge  a  tutto  il 
.mondo,  riunivasi  il  senato,  e  poi  co- 
stringeva nsi  i  cristiani  a  sagrificare 
ai  falsi  dei.  NcU'intermonzio  era  l'a- 
silo stabilito  da  Homolo  pel  rifugio 


CAM 

de' servi,  col  fine  di  accrescere  abi- 
tatori alla  sua  nuova  città  ;  in  pro- 
gresso si  è  costrutto  l'arco  di  Nero- 
ne nel  mezzo  di  un  portico  quadra- 
to fatto  da  Scipione  Nasica. 

11  Campidoglio  era  circondato  di 
muiaglie  fatte  di  grosse  pietre ,  le 
quali  non  cominciavano  a  pie'  del 
monte,  ma  circondavano  solo  le  due 
sommità,  e  l'intcrmonzio.  Ancora  si 
veggono  gli  avanzi  di  tali  mura,  die- 
tro il  palazzo  de'  conservatori ,  cioè 
quelle,  che  circondavano  la  rocca,  o 
fortezza  Capitolina.  Anticamente  da 
tre  parti  si  ascendeva  al  Campido- 
glio; una  ch'era  la  più  scoscesa  e 
ripida,  riguardava  il  lato  del  Teve- 
re, e  dell'odierna  piazza  Montanara, 
donde  per  una  scala  di  cento  gra- 
dini si  saliva  alla  rupe  Tarpea.  L'al- 
tra era  quella  del  Cliifo  Capitolino, 
la  quale  principiava  dal  lato  del  fo- 
ro verso  lo  spedale  della  consolazio- 
ne. Al  suo  ingresso  eravi  1'  arco  di 
Tiberio,  il  quale  conduceva  alla  roc- 
ca. La  tei'za  via  avea  il  suo  princi- 
pio dall'arco  di  Settimio  Severo ,  e 
voltando  a  sinistra,  terminava  sul- 
l'intermonzio  ,  ed  era  precisamente 
quella  per  la  quale  salivano  i  trion- 
fanti nel  recarsi  al  Campidoglio.  V. 
Justi  Pycquii,  De  Capitolio  Roma- 
no, Commentarius ,  Gandavii  161  7; 
e  Jac.  Gronovi,  De  Clivo  Capitoli- 
no, Lugd.  Batav.    1696. 

Molli  templi,  ed  edificii  magnifi- 
ci e  grandiosi  furono  eretti  sul  mon- 
te Capitolino.  Il  primo  tempio,  che 
venne  edificato  in  Roma  e  nel  Catn- 
pidoglio,  fu  quello  di  Giove  Fcre- 
trio ,  fabbricato  sulla  rocca  da  Ro- 
molo per  la  vittoria,  che  riportò  sui 
ceninesi.  In  questa  avendo  egli  uc- 
ciso il  loro  re  Acrone  portò  sul  Cam- 
pidoglio le  spoglie  opime  di  lui,  co- 
me segno  di  glorioso  trofeo,  ed  a- 
veudolc    dedicate  a  Giove,  esse  in- 


CAM 

sieme  col  tempio  presero  il  nome 
di  Feretrio  a  ferendis  spoliìs.  Inol- 
tre un  tal  nome  acquistava  quel 
tempio  per  essere  stato  innalzato 
affine  di  riporvi  le  spoglie  dei  ca- 
pitani romani  tolte  ai  nemici. 

Sull'altra  sommità  del  Campido- 
glio, ove  oggidì  è  la  chiesa  di  s. 
Maria  d'Araceli  (  Vedi),  vi  era  l'ac- 
cennato famoso  tempio  di  Giove 
Capitolino.  Incominciato  da  Tarqui- 
nio  Prisco  in  occasione  dell'  ultima 
guerra  co' sabini,  avea  tre  cappelle, 
come  quelle  del  Campidoglio  vec- 
chio di  Numa.  Fu  esso  continualo 
dal  nipote  Lucio  Tarquinio  il  Su- 
perbo, settimo  ed  ultimo  re  di  Ro- 
ma, ma  consagrato  soltanto  in  tem- 
po della  repubblica,  e  nell'anno  247 
di  Roma  dal  console  Marco  Orazio 
Pulvillo.  Questo  tempio ,  incendiato 
nelle  guerre  di  Mario,  arricchito  poi 
nobilmente  da  Siila,  quasi  distrutto 
ai  tempi  di  Vitellio,  fu  rifabbricato 
con  maggiore  splendidezza  da  Ve- 
spasiano e  da  Domiziano.  Nel  mu- 
ro, che  divideva  l'edicola  di  Miner- 
va da  quella  di  Giove  ,  affigevasi 
nel  principio  dell'anno  il  chiodo  an- 
nuale ^  cioè  un  chiodo,  che  figurava 
l'unità  dell'anno  decorso,  affinchè 
dai  diversi  chiodi  conficcati  si  po- 
tesse desumere  il  numero  degli  an- 
ni passati.  Nel  sotterraneo  del  tem- 
pio conserva vansi  poscia  dai  decem- 
viri i  tanto  famosi  libri  sibillini,  ed 
in  esso  i  trionfatori ,  prima  di  de- 
porre le  spoglie  nemiche  nel  tempio 
di  Giove  Feretrio,  facevano  i  sagri- 
fìzii  in  rendimento  di  grazie  per  le 
vittorie  ottenute. 

Gli  altri  edifizii  del  Campidoglio 
consistevano  nel  tempio  di  Vegiove, 
o  Veivove,  così  detto  perchè  i  gen- 
tili stimavano  questa  deità  non  solo 
atta  a  giovare,  ma  anche  a  nuocere, 
ed  era  situato  nell'asilo  fra  due  bo- 

VOL.    VII. 


CAM  119 

schi.  Nella  rocca  stava  la  Cuiia  Ga- 
labra,  donde  i  sacerdoti,  dopo  aver 
osservato  il  novilunio,  annunziavano 
al  popolo  convocato  le  calende  e 
le  none,  ufficio,  che  equivaleva  in 
quell'epoca  agli  usi  prestati  dai  no- 
stri calendarii.  Cosi  pure  sulla  rocca 
si  ergevano  il  tempio  di  Giunone 
Moneta,  e  le  officine  metalliche  per 
la  coniatura  delle  monete.  Conser- 
vavasi  in  detta  rocca  un*~oca  d' ar- 
gento, in  memoria  delle  oche,  che 
svegiiarono  le  sentinelle  romane , 
quando  i  galli  volevano  sorprendere 
il  Campidoglio ,  per  cui ,  avendo 
Manlio  potuto  respingerli  salvando 
il  luogo,  s'ebbe  il  soprannome  di 
Capitolino.  L' altro  lil3eratore  dei 
Campidoglio,  e  insieme  di  Roma,  fu 
Camillo,  il  quale  in  memoria  della 
levata  dell'  assedio  di  Campidoglio , 
institui  i  giuochi  capitolini.  Dipoi 
Domiziano  stabilì  de'  nuovi  giuochi 
chiamati  Jgones  Capitolini^  che 
celebravansi  ogni  cinque  anni.  Ove 
ora  è  il  palazzo  del  senatore,  tro- 
vavasi  r  atrio  pubblico,  colla  gran 
sala  per  le  pubbliche  assemblee;  il 
Tabulario  (di  cui  non  ha  guari 
scuoprironsi  bellissimi  avanzi),  cioè 
r  archivio  pubblico ,  dove  si  conser- 
vavano quattromila  tavole  di  bron- 
zo, sulle  quali  erano  registrati  i 
consulti  del  senato,  i  plebisciti,  ed 
altri  atti  de* privati;  l'Ateneo  consi- 
stente in  un  gran  salone  destinato 
allo  studio  delle  arti  liberali,  al  di 
sopra  del  quale  dovea  esservi  la 
celebre  biblioteca  capitolina;  e  la  Sco- 
la Xanta,  così  chiamata  perchè  fu  ri- 
fatta da  Aulo  Fabio  Xanto.  Era  esso 
un  edifìzio  contiguo  al  tabulario,  e 
prossimo  al  tempio  di  Vespasiano, 
ed  era  destinato  a  scuola,  ed  a  resi- 
denza de'  notari ,  copisti  e  famigli 
degli  edili,  conservatori  del  pubblico 
archivio.    Finalmente    eravi    altresì 


iSo  CAM 

nella  rocca  la  casa  di  Romolo,  fatta 
in  forma  di  capanna,  e  conservata 
con  gran  cura,  quella  di  Tazio  suo 
fluixxno  re  de'  sabini,  e  quella  del 
mentovato  Manlio,  non  che  i  tem- 
pli della  fortuna  primogenia,  incen- 
diato da  Massenzio,  e  rifatto  da  Co- 
stantino, quello  della  fortuna  priva- 
ta, e  quello  di  Giove  custode,  de- 
dicato da  Domiziano,  secondo  alcuni. 
Erano  tutti  questi  edifìzii  dentro  e 
fuori  ornati  di  superbe  statue,  per 
cui  il  Campidoglio  si  chiamava  la 
sala  degli  dei  .  GÌ'  incendii,  e  le 
devastazioni  di  Roma  operale  dai 
barbari ,  distrussero  però  tutti  i  no- 
minati edidzii ,  massime  quando  To- 
tila,  re  de' goti,  dopo  aver  preso 
Roma  nella  metà  del  VI  secolo, 
incendiò  il  Campidoglio  romano. 

Il  nome  di  Campidoglio,  secondo 
il  Moreri,  passò  sotto  gì'  imperatori 
ai  templi ,  e  ad  altri  grandiosi  edi- 
fìzii di  diverse  città ,  massime  a 
quelli  di  molte  colonie  romane.  E 
però  varie  città  principali  delle  pro- 
Tincie,  che  godevano  la  detta  digni- 
tà, e  qualifica  di  colonie,  si  gloria- 
vano di  averlo  ad  imitazione  di  Ro- 
ma :  poiché,  come  dice  Gellio,  erant 
colonice  quasi  effigìcs  parva  populi 
romani,  eoque  iure  habebant  thea- 
tra,  thermas,  et  capilolia.  Può  ve- 
deisene  la  lunga  enumerazione  nella 
C.  P.  del  Ducange,  e  nel  suo  Glos- 
sario alla  voce  Capitolium  ,  come 
anche  nel  supplemento  del  Carpen- 
tier  alla  stessa  voce,  ove  si  trovano 
ran\|nentati  i  Campidogli  di  Carta- 
gine, di  Capua,  di  Narbona,  di 
Augusta,  di  Colonia,  di  Treveri, 
di  Verona,  ec.  Quindi  ebbero  pure 
Campidogli  Bizanzio,  Cesarea,  Ra- 
venna, Milano,  Autun,  Nimes,  Be- 
sanzone ,  Reims  ,  Tolosa ,  ed  al- 
tre città  ^i  Francia.  Del  Campido- 
glio Ravennate   si    fa  menzione  nel 


CAM 

libro  Pontificale  di  Agnello.  Diversi 
furono  d' avviso ,  che  il  nome  di 
Campidoglio  in  molte  città  del  ro- 
mano impero  si  desse  solo  a  quel- 
r  edifizio ,  in  cui  si  radunavano  i 
magistrali,  come  lo  è  quello  di  Ro- 
ma riguardalo  qual  sede  della  mu- 
nicipalità romana,  per  la  resideirza, 
come  diremo,  del  senatore ,  de'  con- 
servatori, e  di  altri  primarii  della 
romana  magistratura.  Frequente  è 
la  menzione,  che  si  fa  dei  Campi- 
dogli negli  atti  de' martiri.  Ne  fan- 
no principalmente  ricordanza  in  A- 
quilcia  gii  atti  de' ss.  Felice  e  For- 
tunato, pubblicati  dal  Mombrizio,  e 
riprodotti  dall' Eschcnio,  dal  Bollan- 
do, e  da  altri.  Così  per  conto  della 
passione  di  s.  Saturnino  vescovo  di 
Tolosa  presso  il  Surio,  a' 29  novem- 
bre, ed  ilRuinart,  Ad.  Mari.  129, 
leggesi,  che  fu  precipitato  dall'alto 
del  Campidoglio  di  quella  città,  e 
restò  colla  lesta  infranta ,  e  col  corpo 
tutto  straziato,  nel  terzo  secolo  sotto 
Decio. 

Secondo  le  regole  di  Vitruvio,  i 
Campidogli  solevano  costruirsi  nei 
luoghi  più  eccelsi,  in  excelsissimo 
locOy  lib.  Ili,  cap.  1.  Anche  oggidì 
l'America  ha  il  suo  Campidoglio , 
anzi  pel  magnifico  suo  complesso,  è 
l' edifizio  più  considerevole  di  essa. 
Questo  è  il  Campidoglio  di  Washin- 
gton, città  principale  degli  Stati  Uniti, 
fondata  nel  1791  ad  onore  del  fa- 
moso generale  di  tal  nome;  Campi- 
doglio ,  che,  arso  dagl'  inglesi ,  fu 
restaurato  nel  181  5.  Esso  è  costruito 
di  pietra  bianchissima,  colla  facciata 
decorata  da  portico  sostenuto  da  co- 
lonne d'ordine  corintio,  ed  ha  tre 
cupole.  Contiene  due  vastissime  sale, 
una  molto  elegante  per  la  cameia 
de' rappresentanti ,  l'altra  più  mae- 
stosa pel  senato;  nel  centro  poi  ve 
u'  ha  una  terza   egualmente  spaziosa 


CAM 

por  r  Inaugurazione,  in  cui  delìbono 
istallarsi  i  presidenti,  ed  ove  si  adu- 
na il  congresso,  o  corte  suprema 
degli  Stali  Uniti  ogni  volta  che  le 
circostanze  esigono  la  riunione  delle 
due  camere  in  un  medesimo  locale. 
Avanti  di  parlare  cronologica- 
mente di  qualche  piti  rilevante  aned- 
doto riguardante  il  Campidoglio  ro- 
mano, dopo  che  i  Sommi  Pontefici 
divennero  sovrani  di  Roma ,  ed  in- 
nanzi di  dire  della  progressiva  ere- 
zione fatta  dalla  loro  munificenza 
degli  attuali  edifizii  esistenti  neWI/i- 
tcrmontìum,  ha  le  due  vette  Capi- 
tolina e  Tarpea,  luogo  detto  ora 
Monte  Caprino  dalle  capre,  che  vi 
pascolarono,  ed  il  più  forte  dell'an- 
tico Campidoglio,  accenneremo  il 
complesso  di  esso.  Si  ascende  per- 
tanto al  romano  Campidoglio  per 
una  grande  scalinata  o  cordonata, 
al  principio  della  quale  vi  sono  la- 
teralmente due  leoni  di  basai  te.  La 
supcriore  balaustrata  viene  decorata 
dalle  statue  colossali  chiamate  di 
Castore  e  Polluce  coi  loro  cavalli, 
nonché  dai  creduti  trofei  di  Mario, 
eretti  a  Domiziano  o  a  Traiano,  e 
qua  trasportati  dal  castello  dell'acqua 
Giulia.  E  decorata  ancora  questa 
balaustrata  da  due  colonne,  la  destra 
delle  quali  è  la  Milliaria  trovata  nel 
i584,  6  c;he  indicava  il  primo  mi- 
glio della  Via  Appia.  Nella  palla  di 
metallo  di  essa  dice  qualcuno  essere 
state  poste  le  ceneri  di  Traiano;  ma 
la  mano,  egualmente  di  bronzo,  che 
la  reggeva,  sta  nel  palazzo  de' con- 
servatori. La  sola  delle  innumerabili 
statue  equestri  di  bronzo,  che  ador- 
navano l'  antica  Roma  ,  rappresen- 
tante r  imperatore  Marc'  Aurelio, 
sorge  nel  mezzo  dell'  intermontium, 
o  piazza  di  forma  quadra.  Di  fronte 
sta  il  palazzo  senatorio,  eretto  con 
disegno    di     Bonarroti,    per    cui    si 


C  A  M 


i3 


ascende  da  due  rami  di  grandiose 
scale,  ornati  nel  centro  da  bella 
fontana,  la  quale  ne'possessi  de' Pa- 
pi,  e  de' senatori  talvolta  gettò  vino. 
Ivi,  fra  le  statue  dei  due  fiumi  Ti- 
gri e  Nilo,  vi  è  quella  di  Roma  di 
porfido,  sotto  le  sembianze  di  Mi- 
nerva, scavata  già  in  Cori,  feudo 
del  senato  romano.  Sovrasta  tal  pa- 
lazzo elevata  torre  con  campanile, 
ed  orologio,  dalla  cui  cima  l'occhio 
spazia  da  un  lato  su  tutti  i  vecchi 
illustri  ruderi  della  dominatrice  del 
mondo,  e  dall'altro  su  tutto  l'odierno 
abitato  della  capitale  del  cristianesi- 
mo. Altri  due  palazzi,  disegnati  pin^e 
dal  Bonarroti,  sorgono  a' fianchi  del 
senatorio:  il  sinistro  de' conservatori 
di  Roma  è  stanza  de'  fasti ,  della 
galleria,  e  della  protomoteca  capito- 
lina, mentre  quello  a  destra  lo  è 
del  museo  capitolino.  Dalla  parte 
della  piazza ,  e  da  basso  si  gode  la 
vista  del  Campidoglio  moderno,  il 
quale  se  non  ha  quella  severa  mae- 
stà, splendidezza  e  sontuosità  del- 
l' antico,  nondimeno,  avuto  riguardo 
ai  tempi,  e  alla  diversa  condizione 
di  Roma,  presentasi  ne' suoi  edifizii 
imponente  e  dignitoso ,  e  tale  da 
renderlo  degno  dell'alma  città,  uno 
de' più  bei  suoi  luoghi,  ed  un  ri- 
flesso del  prisco  splendore.  Dal  detto 
lato  del  prospetto  di  Campidoglio 
anticamente  non  si  poteva  ascendervi, 
giacche  le  primiere  tre  vie  erano 
dalla  parte  di  mezzogiorno,  ma  ora 
per  tre  strade  si  sale  al  colle  Ca- 
pitohno.  La  prima  è  la  grande  sca- 
linata di  Araceli ,  la  seconda  è 
la  menzionata  cordonata  fatta  da 
Paolo  III,  e  la  terza  (forse  aperta 
ne' bassi  tempi,  e  resa  meno  ripida 
da  Innocenzo  Xll,  Pig/iatelli)  è  dallo 
stemma  di  quest'  ultimo  Pontefice 
chiamata  delle  tre  pile.  Dalla  parte 
poi    del  foro  romano,    vi   sono  due 


i32  CAM 

alh-c  strade,  che  conducono  sul 
piazzale  di  Gimpidoglio ,  cioè  la 
cordonata  teste  restaurata,  dal  lato 
dell'arco  di  Settimio  Severo,  e  del 
carcere  mamertino,  già  appellato 
Clivo  deir asìloy  che  conduceva  ov'è 
adesso  la  moderna  piazza,  e  l'altro 
propriamente  detto  il  Clivo  Capilo- 
linOy  ch'era  la  più  nobile,  perchè 
dalla  \ia  sacra  salivano  i  trionfatori 
al  Campidoglio. 

Passiamo  ora  a  vedere  quanto  di 
più  interessante  avvenne  del  tanto 
celebrato  Campidoglio,  che  ora  è  si- 
tuato al  rovescio  dell'  antico  ,  dopo 
la  sua  decadenza  e  distruzione,  e  co- 
me risorse  nel  modo  suindicato.  Do- 
po la  salutifera  vocazione  delle  gen- 
ti, i  principi  degli  apostoli  predica- 
rono nella  capitale  dell'  universo  la 
parola  divina,  e  s.  Pietro  vi  stabili  la 
Pontificia  sua  sede  nell'anno  di  Cri- 
sto 4^,  suggellandovi  col  loro  san- 
gue la  fede,  che  vi  avevano  propaga- 
ta. Seguirono  contro  i  primi  credenti 
dieci  persecuzioni ,  a  cui  diede  ter- 
mine Costantino  imperatore  l'anno 
3 II.  Egli  concorse  al  trionfo  del l'e- 
vangelo,  ed  il  Pontefice  s.  Melchia- 
de  s'ebbe  il  palazzo  di  Laterano, 
che  divenne  il  patriarchio  apostoli- 
co. Ma  pel  trasporto  della  sede  im- 
periale in  Bisanzio,  per  la  distruzio- 
ne delle  statue  e  de'  templi,  per  le 
successive  invasioni  de'  barbari,  che, 
nel  47^5  estinsero  il  romano  impe- 
ro di  Occidente,  il  Campidoglio  de- 
cadde dal  suo  splendore,  finche  To- 
tila  co'  suoi  goti  lo  incendiò  intera- 
mente alla  metà  del  VI  secolo.  Verso 
poi  l'anno  ySo  diedesi  Roma,  e  il 
suo  ducato  spontaneamente  a  Pa- 
pa Gregorio  li,  e  però  sotto  di  lui 
ebbe  origine  il  dominio  temporale 
de*  Pontefici,  e  l'esercizio  della  piena 
amministrazione  delle  cose  civili  prin- 
cipiò quindi   sotto   il  Pontificato   di 


CAM 

Adriano  I,  laddove  qualche  volta  non 
ne  fossero  stati  impediti  dal  furore 
delle  fazioni ,  come  pur  troppo  molti 
ne  furono  la  vittima. 

Nel  972  l'Italia  fu  sossopra,  s'isti- 
tuirono consoli,  ed  un  regime  repub- 
blicano, ed  i  privati  fabbricarono 
molte  fortezze.  Roma  per  la  prima 
volta  si  sollevò,  col  fine  di  ricupe- 
rare l'antica  Hbertà,  e  Cencio,  citta- 
dino romano ,  sacrilegamente  fece 
morire  in  Castel  s.  Angelo  Benedet- 
to VI  perchè  difendeva  i  diritti  del- 
la Chiesa,  e  dell'impero.  Ciò  avven- 
ne per  opera  di  Francone,  che  nel 
974,  invase  la  cattedra  Pontificia 
col  nome  di  Bonifacio  VII.  Ma  po- 
co tardò  a  pagar  la  pena  di  sua 
scelleraggine  con  una  morte  subita- 
nea, accompagnata  da  una  crudele 
carnificina,  cui  fu  bersaglio  il  suo 
cadavere,  il  quale  trascinato  pei  pie- 
di fino  alla  piazza  di  Campidoglio , 
quivi  fu  lasciato  spoglio,  e  trafitto 
di  lanciate,  sino  a  che  alcuni  chie- 
rici lo  portarono  a  seppellire  in  s. 
Giovanni  Laterano. 

Il  Cancellieri ,  nel  suo  Mercato , 
parlando  di  quello,  che  si  teneva  nei 
Campidogli  delle  città ,  tratta  al- 
tresìi  del  mercato,  che  avea  luogo 
sulla  piazza  di  Campidoglio ,  e  sue 
adiacenze,  con  un  corredo  d' impor- 
tanti, ed  erudite  notizie.  La  più  an- 
tica memoria  del  mercato  tenuto  in 
Roma  ne' secoli  di  mezzo  s'incontra 
in  un  diploma  di  Pietro  Leone,  il 
quale  per  violenza  fu  eletto  pseudo- 
Pontefice,  nel  1 1 3o,  contro  il  legit- 
timo Innocenzo  II,  col  nome  di  A- 
nacleto  II.  Volendo  egli  imitare  la 
pia  beneficenza  de'  successori  di  san 
Pietro  verso  i  sagri  templi,  conce- 
dette tutto  il  monte  Capitolino  alla 
chiesa  eretta  sul  Campidoglio  da  s. 
Gregorio  I,  fino  dal  ^gr,  dedicata 
alla  ss.  Vergine,  ed  a  s.  Gio.  Battista. 


CAM 

Essa  fa  innalzata  sugli  avanzi  deltem- 
Ì)io  di  Giove  Capitolino,  onde  si  disse 
prima  s.  Maria  in  Capitolio,  e  poi 
in  Ara-Coelì  per  la  tradizione,  che 
Augusto  avesse  in  quel  luogo  innal- 
zato un  altare,  col  titolo  Ara  pri- 
Jìiogeuili  Dei^  dopo  aver  appreso  la 
nascita  di  Gesù  Cristo,  come  si  di- 
rà all'articolo  di  quella  Chiesa ,  di- 
venuta allora  una  delle  venti  abba- 
zie privilegiate  di  Roma,  apparte- 
nente a'  monaci  benedettini.  La  det- 
ta concessione  ebbe  pure  l'indicazio- 
ne de'  confini,  dicendosi  Terra  ante 
monasteriiim,  qui  locus  nundinarum 
vocatur^  donando  ai  benedettini  to- 
tani montem  Capitola  in  integrum  ^ 
con  tuttociò  che  in  esso  contenevasi 
cioè  domos  casalinas ,  cryptas,  er- 
gastoria,  cioè  le  botteghe,  in  mer- 
cato, ed  in  conseguenza  anche  una 
torre,  che  vi  era ,  detta  perciò  del 
mercato,  di  cui  parlasi  nello  statuto 
romano,  e  in  altri  luoghi.  Egual 
concessione  dipoi  fu  confermata  da 
Innocenzo  IV  che,  nel  i25i  ,  con- 
segnò la  chiesa  ed  il  monistero  ai 
frati  minori  osservanti  di  s.  Fran- 
cesco, facendo  altrettanto,  nel  laSg, 
Alessandro  IV.  La  costituzione  di 
Anacleto  II  antipapa  fu  riferita  dal- 
l'annalista Wadingo  all'anno  i25i  , 
num.  44>  6  poi  dal  p.  Casimiro 
da  Roma,  Memorie  istoriche  del- 
la chiesa  e  convento  di  s.  Maria 
in  Araceli,  ^oma  lySG  p.  4^2  e  seg. 
Anche  dallo  statuto  di  Roma  ri- 
levasi espressamente,  che  nella  piaz- 
za di  Campidoglio  facevasi  il  mer- 
cato in  un  giorno  determinato,  per- 
chè ivi  si  dispose,  che  se  qualcuno 
degli  esecutori ,  spedito  dai  giudici 
ad  entrare  a  forza  nelle  case,  aves- 
se trasgredito  gli  ordini  avuti,  il 
contravventore  dovea  subire  la  pe- 
na di  stare  a  cavallo  di  un  leone 
di  maamo,  esistente  nelle   sccje  del 


CAM  i33 

palazzo  di  Canipìdoglio,  con  una 
mitra  di  carta  in  capo,  e  colla  fac- 
cia unta  di  mele,  per  tutto  il  tem- 
po del  mercato.  Da  tuttociò  sem- 
bra che  il  sito,  in  cui  era  colloca- 
to questo  leone,  fosse  destinato  pel 
castigo  de' rei.  Inoltre  apparisce  dal 
citato  Cancellieri  ,  che  in  alcuni 
tempi  siasi  mantenuto  in  Campido- 
glio un  leone  vivo,  e  ne  riporta  i 
documenti  e  gli  esempii ,  fra'  quali 
un  diploma  del  1283  di  Carlo  d' Au- 
gi ò,  che  nomina  il  custode  del  leo- 
ne, e  la  sua  provvisione,  ed  il  Mu- 
ratori, anno  i^ii,  tom.  XXIV,  i?er. 
Ital. ,  parla  della  morte  e  sepoltu- 
ra del  leone,  che  stava  nel  palazzo 
maggiore  di  CampidogUo,  perchè  uc- 
cideva i  ragazzi.  Il  mercato  poi  del- 
la piazza  di  Campidoglio  si  esten- 
deva alle  chiese  di  s.  Biagio,  poi 
dedicata  alla  b.  Rita  da  Cascia,  ed 
a  quella  di  s.  Giovanni  de  Merca- 
tOy  o  in  Mercatelloy  oggi  delta  di 
s.  Venanzio  de'  camerinesi.  Fu  pro- 
seguito il  mercato  in  Campidoglio 
fino  al  secolo  XV,  finché  il  Cardi- 
nal di  Estouteville,  Camerlengo  di  s. 
Chiesa,  nel  i477>  lo  trasferì  in  piaz- 
za Navona  nel  mese  di  agosto,  ove 
ancora  si  tiene  nei  mercoledì.  Tut- 
tavolta  una  specie  di  mercato  si  con- 
tinuò fino  verso  il  secolo  XV  sulla 
piazza  di  Campidoglio,  colla  vendi- 
ta de' generi,  per  essere  frequentato 
a  cagione  de'tribunaU  esistenti  in 
Campidoglio. 

Nel  suddetto  secolo  XII,  oltre 
quanto  si  è  detto  del  monte  Capi- 
tolino dato  a'  benedettini  dall'  anti- 
papa Anacleto  II,  già  il  Campidoglio 
cominciava  nuovamente  presso  i  roma- 
ni a  riguardarsi  con  rispetto  e  predile- 
zione, radunandovisi  per  le  cose  pia  ri- 
levanti. In  fatti  abbiamo,  che  il  Pa- 
pa Innocenzo  II  morì  a'  24  settem- 
br«    1143    pel  gran  dispiacere,  che 


•r34  CAM 

ebbe  ,  perchè  i  romani ,  avendo 
terminata  la  guerra  co'  tivolesi,  ra- 
dunati tumulluarianiente  nel  Cam- 
pidoglio, risolvettero  di  rientrare 
in  campagna,  e  continuar  la  stessa 
guerra.  Indi  aggiunge  il  Panvinio,  che 
sul  Campidoglio,  contio  il  volere  del 
Papa,  i  romani  eressero  un  nuovo 
corpo  a  forma  di  repubblica,  eleg- 
gendo dall'  ordine  equestie  alcuni 
senatori,  coi  consoli,  ed  un  patrizio, 
die  fòsse  come  capo  (Jegli  altri,  con 
alcuni  giudici,  ad  esempio  degli  an- 
tichi romani,  per  cui  furono  scomu- 
nicati da  Innocenzo  II. 

Continuò  il  Campidoglio  a  ripren- 
dere lustro,  e  per  la  sua  eminente 
posizione,  e  pegli  avanzi  degli  edi- 
fìcii  e  della  ixjcca  si  ritenne  come 
luogo  fortificato.  Ed  è  perciò,  che, 
ribellatisi  i  romani  al  Pontefice  Lu- 
cio II  per  la  ristabilita  dignità  se- 
natoria, e  per  quella  di  patrizio  [P'e- 
di),  volendo  il  Pontefice  reprimere 
gl'insorti,  e  cacciarli  dal  Campido- 
glio, allorché  vi  ascendeva  con  un 
esercito,  fu  colpito  da  una  sassata, 
che  lo  portò  al  sepolcro  a'  i5  feb- 
braio I  145.  Per  quasi  cinquant'an- 
ni  durarono  le  discordie  civili  tra  i 
Pontefici  e  il  popolo  romano,  ne 
terminarono  che  nel  i  187,  nel  Pon- 
tificato del  loro  concittadino  Cle- 
mente III,  stabilendosi,  che  si  eleg- 
gessero i  senatori ,  e  che  in  luogo 
del  patrizio  fosse  eletto  il  prefetto 
di  Roma  (  Vedi).  D'allora  in  poi  i 
tempi  per  la  Chiesa  furono  più  tran- 
quilli. 

Tra  le  campane  destinate  an- 
che a  chiamare  a  consiglio  gli  abi- 
tanti, si  ha  memoria  che  ne  esistes- 
se una  nel  Campidoglio  nel  11 35, 
come  dice  anche  Cancellieri ,  Cam- 
pane  p.  ^o.  Conquistala  però  nel 
1200  dal  popolo  romano  nella  guer- 
ra de'  viterbesi,  la  lamosa    campana 


CAM 

detta  Patarinrij  di  otto  palmi  di 
diametro,  ch'era  del  comune,  fu  tras- 
portata in  Campidoglio,  e  servì  sino 
al  declinar  del  secolo  XVI II  a  pub- 
blicare il  carnovale,  a  suonare  nelle 
più  liete  circostanze  di  Roma,  a  da- 
re il  segno  della  morte  del  Sommo 
Pontefice,  ed  a  festeggiare  il  passaggio 
dei  Papi  dal  Campidoglio  al  Late- 
rano  pel  possesso  (Fedi).  11  Venuti, 
Numis.  Pont.  p.  147,  vi  aggiunge 
l'incarico  di  annunziare  la  morte  di 
qualche  reo  condannato  dal  senato- 
re. Chiamossi  tal  campana  la  Pata- 
rina  di  Viterbo,  per  avere  i  settarii 
patarini  infestala  quella  città,  ed 
abitando  essi  nella  contrada  ov'  era 
situata,  ne  prese  da  loro  il  nome.  In 
quanto  al  luogo  dove  fu  collocata 
sul  Campidoglio,  prima  che  Bonifa- 
cio IX  erigesse  il  palazzo  senatorio, 
e  Gregorio  XIII  il  campanile,  pare 
che  fosse  in  qualche  altra  torre,  la 
quale  forse  sarà  stata  la  così  detta 
Torre  del  Mercato. 

L'anonimo,  che  scrisse  la  vita  d'In- 
nocenzo 111  eletto  nel  i  198,  presso 
il  Baluzio,  narra  che  Pandolfò  della 
Suburra  senatore  di  Roma,  si  mos- 
se contro  i  viterbesi ,  che  avevano 
assediato  Vi  torchiano,  e  dopo  averli 
vinti,  e  fatti  prigioni,  universos  cap- 
tlvos  misit  in  carcerem  Canepariiun, 
vicino  al  tempio  della  dea  Tellure, 
muUis  miseriis  macerandos.  In  tem- 
pi a  noi  più  prossimi  sembra ,  che 
fosse  tal  carceie ,  dove  adesso  sono 
le  carceri  capitoline,  luogo  che  allora 
chiamavasi  cancelleria^  come  si  rileva 
dagli  Statuti  di  Roma.  I  rei  però 
decapitavansi  presso  la  chiesa  di  s. 
Maria  d'Araceh,  come  vuole  il  citato 
p.  Casimiro,  o  sul  monte  Capitoli- 
no, come  opina  il  Martinelli  nella 
sua  Roma  ricercata  ec.  Che  Roma 
avesse  più  carceri^  lo  rileviamo  da 
Livio,    il    quale   dice,  che   essendosi 


CAM 

moltiplicati  i  delitti,  i  decemviri  die- 
dero la  cura  ad  Appio  Claudio  lo- 
ro collega  di  fabbricare  nel  suo  de- 
cemvirato un  nuovo  carcere,  fra  il 
Campidoglio  e  il  Tevere.  Di  questo 
argomento,  e  del  carcere  Mamerti- 
no  alle  falde  del  Campidoglio  dalla 
pa«te  dell'arco  di  Settimio ,  abbiamo 
le  Notizie  del  carcere  Tulliano  ,  o 
Maniertino  alle  radici  del  Campi- 
doglio ,  Oi'C  fu  rinchiuso  s.  Pietro  , 
di  Cancellieri,  Ptoma  1788.  Non  riu- 
scirà discaro  che  qui  si  aggiunga, 
che  le  attuali  carceri  capitoline  so- 
no a  pie' del  lato  sinistro  del  palaz- 
zo senatorio;  che  appena  la  campa- 
na di  Campidoglio  ha  annunziato 
col  suo  hìgubre  suono  la  morte  del 
Papa,  il  capo-rione  [Vedi)  o  presi- 
dente del  rione  Campitelli,  accompa- 
gnato da  un  capitano  de'  Capotori 
[Vedi),  paite  subito  dal  Campidoglio 
con  uomini  armati  per  aprire  le 
carceri  della  città,  e  porre  in  liber- 
tà i  rei  di  piccoli  delitti,  e  i  debi- 
tori di  tenui  somme;  che  il  magi- 
strato romano  tasto  si  aduna  in 
Campidoglio  per  occuparsi  della  si- 
curezza della  città ,  aprendo  in  se- 
gno di  autorità  similmente  le  prigio- 
ni del  suo  tribunale  di  Campidoglio, 
e  prendendo  altre   provvidenze. 

Gran  feste,  nel  i235,  come  ri- 
portano a  detto  anno  l'annalista  Ri- 
naldi, e  il  Vendettini,  del  Senato 
Romano  p.  222,  si  fecero  per  la 
concordia  stipulata  da  Gregorio  IX, 
ed  il  senatore  Angelo  Malabranca  , 
a  nome  del  senato,  e  popolo  roma- 
no, e  molte  memorie  si  hanno  dal- 
le storie  sul  Campidoglio,  sul  sena- 
torato di  Carlo  I  d'Angiò,  la  cui 
statua  si  vede  nel  salone  del  palaz- 
zo senatorio  con  otto  versi  latini 
sotto,  e  la  data  i4^r,  cioè  dell'an- 
no in  cui  fu  eretta.  Quel  princi- 
pe però,  nel    1266,  venne  investito 


CAM  i35 

del  regno  delle  due  Sicilie  dal  Pon- 
tefice Clemente  IV,  e  dal  Pontefice 
medesimo  fu  fatto  senatore  di  Ro- 
ma, governando  dispoticamente  sot- 
to Adriano  V,  e  nel  Pontificato  di 
Giovanni  XXI.  Ma  Nicolò  III,  elet- 
to nel  1277,  ritenne  per  sé  il  sena- 
torato, mentre  inseguito,  adonta  che 
dai  romani  venisse  oiferta  a  Martino 
IV  del  1 28  I  tal  dignità,  venne  da  quel 
Pontefice  restituita  a  Qùr\o  d'Angiò. 
Essendo  dipoi,  nel  i3o5,  eletto  Cle- 
mente V  di  Bordeaux,  questi,  chia- 
mando i  Cardinali  in  Francia,  sta- 
bili la  residenza  Pontificia  in  Avi- 
gnone, onde  ne'  settantun  anni  che 
vi  dimorarono,  l'autorità  della  ma- 
gistratura romana  si  accrebbe  note- 
volmente per  tale  assenza.  Il  Cam- 
pidoglio fu  in  que'dì  teatro  di  gran- 
di avvenimenti,  che  si  trattano  agli 
articoH  Roma,  Senatori  di  Roma,  ed 
altri.  I  principali  però  sono  i  se- 
guenti. 

Avendo  Clemente  V  approvata  la 
elezione  in  imperatore  di  Enrico  VII 
di  Luxemburgo,  colla  condizione  che 
si  recasse  a  Roma  per  ricevere  dai 
Cardinali  legati  le  insegne  imperia- 
li, nel  1 3  [  I  ,  il  senatore  di  Roma 
Lodovico  di  Savoja  si  condusse  in 
Brescia  al  campo  di  Enrico  VII , 
lasciando  il  Campidoglio  in  conse- 
gna ai  suoi  vi  cari  i,  a  condizione  che 
glielo  dovessero  restituire  all'  arrivo 
dell'imperatore.  Ma  tornato  a  Ro- 
ma il  senatore,  i  vicarii  ricusarono 
di  rimetterlo  in  sue  mani ,  perchè 
Roberto  d'Angiò,  re  di  Napoli,  avea 
spedito  in  Roma  suo  fratello  Gio- 
vanni principe  di  Morea ,  affuichè 
coll'esercito  impedisse  la  coronazione 
di  Enrico  VII.  Allora  questi  spedi 
alla  città  Stefano  Colonna,  perchè 
co'  suoi  provvedesse  contro  gli  sforzi 
dell'Angioino,  che  cogli  aiuti  di  Fi- 
renze, di  liucca,  e  degli  Orsini  era- 


iS6  CAM 

sì  impadronito  del  Campidoglio,  del- 
le torri,  e  de*  luoghi  forti  all'intor- 
no, nonché  della  torre  del  Mercato, 
presidiando  ancora  il  Castel  s.  An- 
gelo, il  palazzo  valicano,  e  tutto  il 
borgo  e  Transtevere.  All'incontro  i 
Colonnesì,  e  quelli  che  seguivano  le 
parti  dell'imperatore,  si  erano  forti- 
ficati in  s.  Maria  della  Rotonda  ,  o 
Pantheon ,  in  s.  Sahina ,  e  nel  Co- 
losseo, e  presa  la  torre  delle  milizie 
(poi  racchiusa  nel  monistero  di  s. 
Caterina  di  Siena),  tutta  Roma  si  di- 
vise in  fazioni,  ed  ognuno  si  armò;  le 
strade  furono  sbarrate,  e  gli  abitanti 
si  fecero  forti  nella  propria  casa,  pel 
timore  di  gravi  turbolenze.  Final- 
mente Enrico  VII  giunse  in  Roma 
a'  7  maggio  1 3 1 2,  ricuperò  il  Cam- 
pidoglio con  gran  piacere  del  popo- 
lo romano,  il  quale  volle,  che  Lo- 
dovico di  Savoja  continuasse  nel  se- 
natorato, e  quindi  lo  stesso  popolo 
elesse  a  capitano  un  militare  del- 
l'imperatore, Giovanni  di  Savigny 
borgognone ,  onde  avesse  in  cura 
il  Campidoglio,  finché  il  Papa  eleg- 
gesse il  nuovo  senatore.  La  corona- 
zione seguì  a'  29  giugno  nella  basi- 
lica lateranense ,  perché  nel  Vatica- 
no Enrico  VII  temeva  le  insidie  de- 
gli Angioini,  per  cui  nacque  nel  popo- 
lo una  generale  sollevazione,  come 
racconta  il  Mussato  nel  lib.  VII  de 
gest.  Henrici  VII. 

Nel  1342,  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente VI,  nel  Campidoglio  si  cele- 
brò la  coronazione  del  celeberrimo 
poeta  Francesco  Petrarca,  con  una 
corona  d'alloro,  di  che  fu  cinto  ai 
i3  aprile  da  Orso  collega  del  se- 
natore Stefano  Colonna  ;  funzione 
che  rivide  Roma  poi  eseguita  per 
ordine  di  Benedetto  XIII,  a'  23  mag- 
gio 1725,  nella  persona  del  cav.  Ber- 
nardino Perfetti,  rinomato  poeta,  e 
per  mezzo  dì  cinque  cavalieri  roma- 


CAM 

ni,  de'  conservatori  di  Roma ,  e  del 
senatore  Mario  Frangipani.  11  Crc- 
scimbeni  nello  stesso  anno  pubblicò 
anzi  gli  Atti  di  tal  solenne  corona- 
zione in  Campidoglio.  Nel  Pontifi- 
cato quindi  di  Pio  VI,  ed  a'  3 1  a- 
gosto  1776,  seguì  pure  nel  Campi- 
doglio quella  della  insigne  poetessa 
Corilla ,  cioè  di  Maria  Maddalena 
Morelli  Fernandez,  di  cui  si  pub- 
blicarono gli  Alti  in  Parma  nel  1779. 
Sopra  queste  due  ultime  coronazio- 
ni, V.  Bettinelli  nella  sua  Raccolta 
d'opuscoli,  tomo  XXXI.  Il  Grade- 
nigo  ci  diede  una  lettera  sopra  i 
Poeti  laureati j  nel  tom.  I  delle  Nuo- 
ve Memorie  per  servire  alla  storia, 
letteraria,  p.  267  e  3o^,  coli' estrat- 
to d'  una  dissertazione  di  M.  1'  Ab. 
du  Regnel;  ed  Apostolo  Zeno  ne  scrisse 
un'altra  de'  Poeti  laureati^  nel  t.  II 
delle  sue  Lettere,  p.    191   e  seg. 

Regnando  lo  stesso  Clemente  VI, 
mentre  stava  in  Avignone,  essendo- 
si per  sua  autorità  cambiata  in  Ro- 
ma la  forma  di  eleggere  i  senatori. 
Cola  di  Rienzo  cittadino  romano,  e 
pubblico  cancelliere,  siccome  d^  ani- 
mo generoso  e  libero,  adunò  in  Cam- 
pidoglio il  popolo  alla  presenza  del 
pontificio  vicario,  lo  arringò,  e  dopo 
aver  proposto  alcune  savie  leggi,  fu 
acclamato  signore,  con  pieni  poteri, 
onde  stabilì ,  col  legato  del  Papa , 
nel  palazzo  capitolino  la  residenza. 
Cola  di  Rienzo  subito  occupò  il  Cam- 
pidoglio ,  e  tanta  autorità  e  credito 
si  acquistò  presso  tutti,  che  a  suo 
talento  ridusse  il  popolo,  e  nel  1 347 
divenne  tiranno  di  Roma,  facendosi 
chiamare  «  Nicola  severo,  e  clemen- 
«  te,  tribuno  della  libertà,  della  pa- 
«  ce,  e  della  giustizia,  ed  illustre 
M  liberatore  della  sacra  repubblica 
«  romana  ".  Ed  é  perciò,  che  quasi 
tutti  i  principi  d' Italia  domandaro- 
no la  sua  amicizia,    per  mezzo  de' 


CAM 

loro  omtori ,  per  lo  die  V  audace 
tribuno  giunse  a  citare  V  imperatore 
Lodovico  di  Baviera  a  comparire  al  suo 
tribunale  pei*  render  conto  di  sua  ele- 
zione, cbe  a  lui  solo  spettava  come  ca- 
po del  rinnovato  impero.  Quindi  sba- 
razzatosi del  legato,  citò  formalmen- 
te anche  il  Papa  a  litornare  in  Ro- 
ma, e  fece  strage  de' baroni  romani; 
finche  costretto  a  fuggire,  ed  arresta- 
to, venne  condotto  prigioniero  in  Avi- 
gnone. Dopo  la  morte  di  Clemente 
VI,  il  suo  successore  Innocenzo  VI, 
nel  i353,  rese  la  libertà  a  Cola  di 
Kienzo  e  lo  spedì  in  Roma  per  ri- 
comporre le  cose,  ed  in  fatti  cacciato 
dal  Campidoglio  Francesco  Baron- 
celli,  che  si  era  usurpato  il  supre- 
mo potere,  esercitò  severa  giustizia 
contro  i  primarii  signori.  Ma  insu- 
perbitosi, e  commettendo  parzialità 
allorquando  ammoniva  i  principali 
del  popolo,  che  procurò  guadagnare 
anche  con  una  pittura  da  lui  fatta 
esporre  sul  palazzo  di  Campidoglio, 
aizzò  invece  i  romani  alla  vendetta 
dei  nobili,  e,  agli  8  settembre  1 353, 
la  moltitudine  cinse  il  palazzo  capi- 
tolino gridando:  morie  al  traditore 
Cola.  Egli  tentò  invano  di  difender- 
si, e  di  parlare  colla  sua  portentosa 
facondia.  Voleva  morire  da  forte 
colle  insegne  senatorie  ricevute  da 
Innocenzo  VI;  ma  cambiando  divi- 
samento  si  travestì,  si  rase  la  barba, 
si  tinse  il  volto  per  fuggire  :  però  es- 
sendo stato  riconosciuto,  venne  fatto 
a  pezzi,  e  dipoi  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Bonosa  in  Trastevere. 

Da  ultimo,  prima  precariamente 
Urbano  V,  e  poi  Gregorio  XI  esaudi- 
rono i  voti  dei  romani,  e  ritornando 
quest'ultimo  stabilmente  in  Roma 
a'  17  gennaio  1377,  vi  ristabilì  la 
Pontifìcia  residenza .  Breve  però 
fu  il  giubilo  de'  romani,  dappoiché, 
eletto  jiell'annO  seguente  Urbano  VI, 


CAM  137 

insorse  V  antipapa  Clemente  VII , 
che  diede  principio  al  funesto  scisma, 
il  quale  afflisse  la  Chiesa  più  di 
cinquant'anni.  Quindi  ambedue  sca- 
gliaronsi  reciprocamente  gli  anatemi, 
e,  prese  le  armi,  riuscirono  funesti 
i  piincipii  per  Urbano  VI,  perchè 
i  soldati  dell'antipapa  penetrati  nella 
città ,  e  capitanati  da  Silvestro  di 
Budes,  mediante  un  corpo  di  caval- 
leria, ascesero  il  Campidoglio,  e  vi 
fecero  strage,  in  cui  morirono  di- 
versi magistrati,  vendicati  però  nella 
reazione  del  dì  seguente,  in  cui  il 
popolo  massacrò  tutti  gli  oltramonta- 
ni, che  abitavano  in  Roma.  Ciò  non 
pertanto  in  progresso,  sebbene  ad 
Urbano  VI,  nel  1389,  ^^^^^  succe- 
duto Bonifacio  IX,  alla  morte  del- 
l'antipapa, in  Avignone  ove  si  era 
fissato,  fu  continuato  lo  scisma  dal 
falso  Pontefice  Benedetto  XIII.  Pie- 
no di  coraggio  Bonifacio  IX  si  fece 
rispettare  in  guisa,  che  dopo  la  ce- 
lebre concordia  del  senato  romano, 
restaurato  il  Castel  s.  Angelo,  forti- 
ficato il  Campidoglio,  sopra  le  rovi- 
ne dell'antico  tabulano,  eresse,  verso 
il  1395,  un  palazzo  a  guisa  di  roc- 
ca, e  prescelse  i  magistrati  a  suo 
piacimento.  Tuttavolta  i  fautori  del- 
l' antipapa ,  insieme  col  conte  di 
Fondi,  e  coi  Colonnesi,  nel  i4oo, 
ordirono  una  congiura  per  occupar 
la  città,  ed  arrestarvi  il  Papa;  ciò 
che  sarebbe  avvenuto,  se  le  guardie 
del  Campidoglio  non  avessero  respinto 
i  ribelli  al  primo  assalto.  V.  Eckhar- 
di,  Scìiediasnia  de  Tahulariis  ariti- 
quiisj  Quedlimburgi   17  17. 

Sappiamo  dal  Diario  di  Stefano 
Infessura,  che,  morto  Bonifacio  IX 
nel  primo  ottobre  i4o45  i  romani 
si  sollevarono,  proclamando  la  li- 
bertà, e  la  città  venne  ovunque 
sbarrata.  Gli  Orsini,  siccome  guelfi , 
combattevano  per  la  Santa  Sede,  e 


i38  CAM 

i  Colonncsi,  gliiln'Ilini,  soslencvano  il 
popolo.  Kibellaronsi  il  Campidoglio, 
e  la  torre  del  Mercato ,  onde  gli 
Orsini  per  porta  Castello  si  recarono 
a  soccorrere  il  Campidoglio  contro 
i  nemici,  seguiti  da  molti  romani 
fedeli  alla  CJiiesa,  per  cui  incontra- 
tisi coi  Colonnesi,  nella  zuffa  venne 
ucciso  Poncelletto  Orsini,  colla  peg- 
gio di  questi,  che  ritiraronsi  a  monte 
Giordano.  Eletto  quindi  limocenzo 
VII,  Migliorati,  fece  egli  di  tutto 
per  quietare  i  romani,  che  ad  onta 
della  pace  fatta,  lungi  dal  diveni- 
re docili,  ribellaronsi  nuovamente, 
reclamando  il  Campidoglio,  e  il 
Castel  s.  Angelo  [f^edi),  indi  ebbero 
l'audacia  di  affrontare  le  milizie  Pa- 
pali, il  perchè  Lodovico  Migliorati, 
nipote  del  Pontefice ,  fece  uccidere 
all'  insaputa  dello  zio  alcuni  cittadi- 
ni, a' 5  agosto  i4o5.  Appena  i  ro- 
mani intesero  tal  fatto ,  al  suono 
della  campana  di  Campidoglio  cor- 
sero alle  armi ,  e  sui  più  rispettabili 
ecclesiastici,  che  trovarono,  diedero 
sfogo  alla  loro  vendetta  strascinan- 
doli ignominiosamente  alle  carceri 
del  medesimo  Campidoglio.  Inno- 
cenzo VII,  dopo  tali  disastri,  sospet- 
tando di  Tomazelli ,  castellano  di 
Castel  s.  Angelo,  coiTOtto  dal  dena- 
ro, e  dalle  promesse  di  Ladislao  re 
di  Napoli,  se  ne  partì  per  Viterbo. 
Il  citato  Infessura  racconta  la  cosa 
un  poco  diversamente  sull'epoca,  poi- 
ché egli  dice,  che  a'21  agosto  i\o6 
si  ribellò  il  Campidoglio,  per  disposi- 
zione de'  signori,  i  quali  reggevano 
Roma ,  e  con  molti  cittadini  si  for- 
tificarono ,  e  chiusero  in  esso  per 
timore  del  popolo;  tuttavia  per  sal- 
vare la  vita  fuggirono  Nicola  Co- 
lonna, e  Battista  Savelli  con  altri 
romani,  onde  a' 23  di  detto  mese 
si  rese  il  Campidoglio  da  chi  lo 
teneva,   a   condizione  di  avei'  salva 


CAM 

la    persoiKì ,    ma   furono    demoliti  ì 
merli,  e  la  torre  del  mercato. 

Erano  già  passati  sette  mesi,  che 
il  Papa  soggiornava  a  Viterbo,  e 
però  pentiti  i  romani,  lo  richiama- 
rono, nel  1406,  con  diverse  amba- 
scerie, dopo  le  quali  Innocenzo  VII 
nominò  in  Viterbo  per  senatore 
certo  Panciatici,  che  asceso  il  Cam- 
pidoglio, ne  prese  possesso,  onde  il 
Pontefice  col  pieno  dominio  della 
città  vi  fece  ritorno.  Nel  Pontificato 
del  successore  Gregorio  XII,  racconta 
il  diarista  Antonio  di  Pietro,  presso  il 
Muratori,  Rer.  It.  t.  XXIV,  p.  904, 
che  nel  i4o7j  giovedì  25  agosto 
>»  de  noctc  vidi  supra  scalas  capi- 
»  tolii  vexilla  de  capitibus  regionum 
n  ....  cum  eoTum  toto  populo  ar- 
»*  mato,  per  totum  meraitum  ple- 
»*  num  usque  in  pede  Mercati,  di- 
»»  ceiites  omnes  :  mora  questo  re 
«  traditore  con  tutta  la  gente  sua." 
Questo  re  era  Ladislao,  il  quale 
profittando  dello  scisma,  che  sepa- 
rava gli  animi,  ed  agognando  il 
dominio  di  Roma,  per  l'assenza  di 
Gregorio  XII,  procurò  impadronir- 
sene, locchè  gli  riuscì  col  consenso 
di  Paolo  Orsini,  e  del  Cardinal  Anni- 
baldeschi,  che  il  Papa  avea  lasciato 
al  governo  della  città.  Indi  Ladislao 
elesse  senatore  di  Roma  de  Tostis, 
e  gli  consegnò  il  Campidoglio;  ma 
eletto  Alessandro  V,  questi  ricuperò 
la  signoria  di  Roma ,  onde  il  de 
Tostis,  che  ancora  teneva  il  Campi- 
doglio pel  re  di  Napoli,  a'  5  gen- 
naio 1 4 1  o,  ne  fu  privato  esso,  e  quin- 
di venne  espulso  dai  romani. 

Estinto  finalmente  lo  scisma  colla 
elezione  del  romano  Martino  V, 
Colonna,  e  meritato  il  titolo  di 
Padre  della  Patria,  per  aver  re- 
staurato la  desolata  Roma,  gli  suc- 
cesse Eugenio  IV,  Condulniieri.  Nel 
1434  nuovamente   i   romani  si  sol- 


CAM 

lerarono,  imprigionarono  il  Cardi- 
nal ConcUilmiero  nipote  del  Papa, 
e  camerlengo  di  s.  Chiesa ,  e  lo 
portarono  nelle  carceri  di  Campi do- 
glip,  ed  avendo  creati  nuovi  magi- 
strati,  cioè  sette  governatori  con 
amplissima  potestà,  Eugenio  IV  si 
salvò  colla  fuga.  Intanto  aggredito 
da'romani  il  Castel  s.  Angelo,  riuscì 
al  castellano  farne  alcuni  prigioni, 
che  furono  ricambiati  col  Cardinal 
camerlengo ,  il  quale  venne  posto 
in  liberta.  Passati  cinque  mesi  dalla 
partenza  di  Eugenio  IV,  i  romani 
si  sottomisero  a  lui,  onde  si  crea- 
rono nuovi  magistrati  in  nome  del- 
la Chiesa,  e  il  Campidoglio  fu  for- 
tificato con  buona  guardia,  e  mu- 
nito di  vettovaglie;  finché  Giovanni 
Vitelleschi ,  comandante  le  milizie 
^  Pontificie,  ricuperò  il  dominio  di 
IP  Roma ,  e  tutte  le  città  occupate 
dai  tiranni,  per  cui  il  senato  roma- 
no gli  decretò  una  statua  equestre 
in  Campidoglio,  col  titolo  di  terzo 
Padre  della  Patria  ^  dopo  Romolo 
ed  Augusto. 

Anticamente  la  giustizia  si  faceva 
tanto  in  Castel  s.  Angelo,  che  sul 
Campidoglio,  nella  rupe  Tarpea ,  o 
monte  Caprino,  ma  nel  Pontificato 
d'Innocenzo  Vili,  come  riporta  il 
Venuti,  Descrizione  di  Roma,  pag. 
35,  cominciò  a  farsi,  nel  14^8,  sulla 
piazza  del  ponte  di  s.   Angelo. 

Ecco  alcuni  degli  ultimi  esempii 
della  giustizia  eseguita  in  Campido- 
glio .  Neil'  anno  1 4^3  furono  pu- 
niti i  congiurati  contro  Nicolò  V, 
Stefano  Porcari  fu  impiccato  al 
muro  di  Castel  sant'  Angelo ,  e 
poco  dopo  in  Campidoglio  Angelo 
Massa  col  figlio ,  ed  un  compagno , 
oltre  Battista  Serra,  Gabadei,  e  Pie- 
tro di  Monterotondo.  Pertanto  a'  3o 
gennaio  fu  suonata  ,  secondo  il  co- 
stume, la  campana  di   Campidoglio 


CAM  139 

per  la  morte  del  Battista.  E  nel 
1484  a'  26  dicembre,  come  si  legge 
nel  Muratori  tom.  Ili,  p.  11.  Rer. 
Ital.  p.  1071,  furono  presi  due  fi- 
gli di  Jacopo  di  Cola  di  Santo  An- 
gelo, ovvero  di  Ripa,  con  tre  altri 
compagni,  e  furono  impiccati  i  due 
fratelH  alle  finestre  della  prima  sala 
di  Campidoglio,  e  fu  tagliata  la  te- 
sta a  Gio.  Antonio  Arlotto  a  pie- 
di delle  scale.  Questa  giustizia  venne 
fatta  senza  il  suono  della  campana  di 
Campidoglio.  Sul  suono  della  cam- 
pana aggiungiamo,  che  negli  antichi 
Slatuti  di  Roma  si  prescrive,  che 
»  mareschalchi,  et  ofliciales  domini 
M  senatoris  non  capiant,  nec  capi  fi- 
»  ciant  aliquem,  post  tertium  sonum 
»  campanae;  nisi  esset  homicida,  la- 
»  tro  publicus,  vel  persona  infamis, 
»»  diffidatus,  condemnatus ,  vel  apo- 
t>  dixatus  "  ;  e  in  altro  luogo  si  dispo- 
ne che  »  campana  audientitne  con- 
>i  sneta  pulsari  incipiat;  et,  ne  quis 
>i  ignorantiam  praetendere  possit,  per 
»  quartam  partem  unius  horae  pul- 
3i   se  tur  ". 

Abbiamo  dal  Cancellieri,  Memo- 
rie  delle  Ss.  Feste,  p.  78,  che  la 
concordia  seguita  in  Campidoglio 
sotto  Giulio  li  a'  27  agosto  i5ir, 
media^ite  solenne  istromento,  fra  i 
primi  baroni  romani ,  guelfi  e  ghi- 
bellini, cioè  tra  gli  Orsini ,  e  i  Co- 
lonna (  per  cui  il  Papa  fece  coniare 
una  medaglia  coli'  epigrafe  :  pax  ro- 
mana ,  e  pubblicata  dal  B.atti  nella 
parte  II  Della  famiglia  Sforza,  p. 
283),  termina  con  acconsentire,  che 
in  perpetua  e  memorabile  condanna 
ed  infamia,  si  dipingano  le  immagini 
de'  contravventori  a  rovescio,  e  sotto- 
sopra, al  modo  de'  perfidi  e  crudeli 
traditori,  nella  facciata  di  Campido- 
glio, e  in  altri  luoghi  pubbhci  dal 
popolo  frequentati,  per  memoria  e 
testimonianza     della   loro    scellerata 


i4o  CAM 

vita.  Cosi  il  gonfaloniere  Giuliano 
Cesarinij  per  aver  ferito  il  governa- 
tore, tu  bandito  con  grossa  taglia, 
e  dipinto  ignominiosamente  nella  fhc- 
ciata  di  Campidoglio,  sopra  la  flno- 
stra  a  croce,  che  si  vede  al  torrio- 
ne, dalla  parte  di  Araceli,  colla  spa- 
da e  cappa  in  testa,  senza  cappello, 
e  in  giubbone.  Vi  stette  sino  alla 
morte  di  Clemente  VII,  che  avven- 
ne a*  25  settembre  i534,  il  quale 
però  poco  prima  di  morire  gli  fece 
grazia  di  rimetterlo,  e  cassare  la  det- 
ta pittura  nel  Campidoglio.  Questo, 
quando  nell'agosto  i5ii  si  spargeva 
la  falsa  voce  della  morte  del  suddetto 
Giulio  II  ,  fu  occupato  dal  po- 
tente Pompeo  Colonna,  sollevando  il 
popolo  a  vendicar  colle  armi  la  li- 
bertà perduta  ;  ma  ritornato  il  Pa- 
pa in  sentimenti,  il  Campidoglio  fu 
ricuperato  dalle  sue  milizie. 

Verso  questo  tempo  abbiamo  la 
erezione  del  palazzo  CafTarelli,  edi- 
ficato dalla  famiglia  stessa  sulla  som- 
mità del  Campidoglio,  nel  luogo 
ov'era  la  rocca  Tarpea,  già  fortez- 
za e  cittadella  antica  della  città  con 
disegno  di  Gregorio  Canonica ,  di- 
scepolo del  Vignola.  Narra  l'Amide- 
nio,  che  fra  i  paggi  del  popolo  ro- 
mano deputati  a  Carlo  V  nella  sua 
venuta  in  Roma,  vi  fu  Ascanio  CafFa- 
relli ,  a  cui  l' imperatore  donò  un 
sito  di  fianco  del  palazzo  Capitolino 
sopra  la  rupe  Tarpea ,  oggi  detto 
Monte  Caprino^  donde  si  gode  una 
veduta  sorprendente  di  Roma.  For- 
se Carlo  V  volle  dimostrare  la  sua 
gratitudine  ai  Caffarelli  per  l' allog- 
gio datogli  nel  proprio  palazzo  in- 
contro la  porteria  di  s.  Andrea  del- 
la Valle,  architettato  con  disegno  di 
Raffaele. 

Eccoci  finalmente  a  vedere  il  Cam- 
pidoglio nobilitato,  ed  ornato  sem- 
pre più  dalle  cure  de' romani  Pon- 


CAM 

tefici.  Questo  colle  famosQ,  sopra  la 
cui  vetta  la  fortuna  e  il  valore  a- 
veano  gareggiato  per  tredici  secoli 
a  sostenere  lo  scettro  dell'universo , 
conquistato  dalle  sue  aquile  vinci- 
trici, dopo  di  aver  cambiato  il  suo 
governo  militare  e  feroce  in  altro 
spirituale  e  pacifico,  mutò  ancora  il 
suo  aspetto  cogli  edifìzii  innalzati 
da'  Papi.  Sovrasta  nella  piti  alta  sua 
cima  la  croce  salutare,  ed  in  vece 
de'  vincitori  delle  nazioni ,  accolse 
ne'  solenni  possessi  de'  Pontefici  i  pa- 
dri e  maestri  dell'  orbe  cattolico,  con 
ecclesiastica  pompa,  ben  diversa  da 
quella  de'  trionfatori.  P^.  Gaddi,  Ro- 
ma nobilitata,  stampata  nel  lySG, 
ed  il  Cancellieri  ne'  Possessi ,  che 
parla  delle  diverse  decorazioni,  con 
cui  fu  ornato  il  Campidoglio  in  tali 
festive  occasioni. 

Con  singoiar  giubilo  de'  romani , 
a'i3  ottobre  i534,  fu  elevato  alla 
cattedra  di  s.  Pietro  il  loro  concit- 
tadino Paolo  III,  Farnese,  il  quale 
volendo  accrescere  il  lustro  al  Cam- 
pidoglio, con  disegno  di  Michelange- 
lo Bonarroti ,  ingrandì  e  decorò  il 
palazzo  eretto  da  Bonifacio  IX,  con 
doppia  scala,  parapetti,  e  balaustrata 
di  travertino,  che,  portando  a  un  ri- 
piano, introduce  nella  sala  di  mez- 
zo ,  la  quale  serve  di  tribunale  al 
senatore  di  Roma  per  le  cause  ci- 
vili ,  giudicate  dai  due  suoi  collate- 
rali, e  serve  ancora  ai  premii,  che  si 
dispensano  dalla  Pontificia  Accademia 
di  s.  Luca  [P^edi)  in  occasione  de'con- 
corsi,  con  istraordinaria  pompa.  So- 
pra tal  sala  evvi  l'appartamento  del 
senatore,  e  si  ascende  al  campanile 
di  Gregorio  XI II,  la  cui  statua  co- 
lossale di  bronzo,  insieme  ad  altra 
simile  di  Paolo  III,  lo  decora  gran- 
demente ;  a  sinistra  vi  sono  gli  uf- 
fizii  del  tribunale  capitolino,  non 
che  le  sue  cancellerie.  Bonarroti  ne 


CAM 
adornò  d'ordine  corintio  a  pilastri 
la  facciata,  che  fu  poi  compiuta  da 
Giacomo  della  Porta.  Questi  facendo 
il  portone,  condusse  l'ediAzio  fino  al 
primo  ordine  delle  finestre ,  e  poscia 
Girolamo  Rainaldi  gli  diede  l'ulti- 
ma perfezione.  L'  attuai  forma  del- 
l'ampia sala  si  deve  a  Giuseppe 
Camporese.  Inoltre  Bonarroti  esegui 
la  principale  cordonata,  e  collocò  in 
mezzo  la  piazza,  sopra  un  gran  pie- 
distallo di  marmo,  preso  da  un  cor- 
nicione di  marmo,  del  foro  di  Ncr- 
va,  la  statua  equestre  di  bronzo  do- 
rato, non  ha  guari  ristampata,  di 
Marc'  Aurelio  Antonino  imperatore  , 
o,  secondo  altri,  di  Lucio  Vero,  ed 
anche  di  Lucio  Settimio  Severo.  Fu 
detta  pure  di  Costantino,  perchè  Cle- 
mente III,  dal  foro  romano,  o  Cam- 
po Vaccino,  ove  fu  rinvenuta,  la  fe- 
ce trasportare  avanti  il  palazzo  la- 
teranense,  sulla  qual  piazza  la  fece 
innalzare  Sisto  IV,  riponendo  il  ca- 
valiere sul  caviìllo.  Di  qui  però,  nel 
i538.  Paolo  III  la  trasferì  sul  Cam- 
pidoglio. Scrive  Plaminio  Vacca , 
Memorie  antiche  di  Roma,  pag.  6, 
che  di  tal  tiasporto  provò  sì  gran 
dispiacere  il  capitolo  lateranerise , 
che  ogni  anno  soleva  protestare 
giudizialmente  contro  il  popolo  ro- 
mano del  ritorno  di  quella  alla  piaz- 
za della  loro  basilica.  Il  Cancellieri, 
ne' suoi  Possessi,  ci  disquisite  notizie 
di  tale  statua,  avanti  la  quale  ogni 
volta  che  passava  Pietro  da  Cortona, 
ammirando  la  movenza  del  cavallo, 
esclamava  :  perchè  non  marci  ?  non 
sai,  che  tu  sei  vivo?  11  mentovato 
Clemente  III,  avendo  pure  trovata  la 
famosa  lupa  di  bronzo,  la  quale  al- 
latta Romolo  e  Remo  che  secondo 
Flaminio  Vacca  stava  presso  la  chie- 
sa di  s.  Teodoro,  già  tempio  di  Ro- 
molo, presso  il  Fico  Ruminale,  la 
trasportò    nella    piazza    lateranense. 


CAM  i4i 

Nel  XVI  secolo  fu  però  collocata 
nella  loggia  coperta  de' conservatori, 
indi  nel  loro  palazzo,  come  diremo. 
F.  Winkelmann  nelle  Notizie  delle 
antichità  scavate  in  Roma  ec.  pui> 
blicate  nella  Miscellanea  del  Fea. 
Finalmente  lo  stesso  Paolo  III  sul 
monte  Capitolino  edificò  il  convento 
d' Araceli  y  ed  un  palazzo  (f^edi), 
onde  per  un  tempo  il  Campidoglio 
divenne  anche  residenza  dei  Papi. 
Giacche  abitando  Paolo  III  il  pa- 
lazzo di  s.  Marco,  con  un  arco  lo 
unì  a  detto  convento,  ove  passava 
a  godere  dell'amenità,  ed  aria  salu- 
bre del  luogo.  Altrettanto  fecero  Giu- 
lio III  e  Pio  IV.  Ma  poscia  avendolo 
donato  il  medesimo  Pio  IV  ai  religiosi 
minori  osservanti,  Sisto  V,  a'2  agosto 
1 585,  ne  confermò  la  donazione.  Gra- 
to il  senato  romano  a  Paolo  III ,  non 
solo  gli  decretò  la  mentovata  statua 
di  bronzo,  ma  avendo  fatto  il  Car- 
dinal de  Silva  un  epigramma  in 
lode  del  Cardinal  Alessandro  Far- 
nese nipote  del  Papa,  per  ordine 
dello  stesso  senato  fu  incisa  in  mar- 
mo, e  collocata  in  Campidoglio. 

Anche  a  Paolo  IV,  eletto  nel 
i555,  per  riconoscenza  fu  dal  se- 
nato romano  eretta  una  statua  in 
Campidoglio;  ma  per  aver  egli  au- 
mentato la  giurisdizione  al  tribunale 
dell'  inquisizione,  sollevatosi  il  po- 
polo nella  sua  morte,  ignominiosa- 
mente ,  e  con  gravissimo  scandalo 
la  ruppe  in  pezzi.  11  suo  successore 
Pio  IV,  seguendo  il  disegno  di  Mi- 
chelangelo, incominciò  il  palazzo  dei 
conservatori  di  Roma  sul  Campido- 
glio, e  nel  principio  delle  due  ba- 
laustre della  grande  cordonata,  fece 
collocare  i  due  bellissimi  leoni  antichi 
di  basai  te,  o  granito  nero,  tolti  dalla 
porta  della  chiesa  di  s.  Stefano  del 
Cacco.  Il  Marangoni ,  nelle  Cose 
Gentilesche  pag.   368,   e.  68,  parla 


i42  CAM 

di  alcuni  leoni  di  marmo  genlilesclìi, 
adoperati  por  adornamento,  fuori  e 
dentro  \c  nostre  chiese.  Dalle  bocche 
dei  leoi»i  di  Canipidof^lio  scatnriscto- 
no  due  fonlane  di  acqua.  Quesle  nei 
posscSvSi  di  Urbano  Vili,  Innocenzo 
X,  Clemente  IX,  Clemente  X  ed  altri 
gettarono  puro  vino,  in  vantaggio  del 
popolo,  locchè  si  fece  pure  ne' pos- 
sessi de'senatori  di  Roma,  e  talvolta 
gettò  vino  in  tale  circostanza  anche 
la  fontana  maggiore,  o  minore  della 
piazza  capitohna. 

Nello  stesso  Pontificato  di  Pio  IV, 
presso  il  luogo  abitato  dagli  ebrei ,  si 
rinvennero  due  statue  colossali  di 
marmo  greco ,  una  rappresentante 
Castore,  l'altra  Polluce,  celebri  do- 
matori de'  cavalli,  trovate  presso  di 
questi,  e  gli  nni  e  gii  altri  furono 
collocati  da  Gregorio  XIII  ai  lati, 
e  nella  sommità  della  balaustra  di 
Campidoglio.  Indi  questo  magnanimo 
Pontefice,  nel  1^79,  con  architet- 
tura di  Martino  Longo  fece  innal- 
zare il  maestoso  campanile,  che  tor- 
reggiando nel  mezzo  corona  l'edifi- 
zio,  e  tutto  il  moderno  Campidoglio. 
JVella  cima  di  essa  trionfa  la  vera 
statua  di  Roma  armata,  che  invece 
dell'asta,  inalbera  il  glorioso  vessillo 
della  croce,  illustre  trofeo  della  re- 
ligione cristiana.  Il  Bonanni,  alla  ta- 
vola trecento  venti  tre,  riporta  tre  me- 
daglie coniate  dal  senato  romano  in 
onore  di  Gregorio  XIII  :  in  una  vi 
è  il  palazzo  senatorio  colla  torre 
quadrata,  la  quale  per  la  bella,  e  sua 
soda  architettura  è  la  migliore  di 
Roma,  ed  una  sola  figura  in  cima 
con  due  vasi,  ma  senza  le  campane; 
nella  seconda  la  torre  campanaria 
con  tre  figure  in  cima,  con  due  so- 
le campane  ;  nella  terza  è  rappre- 
sentato il  Campanile  (  Fedi  ) ,  con 
quattro  figure  in  cima ,  tre  vasi ,  e 
tre  campane.  Oltre  quanto  si  accen- 


CAM 

nh  sul  suono  della  campana  di  Cam- 
pidoglio, il  Cancellieri,  che  nel  suo 
Mercato^  e  Caiiijìaiì(\,  scrive  erudi- 
tamente del  Campidoglio ,  è  di  pa- 
rere, che  il  lugubre  suono  di  lei  per 
la  morte  de'Papi,  incominciasse  dopo 
il  loro  ritorno  da  /Vvignone.  Per  tan- 
ta lienemerenza  di  Gregorio  XIII  col 
romano  Campidoglio,  per  tutto  quel- 
lo che  fece  in  vantaggio  di  Roma , 
e  per  la  conferma  de'  suoi  statuti , 
eseguita  colla  bolla  CXV,  Urbeni 
Homanij  a' 25  maggio  i58o,  gli  fu 
eretta  dal  senato  romano  una  sta- 
tua di  bronzo  in  Campidoglio. 

Successe  degnamente  a  Gregorio 
XIII,  Papa  Sisto  V,  il  quale  procu- 
rò a  Roma  coU'animo  suo  magna- 
nimo il  maggior  lustro  ed  ornamen- 
to. Il  Campidoglio  ancora  ne  provò 
gli  effetti,  dappoiché  i  trofei  comu- 
nemente conosciuti  sotto  il  nome  di 
Mario,  e  che  sembrano  indicare  i 
parti ,  e  i  daci  debellati,  ed  eretti 
dalle  legioni  Valeria  e  Apollinare  in 
onore  di  Trajano,  vennero  da  Sisto 
V  dal  castello  dell'Acqua  Giulia  sul- 
r  Esquihno  ,  fatti  collocare  nella 
balaustra  della  bella  piazza  di  Cam- 
pidoglio,  sulla  qual  balaustra  fe- 
ce anche  erigere  due  statue  rap- 
presentanti i  figli  di  Costantino  Ma- 
gno, di  mediocre  stile,  trovate  nel 
terme  di  quell'imperatore  sul  quiri- 
nale. Grato  il  senato  romano  ,  per 
le  grandiose  beneficenze  di  Sisto  V, 
gli  eresse  mia  statua  in  Campido- 
glio, ma  siccome  alla  morte  di  questo 
Pontefice  alcuni  fautori  della  lega 
di  Francia  eccitarono  i  plebei  ad  at- 
terrarla, il  senato  romano,  come  ri- 
porta ne'  suoi  Annali  il  Muratori  al- 
l'anno 1590,  stabih  con  decreto  di 
non  erigere  piti  statue  in  Campido- 
glio ad  alcun  Pontefice  vivente.  Tut- 
ta volta  Urbano  Vili,  e  poi  Inno- 
cenzo X,  derogando  a   tale  decreto, 


CAM 
perraisero,  che  ad  essi  fossero  alzale 
stallie  in  Campidoglio. 

Nominalo  senatore  di  Roma,  nel 
i5q3,  da  Clemente  YIII,  Lodovico 
Arca  di  IVarni ,  questi  restaurò  il 
Campidoglio  dalla  parte  delTarco  di 
Settimio  Severo,  cioè  dal  lato  del 
palazzo,  e  della  residenza  del  sena- 
tore. Il  detto  Pontefice  Clemente 
Vili,  nel  1593,  benedì  e  gettò  la 
prima  pietra,  che  servì  di  fonda- 
mento al  magnifico  palazzo  de' con- 
servatori in  Campidoglio,  per  uso 
delle  loro  adunanze,  giacche  quello, 
che  l^io  IV  avea  ideato  di  erigere, 
non  andò  innanzi.  Conservandosi  per- 
tanto il  disegno  di  Bonarroti,  parti- 
colarmente nel  bel  portico,  fu  eret- 
ta la  fabbrica  da  Giacomo  del  Du- 
ca, e  da  altri  architetti ,  e  quindi 
progressivamente  fu  arricchita  di  an- 
tichi marmi,  e  pitture  a  fresco  e  ad 
olio.  Nel  vestibolo  si  ammira  la  ri- 
nomata statua  di  Giulio  Cesare,  u- 
nico  de*  suoi  ritratti,  che  si  abbia  in 
Roma,  ed  in  fondo  del  portico  fece 
dipoi  Clemente  XI  collocar  quel- 
la di  Roma  trionfante.  La  sala  del- 
lappartamento  de'  conservatori  ven- 
ne dipinta  dal  cavalier  d'  Arpino, 
che  vi  rappresentò  i  principali  fatti 
della  storia  lomana.  Vi  sono  al- 
tresì le  statue  di  Leone  X,  Urba- 
no Vili,  ed  Innocenzo  X,  nonché 
i  ritratti  delle  regine  Cristina  di 
Svezia,  e  Maria  Casimira  di  Polo- 
nia. Nella  sala  de'  capitani  vi  sono 
pure  altri  fatti  di  storia  romana,  e- 
seguiti  dal  pennello  di  Tommaso 
Laureti,  oltre  le  statue  degl'  illustri 
capitani  Marc' Antonio  Colonna ,  A- 
lessandro  Farnese,  Francesco  Aldo- 
brandini,  e  Carlo  Barberini,  ed  ol- 
tre a  quelle  di  altri  valenti  condot- 
tieri di  eserciti.  Chiamasi  stanza  del- 
la Lupa  quella,  che  contiene  il  si 
famoso  simulacro  della  lupa  di  bron- 


CAM  143 

zo  che  allatta  i  gemelli  fondatori 
di  Roma,  e  sì  una  statua  detta  di 
Marzio  pastore ,  in  atto  di  levarsi 
una  spina  dal  piede,  non  che  il  ri- 
nomato busto  di  bronzo  di  Giunio 
Bruto,  primo  console  della  repub- 
blica romana.  Segue  la  camera  dei 
Fasti,  per  le  tavole  consolari  di 
marmo  incastrate  nel  muro,  nelle 
quali  sono  registrati  molti  consoli, 
ed  i  trionfi  riportali  dagli  antichi 
romani.  Nella  camera  di  udienza, 
oltre  diversi  preziosi  monumenti,  vi 
sono  due  oche,  o  anitre  di  bronzo, 
a  memoria  di  quelle  che  col  loro 
grido  impedirono  ai  galli  di  sor- 
prendere il  Campidoglio.  La  sala 
del  trono,  che  serve  per  le  adunan- 
ze del  senato,  è  decorata  di  arazzi , 
e  di  fregi  del  Caracci.  La  cappella 
è  degna  del  magistrato  romano,  ed 
a  poca  distanza  vi  sono  i  fasti  mar- 
morei de'  moderni  magistrati .  La 
galleria  de' quadri,  eretta  da  Bene- 
detto XIV,  si  compone  di  due  gran- 
di sale,  e  contiene  superbi  dipinti  ; 
finalmente  nel  medesimo  palazzo  dei 
conservatori  evvi  la  Protomoteca , 
di  cui  si  parlerà  in  appresso,  ed  il 
quartiere  della  milizia  Urbana,  chia- 
mata dei   Capo  tori  (Vedi). 

In  questo  palazzo  dalla  insigne 
artistica  congregazione  de'  Virtuosi^ 
al  Pantheon,  della  quale  parlammo 
all'articolo  Accademie,  voi.  I,  p.  5r, 
ad  ogni  due  anni  si  dà  luogo,  per 
le  mani  del  Cardinal  Camerlengo 
di  S.  R.  Chiesa,  alla  solenne  premia- 
zione, con  Tintervento  del  sagro  Colle- 
gio, della  prelatura,  magistratura  ro- 
mana ec,  del  grande  concorso  bien- 
nale Gregoriano  instiluito  per  la 
pittura,  scultura  ed  architettura  sui 
temi  di  sacro  argomento  fino  dal- 
l'anno i838,  e  così  chiamato  dal 
nome  augusto  del  regnante  Grego- 
rio   XVI,   sotto    il    cui    Pontificato 


i44  CA.M 

ebbe  principio  la  nuora  ei*a  artisli- 
co-religiosa  di  sì  lodata  corporazione. 
Paolo  V,  nel  1620,  accrebbe  a 
Roma  il  comodo  dell'acqua,  e  ne 
lece  distribuire  anclie  al  Campido 
glio.  Vacata  nel  pontificato  di  Ur- 
bano Vili  la  cospicua  dignità  di 
prefetto  di  Roma,  nel  1 63  r ,  fu  no- 
minato a  ricuoprirla  il  nipote  don 
Taddeo  Barberini ,  generale  della 
Chiesa,  onde  in  memoria  i  conser- 
vatori di  Roma  posero  una  iscri- 
zione a  lettere  d'oro  in  Campido- 
glio. Gli  successe,  nell'anno  i644} 
Innocenzo  X,  Pamphily^  romano, 
dal  quale  il  Campidoglio  ricevette 
il  suo  perfezionamento.  Egli  infatti 
vedendo,  che  di  contro  al  palazzo 
de' conservatori,  dal  lato  di  Araceli, 
eravi  un  monticello,  lo  fece  spia- 
nare, e  quindi  col  medesimo  dise- 
gno, di  Michelangelo,  fabbricò  altro 
palazzo,  in  tutto  uniforme  nella  fac- 
ciata a  quello  de' conservatori,  orna- 
to di  balaustre  con  istatue  antiche, 
cosicché  formate  furono  due  ale  al 
Campidoglio  .  11  severo  Mihzia  , 
Roma  delle  belle  artip.  256,  chiamò 
capriccio  de' capricci  i  capitelli  io- 
nici a  campanacci,  che  sono  nelle 
due  prospettive  J^.  Alex.  Donati , 
Roma  veluSy  ac  recens ,  Romae 
ijiS,  e  Bonanni  NumismaUt  Pont. 
tom.  I,  p.  340,  35o,  e  tomo  li 
p.  497  e  632. 

Grato  il  senato  romano  a  tanta 
liberalità  d'Innocenzo  X  suo  con- 
cittadino, collocò  la  statua  di  bronzo 
di  lui  nel  medesimo  Campidoglio , 
con  una  elegante  iscrizione  del  ge- 
suita Dandini.  In  questo  palazzo  si- 
no dal  medesimo  Innocenzo  X  fu 
incominciato  il  Museo  Capitolino 
(Vedi),  sì  celebrato  per  la  splendi- 
da raccolta  di  statue,  di  busti,  di 
bassi  rilievi,  d' are,  di  sarcofagi,  di 
inscrizioni  in  marmo,  ed   altri  su- 


CAM 
perbi  monumenti  di  anticliità,  come 
di  frammenti  deU'anlicji  pianta  di 
Roma  incisa  in  marmo  a' tempi  di 
Settimio  Severo,  già  esistente  nel 
tempio  di  Romolo  e  Remo,  sulla 
via  sacra,  oggi  chiesa  de'  ss.  Cosma, 
e  Damiano.  Furono  benemeriti  di 
questo  prezioso  museo  i  romani  Pon- 
tefici, e  principalmente  Clemente  XII, 
Benedetto  XIV,  Clemente  XIII,  Pio 
VII ,  che  lo  riordinarono,  ed  il  re- 
gnante Pontefice,  per  averne  nuova- 
mente affidata  la  cura  ai  conservatori 
di  Roma,  i  quali  in  riconoscenza,  ed 
in  memoria  dell'avvenimento,  fecero 
coniare  un'apposita  medaglia.  Di  que- 
sto museo,  oltre  le  descrizioni  degli 
antiquari!,  e  di  parecchi  autori,  ab- 
biamo //  Museo  Capitolino  del 
cav.  Agostino  Tofanelli,  direttore  del 
medesimo ,  stampato  in  Roma  nel 
1829. 

Clemente  XI,  nel  1702,  fece  ese- 
guire dalla  Pontificia  accademia  di 
s.  Luca  la  prima  premiazione  in 
Campidoglio,  e,  nel  1 7  1 9,  vi  si  re- 
cò in  persona  a  vedere  la  statua  di 
Roma  antica,  e  quella  dei  due  re 
parti ,  ch'egli  avea  fatto  collocare  in 
Campidoglio.  In  questo  augusto  luo- 
go il  benemerito  Clemente  XII,  ol- 
tre tutto  quello,  che  avea  fatto  pel 
maggior  suo  lustro,  eresse  un  edili- 
zio pel  tribunale  dell'  agricoltura.  Il 
Gaddi,  nel  Campidoglio  illustrato  da 
Clemente  XII,  riporta  la  statua,  che 
gli  fu  alzata  nella  sala  con  disegno 
del  Bracci,  fusa  in  bronzo  dal  Giar- 
doni,  e  posta  sopra  piedistallo  cen- 
tinato  di  marmo  greco  con  una  bel- 
la iscrizione.  Anche  a  Benedetto  XIV, 
nella  magnifica  galleria  de'  quadri 
da  lui  acquistati  principalmente  dai 
Sacchetti,  e  dai  Carpi,  venne  e- 
retto  un  busto  marmoreo  scolpito 
da  M.r  Verchafelt.  Col  disposto  della 
costituzione  Inter  curas,  nel   1754, 


CAM 
Benedetto  XIV  istituì  nel  Catnpido- 
glio  un'  accademia,  o  scuola  di  pit- 
tura e  scultura,  denominata  del  Nu- 
do, sotto  la  protezione  del  Cardinal 
camerlengo ,  della  quale  meritò  gli 
encomii  anche  Clemente  XIII .  (  F', 
Accademie  ).  Oltre  a  ciò,  volendo  Be- 
nedetto XIV  onorare  di  sua  presen- 
za il  Campidoglio ,  vi  si  recò  nel 
detto  anno  1704,  affine  di  osserva- 
re tutti  gli  oggetti  d'  arte ,  insieme 
air  archivio  segreto  della  Camera 
Capitolina. 

Per  opera  del  senatore  di  Roma 
Rezzonico,  nel  1 793,  nella  gran  sa- 
la del  palazzo  senatorio  fu  posta  una 
lapide  in  onore  di  Pio  VI,  per  aver 
egli  ricusata  la  statua  di  bronzo,  che 
gli  voleva  tributare  il  popolo  roma- 
no pel  suo  invitto  animo,  dimostra* 
to  nelle  più  scabrose  circostanze  del- 
lo stato  e  della  Chiesa.  Tuttavolta 
le  calamità  si  accrebbero  a  segno  j 
che  occupato  lo  stato  Pontificio  dai 
repubblicani  francesi ,  nella  mattina 
de'  i5  febbraio  1798,  i  fautori  del- 
l' anarchia  si  recarono  al  Campi- 
doglio con  un  albero  di  abete,  e  fra 
Je  giida  di  Viva  la  libertà^  lo  pian- 
tarono innanzi  la  statua  di  Mar- 
c'Aurelio,  legahzzandone  l'atto  rivo- 
luzionario per  mezzo  de'  notari ,  ed 
invitando  sul  Campidoglio  il  france- 
se general  Berthier.  Vi  si  recò  egli 
col  suo  stato  maggiore,  e  con  quat- 
trocento dragoni,  ed  al  suono  della 
banda  musicale  pronunziò  analoga 
allocuzione,  e  con  un  proclama,  che 
si  legge  nel  Beccatini,  Storia  di  Pio 
VI  tom.  IV,  p.  109,  dichiarò  la 
libertà  di  Roma,  e  l'istallazione  del- 
la nuova  effimera  repubblica  tibe- 
rina, che  durò  diecinove  mesi,  in- 
sieme co'  suoi  consoU,  tribuni,  que- 
stori e  demagoghi. 

Avendo  il  senato  romano,  median- 
te la  munificenza  di  Pio  YH,   fatte 

VOL.    VII. 


CAM  145 

rifondere  le  due  grandi  campane  del 
campanile  nel  palazzo  senatorio,  sup- 
plicò il  Pontefice  a  farne  la  solenne 
benedizione,  la  quale  ebbe  luogo  a' 
26  novembre  i8o3  nella  gran  sala 
capitolina  alla  presenza  di  Carlo  Em- 
manuele  re  di  Sardegna,  dell'arci- 
duchessa Marianna  d'Austria,  de'  Car- 
dinali palatini,  del  senato  romano, 
della  corte  Pontificia,  e  di  molti 
ragguardevoli  personaggi,  V.  Frar- 
cesco  Cancellieri,  Le  due  nuove  cam- 
pane di  Campidoglio  benedette  dal 
Pontefice  Pio  VII,  Roma  1806.  Do- 
po che  quel  venerando  Pontefice  fu 
deportato  da  Roma,  per  l'occupazione 
che  di  essa,  e  degli  stati  romani  avea- 
no  fatto  i  francesi,  incominciando  dal 
primo  luglio  1809  sino  al  So  giugno 
1814,  invece  del  Diario  di  Roma, 
e  delle  Notizie  del  Giorno^  si  pub- 
blicò il  Giornale  di  Campidoglio. 
11  n.  96  del  1 8 1  o  di  esso  giornale  an- 
nunziò, che  dai  i4  fino  ai  18  ago- 
sto per  la  festa  del  giorno  onoma- 
stico di  Napoleone,  si  sarebbe  tenu- 
ta una  fiera,  per  tutti  i  prodotti  del- 
le manifatture  e  delle  arti,  ne'  por- 
tici del  Campidoglio,  e  nelle  botte- 
ghe a  bella  posta  costruite,  e  sim- 
metricamente disposte  alle  sue  fal- 
de lungo  la  strada  sottoposta  al  col- 
le capitoHno,  sino  verso  la  chiesa  di 
s.  Venanzio.  11  mercato  poi  di  tutti 
i  generi  frumentarii,  e  dei  bestiami 
dovea  tenersi  dall'altra  parte  di  Cam- 
pidoglio, nel  foro  romano.  Per  tale 
ricorrenza  ebbe  pur  luogo  l' illumi- 
nazione di  tutta  r  architettura  del 
Campidogho  disegnata  dai  lampio- 
ni ;  onde  Roma ,  dopo  il  giro  di 
trecentoventisette  anni,  tornò  in  cer- 
to modo  a  rivedere  alle  falde  del 
Campidogho  l'antico  mercato  descrifr 
to  superiormente. 

Ritornato  Pio  VII    gloriosamente 
ih  Roma   a'  24  maggio    i8i4j    non 

IO 


i46  CAM 

andò  guari  che  fece  demolire  alcune 
casupole,  che  stavano  tra  la  grande 
cordonala  capitolina,  e  la  scalinata 
d'Araceli,  come  si  legge  da  una 
iscrizione  ivi  posta;  onde  il  Campi- 
doglio rimanendo  senza  quell'ingom- 
bro ignobile  acquistò  più  maestà 
nella  prospettiva.  Dalla  morte  di 
Raffaello  (che  fu  tumulato  nel  Pan- 
tlieon,  o  chiesa  di  s.  Maria  ad 
Martyres),  incominciossi  a  collocare 
in  quel  tempio  le  immagini  marmo- 
ree degli  uomini  illustri ,  che  fiori- 
rono nelle  arti  e  nelle  lettere;  ma 
non  piacendo  la  continuazione  di 
tal  uso  a  Pio  VII,  per  la  venera- 
zione, che  devesi  alla  casa  di  Dio, 
incaricò  il  gran  Canova  a  far  tras- 
portare tutti  que' ritratti  nelle  sale 
terrene  del  palazzo  de'  conservatori 
in  Campidoglio,  formando  cos\  la 
Protomoteca  3  nella  quale  dovessero 
essere  aggiunti  quelli,  che  tra  gì'  ita- 
liani in  progresso  avessero  meritato 
tal  distinzione,  purché  ne  fosse  con- 
ceduta l'ammissione  dal  senato  ro- 
mano, mediante  le  norme  prescritte. 
Canova  eseguì  il  Pontificio  incarico, 
e  pose  nella  protomoteca  anche  il 
busto  del  fondatore  Pio  VII,  come 
Leone  XII ,  alla  morte  di  Canova, 
comandò,  che  vi  fosse  posto  quello 
del  sublime  artista,  dandone  com- 
missione all'egregio  scultore  cav.  Giu- 
seppe Fabris,  attuale  direttore  del 
museo  vaticano  .  La  protomoteca 
è  composta  di  otto  camere ,  ed  è 
piena  di  busti  di  grandi  uomini. 
Leone  XII  per  la  celebrità  del  luo- 
go, permise  alla  insigne  accademia 
d'Arcadia  di  potervi  tenere  le  sue 
solenni  adunanze ,  volendo  cosi  ac- 
crescere le  glorie  del  Campidoglio 
romano,  sede  della  municipalità  del- 
la capitale  del  cattolicismo,  anche  colle 
scienze.  Ripetiamo  ancora  una  volta, 
che   lungo   sarebbe   il    descrivere  il 


CAM 

Campidoglio  di  Roma,  pe'suoi  fasti 
antichi,  e  moderni.  Pure  chi  volesse 
rendere  appagata  la  propria  curiosità 
può  leggere  la  stona,  e  l' illustra- 
zione di  esso  fatta  da  chiarissimi 
autoià ,  che  ora  fu  compita  con 
grandi  rami,  e  che  porta  per  titolo: 
La  descrizione  del  Campidoglio  di 
Pietro  Righetti  j  Roma  pei  tipi  di 
Crispino  Pucciuelli  i833.  Il  Cancel- 
lieri nella  sua  Lettera  sull'aria  di 
Roma  pag.  5i,  e  69,  dice  che  il 
colle  Capitolino  viene  calcolato  cento 
e  un  piede  sopra  il  mare,  e  che  la 
sua  superfìcie  è  coperta  da  un  gros- 
so e  possente  strato  di  materie  vul- 
caniche ,  le  quali  costituiscono  la 
massa  intera  di  sì  celebrato  colle. 

CAMPITI.  Appellazione  data  ad 
alcuni  discepoli  dell'eretico  Donato, 
perchè  tenevano  le  loro  congrega- 
zioni in  mezzo  a' campi.  P^.  Dona- 
tisti. 

CAMPLI,oCAMPOLI  {Campieri.). 
Città  vescovile  nel  regno  delle  due  Sici- 
lie, nella  provincia  di  Abruzzo  ulteriore 
primo,  edificata  fra  dirupati  colli  di 
tufo ,  a  pie'  de'  quali  scorre  un  ra- 
pido torrente,  che  influisce  nel  Tor- 
dino.  E  mancante  di  mura,  do- 
mina sopra  un  fertile  suolo.  Se- 
condo alcuni.  Campii  fu  dichiarata 
cattedrale  da  s.  Pio  V  verso  il  iSyo, 
ed  unita  ad  Ortona  a  mare,  nel 
1596,  da  Clemente  Vili.  Altri  di- 
cono, che  questo  Pontefice  elevasse 
al  grado  di  vescovato  CampU,  fìs^ 
sando  la  mensa  a  mille  ducati,  e 
quindi  l'unisse  ad  Ortona,  ma  che 
poi  venisse  compresa  nella  diocesi 
di  Teramo.  Certo  è,  che  Pio  VII, 
colla  bolla  De  miliori ,  dell'  anno 
18 18,  soppresse  la  sede  vescovile  di 
Campii,  e  l'unì  ed  incorporò  a 
Teramo .  La  città  ha  un  antica 
e  maestosa  cattedrale,  parecchie 
chiese,    comprese    alcune  collegiale, 


CAM 

un'abbazìa  di  celestini,  diverse  case 
religiose,  un  ospedale  ed  il  monte 
di  pietà.  V.  Ortona  ,  nuovamente 
eretta  dal  regnante  Pontefice  nel 
i838,  e  data  in  amministrazione 
perpetua  all'arcivescovo  di  Lancia- 
no, nonché  l'articolo  Teramo. 

CAMPORI  Pietro,  Cardinale. 
Pietro  Campori,  o,  secondo  altri, 
Campora,  nacque  nella  Garfagnana 
alle  falde  degli  Appennini,  nel  i553. 
Venuto  a  Roma,  ed  ammesso  alla 
corte  di  Cesare  Speciano,  celebre 
prelato  nella  curia  di  Roma,  dopo 
essere  stato  lettore  di  giurisprudenza, 
accompagnollo  alla  nunziatura  di 
Spagna,  che  riuscì  con  soddisfazione 
del  re  cattolico  .  Segui  lo  stesso 
Speciano  nunzio  in  Alemagna  al- 
l' imperatore  Ridolfo ,  ed  interven- 
ne ai  gravissimi  affari,  che  passa- 
vano fra  quella  corte,  e  la  corte 
romana.  Morto  lo  Speciano,  divenne 
familiare,  e  segretario  del  Cardinal 
Scipione  Borghese ,  ed  ebbe  per  tre 
anni  la  sopraintendenza  della  casa  di 
lui;  quindi  fu  commendatore  di  s.  Spi- 
rito in  Sassia,  dirigendo  per  intiero 
gì'  interessi  domestici  della  casa  Bor- 
ghese. I  molti  suoi  meriti  gli  apriro- 
no l'adito  alla  sacra  porpora,  della 
quale  fu  fregiato  da  Paolo  V  ai  1 9 
settembi-e  del  161 6,  col  titolo  di 
s.  Tommaso  in  Parione.  Dipoi  fu 
ascritto  alle  congregazioni  del  s.  of- 
fizio ,  dei  vescovi  e  regolari ,  del 
concilio  ed  altre,  colla  protettoria 
degli  eremiti  camaldolesi,  e  benché 
poi-poiato,  ritenne  l'amministrazione 
della  casa  Borghese.  Morto  Paolo  V, 
il  Cardinal  Borghese  fece  il  possibile 
per  sollevare  il  Campori  al  sommo 
Pontificato,  ma  trovò  tali  opposizioni 
nei  Cardinali,  specialmente  nei  più  ri- 
putati, che  dovette  desistere  dall'im- 
pegno. In  appresso  Gregorio  XV 
lo  fece  vescovo  di  Cremona,  che  il 


CAM  147 

Campori  resse  per  ventidue  anni,  nel 
qual  tempo,  vissuto  assai  economi- 
camente, potè  far  acquisto  di  molte 
ricchezze,  cui  adoperava  in  opere 
pie,  singolarmente  dirette  all'onore 
della  Vergine  Santissima.  Da  ultimo 
di  novanta  anni  di  età,  e  ventisette  di 
Cardinalato,  nel  i643,  morì  a  Cre- 
mona ,  ed  ebbe  tomba  in  quella 
cattedrale  al  destro  lato  dell'  aitar 
di  s.  Pietro ,  rim petto  al  sepolcro 
del  suo  antecessore  Cesare  Speciano. 
Intervenjie  ai  conclavi  di  Gregorio 
XV,  e  di  Urbano  Vili  ;  era  altamente 
stimato  dai  principi  e  sovrani,  tra'  quali 
Ferdinando  Cesare,  e  Filippo  III  re 
di  Spagna  lo  appellavano  prodigio 
di  saviezza  e  prudenza  j  Paolo  V, 
lo  diceva  oracolo  della  Curia  di 
Romaj  ed  il  duca  di  Baviera  lo 
volle  più  di  una  volta  alla  sua 
corte. 

CAMUL.  Provincia  di  Tanguth, 
sottoposta  al  gran-can  dei  tartari, 
interessante  per  le  sue  città,  borghi 
ed  abitanti  idolatri.  Nel  1266  si  co- 
nosce un  vescovo  di  Camul  chia- 
mato Giovanni,  che  assistette  alla  pro- 
mozione del  cattolico  Denha^  comef 
si  ha  dalla  Biblioth.  Orient.  tom.  11^ 
pag.   455. 

CAMULIANA.  Città  vescovile  del- 
la prima  provincia  di  Gappadociaj 
nell'esarcato  di  Ponto,  dipendente 
dalla  metropoh  di  Cesarea.  Questa 
sede,  secondo  Comman ville,  fu  isti- 
tuita nel  VI  secolo.  Nel  quinto  con- 
cilio generale  si  fa  menzione  di  Ca- 
muliana ,  pur  conosciuta  sotto  il 
nome  di  Nuova  Giustiniana.  Si  co- 
noscono tre  de'  suoi  vescovi ,  cioè 
Basio,  che  intervenne  al  detto  con- 
cilio costantinopolitano,  Giorgio  I, 
che  si  recò  al  VI  concilio  ecume- 
nico, e  Giorgio  II,  che  fu  in  quello 
in  cui  Fozio  venne  ristabilito. 

CAMUS  Stefano,  Cardinale.  Sia- 


i48  CAM 

fimo  Camus  nacque  a  Parigi  dn 
lagguardevole  fariiigiia  di  Poifiers, 
nel  i63i.  Fino  dalla  infanzia  diede 
non  dubbi  segni  di  soda  e  maschia 
pietà.  Divenuto  presso  alcuni  sospetto 
di  giansenismo,  ed  accusato  al  Car- 
dmal  Mazzarini,  fu  esiliato,  e  rico- 
vratosi  presso  al  principe  di  Conly, 
che  a  nome  del  re  cristianissimo  pre- 
siedeva a  quella  provincia,  determi- 
nò di  dare  ai  certosini  il  suo  nome. 
Senonchè  il  Mazzarini,  conosciuta  la 
integrità  ed  innocenza  di  lui,  lo 
rimise  in  grazia  al  sovrano,  e  lo 
fece  nominare  alla  chiesa  episco- 
pale di  Grenoble  sotto  Clemente 
X,  nel  167 1.  Divenuto  vescovo,  nul- 
la cangiò  della  sua  maniera  di  vi- 
vere. Amator  della  giustizia,  ricusò 
sottoscrivere  alle  proposizioni  del  cle- 
ro gallicano  nel  1682,  persuaso  di 
non  doverlo,  né  poterlo  fare.  Nelle 
gravissime  controversie,  ch'ebbe  la 
S.  Sede  colla  corte  di  Francia,  dis- 
se apertamente  in  faccia  allo  stesso 
Luigi  XIV,  che  operava  ingiusta- 
mente nel  ledere  1'  immunità  della 
Chiesa,  cui  gli  antenati  di  lui  si 
facevano  gloria  mantenere  inviolata; 
ed  inoltre  scagliandosi  contro  ai  vizi  ed 
abusi,  con  libertà  sacerdotale,  riusciva 
male  accetto  a  quel  sovrano.  Ma 
ciò  nulla  valse  a  smuoverlo  dal  suo 
proposito.  Per  le  quali  cose  Inno- 
cenzo XI,  ai  1  settembre  nel  i685, 
lo  ascrisse  al  sacro  Collegio  come 
Cardinal  prete  di  santa  Maria  degli 
Angioh,  esaltando  in  pubblico  con- 


cistoro la  maschia  virtù  di  lui 


qum- 


di  lo  annoverò  alle  congregazioni 
dei  vescovi  e  regolari,  del  concilio, 
e  di  propaganda,  i  quali  onori  non 
valsero  a  fargli  cangiar  neppure  l'a- 
bito di  rehgione,  cui  sempre  volle 
vestire.  Innocente  nei  costumi,  ado- 
perava ogni  genere  di  mortificazio- 
ne, sovveniva  i  poverelli,  governava 


CAN 
colla  cura  più  assidua  il  suo  gi'egge. 
Stabih  due  seminarli,  uno  in  città 
l'altro  presso  Grenoble,  per  formarvi 
virtuosi  e  dotti  sacerdoti.  Divenuto 
Cardinale,  ricuperò  la  perduta  gra- 
zia del  monarca  ,  senza  però  fa- 
vorire per  niente  il  vizio  ,  che 
anzi  volle  nella  sua  diocesi  una 
perfetta  riforma  .  Senonchè  ,  do- 
po un  corso  di  opere  gloriose,  mori 
nel  1707,  di  settantacinque  anni,  e 
ventidue  di  Cardinalato,  dopo  essere 
intervenuto  ai  conclavi  di  Alessandro 
Vili,  Innocenzo  XII  e  Clemente 
XI,  ed  ebbe  tomba  nella  sua  chiesa. 
Ambrogio  Lallovette  ne  dà  un  com- 
pendio della  vita  di  lui  in  francese, 
Parigi  1720,  con  un  estratto  delle 
sue  sinodali  costituzioni,  e  lettere 
ai  parrochi  della  sua  diocesi  per 
istruire  i  novelli  convertiti,  più  una 
istruzione  pel  giubileo. 

CANA,  o  CHANA.  Città  vesco- 
vile della  seconda  provincia  della 
Frigia  Pacata  nell'Asia ,  sotto  la 
metropoli  di  Jerapoli,  che  vuoisi 
eretta  in  sede  vescovile  verso  il  IX 
secolo.  Inoltre  vi  fu  una  sede  ve- 
scovile di  Cana,  della  quale  si  fa 
menzione  nel  concilio  di  Calcedonia. 

CANACO  Guglielmo,  Cardinale. 
Guglielmo  Cana  co ,  oriondo  della 
provincia  inferiore  di  Limoges,  nac- 
que a  Parigi  da  nobile  prosapia,  e 
fu  monaco  ed  abbate  in  parecchi 
monisteri  dell'  Ordine  benedettino  . 
Lesse  pubblicamente  diritto  canonico 
nella  università  della  Sorbona,  quan- 
do Urbano  V,  nel  1 368 ,  lo  fece 
vescovo  di  Chartres  ,  e  Gregorio 
XI,  nel  1371,  lo  trasferì  al  vesco- 
vato di  Mande,  secondo  Cantalmaio. 
Fu  anche  uditore  di  Ruota,  e  da  ulti- 
mo, sebbene  assente.  Io  stesso  Pontefice 
Gregorio,  a'3 1  maggio  1 37  r,lo  sollevò 
all'onor  della  porpora  col  titolo  di  s. 
Vitale,  e  lo  prepose  al  governo  di  Avi- 


CAN 
gnotie  col  Cardinale  Gio.  di  Blandiaco. 
Sion  in  Avignone  ai  3o  dicembre 
del  i383,  dopo  essere  stato  fautore 
dell'antipapa  Clemente  VII.  Quindi 
trasferito  a  Limoges ,  ebbe  tomba 
nella  chiesa  di  s.  Marziale,  ove,  al 
destro  lato  dell'  aitar  maggiore,  sor- 
ge magnifico  marmoreo  avello.  El> 
be  questo  porporato  a  nipote  Ber- 
trando di  Canaco,  arcivescovo  di 
Bourges  e  patriarca  di  Gerusalem- 
me, che  dall'antipapa  Clemente  VII 
fu  creato  pseudo-cardinale. 

CANADA'.  Vasto  paese  dell'Ame- 
rica settentrionale,  già  conosciuto 
sotto  il  nome  di  Nuova  Francia,  ed 
ora  denominato  Nuova  Brettagna , 
nelle  possessioni  inglesi.  Esso  è  si- 
tuato in  lungo  e  in  largo  sul  fiume 
di  s.  Lorenzo,  tra  il  golfo  dei  nord, 
le  terre  artiche,  e  il  Labrador  al 
settentrione,  il  mare  del  nord  a  mez- 
zodì ed  a  levante,  la  Virginia  pure 
al  mezzodì ,  la  Nuova  York  e  la 
Nuova  Brettagna  o  Inghilterra,  che 
in  passato  formava  parte  di  esso. 
Dividesi  in  Alto  e  Basso  Canada,  per 
le  ragioni,  che  in  appresso  diremo. 
Le  sue  principali  provincie  sono 
l'Acadia,  il  Canada  propriamente 
detto,  il  Saguenai,  il  paese  degl'iro- 
chesi, degli  algonchini ,  degli  uroni , 
e  degl' ilinesi,  Terra  Nuova,  il  Ca- 
po Bretone,  V  isola  dell'  Assunzione, 
di  s.  Giovanni,  ec.  Quebec  è  la  ca- 
pitale di  tutta  la  vasta  contrada  del 
Canada,  che  ha  per  colonie  Montreal, 
le  tre  riviere,  il  forte  Frontenal , 
Porto-Reale,  Richelieu  o  Saurei,  il 
Gap,  e  Chanibly,  ec. 

Pretendesi,  che  il  Canada  sia  sta- 
to scoperto,  nel  i497>  da  Giovan- 
ni e  Sebastiano  Cabot,  e  che  in  se- 
guito la  costa  fosse  visitata  da  altri 
spagnuoli ,  i  quali  non  rinvenendo 
vestigie  d'oro  e  d'argento,  esclama- 
rono aca  nadaj  nulla  qui,  le  quali 


CAN  i49 

parole  ripetute,  come  si  crede,  da- 
gl'  indigeni  ai  francesi,  che  vi  sbar- 
carono con  Giovanni  da  Verazzano 
fiorentino,  hanno  agli  stessi  fatto 
credere,  che  Canada  fosse  il  nome 
del  paese.  Per  altro  è  più  verosi- 
mile, che  tal  nome  derivi  dalla  paro- 
la irochese  canadà,  la  quale  significa 
riunione  di  capanne.  Giovanni  da  Ve- 
razzano fu  mangiato  dagli  abitanti, 
siccome  avidi  di  carne  umana,  do- 
po che  avea  preso  possesso  del  pae- 
se in  nome  di  Francesco  I  re  di 
Francia.  Stefano  Gomez,  nel  i5i5y 
viaggiò  sino  all'altura  del  capo  Ra- 
ro, affine  di  rinvenire  un  passaggio 
alle  Indie  orientali.  Incaricato,  nel 
i534,  Giacomo  Cartier  di  s.  Malo 
a  continuare  le  scoperte,  visitò  le 
coste  della  baia  da  lui  denomi- 
nata di  san  Lorenzo  in  onore 
di  questo  santo,  e  sottomise  gran 
parte  del  Canada  all'ubbidienza  di 
Francia.  Nel  i535  si  recò  sino  al- 
l' isola  ov'  è  Montreal ,  fece  allean- 
za cogl'  indiani,  e  prese  formale  pos- 
sesso di  tutto  il  paese  pel  re  Fran- 
cesco I,  onde  lo  nominò  Nuova 
Francia,  stabilendovi  molte  colonie, 
che  poi  sotto  Carlo  IX  ed  Enrico 
IV  meravigliosamente  si  accrebbe- 
ro. Quest'ultimo,  nel  i6o5,  rilasciò 
lettere  patenti  al  commendatore  di 
Caste,  per  continuare  le  scoperte,  e 
Camplain  fece  una  descrizione  del 
Canada,  gettando  nel  1608  le  fon- 
damenta di  Quebec;  ma  nel  iB^g 
fu  obbligato  consegnarlo  agi'  ingle- 
si, che  per  altro  lo  restituirono  nel 
i6ii.  Tutta  volta,  nel  i6go  e  nel 
1 7 1 1  tentarono  i  medesimi  di  ri- 
prender quella  capitale,  locchè  riu- 
scì loro  nel  1759,  impadronendosi 
quindi  di  tutto  il  Canada,  che  in 
forza  del  trattato  di  Parigi  del  1763 
fu  ceduto.  In  virtù  di  un  atto  del 
parlamento   brittanico,  del   1791,  il 


|5o  CAN 

Canada  fu  diviso  in  provi ncie  sotto 
i  nomi  di  Alto,  e  Basso  Canada  j 
Upper  Canada  y  Lower  Canada. 
Al  principio  della  guerra  dell'indi- 
pendenza, gli  americani  fecero  con- 
tro Quebec  un  tentativo  infruttuoso, 
e  durante  la  guerra ,  che  scoppiò 
nel  1812  fra  l'Inghilterra,  e  gli 
Stati  Uniti,  il  Canada  fu  spesso  il 
centro  delle  loro  ostilità.  Finalmen- 
te, nell'agosto  1 840,  Vittoria  re- 
gnante regina  d'Inghilterra,  sanzio- 
nò la  legge,  ammessa  dal  parlamen- 
to, della  riunione  dei  due  Canada , 
dovendo  perciò  riprendere  la  deno- 
minazione di  provincia  di  Canada. 
Gli  europei  in  molti  luoghi  vi 
introdussero  la  cattolica  religione , 
conoscendosi  pei  primi  banditori  del 
vangelo  i  padri  Denis,  Jamay,  Gio- 
yaimi  d'Olhaan,  Giuseppe  le  Carom, 
ed  im  frate  laico,  che  vi  giunsero 
a'  24  aprile  161 5.  I  padri  gesuiti,  e 
i  recolletti,  mandativi  dal  re  di  Fran- 
cia negli  anni  1637  e  i638,  vi  fe- 
cero moltissime  conversioni,  e  con  fa- 
coltà delia  sagra  congregazione  di  Pro- 
paganda, vi  stabilirono  una  numero- 
sa cristianità  ,  e  si  grandi  furono  i 
progressi,  che  la  chiesa  di  Canada 
venne  ben  presto  in  flore,  principal- 
mente per  la  conversione  degli  u- 
roni,  algonchiui  ec,  che  i  missiona- 
rii  andavano  cercando  fra  i  boschi, 
esponendosi  al  ferro  e  al  fuoco  de- 
gl'irochesi. Ma  entratevi  le  armi  dei 
portoghesi,  la  nascente  missione  ne 
risentì  grave  danno.  Indi,  nel  i658, 
nel  Pontificato  di  Alessandro  VII, 
la  mentovata  sacra  congregazione  vi 
spedì  un  vicario  apostolico  col  tito- 
lo di  vescovo  di  Petreia ,  onde  pel 
concorso  di  ecclesiastici  francesi  par- 
liti da  Parigi  per  adoperarsi  nella 
vigna  del  Signore,  Quebec  fu  eret- 
to /n  vescovato,  e  pel  suo  mante- 
nimento il  re  di  Francia  assegnò  la 


CAN 
badia  di  s.  Benedetto  nella  diocesi 
di  Bourgcs.  Mediante  un  clero  pie- 
no di  virtù  e  zelo  apostolico,  ven- 
nero fabbricate  molte  chiese,  e,  nel 
1666,  i  convertiti  arrivarono  a  cir- 
ca duecentomila,  oltre  tremila  fran- 
cesi, perlochè  il  culto,  che  gli  abi- 
tanti rendevano  al  demonio,  poco 
dopo  venne  abolito,  e  per  le  cure 
de'  Sommi  Pontefici  la  congregazio- 
ne de'  Cardinali  di  Propaganda,  col 
piti  vivo  impegno  coltivò  questa  par- 
te della  cristianità. 

Lo  stato  attuale  religioso  del  Ca- 
nada consiste  in  Quebec ,  che  Pio 
VII  elevò  al  grado  arcivescovile ,  i 
cui  cattolici,  compresi  quelli  di  Mont- 
real, superano  i  duecentomila.  Mont- 
real ,  situato  come  Quebec  nel  Bas- 
so Canada,  è  un'isola ,  la  cui  città 
chiamasi  Marie- Ville.  Il  suo  vica- 
rio apostolico  era  vescovo  in  parti- 
bus  j  ma  il  regnante  Pontefice  vi 
ha  istituito  una  sede  vescovile  (  F. 
Quebec  e  Montreal  ).  Ewi  il  dis- 
tretto della  regione  estesissima,  che 
comprendesi  sotto  il  nome  di  Baja 
d'Hudson,  e  di  Tomes,  amministra- 
to da  un  vicario  di  Quebec,  vesco- 
vo in  partibiis  j  che  vive  di  pie  o- 
blazioni  e  di  decime,  ascendendo  a 
più  di  cinquemila  il  numero  dei 
cattolici,  che  hanno  chiese  di  legno. 
Nell'alto  Canada  vi  è  la  sede  di 
Kingston  (  Vedi  ),  città  primaria  di 
tal  paese,  coadiutore  della  quale  era 
Tommaso  W^eld,  di  onorevole  me- 
moria, quando  Pio  Vili  lo  esal- 
to alla  sacra  porpora  .  I  cattoli- 
ci di  questa  diocesi  superano  i 
settantamila.  Il  vescovato  di  Char- 
lottetown  (Vedi)  fu  formato  coi  dis- 
membramenti della  diocesi  di  Que- 
bec. 11  vicariato  apostolico  della  Nuo- 
va Scozia,  sostenuto  da  un  vescovo 
in  partibusj  comprende  anche  l'iso- 
la   del    Capo-Bretone.    Halifax,   è  la 


CAN 

capitale  della  nuova  Scozia,  e  Pic- 
tou  la  seconda  città  con  diciotto 
chiese  circa  ;  ma  nell'isola  di  Capo 
Bretone,  esse  sono  di  legno.  Il  clero 

Idi  ambedue  i  luoghi  vive  colle  obla- 
i     zioni  dei  cattolici,  i  quali  sono  più 
•     di  trentamila. 
■  Finalmente    vi  è    il  vicario    apo- 

stolico di  Terranova,  insignito  pure 
del  carattere  vescovile  in  partìhus. 
Quest'isola  è  estesissima,  ed  è  divisa 
in  cinque  stazioni  con  varie  chiese 
di  legno.  Ha  settantamila  cattolici, 
che  si  accrescono  ne' tempi  di  pesca, 
i  quali  tutti  concorrono  colle  loro 
oblazioni  al  mantenimento  degli  ec- 
clesiastici. 

CANALE  Saverio,  Cardinale.  Sa- 

^verio  Canale  nacque  a  Terni  ai  i5 
febbraio  del  1695.  Fatti  regolar- 
mente i  suoi  studii,  abbracciò  lo  sta- 
to ecclesiastico ,  e  si  pose  in  prela- 
tura. Percorsa  in  questa  la  carriera 
delle  cariche,  e  fattosi  onore,  pel 
suo  zelo,  ingegno  e  virtù,  il  Som- 
mo Pontefice  Clemente  XIII  lo  pro- 
mosse al  cospicuo  e  rilevante  posto 
di  tesoriere  generale  della  r.  Came- 
ra. Poi  ai  21  luglio  del  1766  fu  dal 
medesimo  Clemente  XIII  creato  Car- 
dinal diacono  di  s.  Maria  della  Sca- 
la. Quindi  venne  annoverato  alle 
congregazioni  Cardinalizie  del  buon 
governo,  dell'immunità  ecclesiastica, 
delle  acque ,  e  della  reverenda  fab- 
brica di  s.  Pietro.  Inoltre  fu  protetto- 
re dell'Ordine  betlemmitico  nelle  In- 
die Occidentali,  e  della  città  di  Ter- 
ni, sua  patria.  Mori  a'  20  maggio 
1773,  di  settantotto  anni,  e  sette  di 
Cardinalato. 

CANALI  Francesco,  Cardinale. 
Francesco  Canali  nacque  in  Perugia 
a'  ig  ottobre  1764.  Intrapresa  la 
carriera  ecclesiastica,  diede  prove  lu- 
minose di  zelo  e  pietà ,  alle  quali 
seppe  congiungere    la    coltura   delle 


CAN  i5i 

lettere  amene,  e  profonda  conoscen- 
za delle  facoltà  teologica  e  canoni- 
ca. Riguardato  pel  suo  merito  sic- 
come uno  de'  più  begli  ornamenti 
del  clero  di  sua  patria ,  dal  Ponte- 
fice Pio  VII,  nel  181 4,  fu  destina- 
to a  governare  la  chiesa,  allora  ve- 
scovile, di  Spoleto,  e  quindi ,  a'  28 
agosto  1820,  fu  trasferito  al  vesco- 
vato di  Tivoli ,  sede  già  occupata 
dallo  stesso  Pio  VII.  Progredendo  il 
Canali  in  dottrina,  virtù  e  sollecitudi- 
ne pastorale,  Leone  XII,  nel  1826,  lo 
dichiarò  arcivescovo  di  Larissa  in 
partihus,  segretario  della  s,  congre- 
gazione de'  vescovi  e  regolari,  e  ca- 
nonico della  basilica  vaticana.  Final- 
mente il  regnante  Pontefice,  nel  con- 
cistoro de' 3o  settembre  i83i  ,  lo 
creò  Cardinale,  e  poi,  in  quello  de* 
i3  giugno  1834,  lo  pubblicò  del- 
l'ordine de'  preti,  dandogli  quindi  il 
titolo  di  s.  Clemente.  Poco  visse  nel- 
la dignità  Cardinahzia,  dappoiché, 
agli  II  aprile  i835,  dopo  breve 
malattia,  terminò  i  suoi  giorni.  Si 
celebrarono  l' esequie  di  lui  nella 
chiesa  di  s.  Marcello,  donde  fu  tras- 
portata la  mortale  sua  spoglia  in 
quella  titolare,  ov'ebbe  onorevole  se- 
poltura. 

CANANO  Giulio,  Cardinale,  Giu- 
lio Canano  nacque  da  nobili  parenti 
a  Ferrara  nel  i524.  Laureatosi  nel- 
l'una e  nell'altra  legge,  si  recò  a  Ro- 
ma colla  protezione  dei  principi  di 
Este,  e  divenne  amicissimo  a  Bai- 
duino  fratello  del  Cardinal  Giamma- 
ria del  Monte,  il  quale  conosciuta- 
ne in  breve  l'abilità,  lo  volle  se- 
gretario nei  più  importanti  affari.  Su- 
blimato il  de  Monte  al  Sommo  Pon- 
tificato col  nome  di  Giulio  III  , 
concedette  al  Canano  illimitato  po- 
tere di  segnare  a  suo  nome  qua- 
lunque scrittura  ,  e  quindi  ,  nel 
1554,  lo  fece  vescovo  di  Adria.  Mor- 


i5»  CAN 

to  Giulio  UT,  andò  il  Canano  alla 
sua  chiesa,  ove  adempiè  le  parti  di 
vero  pastore  ;  pubblicò  alcune  isti- 
tuzioni pel  suo  clero,  nella  sua  cat- 
tedrale tenne  il  sinodo  diocesano  ai 
4  ottobre  i566,  ed  un  altro  ne 
celebrò  nella  collegiata  di  s.  Stefa- 
no di  Rovigo,  nel  iSGy  e  nel  iSGg. 
Fu  ai  conci lii  provinciali  di  Raven- 
na, tenuti  r  uno  nel  primo  maggio 
del  i568,  dal  Cardin.il  Giulio  della 
Rovere;  Tallro,  nel  1 582,  dall'arcive- 
scovo Cristoforo  Boncompagni.  Inter- 
venne al  concilio  generale  di  Trenlosot- 
to  Pio  IV,  dove  acquistandosi  grand'e- 
stimazione  pel  suo  sapere  congiunto  ad 
una  singolare  modestia,  i  duchi  estensi 
di  Feri-ara,  specialmente  i  Cardinali 
IppoUto,  e  Luigi ,  si  valsero  molto 
utilmente  dell'opera  di  lui.  Poscia 
Gregorio  XIII,  ai  12  dicembre  i583, 
lo  fregiò  della  porpora  col  titolo  di 
«.  Eusebio,  e  Sisto  V,  nel  i585,  gli 
diede  la  legazione  di  Ferrara.  Da 
Gregorio  XIV  fu  trasferito  dalla  chie- 
sa d'Adria  a  quella  di  Modena ,  a 
cui  andò  dopo  il  conclave  di  Cle- 
mente Vni,  e  la  resse  per  un  solo 
anno,  visitandola  due  volte,  quando, 
nel  1592,  di  sessantotto  anni,  e  nove 
di  Cardinalato,  morì  a  Ferrara,  ove 
andava  per  ossequiare  quel  duca,  ed 
ebbe  tomba  nella  sagrestia  dei  do- 
menicani con  iscrizione  magnifica. 
Intervenne  ai  conclavi  di  Sisto  V , 
Urbano  VII,  Gregorio  XIV,  Inno- 
cenzo IX  e  Clemente  VIII.  Era  eru- 
dito, specialmente  nelle  materie  di 
curia,  ingenuo  nel  proferir  sentenza, 
di  prima  impressione,  ed  iracondo; 
ma  zelante  assai,  ed  amator  della 
equità,  le  quali  doti  gli  affezionaro- 
no i  popoli. 

CANARIE  Isole  (  Insulae  Ca-^ 
nariae  j  Islas  Canarias  ,  Fortu- 
natac  Insulae)  .  Isole  dell'Africa 
ìxeir  arcipelago  dell'  oceano    atlauti- 


CAN 
co,  chiamate  anche  Beate.  Situate 
sono  alla  sinistra  dell'  uscita  dello 
stretto  di  Gibilterra,  e  stanno  a  fron- 
te di  Marocco.  Sono  sette  le  gran- 
di ,  la  principale  delle  quali  pre- 
se il  nome  di  Canarie  (  Fedi) ,  ed  è 
sede  vescovile;  le  altre  sono  Tene' 
riffa,  la  piìi  vasta  di  tutte,  che  ha 
il  vescovato  di  s.  Cristoforo  de  La- 
guna i^Fedi),  Forteventiira,  Lance' 
rota,  Gomera,  V  isola  di  Ferro  e 
Palma.  Queste  isole  furono  cono- 
sciute soltanto  nel  secolo  XIV,  poi- 
ché le  notizie  anteriori  erano  piut- 
tosto favolose.  Gli  antichi  abitanti , 
che  gli  spagnuoli  chiamano  guanchi, 
di  cui  s' ignora  l'  origine,  erano  bel- 
li ,  grandi  e  vigorosi.  Si  vuole,  che 
la  maggior  parte  di  essi  aì)itasse  le 
caverne  per  guardarsi  dall'  eccessivo 
caldo,  e  che  fossero  civihzzati,  cono- 
scendo la  musica,  la  poesia,  e  la  scrit- 
tura geroglifica.  Avevano  molti  ri- 
guardi per  le  donne,  ed  in  qualche 
isola  v'avea  il  privilegio  di  poliga- 
mia. Rendevano  que'  popoli  il  culto 
ad  una  specie  di  vestali ,  chiamate 
magadiy  imbalsamavano  i  corpi  dei 
morti,  e  sebbene  avessero  un  re,  il 
loro  governo  era  oligarchico. 

Mentre  ad  un'armata  di  genove- 
si, alla  metà  del  XIV  secolo,  riuscì 
di  penetrare  nell'isola  Canarie,  Lo- 
dovico de  la  Cerda,  conte  di  Clei'- 
mont,  o  Chiaramonte  in  Francia, 
piincipe  reale  di  Spagna,  figlio  di 
Alfonso  cognominato  V  Eseredato , 
prima  di  mandare  ad  effetto  il  suo 
divisa  mento,  si  propose  di  conqui- 
starle, e  si  recò  in  Avignone  per  es- 
serne autorizzato  dal  Pontefice  Cle- 
mente VI.  Il  Papa  glielo  concedet- 
te, mediante  il  giuramento,  che  pre- 
stò, di  tributario  della  Chiesa  Ro- 
mana, coU'annuo  censo  di  quattro- 
cento fiorini  d'oro,  e  la  condizione 
espressa  di  stabilirvi  la  fede  cattoli^ 


CAN 

ca.  Ciò  avTenne  nelPanno  i344>ed 
in  pieno  concistoro  Clemente  VI 
pronunziò  un'analoga  allocuzione,  che 
incomincia  colle  parole  del  libro  dei 
Numeri  :  Faciam  principem  super 
gentem  magnam.  Quindi  il  Pontefi- 
ce coronò  Lodovico  re  delle  Isole 
Fortunate,  il  quale  andò  per  Avi- 
gnone in  solenne  cavalcata ,  colla 
corona  d'oro  in  testa ,  e  lo  scettro 
in  mano,  come  abbiamo  dallo  Spon- 
dano,  dal  p.  Fantoni ,  nella  Storia 
di  Avignone  p.  2o5 ,  da  Novaes  f. 
IV,  p.  i34,  e  da  altri.  Pure  dopo 
questa  scenica  rappresentazione  quel 
re  non  giunse  mai  a  conquistar  le 
isole,  perchè  gli  mancarono  i  pro- 
messi aiuti  dei  re  di  Castiglia  e  Por- 
togallo, che  in  ossequio  di  Clemen- 
te VI  aveano  stabilito  concedergli , 
nonostante  le  loro  pretensioni  sulle 
Isole  Canarie.  Ed  è  perciò,  che  Lo- 
dovico fu  poi  chiamato  il  principe 
della  fortuna 3  ed  i  suoi  discendenti 
formarono  i  duchi  di  Medina-Celi 
nell'Andalusia. 

Coleste  isole,  discoperte  dai  navi- 
gatori spagnuoli ,  specialmente  nel 
1895,  furono  trascurate  per  le  guer- 
re, e  pel  grande  scisma  d'  Occiden- 
te sino  al  i4i7j  epoca  nella  quale 
la  Spagna  le  cedette  a  Giovanni 
Belhencourt  ,  gentiluomo  francese  , 
che  vi  era  approdato  verso  il  i4^^> 
e  che  continuando  le  sue  conquiste 
s'impadronì  di  Lancerota,  e  dell'i- 
sola di  Ferro.  Recatosi  nella  Spagna, 
cedette  i  suoi  diritti  a  Diego  Her- 
rera,  nobile  castigliano,  il  quale,  col- 
l'isola  di  Gomera,  accrebbe  i  domi- 
mi del  predecessore.  Nel  i436,  O- 
doardo,  re  di  Portogallo,  promosse 
alcuni  diritti,  che  diceva  avere  sulle 
isole  Canarie,  contro  quelli,  che  col- 
le armi  sosteneva  Giovanni  II  re  di 
Castiglia  e  di  Leone,  il  quale  aven- 
do domandato  al  Pontefice  Eugenio 


CAN  153 

IV  il  permesso  di  far  guerra  agl'i- 
solani, e  di  propagarvi  il  vangelo,  il 
Papa  gli  rispose  di  concederglielo, 
qualora  non  recasse  pregiudizio  ad 
altro  re  cristiano:  anzi  venendo  in 
cognizione  che  i  neofiti,  o  nuovi  con- 
vertiti delle  isole,  erano  stati  sotto- 
messi dai  cristiani  a  misera  schiavi- 
tù, Eugenio  IV  lo  vietò  sotto  gra- 
vissime pene. 

Nel  144^5  Ferdinando  Peraza  in- 
vase le  altre  isole  non  ancora  con- 
quistate ;  e  la  Canaria  fu  sottomessa 
a  Ferdinando  V,  re  di  Spagna,  da 
Pietro  de  Verras,  nel  1480.  11  Pon- 
tefice Sisto  IV  con  gran  zelo  si  a- 
doperò,  che  in  queste  regioni  si  dif- 
fondesse la  fede  cattolica.  Palma  fu 
conquistata  nel  i493  da  Alfonso 
Ferdinando  de  Lugo ,  che  inoltre , 
nel  1496,  prese  l'isola  di  Teneriffa. 
Finalmente  i  discendenti  dell'Herre- 
ra  vendettero  i  loro  diritti  a  Fer- 
dinando V,  che,  nel  i5i2,  vide  tut- 
te le  isole  sotto  il  proprio  dominio, 
dopo  im  corso  di  guerre  crudeli  sos- 
tenute dagli  abitanti  guanchi,  che, 
preferendo  la  morte  alla  soggezione, 
quasi  tutti  vennero  sterminati,  rima- 
nendo la  Spagna  padrona  delle  iso- 
le Canarie.  Divenne  dominante  in 
esse  la  j-eligione  cattolica,  e  vi  fu- 
rono eretti  conventi,  chiese ,  e  mo- 
nisteri  per  ambo  i  sessi.  Fu  dichia- 
rata capo  luogo  Santa  Croce  di  Te- 
neriffa. Il  clima  è  dolce,  ed  in  gran 
copia  evvi  ottimo  vino,  frutti,  gra- 
no, zucchero,  ec,  ed  importante  è  il 
suo  commercio. 

CANARIE,  o  CANARIA  (Cana- 
rien.).  Città  con  residenza  vescovile 
neir  isola  di  Canarie  (  già  chiama- 
ta Fortunata) ,  nell'  oceano  Atlanti- 
co e  soggetta  al  dominio  spagnuo- 
lo.  Quest'  isola  è  la  più  fertile  del- 
le altre  di  egual  nome,  a  segno,  che 
talvolta  il  raccolto  del    frumento  si 


1^4  CAN  CAN 

£i  tre  Tolte.  Secondo   Commanville,  «ì  ritralth  nel  concilio    di    Calcedo- 

essa    fu    scoperta    sino    dal     i346,  nia.  La  sua  sede  episcopale  fu  fon- 

e  Martino  Y   vi   eresse  un  vescova-  data  nel   quinto    secolo.    Gli   ultimi 

to.    Conquistata  però  dal   re  Perdi-  suoi  vescovi    in  parlibus    furono  d. 

Dando  V  //  Cattolico ,  Sisto   IV  Io  Luigi  da  Ciriè,  d.  Giuseppe  de  Scliu- 

eresse  in  sede  vescovile,  trasferendo-  bert  di  Wratislavia,  che  il  regnan- 

tì  quella  di  Lancerota   e  di  Palma  te    Pontefice,     preconizzandolo    nel 

(civitas  Pfilmarum).  ^  siccome  l'ar-  concistoro  de'  3o  settembre    i83r, 

civcscovo  di  Siviglia  era  il  più  vici-  deputò    ad    esercitare    i     Pontificali 

no,  dichiarò   suifraganea   ad  esso  la  nella  chiesa  e  diocesi  di  Wratislavia. 

chiesa,    ciocché    approvò    Innocenzo  Presentemente  vescovo  di  Canata  è 

Vili,  nel   i486.  monsignor  Antonio  Franci  di  Nepi, 

La  cattedi'ale  di  Canarie  di  me-  fatto  dal  medesimo  Gregorio  XVI, 
derna  costruzione  è  dedicata  a  s.  nel  concistoro  de'  2  ottobre  1837, 
Anna.  II  capitolo  era  in  avanti  più  e  dichiarato  suffraganeo  delle  diocesi 
numeroso,  ed  ora  si  compone  di  tre  suburbicarie  di  Ostia  e  Velletri. 
dignità,  capo  delle  quali  è  il  deca-  CANCELLERIA  della  S.  Romana 
no,  con  sci  canonici  con  ambe  le  Chiesa.  Residenza  del  tribunale  dei- 
prebende  ,  oltre  a  sei  altri ,  quattro  la  Cancelleria,  e  del  Cardinal  vice- 
detti dimidii  rationarii  j  ha  inoltre  cancelliere,  suo  capo.  Da  cancello 
diversi  sacerdoti  e  chierici  pel  dtvi-  nel  primo  significato,  si  trassero  le 
no  servizio.  Nella  medesima  catte-  voci  cancellare ,  vale  a  dire  chiu- 
drale  evvi  la  cura  d'anime  e  il  fon-  dere  con  cancello,  che  poi  si  applicò 
te  battesimale,  esercitandosi  l'uffizio  al  significato  di  cassare  la  scrittura, 
di  parroco  da  due  preti.  Fra  le  re-  segnandosi  sopra  la  medesima  colla 
liquie  conservasi  il  cranio  di  s.  Gioac-  penna  alcuni  tratti  paralleli  per  tra- 
chino. L'episcopato  é  annesso  alla  verso,  ed  altri  per  diritto,  che  rap- 
cattedrale,  e  le  tasse  camerali  ascen-  presentano  come  un  cancello  ;  e 
dono  a  cinquecento  fiorini.  Nella  stes-  cancellata,  cioè  chiusura  di  cancelli, 
sa  città ,  oltre  altra  chiesa  parroc-  inferriate,  o  altro  intraversarne nto  a 
chiale,  vi  sono  tre  monisteri  di  mo-  guisa  di  cancelli  ;  cancellazione,  e 
nache,  un  seminario  con  alunni,  con-  cancelleria,  che  propriamente  è  la 
fraterni  te,  ed  ospedale.  residenza  del  cancelliere  {tabularium). 

CANATA ,  Canath  (  Canathen.  ).  Alcuni  vogliono ,  che  i  cancellieri 
Città  vescovile,  già  celebre,  presso  Fi-  delle  chiese  fossero  i  maestri  del 
ladelfia,  nella  Celisiria,  ora  vesco-  coro,  e  che  il  loro  nome  sia  deri- 
vato inpartibus,  considerato  suffra-  vato  dai  cancelli,  che  separano  il 
ganeo  della  metropoli  di  Eostro,  det-  coro  dalla  chiesa.  Altri  pretendono, 
ta  anche  Chonat^  o  Anitha,  di  cui  che  lo  abbiano  preso  dal  decoro, 
fanno  menzione  Tolomeo,  Plinio  ed  che  accompagna  questo  nome  presso 
altri.  Questi  autori  la  pongono  nel-  gl'impiegati  secolari.  Col  vocabolo 
le  DecapoH  dell'antica  Celisiria.  Vie-  cancelli  gli  antichi  intesero  divide- 
rle pure  ricordata  nel  cap.  32  re  il  celebrante  dagli  altri  ecclesia- 
dai  Numeri  v.  ^i-,  e  ne'  Paralipo-  stioi,  e  questi  dai  laici,  come  prati- 
meni  lib.  I,  e.  2,  v.  23.  Ne  fu  ve-  cano  i  greci.  Nel  cerimoniale  del 
scovo  quel  Teodoro,  che  intervenne  Davantria  e  di  Cencio  Camerario,  i 
al  conciliabolo  di  Efeso ,  e  che  poi  cancelli  sono  chiamati  rigac.  Secon- 


CAN 
ciò  Menage ,  il  vocabolo  cancelleria 
deriva  egualmente  da  cancelli ,  vo- 
cabolo del  luogo,  che  occupava  Tim- 
peratore  quando  amministrava  la  giu- 
stizia, poiché  il  cancelliere  (  cancel- 
larius)  era  alla  porta  della  chiusu- 
ra, che  separava  il  principe  dal  po- 
polo. Di  questo  parere  è  il  Luna- 
doro,  trattando  del  Cardinal  vice- 
cancelliere  diS.R.  Chiesa,  ove  dice, 
che  il  nome  di  cancelliere  viene  o 
dai  cancelli,  dentro  i  quali  il  can- 
celliere stava  per  porre  in  iscritto 
le  risposte  del  principe,  gli  ordini 
de'  giudici,  ec,  o  piuttosto  dal  suo 
uffizio,  che  era,  come  dicono  le  an- 
tiche Glosse  »  scripta ,  responsaque 
w  imperatoris,  atque  mandata  in- 
"  spicere  et  male  scripta  cancellare  '*. 
Il  Macri  poi,  al  verbo  cancellarius^ 
aggiunge,  che  il  cancelliere  viene  così 
chiamato,  perchè  anticamente  dava 
udienza  dentro  i  cancelli ,  per  non 
essere  oppresso  dalla  calca  del  po- 
polo. V.  r  articolo  Cancellieri  non 
che  il  Ciampini,  de  vice  cancellarli 
origine,  vocisque  etymologìa,  p.  I. 

§.  I.   Cancelleria  Apostolica. 

La  Cancelleria  Apostolica,  che  ri- 
siede nel  palazzo,  il  quale  dal  suo  nome 
chiamasi  della  Cancelleria,  come  si 
vedrà  al  §.  IV ,  secondo  il  Bovio , 
La  pietà  trionfante,  e  della  Can- 
celleria, ec,  è  un  luogo  determina- 
to e  stabile,  in  cui  dai  ministri  ed 
uffiziali  del  Sommo  Pontefice  si  spe- 
discono le  bolle  apostoliche,  e  si  sten- 
dono regolarmente  le  grazie  sulle 
suppliche,  che  vengono  dal  Papa  ac- 
cordate. Il  capo  di  essa,  presidente,  o 
prefetto  è  il  vice  cancelliere  della 
santa  Romana  Chiesa,  della  cui  ri- 
spettabile dignità  ,  origine  ed  uffizio 
vario  è  il  sentimento  degh  autori. 
Riflette  l'annalista  Baronio,  che  mol- 


CAN  i55: 

te  usanze,  ed  antiche  cerimonie  dei 
gentili  non  contrarie  alla  legge  evan- 
gelica, furono  adottate,  ed  imitate  dai 
primitivi  cristiani.  Abbiamo  infatti 
dal  Cassiodoro,  lib.  II,  ep.  VI,  che 
gì'  imperatori  e  i  re  aveano  i  can- 
cellieri, per  cui  a  loro  esempio  co- 
minciarono ad  introdurli  eziandio  i 
Romani  Pontefici,  dopo  che  nel  IV 
secolo  Costantino  diede  pace  alla 
Chiesa,  e  concedette  al  Papa  s.  Mel- 
chiade  il  palazzo  di  Laterano  ,  con 
rendite  proporzionate  a  sostenere  con 
decoro  il  sublime  grado  Pontifìcio. 
Quindi  si  può  credere,  che  il  pri- 
mo cancelhere  fosse  s.  Girolamo  dot- 
tore di  s.  Chiesa,  dal  Papa  s.  Da- 
maso  I,  eletto  nel  867,  chiamato  a 
Roma,  per  servirsene  come  segreta- 
rio nelle  risposte  alle  lettere,  che  an- 
dava ricevendo  dai  conci  li  i ,  dalle 
chiese,  e  dai  vescovi  di  tutte  le  parti 
del  mondo,  locchè  si  accrebbe  nel 
Pontificato  del  successore  s.  Silicio, 
come  si  ha  dalle  sue  decretali  in  più 
luoghi  inviate.  Pertanto,  se  si  face- 
vano costituzioni  apostoliche,  ne  viene 
per  conseguenza,  che  vi  fosse  il  can- 
celliere, il  quale  le  registrasse,  in  uno 
ai  decreti,  ed  alle  risposte  intorno 
ai  dubbii  della  fede,  intorno  alla  ec- 
clesiastica disciplina ,  ed  alle  spiri- 
tuali materie,  che  dovea  stendere  un 
tal  ministro.  Perciò  il  luogo  di  sua 
residenza  chiamossi  Cancelleria,  che 
in  progresso  prese  forma  regola- 
re con  distinte  attribuzioni ,  come 
si  dirà  al  §.  II  del  Vice-cancellie- 
re, e  sua  autorità.  Si  vuole  peral- 
tro, che  la  Cancelleria  Apostolica  sia 
stata  chiamata  con  tal  nome  nel  Pon- 
tificato d' Innocenzo  III,  del    1 198. 

Trattando  l'erudito  Galletti,  Del 
Primicerio  della  santa  Sede,  e  de- 
gli uffiziali  maggiori  del  palazzo 
lateranense,  e  parlando  de'  Nolari 
regionarii,  dice,  p.  6,  che  in  tempi 


i56  CAN 

posteriori  si  vede  istituita  la  Caii» 
celleria,  proveniente  dall' oflìcina  dei 
notari  regionarii ,  poiché  nell'  anno 
87  I  lesse  per  la  prinna  volta  Pietro 
Diacono  di  S.  R.  C. ,  e  Cancelliere 
del  sacro  palazzo.  Inoltre  aggiunge, 
elle  l'altro  Pietro  vescovo  e  cancel- 
liere sotto  Giovanni  III,  nel  5'jo, 
di  cui  fanno  menzione  Martinelli , 
Rasponi,  ed  il  Ciampini,  come  Teo- 
doro arcicancelliere  neir847,  e  Teo- 
filato cancelliere  nel  910,  da  que- 
st'ultimo scrittore  sicno  stati  anno- 
verati tra  i  Ccìncellieri,  senza  appog- 
gio di  sicuri  documenti.  Luca  Penna 
paragona  il  vice-cancelliere  apostoli- 
co air  antico  uffizio  del  questore , 
non  dell'erario,  ma  dell'amministra- 
tore pubblico  della  giustizia. 

La  giurisdizione  di  questo  tribu- 
nale si  estende  sulla  spedizione  delle 
Pontificie  bolle,  e  delle  lettere  apo- 
stoliche sub  plumbOy  a  tenore  delle 
suppliche,  che  sono  segnate  dal  Pa- 
pa in  dateria  (Vedi),  se  trattasi  di 
nialeria  beneficiale  e  matrimoniale, 
ovvero  alla  cedola  concistoriale,  se- 
gnata egualmente  dal  Papa  in  se- 
greteria de' brevi  (  ^etì?/)j  se  trattasi 
di  aflÈiri  concistoriali ,  come  vesco- 
vati, abbazie,  ec. 

La  Cancelleria  ha  le  sue  regole, 
che  si  chiamano  Regole  della  Can- 
celleria, e  che  sono  regolamenti 
fatti  da  ogni  Pontefice  al  principio 
del  suo  Pontificato,  perchè  sieno 
osservati  nella  disposizione  de'  bene- 
ficii,  nella  spedizione  delle  provviste, 
e  nelle  sentenze  de'  processi  intorno 
le  materie  beneficiali;  regolamenti, 
che  ogni  nuovo  Papa  può  appro- 
vare, estendere,  o  moderare,  loc- 
chè  suol  fare  il  di  seguente  alla  sua 
elezione,  come  attesta  Novaes  tomo 
VI,  pag.  6.  Quindi  si  pubblicano 
nella  prima  Cancelleria  del  nuovo 
Pontificato.    La    rinnovazione    delle 


CAN 

regole  di  Cancelleria  si  Hi  in  una 
congregazione,  che  si  tiene  apposi- 
tamente coir  intervento  del  Cardinal 
pro-datario,  dei  due  piìi  antichi  vidi- 
tori  di  rota,  di  due  abbreviatori  di 
parco  maggiore,  del  reggente  della 
Cimcelleria,del  prelato  sotto-datario,  di 
due  avvocati  concistoriali,  e  di  altret- 
tanti procuratori  di  collegio,  del  prefet- 
to delle  suppliche  per  ohitum,  iilUziale 
di  dateria,  di  due  revisori,  ed  altri 
uffiziali  di  questa.  Le  regole  di  Can- 
celleria sono  ricevute  ne' luoghi,  a 
seconda  delle  consuetudini  stabilite 
dalla  giurisprudenza,  e  se  ne  trove- 
ranno sparse  in  questo  Dizionario 
sulle  materie,  che  ne  sono  l'oggetto. 
Furono  queste  modificate  in  alcuni 
stati  in  forza  dei  concordati,  e  di 
disposizioni  della  Santa  Sede,  che 
prescrissero  gli  effetti  delle  dette 
regole.  In  quelH  poi,  che  le  accetta- 
rono senza  riserve,  non  terminano 
o  cessano  di  esser  valide,  che  colla 
morte  del  Papa,  d'onde  avviene, 
che  i  beneficii,  la  cui  provvista  è 
riservata  alla  Santa  Sede,  in  vigore 
di  esse  sono  devoluti  alla  libera 
collazione  de'  vescovi  in  tempo  di 
sede  vacante.  La  Cancelleria  a'  suoi 
atti  pone  la  data  ah  anno  incar- 
nationisj  come  si  disse  all'  articolo 
Rolla  (Vedi),  che  si  computa  dal 
giorno  25  del  mese  di  marzo. 

Al  Pontefice  Giovanni  XXII,  re- 
sidente in  Avignone,  si  attribuiscono 
la  maggior  parte  delle  regole  di 
Cancelleria ,  la  erezione  di  molti 
ufficii ,  e  lo  stabilimento  di  varie 
tasse,  come  prova  il  Gemesio,  in 
Proemio  Regni.  Cancel.  q.  1.  Rene- 
detto  XII  che,  nel  i334,  gh  suc- 
cedette, riformò  con  nuove  leggi,  le 
quali  ancora  oggi  si  osservano,  la 
Cancelleria  apostolica,  per  esservi 
entrati  diversi  abusi:  ed  avendo 
trovato   che  nella   provvista  de' be- 


CAN 

neficii  si  erano  falsificale  alcune  sup- 
pliche, egli  ordinò  che  si  registras- 
sero tutte,  colle  concessioni  accor- 
date, e  se  ne  conservassero  gli  ori- 
ginali nella  Cancelleria  ,  ond'  eb- 
be origine  ciò,  che  in  questo  tribu- 
nale si  chiama  registro  delle  bol- 
le. Diversi  Pontefici,  oltre  Nicolò 
V,  emanarono  provvide  costituzioni 
per  regolare  la  Cancelleria,  ed  In- 
nocenzo XI,  con  ottime  leggi,  chia- 
mate Innocenziane,  riformò  i  tribu- 
nali della  curia,  e  Cancelleria  ro- 
mana. K.  la  costituzione  207  Decet 
de' 28  giugno  1689  presso  il  Bolla- 
rio  romano  tomo  VIII,  pag.  257 
e  seg.  Oggi  però  le  regole  di  Can- 
celleria sono  settantadue .  II  vero 
commentatore  di  esse  è  T  avvocato 
Riganti,  Commentarla  Regulas  Cari- 
cellarice  AposLoUcos^  Roniae  ijHì 
et  Coloniae  1751.  Gli  altri  com- 
mentatori sono  il  Soto,  Gomez,  Man- 
dosioj  Gonzalez,  Kocchiore,  Luezio, 
Peleo,  Quesada ,  ed  altri ,  superati 
tutti  dal  Riganti ,  che  meritò  l' alta 
estimazione  di  Benedetto  XIV. 

Lo  stato  degli  uflìziali  della  Can- 
celleria sino  a  tutto  il  secolo  XV HI 
si  riporta  al  §  MI  di  quest'  artico- 
lo. Nel  pontiOcato  di  Pio  VII  il 
tribunale  della  Cancelleria  fu  ridotto 
ai  seguenti  individui,  divisi  in  due 
classi.  1  primi  presiedono  alla  retta  spe- 
dizione delle  bolle,  perchè  sieno  com- 
pilate secondo  le  regole  di  Cancelle- 
ria, e  la  spedizione  sia  fatta  colle 
formole  in  uso.  Essi  sono:  il  Cardi- 
nal vice-cancelliere  di  S.  R.  C,  e 
sommista;  il  prelato  reggente;  il 
pro-sommista,  ovvero  sotto-sonimi- 
sta;  il  sostituto  del  sommistato;  il 
piombatore  ;  il  notaio  segretario  ;  il 
collegio  de' prelati  abbreviatori  del 
parco  maggiore,  con  un  segretario; 
il  custode  della  Cancelleria;  il  sosti- 
tuto  delle  contraddette;   i   regislra- 


CAN  1^7 

tori    di    bolle  ;    i     maestri    del    re- 
gistro. 

L'  uflìcio  di  alcuni  de'  suddetti  si 
trova  descritto  al  medesimo  §  ìli 
di  questo  articolo  ;  e  di  alcuni  altri 
se  ne  dà  qui  un  cenno.  Il  pro-som- 
mista,  che  leggo  nei  ruoli  di  Paolo 
IV  enumerato  fra  la  famiglia  Pon- 
tifìcia, in  mancanza  del  vice-cancel- 
liere, attende  alla  spedizione  delle 
bolle  per  via  segreta.  P\  Bolle. 
Il  sotto-sommista ,  uffizio  che  dal 
Ciampini  è  detto  Emi.  Card.  W- 
ce- cancellarli  rerum  concistorialiunt 
a  secretis  j  oltre  quanto  si  dirà, 
ha  cura  di  preparare  i  decreti  con- 
cistoriali in  un  libro ,  che  il  vice- 
cancelliere porta  in  concistoro  in 
una  borsa  di  damasco  rosso,  o  pao- 
nazzo, guarnita  d'  oro,  sui  quali  de- 
creti tira  una  linea  di  lapis  rosso, 
di  mano  in  mano  che  il  sommo 
Pontefice  li  pubblica  dal  suo  trono. 
Fa  ancora  la  copia  autentica  degli 
stessi  decreti  ,  che  sottoscritti  dal 
Cardinale  sono  la  base  della  spedi- 
zione delle  bolle  ;  presenta  ai  nuovi 
Cardinali  il  decreto  ossia  la  fede  au- 
tentica con  che  il  vice-cancelliere 
fa  testimonianza  della  seguita  lo- 
ro promozione  ;  assiste  al  giura- 
mento delle  diverse  classi  di  perso- 
ne, che  lo  prestano  nelle  mani  del 
vice-canceUiere  ;  fa  la  minuta  delle 
bolle,  che  si  spediscono  per  via  se- 
greta ,  e  presiede  alla  spedizione  del- 
le bolle,  che  vanno  per  via  di  ca- 
mera. Conserva  in  separato  archi- 
vio le  suppliche  e  le  schedole,  che 
appartengono  a  tali  bolle.  Al  cu- 
stode della  Cancelleria  tocca  conser- 
vare le  schedole  concistoriali  dei  ve- 
scovati ,  di  cui  sono  spedite  le  bolle 
in  Cancelleria ,  e  presiede  alla  com- 
pilazione delle  forme  di  giuramento, 
che  si  spediscono  agli  assenti.  Il  suo 
uffizio    corrisponde     al    seneschalco 


i58  GAN 

Cancellariae  aposiolìcar  del  Ciam- 
pini,  di  cui  parleremo  al  §  III.  11 
sostituto  delle  contraddette ,  stante 
la  diminuzione  di  aflari  in  qnelT  uf- 
ficio, ha  riunito  in  se  le  attribuzio- 
ni di  tutti  gl'impiegati  nominati  nel 
più  volte  citato  §  IH,  cioè  dell'  udi- 
tore ,  correttore ,  procuratore  del- 
le contraddette,  ec.  Finalmente  i 
maestri  del  registro  riscontrano  colle 
bolle  il  registro  compilato  dai  registra- 
toli, per  riconoscere  se  sia  eguale. 
La  seconda  classe  poi  degli  uflì- 
ziali  presentemente  esistenti  in  Can- 
celleria, sono  quelli,  che  prima  era- 
no nominati  dai  coUegii  dei  vacabi- 
listi,  ed  ora  dal  Cardinal  pro-data- 
rio ;  e  sono  tutti  i  cappellani,  ossia 
computisti  dei  detti  collegii,  i  quaU 
sorvegliano,  che  ciascuna  bolla  pa- 
ghi al  collegio  quanto  si  deve.  Inol- 
tre \i  sono  due  cassieri,  o  deposita- 
rli, che  raccolgono  il  danaro  spet- 
tante ai  vacabilisti,  e  questi  sono  il 
depositario  generale  dei  vacabih,  ed 
il  depositario  generale  del  piombo. 

§  II.  Del  Cardinal  vice-cancelliere , 
sua  autorità  e  prerogative,  e  se- 
rie de"  cancellieri ,  e  vice-cancel- 
lieri di  S.  R.  C. 

Il  grado  di  cancelliere  della  S. 
R.  C.  fu  sempre  riputato  posto  s\ 
eminente,  che  credevasi  il  primo  do- 
po il  Romano  Pontefice ,  come  si 
espresse  san  Bernardo  nell'epistola 
33.  Il  Cardinal  Zabarella,  in  Cleni. 
de  elect.  _,  lo  chiama  occhio  destro 
del  Papa,  ed  il  maggiore  nella  cu- 
ria romana.  Il  Ciampini  parlando 
di  questa  antichissima,  e  nobilissima 
carica ,  aggiunge,  che  fu  qualificata 
con  titoli  distinti,  e  onorevoli  :  «  Cu- 
ii  stos  dicitur,  praepositus  admini- 
»»  strationì  iustitiae ,  gubernator ,  et 
»j  dii'ector    audientiae    sacri    palatii 


CAN 

»»  apostolici,  intimi  concistorii  nota- 
»•  rius,  maior  in  romana  curia  post 
*»  Papam ,  oculus  dexler  Romani 
M  Pontificis ,  cancellariae  apostolicae 
»*  praeses,  quandoque  etiam  quae- 
»  stor  appellatus  est  ". 

Quest'  ulficio,  e  quello  di  camer- 
lengo di  S.  R.  G. ,  sono  i  due  soli, 
che  con  analoga  allocuzione  dal 
Pontefice  -vengono  creati ,  e  dichia- 
rati al  sagro  Collegio  de' Cardinali 
in  concistoro,  interpellandone  il  sen- 
timento con  dire  loro:  Quid  vohis 
videtur  ?  e  creandoli  con  questa  for- 
mola:  »  CoH'autorità  dell' onnipoten- 
»  te  Iddio,  de' ss.  Apostoli  Pietro  e 
»  Paolo,  e  Nostra  creiamo  N.  N.  in 
>»  vice-cancelliere  della  S.  R.  G.  sua 
»  vita  naturale  durante  ec.  In  nomine 
w  Patris  ec.  "  Se  il  Cardinale  vice- 
cancelliere muore  in  conclave,  non 
si  elegge  il  prò,  come  si  fa  del  ca- 
merlengo e  del  penitenziere,  non 
cessando  il  loro  tribunale  colla  moi*- 
te  del  Papa,  mentre  quello  della  Can- 
celleria, che  rimane  sospesa  in  sede 
vacante,  mancando  le  materie  per 
esercitarla,  secondo  la  legge  di  Grego- 
rio X,  cessa  con  tutti  gli  altri,  eccet- 
tuati i  due  menzionati ,  e  quello  del 
vicario.  Ed  in  fatti  rimanendo  in  se- 
de vacante  sospesa  l'azione  del  vice- 
cancelliere, appena  spirato  il  Ponte- 
fice, egli  ritirava  dai  piombatori  le 
stampe,  con  cui  si  formano  le  bol- 
le, rompendo  pubblicamente  quella 
parte  di  esse ,  che  hanno  impresso 
il  nome  del  defunto  ;  l' altra  parte 
poi  del  sigillo,  colle  teste  de' ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  veniva  consegnata  dal 
presidente  del  piombo  nella  prima 
congregazione,  che  tengono  i  Cardi- 
nali in  sede  vacante,  per  ispezzarsi 
alla  loro  presenza.  F.  Sigilli  Ponti- 
Ficii..  Ora  però  ambedue  le  parti  del 
piombo  si  portano  dal  piombatore  alla 
detta  congregazione,  per  essere  rotte. 


CAN 
Che  sino  dai  primi  tempi  della 
Chiesa  avesse  la  Santa  Sede  i  suoi 
Cancellieri,  non  altrimenti  che  le 
chiese  cattedrali,  le  quali  pure  ave- 
vano i  loro  proprii  (  F.  Van-Espen, 
Jus  Eccl  Univ.  p.  Ili  tit.  Ili  e.  i  ), 
si  può  manifestamente  dedurre  an- 
che dal  numeroso  elenco  di  quelli, 
che  furono  registrati  dal  Cohellio 
Notìt.    Card.    cap.  Vili.    Era    loro 

5  incombenza  trasmettere  nelle  diver- 
se parti  del  mondo  le  risposte,  e  le 
intenzioni  de'sommi  Pontefici,  come 
si  è  già  accennato^  s\  sui  dubbii  del- 
la fede ,  e  s\  sul  governa  mento  ec- 
clesiastico. A  tal  fine  aveano  tredici 
scrittori ,  o  protonotarii  apostolici , 
cioè  gli  scrinarii  e  i  notari  regio- 
narii ,  che  formavano  le  copie ,  ed 
eseguivano  le  minute.  Non  sempre 
si  chiamarono  Cancellieri ,  e  tra  i 
privilegi  di  Amburgo  si  ha  dal  Li- 
denbrogio  un  diploma  di  Leone  IV, 
eletto  neir  84-7,  ^^^^  P^^'  maniim 
Stephani  Cancellarii  S.  R.  E.j  ma 
presso  lo  stesso  autore  si  vede  un 
alti'o  diploma  di  Nicolò  I,  creato 
neir  858,  scritto  per  manum  Leo- 
nis  iiotarii^  regionariìy  et  scrinarii^ 
e  dato  per  manum  Tiberii  primice- 
rii  sanctae  Sedis  apostolicae.  Il 
Galletti,  del  Primicerio  p.  i4o,  ri- 
porta, che  il  protonotario  era  diver- 
so dal  cancelliere,  e  che  talvolta  il 
cancelliere,  chiamandosi  ancora  ar- 
cicancelliere ,  si  è  detto  nel  tempo 
'  stesso  arciscriaario  ,  come  ,  a'  3i 
marzo  del  10Ì7,  trovasi  un  Pietro 
vescovo  di  s.  Ruffina,  che  nella  stes- 
sa data  dicesi  arcicancelliere,  ed  ar- 
ciscrinario,  cioè  in  una  bolla  di  Gio- 
vanni XIX  detto  XX,  spedita  in  fa- 
vore della  badia  di  s.  Benedetto  di 
Fruttuaria.  Dubita  però  il  Galletti, 
che  il  copista    scrivesse    archiscrina- 

^     rio,    dovendo  piuttosto  ripetere  ar- 
chicaacelliere,   poiché  è  certo ,  che  il 


CAN  159 

protonotaio ,  il  protoscrinario ,  e  il 
primiscrinioj  nomi  i  quali  indicavano 
la  stessa  carica ,  erano  uffiziali  di- 
versi dal  cancelliere,  al  quale  si  vede 
anticamente  solo  unito  quello  di  bi- 
bliotecario (Vedi).  Furono  pertanto 
spesso  chiamati  biblioteca  rii  i  cancel- 
lieri della  Chiesa  Romana,  come 
quelli ,  che  aveano  in  custodia  i  libri  ; 
che  qualche  volta  poi  fossero  detti 
arcicaucelUeri,  come  Ermanno  II,  ar- 
civescovo di  Colonia  sotto  Leone  IX, 
lo  afferma  T  Ughelli  Italia  sac.  t. 
I,  col.  4^o>  fi  'Òo^. 

In  progresso  di  tempo,  secondo 
Lunadoro,  ed  altri ,  il  cancellieie  fu 
distinto  dal  bibliotecario,  e  dal  se- 
gretario ,  cariche  che  in  avanti  riu- 
niva, e  continuò  a  chiamarsi  col 
nome  di  cancelliere  sino  al  secolo 
XIII,  finché  prese  quello  di  vice-can- 
celliere ,  come  vedremo ,  dopo  Gre- 
gorio Vili.  Non  mancano  però  an- 
teriori esempii,  che  i  cancellieri  fos- 
sero appellati  vice-cancellieri ,  ed  il 
citato  UgheUi,  alla  col.  55,  ne  ri- 
porta uno  all'anno  8o5,  sotto  san 
Leone  III.  Prima  di  dire  il  vero 
motivo  di  tal  cambiamento,  il  qua- 
le sembra  diminuire  1'  importanza 
dell'uffizio,  accenneremo  i  diversi  pa- 
reri di  quelli ,  che  ne  vollero  dare 
una  fallace  spiegazione,  senza  fonda- 
mento. Alcuni  hanno  detto,  presso 
il  Cohellio  e  il  Macri,  che  lo  splen- 
dore della  dignità,  e  l'abuso  di  que- 
sta, facesse  determinare  i  Papi  a  ri- 
tenere per  sé  il  nome  di  cancellie- 
re, e  dare  al  ministro  esecutore  de- 
gli ordini  Pontificii  quello  imperfet- 
to di  vice-cancelliere,  per  contener- 
li ne'  limiti  della  moderazione.  U 
Cardinal  de  Luca  vuole,  che  i  Car- 
dinali riguardando  il  titolo  di  can- 
celliere come  inferiore  alla  loro  di- 
gnità, abbiano  preferito  quello  di 
vice-caucelhere,  che   significa  uà  in- 


i6o  CAN 

carico  provvisorio,  sebbene  lo  sìa  a 
vita,  meno  che  venisse  rinunziato,  o 
rimosso  per  qualche  causa  di  pro- 
mozione ad  altro  uflizio ,  o  per  di- 
versa ragione.  Il  Gomez  asserisce, 
che  essendo  il  solo  Sommo  Pontefi- 
ce cancelliere  di  Dio  in  terra ,  non 
è  dovere,  che  si  chiami  il  ministro 
col  medesimo  titolo,  asserzione  in- 
sussistente come  la  prima.  P^.  il  Bo- 
vio a  p.  206.  Altri  presso  ilZaba- 
rella  opinarono,  che  ciò  provenisse 
pel  rispetto  dovuto  a  s.  Lorenzo 
martire,  che  vogliono  aver  esercitato 
pel  primo  l'uffizio  di  cancelliere.  Ma 
ognuno  sa,  che  s.  Lorenzo  non  e- 
sercitò  altra  carica  da  quella  in  fuo- 
ri di  arcidiacono ,  o  camerlengo  ,  e 
di  sovvenire  e  alimentare  i  poveri 
colle  proprie  sostanze,  e  con  quelle 
della  Chiesa,  e  nessuno  ignora,  che 
per  novecento  e  pili  anni  dopo  il 
suo  martirio,  quelli,  che  esercitarono 
la  carica ,  si  nominarono  cancellieri 
senza  farsi  riguardo  alcuno.  Il  Man- 
dosio  fu  di  parere,  che  le  due  voci 
sieno  sinonimi ,  perchè  la  dignità  e 
il  potere  è  eguale.  11  Panvinio  poi 
dice  che,  nel  12 16,  Onorio  III  con- 
ferì la  carica  a  Rainiero  priore  di 
s.  Frediano  di  Lucca,  il  quale  per 
non  essere  Cardinale  incominciò  a 
sottoscriversi  vice-cancelliere,  e  che 
i  successori,  benché  fregiati  della  por- 
pora, trovando  introdotta  la  denomi- 
nazione, l'adottassero,  e  seguissero. 
Ma  il  vero  motivo,  come  affer- 
mano il  Borgia,  Lunadoro,  Bovio  ed 
altri,  del  cambiamento  del  titolo  si 
è,  che  il  Cardinal  Alberto  di  Mo- 
ra, fatto  cancelliere  della  S.  R.  Chie- 
sa da  Alessandro  III,  elevato  poi  al 
Pontitlcato  a' 20  ottobre  1187  col 
nome  di  Gregorio  Vili ,  non  fece 
altro  cancelliere  Cardinale ,  ma  ne 
conferì  l'uffizio  a  Mosè,  canonico  la- 
teranense,  che  sotto  di  liu  era  sla- 


CAN 

to  vice-cancelliere,  il  quale  principiò 
a  sottoscriversi  vìccrn  agens  cancel- 
lani\  come  in  simili  casi  avea  pra- 
ticato chi  non  era  rivestito  della  di- 
gnità Cardinalizia.  Quindi  coii  que- 
sto titolo  si  chiamarono  in  appres- 
so, fino  ad  Onorio  III ,  due  Cardi- 
nali, e  gli  altri  prelati  non  Cardi- 
nali, che  a  tale  illustre  carica  furo- 
no destinati.  Sotto  Onorio  III  il 
mentovato  Rainiero  fu  il  primo,  che 
si  sottoscrisse  vice-cancelliere,  e  così 
seguitarono  a  nominarsi  gli  altri  non 
Cardinali,  che  esercitarono  la  carica 
fino  a  Bonifacio  Vili,  il  quale  resti- 
tuì al  sacro  Collegio  de'  Cardinali 
l'uffizio,  facendo  Cardinale,  nel  1298, 
Riccardo  Pe troni  sanese,  già  da  lui 
dichiarato  vice-cancelliere  ,  che  a- 
vea  compilato  il  VI  libro  delle  De- 
cretali. Perciò  proseguendo  questo 
Porporato  nella  carica,  ed  a  sotto- 
scriversi vi  ce- cancelliere,  senza  pren- 
dere l'antico  titolo  di  cancelliere ,  i 
Cardinali,  che  gli  succedettero,  fece- 
ro altrettanto,  cessando  così  insensi- 
bilmente il  titolo  di  Cancelliere.  P^. 
Malinkrot  de  Archicancel.  S,  R.  J. 
pag.   334. 

Aggiunge  il  predetto  Bovio  pag. 
208,  segueildo  il  parere  di  Saussai, 
Tract.  de  mist.  Gali,  script,  cap. 
VI,  un'altra  ragione  del  cambiamen- 
to del  titolo  dignitoso  di  cancelliere 
in  quello  piti  umile  di  vice-cancel- 
liere, raccontando,  che  spesse  volte 
i  romani  opposero  al  cancelliere  di 
S.  R.  Chiesa,  quello  che  in  Roma 
era  costituito  dall'imperatore  per  di- 
fendere i  cittadini,  come  fra  le  altre 
volte  avvenne  nel  Pontificato  di  Gre- 
gorio IX,  ed  a' tempi  di  Federico 
li.  Vedendo  adunque  i  Papi,  che  il 
cancelliere  era  divenuto  oggetto  d'in- 
vidia, ed  esposto  agl'insulti  delle  fa- 
zioni, stimarono  prudente  diminuir- 
gli lo  splendore  del  titolo,  facendo 


CAN 

che  si  sottoscrivesse  con  quello  di 
vice-cancelliere  di  S.  R.  Chiesa,  qua- 
si che  esercitasse  la  carica  per  altri, 
e  non  per  proprio  uffizio.  Cosi  in 
certa  maniera  cedeva  la  precedenza 
nella  denominazione  al  cancelliere 
laico  di  Roma.  Lo  storico  Villani  , 
p.  54,  narra,  che  il  cancellierato  di 
Roma  sotto  JNicolò  III  (che  fu  crea- 
to nel  1277)  era  ereditario  della 
casa  de'  Brancaleoni.  In  quanto  poi 
al  parere  di  Lunadoro  suaccennato, 
sul  tempo  che  il  cancelliere  cessò 
d'essere  bihliotecario,  sarà  bene  ret- 
tificarne l'epoca  ,  con  quanto  scrive 
il  Bernini  a  p.  281  del  suo  tribu- 
nale della  Rota  :  «  quando  l'ufficio  di 
vice-cancelliere,  e  di  bibliotecario  la- 
teranense  era  lo  stesso,  il  che  durò 
sino  a  Clemente  V  del  i3o5  (anno 
in  cui  stabilì  la  residenza  Pontificia 
in  Avignone)  formata  quivi  una  nuo- 
va libreria,  «  Vice-Cancellarii  mu- 
«  nusa  bibliothecarii  officio  distin- 
si gui  coepit ,  et  factus  est  novus 
«  bibliothecarius,  qui  vice-cancellarii 
'>  munus  non  gessit,  "  e  molti  udito- 
ri di  rota  furono  dai  Pontefici  di- 
chiarati vice-cancellieri,  e  biblioteca- 
ri i  lateranensi. 

Passiamo  a  dire  alcuna  cosa  in 
generale  sull'autorità,  e  sulle  prero- 
gative del  Cardinal  vice-cancelliere 
della  Romana  corte,  che  tiene  in 
custodia  il  sigillo  Pontificio.  Il  Car- 
dinal Cancelliere  pertanto,  oltre  quan- 
to abbiamo  detto,  presiede  alla  Can- 
celleria apostolica  con  doppio  titolo, 
cioè  come  Vice-  Cancelliere  di  s. 
Chiesa ,  e  come  Somniista ,  prove- 
niente da  due  diverse  bolle,  che  si 
spediscono  in  favore  di  lui ,  dopo 
che  è  nominato  dal  Papa  in  con- 
cistoro. 

Come  vice-cancelliere  ha  l' uffi- 
cio di  vegliare  sui  piìi  gelosi  affari, 
e  principalmente  su    quelli,   che    si 

VOL.     VII, 


CAN 


61 


compongono  ne'  concistori.  A  tal  ef- 
fetto nel  giorno  precedente  al  con- 
cistoro, dall'  uditore  del  Papa,  o  dal 
sostituto  del  concistoro  riceve  i  fogli 
concistoriali ,  ossia  ristretti  delle  pre- 
conizzazioni,  giacche,  come  notaro  del 
sagro  concistoro,  nota,  e  registra  tutti 
gh  atti  concistoriali  in  cancelleria. 
Quindi  egh  solo  ha  1'  ufficio  di  esten- 
dere i  decreti,  simili  a  quelli,  che  il 
Pontefice  pubblica  in  concistoro,  dei 
quali  decreti  si  parlò  superiormente, 
come  ancora  fu  fatto  cenno  della  fe- 
de autentica,  che  rilascia  de'  mede- 
simi decreti ,  fede  che  è  la  base,  su 
cui  la  segreteria  de'  brevi  forma  la 
cedola  concistoriale,  che  viene  sotto- 
scritta dal  Papa,  dopo  il  qual  atto  si 
spediscono  le  bolle.  Tutte  le  lettere 
di  provvisioni  apostoliche,  che  ven- 
gono spedite  col  sigillo  di  piombo, 
sono  segnate  da  lui,  o  a  nome  suo 
da  quelli  che  sopraintendono  ai  mi- 
nisterii  di  lui.  Le  stesse  provvisioni 
delle  cattedrali,  e  abbazie  concisto- 
riali, cui  concorre  il  moto  proprio  del 
Pontefice,  oltre  la  schedola  sottoscritta 
dal  Papa  stesso,  debbono  esser  con- 
validate dai  decreti  stesi  dagli  utH- 
ziali  della  cancelleria.  Della  manie- 
ra, colla  quale  si  spediscono  le  prov- 
visioni, che  sono  dispensate  fuori  del 
concistoro,  veggasi  l' Araidenio,  de 
Siylo  Datariae  lib.  I,  cap.  II,  et  e. 
18,  num.  6,  ed  il  Cardinal  de  Lu- 
ca, nel  suo  libro  intitolato  il  Car- 
dinale pratico.  Inoltre  il  Cardinal 
vice-cancelliere  riceve  i  giuramenti 
di  fedeltà  dei  nuovi  dignitari!,  ve- 
scovi, abbati,  o  priori  nominati  in 
concistoro,  uditori  di  rota,  abbre via- 
tori di  parco  maggiore,  reggente  di 
cancelleria,  avvocati  concistoriah ,  e 
da  molti  altri,  che  sono  espressi  nel 
libro  contenente  le  formole  dei  giu- 
ramenti. Tanto  nella  compilazione 
dei  decreti  concistoriali,  quanto  nel 
n 


i62  CAN 

ricevei-e  i  giuramenti,  è  assistito  dal 
suiumentovato  iiffiziale  eli  cancelle- 
ria, che  dal  Ciampini  viene  chiama- 
to: Emi.  Cardinalis  vice-cancellarius 
rerimi  concìstorìaliuni  a  secredsj 
il  qual  uiìlcio  il  Ciampini  stesso  eser- 
citò quarantadue  anni,  unitiunente 
all'altro  di  pro-sonimista ^  ma  però 
con  doppia  patente.  In  oggi  tal  ca« 
rica  è  perpetuamente  riunita  a  quel- 
la di  sostituto  della  soinmisteria  a- 
postolica. 

Egualmente,  nella  qualifica  di  vi- 
ce-cancelliere ,  presiede  il  Cardinale 
alla  suaccennata  spedizione  delle  bol- 
le, che  si  spediscono  per  cancelleria 
sub  plumbo ,  le  quali  sono  in  sua 
vece  sottoscritte  dai  prelati  abbre- 
viatori  di  parco  maggiore ,  e  rive- 
dute dai  loro  sostituti  :  ha  facoltà 
di  punire  gli  uffiziali  colpevoli  di 
cancelleria  essendo  tutti  a  lui  sog- 
getti per  autorità  concessagli  da  di- 
verse costituzioni  pontificie,  partico- 
larmente dalla  84  di  s.  Pio  V,  e 
1  iportate  dal  Cohellio  e.  1 7,  per  la 
qual  cosa  ritiene  diritto  cumulativo 
.col  Cardinal  prò- datario ,  di  proce- 
dere tanto  contro  gli  uffiziali ,  che 
contro  gli  spedizioneri ,  che  si  ren- 
dessero rei  in  materia  di  spedizione 
di  bolle  apostoliche,  e  contro  qua- 
lunque, che  in  affare  di  giustizia  e 
di  grazia,  si  renda  colpevole  in  quella 
riguardante  la  ^  sua  giurisdizione,  e 
la  camera  Apostolica,  ed  in  altro, 
che  tratta  il  Bovio  a  pag.  19,  e  il 
Ciampini  De  vice-cancellarii  digni- 
tate  et  prerogativa^  munere  et  au- 
etorilate^  etc. 

Finalmente  questo  Cardinale,  co- 
me vice-cancelliere,  presiede  e  sotto- 
scrive alle  bolle,  che  vanno  per  via 
segreta,  ed  in  tale  spedizione  è  as- 
sistito dal  pro-sonimista^  e  dal  so- 
stituto del  sonimistatOy  benché  que- 
sti due  ufilziali  appartengano    a  lui 


CAN 

come  sommista,    e  non    come  vice- 
cancelliere. 

Come  sommista  il  medesimo  Por- 
porato presiede  alla  spedizione  del- 
le bolle,  che  vanno  per  camera.  As- 
sai antica  è  la  spedizione  delle  bol- 
le pei-  camera:  in  tali  bolle  si  ap- 
ponevano alcune  clausole ,  che  non 
erano  conformi  alle  regole  di  can- 
celleria,  e  perciò  eiavi  bisogno  di 
uno  special  mandato  del  Pontefice, 
ed  il  Cardinal  sommista  doveva 
egli  stesso  redigere  summam^  ossia 
il  ristretto  della  bolla,  la  quale  do- 
vea  spedirsi  per  cameram. 

W  Cardinal  sommista  è'  assistito 
in  tale  spedizione,  come  nelle  bolle  di 
via  segreta j  cui  presiede,  secondo  che 
si  disse  al  §  I  parlandosi  del  sostitu- 
to del  som  mi  stato,  non  solo  dal  pre- 
Iato  pro-sommista,  ma  eziandio  dal 
medesimo  sostituto  del  sommistato. 
Però  oggidì  le  sole  coadiutorie  si 
spediscono  per  camera  in  ragione 
appunto  delle  clausole  di  sopravvi- 
venza, che  non  sarebbono  ammesse 
dalla  cancelleria.  Ecco  quanto  dice  il 
Lunadoro,  Della  corte  diRoma^  sul- 
l'officio del  sommista.  »  11  sommista 
»  deve  riconoscere  sommariamente  le 
J5  lettere  apostoliche,  che  escono  dal- 
»  la  camera  ;  ed  il  presidente,  o  pro- 
•5  sommista  fa  le  veci  di  lui.  Vi 
)i  hanno  quattro  revisori,  i  quali 
ti  inviano  le  bolle,  che  rivedono,  al- 
yy  r  uffizio  del  piombo ,  e  le  quali 
»  vengono  registrate  poscia  da  uno 
«  dei  notari  ;  giacche  Pio  IV,  colla 
w  costituzione  Ingens  immani,  or- 
yy  dinò,  che  tutte  le  lettere  aposto- 
»  liche,  le  quali  riguardano  la  ca- 
»  mera,  spedite  o  con  sigillo  di  piom- 
»  bo,  o  con  forma  di  breve,  debba- 
«  no  essere  registrate  nella  camera 
»  stessa  entro  tre  mesi,  sotto  pena 
«  di  nullità  ".  Si  dee  aggiungere, 
che  le  lettere  beneficiali,  secondo  le 


CAN 

costiliizioni  In  eminenti  di  Alessan- 
dro VI,  e  Ponlifice  dignum  di  s. 
Pio  V,  si  possono  conseguire  anche 
dalla  camera  apostolica ,  la  quale, 
come  dicemmo,  spedisce  pure  le  coad- 
iutorie,  ec.  Ma  allorché  vengono 
tali  lettere  spedite  dalla  camera,  de- 
vono essere  sottoscritte,  e  rivedute 
dal  pro-sommista ,  e  oltre  le  tasse 
di  cancelleria  pagano  ancora  una  tas- 
sa ai  segretarii  di  camera. 

Da  altri  poi  vediamo  qualificato 
il  sommista  l'ufficiale  della  Cancel- 
leria romana,  come  quegli  che  ha 
r  incarico  di  far  le  minute,  e  di  far 
apporre  ad  esse  il  sigillo,  che  inol- 
tre ammette  nelle  bolle  delle  clau- 
sole ^  cui  non  è  permesso  agli  ab- 
brevi atori  di  ricevere,  a  seconda  del- 
le regole  di  cancelleria.  Nei  ruoli 
del  palazzo  apostolico,  nel  Pontifi- 
cato di  Sisto  V,  il  Cardinal  Mon- 
tai to,  suo  nipote,  è  registrato  colle 
qualifiche  di  sommista^  e  vice-can- 
cellierej  le  quali  si  leggono  anche 
ne'  Diarii  di  Roma^  eh'  ebbero  ori- 
gine nel  171 6,  mentre  erane  in  pos- 
sesso il  Cardinal  Ottoboni. 

Anticamente,  quando  i  Papi  a- 
bitavano  il  patriarchio  lateranense, 
nella  mattina  di  Natale,  dopo  la  ter- 
za messa,  e  prima  del  solenne  con- 
vito, il  vice-cancelliere,  con  tutta 
la  Cancelleria  si  recava  dal  Pontefi- 
ce, il  quale  dava  loro  il  pane  ed  il 
vino,  come  si  ha  dall'Ordine  XIII 
romano  p.   234. 

Martino  V  creò  molti  degli  ufficii 
di  Cancelleria,  e  Sisto  V  aumentò 
quelli  vacabili  (  Vedi  ).  Di  questi 
della  Cancelleria,  i  Pontefici  asse- 
gnarono una  porzione  per  appan- 
naggio del  Cardinal  vice-cancelliere, 
il  quale  nella  vacabilità  rassegnava 
di  piena  potestà,  ed  appropriava  a 
se  medesimo  il  loro  prezzo,  come 
si  legge  nel   moto  proprio  d'Inno- 


CAN  i63 

cenzo  XI  a'  i4  dicembre  1679,  ^^^ 
quale  smembrò,  ed  abolì  la  mento- 
vata concessione  ai  Cardinali  vice- 
cancellieri di  detti  ufficii  vacabili,  i 
quali  erano:  il  reggente  della  Can- 
celleria, quindici  abbreviatori  di  par- 
co maggiore,  e  sei  del  minore,  ven- 
ticinque sollecitatori  detti  giannizze- 
ri, dodici  notar!  della  rota,  Ire  cu- 
bicularii,  sette  scudieri,  ventisei  ca- 
valieri di  s.  Pietro,  tredici  di  s.  Pao- 
lo, due  del  giglio,  venti  pii,  custo- 
de, e  portiere  della  Cancelleria,  un 
notaro  delle  contraddette,  ed  un  no- 
tare delle  confidenze.  Anche  Inno- 
cenzo XII,  a  beneficio  della  Came- 
ra Apostolica,  diminuì  le  rendite  del 
vice-cancelliere. 

La  residenza  del  Cardinal  vice- 
cancelliere, e  degli  ufficii  del  suo  tri- 
bunale è  nel  palazzo  chiamato  della 
Cancellerìa,  presso  Campo  di  Fiore, 
uno  de' più  ampli  e  belli  di  Roma, 
come  si  dirà  al  §  IV,  fabbricato  dal 
Cardinal  Raffaele  Riario,  nipote  di  Si- 
sto IV,  che  fu  spogliato  da  Leone  X, 
come  consapevole  della  congiura  tra- 
mata contro  di  lui  dal  Cardinal  Pe- 
trucci,  e  dato  per  abitazione  al  Car- 
dinal camerlengo,  che  lo  godette  si- 
no a  Clemente  VII,  il  quale  con  sua 
bolla,  confermata  poi  da  Sisto  V, 
lo  assegnò  in  perpetuo  ai  Cardinali 
vice-cancellieri  della  S.  R.  C.  Inoltre 
lo  stesso  Clemente  VII,  avendo  nel 
1 532,  conferita  la  carica  al  suo  nipote 
Cardinal  Ippohto  de  Medici,  emanò 
nello  stesso  anno  a' 5  luglio  ,  la  bolla 
Etsi  ad  singula  Romance  Ecclesice 
officia^  e  non  solo  con  essa  rese  per 
lui,  e  successori  perpetua  la  carica 
di  vice-cancelliere  ,  concesse  diverse 
prerogative  e  privilegi  ;  ma  unì  alla 
dignità  stessa  la  basihca  contigua, 
col  titolo  Cardinalizio  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  che  il  mentovato  Ria- 
rio   avea    pure    riedificata,    come  si 


i64  CAN 

può  vedere  all'articolo   Chiesa  di  s. 
Lorenzo  in  Damaso.  Ed  è  perciò,  che 
la  carica  di  vice-cancelliere  va  sem- 
pre unita    con  questo    titolo  Cardi- 
nalizio. Che  se  il  Cardinale  vice-can- 
celliere  prò    tempore    fosse    vescovo 
siiburbicario,    la    ritiene    eziandio   a 
titolo  di  commenda,  e  se  poi  appar- 
tenesse all'ordine  de*  preti  o  de*  dia- 
coni, la  chiesa  diviene  titolo  presbi- 
terale, o  diaconale,  secondo  il    gra- 
do di  chi  la  possiede,  nominando  il 
vice-cancelliere  a  tutti  i  benefìcii  di 
essa,  che  non  sono   affetti.  E  però  da 
avvertirsi,  che  se  un  Cardinale  prete 
o  diacono    viene    elevato    a    questa 
carica ,    può   ritenere  in  commenda 
il  titolo  o  diaconia ,    ma    deve    su- 
bito assumere  quello  di  detta  chiesa, 
come  risulta  dai  registri  concistoria- 
li. Rinunziata  però  la  carica,    cessa 
il  titolo  o  diaconia   della    chiesa ,  e 
se  ne  otta  un'altra.  Il  Piazza ,    Ge- 
rarchia Cardinalizia ,  del  titolo   V 
di   s.    Lorenzo    in  Damaso^    pres- 
so   il   teatro    di    Pompeo,   detto  in 
Pr asino ,  dice  che  in  questa    chiesa 
vi  sono  alcuni  cappellani,  detti  val- 
trini   dal  fondatore,    i    quah    devo- 
no celebrare  la  messa  ne'  giorni  di 
Cancelleria,  dopo  il  fine  di  essa,  a 
comodo  degli  uffìziali  del  tribunale, 
che  volessero  ascoltarla.  V.  Gio.  Bat- 
tista Bovio,  La  pietà  trionfante  sul- 
le distrutte  grandezze  del  gentilcsi- 
jno,  nella  magnifica  fondazione  del- 
la insigne  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso   di  Roma ,  colla  serie  sto- 
rica   di    tutte  le   sue  chiese  figliali, 
degli  ufjlcii  della   Cancelleria  Apo- 
stolica, e  de  cancellieri  della  S.  R. 
Chiesa,    Roma    1729;  ed  Antonio 
Fonseca,  già  canonico   di  s.  Loren- 
zo in  Damaso,  vescovo    di  Jesi,  De 
basilica    s.    Laurentii    in  Damaso, 
Fani    1 745. 

Finalmente  fra  le  prerogative  dei 


CAN 

Cardinali  vice-cancellieri ,    evvi  pure 
quella,  che  godevano  soltanto  i  Car- 
dinali decano ,  camerlengo  ,  e  peni- 
tenziere,   ciot;,  che  nella  pompa  fu- 
nebre del  trasporto  de'  loro  cadave- 
ri, soleva  farsi  la  cavalcata  (  P^edi) 
coir  intervento  della  famiglia  Ponti- 
fìcia.   In    fatti    il  Ciampini  ,    »  De 
»>  solemni  funebri que  pompa ,   quae 
>»  in  cadavere  vice-cancellarii ,    dum 
«  ad  sepulturam  defertur ,  observa- 
»  tur  "  e.  VII,  rilevando  che  il  Car- 
dinal vice-cancelliere  nella  curia  ro- 
mana è    il  primo    dopo    il  Sommo 
Pontefice,  dice  essere  giusto  e  con- 
veniente, che  nelle  esequie  di  lui  si 
usi    maggior    solennità ,     riportando 
perciò  il  Diario  del  maestro  di    ce- 
rimonie Paolo  Alaleona,  il  quale  de- 
scrive  quelle    celebrate,    a'  4  marzo 
1089,  al  Cardinal  Alessandro    Far- 
nese vice-cancelliere,  arciprete  della 
basilica  vaticana.  Dice  pertanto  l'A- 
laleona ,   che  il  cadavere  di  lui  ve- 
stito pontificalmente   fu  esposto  nel- 
l'aula  della  Cancelleria,    ove  si  re- 
carono i  religiosi  a  cantare  l' ufficio 
de'  morti,  assistendovi  trentotto  Car- 
dinali in  cappa  paonazza,  e  che  do- 
po r  uffizio  i  canonici  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso    consegnarono    il    corpo 
del    defunto    a    quelU    di    s.   Pietro 
per  essere  loro    arciprete,    venendo 
trasportato,  sopra    letto    coperto    di 
panno  aurato ,  alla  chiesa  del  Gesù 
dal  defunto  fabbricata.  Precedevano 
le   confraternite,  gli  Ordini  religiosi, 
indi  diversi  sacerdoti ,    ed  i  capitoli 
di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  e  vatica- 
no ,  e  poi  il  letto  col  cadavere.    Se- 
guivano la  cavalcata    composta    del 
maggiordomo  Pontificio,  coi  vescovi 
assistenti  al  soglio,  gli  uditori  di  ro- 
ta coi  loro  mantelloni,  gli  abbrevia- 
toli di  parco  maggiore,  ed  i  fami- 
gliari del  Papa  con  vesti  rosse,  men- 
tre quelli  del  defunto  vestiti  a  lut- 


CAN 
to  circondavano  il  feretro.  Innanzi 
gli  uditori  di  rota  cavalcarono  due 
protonatari  partecipanti  ;  inoltre  è 
da  avvertirsi  che  gli  uditori  di  ro- 
ta, e  gli  abbreviatori  vi  si  recaro- 
l  no,  come  addetti  al  vice-cancelliere , 
poiché  alle  cavalcate  degli  altri  Car- 
dinah  non  intervenivano. 

§  III.  Serie  dei  Cancellieri  e  vice- 
Cancellieri  dì  Santa  Romana 
Chiesa. 

Nel  tessere  il  catalogo  dei  Can- 
cellieri, e  vice-Cancellieri  della  Chie- 
sa Romana,  seguendo  principalmen- 
te quelli  compilati  da  Bovio,  e  Ciam- 
pi ni,  vi  aggiungiamo  alcuni,  che  po- 
temmo rinvenire  presso  altri  auto- 
ri. Il  primo  però  a  tesserlo  fu  Gia- 
como Cohellio,  il  quale  nella  Noli- 
tia  CardinalatuSj  stampata  in  Ro- 
ma nel  i6i3,  dopo  aver  trattato 
nel  e.  XVII,  p.  193:  De  vice-can- 
cellariis,  nel  e.  XXXVIII,  p.  ^45, 
ragiona,  de  varia  vice-cancellarii 
nomenclatura^  quive  liane  dignità- 
tem  adtribuerint .  \J  ultimo  poi  a 
parlarne  fu  monsignor  Fonseca,  il 
quale  nella  citata  sua  opera  de  ba- 
silica s.  Z^ifre/i/zzetc,  pubblicata  nel 
1745  p.  166,  nel  e.  Vili,  tratta 
de  auctore  hujus  basilicaej  catalo- 
gus  titulariuni.  Non  si  può  compren- 
dere come  il  Fonseca  siasi  discosta- 
to nella  serie  de'  vice-Cancellieri  dal 
Ciampini ,  sebbene  dovesse  crederlo 
piti  di  qualunque  altro  informato 
su  questa  materia  da  lui  esaurita 
con  profondità  di  cognizioni.  Noi 
per  altro  ci  gioveremo  di  tutti,  in- 
serendo cronologicamente  quelli,  che 
furono  riconosciuti  per  Cancellieri,  o 
vice-Cancellieri  dai  citati  autori  e  da 
altri,  rettificando  gli  equivoci.  Oc- 
cuparono sì  importante  e  luminoso 
uffizio  personaggi  di  alto   hgnaggio, 


CAN  i65 

ed  alcuni  nipoti  de'  Pontefici,  e  mol- 
ti si  resero  illustri  per  santità  e 
dottrina.  Tredici  meritarono  di  a- 
scendere  la  veneranda  cattedra  di 
s.  Pietro ,  cioè  Giovanni  XIII,  Ste- 
fano IX  detto  X,  s.  Gregorio  VII, 
Gelasio  II,  Lucio  II,  Alessandro  III, 
Gregorio  Vili,  Onorio  III,  Innocen- 
zo IV,  Urbano  VI,  Innocenzo  VII, 
Alessandro  VI  e  Clemente  VII. 

Il  primo  Cancelliere,  come  dimo- 
stra nel  suo  catalogo  il  Bovio,  è  il 
dottore  s.  Cxirolamo,  il  quale,  secondo 
la  più  comune  opinione,  essendo  sta- 
to altresì  Cardinale,  congettura  egli 
che  questa  fosse  carica  CardinaHzia 
sino  dall'origine.  Sebbene  poi  s.  Gi- 
rolamo non  avesse  l'espresso  titolo  di 
Cancelliere  di  santa  Romana  Chiesa, 
ne  fungeva  l'uffizio,  e  le  ingerenze. 
Tutti  convengono  che  il  santo  fos- 
se stato  segretario  del  Papa  s.  Da- 
maso  I,  e  lo  comprova  il  Breviario 
Romano  a'  So  settembre  nelle  le- 
zioni, dicendosi  :  «  Hieronymus  Ro- 
»  mani  ad  Damasum  Pontifìcem 
w  profectus,ejus  ecclesiasticis  Htteris, 
«  ac  epistolis  scribendis  ad jutor  fuit ". 
Ciò  premesso,  ed  essendo  il  segre- 
tario sinonimo  di  bibliotecario  e  can- 
celliere, perchè  significavano  una  stes- 
sa cosa  nell'esercizio  dell'uffizio,  sem- 
bra dimostrato  che  s.  Girolamo  pos- 
sa dirsi  il  primo  cancelliere,  anche 
per  le  ragioni,  e  testimonianze,  che 
adduce  il  predetto  autore.  Che  poi 
fosse  una  stessa  carica  quella  del 
bibliotecario,  e  quella  del  Cancellie- 
re, si  prova  dal  testo  di  Adriano  I, 
dist.  63,  in  Glos.^  oltre  quanto  si 
disse  superiormente ,  ove  si  legge  : 
Anastasius  bibliothecarius  Romance 
Sedisy  e  spiega  la  Glossa:  Hoc  est 
cancellarius  Romance  Sedis. 

Ecco  pertanto  il  catalogo  de'  Can- 
cellieri e  vice- Cancellieri  della  Chie- 
sa Romana. 


i66  CAN 

Anno  370.  S.  GirolamOy  naio  nel- 
la città  di  Stridonia,  situata  tra  la 
Dalmazia  e  l'Ungheria  (  F.  Capor, 
ilella  patria  di  s.  Girolamo),  fu  in- 
vitato a  Roma  da  Damaso  I,  che 
lo  fece  suo  segi'etario  o  cancelliere, 
affinchè  rispondesse  ai  dubhii  fatti 
alla  Santa  Sede,  proponesse  la  ve- 
ra confessione  di  fede,  ed  insegnas- 
se ciò,  che  si  dovea  credere  dai 
convertiti  dall'eresia  per  essere  am- 
messi nella  comunione  cattolica.  In- 
di, verso  Fanno  870,  terzo  del  suo 
Pontificato,  come  riporta  anche  Ciac- 
conio,  fu  da  esso  creato  Cardinale  di 
S.  R.  C,  col  titolo  di  s.  Anastasia  ad 
Palatinas,  ed  avendo  poscia  il  Ponte- 
fice terminato  la  fabbrica  della  chie- 
sa di  s.  Lorenzo,  che  da  lui  fu  det- 
ta di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  volle 
che  il  primo  a  goderne  il  titolo 
fosse  s.  Girolamo  (F'edi),  il  quale 
rese  Tanima  a  Dio  in  Betlemme 
verso  l'anno  384-  H  corpo  di  lui 
col  Presepio  fu  trasferito  in  Roma, 
e  riposto  nella  basilica  di  s.  Maria 
Maggiore.  Come  però  s.  Girolamo 
ebbe  occupato  il  titolo  di  s.  Loren- 
zo in  Damaso,  così  ci  pare  di  do- 
ver qui  registrare  in  carattere  cor- 
sivo quelli ,  che  lo  portarono  sino 
all'unione  colla  dignità  di  vice-can- 
ceUieri,  dando  in  tale  maniera  la 
serie  de'  titolari  di  quella  basilica. 

444*  '^'  Prospero  d'Aquitania  è 
il  primo,  di  cui  il  Bovio  dica  tro- 
varsi memoria,  che  abbia  esercitato 
il  cancellierato.  In  tale  uffizio  servi 
Papa  s.  Leone  I. 

494»  Projecrizio^  o  Projetlizio , 
prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo  del 
titolo  di  s.  Damaso. 

499-  Lorenzo,  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso. 

Specioso,  prete  Cardinale  di  s.  Lo- 
rcnzo  del  titolo  di  s.  Damaso. 

570.  Pietro,  Cancelliere,  rammen- 


CAN 

tato  dal  Ciacconio  e  dal  Ciampmr, 
fiori  nel  Pontificato  di  Giovanni 
III.  Si  vede  sottoscritto  in  un  pri- 
vilegio conceduto  da  quest'  ultimo 
colla  data:  mense  majo  5'jo  per 
manus  Pelri  episcopi  Cancellarii 
sanctae  Sedis  Apostolicae. 

590.  Pietro,  diacono  Cardinale  ro- 
mano, promosso  alla  dignità  dal  suo 
amico  s.  Gregorio  I  Magno  ,  dopo 
la  morte  del  quale  si  oppose  all'in- 
cendio, che  si  voleva  fare  dei  libri 
di  lui,  e  fini  di  vivere  a'  1 2  marzo 
6o5. 

594.  Giovanni,  vescovo  di  Alba- 
no, che  nel  Pontificato  di  s.  Gre- 
gorio I ,  come  Cancelliere  e  biblio- 
tecario di  S.  R.  C,  sottoscrisse  un 
privilegio  per  Onorato  abbate  sub- 
lacense. 

600.  Leone,  arcipi'ete  del  titolo 
di  s.  Lorenzo,  il  quale  appellasi  di 
Damaso  Papa. 

680.  Stefano,  diacono  Cancelliere 
della  Chiesa  Romana,  di  cui  si  fa 
menzione  nel  VI  concilio  generale 
celebrato  in  Costantinopoli,  a' tempi 
di  Papa  s.  Agatone,  nel  680,  con- 
tro i  monoteliti. 

707.  Gregorio,  vescovo  d'Ostia, 
secondo  l'Ughellio,  fu  bibliotecario, 
o  Cancelliere  di  Giovanni  VII ,  e 
sottoscrisse,  dodici  giorni  avanti  le 
calende  di  agosto  707,  un  privile- 
gio pel  monistero   di  Subiaco. 

735.  Epifanio,  prete  Cardinale 
del  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 

745.  Leone,  prete  del  titolo  di 
s.  Damaso. 

761.  Marino,  umile  prete  della 
S.  R.  C.  del  titolo  di  s.  Lorenzo 
detto  in  Damaso. 

796.  Giovanni,  vescovo  di  Selva 
Candida,  promosso  da  Leone  III 
alla  carica,  del  quale  si  ha  memo- 
ria nel  privilegio  di  Carlo  Magno, 
accordato  alla  chiesa  di  s.  Salvato- 


CAxN 

re  nella  città  Leonina,  leggendosi 
nella  sottoscrizione  :  »»  Datum  Eres- 
M  burgi  per  manus  Joannis  biblio- 
M  thecarii,  et  Cancellarii  Ecclesiae 
*»  Romanae,  Vili  kal.  januarii  an- 
>»  no  Dom.  798,  Leonis  III  quarto  ". 
Egli  fu  legato  Pontificio  presso  Lo- 
dovico I  //  Pio. 

828.  Giovanni,  vescovo  d'Albano, 
sottoscrisse  un  privilegio  sotto  Gre- 
gorio IV. 

847.  Teodoro  _,  arcicancelliere 
della  santa  Romana  Chiesa,  che  me- 
ritò la  fiducia  di  Pasquale  I.  Ciac- 
conio,  seguito  dal  Bovio,  lo  riporta 
all'anno  817,6  quest'ultimo  aggiun- 
ge che ,  dopo  r  847 ,  in  cui  lo  re-» 
gistra  Ciampini ,  non  se  ne  par- 
lò più. 

Stefano  y  Cancelliere  della  S.  R. 
Chiesa,  summentovato. 

MegistOj  o  MegezziOy  prima  mo- 
naco, e  poi  abbate  del  monistero 
di  s.  Gregorio,  che  per  la  sua  dot- 
trina, e  pietà  fu  da  Leone  IV  crea- 
to Cardinal  vescovo  d'Ostia,  e  poi 
Cancelliere  di  S.  R.  C. 

858.  Anastasio,  bibliotecario,  suc- 
cesse a  Megisto  sotto  Nicolò  I,  e 
dalla  carica  di  Cancelliere  s'intitolò 
bibliotecario,  giusta  il  costume  dei 
primi  secoli,  e  lo  ebbe  anche  come 
cognome.  Esercitò  la  carica  ne' Pon- 
tificati eziandio  di  Adriano  II  e  Gio- 
vanni Vili,  colla  dignità  Cardinali- 
zia, che  il  Ciacconio  dice  conferita- 
gli da  Stefano  V  detto  VI  per  la 
sua  profonda  scienza. 

Leone,  vescovo  Cardinale  di  san 
Lorenzo  in  Damaso. 

871.  Pietro,  diacono  di  S.  R.  C. 
Cancelliere  del  sagi'o  palazzo,  secon- 
do Galletti. 

883.  Valentino  fiorì  sotto  Papa 
Marino  I,  o  Martino  II,  e  viene 
rammentato  anche  dalla  Gali.  Chri- 
stiana. 


CAN  167 

go3.  Cristoforo,  prete  Cardinale 
del  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Damaso, 
nel  go3  ,  invase  la  cattedra  Ponti- 
ficia. 

906,  o  910.  Teofilato,  che  sino 
al  920,  fu  CancelHere  di  Sergio  III, 
Anastasio  III,  Landò,  e  Giovanni  X. 

920.  Stefano,  primicerio  pro-can- 
celliere, dignità,  che  esercitò  fino  al 
95o,  cioè  ne'  Pontificati  di  Giovan- 
ni X,  Leone  VI,  Stefano  Vili,  Gio- 
vanni XI,  Leone  VII,  Stefano  Vili 
detto  IX,  Martino  III  ed  Agapito 
II,  come  apparisce  dalle  bolle.  Il 
Cohellio  osserva,  che  vi  fu  altro 
Stefano  primicerio,  il  quale  eserci- 
tò il  Cancellierato  per  dieci  anni,  da 
Martino  III  ad  Agapito  II,  che  mo- 
ri nell'agosto  gSG. 

960.  Sergio  j  vescovo  di  Narni  , 
Cancelliere  e  Cardinale,  che  nel  965, 
fu  elevato  al  Pontificato  col  nome 
di  Giovanni  XIII,  e  fu  il  primo  dei 
Cancellieri,  il  quale  fosse  creato  Pon- 
tefice. 

965.  Tidone,  vescovo  di  Porto  e 
Selva  Candida,  fu  nominato  alla  ca- 
rica da  Giovanni  XIII. 

992.  Pietro,  abbate  Cancelliere 
sotto  Giovanni  XV,  il  cui  nome  si 
rinviene  sottoscritto  a  diverse  bolle. 

993.  Giovanni  3  prete  Cardinale 
di  s.  Damaso. 

994.  Giovanni,  vescovo  di  Nepi, 
fatto  CancelHere  da  Giovanni  XV 
detto  XVI.  Fra  le  bolle,  che  sot- 
toscrisse, evvi  quella  della  prima  so- 
lenne canonizzazione  di  s.  Udalrico- 

ioo3.  Pietro,  vescovo  d'Ostia, 
fatto  Cancelliere  da  Giovanni  XVIII, 
sottoscrisse  una  bolla  per  la  basili- 
ca vaticana. 

Gregorio,  vescovo  d'Ostia,  fu  Can- 
celliere sotto  Giovanni  XVIII,  come 
apparisce  da  un  diploma  per  la 
chiesa  de' ss.  Cosma  e  Damiano. 

IO  12.  Pietro,    Cardinale  diacono 


i68  CAN 

Cancelliere,  poi  vescovo  di  Palestri- 
iia,  che  deve  essere  il  medesimo  re- 
gistrato dal  Ciampini  all'anno  1022. 

ioi3.  Pietro^  Cardinale  del  tito- 
lo di  s.  Damaso. 

IO  19.  Pellegrino y  arcivescovo  di 
Colonia.  Siccome  non  risiedeva  in 
Roma,  Benedetto  vescovo  di  Porto 
sottoscrisse  le  bolle  in  sua  vece, 
come  rilevasi  da  un  diploma  di 
Giovanni  XIX  a  Pietro,  vescovo  di 
Selva  Candida. 

1022.  Pietro i  Cardinale  diacono, 
rappresentato  da  Giovanni  vescovo 
di  Palestrina,  come  si  legge  da  un 
diploma  di  Giovanni  XIX  detto 
XX  :  Datum  per  manum  Joannis 
Cardinalis,  et  Cancellariiy  loco  Pe- 
tri  diaconi.  Dicemmo  già,  che  il 
Galletti,  nel  1027,  rinvenne  un  Pie- 
tro vescovo  di  s.  Ruffina ,  arcican- 
ceUiere. 

1034.  B.  Gregorio,  vescovo  d'O- 
stia, già  abbate  de'  ss.  Cosma  e 
Damiano,  ad  Micam  Auream,  crea- 
to Cardinale  da  Benedetto  IX,  ad 
onta  della  sua  ripugnanza. 

io36.  Pietro,  Cardinale  diacono, 
bibliotecario,  e  Cancelliere  sino  al 
I  o5o  ;  però  il  Ciampini  lo  pone  al 
1045,  e  dice,  che  per  sei  anni  e- 
sercitò  una  tal  carica. 

1049.  ^^onCj  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso. 

I  o5o.  Ermanno  ,  Erimanno  ,  o 
Jeronimo ,  arcivescovo  di  Colonia  , 
ed  arcicancelliere  di  S.  R.  C.  s.  Leo- 
ne IX,  essendosi  recato  in  Colonia 
coU'imperatore  Enrico  III,  per  gra- 
titudine alle  onorificenze  fattegli  da 
Ermanno,  lo  creò  Cancelliere  di  S. 
R.  C,  col  titolo  di  s.  Giovanni  a 
Porla  Latina  per  lui,  e  successori 
nel  vescovato ,  oltre  altri  privilegi. 
Questa  concessione  non  si  ammette 
dai  critici,  e  lo  provano  i  Cancellieri, 
che  furono  nominati  dai  successori  di 


CAN 

s.  Leone  IX,  seppure  non  fosse  sta- 
to per  titolo  onorifico  ,  giacche  lo 
stesso  Papa  fece  il  seguente  Cancel- 
liere 

io5i.  Federico  Giiiniano  Goz- 
zolone  di  Lorena,  fatto  da  s.  Leo- 
ne IX  diacono  Cardinale  di  s.  Ma- 
ria in  Domnica,  sostenendo  le  veci 
di  Ermanno.  Il  Ciampini  dice,  che 
fu  bibliotecario  e  Cancelliere  di  S. 
R.  C.  per  l'arcivescovo  di  Colonia 
arcicancelliere  ,  ma  per  morte  di 
questo, o  per  sua  rinunzia, nel  io') 3, 
Vittore  II  dichiarò  Cancelliere  il 
medesimo  Federico,  che  si  sotto- 
scrisse vice-Cancelliere,  e,  nel  i  oSy, 
ad  onta  della  sua  ripugnanza ,  fu 
eletto  Papa,  col  nome  di  Stefano  X. 

Nell'assenza  di  Federico  da  Ro- 
ma, quando  si  recò  a  Costantinopoli 
per  legato,  esercitarono  l' uffizio  di 
cancelliere  Ildebrando,  Uberto,  ed 
Aribone,  e  continuarono  sotto  lo  stes- 
so Stefano  X,  e  per  due  anni  sotto 
Nicolò  II  fino  al    106 1. 

io6i.  Ildebrando  Aldobrandeschi 
di  Soana  ,  monaco  benedettino,  ar- 
cidiacono-Cardinale, economo  o  Ca- 
merlengo di  S.  R.  Chiesa,  nel  io6r, 
da  Nicolò  II  fu  fatto  Cancelliere  del- 
la medesima,  e,  nel  1073,  benché 
ritroso,  venne  esaltato  al  Pontifi- 
cato col  nome  di  Gregorio  VII,  che 
la  Chiesa  venera  per  santo.  Uber- 
to di  Borgogna,  monaco  benedettino, 
fatto  da  s.  Leone  IX  Cardinale  vesco- 
vo di  Selva  Candida,  come  si  ac- 
cennò, per  un  tempo  fece  le  veci  di 
Cancelliere.  A  ribone  poi  fu  proto- 
scrinario,  e  primicerio  di  s.  Chiesa, 
ed  esercitò  la  carica  di  prò -Cancel- 
liere ,  venendo  da  Stefano  X  pro- 
mosso a  Cardinal  arcidiacono. 

1061.  Bernardo  di  Pa^ia,  vesco- 
vo d'Anagni,  dopo  i  suddetti  tre  in- 
dividui, o  nel  tempo  delle  loro  le- 
gazioni ,    fu    fatto    Cancelliere     da 


CAN 

Nicolò  II,  ovvero  da  Alessandro  II. 

1062.  S.  Pietro  Damiani,  Cardi- 
nal vescovo  d'Ostia,  dottore  di  santa 
Chiesa,  secondo  Bovio,  od  altro  Pie- 
tro Damiani,  come  vuole  il  Ciampi- 
^    ni,  fu  Cancelliere. 

io63.  Pietro,  romano,  venne  da 
Alessandro  II  creato  Cardinale  bi- 
bliotecario, e  Cancelliere  di  S.  R.  C. 
Ei  sottoscrisse  varie  bolle  nel  Pon- 
tificato di  lui. 

IO 65.  Pietro  Clerici,  forse  di  Mi- 
lano, fatto  Cancelliere  da  Alessan- 
dro II. 

Mainardo  Campano  di  nobile  stir- 
pe. Cardinal  vescovo  di  Selva  Can- 
dida, sotto  Alessandro  II  esercitò  la 
carica  di  bibliotecario  e  Cancelliere. 

1073.  Leone,  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso,  come  voglio- 
no alcuni. 

1079.  '^l^^^to,  o  Idelberto,  ftitto 
da  Alessandro  II  Cardinale  prete , 
divenne  poi  Cancelliere. 

Pietro  Guglielmo,  fatto  Cardinale 
di  s.  Giorgio  da  s.  Gregorio  VII , 
fu  bibliotecario  e  Cancelliere,  indi 
seguì  l'antipapa  Clemente  III. 

1097.  Lanfranco  esercitò  la  ca- 
rica di  luogotenente  del  Cancelliere, 
o  neir  assenza  da  Roma  di  questo, 
o  nella  sospensione  del  precedente, 
sottoscrivendosi  Vicegerente  del  Can- 
celliere. 

1 099.  Deus  dedit,  prete  Cardinale 
di  s.  Lorenzo  col  titolo  di  s.  Damaso. 

1099.  Giovanni  Gaetani,  o  Cae- 
tani,  di  nobilissima  famiglia  di  Gae- 
ta, prima  monaco  benedettino,  fatto 
diacono  Cardinale  di  s.  Maria  in 
Cosmedin,  e  Cancelliere  da  Urbano 
II,  esercitò  la  carica,  secondo  il  JVo- 
vaes,  anche  sotto  Vittore  III  e  Pa- 
squale II,  e,  nel  11 18,  succedette  a 
questo  col  nome  di  Gelasio  II.  Da 
^    alcuni  è  venerato  per  santo. 

iii5.  SicconCy  o  Sigizzoncj  Car- 


CAN  169 

dinaie  diacono  di  Pasquale  II,  di  cui 
il  Ciacconio  riporta  la  sottoscrizio- 
ne d'  una  bolla  come  Cancelliere. 

II 19.  Ugone  d' Alatri j  Cardina- 
le de'  ss.  XII  Apostoli,  venne  da  Ca- 
listo II  nominato  Cancelliere. 

11 22.  Grisogono  Malconcino  da 
Pisa,  Cardinale  diacono  di  s.  Nicola 
in  Carcere  di  Pasquale  II,  fu  Can- 
celliere della  Sede  Apostolica ,  se- 
condo il  Ciampini;  dignità,  che  pe- 
rò il  Bovio  gli  fa  dare  da  Gela- 
sio II. 

1123.  Aimerico  Segni,  borgogno- 
ne, da  canonico  regolare,  fu  creato 
Cardinale  di  s.  Maria  Nuova,  e  Can- 
celliere di  s.  Chiesa  da  Calisto  II  ; 
posto,  che  egli  occupò  per  venti  anni. 
In  quel  tempo,  sotto  1'  antipapa  A- 
nacleto  II,  furono  suoi  Cancellieri 
Sasso  e  Matteo.  Aimerico  ebbe  stret- 
ta amicizia  con  s.  Bernardo,  dal  qua- 
le ricevette  molte  lettere  atfettuose, 
e  nell'epistola  3i3  gli  furono  de- 
scritte le  obbligazioni  del  Cancelliere. 

1 1 3o.  Angelo,  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso. 

1 1 37.  Gerardo  CacciancmicijCav- 
dinale  prete  di  s.  Croce  in  Geru- 
salemme, fu  da  Innocenzo  II  pro- 
mosso a  Cancelliere  e  bibliotecario 
di  s.  Chiesa ,  finché ,  a'  1 2  marzo 
1144}  divenne  Papa  col  nome  di 
Lucio  II. 

1 143.  Guido  Moricoso,  o  Mori- 
cono,  prete  Cardinale  de' ss.  Loren- 
zo e  Damaso. 

II 44-  iV^^'co/5,  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso,  onlmesso  dal 
Fonseca  nella  sua  serie. 

1 1 45.  Roberto  Bulleno  ,  inglese , 
fatto  Cardinale  da  Innocenzo  II,  e 
Cancelliere  da  Lucio  II. 

II 47-  Guido  M aricotti ,  pisano, 
Cardinale  diacono  de'  ss.  Cosma  e 
Damiano,  dopo  la  morte  di  Roberto, 
da  Eugenio  III,  fu  fatto  Cancelliere. 


17©  CAN 

Barone,  cappellano  e  scrittore  a- 
postolico,  <lopo  la  morte  di  Aimerico, 
supplì  all'impiego  di  Cancelliere  sotto 
Celestino  III  nell'esaltazione  di  Caccia- 
nemici,  e  dopo  la  morte  di  Maricotti. 

1 1 5o.  Giovanni  PaparOj  o  Pa- 
pero ni  j  Cardinale  prete  del  titolo 
di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 

II 52.  Rolando  Bandinelli,  sane- 
se,  canonico  regolare,  da  prete  Car- 
dinale di  s.  Marco,  ebbe  da  Euge- 
nio III,  nel  II 52,  la  carica  di  Can- 
celliere, che  esercitò  sino  al  ii58, 
finché  poco  dopo  fu  creato  Ponte- 
fice col  nome  di  Alessandro  III,  In- 
di per  circa  diciotto  anni  non  \i  fu 
alcun  Cancelliere  nella  curia  roma- 
na, venendo  esercitata  la  carica  dai 
notari,  il  che  avvenne,  perchè  ap- 
pena eletto  Papa  Alessandro  III  , 
essendo  insorto  lo  scisma  sostenuto 
da  quattro  antipapi,  fu  egli  costretto 
a  fuggire  da  Roma,  ed  andare  ra- 
mingo. 

I  notari  a  tal  uffizio  assegnati  si 
chiamarono  maestri.  Nel  1 1 59  co- 
minciò a  fungere  la  carica,  come 
pro-Cancelliere,  il  maestro  Erman- 
no suddiacono  della  Chiesa  Romana 
e  notaro  apostolico,  il  quale  conti- 
nuò sino  al  II 66,  in  cui  Alessan- 
dro III  lo  esaltò  alla  poi'pora. 


Dal     ii65    o     1166 


prose^ 


n    il 


prò  -  Cancelliere  nella  persona  del 
maestro  Gerardo  notaro,  della  no- 
bile famiglia  Allucingoli  di  Lucca , 
parente  di  Lucio  III,  che  continuò 
nella  supplenza  sino  al  1 168,  venen- 
do fatto  Cardinale. 

Il  maestro  Graziano  di  Pisa,  sud- 
diacono e  notaro  di  S.  R.  C.  fu 
prò  cancelliere  dal  11 68  fino  al 
1178,  epoca  in  cui  terminò  il  la- 
grimevole  scisma.  Alessandro  III  poi 
lo  annoverò  al  sacro  Collegio. 

1 163.  Pietro  de  Mi  so,  prete  Car- 
dinale di  s.  Lorenzo  i\i  Damaso. 


CAN 

1171   o  1173.  Lamberto  o   Uni'      | 
herto  Crivelli,  prete  Cardinale  di  s. 
Lorenzo  in  Damaso,    poi    Papa  Ur- 
bano HI. 

1 178.  Alessandro  III  ritornato  pa- 
cificamente in  Roma,  elesse  in  Can- 
celliere Alberto  Mora,  beneventano, 
già  monaco  cistcrciense,  e  Cardinale 
pretedi  s.  Lorenzo  in  Lucina,  il  qua- 
le, a'  20  febbraio  1 187,  divenne  Pa- 
pa col  nome  di  Gregorio  VIII ,  e 
con  lui  terminarono  i  Cardinali  ad 
intitolarsi  Cancellieri,  ed  incominciò 
ad  essere  permanente  il  titolo  di  vi- 
ce-Cancelliere, come  si  jlisse. 

II 85.  Uberto  Allucingoli ,  prete 
Cardinale  di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 

1186  e  1187.  Nell'assenza  da 
Roma  del  Cardinal  Mora ,  suppli- 
rono la  carica  di  Cancelliere  tre 
notari ,  uno  dopo  l' altro,  come  pro- 
cancellieri. Il  primo  fu  Dauferio, 
notaro  e  suddiacono,  che  l'esercitò 
nel  1 1 8 1 .  Gli  successe  maestro  Ugo- 
ne  Pierleoni  romano,  ovvero  Rica- 
soli  toscano,  che  supph  nel  postò 
dal  1182  a  tutto  l'anno  seguente. 
Indi  soltenlrò  Trasimondo^  e  seguì 
fino  al  I  1 86.  Divenuto  Pontefice 
il  Mora,  non  fece  Cancelliere  un 
Cardinale  secondo  il  costume,  ma 
un  certo  Mose^  canonico  regolare 
lateranense,  soggetto  ragguardevole, 
che  alcuni  dicono  aver  già  fatto  da 
pro-cancelliere,  o  vice-cancelliere.  E 
sebbene  rimanesse  effettivo  nella  ca- 
rica ,  continuò  a  sottoscriversi  vice- 
cancelliere, siccome  praticarono  i 
successori.  Egli  ebbe  tutti  gli  emo- 
lumenti, come  gli  antichi  Cancellieri, 
e  ne  esercitò  l'incarico  durando  nel 
suo  posto  per  insino  all'anno  1190. 

I  1 89.  Pietro,  Cardinale  prete  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso. 

1191.  Egidio  Pierleoni y  romano. 
Cardinale  diacono  di  s.  Nicola  in 
Carcere,  fu  fatto  vice-cancelliere  da 


CAN 

Celestino  III.  Poco  visse,  e  gli  suc- 
cesse Cencio  Savelli  romano,  da 
Celestino  III  creato  Cardinale,  e  poi 
camerlengo,  e  vice-cancelliere  della 
Sede  Apostolica,  o  prò- cancelliere, 
o  vicegerente  della  Cancelleria,  in- 
di Papa,  nel  1216,  col  nome  di 
Onorio  III. 

I  195.  Maestro  Rainaldo,  accolito 
e  cappellano  del  Papa,  fu  fatto  vice- 
gerente, o  vice- cancelli  ere,  e  vi  du- 
rò poco  tempo,  giacché  da  Innocen- 
zo III  fu  eletto  inoltre,  e  consacrato 
vescovo  d'Acerenza.  Dopo  di  lui  il 
Papa  nominò  pro-cancelliere  il  mae- 
stro Biagio  suddiacono,  e  notaro 
apostolico  ,  indi  vescovo  turritano. 
Quindi  fece  pro-cancelliere  il  mae- 
stro Giovanni  suddiacono,  e  cappel- 
lano, elevato  dipoi  alla  poi'pora. 

i2o5.  Giovanni  Conti j  anagnino. 
Cardinale  diacono  di  s.  Maria  in 
Cosmedin,  fu  dichiarato  cancelliere, 
da  Innocenzo  III  suo  cugino ,  onde 
con  lui  risorse  tal  titolo,  e  con  lui 
esercitò  1'  impiego  ,  sino  al  1 2 1 5, 
Rainaldo,  vice -cancelli  ere  ,  di  cui 
s'  ignorano  le  notizie. 

12 16.  Rainiero,  priore  di  s.  Fre- 
diano di  Lucca,  vice-cancelliere  di 
S,  R.  C,  «,  nel  1220,  eletto  patriarca 
antiocheno. 

Maestro  Tommaso  di  Capua,  vice- 
cancelliere, poi  Cardinale. 

1221.  Maestro  Guglielmo  di  Pie- 
monte esercitò  il  vice-cancellierato 
sino  al  1222,  in  cui  fu  fatto  vescovo 
di  Modena,  e  legato  da  Onorio  III. 

Maestro  Guidone  Pierleoni ,  o 
Guido  Besonzio  di  Orvieto,  cappel- 
lano, e  notaro  della  Sede  Aposto- 
lica dal  122  3  sino  al  1227,  ^^  P*'°' 
cancelliere,  o  vice-cancelliere,  eh' è 
kj  stessa  cosa.  Nel  i2o5,  Innocenzo 
III  lo  avea  creato  Cardinale.  Fu 
anche  vescovo  prenestino.  Novaes 
riporta  eziandio  un  Giovanni   suddia- 


C  A  N  171 

cono,  notaro  apostolico,  uditore  di 
rota.  Cardinale  d'  Innocenzo  III,  e 
vice-cancelliere. 

1227.  Si nibaldoFic scili,  genovese, 
da  Onorio  III  fu  fatto  vice-cancel- 
liere, e  da  Gregorio  IX  Cardinale 
prete  di  s.  Lorenzo  in  Lucina,  poi, 
nel  1243,  fu  creato  Papa  col  nome 
d' Innocenzo  IV. 

1228.  Maestro  Martino ,  o  Ma- 
rino Filomarino  Ebula^  sanese,  o 
napoletano,  venne  da  Innocenzo  IV, 
o  piuttosto  da  Gregorio  IX ,  nomi- 
nato vice-cancelliere,  poi  arcivescovo 
di  Capua.  Compose  tre  volumi  colle 
formule  per  compilare  lettere  apo- 
stoliche, brevij  bolle  e  diplomi  Pon- 
tifìcii. 

1235.  Maestro  Bartolomeo^  vice- 
cancelliere di  Gregorio  IX. 

1236.  Maestro  G u glielmo j  notavo 
del  Papa,  vice-cancelliere  sino  al 
1237. 

Fr.  Rainiero y  domenicano,  vice- 
cancelliere, poi  da  Innocenzo  IV 
fatto  vescovo  di  Magallona. 

Fr.  Giacomo  Boncampio,  bolo- 
gnese, domenicano,  fatto  vice-cancel-» 
here  da  Innocenzo  IV,  nel  1243, 
e  vescovo  della  propria  patria. 

1244-  Maestio  Martino  o  Ma- 
rinOy  francese,  fu  uno  de' primari i 
uffiziali  della  Cancelleria,  ed  Inno- 
cenzo IV  ne  premiò  i  meriti  col 
conferirgli  la  carica  del  vice-cancel- 
lierato. 

1252.  Maestro  Guglielmo  di  Ca- 
tadegOj  maestro  delle  scuole  di  Par- 
ma ,  vice-cancelliere  d' Innocenzo  IV, 
e  di  Alessandro  IV.  Novaes,  tomo 
III,  pag.  208,  dice  che  certo  Gu- 
glielmo lombardo,  vescovo  di  Mo- 
dena, e  legato  nel  settentrione,  al 
suo  ritorno  fu  fatto  vice-cancelliere, 
e  poi  da  Innocenzo  IV,  nel  1244» 
creato  Cardinale. 

12  58.  Maestro  Giordano  Pironto 


172  CAN 

de*  conti  di  Terracina ,  suddiacono 
apostolico,  notavo  di  s.  Chiesa,  e 
prelato  della  aincelleria,  da  Ales- 
sandro IV  fu  nominato  vice-cancel- 
liere. Tre  volte  rinunziò  alla  carica, 
ed  altrettante  gli  fu  conferita,  finché 
Urbano  IV  Io  promosse  alla  porpora 
nel    1161. 

Maesti'o  Rolando  ,  vice  -  cancel- 
liere. 

1260.  Maestro  Michele  tolosano, 
uno  de' primi  prelati  della  Cancel- 
leria ,  da  Alessandro  IV  fu  dichia- 
rato vice-cancelliere. 

1271.  Giovanni  Leccacorno,  pia- 
centino, fatto  vice-cancelliere  da  Gre- 
gorio X. 

1273.  Lanfranco,  arcidiacono  di 
Bergamo,  fatto  vice-cancelliere  da 
Gregorio  X,  continuò  ad  esercitare 
tal  carica  fino  a  Giovanni  XXI. 

1276.  Maestro  Pietro  Peregrossi, 
milanese,  vice-cancelliere  di  Giovan- 
ni XXI,  Nicolò  III,  Martino  IV  e 
Onorio  IV,  elevato  alla  porpora  da 
Nicolò  IV  nel   1288. 

1288.  Matteo  d' Acquasparla , 
prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso. 

1288  o  1291.  Giovanni  le  Moi- 
ne, o  Monachi,  o  Monaco,  detto 
ancora  de  Granches  francese ,  udi- 
tore di  rota,  vice-cancelliere,  ad  i- 
stanza  di  Carlo  II  re  di  Sicilia  da 
Celestino  V,  nel  settembre  del  I2g4, 
venne  creato  Cardinale. 

1294'  Nicolò  de  Nonancour, 
prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso. 

1294-  Giovanni  di  Gastroceli, 
napoletano,  monaco  benedettino,  ar- 
civescovo di  Benevento,  da  Celestino 
V  fu  dichiarato  Cardinale  e  Cancel- 
liere ,  come  vuole  Novaes,  tomo  IV, 
pag.   2  5. 

1294.  Riccardo  Petroni,  sanese, 
celebre    giureconsulto,    esaminatore 


CAN 

del  VI  libro  delle  Decretali,  pre- 
miato da  Bonifacio  Vili  colla  carica 
di  vice-cancelliere,  e  colla  dignità 
Cardinalizia.  Fu  il  primo,  che  rias- 
sunse colla  porpora  il  vice-cancel- 
lierato di  S.  R.  C,  carica  che  tornò 
a  possedersi  dal  sagro  Collegio,  sen- 
za che  però  fosse  ripreso  il  titolo  di 
cancelliere. 

Pietro  Valeriano  Duragnerra  di 
Piperno,  Cardinale,  e  vice-cancel- 
liere di  Bonifacio  Vili. 

i3o4.  Papiniano  della  Rovere, 
patrizio  di  Torino,  fu  fatto  da  Bo- 
nifacio Vili,  nel  1296,  vescovo  di 
Novara,  poi  di  Parma,  indi  vice- 
cancelliere.  Di  quest'ultima  carica 
prese  possesso  sotto  Benedetto  XI. 

i3o5.  Arnaldo  Novelli,  francese, 
abbate  cistcrciense,  da  Papa  Cle- 
mente V  (che  stabili  la  residenza 
Pontifìcia  in  Avignone  ) ,  fu  fatto 
vice-cancelliere  di  S.  R.  C,  e  Car- 
dinale di  s.  Prisca  nel  i3io.  Morì 
nel  i3i7.  La  Cancelleria  Apostoli- 
ca ,  com'  è  naturale  a  vedersi ,  si 
trasferì  a  que'  giorni  da  Roma  in 
Avignone. 

i3i4.  Pietro  Arnaud,  francese, 
abbate  benedettino,  cappellano,  e 
uditore  di  rota,  fu  creato  Cardi- 
nale, nel  i3o5,  da  Clemente  V,  e 
poi  da  lui  fu  fatto  vice-cancelliere. 
Morì  nel    i3i6. 

1 3 1 6.  Quacelino  de  Jean,  o  di 
Ossa,  francese,  era  nipote  di  Gio- 
vanni XXII,  che  lo  fece  Cardinale, 
e  vice-cancelliere. 

i3i7.  Pietro  Testori,  francese,  o 
le  Tessier  de  Cahors,  cappellano,  e 
uditore  di  rota.  Cardinale  e  vice- 
cancelliere di  Giovanni  XXII,  morì 
nel   i325. 

i33o.  Pietro  de  Prato  o  de  Pre- 
lati, francese,  arcivescovo  d'Aix,  fu 
dichiarato  da  Giovanni  XXII  Car- 
dinale vice-cancelliere  della  S.  R,  G. 


CAN 

1337.  Bertrando  ctEux  o  Deii- 
ciò  j  francese ,  fatto  da  Benedetto 
XII  Cardinale  di  s.  Marco,  e  vice- 
cancelliere, carica  che  esercitò  anche 
sotto  Clemente  VI. 

1342.  Ugo  Roggiero^  francese, 
da  Clemente  VI  fu  fatto  in  Avigno- 
ne prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso. 

1343.  Pietro  de  Prato ^  o  de^Pre- 
latij  nuovamente  vice-cancelliere.  Il 
Ciampini  lo  registra  pure  all'  an- 
no i356  nel  Pontificato  d'Innocen- 
zo VI. 

i362.  Pietro  di  Selve  o  Mootur^ 
o  MonturcOy  francese,  nipote  d'In- 
nocenzo VI,  vescovo  di  Pamplona, 
e  dal  detto  Pontefice,  nel  i356, 
innalzato  alla  porpora,  col  titolo  di 
s.  Anastasia,  e  a  vice-cancelliere  di 
S.  R.  C.  Avendo,  nel  iSyy,  Gre- 
gorio XI  riportata  la  curia  in  Ro- 
ma ,  Pietro  sotto  pretesto  d' infer- 
mità, rimase  in  Avignone,  per  lo 
che  il  Papa  voleva  spogliarlo  del- 
l' uffizio,  che  richiede  la  residenza 
ove  dimora  il  Pontefice;  ma,  ad 
istanza  del  re  di  Francia,  permise, 
che  rimanesse  in  quella  città.  Gre- 
gorio XI  però  fece  presiedere  la 
Cancelleria  Apostolica  da  Bartolo- 
meo Butilli  Prignani,  napoletano  , 
che  dalia  sede  di  Acerenza  aveva 
promosso  a  quella  di  Bari,  affinchè 
pel  vice-cancelliere  reggesse  il  tiibu- 
nale,  ond' ebbe  origine  la  carica  di 
Reggente  della  Cancelleria,  di  cui 
parleremo  nel  seguente  paragrafo. 
Morto  in  Roma  Gregorio  XI,  Bar- 
tolomeo, benché  non  fregiato  della 
porpora,  agU  8  aprile  iSyS,  fu 
eletto  Papa  col  nome  di  Urbano 
VI  ;  ma  ricusandosi  compiacere  i 
Cardinali  fiancesi,  che  bramavano 
litornare  in  Avignone,  questi  scisma- 
ticamente, a'  20  settembre,  crearono 
l'antipapa   Clemente  VII,    il    quale 


CAN  173 

recandosi  in  quella  città,  ebbe  da 
molte  nazioni  l'ubbidienza.  11  Car- 
dinal Monturco  ne  seguì  le  par- 
ti, e  poscia  mori  in  Avignone  nel 
i385. 

i368.  Pietro  di  Bankaco,  Bau- 
kacOj  o  KinacOy  prete  Cardinale  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso. 

1370.  Pietro  Corsini 3  prete  Car- 
dinale di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 

1378.  Rainolfo  da  Monturco,  o 
Gerza,  francese,  nipote  del  Cardinal 
Pietro,  da  Urbano  VI,  nel  1378, 
fu  cieato  Cardinale  di  s.  Pudenzia- 
na,  e  fatto  reggente  della  Cancel- 
leria in  luogo  dello  zio,  il  quale  per 
r  antica  amicizia,  che  avea  per  esso, 
senza  togliergh  1'  uffizio ,  lo  fece 
supplire  da  Rainolfo,  che  morì  nel 
i382. 

1378.  Tommaso  Frignoni,  mo- 
denese, prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso. 

1378.  Bartolomeo  di  Coturno, 
prete  Cardinale  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso. 

i383.  Francesco  Prignani  Ma- 
ricotti,  napoletano,  creato  dallo  zio 
diacono  Cardinale  di  s.  Eustachio, 
nel  1378,  in  morte  di  Rainolfo, 
reggente  della  Cancelleria.  Morto 
poi  il  vice-cancelliere  Monturco,  nel 
i385,  conferì  a  lui  la  carica,  che 
da  Bonifacio  IX  gli  venne  confer- 
mata appena  fu  eletto  nel  1389. 
Morì  in  Assisi,  ove  si  trovava  la 
curia,  nel   1394. 

i384.  angelo  Àcciajuoli,  fioren- 
tino, fatto  Cardinale  da  Uibano  VI, 
nel  i38r,col  titolo  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  quindi  vice-cancelliere. 
Fu  il  primo,  che  riunì  la  carica  con 
detta  chiesa,  che  poi  venne  annessa, 
come  si  disse,  all'uffizio.  Morì  e  fu 
sepolto  in  Pisa  nel    1^0^. 

i4o5.  Giordano  Orsini,  prete 
Cardinale  di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 


174  CAN 

Vuoisi,  che  fosse  il  primo  ad  in- 
tmdiirre  V  uso  sotto  Alessandro  Y 
dell'  ozione  de'  titoli,  poiché  passo  a 
questo  da  quello  di  s.  Martino ,  e 
poi,  nel  i43i,  ritenendo  in  com- 
menda s.  Lorenzo  in  Damaso,  diven- 
ne \escovo  suburbicario. 

1409.  Giovanni  di  B rogne r ,  o 
BruniacOj  savojardo ,  dall'  antipapa 
Clemente  VII  fu  fatto  anticardinale, 
e  dall'  antipapa  Benedetto  XIII  ven- 
ne eletto  vescovo  d' Ostia.  Esercitò 
sotto  ambedue  in  Avignone  il  vice- 
cancellierato, finché,  abbandonato  lo 
scisma,  e  recatosi  al  concilio  di  Pi- 
sa, nel  1409?  f"  da  Alessandro  V 
confermato  nelle  dignità,  e  dichia- 
rato vice-cancelliere  di  S.  R.  C,  ca- 
rica che  esercitò  sino  alla  morte,  la 
quale  lo  colse  in  Pioma  nel  14^6, 
essendo  decano  del  sagro  Collegio. 

i4i8.  Giamniarliiio  Murillo,  an- 
ticardinale di  s.  Lorenzo  in  Dama- 
so, fatto  dall'antipapa  Benedetto  XIII- 
pentito  poi  dello  scisma,  fu  ricono- 
sciuto per  vero,  nel  i4i^j  da  Mar- 
tino V.  S'ignora  se  ritenesse  il  ti- 
tolo. 

i4^6.  Giovanni  la  Ro^he-Taisle y 
o  Rupescissa^  francese,  vescovo  di 
più  chiese,  da  Martino  V,  nel  14^6, 
fu  creato  prete  Cardinale  di  s.  Lo- 
renzo iiri  Lucina,  ove  edificò  il  pa- 
lazzo pei  titolari.  Fu  vice-cancelli e- 
le  sino  alla  morte,  che  avvenne  nel 

437.   . 

1438.  Francesco  CondulnierOj  ve- 
neziano, nipote  di  Eugenio  IV,  che, 
nel  i43i,  lo  nominò  Cardinale  di 
s.  Marco ,  poi  Camerlengo  ,  e ,  nel 
1437,    vice  -  cancelliere.     Morì    nel 

.454. 

i44o-  Alessandro  Romowski,  dal- 
l'antipapa Felice  V  fu  fatto  anti- 
cardinale prete  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso. 

Lodovico  Scarampi  Mezzarola, 


CAN 

di  Padova,  celebre  guerriero,  e  il 
più  ricco  d'Italia,  fu  da  Eugenio 
IV,  nel  i44^>  creato  Cardinale  pre- 
te di  s.  Lorenzo  in  Damaso ,  ove 
poi  venne  sepolto  nel  i465.  Dallo 
stesso  Pontefice  fu  fatto  inoltre  ca- 
merlengo, ed  alcuno  vuole,  che  fos- 
se anche  vice-cancelliere.  Il  Novaes, 
t.  V,  p.  142,  dice  che  Eugenio  IV, 
nel  1 436,  fece  vice-cancelliere  Astor- 
gio  Agnesì  arcivescovo  di  Beneven- 
to, il  quale  fu,  nel  i448,  creato  Car- 
dinale da  Nicolò  V. 

i\5(j.  Giovanni  di  Mello ,  pre- 
te Cardinale  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso. 

1457.  Roderico  Lcnzoli  Borgia^ 
spagnuolo,  era  nipote  di  Calisto  III, 
che,  nel  i45>6,  lo  elevò  alla  porpo- 
ra, e  poi  a  vice-cancelliere,  uffizio 
che  esercitò  fino  al  149^3  i^^  cui  fu 
eletto  Papa  col  nome  di  Alessandro 
VI.  Fra  gli  spogli  de'  codici  vatica- 
ni, fatti  da  monsignor  Tioli,  si  de- 
scrive: »  Codex  elegantissimus  3i83 
»  auro  picturis  ac  stemmate  Car- 
«  dinalis  ornatus  in  fol.  membran., 
>i  ad  Rodericum  Borgiam  Cardina- 
«  lem  vice-cancellariiim,  Gondisalvi 
>i  de  Villa  Diego  Sac.  Pai.  Causarum 
»  Auditoris  ,  de  dignitate  Cardi- 
as nalatus  ,  et  de  officio  vice-can- 
»   cella rii,  cum  pracfatione  ". 

Abbiamo  dal  Cardella,  t.  IVj  p. 
210,  e  dal  Novaes  t.  VI,  p.  22, 
che  Sisto  IV,  nel  i477>  creò  Car- 
dinale diacono  di  s.  Giorgio  il  suo 
nipote  Raffaele  Sansoni,  detto  Riari 
dall'eredità  del  Cardinal  Pietro  suo 
zio  materno,  e  che  di  più  gli  con- 
ferì il  posto  di  vice-cancelliere,  e  poi, 
nel  1482,  lo  fece  camerlengo,  men- 
tre, passando  al  titolo  di  s.  Loren- 
zo in  Damaso,  riedificò  la  chiesa  , 
e  fabbricò  il  palazzo,  come  si  accen- 
nò, e  meglio  si  tratterà  al  §.  IV. 
Dalle  Effemeridi  romane  di  febbraio 


CAN 

1822,  p.  i58,  si  ha  dai  documenti 
ivi  prodotti ,  che  il  Cardinal  vice- 
cancelliere Francesco  Gonzaga  morì 
in  Bologna,  ov'  era  legato,  a'  1 1  ot- 
tobre i477>  ^  ^^^  0^^  succedette  il 
Riari  nel  vice-cancellierato. 

1492.  A  Scanio  Maria  Sforza  Fi' 
scontij  figlio  del  duca  di  Milano , 
creato  Cardinale  da  Sisto  IV ,  fu 
fatto  vice-cancelliere  da  Alessandro 
YI,  carica  che  ritenne  per  tredici 
anni  fino  alla  morte. 

Il  citato  Novaes,  tom.  VI,  p.  81, 
dice  che  Alessandro  VI,  nel  i492> 
creò  Cardinale  il  suo  nipote  Giovan- 
ni Borgia  il  Seniore  ^  e  che  poi  lo 
dichiarò  vice-cancelliere ,  forse  nel- 
l'assenza del  Cardinal  Sforza,  disgu- 
stato del  Papa,   e  mori    nel   i5o5. 

i5o5.  Galeotto  Franciotli  della 
Rovere ,  lucchese,  esaltato  alla  por- 
pora, nel  i5o5,  dallo  zio  Giulio  U, 
che  gli  conferì  il  posto  di  vice-can- 
celliere. Mori  nel  i5o8,  e  fu  com- 
pianto dal  Papa,  dalla  curia,  e  dal 
popolo  romano. 

i5o8.  Sisto  Gara  della  Rovere, 
fratello  uterino  del  precedente,  era 
nipote  di  Giulio  lì,  che,  nel  i5o8, 
lo  aggregò  al  senato  apostolico,  col- 
la carica  di  vice-cancelliere,  sebbene 
illetterato.  Cessò  di  vivere  nel  ìSiy. 

iSiy.  Giulio  de^  Medici,  fioren- 
tino, cugino  di  Leone  X,  venne  da 
quel  Pontefice,  nel  i5i 3,  fatto  Car- 
dinale diacono,  ed  in  appresso  prete 
di  s.  Lorenzo  in  Damaso  e  vice- 
cancelhere  di  S.  R.  C,  il  qual  ti- 
tolo, come  afferma  anche  l'Oldoino 
in  Ciacconio  tom.  UT,  col.  4?^?  f''*^" 
to  dipoi  Papa,  nel  i52  3,  col  nome 
di  Clemente  VII,  unì  perpetuamen- 
te ai  vicecancellieri. 

i52  3.  Pompeo  Colonna^  romano, 
nel  i5i7,  fu  da  Leone  X  dichia- 
rato Cardinale  prete  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  e  da  Clemente  VII  rim- 


CAN  175 

piazzato  nella  carica,  che  avea  oc- 
cupato di  vicecancelliere.  Morì  nel 
i532.  Essendosi  ribellato  al  Papa, 
questi  lo  depose  nel  1027,  e  no- 
minò pro-vicecancelliere  il  Cardina- 
le Armellini,  che  cessò  di  vivere 
nello  stesso  anno  pel  tremendo  sac- 
co di  Roma. 

i532.  Ippolito  de^  Medici,  di  Fi- 
renze, cugino  di  Clemente  VII,  che 
nel  1529,  lo  fece  Cardinale  di  s. 
Prassede,  e  per  morte  del  Colonna 
il  dichiarò  vice-cancelliere,  riunendo 
per  sempre  a  questa  dignità  la  chiesa 
di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  e  il  con- 
tiguo palazzo.  Morì  nel  i535,  e 
fu  sepolto  in  detta  basilica.  Il  Piaz- 
za nella  sua  Gerarchia,  p.  4^3,  di- 
ce aver  messo  tal  chiesa  del  vice- 
cancelliere fra  i  titoli  Cardinalizii, 
per  seguir  l'ordine  del  Panvinio,  ed 
aggiunge,  che  anticamente  il  suo  ti- 
tolare celebrava  il  giovedì  in  s.  Pietro. 

i535.  Alessandro  Farnese j  ro- 
mano, figlio  del  duca  di  Parma,  nel 
i534,  fu  dal  suo  avo  Paolo  III 
creato  Cardinale  diacono  di  s.  An- 
gelo, e  quindi  vice -cancelliere  di 
S.  R.  C,  insieme  al  titolo  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso,  che  decorò  di  pit- 
ture, rinnovandone  il  soffitto.  Quan- 
do morì,  nel  1589,  decano  del  sa- 
gro Collegio,  vi  si  riposero  i  pre- 
cordi i,  dacché  lasciò  il  suo  corpo  al- 
la chiesa  di   Gesù  da  lui  eretta. 

1589.  Alessandro  Datnasconi  Pe~ 
retti,  di  Montalto,  romano,  che  dal- 
lo zio  Sisto  V,  nel  i585,  fu  creato 
Cardinale  di  s.  Girolamo  degli  Schia- 
voni.  Venne  fatto  vice-cancelliere  e 
sommista  col  titolo  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso  ,  e  sebbene  edificasse  la 
chiesa  di  s.  Andrea  della  Valle, 
si  fece  seppellire  nella  sua  cappel- 
la alla  basilica  liberiana.  Morì  nel 
1623,  e  fu  compianto  da  tutta  Ro- 
ma, e  dagli  stessi  ebrei. 


176  CAN 

1623.  Lodovico  Ludovisi^  bolo- 
gnese, (la  Gregorio  XV  suo  7Ìo  pri- 
ma fu  fatto  arcivescovo  della  stia 
patria,  Cardinale  di  s.  Maria  in  Tras- 
ponlina,  e  camerlengo,  posto  che  ri- 
nunziò, nel  16?.  3,  pel  vice-cancellic- 
rato  ;  indi ,  ritirandosi  in  Bologna  , 
vi  morì  nel  i632  d'anni  37.  11  cor- 
po di  lui  fu  trasferito  in  Roma ,  e 
tumulato  nella  magnifica  chiesa,  che 
egli  eresse  a  s.  Ignazio. 

i639..  Francesco  Barberini  Senio- 
re, fiorentino,  nipote  di  Urbano  Vili, 
fu  da  lui  fregiato  della  porpora,  ricol- 
mato d'autorità,  e  fatto  biblioteca- 
rio di  s.  Chiesa,  nel  1627,  e  nel 
1 632  vice-cancelliere  della  medesima. 
Questi  ultimi  due  ufficii  si  riunirono 
in  lui,  come  lo  furono  negli  antichi 
tempi.  Munifico  verso  le  chiese,  lo  fu 
anche  a  prò  della  sua  titolare  di  s. 
Lorenzo  in  Damaso.  A' 12  dicembre 
1679,  terminò  i  suoi  giorni  decano 
del  Sagro  Collegio,  ed  arciprete  di  s. 
Pietro,  nella  cui  basilica  fu  sepolto. 

Cesare  Facchinetti  di  Bologna,  ni- 
pote d'Innocenzo  IX,  nel  i643,  fu 
da  Urbano  Vili  fatto  Cardinale  del 
titolo  de'  ss.  Quattro.  Innocenzo  XI, 
nel  1679,  per  morte  del  preceden- 
te vice-cancelliere,  lo  dichiarò  pro- 
cancelliere.  Morì  decano  del  sagro 
Collegio  nel  i683.  Per  la  qual  cosa 
il  Bovio  non  calcolò  bene  la  vacan- 
za di  tal  dignità,  che  asserì  aver 
durato  da  circa  quindici  anni,  dalla 
morte  del  Barberini ,  sino  alla  ele- 
zione del  seguente ,  poiché  ommise 
il  nostro  Facchinetti  come  pro-can- 
celliere. Anzi  leggiamo  nei  registri 
concistoriali,  che  dopo  la  morte  del 
Barberini,  essendo  rimasto  vacante 
il  Cancellierato ,  e  sommistato  per 
un  decennio,  dopo  il  Cardinal  Fac- 
chinetti, ne  esercitò  le  veci  il  Car- 
dinal camerlengo  del  sagro  Colle- 
gio prò  Lempore. 


CAN 
1689.  J^^ctro  Otloboni,  veneziano, 
nipote  di  Alessandro  Vili,  che  nel- 
1  età  di  ventidue  anni,  nel  1689,  lo 
fece  Cardinale  vice-cancelliere,  som- 
mista,  e  commendatario  della  basilica 
di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  chiesa  da 
lui  grandemente  beneficata.  Mori 
decano  del  sagro  Collegio  nel  if^o, 
colla  fama  di  splendido  mecenate 
dei  letterati ,  a'  quali  aprì  generoso 
asilo  nel  palazzo  della  Cancelleria 
da  lui  addobbato  con  regia  magni- 
ficenza. K.  Francesco  Cancellieri , 
nelle  Notizie  sulla  stabilita  venuta 
in  Roma  di  Federico  IV,  re  di 
Danimarca,  nel  1708,  per  aver  Cle- 
mente XI  incaricato  il  Cardinal  Ot- 
toboni  ad  assistere  quel  principe. 

1740.  Tommaso  Ruffo,  napole- 
tano, era  Cardinale  di  Clemente  XI, 
col  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Paneper- 
na.  Per  morte  avvenuta  in  concla- 
ve del  Cardinal  Ottoboni ,  mentre 
si  trattava  di  esaltarlo  al  triregno, 
dato  in  vece  a  Benedetto  XIV,  ai 
17  agosto  1740»  giusta  il  costume, 
da  questo  Pontefice  nel  primo  con- 
cistoro fu  dichiarato  vice-cancellie- 
re, e  segretario  del  s.  offizio,  come 
lo  era  il  predecessoie.  Il  Cardinal 
Ruffo  generosamente  rilasciò  alla  Ca- 
mera Apostolica  la  maggior  parte 
delle  rendite  annesse  al  vicecaiicel- 
licrato,  e  morì  d'anni  novanta,  de- 
cano del  sagro  Collegio ,  a'  1 6  feb- 
braio   1753. 

1753.  Girolamo  Colonna,  ro- 
mano, fatto  da  Benedetto  XIV,  nel 
1743,  diacono  Cardinale  di  s.  An- 
gelo in  Pescaria,  diaconia,  che  riten- 
ne in  commenda,  quando  fu  nomi- 
nato vicecancelliere,  prendendo  pos- 
sesso del  titolo  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso, e  della  cancelleria,  a'  1 3  mar- 
zo 1753.  l'assati  tre  anni  e  tre  me- 
si, nel  1756,  rinunziò  a  tal  carica, 
e    dallo    stesso    Benedetto    XIV   fu 


CAN 
creato  camerlengo  di  S.  R.  C.  Mo- 
rendo egli,  nel  lyGS,  a*  i8  genna- 
io, il  capitolo  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso  per  gratitudine  volle  celebrar- 
gli esequie  straordinarie. 

17 56.  Alberico  Archinto  ^  mila- 
nese, nel  1756,  fu  aggregato  al  se- 
nato apostolico  da  Benedetto  XIV, 
col  titolo  presbiterale  di  s.  Matteo 
in  Merulana,  e  poi  fu  fatto  succes- 
sore al  Colonna  nel  vice-cancelliera- 
to, e,  per  morte  del  Cardinal  Va- 
lenti, segretario  di  stato,  gli  fu  pu- 
re conferita  questa  carica,  nel  qual 
cospicuo  posto,  con  raro  esempio, 
venne  confermato  da  Clemente  XIII. 
Cessò  poco  dopo  di  vivere  a'  3 1  a- 
gosto  1758,  dopo  aver  goduto  per 
trenta  mesi  la  porpora,  e  due  pri- 
marie dignità,  come  quegli,  eh'  era 
capo  della  curia,  e  dello  stato  della 
Chiesa,  canche  che  vedremo  anche 
riunite  nel  Cardinal  della  Soma- 
glia. 

1758.  Carlo  RezzonìcOj  venezia- 
no, era  nipote  di  Clemente  XIII,  ed 
a' 2  ottobre  ^758,  venne  da  quel 
Pontefice  pubblicato  Cardinale  di  S. 
Chiesa,  e  quindi  creato  vice-cancel- 
liere e  sommi  sta,  col  titolo  di  san 
Lorenzo  in  Damaso,  di  cui,  e  del 
palazzo  prese  possesso  il  primo  di- 
cembre 1758.  Per  morte  del  Car- 
dinal Colonna  camerlengo,  a  sua  i- 
mitazione,  rinunziò  la  vice-cancelle- 
ria, nominandolo  lo  zio  camerlengo 
di  S.  R.  C. 

1763.  Enrico  Benedetto  Maria 
Clemente ,  duca  di  Yorck,  figlio  di 
Giacomo  III  re  d'Inghilterra,  nacque 
in  Roma  nel  1725,  e  da  Benedet- 
to XIV  fu  fatto  Cardinale  nel  i75r, 
e  da  Clemente  XIII  vice-cancelliere 
e  som  mista.  Prese  possesso  della  ca- 
rica, e  della  basilica  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso  a' 28  gennaio  1763.  Mo- 
ri arciprete    vaticano,  e  decano  del 

VOL.    VII. 


CAN  177 

sagro  Collegio,  in  Frascati  a'  1 3  lu- 
glio  1807. 

1807.  Francesco  Caraffa  di  Tra- 
jettOf  napoletano,  creato  da  Clemen- 
te XIV,  nel  1773,  Cardinale  prete. 
Come  primo  di  tal  ordine,  lo  di- 
venne di  s.  Lorenzo  in  Lucina;  in- 
di Pio  VII  lo  fece  vice-cancelliere, 
e  sommista  di  s.  Chiesa,  e  poi  pre- 
fetto della  congregazione  de'  vescovi 
e  regolari,  di  cui  era  stato  segreta- 
rio. Morì  a' 28  settembre  18 18,  fu 
esposto  nella  chiesa  di  s.  Maria  in 
Vallicella,  ed  ivi  temporaneamente 
venne  sepolto,  donde  poi  fu  trasfe^ 
rito  nella  sua  chiesa  commendata- 
ria di  s.  Lorenzo  in  Damaso. 

18 18.  Giulio  Maria  della  So- 
maglia j  piacentino,  fatto,  nel  179^, 
da  Pio  VI  Cardinale,  e  poscia  vi- 
cario di  Roma,  che  lasciò  quando 
fu  dichiarato  da  Pio  VII  vice-can- 
celliere e  sommista,  e  da  Leone  XII 
segretario  di  stato,  e  bibliotecario 
di  s.  Chiesa,  carica  che  anche  sotto 
di  lui  si  riunì  col  vice-cancelliera- 
to, e  che  lasciò  colla  morte  a'  2  a- 
prile  i83o,  essendo  decano  del  sa- 
gro Collegio.  Fu  esposto  e  tumula- 
to nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra 
Minerva,  antico  suo  titolo. 

i83o.  Tommaso  Arezzo,  sicilia- 
no creato  Cardinale,  nel  18 16,  da 
Pio  VII,  vescovo  suburbicario  di 
Sabina,  da  lui  promosso  alla  carica 
di  vice-cancelliere  defla  S.  R.  C,  e  di 
sommista.  Morì  a*  3  febbraio  i833; 
fu  esposto  e  sepolto  nella  sua  chie- 
sa commendataria  di  s,  Lorenzo  in 
Damaso,  essendo  ivi  intervenuto  al- 
le esequie  il  regnante  Pontefice,  in 
considerazione  del  posto,  che  cuopri- 
va  il  defunto. 

i833.  Carlo  Odescalchi,  romano, 

creato  Cardinale  a' io  marzo  1823, 

da    Pio   VII,    indi    per    morte    del 

precedente,  dimessa  la   chiesa  pres-» 

12 


bitcrale  eie'  ss.  XII  Apostoh ,  dal 
Papa  regnante  Gregorio  XVI,  nel 
concistoro  de'i5  aprile  i833,  venne 
preconizzato  vescovo  di  Sabina,  e 
fatto  vice-cancelliere  della  S.  R.  C, 
e  commenda lario  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso.  Indi,  essendo  morto  a' 9.9 
ottobre  1 834  >  il  Cardinal  Ziirla , 
vicario  di  Roma ,  lo  stesso  Pontefice 
accettando  la  rinunzia  del  vice-can- 
cellierato, gli  conferì  quella  carica; 
ma  finalmente  vinto  dalle  sue  cal- 
de e  replicate  istanze  di  deporre 
la  sacra  porpora,  e  la  dignità  di 
cui  era  fregiato,  Gregorio  XVI  am- 
mise, nel  concistoro  de' 3 o  novembre 
i838,  la  edificante,  e  generosa  ri- 
nunzia dell'  Odescalchi,  il  quale  con 
universale,  e  tenera  ammirazione 
vesti  l'abito  di  s.  Ignazio,  f^.  Por- 
pora  RimJNZIATA. 

1834.  Carlo-  Maria  Pedicìnij 
beneventano,  creato  da  Pio  VII, 
nel  1823,  Cardinale  di  S.  R.  C, 
quindi  vescovo  suburbicario  di  Por- 
to, s.  RufiTina  e  Civitavecchia,  sotto 
decano  del  sagro  Collegio,  prefetto 
della  S.  C.  de' riti,  carica  che  avea 
esercitala  il  Cardinal  Somaglia,  e 
dal  regnante  Pontefice,  dichiarato 
nel  concistoro  dei  19  dicembre  i834, 
vice-cancelliere,  sommista,  ed  abbate 
commendatario  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso. 

5  III.  Tribunale  ed  Uffìzii  della 
Cancelleria  Apostolica^  prima 
che  fosse  riformato. 

Gli  autori,  che  hanno  scritto  sul 
tribunale  della  cancelleria  della  Chie- 
sa Romana,  oltre  gli  uffiziali  dipen- 
denti dal  Cardinal  vice-cancelliere, 
dei  quali  abbiamo  dato  T elenco  al 
§  I,  hanno  annoverato  anche  i  di- 
versi collegi  vacabi listi ,  i  quali  as- 
sistevano, col  me^zo   dei  rappresen- 


CAN 

tanti  deputati  da  ciascim  collegio, 
alla  spedizione  delle  bolle  per  sor- 
vegliare gì'  introiti,  che  per  loro  con- 
to si  faceva|;io  nell'atto  della  spedi- 
zione stessa.  Siccome  pero  in  tempo 
della  occupazione  dello  stato  della 
Chiesa,  cioè  dal  1809  al  i8i4,  la 
maggior  parte  dei  vacabilisti  liquidaro- 
no i  loro  vacabili,  vale  a  dire  ri- 
nunziaiono  al  diritto,  che  avevano 
sulla  cassa  de!  governo  per  questo 
titolo,  prendendo  una  determinata 
somma  di  denaro  dal  regime  fran- 
cese. Ritornalo,  nel  18 14,  Pio  VII 
in  Roma,  si  riconobbe,  che  gli  an- 
zidetti collegi  formati  prima  da  più 
centinaia  d' individui ,  erano  ridotti 
a  due,  o  tre  persone,  perchè  tuHi 
gli  altri  aveano  liquidato.  Fu  allo- 
ra, che  il  Cardinal  pro-datario,  co- 
me superiore,  ed  amministratore 
dei  vacabili,  assunse  la  nomina  dei 
cappellani  ossia  computisti  di  ciascun 
collegio,  come  ancora  con  suoi  re- 
scritti abilitò  quegl'  individui ,  cui 
credeva  idonei  all'esercizio  dei  diver- 
si ufilzii,  i  quali  prima  non  potevano 
esercitarsi  se  non  dai  proprietarii  dei 
vacabili,  come  sono  gli  scrittori  e 
registratori  di  bolle.  Anche  l'esazio- 
ne, ed  il  deposito  dei  denari  spet- 
tanti ai  diversi  collegi  furono  riuni- 
ti in  due  soli  individui ,  uno  dei 
quali  è  chiamato  Depositario  gene- 
rale  dei  vacabili^  uffiziale  che  no- 
minammo di  sopra  al  §  I,  e  l'al- 
tro Depositario  del  piombo. 

Quantunque  per  tali  l'iforme  non 
possa  più  dirsi,  che  i  vacabilisti  sie- 
no  tut l'ora  uflìziaU  in  cancelleria  , 
crediamo  opportuno  di  riportare  le 
notizie,  le  quali  tanto  di  essi,  quan- 
to di  altri  collegi  ci  furono  tras- 
messe dagli  anlichi  autori,  come 
inerenti  alla  cancelleria  apostolica , 
avvertendo,  che  per  le  progressive 
mutazioni  dei  tempi,  molte  attribu- 


CAN 

zioni  sono  in  parte  estinte,  e  in 
parte  cambiate,  e  clie  le  vero  qua- 
lifiche degli  ufHziali  di  cancelleria 
come  in  oggi  si  esercitano,  sono 
state  descritte    da    noi    al   precitato 

§1- 

Riguardo  poi  ai  vacabilisti  di- 
pendenti dalla  Cancelleria,  che  in- 
tervenivano alla  solenne  processione 
del  Corpus  Domini,  regolati  dal 
reggente  della  medesima  Cancelle- 
ria, si  tratta  a  quell'articolo.  Degli 
uffiziali  poi  della  Cancelleria,  che 
cavalcavano  nei  possessi  de'  Papi , 
compreso  l' uditore  delle  contrad- 
dette, si  vede  l'elenco  in  quello  pre- 
so ,  nel  1 644  j  tla  Innocenzo  X, 
presso  i  Possessi  del  Cancellieri, 
pag.  23o.  Il  reggente  della  Cancel- 
leria cavalcava  dopo  i  chierici  di 
camera,  e  veniva  seguito  dagli  u- 
ditori  di  rota.  E  siccome  tanto  il 
reggente,  che  l'uditore  delle  con- 
traddette aveano  luogo  in  cappella, 
questo  era  dopo  i  protonotarii  so- 
prannumerarii ,  dietro  i  Cardinali 
diaconi,  cosi  ne'pontificali ,  lo  che 
praticavasi  nelle  precedenze  di  recar- 
si al  trono  a  ricevere  la  candela,  le 
ceneri,  ec.  Ma  di  questo  punto  me- 
glio si  tratterà  all'articolo  Cappelle 
Pontificie. 

Reggente  della  Cancellerìa. 

Il  Reggentato  ebbe  origine,  come 
superiormente  si  accennò,  allorquan- 
do Gregorio  XI,  restituendo  a  Roma 
la  residenza  Pontificia,  a' 17  gennaio 
1377  (dopo  che  dal  i3o5  era  stata 
in  Avignone),  il  Cardinal  vice-can- 
celliere Pietro  di  Monturco  volle  ri- 
manere in  quella  città  mediante  la 
protezione  di  Carlo  V  re  di  Francia. 
Il  Papa  stimò  meglio  tollerare,  che 
procedere  contro  di  lui  perchè  si 
recasse   in   Roma  a  presiedere   alla 


CAN  179 

Cancelleria,  onde  gli  surrogò  a  reg- 
gerne l'ufiìzio  l'arcivescovo  di  Ba- 
ri Bartolomeo  Prignani,  col  titolo 
di  Reggente  della  Cancelleria.  Poco 
dopo  essendo  questi  divenuto  Papa 
col  nome  di  Urbano  VI,  volle  essere 
indulgente  col  Monturco,  per  cui  no- 
minò altro  reggente,  ed  i  Pontefici 
successori,  benché  il  vice-cancelliere 
risiedesse  presso  il  Papa ,  continua- 
rono a  nominarlo.  Distinti  perso- 
naggi, molti  de' quali  vennero  innal- 
zati al  Cardinalato,  furono  rivestiti 
di  tal  carica,  come  Rainolfo  di  Mon- 
turco nel  1378,  Francesco  Prigna- 
ni Maricotti  nel  1378,  Gio.  Batti- 
sta Ferreri,  già  scrittore  apostolico, 
ed  abbreviatore,  nel  1 5oo  ,  Paolo 
Cesi  nel  i5i7,  Carlo  Caraffa,  nipo- 
te di  Paolo  IV,  nel  i555,  e,  sen- 
za dire  di  altri,  Lorenzo  Corsini, 
il  quale  l'avea  comprato  per  trenta 
mila  scudi,  essendo  allora,  come 
diremo ,  la  carica  venale ,  quindi 
fatto  Cardinale  nel  1706,  e  creato 
Pontefice  nel  1730,  col  nome  di  Cle- 
mente XII. 

Il  reggente  della  Cancelleria  A- 
postolica  tiene  il  primo  luogo  dopo , 
il  Cardinal  vice-cancelliere,  e  pre- 
siede alle  spedizioni  come  il  primo 
degli  uffiziali.  Viene  altresì  conside- 
rato qual  luogotenente  del  Cardi- 
nale, secondo  la  bolla  di  Sisto  IV. 
Le  sue  incombenze,  e  prerogative 
vengono  riportate,  come  quelle  di 
tutti  gli  altri  uffizii,  dal  Bovio,  dal 
Ciampini,  dal  De  Luca  ec,  per  cui 
qui  ne  daremo  un  sunto.  Per  turno 
agli  abbreviatori  detti  di  Parco  Mag- 
giore, i  quali  pur  stanno  nella  Can- 
celleria, nel  luogo  del  reggente,  egli 
distribuisce  le  suppliche,  acciocché 
vengano  da  loro  compilate  le  minu- 
te; segna  nelle  bolle  la  prima  let- 
tera del  nome  del  vice-cancelliere,  e 
nel  mezzo,  o  all'estremità,  vi  pone 


I 


i8o  CAN 

un  L  ed  un  C,  che  significa  bolla 
ietta,  e  corretta  ;  indi  la  consegna 
al  piombatore,  perchè  vi  attacchi  il 
consueto  sigillo  di  piombo.  Il  reg- 
gente può  rimettere  le  cause  di  ap- 
pellazione al  giudizio  di  varii  pre- 
lati della  curia,  con  appom  la  clau- 
sola :  de  Mandato  D.  M.  D.  P.  P. 
audiat  Magisterj  e  finalmente  pres- 
so di  lui  viene  deposto  da' novelli 
vescovi,  o  candidati  costituiti  in  di- 
gnità ecclesiastica,  V  opportuno  giu- 
ramento in  assenza  del  Cardinal  Can- 
celliere. La  sua  carica  era  venale, 
come  gli  altri  impieghi  di  Cancel- 
leria, si  acquistava  per  venticinque, 
o  trenta  mila  scudi,  vacava  per 
morte  dell'  acquirente ,  ma  in  vita 
poteva  venderla ,  o  rassegnarla  ad 
altri,  per  minore  o  maggior  som- 
ma ,  col  beneplacito  del  Papa  :  pe- 
rò attualmente  la  carica  è  vacante. 

Protonotarii  Apostolici  partecipanti. 

Tra  i  primarii  uffiziali  della  Cu- 
ria Romana  figura  il  collegio  dei 
Protonotarii  Apostolici  (Vedi\  la  cui 
istituzione  rimonta  al  primo  secolo 
della  Chiesa.  Erano  impiegati  a  scri- 
vere le  lettere  apostoliche  ,  ed  a 
sottoscriverle  colle  denominazioni  di 
Notari  regionarii ,  e  scrinarli  della 
S.  R.  Chiesa.  Il  decano  di  essi  era 
il  protoscrinario ,  o  primicerio.  De- 
scrivevano essi  gli  atti  de' martiri, 
conservavano  le  memorie  nell'archi- 
vio, e  registravano  quanto  riguar- 
dava la  Chiesa.  Vacabile  era  il  lo- 
ro posto,  e  colla  soppressione  de- 
gl'  impieghi  venali  sarebbero  ter- 
minati i  protonotarii  partecipanti,  se 
il  regnante  Pontefice  non  avesse  ri^ 
pristinato  il  loro  illustre  collegio  pre- 
latizio. Alessandro  VI  vietò  agli  uf- 
fiziali di  Cancelleria  di  sottoscrivere 
le  lettere  dì  spedizione  di  bolle  pei 


CAN 
beneficii  maggiori,  come  vescovati  ec, 
se  prima  non  avesse  posto  la  sua 
firma  uno  de' protonotarii  aposto- 
lici ;  disposizione,  che  approvò  nel 
i5o6  Giulio  11,  e  che  ora  si  ese- 
guisce dal  segretario  dell'anzidetto 
collegio. 

Uditori  del  Tribunale  della  Sagra 
Rota  Romana. 

Anche  i  prelati  uditori  di  Rota 
sono  annoverati  tra  gli  uffiziali  della 
Cancelleria  Apostolica,  poiché  deb- 
bono essere  esaminati,  approvati,  ed 
ammessi  dal  vice-cancelliere,  come 
prescrisse  Martino  V ,  il  quale  sta- 
bili la  formola  della  loro  accctta- 
zione. Talvolta  con  ispeciale  facoltà 
Pontificia  vennero  accettati  dal  Car- 
dinal camerlengo,  che  impose  loro 
il  rocchetto,  la  berretta  e  la  cappa  ; 
ma  Sisto  IV  reintegrò  il  vice-can- 
celliere in  questa  sua  prerogativa. 
E  peiò  opportuno  osservare,  che  ora 
la  nomina  si  fa  direttamente  dal 
Papa,  senza  la  relazione  del  Cardi- 
nal Cancelliere,  e  che  il  sistema  del 
tribunale  della  Rota,  per  ciò  che 
riguarda  la  sua  dipendenza  dalla 
Cancellerìa,  è  in  parte  cambiato, 
come  si  vedrà  all'  articolo  Udito- 
ri DI  Rota  (P^edi).  La  loro  orì- 
gine rimonta  ai  primi  secoli  del- 
la Chiesa  ,  dappoiché  non  poten- 
do i  Pontefici  per  le  crescenti  oc- 
cupazioni ascoltare  i  ricorrenti,  e 
decidere  le  cause,  vi  delegarono  i 
più  saggi  dottori.  Giovanni  XXII 
diede  miglior  forma  al  loro  tribu- 
nale, come  dicesi  al  rispettivo  arti- 
colo. Il  decano  pertanto  di  essi  ri- 
ferisce le  qualità  de'  candidati  al  Car- 
dinal vice-cancelliere,  il  quale  ne  fa 
la  relazione  al  Papa,  e  non  essen- 
dovi cosa  in  contrario,  se  ne  stabi- 
lìsQC  l'acccttazione.  Quindi  ha  luogo 


CAN 

l'alto,  o  la  disputa  pubblica,  chia- 
mata conclusione,  nell'aula  della  stes- 
sa Cancelleria,  ove  debbono  alla  pre- 
senza del  sagro  Collegio,  e  della 
curia  romana  sostenere  e  difendere 
alcuni  punti  sulle  materie  legaU,  a 
seconda  de'  regolamenti  prescritti  da 
Benedetto  XIV,  che  dai  colleghi,  e 
dagli  avvocati  concistoriali  verranno 
ad  essi  opposte.  Nella  stessa  Cancel- 
leria si  fa  anche  l'altra  privata  fun- 
zione delle  dispute  segrete,  coli' in- 
tervento de'  soli  uditori  di  Rota  a- 
vanti  il  medesimo  Cardinal  vice- 
cancelliere; e  per  l'osservanza  delle 
costituzioni  del  proprio  tribunale, 
indi  prestano  il  giuramento  nelle 
mani  del  vice-cancelliere,  cui  appar- 
tengono alcune  ingerenze  sulle  cau- 
se, e  sui  rescritti.  Di  ciò  tratta  il 
Bernini,  il  tribunale  della  Rota  p. 
169  ec,  e  p.  192,  il  quale  poi  a 
p.  i4B  descrive  il  pranzo,  che  agli 
a^  uditori  di  Rota  veniva  dal  vice-can- 
celliere imbandito  entro  il  palazzo 
della  Cancelleria  nel  carnevale ,  col 
consueto  donativo  d'un  canestro  in- 
argentato pieno  di  scelte  confetture, 
cui  il  Cardinal  Ottoboni  aggiunse 
medaglie  d'oro  e  di  argento. 

Abbreviatovi  Apostolici. 

Gli  Abbre viatori  Apostolici,  che 
costituiscono  uno  de'  più  cospicui  col- 
legi prelati  zii  della  romana  corte  , 
•  dal  quale  uscirono  Pontefici,  e  Por- 
porati, fino  da  Benedetto  XII  si  di- 
videvano in  due  ordini.  Gli  uni 
chiamati  di  Parco  Maggiore,  gli  al- 
tri di  Parco  Minore,  e  sebbene  for- 
massero un  solo  collegio,  per  la  di- 
gnità e  l'uffizio,  i  primi  precedeva- 
no. Chiamansi  Abbreviatori  per  le  ab- 
breviature, che  fanno  nello  scrivere 
le  lettere  apostoliche,  comunemente 
appellate  brevi,  o  per   formarle   ia 


CAN*  181^ 

sommario,  o  compendio.  Dicesi  di 
Parco  da  quel  luogo,  ove  risiedono 
in  Cancelleria,  circondato  con  can- 
celli di  legno  torniti,  in  mezzo  al 
quale  evvi  il  tavolino  di  forma  o- 
vale  contornato  da  sediU,  il  cui  in- 
gresso, come  diremo,  era  custodito 
dall'ostiario  della  Cancelleria.  Si  di- 
cono poi  Maggiore,  o  Minore,  dalla 
diversità  delle  attribuzioni,  e  dalla 
distinzione  nel  posto  del  parco,  più 
vicino,  o  lontano  dal  seggio  del  vi- 
ce-cancelliere. Oltre  quanto  si  è  det- 
to di  questo  collegio  al  rispettivo 
articolo,  aggiungiamo,  che  in  Avi- 
gnone i  membri  di  esso  furono  da 
Benedetto  XII  ridotti  a  venti ,  e  che 
da  .  Pio  II  furono  estesi  a  settanta- 
due, cioè  dodici  del  Parco  Mag- 
giore, e  sessanta  del  Minore.  I  pri- 
mi avevano  un  sostituto,  ed  era- 
no appellati  assistenti  del  vice- 
canceUiere,  ed  uno  di  loro  inter- 
veniva alla  Segnatura  di  grazia 
(  F'edi  )  innanzi  al  Papa ,  goden- 
do la  qualifica  di  prelati  referenda- 
rii  d'ambedue  le  segnature;  mentre 
i  secondi  non  aveano  sostituto,  era- 
no chierici  o  laici,  per  cui,  a  teno- 
re della  bolla  di  Sisto  IV,  poteva- 
no ammogliarsi,  e  l'impiego  era  in- 
feriore. Finalmente  questi  compera- 
vano l'uffizio  per  circa  duemila  scu- 
di, ed  i  prelati  doveano  sborsare 
non  meno  di  diecimila  scudi,  poten- 
do sì  gli  uni  che  gli  altri  vendere , 
o  rassegnare  la  carica  fino  all'età 
di  sessant'anni.  Gli  Abbreviatori  di 
Parco  Minore  furono  soppressi,  e 
quelli  del  Maggiore  attualmente  so- 
no undici. 

Avvocati   Concistoriali. 

Quantunque  non  abbiano  luogo 
in  Cancelleria,  si  devono  annovera- 
re   tra  gU  uffiziali    di  essa,  perchè 


i8»  CAN 

riconoscono    il    vice -cancelliere    per 
capo  loro.  Anlicliissima   è  Tonf^ine 
di  tal  collegio,  e  dappoi  che  ne' con- 
cistori   incominciarono    gli   avvocati 
a    trattare    gli    aCfari ,   furono  detti 
concistoriali;    ed    ancor    essi,    come 
gli  uditori  di  Rota,  devono  sostene- 
re la  disputa,  atto  pubblico,  o  con- 
clusione, di  argomenti  di  giurispru- 
denza   nella    grand'aula   della  Can- 
celleria   coll'intervento    de'  Cardina- 
li, ce.  Oltre  a  ciò  gli  avvocati  con- 
cistoriali fanno  le  private  conclusio- 
ni  loro  nelle   camere    del  Cardinal 
vice-cancelliere,  terminate    le  quali , 
e  fatta  pubblicine  dallo  stesso  Por- 
porato, per  mezzo  del  segretario  del- 
la   Cancelleria,    l'approvazione    dei 
candidati ,  vengono'  essi  introdotti,  e 
gcnullessi    dinanzi  il  vice-cancelliere, 
prestano  nelle  mani  di  lui  il  giura- 
mento proprio  degli  avvocali  conci- 
storiali.   Dop(3  ciò    il  Cardinale    dà 
loro  il  possesso  dell'  ufficio,   metten- 
do loro  al  collo    il  cappuccio    della 
cappa  concistoriale,  e  dando  ad  essi 
un    abbracciamento.     Questo    colle- 
gio, come  dicemmo  al  suo  articolo, 
è  regolato  a  forma  della  costituzio- 
ne Inler  conspicuos  ordìnès  ^   ema- 
nata da  Benedetto  XIV  a'  29  ago- 
sto  1744?  neWa  cpiale   si  conferma- 
no i  privilegi i,    che   gli  appartengo- 
no, stabilendo    il    modo    con  cui  si 
procede   all'elezione    degli    avvocati 
concistoriali  nelle  rispettive  vacanze. 
E  dopo  aver  trattato  delle  nomine, 
che  competono  per  Pontificie    con- 
cessioni a  Bologna,  Ferrara,  ed  al- 
tre città,    o    principi,    e  della  ter- 
na,   che    deve  presentarsi   al    Papa 
nella   circostanza  in   cui  la   nomina 
competa  allo   stesso    collegio,    ordi- 
nò espressamente,  che    la  terna  sia 
composta  di  avvocati ,  i   quali  sieno 
cittadini  o  di  Roma,  o  di  altra  cit- 
tà dello  slato  Pontificio. 


CAN 
Segretarìi  Apostolici. 

Remola  n'è  l'origine,    e    nobile 
ne  fu  l'oificio.  Calisto  III,  e  Pio  li 
li  ridussero  a  sei,  e  Innocenzo  Vili 
ne  aggiunse  ventiquattro,  stabilendo 
che  nella  mancanza  dei  sei  antichi, 
rimanesse  il    collegio    composto   dei 
ventiquattro  segretarii,  dai  quali,  pei 
bisogni    della     Santa     Sede,     ricavò 
62400    ducati    d'oro    di     camera, 
conferendo  loro  l' incarico  di  assiste- 
re   alla    spedizione    de' brevi    sotto 
r  anello  pescatorio    (  Vedi)  ,    il    che 
rendeva   copiosi    emolumenti.    Inno- 
cenzo Vili  si  riserbò   la  nomina  di 
un    segretario    domestico,  il    quale 
servisse  di  presidente  al  collegio,  per 
cui  talvolta  si  deputò  un  Cardinale 
legista,    o    personaggi    istruiti    negli 
affari  della  Curia  Romana.  Egli  avea 
abitazione  nel  palazzo    Pontifìcio,  e 
doppia  porzione  di  quella  de' segre- 
tarii. Sisto    V    concedette   a    questi 
l'elezione  del  segretario    domestico, 
ma    con    l'approvazione    del   Papa , 
finché    Innocenzo    XI    soppresse    il 
Collegio.  V.  Segretaru    ArosTonci, 

Scrittori  Apostolici. 

Il  più  antico  collegio  della  Can- 
celleria è  quello  degli  Scrittori  Apo- 
stolici, il  cui  numero  era  di  novan- 
tanove, compresi  alcuni  Cardinali . 
Lo  stesso  Pontefice,  per  essere  il  pri- 
mo a  segnare  le  suppliche,  se  ne  di- 
chiarava capo.  In  fatti  nel  presen- 
tare il  collegio  degli  Scrittori  ad 
Urbano  VIII,  secondo  il  costume, 
nel  di  dell'Epifania,  un  tributo  chia- 
mato Befana  (Vedi),  dice  il  Ciam- 
pini,  de  Ahbrev.  t.  2,  cap.  24,  che 
rispondesse  il  Papa  al  discorso  cui 
gli  facevano  :  nos  quoque  sumus  scri- 
ptoresj  et  si  nos   non    scriberemus  ^ 


CAN 
vos  quoque  mìnime  scriherelis.  Consi- 
ste poi  il  loro  uflìzio  nello  scrivere 
sulla  pergamena  le  bolle,  ed  i  loro 
privilegi  sono  riportali  dal  Cohellio, 
Notizia  del  Cardinalato  lib.  II,  cap. 
24.    f^-  Scrittori  Apostolici. 

Scrittori  de'  Brevi. 

Questi  furono  istituiti  per  dare 
esilo  speditamente  alle  grazie  apo- 
stoliche, giacché,  pel  gran  numero 
de'  supplicanti,  i  Pontefici  non  po- 
tendo tutti  contentale  col  solo  mez- 
zo degli  Scrittori  Apostolici,  sepa- 
rarono anche  le  grazie  e  materie , 
e  ne  venne  la  diversità,  che  si  dice 
agli  articoli  Bolle  e  Brevi,  sia  pel 
carattere,  per  la  pergamena,  ec.  Al' 
cuni  fanno  risalire  la  loro  istituzio- 
ne ad  Innocenzo  III,  eletto  nel  1 198, 
altri  a  Giovanni  XXII  del  1 3 1 6, 
in  Avignone,  che  appunto  divise, 
ed  assegnò  loro  gli  affari ,  mentre 
Alessandro  VI,  nel  XVI  secolo,  ne 
stabili  il  numero.  Prima  la  loro 
scelta  apparteneva  ai  segretari i  apo- 
stolici, e  quando  furono  essi  estinti, 
fu  devoluta  al  Papa,  che  dalla  ven- 
dita di  ciascun  posto  ritraeva  sette- 
cento sessantuno  scudi  d'oro. 

Scrittori  dell'  archìvio, 

Giulio  II,  creato  nel  1 5o  3 ,  isti- 
tuì questa  terza  classe  di  scrittori , 
il  cui  collegio  componevasi  di  cen- 
tuno individui.  Di  essi  tratta  il  Cohel- 
lio,  il  quale  parla  eziandio  dei  privi- 
legi che  godevano.  II  Papa,  nella 
bolla  con  cui  li  creò,  assegnò  loro  per 
protettori  e  difensori  perpetui  i  Car- 
dinali vice-cancelliere,  e  camerlengo, 
e  r  uditore  della  camera  apostolica. 
Fra  questi  scrittori  vi  erano  dieci 
maestri  chiamati  Correttori  j  e  fra 
essi,  a  cagione  della  giurisdizione  or- 


CAN  i83 

dinaria  della  curia  romana,  si  com- 
prendevano r  uditore  della  camera 
ed  un  chierico  di  camera ,  mentre 
gli  altri  otto  Correttori  doveano 
essere  o  prelati,  o  costituiti  in  di- 
gnità ecclesiastica.  Tanto  gli  scrit- 
tori de' brevi,  che  dell'archivio  fa- 
cevano cassa  comune  ;  ma  i  corret- 
tori ne' proventi  godevano  mezza 
porzione  di  più.  Fra  i  privilegi  lo- 
ro sono  a  rammentarsi,  che  con- 
sideravansi  come  famigliari,  e  com- 
mensali del  Papa,  e  spedivano  le 
loro  grazie  senza  pagar  emolumen- 
ti. Dovevano  esercitare  di  persona 
l'uffizio,  e,  collo  sborso  di  cinquan- 
ta ducati  alla  camera,  potevano  ven- 
derlo, o  rassegnarlo. 

Scrittori  e  Procuratori  dì  minor 
grazia. 

Ad  evitare  nella  quantità  degli 
affari  la  confusione,  slimarono  op- 
portuno i  Papi  di  separare  le  gra- 
zie, acciò  per  diverse  vie  si  evitasse 
il  disordine,  e  fosse  sollecito  il  dis- 
brigo. Vennero  pertanto  istituiti  ven- 
tisette scrittori  per  ispedire  le  let- 
tere del  tribunale  della  sacra  peni- 
tenzieria,  e  ventiquattro  procuratori 
per  dettare  le  suppliche  da  presen- 
tarsi ad  essa,  pel  disbrigo  delle  co- 
se appartenenti  al  foro  di  lei.  Era- 
no perciò  chiamati  Scrittori,  e  Pro- 
curatori della  Penitenzieria,  e  vena- 
le n'era  l'  uffizio.  S.  Pio  V  soppresse 
sedici  procuratori,  e  trasferì  i  super- 
stiti otto,  co' mentovati  scritlori , 
nella  Cancelleria  Apostolici!,  dichia- 
rando, che  ad  essa  rimanessero  ag- 
gregati, onde  lasciato  il  nome  della 
penitenzieria,  furono  appellati  Scrit- 
tori, e  Procuratori  di  minor  gra- 
zia ,  come  quelli,  che  slabiliscono 
l'intera  tassa  delle  lettere  per  le  dis- 
pense matrimoniali  nei    gradi  mino- 


i84  CAN 

ri,  ed  in  altre  grazie  Pontificie  di 
non  grave  entità.  La  loro  nomina 
tiittoi'a  dipende  dal  Cardinal  peni- 
tenziere maggiore,  e  col  provento  di 
queste  tasse  si  pagano  le  mensuali- 
tà  agli  ufficiali  delia  penitenzieria . 
Fu  loro  assegnato  il  banco  dopo 
quello  di  cavalieri  di  s.  Pietro  e  di 
s.  Paolo,  ove  prima  si  passano  tut- 
te le  lettere  apostoliche,  che  si  spe- 
divano per  ulìizio  di  minor  grazia, 
come  rilevasi  dalla  bolla  84  di  s. 
Pio  V. 

Registratori  delle  Lettere 
Apostoliche. 

Dice  il  Bovio  ignorarsi  chi  ab- 
bia istituito  questo  collegio;  ma, 
come  dicemmo  altrove,  sembra  es- 
serne stato  istitutore  il  Pontefi- 
ce Benedetto  XII  in  Avignone  , 
nell'anno  i335.  Uffizio  loro  era 
registrare  in  un  libro,  chiamato  Re- 
gistrOy  tutti  i  diplomi  Pontificii  per 
conservarne  memoria,  ed  il  loro  nu- 
mero ascese  a  venti,  e  a  ventiquat- 
tro, come  attesta  il  citato  Cohellio. 

Maestro  del  Registro. 

Dopo  seguito  il  registro  delle  let- 
tere apostoliche,  bolle,  brevi,  diplo- 
mi, ec,  si  debbono  confrontare  dal 
registro  coll'oiiginale,  da  un  ufidziale 
chiamato  Maestro  del  Registro^  e 
siccome  il  registratore  dopo  aver  re- 
gistrata la  lettera  vi  pone  Registrata ^ 
così  il  maestro  del  registro  vi  ag- 
giunge Auscultata.  Quattro  erano 
anticamente  questi  uffiziali,  che  tal- 
volta facevano  da  altri  esercitar  l'im- 
piego. 

Custode  del  Registro. 

Questi  gelosamente  custodisce  il 
libro  del  registro  ìh  archivio,  e  per- 


CAN 
ciò  può  dirsi  il  vero  archivista  del- 
le bolle  apostoliche. 

Collegio  de'  Cubicularii. 

I  Cubicularii  in  Cancelleria  avea- 
no  banco  assegnato ,  come  gli  scu- 
dieri. Questi  non  si  devono  confon- 
dere coi  cubicularii  segreti  e  di  o- 
nore  del  Papa,  che  furono  in  ori- 
gine istituiti  da  s.  Leone  I,  del  44^» 
mentre  i  Cubicularii  di  Cancelleria  lo 
furono  da  Leone  X,  creato  nel  1 5 1 3. 
Essi  erano  quaranta  e  l'uffizio  loro  con- 
sisteva nel  veghare  sulle  bolle,  che 
devono  pagare  l'annata.  Dal  Novaes 
però,  t.  VI,  p.  202,  rileviamo,  che 
Leone  X  non  l'istituì,  ma  accreb- 
be il  numero  de'  Cubicularii  a  ses- 
santa. L'uffìzio  rendeva  al  collegio 
novantamila    fiorini,    f^.    V  articolo 

CUBICULARU. 

Collegio    degli  Scudieri . 

Questo  collegio  vuoisi  che  venisse 
eretto  da  Leone  X.  L' uffizio  degli 
Scudieri  consisteva  presso  a  poco  come 
quello  de'  cubicularii.  Quel  Pontefice 
vendette  tah  posti  a  sovvenimento 
della  Santa  Sede,  per  difendere  Par- 
ma e  Piacenza,  frenare  il  turco,  e 
non  aggravare  i  sudditi,  unico  fine 
de'  Pontefici  nel  creare  gli  ufficii  ve- 
nali e  vacabili,  ed  anche  non  vaca- 
bih.  Il  Novaes  dice,  che  Leone  X 
accrebbe,  non  eresse  il  collegio  de- 
gh  Scutiferi  al  numero  di  centoqua- 
ranta, i  quali  ritraevano  dagli  emo- 
lumenti cento  dodici  mila  fiorini 
annui.  P^.  l'articolo  Scudieri. 

Presidenti^  o  Porzionarii  di  Ripa. 

Avea  GiuHo  II  eretto  il  collegio 
de*  presidenti  dell'  annona ,  composto 
di  centoquaranta  persone,  acciocché 


CAN 
procurassero  l'abbondanza  delle  vet- 
tovaglie. Ricavò  dalla  vendita  di 
tali  posti  novantuno  mila  scudi  d' o- 
ro,  assegnandone  però  diecimila  di 
quelli  del  sale  ai  presidenti  stessi. 
Leone  X  confermò  il  collegio,  l'au- 
mentò con  altri  seicento  dodici  uf- 
fiziali,  ne  ritrasse  duecento  ottanta- 
seimila ducati  d'  oro,  ed  invece  sta- 
bilì corrispondenti  rendite  sulla  ca- 
mera. In  tutti  ascesero  a  settecenfo- 
cinquantatre  i  Presidenti  o  Porzio- 
narii  di  Ripa  ,  ed  in  Cancelleria  a- 
veano  luogo  dopo  i  cubiculari!  e  gli 
scudieri. 

Cavalieri  di  s.  Pietro, 

Dopo  i  detti  pii5esidenti  e  porzio- 
narii  tenevano  luogo  in  Cancelleria 
i  Cavalieri  di  s.  Pietro  (P^cdi),  isti- 
tuiti da  Leone  X.  Componevasi  il 
collegio  loro  di  quattrocentuno,  per 
la  somma  di  quattrocento  quaran- 
tuno  mila  fiorini  d'oro.  Ad  essi  ven- 
nero assegnati  i  privilegi  ed  i  pro- 
venti, descritti  nella  XXXVI  bolla 
dello  stesso  Leone  X. 

Cavalieri  di  s.  Paolo. 

Collegio,  che  fu  eretto  da  Paolo  III 
nel  i54i,  i  membri  del  quale  era- 
no duecento.  Da  essi  ritraeva  la  ca- 
mera centomila  scudi  d'oro  di  stam- 
pa, ed  assegnati  n'erano  venti  per 
cento  sulle  annate  e  dogane.  In  Can- 
celleria prendevano  posto  nel  banco 
de'  cavalieri  di  s.  Pietro ,  e  veniva- 
no riconosciuti  per  famigliari  del 
Papa,  per  cui  essendo  rosso  il  loro 
vestiario,  alla  morte  del  Papa  assu- 
mevano quello  lugubre.  F.  Gohel- 
lio,  lib.  II,  e.  3i. 

Cavalieri  Pii. 

Collegio  fondato  da  Pio  IV,  eiet- 


CAN  i85 

to  nel  1 559, ,  con  trecento  sessauta- 
cinque  uffiziali.  Questo  Pontefice,  ai 
i3  settembre  i56o,  ve  ne  aggiunse 
altri  cento  sessanta,  per  cui  la  ca- 
mera incassò  duecento  scssantasette- 
mila  scudi  d'oro,  ed  invece  fu  ob- 
bligata dal  Papa  a  pagare  ai  ca- 
valieri annualmente  trentaquattro- 
mila, e  cinquecento  scudi,  cioè  dalla 
gabella  della  carne ,  dalla  tesoreria 
di  Camerino,  e  dalla  dogana  di  Ro- 
ma. Pio  IV  inolhe  concesse  a  que- 
sti cavalieri  alcuni  privilegi,  e  quello 
di  portare  per  insegna  l' immagine 
di  s.  Ambrogio,  arcivescovo  di  Mi- 
lano, della  qual  città  era  egli  na- 
tivo, e  quella  del  Papa  regnante. 
In  Cancelleria  non  avevano  luogo 
assegnato ,  ma  all'  occorrenza  si  a- 
dunavano  in  quello  de'  cavalieri  di 
s.  Pietro  e  di  s.  Paolo. 

Cavalieri  Laure tani. 

Sisto  V,  nel  dichiarar  città  Lore- 
to, e  neir  istituire  la  sede  vescovile, 
per  onorare  la  s.  Casa  ivi  portata 
dagli  Angeli ,  eresse  pure  un  colle- 
gio de'  Cavalieri  Lauretani.  Altri  pe- 
rò vogliono,  che  ciò  facesse  Paolo 
III,  e  che  Sisto  V  soltanto  ripristi- 
nasse quel  collegio.  Furono  annove- 
rati i  Cavalieri  Lauretani  tra  gli  uf- 
fìziali  di  Cancelleria,  e  benché  non 
avessero  posto,  si  congregavano  co- 
me i  Pii.  Il  numero  loro  era  di 
duecento  sessanta.  Particolarmente 
furono  privilegiati  dal  medesimo  Si- 
sto V. 

Cavalieri  del  Giglio. 

Paolo  III  eresse  questo  collegio, 
composto  di  cinquanta  uffiziali,  che 
pagarono  venticinquemila  scudi  d'o- 
ro. Paolo  IV  ve  ne  aggiunse  altri 
trecento    dai    quali    la    camera   ri- 


i86  CAN 

trasse  centocinquantamila  5?cudi  d'oro, 
venendo  stabilita  al  collegio  una  ren- 
dita di  diciottomila  scudi.  Essi  non 
el)lxjro  sede  in  Cancelleria  ,  solo  si 
l'adunarono  come  i  sopraddetti  alle 
evenienze. 

Sollecitatori  delle  lettere  Apostoliche. 

Questi  aveano  luogo  in  Cancelle- 
ria, due  giorni  la  settimana  come 
gli  altri,  ed  ebbem  la  seguente  ori- 
gine. Avendo  Sisto  IV ,  eletto  nel 
1 47 1  ,  bisogno  di  denaro ,  formò 
quattro  collegi,  da'  quali,  a  prò  del- 
la camera,  cavò  somme  rilevanti.  Il 
primo  sì  chiamò  degli  Stìpulatóri^ 
il  secondo  dei  Giannizzeri,  il  terzo 
degli  Stradiatorij  ed  il  quarto  de' 
Mamalucchij  che  poi  da  Innocenzo 
Vili  furono  soppressi  per  giusti  mo- 
tivi. Ai  Giannizzeri  furono  surro- 
gati i  Sollecitatori  delle  lettere  Apo- 
stoliche, i  quali  però  si  chiamarono 
anche  Giannizzeri.  Il  loro  numero  fu 
di  cento,  ed  ogni  giorno  era  loro 
permesso  sollecitare  il  disbrigo  delle 
bolle.  Ognuno  pagava  mille  quattro- 
cento scudi  per  la  compra  del  po- 
sto. Al  banco  de'Sollecitatori,  o  Gian- 
nizzeri, pervenivano  le  bolle  dopo 
essere  passate  per  mano  degli  abbre- 
viatori ,  e  degli  scrittori  apostolici , 
dove  ricevuta  da  uno  di  loro  la 
consueta  tassa ,  vi  ponevano  il  loro 
nome.  I  Sollecitatori,  o  Annatisti , 
non  s' ingerivano  se  non  nelle  bolle 
riguardanti  le  annate,  ed  allora,  per 
non  essere  delusi  dai  sollecitatori 
privati,  cui  è  permessa  la  spedizione, 
solevano  attergar  le  bolle,  quali  uf- 
fiziali  e  ministri  di  Cancelleria,  col- 
lo scrivervi  :  Pro  Annata  solvit  tot, 
col  pagamento  della  somma,  che  di- 
videvasi  tra  i  sette  collegi  de' vaca- 
bili,  e  gli  stessi  Sollecitatori.  Tutti 
sanno,  che  l'annata  in  discorso  so- 


CAN 
no  i  frutti  del  primo  anno  de*  be- 
neiìcii  vacanti,  ridotta  poi  a  mezza 
annata,  la  cui  origine  si  ha  dalle 
decime,  che  i  Leviti  tributavano  ai 
sommi  sacerdoti,  e  la  regola  prin- 
cipalmente da  Urbano  IV.  Sul  col- 
legio de'  Sollecitatori,  che  doj)o  ccn 
to  anni  ebbe,  nel  i585,  da  Sisto  V 
un  prefetto ,  parla  Leone  X  nelli 
sua  bolla  XXVII ,  con  cui  approvò 
gli  emolumenti,  ed  accordò  privile- 
gi. Il  prefetto  fu  incaricato  di  ri- 
scuotere la  nuova  tassa. 

Bollatori,  o  Pioinhatori,  e  Collettori 
del  piombo. 

Quando  i  diplomi  apostolici  sono 
terminati  e  sottoscritti ,  i  Bollatori , 
Piombatori  e  Collettori  del  piombo 
ne  pongono  l'autentica  con  attaccar- 
vi ad  una  funicella  un  globo  di  piom- 
bo, cioè  passandola  nel  foro,  e  poi 
schiacciandolo,  per  imprimervi  da 
una  parte  le  teste  de'  ss.  Pietro  e 
Paolo,  e  dall'altro  il  nome  del  Pa- 
pa autore  della  bolla.  Oltre  poi 
quanto  dicemmo  all'  articolo  Bolla, 
ci  sia  permesso  qui  aggivmgere  , 
che  la  funicella,  a  cui  si  appende  il 
piombo  della  bolla,  è  differente  tan- 
to nel  colore,  quanto  nella  materia, 
secondo  i  diversi  oggetti,  a  cui  ap- 
partiene la  bolla.  La  funicella  è  di 
séta  bianca  nelle  provviste  de' ve- 
scovati, e  di  altri  benefìcii  di  mag- 
giore importanza,  è  di  seta  gialla 
mista  con  rossa  nella  bolla  di  asso- 
luzione delle  censure  pei  nuovi  ve- 
scovi, e  nelle  provvisioni  dei  bene- 
ficii  riservati  alla  Santa  Sede;  è  di 
capicciola  rossa  mista  al  giallo  nelle 
provviste  di  beneficii  di  minore  im- 
portanza, e  di  tutta  canape  nelle 
bolle  di  dispense  matrimoniali.  Fi- 
nalmente è  di  argento  ed  oro  nelle 
bolle  dirette  ai  frateUi,  o  nipoti  dei 


CAN 
sovi'anij  ed  in  tal  caso  lo  stesso  si- 
gillo, in  vece  eli  essere  di  piombo, 
è  di  oro.  L' ultima  volta,  in  cui  la 
Cancelleria  spedì  la  bolla  col  sigillo 
di  oro  fu  nella  provvista  dell'  arci- 
vescovato di  Olmiitz  per  sua  altez- 
za serenissima  il  defonto  Cardinal 
Ridolfo  Gio.  Giuseppe  Ranieri,  ar- 
ciduca d'  Austria,  fratello  dell'  impe- 
ratore Francesco  I,  fatto  arcivesco- 
vo a' 4  giugno    1819. 

Il  collegio  deiBoliatori  fu  eretto  da 
Innocenzo  Vili,  con  venticinque  uffizii 
vacabili,  ciascuno  de'quali  si  vendeva 
per  milleseicento  scudi.  Novaes  però 
dice,  nella  vita  d' Innocenzo  Vili, 
che  quel  Pontefice  istituì  cinquantadue 
uifiziali,  cui  chiamò  Pìomhatori  del- 
le bolle  Apostoliche^  da'  quali  rica- 
vò ventiseimila  ducati  d'oro,  ren- 
dendo ciascun  ufllzio  duemila  cin- 
quecento ducati.  E  il  Lunadoro  ag- 
giunge, che  tre  erano  i  maestri  del 
piombo,  con  un  presidente,  e  cento 
e  quattro  collettori  del  piombo,  al- 
cuni dei  quali  sigillavano,  altri  rive- 
devano, altri  riscuotevano  le  tasse. 
11  presidente  del  piombo,  per  privi- 
legio conferitogli  da  Sisto  V,  gode- 
va l^iLiso  del  cordone  paonazzo  al 
cappello.  Ebbero  già  la  cura  di  sigil- 
lare le  bolle  Pontifìcie  due  monaci,  o 
piuttosto  due  conversi  cistcrciensi,  che 
solevano  chiamarsi  comunemente 
Frati  barbati^  Fratres  de  bulla, 
Fralres  de  plumbo,  e  Fratres  pliim- 
hi ,  i  quali  rimossi  da  Sisto  V,  vi  sur- 
rogò un  prelato,  che  per  mezzo  di  un 
sostituto  potesse  esercitare  l'ufficio; 
onde  passando  in  mano  de'  secolari, 
a  memoria  degli  antichi  piombato- 
ri,  nelle  processioni  del  Corpus  Do- 
mini solevano  portare  l'abito  de'  con- 
versi cistcrciensi. 

Questi  religiosi  anticamente  lava- 
vano il  cadavere  del  Papa  (Fedì), 
dicendolo   Pietro    Amelio,    che  fiorì 


CAN  187 

nel  XIV  secolo.  Certo  è  che  i  frati 
del  piombo  lavarono  i  cadaveri  di 
Adriano  VI,  e  Pio  IV.  Furono  chia- 
mati anche  Inai/abeti^  per  essere 
idioti ,  e  vuoisi  che  si  richiedessero 
illetterati  acciocché  non  potessero 
leggere  le  bolle,  per  cui  anche  og- 
gidì in  Cancelleria  suol  domandarsi 
ai  piombatori  se  sanno  leggere.  Per- 
ciò quando  Bramante  fu  fatto  fra- 
te del  piombo,  fu  interrogato  co- 
me andavano  le  cose  sue ,  ed  egli 
rispose:  »  benissimo,  poiché  la  mia 
»>  ignoranza  mi  fa  le  spese  " ,  seb- 
bene fosse  anche  poeta,  cosmografo, 
e  di  grande  ingegno.  Gli  stessi  frati 
del  piombo,  nella  prima  congrega- 
zione, che  i  Cardinali  tenevano  do- 
po la  morte  del  Papa ,  rompevano 
il  sigillo  di  piombo,  e  dal  Diario  del 
Firmianosisa,  che  nella  morte  di  Pio 
IV,  ruppero  anche  l'anello  pescatorio. 
Sebbene  il  Bovio  vsia  di  parere  che 
Sisto  V  sopprimesse  i  conversi  ci- 
stcrciensi, prima  di  tal'  epoca  ne  e- 
sercitarono  l'uffìzio,  o  almeno  ne 
fruivano  i  vantaggi  i  vacabiHsti  , 
fra  i  quali  diversi  distinti  artisti, 
che  furono  soprannominati  Frati  del 
piombo,  come  Sebastiano  del  Piom- 
bo, Guglielmo  della  Porta,  ed  il  sud- 
detto Bramante  dalle  Penne  archi- 
tetto del  Vaticano,  cui  Giulio  II  con- 
ferì l'uffìzio.  Lo  desiderava  Benve- 
nuto Cellini,  ma  Clemente  VII  glielo 
negò,  temendo  che  abbandonasse  l'o- 
reficeria per  quell'uffìzio,  che  frut- 
tava ottocento  scudi  l'anno. 

Senescalco,  o   Custode  della 
Cancelleria  Apostolica. 

Questo  fu  istituito  da  Martino  V, 
eletto  nel  i^i^j,  come  si  legge  nella 
III  sua  costituzione,  nella  quale  ne 
descrive  gli  obblighi,  che  consisteva- 
no nel  ricevere  le    lettere  Apostoli- 


i88  CAN 

die,  chiamate  di  grazia ^  e  che  si 
indìrizziivano  alla  stessa  Cancelleria, 
ed  accettate,  dovea  descriver  il  d'i 
delia  presentazione,  per  consegnarle 
poi  a  chi  le  spediva,  col  medesimo 
ordine  con  cui  le  avea  ricevute. 
Prestava  il  giuramento  nelle  mani 
del  Ginceliiere  di  esercitare  fedel- 
mente l'uffizio,  si  quando  entrava 
in  possesso ,  e  sì  ogni  anno  succes- 
sivo. Dipoi,  cessato  l'esercizio,  si  con- 
ferì il  posto  ad  un  nobile  ;  ed  ora 
ne  funge  la  carica  il  custode  della 
Cancelleria,  di  cui  si  parlò  al  ter- 
mine del  §  I. 

OstiariOj  o  Portinaro  della 
Cancelleria. 

Apparteneva  a  lui  regolare  l'in- 
gresso al  parco  degli  abbrevia  tori , 
facendo  passare  regolarmente  solo 
quelli,  che  vi  si  recavano  per  affari. 
Usava  veste  lunga  violacea,  con  ma- 
niche pendenti  dalle  spalle,  come 
un  mantellone;  ma  1'  esercizio  di 
lui  terminò  col  declinar  del  secolo 
XVII. 

Uditore^  Correttore^  e  Procuratore 
delle  Contraddette,  e  suo  tribunale 
nella  Cancelleria,  ora  non  più 
esistente. 

Esisteva  pure  nella  Cancelleria 
Apostolica  il  tribunale,  dettò  delle 
Contraddette,  perchè  decideva  le 
contraddizioni.  Il  prelato  uditore 
n'era  il  giudice  ordinario,  che  de- 
cideva le  contraddizioni,  il  correttore 
ne  correggeva  le  bolle,  e  due  let- 
tori, chiamati  dell'  udienza  delle 
contraddette,  venivano  scelti  dagli 
scrittori  apostolici.  De'  suoi  notari  si 
dirà  qui  appresso.  Dall'  antichità 
tleir  u<litore  delle  Contraddette  si 
giudicherà  di  quella  del  tribunale. 


Can 

Abbiamo  pertanto,  che  Sinibaldo 
Fieschi  l'u  latto  da  Innocenzo  HI 
uditore  delle  contraddette,  da  Ono- 
rio IH  vice-cancelliere,  da  Gregorio 
IX,  nel  1227,  Cardinale,  e  poi,  nel 
1243,  fu  creato  Sommo  Pontefice 
col  nome  d' Innocenzo  IV.  Questi 
dipoi  nominò  uditore  delle  contrad- 
dette Goffredo  da  Trani,  e  quindi, 
nel  1244»  lo  fece  Cardinale.  Aime- 
rico  di  Chatelus,  uditore  delle  con- 
traddette, nel  1342,  fu  in  Avigno- 
ne innalzato  alla  porpora  dal  suo 
parente  Clemente  VI.  Elia  di  s.  Yrier, 
uditore  delle  contraddette,  da  Inno- 
cenzo VI  in  Avignone  fu  fatto  Car- 
dinale nel  i356.  E  senza  nominar- 
ne altri ,  Pietro  di  Sortenac ,  udi- 
tore di  Rota,  o  delle  contraddette, 
fu  fatto  Cardinale  da  Gregorio  XI, 
nel   1375,  in  Avignone. 

In  questo  tribunale,  che  avea  i 
suoi  procuratori,  e  difensori  delle 
cause,  concorrevano  tutti  gli  affari, 
che  si  doveano  pubblicare,  o  di 
rassegne,  o  di  lettere  di  giustizia, 
o  di  mera  grazia ,  nelle  quali  sole- 
vansi  destinai'e  i  giudici,  o  gli  ese- 
cutori, colla  clausola:  vocatis  vocan- 
dis.  In  questo  tribunale,  detto  pure 
auditorio,  si  leggevano  le  citazioni, 
che  s' intimavano  per  pubblico  edit- 
to. Esse  si  affiggevano  alle  porte 
della  basilica  vaticana,  e  se  il  citato 
non  compariva,  veniva  giudicato  reo, 
ed  inoltre  l'uditorio  godeva  la  facoltà 
chiamata  Processum  per  audientiani 
Contradictarunij  di  citare  i  contu- 
maci in  giudizio.  Da  questo  tribu- 
nale si  ottenevano  le  estrazioni  , 
commissioni,  conferme  di  privilegi, 
ed  altre  cose.  Si  chiamava  poi  delle 
contraddette,  perchè  nascendo  tra 
i  litiganti  controversia  circa  il  giu- 
dice, il  luogo,  o  altro,  riguardante 
la  provvisione  ottenuta  dal  Papa, 
quello  che  -voleva  opporsi,    e   con- 


CAN 
traddire  alle  spedizioni  apostoliche, 
ivi  si  ascoltava.  Per  tal  fine  in  que- 
sto tribunale  v'erano  l'uditore,  cor- 
rettore, e  procuratore,  tre  individui 
che  anticamente  formarono  tre  col- 
legi distinti,  e  poi  si  riunirono  in  uno. 
Ora  il  sostituto  delle  contraddette, 
di  cui  si  parlò  al  §  I,  ha  riunito 
tutte  le  attribuzioni  de'  summen- 
tovati  uffizii.  V,  il  Vestrio,  e  il 
Bovio. 

Notavo  delle  Contraddette. 

Il  notaro  delle  udienze  delle  con- 
traddette do\ea  assistere  alle  udienze 
dell'  uditore  di  esse  per  leggere  ad 
alta  voce  le  bolle,  nelle  quaU  v'era 
la  clausola,  vocatis  qui  fuerant  vo- 
candij  acciocché  chi  voleva  opporsi 
potesse  farlo.  Dipoi  rimase  di  tal 
atto  la  consuetudine,  di  porre  nelle 
bolle  con  dette  clausole,  da  un  uf- 
lìziale  del  parco  maggiore,  le  paro- 
le, leda  in  audientia  contradicta" 
rum  prò  domino  auditore  N.  N., 
cioè  il  nome  dell' abbreviatore;  dap- 
poiché in  luogo  dell'  uditore  delle 
contraddette  successero  gli  uditori 
di  rota,  o  altro  giudice  deputato 
dal  Papa  per  riconoscere  le  cause. 
11  notarato  fu  prima  conferito  ad 
un  solo  ;  il  Cardinal  Barberini  lo 
divise  in  due,  e  il  Cardinal  Otto- 
boni  lo  riunì  nuovamente  in  uno. 

Nolari  di  Rota. 

Essendo  dodici  gli  uditori  di  Rota, 
altrettanti  erano  i  notari ,  avendo 
ognuno  il  proprio.  Ma  in  seguito 
questi  furono  da  Alessandro  YU 
ridotti  a  quattro,  dovendo  uno  ser- 
vire tre  uditori.  Formano  tuttavia 
collegio,  con  privilegi  Pontificii,  dei 
quali  tratta  il  Vestrio,  in  praxi 
lib.  II. 


CAN 


% 


Notaro  della  Cancelleria  Apostolica. 

Doveva  intervenire  in  questa  quan- 
do si  apriva  il  tribunale  pei  rogiti 
occorrenti,  per  distribuire  le  suppli- 
che, che  si  portavano  dalla  dateria  agli 
abbreviatori ,  e  commettendo  il  reg- 
gente le  cause  agli  uditori  di  rota, 
incombevano  a  lui  le  distribuzioni, 
dandone  nota  al  capo  cursore,  ac- 
ciò ne  facesse  riparto  ai  sollecitatori. 

Notaro  de'  Consensi. 

Quest' uffiziale  di  cancelleria  rice- 
veva il  consenso  di  quelli ,  che  vo- 
levano rassegnare ,  e  cedere  bene- 
ficii  ecclesiastici,  a  favore  di  altri, 
previo  l'apostolico  beneplacito.  Era 
custode  altresì  de' sigilli  sì  di  mag- 
giore, che  di  minor  grazia  del 
vice-cancelliere,  con  cui  si  segna- 
no i  processi  di  quelli ,  che  si  de- 
vono ammettere  in  Cancelleria  qua- 
li ufìlziali .  Si  deve  qui  aggiun- 
gere, ch'eravi  pure  un  giudice  detto 
delle  confidenze,  carica  venale,  pre- 
latizia, con  uso  di  rocchetto,  fiocco 
ed  ornamento  di  seta  di  colore  ver- 
de al  cappello,  e  posto  nelle  cappelle 
Papali.  A  lui  toccava  decidere  se 
nelle  permute  e  rassegne  vi  avesse- 
ro alcuna  parte  le  confidenze,  o 
sieno  simonie.  Questo  giudice  chia- 
mossi  ancora  Giudice  delle  contrad- 
dette ^  o  Simonie:  venne  in  seguito 
esercitato  da  un  uditore  di  Rota, 
tid  allorché  fu  soppresso,  l' uditore 
della  Camera  riunì  la  di  lui  giu- 
risdizione. 

Notaro  delle  Consuete. 

Anticamente  consisteva  l'uffizio  di 
lui  in  ciò  che,  morendo  alcuno  provvi- 
sto di  benefizio  ecclesiastico,  il  quale 


190  CÀI« 

stesse  al  servigio  d'un  Cardinale, 
questi  non  fosse  pregiudicato  nel 
jus  di  dare  1*  assenso  al  conferimen- 
to del  beneOzio  ad  altri,  di  avver- 
tirlo di  ciò,  e  di  conseguirne  il 
consenso. 

Cassiere. 

A  lui  appartiene  l'uffizio  di  con- 
servare il  danaro,  cui  esige  dalle 
spedizioni  delle  lettere  apostoliche, 
che  si  fenno  in  cancelleria.  Perciò 
a  lui  si  consegnano  tutte  le  let- 
tere, e,  ricevuto  l'emolumento,  le 
rilascia  a  chi  ne  ha  procurato  la 
spedizione. 

V.  Riganti,  De  Reg.  Cancel- 
lariaej  Danielli,  Instit.  Can.  tit.  de 
Collat.y  e  Ciampini,  De  Sanctce  Ro- 
mance Ecclesice  Ficecancellario,  il- 
liitsque  munere,auctorìtate,  et  potè- 
state,  deque  qfficialìbus  cancellarìce 
apostolicce,  aliisque  ab  eodem  de- 
pendentibusj  etc.  Romae   1697. 

§  IV.  Palazzo  della  Cancelleria 
Apostolica,  con  alcune  notizie 
cronologiche. 

La  sontuosità  e  celebrità  di  que- 
sto palazzo  eretto  sulle  rovine  del 
femoso  teatro  di  Pompeo,  ed  edifi- 
cato con  diversi  ruderi  illustri  _,  la 
residenza  che  fa  in  esso  il  Cardinal 
\ice-cancelliere  di  Santa  Romana 
Chiesa,  il  suo  tribunale,  i  suoi  uffizii, 
e  principali  ministri,  esigono  che  si 
dica  qualche  cosa  di  ciò,  che  v'  ha 
di  più  essenziale  in  esso.  Il  tribu- 
nale, raccolto  in  questo  palazzo,  è 
aperto  il  martedì,  e  venerdì,  e  se 
alcuno  di  essi  è  feriale,  si  fa  nel 
dì  precedente.  Si  sbingano  da  que- 
sto tribunale,  come  si  disse,  le  ma- 
terie riguardanti  la  disciplina  eccle- 
siastica, si  emanano  le  bolle  per  le 


CAN 

dispense,  per  le  istituzioni  dei  vesco- 
vi, e  benefìzii ,  dopo  che   le  istanze 
hanno  riportato  il  rescritto,  e  la  da- 
ta nella  dateria  ec.  Finalmente  nel- 
la grand'aula  di  questo    palazzo  gli 
uditori  di  Rota,  e  gli  avvocati  con- 
cistoriali sogliono  tenere    le  dispute 
sulle  pubbliche  tesi  in  diritto  civile 
e  canonico,  innanzi    d'essere  instal- 
lati   nelle    loro    rappresentanze .    E 
probabile,  che  anticamente   il  Can- 
celliere,   anche    come   bibliotecario, 
dimorasse  nel  patriarchio  lateranen- 
se,  ove  eranvi  l'archivio  e  la  biblio- 
teca della  Santa  Sede.  Abbiamo  già 
detto,    che  s.  Leone  IX,   eletto  nel 
1049,  ^^^  ^^^  bolla  conferì  ad  Er- 
manno,   ed  a' successivi   arcivescovi 
di    Colonia,    l'oflicio    di    Cancellieri 
della  S.  R.  C.  Qui  però  aggiungia- 
mo, che  gli  assegnò  inoltre  il  palaz- 
zo posto  vicino  a  s.  Giovanni  a  Por- 
ta Latina,  dicendosi  :  »   Conferimus 
«  quoque  tibi  per  hanc  praeceptio- 
«  nis    nostrae    paginam    s.    Apost. 
»  Eccl.  Cancellaturam,  et  ecclesiani 
«  s.  Joannis  ante  Poi-tam  Latinam, 
«   ut    te    Petrus   Cancellarium    ha- 
«  beat,  Joannes  hospitium  proebeat  '\ 
V.    t.  V.  Bull.   Rom.    p.  38 1.  Ed 
il  Piazza,  parlando,  nella   sua   Gè- 
rarchia,  del  titolo   di    s.   Gio.  ante 
Portam  Latinam,  e  rilevando  la  sua 
nobiltà,  soggiunge,  che    avendo  san 
Leone    IX  creato   Ermanno  di  Co- 
lonia ,  ed  i  successori    di  lui ,  Can- 
cellieri della  Romana  Chiesa ,  asse- 
gnò loro  per  resideiiza,  e  per  tito- 
lo tal  chiesa,  quando  fossero  venu- 
ti   in  Roma,  come  pure  riporta  nel- 
la sua  storia  Witberto,  e  nella  vi- 
ta del  s.  Pontefice,  scrittore    esatto 
e    contemporaneo.    Il    Crescimbeni, 
Vi^  Istoria  delle  chiese  di    s,   Gio. 
a  Porta  latina,  trattando   di   que- 
sto ai'gomento,  dice    che    il  palazzo 
o  canonica  contigua,  fu  concesso  ad 


GAN 
Ermanno,  Artmaiino,  o  Erimanno, 
cancelliere  o  arcicancelliere  della 
Santa  Romana  Chiesa,  e  suoi  suc- 
cessori, quando  fossero  venuti  in 
Roma,  considerandosi  tal  qualifica 
di  semplice  onorificenza.  Non  è  a  ta- 
cersi poi,  che  il  Cancellieri  ne'  suoi 
Possessi  pag.  5o5,  aggiunge,  che  il 
Cancelliere  avca  un  bel  palazzo  sulla 
piazza  lateranense. 

Non  potendosi  quindi  asserire  di 
certo  ove  risiedesse  anticamente  la 
Cancelleria  Apostolica,  sembra  pro- 
babile, che  lo  fosse  nel  palazzo  abi- 
tato dal  suo  capo  prò  tempore,  vi- 
ce-cancelliere di  santa  Chiesa.  Trat- 
tando il  Ratti  Della  famiglia  Sfor- 
za,  tom.  I ,  pag.  84  e  seg.  ,  par- 
la anche  del  palazzo  di  tal  fa- 
miglia ,  già  chiamato  della  Cancel- 
leria vecchia^  o  Cesarinij  raccon- 
ta che  j^u'ima  di  fissarsi  il  tribunale 
nell'attual  palazzo,  ivi  sotto  diversi 
vice-cancellieri  risiedesse.  In  fatti  si 
sa,  che  il  palazzo  Cesarini  fu  fab- 
bricato dal  Cardinal  Pioderico  Len- 
zoli  Borgia,  nipote  di  Calisto  III,  ed 
in  quel  tempo  fu  reputato  uno  dei 
più  magnifici  d'Italia.  Il  Cardinal 
Borgia  lo  abitò  essendo  vice-cancel- 
liere sino  dal  i457,  e  per  molti 
anni,  sinché  agli  1 1  agosto  1 49^  > 
fu  eletto  Papa  col  nome  di  Ales- 
sandro VI.  Conferì  poscia  la  carica 
di  vice-cancelliere  al  suo  amico  Car- 
dinal Ascanio  Sfoiza,  insieme  al  det- 
to palazzo,  ond'egli  vi  passò  subito 
tenendovi  la  Cancelleria,  come  avea 
fatto  il  Borgia  nel  lungo  esercizio 
della  medesima  carica,  e  restò  al 
Cardinale  sino  alla  morte  avvenuta 
nel  i5o5.  GU  successe  nel  vice -can- 
cellierato il  Cardinal  Galeotto  della 
Rovere,  e  Giulio  II  suo  zio,  che  glie- 
lo aveva  conferito,  gli  diede  pure  il 
palazzo  per  tenervi  la  Cancelleria. 
Nel   i5o8  morì  Galeotto,  e  Giulio 


CAN  19 1 

II,  creando  Cardinale  Sisto  Gai'a 
della  Rovere ,  altro  suo  nipote ,  gli 
conferì  tutte  le  dignità,  beneficii,  e 
rendite  del  defunto,  ac  etiam  vice* 
canee llariatum  et  donnim.  Dopo  il 
Cardinal  Sisto ,  morto  ai  8  marzo 
i5i7,  fu  promosso  a  quella  carica 
àA  Leone  X  il  cugino  di  lui,  Cardi- 
nal Giulio  de  Medici,  che  poi  diven- 
ne Papa  Clemente  VII.  Sembra,  che 
anche  a  lui  fosse  dato  l'uso  del  pa- 
lazzo Bolgia,  che  da  più  di  mezzo  se- 
colo avea  servito  per  la  Cancelleria 
Apostolica,  giacché  si  sa,  che  non  po- 
tendosi prendere  dal  medesimo  il  pos- 
sesso nel  suo  nuovo  ufficio  nell'  in- 
dicato palazzo ,  per  non  essersi  an- 
cora celebrate  le  esequie  dell'  ante- 
cessore, il  Papa  ordinò,  che  si  pre- 
parasse per  tal  funzione  il  palazzo 
Medici  a  piazza  Navona,  finché  fos- 
sero fatti  i  funerali  ;  chiaramente 
indicando  con  ciò ,  che  dopo  quel 
tempo  voleva,  che  la  Cancelleria  se- 
guitasse a  tenersi  nel  palazzo  Bor- 
gia. Ignorasi,  se  poi  fosse  dal  Car- 
dinal de  Medici  abitato,  perocché  ve- 
nendo poco  dopo  confiscati  i  beni 
al  Cardinal  Raffaele  Riarìo ,  come 
complice  della  congiura  contro  Leo- 
ne X,  il  palazzo  di  lui,  di  cui  an- 
diamo a  parlare,,  presso  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  allora  fu  assegnato  per 
abitazione  perpetua  di  tutti  i  Car- 
dinali vice-cancellieri,  prò  tempore ^ 
concedendone  il  solo  uso ,  sua  vita 
durante  al  Cardinal  Riario,  dopo  la 
di  lui  reintegrazione.  Un  tal  avveni- 
mento avrà  fatto  sospendere  al  Me- 
dici di  trasportare  la  Cancelleria  al 
palazzo  Borgia,  che  quattro  anni  do- 
po passò  stabilmente  nel  palazzo 
Riario,  e  d'allora  in  poi  due  palaz- 
zi in  Roma  portarono  il  nome  di 
Cancellerìa,  il  Riario  che  lo  con- 
serva ancora,  e  il  Borgia,  al  quale 
restò  quello  di  Cancelleria  vecchia^ 


192  CAN 

e  che  passò  in  proprietà  degli  Sfor- 
za Cesarini,  i  quali  lo  fecero  restau- 
rare nello  scorso  secolo  da  Pas- 
salacqua  di  Messina.  Intorno  a  tale 
palazzo  sono  a  vedersi  il  citato  Rat- 
ti ed  il  Cancellieri,  Notizie  del  pa- 
lazzo della  Cancelleria  vecchia  pres- 
so  s.  Lucia  della  Chiavica,  eretto 
dal  Cardinal  Roderico  Lenzoli  Bor- 
gia y  ora  in  dominio  della  casa 
Sforza  Cesarini,  inserite  nel  fasci- 
colo XV  delle  Effemeridi  Romane 
iti  dicembre   182 1,  p.  896. 

L'attuale  palazzo  della  Cancelle- 
rìa ebbe  la  seguente  origine.  Il  ce- 
lebre Cardinal  Scarampo  Mezzarota 
padovano,  il  quale,  come  si  accen- 
nò, e  si  legge  ancora  nelle  Effeme- 
ridi Romane  del  1822  p.  i58,  e 
nel  fascicolo  di  luglio  p.  29,  ebbe 
la  carica  di  vic^-cancelliere,  nel  1 44^» 
ci'eato  appena  Cardinale  da  Euge- 
nio IV  col  titolo  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso,  edificò  presso  questa  chie- 
sa un  palazzo.  Quindi  il  Cardinal 
Raffaele  Sansoni  Riario,  del  titolo 
di  s.  Giorgio,  e  poi  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  nipote  di  Sisto  IV,  che, 
come  dice  Novaes,  Io  decorò  del 
posto  di  vice-cancelliere  e  poi  di 
Camerlengo,  in  morte  del  Cardinal 
Gonzaga ,  nel  1 4?  7  ?  passò  ad  abi- 
tarlo, e  poscia  con  disegno  di  Bra- 
mante Lazzari,  verso  il  i486,  inco- 
minciò a  rifabbricarlo  neirodierna 
forma  mediante  la  vincita  di  sessan- 
tamila scudi  al  giuoco,  fatta  a  Fran- 
ceschetto  Cibo,  nipote  d' Innocenzo 
Vili,  e  coi  travertini  degli  archi, 
che  erano  caduti  al  Colosseo  dalla 
parte  del  monte  Celio,  non  che  con 
queUi  dell'arco  trionfale  di  Gordia- 
no sull'Esquilino ,  e  coi  travertini 
d' un'antica  fabbrica  della  villa  Cer- 
retta.  Vuoisi  ultimato  nel  i49^)  ^^^ 
Pontificato  di  Alessandro  VI,  come 
si  legge  nell'iscrizione,  che  fece  col- 


CAN 
locare  nella  fiscia  sotto  la  loggia  . 
Dall'angolo  della  via  del  Pellegrino, 
e  dall'antica  diaconia  del  Porporato, 
tal  palazzo  fu  chiamato  anche  di  s. 
Giorgio.  Narra  poi  l'Amidenio,  che 
Lorenzo  Galli  banchiere  romano,  e 
tesoriere  di  Giulio  li,  imprestò  cen- 
to ventimila  scudi  per  fabbricare  il 
palazzo  della  Cancelleria,  e  per  un 
anno  non  volle  riceverne  il  censo. 
La  sua  facciata  maestosa  fu  nobi- 
litata da  corrispondente  cornicione; 
ed  il  gran  cortile  di  forma  quadra, 
ha  due  sovrapposti  ordini  di  porti- 
ci sostenuti  da  quarantaquattro  co- 
lonne di  granito  rosso,  forse  prove- 
nienti dalle  cenìto  colonne  del  teatro 
di  Pompeo.  Oltre  a  magnifici  ap- 
partamenti, ha   pure  vm  giardino. 

Questo  luogo  pertanto  divenuto 
sotto  lo  Scarampo  e  sotto  Riario , 
residenza  del  camerlengato,  fu  po- 
scia decorato  con  belle  statue  di 
marmo ,  che  descrive  l' Aldovrandi , 
Antichità  di  Roma,  Venezia  i556, 
p.  170;  ma  in  pena  della  compli- 
cità del  Riario,  nella  congiura  del 
Cardinal  Petrucci ,  Leone  X ,  me- 
diante il  breve  In  sacra  Petri  sede, 
nel  settembre  del  i520,  glielo  fece 
confiscare,  e  solo  permise,  che  lo 
abitasse  fino  alla  morte,  dichiaran- 
dolo per  r  avvenire,  secondo  il  Bo- 
vio ,  residenza  del  Cardinal  camer- 
lengo di  s.  Chiesa.  E  perchè  si  co- 
noscesse, che  il  palazzo  era  divenuto 
Pontificio,  e  non  più  de'  Riari,  sulla 
porta  principale,  Leone  X  collocò  il 
suo  stemma  de'  Medici,  sovrastato 
dal  triregno  e  dalle  chiavi.  Ma  da 
quanto  superiormente  abbiamo  af- 
fermato, sembra  che  il  Bovio  erri, 
perchè  il  palazzo  Riario  venne  asse- 
gnato da  Leone  X  per  la  Cancelle- 
ria, meno  che  in  tempi  anteriori  non 
lo  avesse  precariamente  disposto  pei 
camerlenghi,    trovandosi  allora  fin- 


CAN 

felice  Porporato  rivestito  eli  tal  qua- 
lifica. Infatti ,  appena  eletto  Papa 
Clemente  VII,  nel  iSoiS,  diede  la 
sua  carica  di  vicecancelliere  al  Car- 
dinal Ponn^eo  Colonna,  col  titolo  di 
s.  Lorenzo  in  Damaso ,  che  l'andò 
ad  al)itarc,  come  vedremo  dal  se- 
guente racconto,  essendo  morto,  fi- 
no dal  i52o,  il  Riario;  e  poi  per 
morte  di  Colonna,  nel  i52g,  la  con- 
ferì ad  Ippolito  de  Medici ,  perpe- 
tuando ne'  vice-cancellieri  il  palazzo 
e  la  contigua  basilica,  come  più  di- 
slesamente si  è  detto. 

Mentre  adunque  il  Cardinal  Co- 
lonna risiedeva  al  palazzo  della  Can- 
celleria, dimentico  de'  beneficii  rice- 
vuti dal  Papa,  quando  Carlo  V  gli 
dichiarò  la  guerra ,  segui  le  parti 
imperiali  ;  e  solo  pianse  allorché  pre- 
sa Roma,  a'  6  maggio  i5in  ,  vide 
le  stragi  ed  il  saccheggiamento  dei 
feroci  soldati.  Conoscendo  i  romani 
l'autorità  ed  il  credito,  che  il  Cardi- 
nale avea  sui  nemici,  fecero  a  gara 
di  portare  nel  palazzo,  e  nella  chie- 
sa i  loro  effetti  preziosi,  per  porli 
al  sicuro  dall'  inaudita  ingordigia  di 
quell'esercito;  ma  ciò  anzi  provocò 
la  loro  cupidigia,  che,  entrali  nel  pa- 
lazzo e  nella  basilica,  tutto  deruba- 
rono, insieme  agli  arredi  sacri  e  alle 
reliquie,  incendiandone  l'archivio;  in- 
di imposero  gravissime  tasse  ai  varii 
vescovi,  prelati  e  personaggi  rifug- 
giti nel  palazzo.  Tuttavolta  abbia- 
mo dal  Valesio,  che  nel  terzo  gior- 
no del  sacco  di  Roma,  Ascanio  Co- 
lonna, ed  il  Cardinal  Pompeo  ritor- 
nati in  Roma,  co'  loro  vassalli  e  sol- 
dati, recaronsi  alla  Cancelleria,  e 
quivi  poterono  salvare  molte  donne 
e  cittadini,  e  agevolarono  la  fuga 
degli  ostaggi  presi  dai  nemici.  Fra 
essi  eravi  Giovanni  Ciocchi  del  Mon- 
te, governatore  di  Roma,  poi,  nel  1 55o, 
Papa  Giulio  III ,   con   Rartolini  ar- 

VCL.    VH. 


CAN  193 

civcscovo  di  Pisa,  Pucci  vescovo  di 
Pistoia,  e  Giberti  vescovo  di  Verona, 
i  quali  arrestali  dai  nemici,  che  poi 
li  voleano  impiccare  a  Campo  di 
Fiore,  se  non  pagavano  le  somme 
richieste,  furono  posti  in  questo  pa- 
lazzo. Mosso  Pompeo  a  compassio- 
ne, imbandì  a'  nemici  una  lauta 
cena,  con  vini  esquisiti,  onde  vinti 
dal  sonno,  gli  ostaggi  poterono  eva- 
dere coir  aiuto  delle  corde  per  la 
cappa  del  camminò,  e  coi  cavalli 
preparati  da  Gio.  Montebuona,  ca- 
meriere del  porporato,  si  posero  in 
salvo  nella  notte  di  s.  Andrea.  A 
memoria  pertanto  di  tal  liberazio- 
ne, Giovanni  del  Monte  divenuto 
Pontefice,  per  essere  anche  nel  me- 
desimo giorno  entrato  nel  conclave, 
in  cui  fu  esaltato  al  triregno,  con 
disegno  del  Vignola  edificò  a  s.  An- 
drea una  chiesa  presso  la  sua  villa, 
fuori  di  Porta  Flaminia  :  grazioso 
tempietto  di  forma  quadra  all'ester- 
no, sopra  cui  sorge  una  cupola 
bassa  come  quella  del  Pantheon  ,  e 
rivestito  il  tutto  di  peperino.  Quindi 
in  tutti  gli  anni  del  suo  Pontificato, 
nello  stesso  giorno  di  s.  Andrea,  Giulio 
III  celebrò  solenne  cappella  nel  pa- 
lazzo apostolico,  e  fece  fare  una  pro- 
cessione di  tutte  le  confraternite  di 
Roma,  da  s.  Lorenzo  in  Damaso  a 
s.  Pietro,  e  corse  di  pallii  dalla  piaz- 
za del  popolo ,  o  da  Ripetta  fino 
alla  detta  chiesa  di  s.  Andrea. 

Il  palazzo  della  Cancelleria  fu  in 
seguito  nobilitato  colle  pitture  dal 
Vasari,  fattevi  eseguire  in  cento  gior- 
ni dal  Cardinal  Farnese  vice-can- 
celliere, e  da  quelle  di  Checchino 
Salviati,  e  di  altri.  Con  disegno  del 
Fontana  il  Cardinal  Peretti  vice- 
cancelliere ne  ingrandì  il  portone  e 
la  ringhiera,  e  fece  mettere  ad  oro 
il  soffitto  del  salone.  Coli' opera  del 
celebre  Bernini,  Iimoccnzo  XI  ripa- 
i3 


194  CAN 

rò  le  parti,  che  minacciavano  rovi- 
na :  operazione,  che  accelerò  la  morte 
a  t|ncir  architetto. 

Mentre  era  vice-cancelliere  il  Car- 
dinal Barberini,  Carlo  Albani  come 
suo  maestro  di  camera  godeva  in 
questo  palazzo  un  appaitamento,  ed 
avendo  egli  fatto  venire  da  Urbino 
ad  abitarlo  Gianfrancesco  suo  figlio, 
nella  prima  notte  che  vi  giunse , 
uno  sciame  d'api  si  attaccò  alla  fi- 
nestra ove  dormiva;  ciò  che  fu  pre- 
so per  avvenimento  singolare  in 
una  gran  città,  e  come  fausto  pre- 
sagio, che  poi  si  verificò  nel  1700, 
quando  Gianfrancesco  divenne  Papa 
Clemente  XI  ;  il  perchè  una  delle 
primarie  sue  funzioni  fu  quella  di 
celebrare  la  messa  agli  1 1  dicembre 
nella  contigua  basilica ,  di  cui  era 
stato  canonico,  e  poi  far  adornare 
la  grand'  aula  della  Cancelleria,  co- 
me si  legge  dall'  iscrizione  postavi 
nel  1 7 1 8,  con  varii  cartoni  origi- 
nali del  bolognese  Franceschini,  ese- 
guiti in  mosaico  nella  cupola  e  tam- 
buro della  basilica  di  s.  Pietro,  e 
con  un  fregio  esprimente  in  molte 
cartelle  le  fabbriche  da  esso  fatte 
restaurale. 

Delle  accademie ,  cantate  e  altre 
liete  dimostrazioni  eseguite  nel  pa- 
lazzo della  Cancelleria,  tratta  il  Can- 
cellieri nelle  sue  opere,  come  nel 
Mercato,  neWe  Memorie  danesi,  nel 
Colombo,  ec.  La  prima  menzione 
delle  conclusioni  degli  uditori  di  Ro- 
ta, nella  detta  grand'  aula,  si  trova 
nel  numero  62 1  del  Diario  di  Ro- 
ma del  1721.  Questa  fli  eseguita 
dal  prelato  perugino  Faustino  Cris- 
polti,  in  cui  trattò  De  clerico  ve- 
natore.  Contro  lui  argomentarono 
tre  suoi  colleghi,  ed  un  avvocato 
concistoriale,  assistendovi,  oltre  il  Car- 
dinal Ottoboni  vice-cancelliere,  ven- 
lotto  Cardinali  in  cappa,  molta  pre- 


CAN 
iatura,  e  la  maggior  parte  della  cu- 
ria. Conferma  tale  asserzione,  che  non 
essendo  terminali  \u-\  precedente  an- 
no 1718  gli  addobbamenti  di  tal 
sala ,  la  conclusione  di  monsignor 
Maiymont  fu  celebrata  nell'annessa 
basilica.  La  prima  conclusione  soste- 
nuta ivi  dagli  avvocati  concistoriali, 
si  trova  registrata  al  numero  890 
del  Diario  di  Roma  del  i7?a),  di- 
fesa da  monsignor  Lodovico  Valenti. 
Le  dette  conclusioni  (Vedi),  che  so- 
no di  antichissima  istituzione,  come 
si  rileva  dal  Sestini,  //  maestro  di 
camera,  stampato  nel  i634,  si  pub- 
blicano colle  stampe,  ed  autoiità  del 
vice-cancelliere ,  e  si  affiggono  sulle 
colonne  della  porta  principale  del 
palazzo,  ove  pure  sogliono  affiggersi 
le  bolle  Pontificie  ,  le  scomuniche , 
i  monitorii,  i  bandi,  i  decreti,  e  le 
intimazioni  dei  concistori  nel  giorno 
antecedente. 

Finalmente  nell'  effimera  repub- 
blica romana,  nel  1798,  il  generale 
Lallemagne  installò  il  tribunato  nella 
predetta  gran  sala,  la  cui  prima  se- 
duta ebbe  luogo  a'  21  aprile.  Dipoi 
coll'elezione  di  Pio  VII,  essendo  ter- 
minata la  repubblica,  quindi  a'  5  a- 
prile  1800,  colle  debite  formalità 
si  riapri  il  tribunale  della  Can- 
celleria apostolica ,  che  dopo  pochi 
anni  fu  chiusa  di  nuovo  nella  po- 
steriore invasione  fiancese ,  sinché 
nell'anno  1814,  sotto  gh  auspicii 
dello  stesso  Pio  VII,  riprese  le  sue 
funzioni.  Benemerito  fu  quel  Pon- 
tefice anche  della  basilica  titolare  dei 
vice-cancellieri ,  la  quale  minaccian- 
do rovina  nel  declinare  dello  scorso 
secolo,  fu  chiusa,  e  la  collegiata  sì 
trasferì  a  sant'  Andrea  della  Val- 
le, finche  restaurata  con  architettu- 
ra del  Valadier,  solennemente  ven- 
ne aperta  a'  9  agosto  1820,  dopo 
ventidue  anni  di  chiusura.    Innalza- 


CAN 

lo  dipoi,  nel  1829,  al  Pontificato 
Pio  Vili,  collocò  nel  palazzo  della 
Cancelleria  i  diversi  uffizii  della  s. 
congregazione  Cardinalizia  del  buon 
governo  (Vedi),  e  vi  diede  abita- 
zione tanto  al  Cardinal  prefetto,  che 
al  prelato  segretario  di  essa;  dispo- 
sizioni, che  in  parte  vennero  modi- 
ficate dal  regnante  Pontefice. 

CANCELLIERI.  Cosi  chiamansi 
coloro,  che  hanno  la  cura  di  scri- 
vere e  registrare  gli  atti  pubblici 
de'  magistrati.  Questi  sono  gli  uf- 
fìziali  incaricati  delle  spedizioni,  le 
quaii  si  fanno  in  un  dicastero,  e 
della  custodia  eziandio  de'  registri , 
e  documenti,  che  vi  sono  in  depo- 
sito. Sono  ritenuti  pure  per  Cancel- 
lieri qiielli,  che  scrivono,  o  dettano 
lettere  di  principi,  di  signori,  e  di 
signorie  ec,  che  oggi  diconsi  se^^re- 
tariì.  Che  da'  cancelli ,  e  da  can- 
celleria prendessero  il  nome  i  can- 
cellieri, lo  dicemmo  nel  trattare  del- 
la Cancelleria  della  S.  Romana 
Chiesa  j  e  che  lo  stesso  tribunale 
fosse  detto  Cancelleria,  Io  scrisse  Ter- 
tulliano :  'j  nulla  praetoria  observo, 
»  cancellos  non  adoro,  subsellia  non 
•5  contundo,  jura  non  conturbo,  cau- 
>'  sas  non  elatro,  non  judico  ".  Du- 
cange  dicCj  che  la  parola  Cancellie- 
re proviene  dai  parapetti  a  griglia, 
chiamati  cancelli,  che  circondavano 
i  tetti  della  Palestina,  i  quali  erano 
piani,  e  fatti  in  forma  di  terrazza  : 
quelli,  che  ascendevano  su  que'  bal- 
coni per  arringare,  si  chiamavano 
Cancellarii.  Da  principio  si  applicò 
il  vocabolo  a  quelli ,  che  nel  foro 
trattavano  le  cause,  e  si  chiamava- 
no Cancellarii  forensi,  poi  a  quelli, 
che  pei  primi  vi  prendevano  luogo, 
e  quindi  a  coloro,  che  quai  segre- 
tarii  dei  princìpi,  aveano  in  custo- 
dia il  sigillo.  Sotto  gì'  imperatori 
ci'istiani  chi  esercitava  tale  incarico, 


CAN  195 

dai  romani  si  appellava  Quacstor 
sacri  palata,  ed  era  riguardato  co- 
me l'organo,  e  il  depositario  delle 
leggi  e  della  giustizia ,  come  il  te- 
soro del  diritto  pubblico,  l'immagi- 
ne del  principe,  l'arbitro  delle  gra- 
zie richieste,  il  legislatore,  e  il  giu- 
risprudente  dello  stato.  Gran-Can- 
celliere è  titolo  d'una  gran  carica , 
die  si  dà  in  diversi  paesi.  Il  Can- 
celliere della  S.  R.  Chiesa  nel  se- 
colo XIII  prese  il  nome  di  vice- 
cancelliere ,  ed  il  Macri  dice ,  che 
nella  rehgione  gerosolimitana  si  tro- 
va similmente  la  carica  di  vice-can- 
celliere, poiché  conferendosi  il  tito- 
lo di  gran-cancelliere  al  capo  della 
lingua  di  Castiglia  e  Portogallo,  l'of- 
ficio veniva  esercitato  da  un  altro 
religioso  de'  più  dotti  chiamato  vice 
cancelliere.  Finalmente  non  si  deve 
confondere  il  nome  di  Cancelliere , 
proprio  de'  grandi  uffiziali  della  co- 
rona e  dello  stato,  con  quello  dato 
a  chi  avea  la  custodia  de'  cancelli, 
o  della  sbarra  innanzi  ai  tribunali, 
ovvero  col  Cancelliere  capo  di  uf- 
ficio subalterno  ec.  Non  sempre  tutti 
godevano  di  eguale  riputazione.  Nel 
collegio  poi  degli  elettori  del  sagro 
romano  impero,  tre  elettori  aveva- 
no il  titolo  di  Cancellieri;  cioè  l'ar- 
civescovo di  Magonza  per  la  Ger- 
mania, l'arcivescovo  di  Treviri  per 
la  Francia,  e  l'arcivescovo  di  Colo- 
nia per  l'Italia. 

Cancellieri  di   ClLse. 

Questo  titolo,  conservato  in  diver- 
se chiese,  trae  la  sua  origine  dagli 
archivisti,  bibliotecarii,  e  notari  di 
esse;  il  cancelliere  d'  una  cattedrale 
era  il  capo  de'  notari ,  e  scrivani 
della  stessa  chiesa.  Ora  il  cancellie- 
re delle  cattedrali  e  collegiate  per 
lo  pili  è  un  membro  del    capitolo, 


h 


196  GAN 

tiene  registro  degli  atti  capitolari,  e 
Teglia  sulla  confezione  de'  processi , 
islrumenti,ec.,  e  che  sicno  depositati 
nell'ai-cliivio.  Altie  volte  custodiva  il 
sigillo  del  vescovo,  e  della  chiesa,  di 
cui  talvolta  era  dignitario.  In  alcu- 
ne cliicsc  venne  cambiato  il  no- 
me dei  cancellieri  insieme  alle  at- 
tribuzioni ,  chiamandosi  Scolastici., 
Maestri  del  corOj  e  Direttori  di 
scuole^  con  giurisdizione  sulle  piccole 
scuole  della  città.  Il  concilio  turo- 
ncnse  nel  XVI  secolo  incaricò  i  Can- 
cellieri delle  cattedrali  d' istruire  nei 
divini  ufficii  quelli ,  che  dovevano 
leggere  e  cantare,  dicendosi  anche 
per  ciò  Maestri  del  coro.  Abbiamo 
poi  dal  Tom  masi  ni,  de  vct.  et  nov. 
cccl.  discip.j  che  i  sindachi,  i  con- 
siglieri ecclesiastici,  i  notari,  gli  ar- 
chivisti ed  i  bibliotecari  i,  erano  tutti 
di  quegli  ufììcii ,  che  hanno  molto 
rapporto  fra  loro,  ed  hanno  quasi 
una  stessa  origine,  che  il  cancelliere 
di  Francia  era  altie  volte  un  eccle- 
siastico, e  che  v'erano  diversi  can- 
cellieri inferiori ,  come  sostituti  del 
primo,  il  quale  chiamossi  Gran-can- 
celliere,  e  Arci-cancelliere.  Egli  si 
occupava  delle  regie  ordinanze j  e 
delle  risoluzioni  delle  generali  assem- 
blee del  regno,  facendone  parteci- 
pazione a'  vescovi ,  agli  abbati ,  ai 
conti,  ed  al  popolo  nelle  pubbliche 
adunanze. 

Cancellieri  dei  Vescovi. 

Dalla  più  remota  antichità  si  ha, 
che  i  vescovi  sempre  ebbero  persone 
applicate  a  scrivere  le  loro  ordina- 
zioni ,  appellati  Cancellieri.  Fra  le 
provvidenze  prese  nel  concilio  gene- 
rale XII  lateranense,  celebrato  nel 
12 15  da  Innocenzo  III,  se  ne  ema- 
narono anche  sulle  cancellerie  dei 
vescovi,  e  sui  ministri,    ciò  che  pur 


CAN 
fecero  parecchi  concilii,  mentre  in 
quello  di  Roano,  tenuto  nel  iTHi, 
come  si  Ila  dal  Labk^  tomo  XV, 
venne  prescritto  a'  vescovi  di  stabi- 
lire i  Cancellieri  de'  tribunali  ccclo- 
siastici,  Avtuariosj  vcl  G r affario s , 
composto  dai  chierici,  o  notari  celi- 
bi ,  e  pratici  nella  scritturazione 
legale,  e  se  fossero  impediti,  pones- 
sero a  supplenti  persone  probe, 
giacche  a  que'  tempi  si  ammetteva- 
no nelle  cancellerie  anche  i  coniu- 
gati ,  purché  non  avessero  di  fé  Ito 
canonico.  In  quelle  materie  ove  ev- 
vi  tassa,  i  Cancellieri  furono  obbliga- 
ti a  scriverla  in  calce  alle  spedizio- 
ni, come  emolumenti  loro  dovuti. 
Clemente  Vili,  del  1592,  proibì  ai 
prelati  di  affittare  le  cancellerie  dei 
rispettivi  tribunali ,  che  dovranno 
far  esercitare  da' ministri  proprii  da 
essi  provvisionati,  e  che  in  ogni 
cancelleria  vi  fosse  pubblica  nota 
delle  competenti  tasse,  stabiUte  da 
Innocenzo  XI  nel  1678.  V.  i  de- 
creti della  Congregazione  de'  vescovi 
e  regolari,  de' 3  settembre  i^j'j^'j 
luglio  1690,  e  19  aprile  1697, 
sull'esercizio  delle  cancellerie  vesco- 
vili ,  e  sulle  mercedi  de'  Cancellieri 
custodi  del  sigillo. 

Cancellieri  di  Ordini  regolari j 
ed  equestri. 

Tutti  gli  Ordini  e  le  congrega- 
zioni religiose  hanno  il  cancelliere, 
ed  in  alcune  congregazioni  benedet- 
tine un  religioso  registrava,  e  con- 
servava gli  atti  e  le  carte  concer- 
nenti il  governo  spirituale  e  tem- 
porale delle  rispettive  giurisdizioni  ; 
e  siccome  parecchi  monisteri  di  mo- 
naci, canonici  regolari,  ed  altri, 
possedevano  signorie,  il  cancelliere 
ne  teneva  il  sigillo. 

Al  cancelliere  degli  Ordini  eque- 


CAN 
stri  spetta  sigillare  gli  atti  dell' Or- 
dine, tenere  il  registro  delle  delibe- 
razioni de' superiori.  In  alcuni  Or- 
dini è  dignitario,  come  di  sopra  si 
accennò,  in  altri  è  insignito  di  ca- 
rattere episcopale ,  o  costituito  in 
dignità  ecclesiastica,  ed  in  altri  è 
fregiato  di  antica  nobiltà. 

Cancellieri  delle   Università. 

Il  Bergicr  dice,  che  il  cancelliere 
d'una  università  letteraria  è  un  ec- 
clesiastico, il  quale  invigila  sopra  gli 
studii:  tuttavolta  oggidì  la  princi- 
pal  parte  de' cancellieri  delle  uni- 
versità sono  laici.  Per  autorità  Pon- 
tificia, nelle  università  che  dipen- 
dono dalla  Santa  Sede,  ha  il  di- 
ritto di  dare  a  coloro,  che  hanno 
fatto  il  corso  teologico,  la  facoltà,  o 
licenza  d'  insegnare,  facendo  ad  essi 
prestare  giuramento  di  difendere  la 
cattolica  fede  fino  col  proprio  san- 
gue. All'  articolo  Università'  si  di- 
mostrerà il  diritto  privativo,  che 
lia  la  Santa  Sede  d'istituire,  sos- 
pendere, e  sopprimere  le  univer- 
sità in  tutto  il  mondo  cattolico. 
11  cancelliere  delle  accennate  uni- 
versità tiene  il  gran  sigillo  dei  di- 
plomi, a  cui  vengono  dirette  dal- 
la sede  Apostolica  le  lettere,  ed 
istruzioni  anche  per  le  universi- 
tà subalterne  ,  tutela  i  privilegi 
delle  università,  e  il  suo  posto  è 
tanto  distinto,  che  viene  conferito  a 
ragguardevoli  personaggi,  per  lo  più 
arcivescovi,  e  vescovi,  come  nello 
stato  Pontificio.  Neil'  università  ro- 
mana, o  archiginnasio  della  Sapien- 
za, il  Cardinal  camerlengo  di  Santa 
Romana  Chiesa  ne  è  l'aicicancellie- 
re.  Innanzi  al  cancelliere  delle  uni- 
versità, o  alle  persone  da  lui  depu- 
tate, devono  sostenere  i  pubblici 
esami    coloro,    che    vogliono    essere 


CAN  197 

licenziati ,  o  laureati  in  qualche  fa- 
coltà, stabilendo  le  propine  agli  esa- 
minatori, e  ricevendo  il  giuramento, 
e  la  professione  di  fede,  tanto  dai 
professori ,  che  dai  laureati.  Due 
erano  i  cancellieri  dell'  università 
di  Parigi,  l'uno  del  capitolo  della 
cattedrale  soggetto  al  vescovo,  l'al- 
tro era  un  religioso  di  s.  Genovef- 
fa, dipendente  dall'abbate.  Il  primo, 
per  concessione  di  Nicolò  IV,  gode- 
va il  privilegio,  che  i  suoi  laureati 
in  teologia  o  in  diritto  canonico, 
potessero  insegnare  ovunque,  e  tanto 
era  rispettabile  la  sua  dignità,  che 
J^onifacio  Vili  ne  riservò  a  sé  la 
nomina,    K.  Università'. 

Finalmente,  dicono  i  francesi,  che 
al  tempo  del  primo  loro  stabilimen- 
to nelle  Gallie,  i  cancellieri  erano 
uffiziali  pubblici,  che  poi  nel  VI 
secolo  incominciarono  ad  acquistare 
riputazione,  e  nel  VII  la  carica  di 
referendario  si  confuse  con  quella 
del  cancelliere.  Arcimbaldo ,  che  lo 
fli  di  Lotario  I  nell'BSa,  usò  nella 
sottoscrizione  la  qualifica  di  regiae 
dìgnitatis  Cancellarius.  Quindi  Lui- 
gi il  Giovane  cominciò  ad  ingran- 
dirne r  ufficio ,  incaricando  il  can- 
celliere di  assistere  al  giudizio  dei 
pari,  ed  il  suo  lustro  e  potere  si 
aumentarono  sotto  i  re  della  terza 
dinastia,  Nella  solenne  funzione,  il 
cancelliere  era  preceduto  dal  conte- 
stabile^ e  da  molti  altri  grandi  uf- 
fiziali delia  corona ,  le  cui  cariche 
furono  progressivamente  soppresse; 
onde  poco  a  poco  l'ufficio  di  can- 
celliere divenne  in  Francia  la  pri- 
ma dignità  del  regno,  sedendo  do- 
po i  principi  del  sangue,  con  voce 
deliberativa.  Si  riunì  poi  l'uffizio  di 
cancelliere  con  quello  di  capo  supre- 
mo della  giustizia,  e  da  Ugo  Cape- 
to  in  poi,  questo  dignitario  riunì 
eziandio  quasi  sempre  l'eminente  ca- 


19B  C\N 

ricsi  di  guardasigilli.  Molti  Cardinali 
•ostennero  tale  i-apprcsentanza ,  ed 
abbiamo  che  Renato  Birago  milane- 
se, giù  maestro  delle  suppliche,  can- 
celliere, e  viceré  di  Carlo  IX  re  di 
Francia,  nel  iSyS,  fu  fatto  gran 
cancelliere  del  regno,  e  poi  guarda- 
sigilli, e  ad  istanza  di  Enrico  III,  fu 
creato,  nel  1578,  Cardinale  da  Gre- 
gorio XIII.  V.  De  Feri'ière,  Diction- 
naire  du  droit  ^  alla  parola  Chan- 
cellerie.  Vi  erano  anche  de' cancel- 
lieri particolari,  e  ne  avevano  le  re- 
gine, i  principi  del  sangue,  e  al- 
tri .  In  Francia ,  come  in  Italia , 
ed  altrove  ,  si  chiamò  cancelle- 
ria il  palazzo  di  residenza  del  can- 
celliere. 

De'  nostri  Cancellieri  ,  diversità 
delle  specie,  loro  funzioni ,  regola- 
menti, polizia  delle  Cancellerie,  dispo- 
sizioni, atti,  tasse,  tariffe  degli  emo- 
lumenti ec,  tratta  la  Raccolta  delle 
^^SSh  ^  disposizioni  di  pubblica  am- 
ministrazione nello  stato  Pontificio^ 
che  s'incominciarono  a  pubblicare 
in  Roma  nel  1834.  Del  Cancellie- 
re, o  segretario  comunitativo,  tratta 
il  Parisio,  Istruzioni  pei  segretarii 
della  comunità j  tomo  IV,  pag.  268 
e  seg. 

CANDAVIA,  o  CANOVIA.  Città 
vescovile  nel  nuovo  Epiro,  nell'e- 
sarcato di  Macedonia,  contrada,  di 
cui  fa  menzione  Giulio  Cesare,  par- 
lando di  Pompeo.  Chiamasi  anche  Ca- 
nobia,  o  Caenohia,  e  la  sua  sede  ve- 
iscovile  fondata  nel  nono  secolo,  nei 
primordii  delXVIfl,  contava  anco- 
ra ventiquattro  parrocchie  colla  cat- 
tedrale dedicata  a  s.  Giovanni.  Al- 
lora il  vescovo,  ch'è  suffraganeo  del- 
l'arcivescovo di  Durazzo,  risiedeva 
nella  piccola  città  di  Babrichi,  o 
Btibuschi,  sopra  una  montagna,  sul- 
la spiaggia.  Vuoisi  inoltre,  che  questa 
città  rovinata  giacesse  a  falche  di- 


CAN 
stanza   dall'antico  Dyrracfiiumy    es- 
sendo dall'odierno  lontana  settanta- 
cinque miglia. 

CANDELA.  Cera  lavorata,  ridot- 
ta in  forma  cilindrica  con  istoppino 
di  bombace  nel  mezzo,  al  quale  ap~ 
piccasi  il  fuoco.  Si  fanno  anche  Can- 
dele di  sevo ,  di  qualunque  grasso , 
e  talvolta  anche  d'  olio  concreto,  e 
fino  di  spermaceti,  ed  altre  sostan- 
ze. Ma  siccome  ci  proponiamo  riu- 
nire alcune  notizie  soltanto  sulle 
Candele  di  cera ,  che  si  adoperano 
nella  Chiesa  per  varie  funzioni ,  e 
nelle  ceiimonie  sacre,  come  cande- 
le, cerei  e  torcie,  così  diremo  pri- 
mieramente, che  la  cera  è  quella 
materia  molle,  e  gialliccia,  della  qua- 
le Ig  api  compongono  i  loro  favi, 
fams^  cioè  quelle  celle,  ov'  esse  ri- 
pongono industriosamente  il  mele, 
cui  traggono  dai  fiori.  Questa  chia- 
masi cera  vergine^  che  poi,  median- 
te i  conosciuti  metodi ,  si  riduce 
bianchissima,  formandosene  le  can- 
dele, i  cerei,  le  torcie  ec.  Il  Sarnel- 
li  nella  Lettera  XV,  tomo  IV,  trat- 
tò Perche  nell'antico  tempio  di  Gc- 
rusalemme.  si  adoperasse  l'olio^  non 
la  cera,  e  fra  le  altre  cose  dice, 
che  le  lucerne,  le  quali  erano  poste 
sul  candelabro,  non  davano  a  que- 
sto il  nome,  prendendolo  piuttosto 
da  Candela,  come  dice  Plinio  lib. 
XXXIV  :  eandelabrum  a  candela- 
rum  lumine. 

In  quanto  all'  origine  delle  Can- 
dele, alcuni  pretendono,  che  ad  i- 
mitazione  de'  gentili,  introdotto  fos- 
se l'uso  dei  cerei,  o  delle  Candele 
di  cera  nella  Chiesa  cristiana  ;  altri 
opinano,  che  i  primitivi  cristiani  a- 
vessero  adottato  l'uso  di  quelle  Can- 
dele ad  imitazione  degli  ebrei.  Cer- 
to è,  che  i  primi  cristiani,  non  po- 
tendo radunarsi  nel  tempo  delle  per- 
secuzioni, se  non  che  in  luoghi  sot* 


CAN 
terranei,  nei  cimiteri  e  catacombe 
prive  sovente  di  luce,  furono  costret- 
ti a  servirsi  di  fiaccole,  o  di  Cande- 
le, che  non  erano  certamente  di  se- 
vo, giacché  queste  ultime  s'introdus- 
sero soltanto  verso  il  XIII  secolo. 
Essi  ne  fecero  uso  altresì  dacché  fu 
loro  permesso  ne'  primordii  del  IV 
secolo,  di  fabbricare  chiese,  alcune 
delle  quali  erano  edificate  in  m.odo, 
che  non  ricevevano  dal  di  fuori,  se 
non  che  uno  scarso  lume,  per  con- 
ciliare venerazione. 

Le  illuminazioni  furono  sempre 
presso  tutti  i  popoli  un  segno  di 
letizia,  onde  fu  cosa  naturale,  che  il 
rito  de' luminarli  sia  stato  impiega- 
to in  onore  della  Divinità,  narran- 
do s.  Girolamo ,  che  in  tutto  1'  O- 
riente  si  accendevano  di  giorno  i 
ceri  nelle  chiese  in  segno  di  gioia. 
La  Candela  poi,  che  si  accende  nel 
battesimo,  dopo  il  quale  anticamen- 
te si  conferiva  pure  la  cresima,  de- 
nota che  r  anima  del  battezzato  è 
sciolta  dalla  servitù  del  demonio,  e 
divenuta  sposa  di  Gesù  Cristo.  V. 
Padrini  e  Lumi. 

Che  le  Candele  di  cera  si  propa- 
gassero di  molto  nel  V,  e  nel  VI 
secolo,  si  ha  dalla  facoltà  conceduta 
alle  parrocchie  da  s.  Zosimo,  crea- 
to Papa  nel  4^73  ^^  usare  cioè  il 
cereo  pasquale  (P^edi),  dal  quale  eb- 
bero origine  gli  Agnus  Dei  di  cera 
benedetti  (Vedi)^  il  cui  principio  si 
fa  rimontare  alla  nascente  Chiesa. 
Inoltre  che  l'uso  della  cera  sia  stato 
reso  comune,  si  rileva  dall'istituzio- 
ne della  festa  della  Candelora,  o 
Candelai  a  y  in  cui  si  dispensano  le 
Candele  benedette ,  come  si  dirà  a 
Cappella  della  Purificazione.  Questa 
festa  fli  istituita  nel  492,  in  memo- 
ria della  presentazione  di  Gesù  Cri- 
sto al  tempio,  e  della  purificazione 
della  sua  madre  santissima,  dal  Pa- 


CAN  199 

pa  s.  Gelasio  I,  dopo  aver  abolito  le 
feste  Lupercali,  o  di  Cerere,  dai  gen- 
tili celebrate  con  torcie  ardenti  sul- 
la metà  di  febbraio,  e  nelle  quali  le 
donne  specialmente  portavano  nelle 
mani  fiaccole,  o  Candele  accese.  Di- 
cono alcuni,  che  tale  festa  si  faces- 
se senza  la  processione ,  e  che  molto 
prima  si  celebrasse  nell'Oriente.  Fu 
poi  il  Pontefice  s.  Sergio  I,  del  687, 
che  vi  aggiunse  la  benedizione,  e  la 
processione  colle  candele,  e  comandò 
si  portassero  in  mano  accese  quelle 
benedette,  per  significare,  che  Gesù 
Cristo  è  la  luce  del  mondo,  e  la  glo- 
ria d'Israele,  annunziata  dal  vecchio 
Simeone,  il  quale  colla  profetessa  An- 
na incontrò  la  b.  Vergine  al  tempio. 
Il  medesimo  Pontefice  Sergio  I  co- 
mandò la  distribuzione,  e  processione 
colle  Candele  accese  da  farsi  a  S.  M. 
Maggiore,  partendo  il  clero  da  s.  A- 
driano;  ma  di  questa  cerimonia  si  fa 
anteriore  menzione  in  un  sermone 
di  EUgio,  che  mori  l'anno  665.  V. 
Baronio  in  NoL  ad  Marlyrolog. 
Roni.  1  februarìi  j  in  cui  si  dice, 
che  i  cerei,  soliti  a  distribuirsi  nei 
saturnali,  furono  introdotti  in  que- 
sta festività  ;  Tomassini ,  de  celebr. 
festor.  hb.  II,  cap.  2;  Fiorentini  E- 
xercit.  3  ad  dieni  5  januar.  j  O- 
norato  di  s.  Maria  t.  II,  Regni, 
critic.  lib.  III;  Frontono  in  NoL  ad 
Calend.  Roni.  die  1  feb.\  Nicolò  Ser- 
rasio,  ^e  Processione  lib.  II,  cap.  3 
n.  4>  e  Lambertini  De  festis^  1.  II, 
cap.  I  I.  Altri  vogliono,  che  la  su- 
perstizione Aniburhiale,  in  cui  il  po- 
polo processionalmente  con  Candele 
accese  circondava  la  città,  e  i  cam- 
pi nel  primo  di  febbraio,  con  ana- 
loghe supplicazioni  riportate  da  Lu- 
cano, lib.  I,  fosse  commutata  in  que- 
sta sacra  funzione,  che  alcuni  dico- 
no soltanto  aver  avuto  principio 
sotto  Vigilio,  Papa  del  54o. 


200  CAN 

E vvi  un'  altra  benedizione  delle 
Candele,  che  si  la  in  i|ualun(jU(; 
tempo  dell'anno,  e  da  qualun(|uc 
sacerdote.  Tali  Candele  benedette 
poi  valgono  contio  le  tempeste,  v 
contro  i  maligni  spiriti,  come  si  leg- 
ge nell'analoga  orazione  del  rituale, 
e  del  messale  romano.  Perciò,  come 
quelle  della  Purificazione,  si  appen- 
tlono  alle  pareti  presso  il  letto.  Ven- 
gono esse  dipinte,  ornate,  ed  im- 
presse, colla  immagine  di  Dio,  della 
b.  Vergine  e  de'  Santi.  E  poi  anti- 
chissimo nella  Chiesa  l'uso  di  colo- 
rire, ed  accendere  i  ceri,  come  con 
s.  Paohno  osservò  il  Baronio  all'an- 
no 58  dell'ei-a  cristiana.  Nelle  abita- 
zioni dei  fedeli  si  vede  utile  e  ne- 
cessaria una  Candela  benedetta  per 
accenderla  nell'agonia  de' moribondi, 
per  fugare  i  demonii,  per  allonta- 
nare i  pensieri  cattivi ,  ed  impe- 
trai*e  il  divino  aiuto ,  e  la  salute 
del  corpo.  Tali  Candele  benedet- 
te si  usano  anche  in  mare  per  im- 
petrare il  soccorso  del  cielo  nei  pe- 
rìcoli. 

In  alcuni  santuari!,  come  in  quello 
della  s.  casa  di  Loreto,  continuamente 
se  ne  benedicono,  e  le  partorienti  con 
divozione  le  fanno  accendere  nello  sgra- 
varsi, particolarmente  quelle  bene- 
dette sotto  l'invocazione,  e  nella  chie- 
sa della  b.  Vergine,  e  della  sua 
madre  s.  Anna.  Alle  quali  utilità  si 
possono  aggiungere  quelle ,  che  ri- 
porta il  Cardinal  Valerio,  in  Thes. 
p.  InsUtut.  p.  ^445  6  il  Quarti  de 
Benediclionibus  p,    i4B. 

Riferisce  Cesario,  lib.  Vili,  cap. 
i6,  una  cerimonia  de'  suoi  tempi. 
Quando  alcuna  pia  matrona,  egli  di- 
ce, voleva  eleggere  qualche  apostolo 
per  suo  patrono,  faceva  scrivere  in 
dodici  Candele  i  nomi  de'  dodici  a- 
postoli  ;  quindi  tali  Candele  bene- 
dette prima  da  un  sacerdote  si  col- 


CAN 

locavano  sull'altare ,  cnoprendosi  in 
modo  da  non  poteisene  leggere  il 
nome;  e  poscia  la  donna  prenden- 
done una,  accettava  per  protettole 
l'apostolo,  ch'era  scritto  nella  Can- 
dela. 

S.  Girolamo  scrisse  nel  IV  secolo 
contro  Vigilanzio,  il  quale  biasimava 
l'uso  di  accendere  i  ceri  ai  sepolcri  dei 
martiri,  in  segno  di  ossequio  e  di 
venerazione.  Quindi  è,  che  la  Chie- 
sa ha  sempre  esortato  i  fedeli  alla 
oblazione  dei  medesimi,  come  atte- 
sta l'autore  dei  sermoni  attribuiti  a 
s.  Agostino,  Semi.  265,  appena,  t. 
V.  par.  2.  Dal  Uerlendi  poi,  Dtlk 
oblazioni  p.  107,  abbiamo,  che  le 
oblazioni  de'  ciistiani  de'primi  tempi, 
consistevano  in  pane,  vino,  cera  ed  al- 
tro, oblazioni  che  pur  continuano  per 
riguardo  alle  offerte  di  torcie ,  ce- 
rei, e  Candele  alle  chiese  e  santuarii, 
non  che  nell'amministrazione  de' sa- 
cramenti del  battesimo,  e  della  cre- 
sima ,  nell'ordinazione  de'  sacerdoti , 
e  nella  consacrazione  de^  vescovi.  In 
quest'ultima  si  offre  ancora  il  pane 
ed  il  vino.  All'  articolo  Cappelle 
Pontificie,  ed  al  numero,  che  de- 
scrive la  cappella  della  Purificazio- 
ne, si  dice  delle  oblazioni  di  Can- 
dele, che  il  Papa  riceve  nelle  sue 
camere,  dopo  la  benedizione,  dis- 
pensa, e  processione  da  lui  fat- 
ta .  L' Araalario,  De  Eccl.  Off. 
lib.  I,  cap.  18,  riconosce  nel  ce- 
reo l'umanità  di  Gesù  Cristo,  ad- 
ducendone  le  ragioni  s.  Fulberto, 
Bill.  Lugd.  t.  XVIII,  p.  37,  il  Na- 
taU,  lib.  III.  Calai  de^  santi  cap.  72, 
e  la  Chiesa  nel  tempo  pasquale  rap- 
presenta nel  cereo  il  divin  Reden- 
tore risorto,  che  conversò  in  teiia 
sino  alla  gloriosa  Ascensione,  come 
spiega  Lambertini  citato ,  de  festis 
hb.  I,  e.  8,  n.  55.  Di  fatti  disse  il 
medesimo  Salvatore  a'  suoi  discepo- 


CAN 

li  ,  e  in  essi  a  tutti  quelli,  che  a- 
vessero  seguitate  le  sue  pedate,  es- 
sere egli  la  luce  del  inondo,  che 
non  può  nascondersi,  nella  stessa 
fijuisa,  che  si  accende  un  cero,  o  una 
Candela,  non  per  nasconderla,  ma 
per  porla  sul  candelliere,  acciocché 
faccia  lume  a  tutti  quelli,  che  sono 
nella  casa. 

Nella  canonizzazione  si  oOfrono  i 
ceri  in  mano  del  Papa,  vicario  di 
Cristo,  per  denotare,  che  in  quel 
giorno  di  giocondità,  e  religiosa  le- 
tizia, ha  egli  posto  le  azioni  de' nuo- 
vi santi  nel  candelabro ,  per  illumi- 
nare collo  splendore  del  loro  esem- 
pio tutti  i  fedeli,  che  sono  nella 
Chiesa.  Quelli,  i  quali  intervengono 
alla  processione  della  canonizzazione, 
non  portano  torcie,  come  molti  le 
portano  in  quella  pel  Corpus  Do- 
ìli  ini,  ma  sì  cerei  accesi,  ed  il  Pon- 
tefice in  sedia  gestatoria  porta  uno 
di  quelh  dipinti  olFertogli  dal  Car- 
dinal procuratore  della  canonizza- 
zione, tenendo  la  mano  coperta  da 
un  velo  bianco  ricamato  d  oro,  per 
impedire  l'offesa  delle  goccie  della 
cera  liquefatta. 

E  qui  aggiungiamo,  che  il  Papa, 
oltre  che  nelle  processioni  della  Can- 
delora, e  della  canonizzazione,  sulla 
sedia  gestatoria,  porta  il  cero  dorato 
in  mano,  benedicendo  colla  destra. 
Nell'anno  santo  eziandio  l'usa  tan- 
to nell'apertura,  che  chiusura  della 
porta  santa,  ed  appena  l'ha  aperta,  vi 
entra  pei  primo  colla  croce  astata  nel- 
la destra,  e  col  cero  acceso  nella  sini- 
stra. 11  principio  dell'uso  del  cero  do- 
rato acceso  in  questa  funzione  si  ripe- 
te da  Alessandro  VI  per  la  celebra- 
zione del  giubileo  del  i5oo.  Ap- 
presso i  greci,  il  vescovo  celebrando 
solennemente,  suol  portare  due  can- 
dele in  una  mano,  e  tre  nell'altra, 
dinotandosi  colle    prime   la    venuta 


CAN  201 

di  Cristo,  in  cui  sono  due  natine , 
divina  ed  umana,  e  colle  altre  il 
mistero  della  ss.  Trinità;  intli  nel 
fine  della  messa  si  smorza  una  delle 
tre  candele,  per  significare  la  morte 
della  seconda  persona.  F^.  Sarnelli, 
del  Dichirio,  e  del  Trichìrio  del  ve- 
scovo  greco,  e  de^  loro  mislcrii,  nel 
lume  a  principianti  nelle  materie 
ecclesiastiche  p.  I. 

Il  Ruperto  dà  la  ragione  perchè 
nel  triduo  della  settimana  santa  si 
estinguono  le  Candele:  «  Quod  can- 
«  delae  extinguuntur,  ei  dice,  illud 
»  significas,  quod  crucifìxo  Domino 
«  tenebrae  factocsunt  super  terram", 
iib.  5,  cap.  26.  Il  Cancellieri  nella 
sua  Settimana  Santa  p.  89,  dice 
che  nel  mercoledì,  giovedì,  e  vener- 
dì santo  si  recita  l'uffizio  notturno, 
o  delle  tenebre,  così  detto  anche 
perchè,  sebbene  si  dica  di  giorno, 
finisce  nondimeno  a  lumi  allatto 
spenti,  ed  eziandio,  perchè  si  con- 
sidera  come  uflizio  di  lutto,  che  rap- 
presenta i  funerali  del  Redentore. 
Oltre  le  sei  candele  di  cera  vergine 
gialla,  come  prescrive  il  Caereni. 
Episcop.  Iib.  2,  cap.  22,  le  quali 
ardono  sull'altare,  ve  ne  sono  altre 
quindici  sopra  un  candelliere  trian- 
golare, che  alla  fine  di  ciascun  sal- 
mo vengono  smorzate  una  ad  una. 
Esprimesi  con  questa  cerimonia  il 
raffreddamento  degli  apostoli  e  dei 
discepoli,  che  vacillando  nella  fede, 
abbandonarono  il  proprio  maestro  ; 
e  nella  candela,  che  rimane  accesa, 
e  che  in  fine  si  asconde  sotto  1'  al- 
tare, viene  simboleggiata  la  b.  Ver- 
gine, in  cui  si  mantenne  ferma  e 
vigorosa  la  fede  della  resurrezione 
di  Cristo  5  illanguidita  negli  altri  , 
nonché  quella  della  santa  Chiesa  in 
quel  tempo  della  passione,  nascosta, 
ma  non  già  estinta;  ovvero  si  ralligura 
il  Salvatore  medesimo,  che  qLiandu 


ftoa  CAN 

gli  iioniiiii  ingrati  e  perversi  crede- 
vano di  aver  tolto  di  vita,  risuscito 
bealo,  tlopo  essere  slato  tre  giorni  nel 
sepoiero.  Si  smorzano  altresì  le  can- 
dele per  significale,  come  si  disse,  le 
tenebre  prodigiose,  che  alla  morte  del 
Redentore  eopriiono  tutta  la  terra, 
e  la  funesta  ed  infelice  cecità,  in  cui 
è  rimasta  l' infelice  sinagoga ,  ab- 
bandonata da  Dio. 

iVella  cattedrale  di  Pisa,  ove  si 
usano  altri  diversi  riti,  si  smoiT^mo 
tutte  le  candele  in  una  volta  con 
una  spugna,  e  gli  assistenti ,  che 
tengono  una  candela  gialla  in  ma- 
no, la  spengono  nello  stesso  momen- 
to. In  alcune  chiese  accendevansi 
venticpiattro  candele,  le  quali  in  quei 
tre  giorni  formavano  il  numero  di 
scllantadue,  pari  a  quello  de'  men- 
tovati discepoli,  mentre  nelle  quin- 
dici poste  sul  candelliere,  o  triango- 
lo, si  dinotano  i  dodici  Apostoli,  le 
due  Marie,  e  la  b.  Vergine. 

L'Ordine  romano  antico  prescrive 
la  cerimonia,  colla  quale  ogni  matti- 
na si  benediceva  ne'suddetti  tre  gior- 
ni il  fuoco  nuovo  per  accendere  i 
lumi  della  chiesa  (come  si  fa  oggi 
nel  Siibbato  santo,  nelle  tre  candele 
poste  suWarundine,  chiamato  ancora 
ùùinguhun  j  pertica  ^  o  camia ,  e 
triceìco)j  mediante  una  candeletta 
accesa  col  nuovo  fuoco  benedetto, 
col  canto  del  Lumen  Cliristi,  Dipoi 
con  una  delle  Candele  àcWarunditie 
si  accende  il  cereo  pasquale^  deno- 
tando, che  sebbene  tutte  le  persone 
della  ss.  Trinità  concorsero  alla  re- 
surrezione di  Cristo,  nondimeno  il 
Veibo  vi  concorse  in  particolare, 
unendo  di  nuovo  l'anima  al  corpo. 

Riferisce  il  Cardinal  Gaetaui,  nel- 
l'Ordine a  pag.  272,  che  l'ultimo 
de'  Cardinali  preti  faceva  la  benedi- 
zione del  fuoco  nella  cappella  Pa- 
pale,  e   Tidtiaio   de' Cardinali  dia? 


CAN 
coni    accendeva    il    lAunen    Christì^ 
cioè    le    tre    Candele,    eil    il    cereo 
pasquale. 

Il  lìorgia,  de  Cruce  Velilcmay 
p.  CGXLVII,  descrive  alcune  croci 
di  cercV  benedetta,  portate  dal  clero 
di  Velletri  nell'ulluno  giorno  delle 
rogazioni,  nella  composizione  delle 
quali  croci  entrano  le  reliquie  delle 
tre  candele ,  clic  si  accendono  la 
mattina  del  sabbaio  santo.  Egli  ri- 
porta, che  la  plebe  suppone  essere 
in  esse  indicate  le  tre  Marie,  o,  a 
meglio  dire,  le  due  Marie  e  Salome, 
mentre  nelle  tre  candele  viene  raf- 
figurato r  ineffabile  mistero  della 
ss.  Trinità.  Certo  è,  che  la  cera  di 
queste  candele,  o  Lumen  Cìirislij 
è  in  venerazione  presso  i  cristiani. 
J^.  Nicol.  Ragneus,  de  more  Cerewn 
bisulcumj  veL  trisulcum  inanu  inter 
henedicendum  gestandij  in  Dissert. 
prcelim.,  ad  acta  i5  junii  Bollandi 
63,  e  Marlene,  de  v eteri  Eccl.  di- 
sciplina, p.  442- 

11  portare  nelle  esequie  de'defunti 
le  Candele  accese,  è  tradizione  an- 
tica ed  apostolica ,  per  significare 
l'immortahlà  dell'anima.  Infatti,  ne- 
gli atti  del  glorioso  martire  s.  Ci- 
priano, cui  fu  mozzata  la  testa  nel 
258,  si  dice:  inde  cum  cercis,  et 
scolaribus  in  area  cuiusdam  Can- 
didi procuratoris  magno  triumpho 
scpultus  est  Molti  altri  luoghi  dei 
ss.  Padri  fanno  menzione  di  questa 
cerimonia.  Il  concilio  di  Elvira  del- 
l'anno 3x3,  nel  canone  34)  proibì, 
che  non  s'  inquietassero  le  anime 
dei  defunti  colle  candele  accese  po- 
ste sui  sepolcri.  Egli  però  intende 
dire  dell'  usanza  superstiziosa  con- 
forme al  rito  de'gentili,  soliti  accen- 
dere candele  sopra  i  sepolcri,  secon- 
do riferisce  Svetonio,  in  Tib.  e.  98, 
per  chiamarli  e  sollecitarli  ,  come 
eglino  stoltamente  dicevano,  o  vera- 


CAN 

mente,  come  dichiara  Ferdinando 
Mendoza  le  parole  del  concilio:  in- 
fjuictaiuli  cnini  sanctorum  spirilus 
non  sunt.  Fu  sentimento  di  que' pa- 
dri proibire  a' fedeli,  di  accendere 
candele  ne'  cimiterii,  ne' quali  ripo- 
savano i  corpi  de'  ss.  martiri,  acciocché 
ì  gentili  venendone  in  cognizione  per 
que'  lumi  accesi ,  non  suscitassero 
qualche  nuova  persecuzione  contro 
i  cristiani.  Cosi  ancora  il  concilio  di 
Trento  ha  per  altre  cagioni  vietato 
il  rito  superstizioso  del  numeiK)  de- 
terminato delle  candele ,  come  os- 
serva il  citato  Sarnelli  tomo  I , 
pag.  i36  delle  Lettere  Ecclesiasti- 
dwj  permettendo  la  Chiesa,  che  se 
ne  accendano  per  la  commemora- 
zione dei  defunti. 

L'antico  Statuto  del  Clero  Ro- 
manoj  ristampato  nel  lySS,  a  pag. 
73,  riporta  il  numero  delle  cande- 
le, torcie  o  cerei,  che  si  debbono 
usare  nelle  esequie  (J^edi)  secondo 
il  grado  dei  defunti;  ed  all'articolo 
Arciconfraternite  {  Vedi  )  si  parla 
delle  oblazioni,  e  distribuzioni  delle 
candele ,  che  ad  esse  si  fanno  nelle 
associazioni  dei  cadaven  [Vedi). 

Anticamente,  e  massime  nello  sta- 
to Pontificio,  le  torcie  di  cera  iab- 
bricavansi  tìagli  speziali ,  e  '  negli 
statuti  manoscritti  di  Viterbo  del- 
l'anno I25i,  p.  i34,  si  dispone: 
>j  jVullus  speciarius,  vel  ejus  disci- 
«  pulus,  seu  alius  alter,  qui  labo- 
»j  raret  de  cera,  vel  faceret  dupple- 
»  rios  cerae,  miltat  ultra  unam,  et 
«  dimidiam  unciam  de  papiro  " . 
Questo  loro  spaccio  durò  privativa- 
mente sino  al  i565,  in  cui  un  cer- 
to Clemente  di  s.  Vito  introdusse 
le  torcie  a  vento  con  mistura  di  pe- 
ce, e  ne  ottenne  la  privativa  da  s. 
Pio  V.  Ma  poi  questo  Pontefice , 
ad  istanza  degli  speziali,  che  dimo- 
sU-arouo    essere    nell'antico    possesso 


CAN  2o3 

di  fobbricarle  di  sola  cera,  senza 
mistura  per  maggior  durata,  e  per 
impedire  il  cattivo  odore,  che  ca- 
gionavano, massime  nelle  chiese,  le 
torcie  a  vento  di  fresco  introdotte, 
lo  rivocò  con  un  altro  molo  pro- 
prio. V.  Statata  aromal.  ^  Romae 
1693,  p.  61   e  65. 

All'  articolo  Cappelle  Pontificie 
e  Cardinalizie  si  dirà  di  qual  co- 
lore sono  le  candele,  e  le  torcie, 
che  si  adoperano  nell'  esequie  del 
Sommo  Pontefice,  e  de' Cardinali, 
cioè  se  di  cera  bianca  o  gialla  ;  ma 
la  dispensa,  che  si  fa,  è  di  cera  bian- 
ca. In  vigore  delle  bolle  di  Pio  IV, 
e  Gregorio  XV,  nelle  esequie  noven- 
diali pei  Papi,  se  alcun  giorno  di 
esse  cade  nella  festa  di  Natale  , 
Pasqua,  Pentecoste,  e  altre  più  so- 
lenni, si  devono  tralasciare,  e  il  va- 
lore della  cera,  che  dovrebbesi  dis- 
tribuire, va  dispensato  a'  poveri. 

Per  riportar  alcun  aneddoto  riguar- 
dante i  ceri  nelle  esequie  Pontificie,  si 
sa  che  il  corpo  di  Clemente  V,'  il 
primo  Pontefice  residente  in  Avigno- 
ne, e  morto  nel  1 3 1 4  j  fu  abbru- 
stolito da  una  torcia,  che  gli  cadde 
addosso.  Nella  fanciullezza  di  Ales- 
sandro VII,  creato  nel  iG55,  si  di- 
sperò tanto  della  sua  vita,  che  com- 
perossi  la  cera  pel  funerale.  Morto 
Clemente  XI,  nel  1721,  l'arcive- 
scovo di  Burges  gli  celebrò  per  due 
giorni  solenni  esequie ,  ed  avendo 
fatto  rigorosamente  pesare  i  ceiei  e 
le  torcie,  prima  di  accenderli ,  con 
meraviglia  si  ritrovarono  dello  ^esso 
peso,  dopo  aver  arso  per  due  gior- 
ni, per  cui  ne  fu  fatto  formale  e- 
same,  ed  istromento,  che  venne  spe- 
dito a  Roma.  Tanto  riporta  Lafi- 
leau ,  autore  contemjwraneo  della 
sua  vita,  presso  il  Novaes  tom.  XI f. 

Delle  Candele,  che  miracolosamen- 
te   arsero    senza    mai    consumarsi  j 


ao4  GAN 

molli  sono  gli  esempii;  però  ci  li- 
inittTL'tno  di  riportare  i  più  certi, 
ed  i  più  couosciuli.  IViiiia  die,  nel 
1791,  si  demolisse  in  Arras  la  cap- 
pella della  santa  Candela,  si  conser- 
vava (juelia  data  dalla  b.  Verdine, 
a' 27  maggio  iio5,  nella  ciitlcdrale 
al  vescovo  Lamberto,  mentre  la  cit- 
tà era  estremamente  desolata-  pel 
morlx),  che  dal  1080  al  i  i4oj  al- 
flisse  r umanità,  denominato  deìJìiO' 
co  ardente,  dappoiché  gl'individui, 
i  quah  ne  erano  attaccati,  venivano 
consumati  come  da  un  fuoco,  senza 
che  vi  si  potesse  rimediare.  Il  pio 
vescovo,  secondo  il  comando  della 
ss.  Vergine,  fece  colare  alcune  goc- 
cie  della  Candela  nell'acqua  bene- 
delta,  e  pronta  fu  la  guarigione  di 
quelli,  che  ne  be  veliero ,  cessando 
quindi  interamente  il  morbo  mici- 
diale. 11  perchè  fu  costruita  apposita- 
mente una  magnifica  piramide  per 
custodirvi  la  santa  Candela,  e  sotto 
questa  invocazione  fu  anche  istituita 
una  confraternita.  V.  Menochio  , 
tomo  111.  p.  63o,  che  ne  fa  la  de- 
scrizione, Macri  nel  Hierolexicon, 
e  Cancellieri  nelle  sue  Campane^  e 
Campanili  p.  1 42,  che  dà  il  nove- 
ro degli  autori,  i  quali  hanno  trat- 
tato di  si  prodigiosa  Candela.  Un 
simile  miracolo  viene  riferito  da 
Pietro  Cluniacense,  dicendo,  che  nel- 
la basilica  di  s.  Maria  Maggiore  di 
Roina  solevano  alcuni  divoti  portare 
nella  vigilia  dell'  Assunta  alcune  can- 
dele per  accenderle  nel  giorno  se- 
guente avanti  la  immagine  della  b. 
Vergine,  la  quale  vuoisi  dipinta  da 
s.  Luca.  Esse  dopo  la  messa  si  trova- 
rono dello  stesso  peso  di  prima , 
prodigio  che  durò  per  lo  spazio  di 
cento  anni,  cioè  sino  all'anno  1200, 
come  alTerma  il  Piazza  nel  suo  San- 
liiai  io  Romano  delle  Stazioni  p.  176. 
Questo  medesimo  autore  nelle  Opc- 


CAN 

re  pie  di  Roma,  e.  11,  p.  875,  trat- 
tando deir immagine  del  ss.  Salva- 
tore a  Sanata  Sanetorum  (Vedi\  e 
della  processione,  fatta  colla  mede- 
sima (ino  a  s.  Pio  V,  dice,  che  tale 
era  la  divozione  del  popolo  romano 
per  essa,  che  a  gara  tutti  portava- 
no candele  per  essere  accese  avanti 
tale»  immagine ,  molte  delle  quali 
non  si  consumavano,  e  altie  cresce- 
vano di  peso.  Non  solo  il  Maran- 
goni, deW  Oratorio  di  Sanata  San- 
etorum a  pag.  127,  conferma  il 
prodigio,  che  le  torcie  e  le  candele, 
le  quali  si  ponevano  avanti  la  det- 
ta immagine,  non  si  consumavano, 
ed  altre  crescevano  in  peso,  ma  a 
pag.  285,  aggiunge,  che  si  dipinge 
r  immagine  del  ss.  Salvatore  del 
menzionato  Santuario,  nel  mezzo  a 
due,  o  più  candellieri  con  cerei  ar- 
denti, appunto  per  memoria  del 
miracolo  tante  volte  rinnovato. 

E  quasi  incredibile  la  immensa 
spesa,  che  i  cristiani  con  infinito 
piacere  facevano  de'  luminari  ad  uso 
della  Chiesa,  e  della  cristianità,  dal 
secolo  IV  in  poi.  Nei  principii  del 
VI,  quando  il  Pontefice  s.  Giovanni  I 
si  recò  in  Costantinopoli,  fu  ricevu- 
to con  sommo  onore  ,  essendo  in 
distanza  di  dodici  miglia  incontrato 
da  tutto  quel  numerosissimo  popo- 
lo con  cerei  accesi ,  e  poi  dall'  im- 
peratore Giustino.  E  quando,  a'  17 
gennaio  1377,  Gregorio  XI  entrò 
in  Roma  reduce  da  Avignone,  per 
restituirvi  la  residenza  Pontificia, 
fra  gli  applausi  giunse  alla  basilica 
di  s.  Pietro,  ov' era  aspettato  nella 
sera  con  tante  torcie,  oltre  la  illumi- 
nazione delle  lampade,  le  quali  mon- 
tavano a  più  di  ottomila.  E  a  no- 
tarsi, che  per  l'assenza  de'  Papi,  Ro- 
ma era  allora  popolata  soltanto  da 
circa  diecisettemila  individui.  Delle 
torcie  accese  per  festeggiare  la   eie- 


CAN 

zione  dei  Papi,  e  il  loro  ingresso  in 
Roma,  tratta  il  Cancellieri,  ne' Po 9- 
sessi.  Essendo  stata  donala  da  Tom- 
maso Paleologo,  despota  del  Pelo- 
ponneso, a  Pio  II  la  testa  di  s.  An- 
drea apostolo,  questo  Papa  si  recò 
processionalmente  a  riceverla,  a*  23 
aprile  1462,  a  Ponte  Molle,  con 
tutti  i  Cardinali ,  vescovi ,  prelati , 
uffiziali,  e  popolo  di  Roma,  con 
palme  e  trentamila  torcie ,  e  can- 
delotti accesi  in  mano,  cantando  pre- 
ci, e  portandole  in  s.  Pietro.  P^. 
Processioni. 

Abbiamo  dal  Macri,  che  antica- 
mente si  portavano  avanti  l'impera- 
tore di  Costantinopoli,  quando  in 
alcune  solennità  si  recava  in  Chie- 
sa, due  cerei  accesi,  e  chi  avea  tale 
uffizio  era  detto  lampadaiius,  il  che 
alludeva  al  detto  di  Cristo;  '»  Sic 
»  Iucca t  lux  vestra  coram  homini- 
»  bus,  ut  videant  opera  vestra  bo- 
w  na  '\  essendo  il  principe  quasi 
lume  collocato  sul  candelliere.  Per 
lo  stesso  effètto  anche  avanti  quel 
patriarca,  e  all'imperatrice  si  por- 
tava un  lume  solo,  il  quale  uso  fu 
osservato  eziandio  dagli  altri  pa- 
triarchi, secondo  Balsamone,  che  pur 
aggiunge  essere  stato  concesso  sif- 
fatto privilegio  air  arcivescovo  di 
Cipro,  a  quello  della  Bulgaria,  e  ad 
alcuni  altri  metropolitani,  però  nella 
sola  diocesi,  mentre  che  a'  patriarchi 
era  permesso  il  portare  il  cereo  acceso 
da  per  tutto;  il  che  poi  abusiva- 
mente fu  praticato  dai  vescovi  greci 
nelle  loro  chiese.  Questo  privilegio 
fu  proprio  anche  dell'arcivescovo  di 
Tours,  il  quale  uscendo  dal  sacrario 
per  andare  processionalmente  a  ce- 
lebrare la  messa  solenne ,  veniva 
preceduto  dal  canonico  tesoriere 
colla  candela  accesa. 

Nella  chiesa  greca  era  segno  di 
degradazione   il    togliere   al  vescovo 


CAN  2ofJ 

il  cereo  acceso  da  cui  el'a  preceilu- 
to,  come  racconta  Pachimcrio  della 
deposizione  di  Arsenio  patriarca  di 
Costantinopoli ,  anzi  minacciandosi 
nell'Apocalisse  la  deposizione  del  pre- 
lato di  Efeso,  si  dice:  Movebo  can- 
delahrum  de  loco  suo  j  cap.  1 1  ,  e 
così  molti  autori  opinano,  che  i  set- 
te candellieri,  de'  quali  si  fa  menzio- 
ne nell'ApocaUsse,  significhino  le  sette 
chiese  cattedrali  dell'Asia,  fondate 
dall'apostolo  s.  Giovanni. 

Dell'uso  della  bugia  con  candela 
accesa  pe' vescovi,  ed  altri,  e  perchè  il 
Papa  usi  la  candela  senza  la  bugia,  si 
tratta  a  questo  articolo.  In  alcune  chie- 
se della  Francia  si  chiamano  Fesiiini 
septem  candelabrorum ,  le  feste  di 
prima  classe,  come  anche  quinque 
candelabrorum  quelle  della  seconda 
classie,  perchè,  conforme  alle  solenni- 
tà, precede  al  celebrante,  che  canta 
la  messa,  maggiore  o  minor  numero 
di  Candele. 

Fino  da  s.  Melchiade,  nel  Pontifica- 
to del  quale  Costantino  diede  pace  alla 
Chiesa,  si  ordinò,  che  nel  celebrare  la 
messa,  almeno  vi  fossero  sull'altare 
due  candellieri  con  candele  accese, 
simboleggianti  il  popolo  cristiano,  e 
il  popolo  ebreo,  illuminati  colla  ve- 
nuta di  Gesù  Cristo.  Onorio  III 
castigò  poi  un  sacerdote ,  che  cele- 
brò senza  lume,  col  privarlo  del  sa- 
cerdozio, e  del  benefizio,  locchè  di- 
mostra la  gravità  della  colpa.  Vero 
è,  che  in  caso  di  necessità,  par- 
ticolarmente riguardo  ai  missiona- 
rii,  insegnano  alcuni  dottori  bastare 
un  solo  lume.  Azor,  lib.  X,  cap.  28, 
concede  pure,  quando  non  vi  siano 
candele  di  cera,  quelle  di  sevo ,  ciò 
che  condanna  il  Suarez,  permet- 
tendo in  caso  di  necessità  il  solo- 
lume  d'olio. 

Quando  celebrano  solennemente  i 
vescovi,   si  pongono  sull'altare  sette 


so6  CAN 

candele,  simbolo  dei  scile  doni  dello 
Spirito  santo ,  de'  quali  dev'  esser 
ornato  il  vescovo;  per  la  qiial  cosa 
un  tal  numero  di  Candele,  con  de- 
creti della  sa{^.  cougr.  de*  Riti ,  dei 
29  gennaio  1628,  e  de'  27  settem- 
bre 1(359,  fu  proibito  agli  abbati 
mitrati.  Quando  fa  Pontificale  il  Pa- 
pa, non  solo  si  pongono  sette  can- 
dele sull'altare,  dipinte,  od  ornate  di 
talco,  e  carte  colorate,  come  sono 
quelle  de'  sette  candellieri  sostenute 
da  altrettanti  accoliti,  ma  otto  tor- 
cìc  con  eguali  ornamenti  vengono 
sostenute  dai  prelati  accoliti  votanti 
di  segnatura,  all'elevazione  e  comu- 
nione, y.  Jo.  Sarthorius,  De  cc- 
reis  ad  s.  Eucluiristiam  adìiibilis. 
Il  prevosto  Gori,  fra  le  opere  pro- 
messe nel  suo  Prodromo  II  e- 
riuUtis  faiUorihus  saeculi  frugife- 
ri ^  Floren.  i749>  ha  quella  de 
ritu  adtollcndi  faccs  in  sacris  ec- 
clesiarum  mysteriis.  V.  Annali  let- 
ter.  d' Italia^  tom.  II ,  479*  An- 
ticamente colle  dette  torcie  si  ac- 
compagnava r  Ostia  sacrosanta  dal- 
l'altare al  trono  Pontificio  ,  come 
fu  fatto  nella  chiesa  di  s.  Petronio 
in  Bologna,  nella  messa  cantata  da 
Leone  X,  nel  1 5 1 5,  coli'  assistenza 
di  Francesco  I ,  re  di  Francia.  F. 
Acta  caereni.  p.  IT,  p.  94  di  Paride 
de  Grassis ,  e  l' articolo  Cappelle 
Pontificie. 

Finalmente  quando  si  pubblicava 
nel  giovedì  santo  la  bolla  in  Ccena 
Domini  j  il  Papa  dalla  loggia  prin- 
cipale della  basilica  vaticana,  scaglia- 
va sulla  piazza  una  candela  accesa  di 
cei^a  gialla.  Anticamente,  come  ri- 
porta il  Gattico,  mentre  si  leggeva- 
no le  scomuniche,  non  solo  il  Pon- 
tefice teneva  una  candela  gialla  in 
mano,  ma  di  egual  cera,  ed  accese 
Je  tenevano  eziandio  i  Cardinali  e  i 
prelati,  suonan^losi  le  campane  alla 


CAN 
rinfusa ,  e  dicendo  mentre  le  getta* 
vano  in  terra  :  *»  Prrediclos  oinnes 
»  excommunicamus  ...  Et  hic  (|ii.Tri 
»  posset,  quare  sic  cjindela  acccnsa 
M  exlinguitur,  et  rcspoiidctur,  quod 
»  sicut,  quum  candela  accensa  [)roji- 
«  ci  tur,  exlinguitur,  sic  per  excom- 
M  municationem  ab  ecclesia  ejicitur 
"  Spiritus  sancii  gratia,  quoe  signi- 
"  fica  tur  per  liicem,  qua)  ab  eo  re* 
>»   movetur.   /^.  Scomuniche. 

CANDELLIERE  (Cande labrum). 
Arnese,  dove  si  collocano  le  can- 
dele. Il  Candelliere  col  lume  ac- 
ceso ,  fu  chiamato  Ceroferariuni  : 
illis  vero  cerofcraria  dcporlanli' 
bus,  atquc  corusco  luminc  dìcnt 
augentibus.  V.  Acta  s.  Scbastia^ 
ìli  inartyris ,  che  ricevette  la  co- 
rona del  martirio  1'  anno  288.  Per- 
ciò i  portatori  de'  Candellieri  furono 
chiamati  ceroferarii^  o  accoliti  (f^edi). 
Altri  poi  hanno  voluto  spiegare  la 
voce  ceroferarius 3  non  per  accolito, 
ma  per  Candelliere,  che  sostiene  la 
cera.  11  Candelliere  fu  anche  detto 
cero  slata  y  dalla  voce  greca,  che  si- 
gnifica uno  stromento  atto  a  soste- 
nere qualche  candela  di  cera.  Dice 
Anastasio  Bibliotecario,  supra  ce- 
rostata,  etc. ,  e  nella  vita  di  Vi- 
gilio Papa  del  54» ,  racconta,  che 
Belisario  offri  al  beato  Pietro  due 
Candellieri  maggiori  d'argento  indo- 
rati. Polycandcluni  ^  e  pò  ly  ceri  uni  ^ 
parola  greco-latina,  fu  poi  chiamato 
il  Candelliere,  che  sostiene  molte  can- 
dele. F.  Macri  in  Hierolexicon  alla 
voce  Cerostata. 

I  Candelabri  vennero  appellati  da- 
gli antichi  talvolta  Lychnuchi ,  no- 
me, che  davasi  ad  una  specie  di  pie- 
de, sul  quale  si  collocavano  le  lam- 
pade (Fedi),  o  le  lucerne  destitiate 
a  rischiarare  camere,  templi,  o  altri 
cdificii  pubblici,  o  privati,  massime 
allorquando  non  volevansi  sospende- 


CAN 
re  alle  so/lltte ,  o  alle  volte ,  nù  si- 
tuarli sopra  una  tavola.  I  candela- 
bri alcuna  volta  si  destinarono  per 
una  sola  lucerna,  e  talora  anche  per 
molte ,  nel  qual  caso  alla  parte  su- 
periore del  fusto  si  sostituivano  di- 
verse braccia,  che  servivano  per  at- 
taccarvi, o  sovrapporvi  le  lucerne.  I 
candelabri  per  una  sola  lucerna  si 
componevano  di  tre  parti:  il  fusto, 
che  si  alzava  al  di  sopra  del  piedi- 
stallo collocato  per  lo  piìi  su  tre 
zampe  di  leone,  o  di  altro  animale; 
il  vaso,  che  sormontava  il  fusto,  e 
che  terminava  in  un  piatto,  o  in  un 
piano,  sul  quale  si  poneva  la  lucer- 
na, cosicché  i  candelabri  erano  com- 
posti di  parti  distinte,  cioè  il  piedi- 
stallo, il  fusto,  e  l'estremità  a  guisa 
di  tazza,  o  di  vaso ,  come  presso  a 
poco  sono  oggidì  i  Candellieri  usati 
nelle  chiese,  de'  quali  solo  intendia- 
mo parlare  in  questo  articolo.  De- 
rivarono essi  nella  forma  e  nell'uso 
dai  candelabri,  i  quali  per  altro  riu- 
scirono varii ,  secondo  i  tempi  e  i 
luoghi,  come  si  veggono  negli  antichi 
monumenti ,  e  particolarmente  nel 
museo  vaticano,  nel  Borbonico  di  Na- 
poli ,  in  quei  di  Parigi  ,  ed  al- 
trove. 

Vi  furono  candelabri  di  bronzo, 
di  ferro,  d' oro,  e  di  marmo,  e  con 
variati,  e  ricchi  ornamenti,  con  gem- 
me preziose,  particolarmente  i  can- 
delabri, che  si  adoperavano  ne'  tem- 
pli. Candelabro,  o  Candellierc  del 
tempio  fu  quello  collocato  da  Mosè 
nel  taliernacolo.  Esso  era  d' oro  del 
peso  d'un  talento,  ed  avea  sette  brac- 
cia semicircolari ,  ciascuno  dei  quali 
all'estremità  portava  una  lampada. 
Serviva  ad  illuminare  il  santuario 
dalla  sera  alla  mattina.  Salomone 
ne  fece  fare  dieci  simili ,  e  ne  pose 
nel  santuario  quattro  a  mezzodì  ,  e 
quattro  a  settentrione»  Quando  JNa- 


CAN  207 

bucodonosor  prese  Gerusalemme,  i 
candelabri  furono  trasportati  nell'As- 
siria. Tito  medesimo  fece  in  detta 
città  bottino  di  candelabri,  come  si 
vede  in  Roma  nel  suo  arco  trion- 
fale marmoreo,  ove  viene  effigiato 
quello  del  tabernacolo.  Parlando 
il  Sarnelli ,  tomo  X  lettera  LXI, 
Del  Candelliere  d'oro  con  sette 
lucerne  d'oro^  che  di  notte  arde- 
vano nel  tabernacolo ,  e  del  lume 
perpetuo,  fra  le  altre  simboliche  spie- 
gazioni, riporta  le  seguenti  :  «  Che 
il  tabernacolo  era  figura  del  mon- 
do, e  il  Candelliere  della  sfera  cele- 
ste co'sette  pianeti,  e  il  Sancta  San^ 
ctorum ,  o  santuario ,  raffigurava  il 
cielo  empireo  :  che  il  lume  acceso 
significava  principalmente  la  venera- 
zione dovuta  al  luogo  sacro,  che  al 
Candelliere  di  Mosò  corrispondono 
nelle  chiese  de'  cristiani  i  Candellieri, 
non  che  i  lumi  e  le  lampade  accese 
avanti  l'augustissimo  Sacramento, 
eh'  è  il  santo  dei  santi.  Aggiungiamo 
col  Bergier,  che  il  Candelliere,  in  sen- 
so misterioso,  a  norma  de'scnti menti 
evangelici,  denota  Gesù  Cristo,  o  la 
sua  Chiesa  la  quale  porta  la  luce 
della  celeste  dottrina ,  che  si  sparge 
dal  tempio,  singolare  abitazione  della 
divina  maestà.  Nell'Apocalisse  i  Can- 
dellieri significano  i  vescovi ,  mentre 
al  capo  ?-,  v.  5,  dice  Dio  al  vesco- 
vo di  Efeso ,  che  moverà  il  cande- 
labro di  lui  dal  suo  luogo ,  se  non 
farà  penitenza ,  cioè  che  lo  priverà 
della  sua  sede  episcopale.  Inoltre  nel- 
la stessa  Apocalisse,  capo  XT,  v.  4> 
sono  appellati  col  nome  di  Candel- 
lieri ,  i  due  profeti ,  che  manderà  a 
predicare  la  sua  dottrina. 

I  Candellieri ,  che  usiamo  nelle 
chiese,  sono  d'oro,  o  d'argento,  di 
metallo,  di  ottone,  di  legno,  ec.  di- 
pinti, indorati,  e  inargentati,  ricchi 
con  gemme ,  con  superbe  cesellata* 


2o8  CAN 

re,  e  vdìùì  nelle  formo  e  negli  or- 
namenti. Anticamenle  solevano  i 
cristiani  esprimere  ai  quattro  piedi 
de'  Candellicri,  i  quattro  animali  ve- 
diili  dal  profela  Iv/.ediieic,  ne' quali 
sono  significati  gli  evangelisti.  Pre- 
scrive la  rubrica,  che  almeno  nelle 
messe  basse  due  Candellieri  colle  lo- 
ro candele  sieno  sugli  altari ,  col- 
la croce  nel  mezzo  .  Quest'  uso,  e 
questo  rito  rimonta  a'  tempi  aposto- 
lici, come  abbiamo  dal  Lambertini, 
del  sacrificio  della  Messa ,  parte 
IV  t.  II  sez.  V.  Però  nelle  messe 
più  solenni  si  devono  porre  sei  Can- 
dellieri sugli  altari ,  e  ciò  si  racco- 
glie dalla  triplice  incensazione,  che 
si  deve  fare  parte  per  parte  dell'al- 
tare ,  come  prescrive  il  messale  ro- 
mano. Quattro  poi  si  sogliono  usa- 
re nelle  meno  solenni,  ed  anche  più 
di  sei  se  ne  possono  porre  sull'  al- 
tare, e  nel  r  esposi /ione  del  ss.  Sa- 
cramento, in  cui  i  lumi  non  devono 
essere  meno  di  venti ,  come  si  può 
vedere  in  Gavanto  Ruh.  Miss.  p. 
I  tit.  XX  lit.  X.  Si  collocano  inol- 
tre tra  i  Candellieri  i  reliquiarii  col- 
le reliquie,  e  de'  vasi  con  fiori  finti, 
o  freschi.  Dopo  la  messa  del  giove- 
dì santo,  sino  al  sabbato  santo ,  ec- 
cettuato r  altare  maggiore  ,  i  Can- 
dellieri si  rovesciano ,  o  si  tolgono 
dagli  altri  altari ,  per  significare  il 
lutto  della  Chiesa.  E  siccome  l'al- 
tare è  simbolo  di  Gesù  Cristo,  nel- 
lo spogliamento  di  esso  viene  rap- 
presentata la  nudità  del  Redentore 
Crocifisso. 

Quando  il  vescovo  celebra  la  messa 
solennemente,  usa,  come  si  disse,  sette 
Candellieri  sull'altare,  ma  trattando  il 
citato  Sarnelli  tomo  VI,  let.  XLI, 
se  V apposizione  del  settimo  Candel- 
liere,  quando  celebra  il  vescovo j  si 
intenda  anche  ne'  vcsperi^  e  nelle 
laudi,  coir  autorità  di  diversi  auto- 


CAN 
ri,  spiega  il  dubbio,  e  dice,  che  si 
deve  intendere  nella  sola  messa , 
giaccìiè  il  Cerimoniale  de'  \'cscn\>i 
lib.  I  cap.  igj  de  nrnafu  ccclesiac , 
parlando  de'  sette  Candellieri ,  non 
distingue  se  debbano  adoperarsi  nel- 
la sola  messa  Ponlificale,  o  in  altri 
divini  uffizi i  Pontificali.  Il  Bauldry 
dichiara  ciò  chiaramente,  de  ornatiù 
ccclesiae  p.  5  e.  12  n.  17,  dicen- 
do, »>  celebrante  vero  episcopo  inis- 
»  sam  tantum ,  et  non  alia  officia , 
»  candelabra  septem  super  altare  po- 
"  nuntur,  non  tamen  in  missis  de- 
»  functorum.  "  f^.  Luca  Fanciulli, 
Di  alcuni  riti  della  cattedrale  di 
Osimo ,  Roma  180^,  dell'uso  di 
accendere  sette  doppieri  y  o  sicno 
toreie  al  vangelo  nel  Pontificale  del 
vescovo,  p.  52. 

Il  Papa ,  come  si  dirà ,  adopei'a 
alla  messa  solenile  sette  Candellieri, 
e  ne'  vesperi  Pontificali  ne  usa  sol- 
tanto sei.  I  sette  Candellieri  poi  ado- 
perati dai  vescovi  alludono  ai  sette 
Candellieri  d'oro,  fra' quali  vide  san 
Giovanni  nell'Apocalisse  un  perso- 
naggio rispettabile,  maestoso  e  ter- 
ribile, cioè  Gesù  Cristo  stesso,  e  non 
solo  dinotano,  come  si  disse  altrove, 
che  il  vescovo  deve  essere  ornato 
coi  sette  doni  dello  Spirito  Santo , 
ma  anche,  come  si  esprime  Duran- 
do ,  t.  IV  e.  6  n.  5,  quia  gratia. 
septiformi  tota  illuminatur   ecclesia. 

Quando  il  Sommo  Pontefice  can- 
ta la  messa,  oltre  i  sette  Candellieri 
sopra  l'altare,  ci  sono  sette  accoliti, 
prelati  votanti  di  segnatura ,  con 
sette  Candellieri  di  argento  dorato. 
Que' Candellicri  si  portano  anche 
quando  il  diacono  latino  canta  l'  e- 
vangelo,  mentre  il  diacono  greco  è 
accompagnato  da  soli  due.  Anche  in 
Costantinopoli  si  cantavano,  come 
nel  Pontificale  celebrato  dal  Papa ,  l'e- 
pistola ,  e  il  vangelo  in  latiuo  e  in 


CAN 

greco ,  per  rappresentare  1*  unione 
delle  due  Chiese.  Ma  per  riconosce- 
re la  superiorità  ed  il  primato  del- 
la latina  sulla  greca,  si  leggeva  in 
questa  lingua  prima  l'epistola'  e  il 
vangelo  in  latino,  come  nel  detto 
Pontificale  si  fa,  dove  per  significa- 
re il  medesimo  primato,  si  portano 
dagli  accoliti  tutti  i  sette  Candellie- 
ri  per  cantare  il  vangelo  latino,  a 
differenza  del  greco,  per  cui  ne  re- 
stano soli  due.  Il  rito  poi  della 
Chiesa  Romana,  adottato  ancora 
dalle  altre  chiese,  di  adoperare  set- 
te Candellieri  nella  messa  Pontifica- 
le, credesi  originato  da  questo,  che 
i  setti  accoliti  di  quel  rione  di  Ro- 
ma, dove  anticamente  il  Papa  an- 
dava a  celebrare,  lo  precedevano  con 
sette  Candellieri  con  candele  accese, 
fino  all'altare,  pel  numero  de' sette 
rioni  ecclesiastici,  ne'  quali,  come  av- 
verte il  Mabillon,  era  allora  divisa 
la  città.  V,  Cencius  in  Ordine  XII 
p.  i68,  Caietanus,  in  Ordine  XIV 
p.  327,  Amelius  in  Ordine  XV  p. 
453,  Gregorius  in  t.  II  de  Liturg. 
Rom.  Ponlif.  in  Diss,  de  Hierarchia 
S.  R.  Ecct.  de  Acolythis ,  p.  74- 
La  descrizione  poi  de'  Candellieri  di 
superbo  lavoro,  che  si  pongono  sul- 
l'altare della  basilica  vaticana,  quan- 
do il  Papa  vi  fa  Pontificale,  si  leg- 
ge in  Cancellieri,  Descrizione  dei 
tre  Pontificali^  e  della  sagra  sup- 
pellettile in  essi  adoperata,  Roma 
18 14.  E  noi  ne  daremo  un  cenno 
all'articolo  Cappelle  Pontificie,  de- 
scrivendo l'apparato  della  basihca 
vaticana  per  la  festa  dei  ss.  Pietro 
e  Paolo. 

Il  Pontefice  Adriano  I  del  772, 
magnifico  colle  chiese ,  e  particolar- 
mente colla  basilica  vaticana ,  nel 
presbiterio  di  essa  fece  porre  un 
faro  di  argento,  o  Candelliere  in  for- 
ma di  croce,    detto   Colycandelum ^ 

VOL.    VII. 


CAN  209 

nel  quale  si  mettevano  senza  confu- 
sione mille  trecento  settanta  cande- 
le, come  dice  il  predetto  Cancellieri 
nel  tom.  III  de  Secrelariis  p.  1 449> 
ed  ordinò  che  fossero  accese,  avanti  la 
confessione,  o  sepolcro  degli  Aposto- 
li, in  quattro  giorni  deiranno,  cioè 
nei  giorni  di  Natale,  di  Pasqua,  dei 
ss.  Pietro  e  Paolo,  ne'  quali  il  Pa- 
pa vi  celebra  solennemente,  ed  in 
quello  dell'  anniversario  della  coro- 
nazione del  Pontefice,  come  riporta 
Anastasio  Bibliotecario,  in  Fita  Ha- 
driani  /,  m.  I,  p.  25o.  Viene  an- 
che nominato  un  altro  gran  Can- 
delliere, o  Candelabro,  che  reggeva 
tanti  lumi,  quanti  sono  i  giorni  del- 
l'anno, nella  stessa  chiesa  di  s.  Pie* 
tro,  oltre  le  centocinquanta  lampa- 
de, che  ardevano  continuamente  in 
essa,  come  si  ha  dal  Bollando,  Jun. 
t.  VII,  p.  4^»  e  le  duecentocinquanta, 
che  si  accendevano  in  occasione  delle 
stazioni,  in  t.  II,  Mus.  Ital.  p.  191, 
e  t.  Ili  de  Secretariis  p.  1419.  Il 
Baronio  dice,  che  Capitulala  chia- 
mossi  un  lampadario  con  molti  ca- 
pi di  Candelliere;  e  s.  Agostino,  nel- 
r  epistola  i65,  tra  i  vasi  pel  servi- 
zio della  chiesa,  nomina  Capitala- 
tam,  et  lucernani  argenteam. 

Sebbene  ci  proponemmo  dire  sol- 
tanto dei  Candellieri,  come  arredi 
sagri  (Vedi),  pure  non  ci  sembra 
inutile  aggiungere,  che  il  celebre 
meccanico  vicentino  Gio.  Giorgio 
Capobianco  formò  un  orologio  en- 
tro un  candelliere  d' argento,  orolo- 
gio, che  venne  da  lui  donato  al 
Cardinal  Matteo  Schiner  nel  i5ii. 
Nel  battere  le  ore,  accendeva  esso 
in  un  medesimo  tratto  la  candela 
sovrappostavi,  come  si  legge  nel  Mar- 
zari,  Storia  di  Vicenza,  p.  189.  Il 
Dizionario  poi  delle  Origini  ci  ri- 
porta la  descrizione  dei  candellieri 
meccanici,  ed  economici  inventati  a 

>4 


2  IO  CAN 

Parigi  nel  1806,  il  cui  oggetto  prin- 
cipale è  quello  di  consumare  inte- 
ramente le  cjmdeie,  e  di  smocco- 
larle a  tempo  debito  in  proj>or7Ìo- 
ne  della  lunghezza  dello  stoppino 
carlx)nizzato,  tagliato  da  alcuni  smoc- 
colatoi, che  scocca  una  molla  con 
mirabilo  rapidità ,  nascondendo  la 
parte  carbonizzata,  senz-a  che  n'  esca 
fumo,  od  odore.  Altro  candelliere 
meccanico  ed  economico  è  stato  in- 
ventato, nel  18 12,  a  Parigi,  per 
mezzo  del  quale  si  possono  appli- 
care stoppini  mobili  alle  candele  di 
qualunque  genere,  e  di  ogni  ma- 
teria. 

candì  A,  Isola.  Questa  è  l'antica 
Creta,  isola  dell'Arcipelago  al  sud-ovest 
delle  altre,  e  famosa  sino  dai  tempi 
più  remoti,  il  cui  bacino  setten- 
trionale ,  frapposto  al  mare  Carpa- 
zio,  ed  al  mare  Mirtoo,  si  disse  ma- 
re eretico.  Si  chiamò  anche  Cureti,  e 
sotto  il  nome  di  Dactyli  sono  co- 
nosciuti i  suoi  priraarii  abitatori. 
Omero  la  disse  Creta  delle  cento 
città,  che  i  geografi  non  seppero 
enumerare,  ma  le  più  celebri  furo- 
no Gtiossus,  Gortiìia,  e  Lictusy  nel- 
r  interno  dell'  isola ,  e  le  marittime 
Cydonia,  Rhilynma,  Lissus,  Cyteurrij 
Minoa-PortuSj  Matiunij  e  Camara. 
L'attuai  capitale  dell'  isola  Candia 
(  Vedi  )  si  vuole  che  sia  edificata 
sull'area  di  Matium.  Fu  Creta  re- 
gno floridissimo  della  Grecia ,  con- 
tandosi fra' suoi  dominatori  Asterio, 
marito  della  rapita  Europa,  e  pa- 
dre di  Minosse  e  Radamanto,  che 
tanta  lode  si  acquistarono  nell'eser- 
cizio della  giustizia.  Un  altro  re 
Minosse  fu  marito  di  Pasifae,  e  pa- 
dre di  Androgeo  e  di  Arianna,  nomi 
famosi  nella  mitologia.  I  frombolieri 
cretesi  figurarono  in  tutte  le  guerre 
de'  greci  ;  1*  architettura  vi  fu  in 
somma    riputazione,    e    Dedalo   vi 


CAN 
formò  il  tanto  decantalo  laberinlo, 
celebre  presso  gli  antichi  poeti,  che 
dovette  pareggiare,  secondo  Strabo- 
ne,  quello  di  Egitto.  Tra  monti  di 
quest'  isola  trovasi  l' Ido,  e  il  Dit- 
teo,  e  tra  i  fiumi  il  Lete. 

Dopo  il  primo  regno    cretese,  di 
cui  oscura  è  la  tradizione,  si  eresse 
r  isola  in  repubblica,   mantenendosi 
prosperosa,  finché  i  romani  la  con- 
quistarono per  mezzo  di  Q.   Cecilio 
Metello,    luogotenente    di    Pompeo. 
Passata    quindi    dagf  imperatori    di 
occidente    al    dominio    di    quelli  di 
oriente,  neir823,   cadde   in  potere 
de' saraceni  di  Spagna.  Inutili  furo- 
no gli    sforzi    di    Michele    il  Balbo 
per  riprenderla,    e    siccome   i  sara- 
ceni  chiamarono    Kandak    il    luogo 
ov*  erano    trincierati,    così    ebbe   il 
nome  di  Candia  la  nuova  città,  cui 
fabbricarono,  nome  che  passò  ancora 
a  tutta  r  isola.  Niceforo  Foca,  gene- 
rale delle  armi    bizantine,    poi  im- 
peratore,  la    riprese   nel    961;    ma 
dopo  che  i  crociati    francesi ,    e  ve- 
neziani presero  Costantinopoli,  Bal- 
dovino I,    imperatore  latino,    diede 
r  isola  di  Candia  per  feudo  a  Boni- 
facio   marchese    di    Monferrato,    il 
quale,  col  trattato  12  agosto   1204, 
fatto   col    doge   Enrico   Dandolo,  la 
vendette  ai  veneziani.  Da  quell'epo- 
ca se  ne   mantennero  essi   padroni, 
avendo    in   diverse  circostanze   fatti 
fortificare  alcuni  porti.  I  candiotti  a 
malincuore  soffrirono  per  lunga  età 
il  nuovo  padrone;   quindi    sedizioni 
frequenti,    ma  sempre  represse,  co- 
munque fino  dopo  centocinquant' an- 
ni nelle  gare  fra  Venezia  e  Genova, 
parteggiassero   i  candiotti   per   que- 
st'ultima.   Tuttavolta   la  veneta  ac- 
cortezza  giunse    sempre   a    sventare 
ogni  mira.  Benemerito  ne  fu  il  Pon- 
tefice Urbano  V,    residente  in  Avi- 
gnone, che,  nel  1 364 ,  appunto  per 


CAN 
le  sue  paterne  sollecitudini ,  impedì 
la  funesta  guerra,  la  quale  si  te- 
meva fra  i  veneziani,  ed  i  genovesi, 
essendo  stimolati  questi  ultimi  dai 
candiotti  a  voler  occupare  Candia. 

Un  nemico  però  assai  più  poten- 
te,   ostinato    e    feroce    agognava    a 
questo  interessante   conquisto,    e  fu 
verso  la  metà  del  secolo  XVII,  che 
i    turchi    divisarono    effettuare    per 
sorpresa  il  nero  concepimento.  Per- 
tanto,   fingendo    eglino,    nel   i645, ' 
di  voler  assediare  Malta  per  vendi- 
carsi  della   preda     fatta    nell'  anno 
precedente   di  una  sultana ,  e  di  un 
principe   ottomano,  dai  cavalieri  ge- 
rosolimitani ,    tutto    ad     un    tratto 
si  scagliarono  sopra  Candia;  ma  con 
pari  impeto  vennero  respinti,  e,  per- 
duto il  fiore    delle    truppe,    abban- 
donarono l'assalto,  e  si  contentarono 
di  un  lungo  blocco.    Accorse  subito 
in  soccorso    dei    veneti   Papa  Inno- 
cenzo X   con   alcune  galere  Pontifi- 
cie, e  con  altre  procurate  dai  prin- 
cipi cristiani,   nominandone  generale 
il  principe  Ludovisi,  marito  di  sua 
nipote,   ed    il  successore  Alessandro 
VII    non    mancò   di    porgere    aiuto 
contro    il    comune    nemico.    Superò 
ambedue  Papa  Clemente  IX,  eletto 
nel    1667,    tanto    coli' assegnare  per 
questa  guerra  le  rendite  de'  tre  Or- 
dini che  estinse,    quanto   per  solle- 
citare le  corone  cattoliche  a  concor- 
rere alla  salvezza  di  Candia  con  trup- 
pe   e   danaro.    In  fatti    Luigi    XIV 
v'  inviò    parte    delle    sue    navi    per 
combattere  il  nemico  del  nome  cri- 
stiano,   in    difesa  della   fede,    e  dei 
veneziani.    Ma  sebbene   l' isola  fosse 
difesa  con  valore  nell'assedio  di  tre 
anni,  nel  quale  morirono  sette  pa- 
scià, ottanta  vtffiziali,  diecimila  gian- 
nizzeri, senza  mentovare  altre  trup- 
pe,  non    potendo  più  resistere  alla 
lórza    di    quarantamila     turchi,     fu 


CAN  211 

costretta  ad  arrendersi  1*  isola  con 
onorevoli  condizioni,  a' 16  settembre 
1669,  restando  a' veneziani  la  sola 
gloria  di  essersi  sostenuti  da  prodi 
per  circa  venticinque  anni.  Giunta 
però  a  Roma  la  notizia  della  per- 
dita di  Candia,  Clemente  IX,  che 
si  trovava  gravemente  infermo,  ne 
concepì  si  gran  pena,  che  in  breve 
tempo  perdette  la  vita. 

Conquistata  da'  turchi  Candia,  do- 
po avervi  sagrificato    per   superarla 
più  di  cinquantamila  uomini,  vi  fu 
preposto  un  pascià  a  tre  code  per  go- 
veinarla,  che  stabi h  la  sua  residenza 
nella  città  di  Candia,  avendo  subor- 
dinati i  pascià  di  Canea,   e  di  Te- 
timo.  Quindi  nella  commozione,  che 
scosse  nel   1821   da  un  capo  all'al- 
tro la  Grecia,  non  potevano  esserne 
indifferenti  i  candiotti,  specialmente 
i  montagnardi,  e  intrepidi    sfachiot- 
ti  ;  ma  gli  animi  furono  divisi.  Quan- 
do poi  r  esercito    egizio    mosse  alla 
volta  di  Morea,  l'isola  si  trovò    es- 
posta ;  ma  dopo  la  famosa  battaglia 
di  Navarino,  Mahmoud  imperatore 
de'  turchi,  ne  concesse  il  governo  a 
Mehemed  viceré  di  Egitto ,  sebbene 
ne  lo  privasse  nel   i832.  Finalmen- 
te   coir  ultima    pace ,    ritornò    alla 
dipendenza  del  viceré,  al   quale  ri- 
mase sino  al  1 7   dicembre   1 84o,  in 
cui  tornò    sotto    la    ubbidienza    del 
sultano  per  l'inclinazione    mostrata 
dagli  abitanti  di  quell'  isola  di  scuo- 
tere la  dipendenza  di  Mehemed  vice- 
re  di  Egitto,  e  tornare  sotto  l'antico 
signor  loro. 

Neil'  isola  di  Candia  il  cristiane- 
simo fu  introdotto  dal  dottore  delle 
genti  s.  Paolo  apostolo.  Un  tempo 
si  enumerarono  dodici  città  vescovili, 
sotto  la  metropolitana  di  Candia , 
cioè,  Milopotamo  istituita  nel  IX  se- 
colo, trasferita  a  Pvetimo,  Canea  fon- 
data nel  VI  secolo,  Cysamo  nel  V, 


212  CAN 

alla  quale  nel  XII  fu  unito  il  ve- 
scovato di  Hicrapetra  eretto  nel  V 
secolo,  in  cui  egualmente  erano  stati 
fondati  quelli  di  Spinalonga ,  di 
Ginosa^  di  Lappa,  di  Eleiithera,  e 
di  Surrita,  come  nel  IX  fu  istituito 
quello  di  Agrìunij  o  Axìum,  secon- 
do Commanville,  Histoire  de  tous 
les  Evéchés  p.  212.  Tuttavolta , 
essendo  il  numero  de'  tui'chi  scarso 
nell'isola,  e  prevalendo  quello  dei 
greci,  anche  attualmente  vi  sono 
dodici  vescovi  di  rito  greco,  raccolti 
nelle  superstiti  città.  Il  Pontefice 
JVicolò  V,  con  lettera  de'  i3  feb- 
braio 1 4-52,  ordinò  a  fr.  Simone  di 
Candla ,  inquisitore  nell'  Acaja,  che 
fosse  preso  un  cerio  fraticello  del- 
l'Opinione  j  dimorante  in  Atene,  il 
quale  si  spacciava  per  Papa,  e  nel 
1453,  a*  2  luglio,  mandò  l'inquisi- 
tore Onofrio  di  Castel  Durante  nel- 
r  isola  di  Candia,  contro  l' eresia  dei 
fraticelli  deW  Opinione. 

Candia  poi  si  gloria  di  essere  la 
patria  del  Pontefice  Alessandro  V 
del  1409?  come  asseriscono  Teodo- 
rico Niemo  nel  lib.  3,  cap.  5i.  Il 
senatore  Flaminio  Cornaro,  nella  sua 
Creta  Sagra ^  p.  358  e  seg. ,  non 
volle,  che  all'isola  di  Candia  si  to- 
gliesse il  pregio  di  aver  dato  alla 
Chiesa  un  sovrano  Pontefice,  stabilen- 
do contro  il  novarese  Cotta,  che  can- 
diotto  fosse  il  detto  Alessandro  V;  cioc- 
ché pur  dimostrano  ad  evidenza  Ti- 
raboschi,  Stor.  Letter.  t.  VI,  par.  I, 
p.  1 97,  e  il  Sassi  nella  Cronologia 
degli  arcivescovi  di  Milano,  p.  386. 
CANDIA  (  Candien.  ).  Città  ar- 
civescovile dell'  isola  di  tal  nome , 
e  capitale  di  essa.  È  fabbricata  a 
foggia  di  anfiteatro  in  fondo  alla 
baja,  che  si  apre  quasi  in  mezzo 
della  spiaggia  settentrionale  dell'isola, 
e  presenta  dal  mare  un  bellissimo 
colpo   d'occhio:    dal    Iato    terrestre 


CAN 

alte  mura  la  cingono,  e  copiose  for- 
tificazioni; e  dal  porto  si  entra  in 
città  per  una  porta,  che  la  notte 
si  chiude.  Quello  antico  era  assai 
rinomato  per  la  sua  profondità,  po- 
sizione, e  valide  difese,  ma  essendo 
ora  interrato,  nella  isoletta  Dia,  o 
Standia  si  fermano  i  bastimenti 
mercantili.  Si  crede,  che  qui  fosse 
l'area  dell'antica  Matium,  ed  evvi 
chi  ritiene,  che  sia  1'  antica  Canta- 
niaj  o  Cantacum  de'norici.  Ma  do- 
po che  i  saraceni  l'ebbero  edificata, 
prese  il  nome  dai  trinceramenti,  che 
vi  fecero  per  conquistar  1'  isola  sot- 
to r  imperatore  Michele  II,  cogno- 
minato //  Balbo.  Nella  lunga  guer- 
ra di  Candia ,  i  veneti  respinsero 
cinquantasei  attacchi  turchi  dalle  sue 
mura,  e  dopo  la  resa  ,  la  città 
rimase  affatto  spopolata.  Il  suo  di- 
stretto, o  sangiacciato,  occupa  tutta 
la  parte  orientale  dell'  isola,  sino  al 
capo  Salomone. 

Il  cattolicismo  vi  fu  assai  fiorente  ; 
la  sede   vescovile  vi    venne  fondata 
nel  V  secolo,  ed  il  vescovo  era  suf- 
fraganeo  di  Gortyna,  antica  metro- 
poli   della    provincia ,    istituita    sino 
dal  primo  secolo.  Nel  Pontificato  di 
s.  Vitaliano,  eletto  nel  657^,    il    ve- 
scovo Giovanni  di  Lappa  in  Candia, 
appellò  alla  S.  Sede,  dall'ingiusta  de- 
posizione del  suo  metropolita  Paolo, 
il  quale  dal  Papa  venne  ripreso  co- 
me violatore  de'  canoni,  e  il  vesco- 
vo fu  restituito  alla  sua  chiesa.  Di- 
venuta   poi    Candia    florida,    popo- 
losa e  commerciante,  nel  secolo  XII, 
cioè  dopo  che,  nel    1204,  passò   al 
dominio  dei  veneziani,  vi  fu  trasfe- 
rita la  sede  arcivescovile  di  Gortyna, 
e  quindi  vi  furono  due  arcivescovi,  di 
rito  latino  e  greco,  ma  poi  non  vi 
rimase  che    il    greco.     1  dodici  ve- 
scovati  sufFraganei   della    metropoli- 
tana di  Candia,  si  nominarono  par- 


CAN 

landò  dell'isola.  Tuttora  esiste  la 
cattedrale,  ed  oltre  la  residenza  del- 
l'arcivescovo greco,  si  conta  una  chie- 
sa di  questo  rito,  altra  degli  arme- 
ni, con  un  convento  de'  cappuccini. 
Di  Candia,  o  Creta,  esiste  ancora  il 
titolo  arcivescovile  in  partìbus,  clie 
oonferisce  la  santa  Sede,  insieme  a 
quello  de'  vescovati,  parimenti  in 
partibus  suoi  suffraganei,  che  sono  : 
SicchìmOy  CaneaLy  o  Cydonia,  Gor- 
iina^  Chersoneso  o  Spìnalonga,  Leu- 
ca  y  Retimo ,  e  Mellipotamen  seu 
Candien,  come  vuole  il  Mirco,  No- 
titia  Episcop.  Orbis  Chrystiani,  pag. 
i8i.  Commanville  dice,  che  Mi- 
lipotamo,  o  Aulopotamus,  istituito 
nel  IX  secolo ,  fu  il  suo  vescovato 
trasferito  a  Relimo. 

CANDIBA.  Città  vescovile  della 
Licia  nella  diocesi  d'Asia,  dipendente 
dalla  metropoli  di  Mira,  che  Plinio 
pone  nel  novero  delle  più  belle 
città  della  provincia.  Forse  è  la 
Calinda,  fondata  nel  quinto  secolo, 
come  vuole  Commanville,  il  quale 
nelle  sedi  suiFraganee  di  Mira  non 
fa  menzione  di  Candiba. 

CANDIDO  Ottone,  Cardinale. 
Ottone  Candido,  o  Bianco,  dei  mar- 
chesi di  Monferrato,  chiaro  per  san- 
gue e  per  dottrina,  specialmente  nel- 
le matematiche,  da  Onorio  III,  in 
settembre  del  1227,  fu  creato  Car- 
dinal diacono  di  s.  Nicolò  in  Carce- 
re; quindi,  nel  1287,  venne  spedi- 
to legato  a  lalere  nella  Scozia  ed 
Inghilterra ,  ove  fu  accettato  molto 
onorevolmente  non  solo  dai  prelati , 
ma  dai  principi,  e  dallo  stesso  re 
Errico,  che  volle  incontrarlo.  Nelle 
lettere  di  sua  legazione,  il  Pontefice 
dipinge  il  carattere  di  lui,  appellan- 
dolo «  illibatissimo  di  costumi,  ec- 
cellente in  sapeie,  pvu'o,  insigne  e 
schietto  consigliere ,  amico  di  Dio, 
difensore  della  innocenza,  e  della  e- 


CAN  2i3 

quità,  e  ad  ogni  colpa  inimicissimo  ". 
Composte  alcune  differenze,  ch'era- 
no insorte  tra  gli  ottimati  inglesi , 
celebrò  a  Loi;idra  un  concilio  nel 
medesimo  anno,  a  cui  intervenne  lo 
stesso  re,  e  nel  quale  vennero  stabiliti 
trentun  canoni  per  rimettere  in  vigore 
la  disciplina  del  clero  alquanto  deca- 
duta, e  ad  invitare  i  prelati  al  con- 
cilio generale  da  teneisi  a  Roma 
contro  l'imperatore  Federico  II,  che 
empiamente  si  opponeva  alla  Santa 
Sede.  Sopì  del  pari  in  quel  sinodo 
l'antica  controversia  tra  gli  arcive- 
scovi di  Yorck,  e  di  Cantorbery 
circa  la  primazia  del  regno  .  A 
promuovere  la  spedizione  di  Terra- 
santa,  impose  una  decima  ai  bene- 
fìci i  di  quel  regno.  Ritornando  poi 
in  Italia  col  Cardinal  Jacopo  di  Pe- 
coraria,  e  molti  altri  vescovi,  che 
andavano  al  concilio  di  Laterano , 
l'imperatore  chiamò  a  sé  i  legati 
ed  il  resto  dei  padri ,  col  pretesto 
di  doversi  abboccare  con  esso  loro 
per  affari  d'importanza;  ma  non 
fidandosene  quei  padii ,  presero  in 
quella  vece  la  via  del  mare.  Fede- 
rico, essendo  venuto  in  cognizione  di 
questo  fatto,  ordinò  ad  Enzio,  suo  fi- 
gUo  naturale,  che,  allestita  una  flotta 
di  pisani  e  siciliani,  facesse  prigioni  i 
legati  e  strage  degli  altri.  Ciò  avven- 
ne infatti,  ed  i  due  CardinaU  furo- 
no messi  in  prigione  in  Amalfi,  e  cru- 
delmente trattati.  Questi  due  Por- 
porati poi  uscirono  dalla  carcere 
per  assistere  al  concUive,  locchè  fu 
ad  essi  conceduto  col  patto,  che 
vi  ritornassero  qualora  o  l'uno,  o 
l'altro  non  fosse  rimasto  Pontefice . 
Senonchè  prolungandosi  il  concla- 
ve, il  Cardinale  Ottone  vi  ritornò, 
perchè  non  venissero  maltrattati  gli 
altri  prigionieri.  Dopo  due  anni  di 
sofferenza,  per  le  premure  dell' im- 
perator  Balduino,    fiu'ono   messi  in 


ii4  CAn 

libertà,  etl  Ottone,  lasciato  il  suo 
primo  titolo,  passò  sotto  Innocenzo 
IV,  nel  ii44>^^  vescovato  di  Por- 
to. Da  ultimo,  dopo  essere  interve- 
nuto alla  elezione  di  Celestino  ed 
Innocenzo  IV,  cui  accompagnò  a 
Lione  per  assistei'e  al  concilio  ge- 
nei-ale,  morì  nel  iiSi,  dopo  venti- 
quattro anni  di  Cardinalato,  ed  eb- 
be tomba  nella  chiesa  dei  predica- 
tori. Questo  Porporato  scrisse  un 
libro  di  astrologia. 

CANDIDO  Ugo,  Cardinale.  V, 
Bianco. 

CANEA  (Caneen.).  Città  vescovile 
con  titolo  in  partibus,  suffraganea 
dell'arcivescovo  in  partibus  di  Can- 
dia,  e  situata  in  quest'isola.  E  co- 
nosciuta anche  sotto  il  nome  di  Cy- 
donia.  Essa  è  fabbricata  sulla  costa 
settentrionale  dell'isola,  è  la  terza 
città  di  essa,  ed  è  capoluogo  di  san- 
giacciato,  con  residenza  d' un  vesco- 
vo greco.  Vuoisi,  che  la  sua  sede 
episcopale  sia  stata  fondata  nel  sesto 
secolo,  ovvero  verso  l'anno  ^5o  del- 
l'era  mstiana.  Imponenti  ne  sono 
le  fortificazioni,  tanto  pei  bastioni 
delle  mura,  che  per  la  vasta  fossa, 
e  per  la  munita  cittadella.  Il  porto 
egualmente  è  ben  difeso,  ed  ha  ec- 
cellenti cantieri  per  costruire  vascelli. 
I  turchi,  sotto  il  regno  d' Ibraimo , 
nella  prima  induzione  del  i645,  la 
tolsero  a'  veneziani,  dopo  circa  due 
mesi  di  assedio. 

CANEVANOVA  Pietro,  Cardi- 
nale. V.  Giovanni  XIV. 

CANIANA.  Città  vescovile  d'A- 
frica, di  cui  si  fa  menzione  nella 
celebre  conferenza  di  Cartagine  del 
4ii. 

CANICO  o  RENICO  (s.),  nacque 
in  Irlanda  nell'anno  527.  Nei  pri- 
mi anni  della  sua  gioventù  ebbe  a 
maestro  il  santo  abbate  Doco,  nel 
paese  di  Galles,  passò  indi  alla  scuola 


CAN 
di  s.  Finiano,  celcbratissimo  per  co- 
stumi e  dottrina.  Allevato  da  questi 
pii  uomini,  riuscì  anch' egli  fornito 
delle  virtù  più  belle,  e  si  rese  chia- 
ro per  tutta  quell'  isola,  a  causa 
specialmente  delle  sue  fatiche  per 
la  propagazione  della  pietà.  Fondò 
quest'abbate  il  monistero  di  Achad- 
Oho,  sede  in  appresso  del  vescovo 
di  Ossoiy,  che  indi  fu  trasferita 
nella  città  di  Kilkenny,  così  appel- 
lata dal  nome  del  santo.  Morì  l'an- 
no ^99,  in  età  di  anni  settantadue. 
CANISIO  o  CANINO  Egidio  da 
Viterbo,  Cardinale.  Egidio  Canisio, 
secondo  alcuni,  nacque  da  onesti  ge- 
nitori in  Canepina,  diocesi  di  Viter- 
bo, e  secondo  altri  in  Viterbo.  Do- 
tato di  eccellente  e  vivace  spirito , 
professò  nel  14B9  la  regola  di  s.  A- 
gostino,  e  lesse  filosofia  e  teologia, 
segnalandosi  assai  per  la  sua  pe- 
rizia nelle  lingue  orientali,  e  per  la 
sua  eloquenza  nel  pergamo.  E  di  fat- 
ti sotto  il  Pontificato  di  Alessandro 
VI  così  fu  gradita  a  Roma  l'elo- 
quenza di  lui,  che  ebbe  ordine  di 
fissarvi  il  suo  soggiorno,  aprendosi  in 
seguito  la  via  a  divenire  prima  vi- 
cario generale  del  suo  Ordine,  indi 
capo  di  tutta  la  religione  nel  i5o8, 
e  ad  essere  il  compagno  di  Giulio  II 
ne'  due  viaggi  da  esso  fatti  a  Bolo- 
gna. Da  quest'ultimo  Pontefice  fu 
spedito  nunzio  a  Venezia  ed  al  re 
di  Napoli  per  istringere  quelle  po- 
tenze in  lega  contro  il  turcOj  e  nel 
Pontificato  poi  di  Leone  X  nel  i5i5, 
fu  inviato  nunzio  in  Alemagna  al- 
l'imperatore  Massimiliano  alìlne  di 
indurlo  a  far  la  pace  co'  veneziani. 
Mentre  si  trovava  a  quella  corte  ven- 
ne sublimato  all'onore  della  porpora 
col  titolo  di  s.  Matteo  in  Merulana, 
della  qual  chiesa  rinnovò  il  soffitto. 
Insignito  già  del  patriarcato  di  Co- 
stantinopoli,    nel   i524>  fu  da  Clc^ 


CAN 

mente  VII  fatto  vescovo  di  Viterbo, 
dove  lo  slesso  Pontefice  lo  accolse 
ad  una  co'  cavalieri  gerosoloniitani, 
fuggiti  da  Piodi.  Dal  Papa  medesimo 
ottenne,  a  titolo  di  amministrazione 
nel  i532,  le  chiese  eziandio  di  Ca- 
stro e  di  Lanciano,  e,  secondo  il 
Ciacconio,  quelle  pure  di  Adria  e 
di  Sutri,  comunque  ciò  non  si  regi- 
stri dall' Ughellio.  A  queste  chiese 
gli  fu  aggiunta  ancora  la  protettoria 
del  suo  Ordine  ;  ma  ciò  eh*  è  più, 
l'amicizia  meglio  che  la  stima  egU 
godette  dei  Pontefici  Clemente  VII 
e  Leone  X.  Nel  i5i8  sostenne  la 
legazione  nella  Spagna  a  Ciarlo  V, 
per  eccitarlo  alla  guerra  contro  il 
turco,  e  nel  ritonio  da  essa  passan- 
do per  Venezia  fu  incontrato  da 
quel  senato  ed  accolto  con  somma 
magnificenza.  Tutti  i  letterati  di  quei 
giorni  facevano  a  gara  nel  lodarlo, 
per  le  molte  opere  da  lui  scritte,  al- 
cune delle  quali  si  conservano  tutta- 
via inedite  nella  celebre  biblioteca 
agostiniana  in  Roma,  ed  altre  videro 
la  luce.  Nel  sacco  di  Roma  perdet- 
te la  sua  biblioteca ,  di  che  provò 
sj  estremo  dolore,  che  ritiratosi  a 
Padova  restò  quasi  un  anno  infermo. 
Morì  questo  grand' uomo  nel  i532, 
neir  età  di  sessant'  anni ,  e  quindici 
di  Cardinalato.  Fu  seppellito  nella 
chiesa  di  s.  Agostino  di  Roma. 

C A NILLI AC  Raimondo,  Cardinale. 
Raimondo  Canilliac,  nipote  del  Car- 
dinal Bertrando  Deucio  per  lato  di 
sorella,  nacque  secondo  alcuni,  nel 
Gevaudan  di  Auxerre,  secondo  altri 
poi  più  probabilmente,  nel  castello 
della  rupe  di  Canilliac  di  Nimes. 
Era  dottore  in  ambe  le  leggi,  cano- 
nico regolare  di  s.  Agostino,  o  me- 
glio abbate  conchense  a  Rodez.  Di 
questa  ultima  cosa  però  dubita  mol- 
to il  giudizioso  critico  Baluzio,  il 
quale    descrivendo    le    più    minute 


CAN  21 5 

circostanze  dei  Cardinali,  dei  quali 
ci  dà  notizia,  niente  dice  del  mona- 
cato del  Cardinal  di  Canilhac,  cui 
anzi  vuole  preposto  della  chiesa  di 
Magalona.  Dappoi  venne  consecrato 
amvescovo  di  Tolosa,  non  di  To- 
ledo, come  scrissero  alcimi.  Quindi 
Benedetto  XII  lo  creò  Cardinale  pre- 
te di  s.  Croce  in  Gerusalemme  ai  1 7, 
ovvero  18  dicembre  del  i35o,  e 
nel  i36i,  da  Innocenzo  VI  fu  eletto 
alla  sede  prenestina.  Intervenne  ai 
conclavi  d'Innocenzo  VI,  Urbano 
V,  e  Gregorio  XI,  nel  primo  dei 
quali  ebbe  undici  voti  pel  Sommo 
Pontificato.  Mori  in  Avignone,  nel 
1373,  dopo  23  anni  di  Cardinalato, 
ed  ebbe  onorevole  tomba  a  Magav 
Iona  nella  cappella  detta  di  Canil- 
hac. 

CANNA  Reliquia.  Bajazetto  II 
gran  signore  de'  turchi ,  nel  1 49^> 
per  mezzo  d'un  suo  ambasciatore, 
fece  consegnare  ad  Innocenzo  Vili 
la  Lancia  {Vedi),  con  cui  fu  trafo»- 
rato  il  lato  del  Redentore,  la  spim*- 
ga,  e  la  Canna.  V.  la  costituzione 
IV  di  Alessandro  VI,  Bullar.  t.  I. 
p.  4^8,  Sandini ,  Hlstoria  faniiliae 
sacnUj  de  Christo  Domino  cap.  XV, 
p.  238  e  239,  Jo.  Georg.  Holte- 
rus,  De  pota  felleo  et  acetoso  Chri- 
sto agonizanti  porrecto  ,  Gubenae 
1 6  7  I  - 1 6  7  3  ,  e  Neumann ,  Dispii- 
tatio  philologica  de  spongia  ori  Chri- 
sti  admota,  Wittebergae  i683. 

Credono  alcuni,  che  colla  fisto- 
la, colla  quale  il  Papa  ne'  Pontifi- 
cah  assume  nel  Calice  {Fedi)  il  vino 
consacrato  (rito,  che  usavasi  antica- 
mente da'fedeli),  si  ricordi  la  Canna, 
sopra  la  quale  fu  accostata  alle  lab- 
bra del  moribondo  Redentore  la 
spugna  inzuppata  di  fiele ,  e  di  a- 
ceto.  F.  Cappelle  Pontificie  ,  ove 
nel  Pontificale  di  Pasqua  si  parla 
di  detta  Canna. 


ai6  C\N 

CANNA  o  CANUS^,  delta  ancora 
Caimus,  e  Cunnus.  Città  vescovile 
della  Licia  nell'  esarcato  d' Asia,  sot- 
to la  metropoli  di  Mira.  La  sua  se- 
de fu  istituita  nel  V  secolo. 

CANNE  o  Canna  (  Cannaé).  Cit- 
tà vescovile  nel  regno  delle  due 
Sicilie,  provincia  della  Terra  di  Ba- 
ri nella  Puglia,  di  cui  appena  si 
veggono  le  rovine.  Essa  era  situata 
sulla  destra  riva  deirOfanto,  tra 
l'imboccatura  di  tal  fiume,  e  la  cit- 
tà di  Canosa.  Annibale,  generale  del- 
l'armata cartaginese,  la  rese  memo- 
rabile per  la  stiepitosa  vittoria,  che 
riportò  nelle  sue  vicinanze  sui  ro- 
mani l'anno  536  di  Roma  ,6217 
avanti  l'era  cristiana.  Dicesi,  che  in 
quella  battaglia  venissero  uccisi  set- 
tantamila romani,  per  cui  il  campo  do- 
ve accadde  la  battaglia  è  ancora  chia- 
mato campo  di  sangue.  Gli  abitanti 
di  Canna  hanno  ivi  trovato  speroni, 
cime  di  lancie,  e  avanzi  di  cimieri. 
Nel  io83,  questa  città  fu  assediata 
e  distrutta  interamente  da  Roberto 
Guiscardo.  La  sede  vescovile  fu  isti- 
tuita in  Canna  vereo  l'anno  5oo. 
Suffiraganea  essa  era  alla  metropoli 
di  Bari,  ma  il  Pontefice  Cahsto  III 
l'uni  a  quella  di  Nazareth  presso 
Barletta,  nel  1^55.  V.  Nazareth. 
Questo  è  il  sentimento  di  alcuni 
autori,  ma  Novaes  dice  essere  avve- 
nuta tale  unione  sotto  Paolo  IH, 
a'  19  marzo   i534. 

CANO  Melchiorre.  Scrittore  ec- 
clesiastico del  secolo  decimosesto,  na- 
to a  Tarancon  nella  diocesi  di  To- 
ledo circa  l'anno  \^i^.  Fece  i  suoi 
primi  studii  in  Salamanca,  dove  ab- 
bracciò l'Ordine  religioso  di  s.  Do^ 
menico.  Ebbe  a  maestro  di  teologia  il 
celebre  Francesco  detto  della  VillO' 
ria,  splendore  della  università  di  Sa- 
lamanca: passato  dipoi  nel  collegio 
di  s.  Gregorio   di  Valladolid,  rice^ 


CAN 

vette  lezioni    da  Diego   d'Astudllla , 
uomo  che  il  Vittoria  stesso  conside- 
rava di  gran  lunga  a  lui  superiore. 
Nella  scuola  di  que'duc   grandi  uo- 
mini potè  ben  presto    svilupparsi  il 
di  lui  bel  talento,  e  così  crebbe  in 
alta  riputazione,  che  in  breve  lo  si 
elesse  a  successore  del   dotto  dome- 
nicano Andrea  Tudela,  il  quale  co- 
priva la  prima  cattedra  dell'univer- 
sità di  Alcala.  Morto  poscia  il  Vit- 
toria, Cano  fu  eletto  con  universale 
contento    ad    occupare    il    posto    di 
lui.  Non  molto  dopo,  ebbe  da  Car- 
lo   V    la  onorevole   commissione  di 
recarsi  al  concilio  di  Trento  in  com- 
pagnia   del    Carranza.  Ivi,  tra  quei 
valentissimi  padri,  si  distinse  per  la 
sua    eloquenza    e    profonda    erudi- 
zione, a  maniera  che  il  Pallavicino 
non  dubitò  di  chiamarlo  il  più  dot- 
to teologo  del  suo  tempo.  Per  mol- 
te circostanze  interrottosi   quel  con- 
cilio, egli  fece  ritorno  alla  sua  scuo- 
la di  Salamanca  ;  quando  il  Ponte- 
fice Giulio  III,  eletto  nel  i55o,  lo 
promosse  alla  cattedra  vescovile  del- 
le   Canarie,  in  luogo   di  Francesco 
dalla  Cerda,  morto  dopo  aver  san- 
tamente governata  quella  chiesa.  Ma 
ricevutane  la  consagrazione,  non  vol- 
le poi  prendere  possesso  della  sede, 
vivendo    qual    privato    in   una  casa 
del   suo    Ordine.    Accettò    dipoi    il 
provincialato  della  sua   provincia  di 
Spagna,  carica  da  lui  sostenuta  con 
tale    soddisfazione ,  che  spiratone  il 
tempo  di  metodo,  i  suoi   confratelli 
lo   volevano    confermare .    Terminò 
la  sua   carriera  mortale    nella   città 
di  Toledo.    Tutti    i  teologi    hanno 
fatto    plauso    al    suo  libro  intitola- 
to:   De  locis   theologicis,   cioè  delle 
fonti,  a    cui    i    teologi  possono    at- 
tingere argomenti  per  appoggiare  le 
loro  sentenze,  o  confutare  quelle  de- 
gli  altri.    Cano  lasciò  ancora    alcu- 


CAN 
ne  lezioni  teologiche  sili  sagramenti 
in  generale,  un   trattato   sul    sagra- 
mento  della  penitenza,    nonché  mol- 
to operette  manoscritte. 

CAJNONARCA  o  CANONARCHA. 
Era  negli  antichi  monisteri  un  ofiì- 
ciale,  che  dicevasi  capo  della  regola. 
Incombeva  a  lui  il  chiamare  col 
suono  del  legno  i  monaci  al  coro , 
e  ad  altre  riunioni.  Del  medesimo 
officio  fa  menzione  s.  Doroteo  abba- 
te, mentre  racconta  le  fatiche  da 
lui  sostenute  per  lo  servizio  del  mo- 
nistero,  come  riporta  il  Macri.  Nella 
chiesa  greca  il  Canonarca  ha  l'offi- 
cio di  leggere,  e  pronunciare  tutto 
il  periodo  al  cantore,  a  cui  va  sug- 
gerendo di  mano  in  mano  ciò,  che 
dee  cantare  a  mente ,  per  mancan- 
za di  libri ,  o  difetto  di  memoria , 
onde  in  ogni  coro  vi  sono  due  Ca- 
nonarchi,  chiamandosi  il  primo  pro- 
tocanonarca.  Si  disse  anche  Cano- 
narca quel  basso  officiale  nella  chie- 
sa di  Costantinopoli  inferiore  ai  let- 
tori. 

CANONE,  Regula,  Canon.  Voca- 
bolo greco ,  che  significa  regola ,  ed 
in  diverse  maniere  è  usato  dalla 
Chiesa.  Canone  primieramente  signi- 
fica presso  i  padri  la  dottrina  con- 
tenuta nelle  sacre  Scritture.  I  Ca- 
noni degli  apostoli  sono  una  rac- 
colta delle  regole  disciplinari  del- 
la primitiva  Chiesa.  Canoni  eccle- 
siastici poi  si  chiamano  le  leggi  Pon- 
tificie ,  stabilite  ed  ordinate  dai 
Papi,  e  dai  concilii  in  materia  di 
dogma,  e  di  disciplina.  Canone  di- 
cesi puranco  quella  parte  della  mes- 
sa, che  comprende  le  parole  segrete 
dal  prefazio  sino  al  Pater.  Cano- 
ne de'  santi ,  Album  Sanctorum,  è 
il  catalogo  loro  riconosciuto  dalla 
Chiesa ,  che  li  ha  dichiarati  santi , 
C(d  inscritti  nel  martirologio.  I  Ca- 
coni poi    penitenziali ,  Ganones  poc-^ 


CAN  217 

nitentìales ,  sono  quelli ,  che  pre- 
scrivono le  penitenze  secondo  i  di- 
versi peccati;  e  Canone  in  gene- 
rale è  la  regola  che  osservano  i  clau- 
strali, ovvero  è  un  libro  contenente 
le  loro  costituzioni.  Per  Canone  pa- 
squale, Canon  paschalìs,  s' intendono 
le  tavole  delle  feste  mobili,  con  cui 
si  denotava  per  uno,  o  per  parecchi 
anni  il  giorno,  nel  quale  cader  do- 
vea  la  festa  di  Pasqua ,  e  le  altre, 
che  ne  dipendono.  Canone  di  pace 
e  di  tregua  è  nella  storia  ecclesia- 
stica un  Canone  fatto  e  rinnovato 
in  parecchi  concilii  dopo  il  secolo  X, 
per  sopprimere  i  disordini,  che  ca- 
gionavano le  guerre  fatte  da'  signori 
per  le  particolari  loro  questioni.  Ca- 
none significava  ancora  presso  i  greci 
il  salmo,  e  cantico,  che  in  certi  gior- 
ni ordinariamente  si  cantava,  giusta 
la  regola  stabilita  per  la  liturgia.  Di- 
cevasi esso  Canone  per  essere  il  can- 
tico d' un  certo  metro  determinato , 
e  appellavasi  gran  Canone  quello, 
che  cantavano  nella  feria  V,  perchè 
composto  di  duecentocinquanta  strofe, 
mentre  gH  altri  erano  di  trenta,  o 
poco  più.  Un  esempio  di  questi  Ca- 
noni può  vedersi  nel  tomo  XXII 
della  Biblioteca  de'  padri  ^  Lione 
1677,  ove  alla  pag.  765  si  legge  il 
Canone,  sive  canticum  agentis  ani- 
mam  ex  graecoruni  euchologioy  com- 
posto di  otto  odi,  ciascuna  delle  qua- 
li di  quattro  strofe.  Altro  Canone, 
sive  canticum  peccatoris  ad  sanctis- 
simam  Deiparam  j  si  legge  nella  p. 
766,  col.  3 ,  egualmente  composto 
di  otto  odi. 

Canone  si  disse  ancora  l'ordine 
de'  chierici,  e  le  vergini  sacre,  e  le 
vedove  ecclesiastiche  si  dicevano  po- 
ste nel  Canone,  cioè  nel  ruolo  delle 
persone  addette  al  divino  servigio 
nelle  chiese,  da  cui  erano  parimente 
alimentate.  Si  dice  Canone  anche  il 


2i8  CAN 

libro,  o  sia  corpo  del  gius  canonico, 
come  anclie  la  leggo  per  l'osservanza 
de'tribuU.  Sono  dette  ore  canoniche 
le  orazioni,  cui  sono  obbligate  le  |x;r- 
sonc  dedicate  al  culto  divino,  poiché 
sono  un  quasi  pagamento  quotidia- 
no di  Canone,  o  tributo  alla  maestà 
Divina.  La  medesima  voce  signilìca 
la  regolata  distribuzione  del  salterio, 
ed  eziandio  una  certa  annua  pre- 
stazione solita  pagarsi  da  coloro,  che 
tengono  a  livello,  enfiteusi,  o  in  af- 
fitto case  o  poderi,  al  proprietario 
de'  medesimi.  Canone  finalmente  è 
anche  termine  musicale,  scientifico, 
artistico,  ec. 

Lungi  però  dal  trattare  d' ognuna 
delle  predette,  e  altre  specie  di  Ca- 
noni, ci  limiteremo  a  darne  in  breve 
un'idea  dei  principali.  Scrissero  di 
questo  aigomcnto  Remigio  Ceillier, 
monaco  benedettino,  Histoire  des  au- 
teurs  eccles.  t.  Ili,  e.  32, 33;  Guglielmo 
Beveregio  prete  inglese,  Codex  Ca- 
nonum  ecclesiae  prìmitivae  vindicatus 
ac  illustraius,  Amstelodami  1697; 
Antonio  Costantino  di  Castro villare, 
minimo  di  s.  Francesco  di  Paola, 
De  Canonibus  AposLolorwti  Disser- 
f^//o,  Romae  1697;  Francesco  Tur- 
riano  gesuita  spagnuolo  Pro  Cano- 
nibus Aposlol.  et  Epìslol.  Decretai. 
Pontìficum  Apostolicorum  ad\^.  Mag- 
deburgcnses  Centiiriatores  defensio, 
Luteliae  i573,  e  l'autore  delle  Ob- 
servationes  in  annolationes  Severe- 
gii  in  Canones  ss.  Apostolorum  _, 
Rotliomagi  1674;  Cabassuzio,  Theo- 
ria  et  praxis  juris  ecclesiastici , 
Expositio  juris  ecclesiastici,  Romas 
1769. 

Canone  delle  Sacre  Scrinare. 

Canone  primieramente  significa 
presso  i  Padri  greci  la  dottrina  con- 
tenuta ne'  libri  sacri  ed  inspirati    da 


CAN 

Dio,  dottrina  che  lo  slesso  s.  Paolo 
chiama  Canone  (ad  Calai.  i\  v.  16), 
cioè  regola ,  che,  al  dire  di  que'  pa- 
dri, è  dottrina  retta,  e  perfetta  nel- 
la sua  rettitudine.  Condannati  ven- 
gono quindi  que'  superbi,  i  quali  in- 
vece di  seguire  una  tale  regola  in- 
fallibile, si  abbandonano  a'  loro  falsi 
raziocinii,  che  h  portano  all'eresia. 
Nel  concilio  generale  di  Trento  fu 
fatta  una  nuova  ed  esatta  discussio- 
ne sui  libi-i  sacri,  soltanto  per  ren- 
derne ragione  ai  Padri  di  quel  me- 
morando consesso;  nondimeno  i  li- 
bri, che  da  quel  concilio  si  ricevet- 
tero per  canonici,  come  tali  erano 
già  stati  tutti  approvati  anche  dal 
concilio  generale  di  Fii-enze  presie- 
duto da  Papa  Eugenio  IV. 

Il  Canone  delle  Scritture,  e  dei 
libri  biblici  viene  chiamato  anche 
il  catalogo  dei  lihi  proposti  dalla 
Chiesa  a'  suoi  seguaci  per  regola 
della  fede,  e  de'  costumi,  ed  essa  a- 
jutata  dalla  tradizione,  ed  inspirata 
da  Dio,  pose  in  questo  Canone  molti 
di  quelli,  che  gli  ebrei  non  avevano 
conosciuti  per  divini,  e  dichiarò 
espressamente  essere  tali  quelli  an- 
cora, di  cui  alcuni  cattolici  dubita- 
vano, y.  Bergier  al  vocabolo  Ca- 
none DELLE  Scritture,  e  l'articolo 
Bjbbia.  Si  dissero  poi  Canone  delVE- 
vangflio  quelle  concordanze  fatte 
da  Eusebio  di  Cesarea,  delle  quali 
fa  menzione  s.  Girolamo,  e  che  tro- 
vansi  spesso  in  capo  de' manoscritti 
del  Nuovo  Testamento,  ed  in  alcu- 
ne edizioni. 

Canoni  Apostolici,  ovvero  Canoni 
degli  Apostoli. 

Canone  degli  Apostoli  é  stata  pure 
nominata  una  raccolta  di  leggi  ec- 
clesiastiche de'  primi  secoli,  a  torto 
da  alcuni  attribuite  a  s.  Clemente  I, 


CAN 

che  neir  anno  9 3  fu  innalzato  al 
Pontificato,  secondo  Novaes,  e,  se- 
condo altri,  nell'anno  91,  e  clic  fu 
il  terzo  successore  di  s.  Pietro.  Si 
credette  aver  egli  ricevute  quelle 
leggi  dal  menzionato  principe  degli 
apostoli,  onde  molti  critici  preten- 
dono che  quella  collezione  non  fosse 
conosciuta  che  verso  la  fine  del  HI 
secolo ,  controvertendosi  ancora  sul 
numero,  ed  autorità  di  essi.  Il  p. 
Sangallo,  Gest.  de  Font,  tomo  III, 
p.  196,  n.  66  ,  crede  che  questi 
Canoni  siano  una  tradizione  aposto- 
lica, lasciataci  scritta  da  s.  Clemen- 
te I,  o  da  qualche  altro  scrittore 
antichissimo.  Monsignor  de  Marca, 
De  concord.  lib.  Ili,  cap.  2,  n.  5, 
è  di  parere,  che  fossero  compilati 
prima  del  concilio  niceno,  ma  dopo 
l'anno  2  58;  e  Sandini,  Histor.  A' 
post.  p.  43,  si  persuade,  che  fossero 
pubblicati  dopo  il  niceno  I,  cele- 
brato l'anno  32  5.  Dionisio  Esiguo, 
ad  istanza  di  Stefano  vescovo  salo- 
nitano,  li  tradusse  in  latino  con 
questo  titolo  :  Incìpiunt  Ecclesice 
Regulae  ss.  Jpostolorum  probatae 
per  Clenienteni  Ecclesiae  Roma- 
nae  PonlificeTn,  (juce  ex  grcecis  e- 
xemplaribus  in  ordine  primo  pò- 
niintar.  Ma  questa  collezione  non 
fu  tosto  ricevuta,  sapendosi,  che  so- 
lamente néir  anno  849,  la  Chiesa 
Romana  se  ne  servì  ne'  suoi  giudi- 
cii,  come  di  regole  sacre.  Disse  lo 
Schelstratc,  Antiq.  illust.  p,  2.  Diss. 
II,  cap.  I,  che  niun  antico  scrittore 
abbia  rifiutati  cosiffatti  Canoni  :  anzi 
tutti  vi  ritrovarono  la  dottrina  della 
primitiva  Chiesa,  e  degni  li  ripu- 
tarono di  essere  adorati,  come  scris- 
se Giustiniano  y\ugusto,  Const.  ad 
Epiph.  Fair.  Constant.,  e  di  essere 
chiamati  divini  dal  concilio  generale 
VII,  Canone  I.  Il  numero  di  questi 
Canoni  variamente  si  prescrive  dagli 


CAN  219 

scrittori,  alcuni  de' quali  di  due  ne 
fanno  uno  solo,  e  di  uno  ne  fanno 
due;  ma  la  pili  comune  sentenza 
ne  abbraccia  il  numero  di  cinquan- 
ta, al  quale  sembra  essersi  appog- 
giato il  concilio  lateranense  appresso 
Arduino,  Cane.  tom.  Ili,  col.  201 5; 
comunque  altri  dicano,  che  sono  ses- 
santasei, od  ottantacinque. 

Il  Cardinal  Umberto,  vescovo  di 
Selva  Candida,  non  già  s.  Leone  IX, 
come  ingannato  da  Graziano  scrisse 
il  p.  Bofti  nel  tomo  II,  «  Dissert. 
«  Historicar.,  Dissert.  1 1,  inrespons. 
«  ad  libell.  Nycetae  presbyteri,  et 
>i  monachi  contra  latinos  ",  dice, 
che  i  padri  numerano  i  Canoni  apo- 
stolici tra  gli  scritti  apocrifi,  eccetto 
i  cinquanta  capitoli,  che  decretaro- 
no di  aggiungere  alla  fede  ortodos- 
sa. Questi  si  considerano  esenti  da 
ogni  errore,  dove  che  negli  altri  si 
notano  dottrine  meno  confacenti  a 
quella  insegnata  dalla  Chiesa.  Il 
Canone  63  condanna  il  digiuno  del 
sabbato,  quando  questo  nonostante  si 
osservava  religiosamente  dalla  Chiesa 
Romana  sino  al  tempo  di  s.  Ambro- 
gio, e  cosi  da  altre  chiese.  Il  Cano- 
ne 84  ammette  alcuni  libri  tra  i 
sacri,  ed  altri  li  rigetta,  contro  la 
pratica  della  Chiesa  universale.  Ec- 
cetto adunque  i  trentacinque  Cano- 
ni, gli  altri  cinquanta  sono  annove- 
rati fra  i  sacri  Canoni  da  Giovan- 
ni II,  e  da  Zaccaria  Pontefici  pri- 
ma della  collezione  d' Isidoro,  e  po- 
steriormente da  s.  Leone  IV  creato 
neir847.  Gli  antichi,  che  se  ne  ser- 
virono, gli  hanno  semplicemente  ap- 
pellati Canoni  antichi.  Canoni  dei 
padri.  Canoni  ecclesiastici,  e  se 
talvolta  li  hanno  nominati  Canoni 
apostolici,  questo  solo  prova,  che 
ve  ne  hanno  alcuni,  i  quali  venne- 
ro composti  dai  vescovi,  che  si  tro- 
vavano ai  tempi  degli  apostoli.  Ciò 


220 


CAN 

non  pertanto  conchiuderemo  con 
Bcrgier,  che  questi  Canoni  rettamen- 
te sono  stati  appellati  Apostolici,  e 
Canoni  degh  apostoH.  Se  furono  da 
Gelasio  I  nel  494  chiamati  apocri- 
fi,  ciò  provenne  dal  non  essere  stati 
scritti  dalle  mani  stesse  degli  apostoli, 
né  da  s.  Clemente  I,  cui  furono  at- 
tribuiti, e  dall'essere  stati  intei*po- 
lati  dagli  eretici. 

Affine  poi  di  avere  una  chiara  con- 
cordanza delle  sacre  carte,  si  posso- 
no precipuamente  consultare  i  Com- 
mentarii  del  p.  Tirino  ,  che  con 
grande  studio,  e  diligenza  si  applicò 
a  togliere  le  apparenti  contraddizio- 
ni delle  divine  Scritture.  Di  tutte  le 
opere  di  s.  Clemente  I,  sì  spurie , 
che  genuine,  fece  Gio.  Battista  Co- 
telerio,  dottore  della  Sorbona,  una 
raccolta  greco-latina  nella  sua  ope- 
ra :  ss.  Patruni,  qui  temporibus  a- 
postolicis  floruerunt,  opera  edita 
et  inedita^  vera^et  suppositia.  J.  B. 
Cotelerius  eruit  ex  mss.  codicibus 
versionibusque  et  notis  illustravit, 
Antuerpiae  1698.  Né  dee  omettersi, 
che  fra  le  lettere  di  s.  Clemente  I, 
sono  da  annoverarsi  quelle  due  scrit- 
te intorno  la  verginità,  ossia  dirette 
alle  vergini,  le  quah  pel  primo  diede 
alla  luce  in  Leyden  nel  1752  Gio. 
Giacomo  Wetstenio,  tratte  da  un 
mss.  codice  Sinaco  del  Nuovo  Te- 
stamento. E  benché  Natanaele  Lard- 
iiero  nella  sua  Dissertazione  stam- 
pata in  Londra  nel  lySS  si  accin- 
gesse a  dimostrare ,  che  le  due 
citate  lettere  sono  da  attribuirsi  ad 
un  vescovo  orientale  del  III  secolo, 
e  benché  Ermanno  Venema ,  nel 
1754,  si  affaticasse  di  dimostrarne 
autore  tutt' altri  che  s.  Clemente  I, 
pure  a  giudizio  de'  più  sensati  re- 
centi critici,  gli  argomenti,  che  attri- 
buiscono a  san  Clemente  I  quelle  due 
lettere,  sono  di  tanto  peso,  e  tanta 


CAN 
forza,  che  può  presentemente  dirsi 
con  sicurezza  esserne  il  vero  autore 
il  predetto  Pontefice.  Pompeo  Sar- 
nelli,  nelle  sue  Lettere  Ecclesiastiche, 
Venezia  1740,  nel  tomo  I,  pag.  i5, 
ti-atta  del  Canone,  e  del  suo  signi- 
ficato ,  e  perché  sia  così  chiamato , 
ed  al  tomo  III,  p.  i5g,  dice  quanto 
sieno  venerati  i  sacri  C-inoni:  poi,  par- 
lando de'  Canoni  degli  apostoli,  esa- 
mina se  sieno  veramente  taU,e  quan- 
ti sieno  gli  autentici,  y.  tomo  I, 
p.  116,  tomo  II,  p.  93,  e  tomo  X, 
let.  XXI ,  de'  Canoni  attribuiti  agli 
Apostoli.  Sì  può  inoltre  consultare 
il  p.  Zaccaria,  Storia  Leti.  tom.  VI, 
pag.  471, 

Canoni  de'  Concila,  e  Canoni 
Ecclesiastici. 

Canoni  de'ConciUi  diconsi  gene- 
ralmente i  decreti  de'concilii  mede- 
simi, in  materie  dogmatiche,  o  di- 
sciplinari, le  loro  leggi,  e  regole, 
che  vengono  prescritte  a' fedeli  per 
la  loro  condotta,  intorno  la  fede,  la 
disciplina  ed  i  costumi  :  Sacri  Conci- 
liorum  Canones,  Conciliorum  decreta. 
Venendo  appellati  quelli  del  conci- 
lio di  Nicea,  Canoni  Arabici,  evvi 
però  chi  sostiene  ch'essi  furono  fal- 
samente attribuiti  a  quel  concilio, 
essendo  piuttosto  una  raccolta  tratta 
da  molti  antichi  concilii.  I  Canoni 
dogmatici  sono  ordinariamente  con- 
cepiti in  questi  termini:  »  se  alcuno 
«  dirà  la  tale  cosa,  insegnerà  la 
»  tale  dottrina ,  sia  anatema  ",  cioè 
separato  dalla  società  de' fedeli,  giac- 
ché i  Canoni  dogmatici  dichiarano 
un  articolo  di  fede,  cui  deve  il  cat- 
tolico prestare  assenso  fermo  ed  in- 
dubitato ,  essendo  infallibile  l'au- 
torità, che  li  dichiara.  Ne'  Canoni 
disciplinari  si  prescrivono  alcune  a- 
zioni,  ed  altre   si  vietano  sotto   al- 


CAN 
cune  pene  canoniche,  cioè,  come  si 
esprime  Bergier,  questi  Canoni  sono 
quelli,  che  comandano  al  cattohco 
un'azione,  o  ne  vietano  un'altra. 
Vi  sono  poi  alcune  regole  per  di- 
stinguere le  diverse  qualità  di  Ca- 
noni, che  specialmente  furono  adot- 
tate nel  generale  concilio  di  Trento. 
Quantunque  si  chiamino  Canoni  an- 
che le  sentenze  de'santi  Padri,  pure 
non  si  dicono  propriamente  Canoni, 
che  quei  decreti,  i  quali  si  emanano 
dai  concilii,  e  che  perciò  costitui- 
scono il  diritto  ecclesiastico,  o  cano- 
nico.  V.  Concilii. 

Sotto  il  nome  di  Canoni  eccle- 
siastici comprendonsi  tutti  quelli , 
che  furono  promulgati  dai  Concilii 
e  dai  sommi  Pontefici,  e  che  ap- 
punto formano  il  corpo  del  diritto 
canonico.  Questo  propriamente  è  la 
collezione  delle  regole  tratte  dalla 
Sci'ittura  Sacra,  dai  concilii,  dalle 
costituzioni  Pontificie,  dai  sentimenti 
dei  Padri  della  Chiesa,  e  dall'uso  ri- 
cevuto nella  tradizione.  Molte  sono  le 
collezioni  di  questi  Canoni,  e  la  pri- 
ma si  reputa  quella  di  Dionigi  mo- 
naco chiamato  V  EsìguOf  seguito  poi 
da  Ferdinando  diacono  cartaginese. 
Dopo  questo  vi  pose  mano  Martino 
vescovo  bracarense,  indi  Cresconio, 
che  ne  raccolse  molti,  come  attesta 
Baronio  all'anno  517.  In  progresso 
di  tempo,  Isidoro  Mercatore  vi  ag- 
giunse le  epistole  Pontificie,  e  le 
decretali  :  proseguì  1'  opera  Incma- 
ro  il  Giovane,  vescovo  ludunense, 
il  quale  fu  seguito  da  Burcardo; 
finalmente  la  collezione  fu  perfezio- 
nata dal  monaco  benedettino  Gra- 
ziano, nel  1 1 5 1 ,  nel  Pontificato  di 
Eugenio  III.  In  essa  però  furono 
comprese  molte  decretali  spurie , 
onde  più  volte  bisognò  emendarle . 
Gregorio  IX  ne  fu  il  primo  coli' aiu- 
to di  s.  Raimondo  nel   i23o.  Boni- 


CAN  221 

facio  VIII,  nel    1298,    vi   aggiunse 
i  Canoni  posteriori,  come  fece  Cle- 
mente   V,    in    cui    furono    raccolti 
quelli  conosciuti  sotto    il    nome    di 
Extravagantes,  nelle  quah  si  hanno 
i  Canoni    sino    all'  ultima   decretale 
(Vedi)  pubblicata  nel    i433  da  Si- 
sto IV,  e  finalmente  per    volere  di 
Gregorio  XIII,    ne  derivò    la  men- 
zionata opera  del  Diritto  Canònico^ 
eh' è  tuttavia  in  uso.    A  tale    colle- 
zione si  debbono  aggiungere  gli  at- 
ti de'  Concilii  di  Costanza,  di  Basi- 
lea e  di  Trento,  unitamente  al  Bol- 
lai io  romano,  che  formano   il    così 
detto     Diritto  novissimo^    il    quale 
serve  di    sussidiario    al    precedente. 
Molti  autori  si  occuparono  di  que- 
st'  argomento,  fra'  quali    il  Cardinal 
Laborante    Panormo,    o    Tedeschi, 
uno  de' più  celebri  canonisti  del  se- 
colo XII,    impiegò    venti    anni  per 
lasciarci  un'insigne  Raccolta  di  Ca- 
noniy  di  cui  si   hanno  tante  edizio- 
ni,   e   della  quale  il  Suarez    scrisse 
una  dissertazione  pubblicata  in  Roma 
nel  1670.  Da    ultimo  una  ne  fu  fat- 
ta da  Giovanni  Devoti ,  vescovo  di 
Anagni,  celebre  scrittore  d'istituzioni 
canoniche.  Quest'  ultimo  morì  a'  1 7 
settembre   1820,    e  pubblicò    fra  le 
altre  sue  opere  Juris  Canonici  uni- 
versi publici,    et  privati,  lib.  V,  di 
cui  abbiamo  solo  tre  volumi,  essen- 
do rimasta  l'opera  imperfetta.   Sul- 
la raccolta   de'  Canoni,   e  loro  anti- 
che collezioni,  tratta  il  Zaccaria  nel- 
r  opera  citata,  ne  tratta  al  medesi- 
mo tom.   VI,  pag.  469  e  seg. 

Canoni  Penitenziali. 

I  Canoni  penitenziali ,  Canones 
poenitentialesy  sono  regole,  che  sta- 
biliscono le  diverse  pene  da  impor- 
si ai  pubblici  peccatori  bramosi  di 
riconciliarsi  colla  Chiesa,  e  di  esse- 
re   ricevuti    alla    sua    comunione . 


223  CAN 

Si)avenlavano  i  severi  canoni  del 
secolo  IV,  ma  fu  obbligata  la  Chie- 
sa a  stabilirli  per  far  tacere  i  no- 
vaziani,  ed  i  monlanisli,  che  la  accu- 
savano di  eccessiva  indulgenza,  e  di 
occasione  de'  delitti.  Essi  sono  cava- 
ti dai  concilii  tanto  generali,  che 
particolari,  in  parte  dai  rescritti  dei 
Pontefici,  e  in  parte  dai  santi  Padri. 
Se  ne  trova  un'  ampia  raccolta  in 
fine  delle  istruzioni  di  s.  Carlo  Bor- 
romeo, stampata  nel  i655,  per  or- 
dine dell'assemblea  del  clero  di  Fran- 
cia, ed  all'  articolo  VII  del  cap.  VI 
del  trattato  sulla  penitenza  tom.  II, 
p.  193,  e  seguenti,  secondo  l'edi- 
lione  veneta  del  1783,  dell'opera 
intitolata  T/ieologia  dogmatico-mo- 
ralisj  auctore  R.  P.  F.  Natali  A- 
lexandro  Ordinis  F.  F.  Praed. 
L'antica  collezione  dei  Canoni  pe- 
nitenziali si  trova  presso  Luca  d'A- 
chery  nella  sua  opera,  che  ha  per 
titolo  Spici legium,  sive  collectio  ve- 
terani aliquot  scriptorum,  etc.f  t.  I, 
p.  5io,  Parisiis  1723.  L'importan- 
za poi  di  conoscere  i  Canoni  peni- 
tenziali si  può  vedere  in  Benedetto 
XIV,  De  Synodo  Dioecesana  e.  62. 
Non  diremo  de'  Canoni  di  s.  Paolo, 
e  Simeone  apostoli,  che  sono  inse- 
riti nelle  costituzioni  dette  aposto- 
liche, e  neppure  de' Canoni  promul- 
gati l'anno  3o6  da  Pietro  arcive- 
scovo alessandrino,  che  sono  anche 
essi  penitenziali,  riportati,  e  illustra- 
ti da  Balsamone,  e  da  Zonara,  re- 
gistrati nel  tomo  I  de'  Concihi  di 
Labbd.  V.  Butler,  Delle  feste  mo- 
bili,  capo  Vili,  Dell' antica  disci- 
plina riguardo  ai  Canoni  peniten- 
ziali. 

Benché  poi  le  antiche  penitenze 
non  sieno  più  in  uso  nella  Chiesa, 
ciò  nonostante  il  conoscere  gli  an- 
tichi Canoni  penitenziali  è  cosa  as- 
sai utile  ai  confessori,  e  nel  concilio 


CAN 
di  Bourgcs  del  i584  tit.  21,  e.  g, 
si  ordina,  che  *»  sacerdotes  cano- 
»*  nes  pocnitentiales  discant,  ut  mo- 
»  dum  ,  et  rationem  pocnitentiae 
*»  injungendae  melius  intclligant  >». 
Chaidon,  Storia  de'  Sngramenti ,  t. 
II,  pag.  io3,  e  seg.,  tratta  de'  libri 
penitenziali. 

Canone  della  Messa. 

Il  Canone  della  messa,  Canon 
Missae,  è  quell'antichissima  formu- 
la di  preghiere,  e  di  cerimonie  da 
usarsi  da' sacerdoti  poco  avanti,  e 
poco  dopo  la  consacrazione  dell'Eu- 
caristia. Così  è  chiamata  quella  par- 
te della  messa,  che  comincia  dal  Te 
ìgitur,  perchè  è  quasi  la  regola  del- 
la consacrazione.  Regula  viene  no- 
minata da  s.  Ambrogio ,  legitinium 
da  Ottato,  ordo  precum  dal  Ponte- 
fice Vigilio,  secrelum  da  s.  Basilio, 
actio  da  s.  Dionigi,  perchè  si  dà  in- 
cominciamento  alla  principale,  e  più 
regolare  azione  del  sacrifizio.  Per 
questa  ragione  quelle  orazioni,  che 
si  recitano  prima  della  consacrazio- 
ne si  dicono  infra  actioncm.  Alcu- 
ni opinano  essere  autore  del  Cano- 
ne certo  Scolastico,  appoggiando  la 
loro  opinione  sull'autorità  di  s.  Gre- 
gorio I  Papa  del  5 90  ,  perchè  egli 
scrive,  lib.  IT,  p.  54,  Preceni  Scho- 
lastici  recitare  super  oblalionent  j 
ma  il  santo  usò  quel  termine,  qual 
nome  di  autorità,  come  di  maestro, 
e  dottore,  mentre  egli  chiamò  pure 
Scolastico  s.  Matteo.  Fatto  è,  che 
molto  più  antica  vuoisi  la  composi- 
zione del  Canone ,  sebbene  i  Papi 
sempre  ne  aggiungessero  qualche  trat- 
to. Onde  VigiUo,  che  cominciò  a 
regnare  legittimamente  nel  54o,  con- 
fessa di  aver  ricevuto  il  Canone  del- 
la messa  per  tradizione  apostolica, 
il  che  viene  confermato  da  Innocea- 


CAN 
7o  III,  dappoiché  avendo  Gelasio  I,  del 
492,  inserito  il  Canone  della  messa 
nel  suo  Sagramentario,  Vigilio  lo 
mandò  alle  chiese  di  Spagna,  sicco- 
me tradizione  apostolica.  Il  conci- 
lio di  Trento,  sess.  XXII,  cap.  IV 
dice,  che  il  Canone  è  stato  formato 
anticamente  dalla  Chiesa,  e  fu  com- 
posto dalle  parole  di  Gesti  Cristo, 
degli  apostoli,  e  de'  ss.  Pontefici.  Per- 
tanto molti  sono  di  avviso,  che  s.  Cle- 
mente I,  nel  primo  secolo  della  Chie- 
sa, ordinasse  il  Canone  della  messa, 
e  sull'addotta  autorità  di  s.  Grego- 
rio I ,  neir  oblazione  si  pronuncias- 
sero le  parole  di  Scolastico,  cioè 
di  quella  parte  del  Canone,  Per 
quem  haec  omnia^  Domine^  semper 
bona  creas.  Il  Renaudot,  nella  dis- 
sertazione premessa  alla  sua  raccol- 
ta delle  Hturgie  orientali,  dimostra 
l'uniformità  del  nostro  Canone  col- 
le liturgie  siriache ,  copte ,  greche , 
mozarabiche,  ambrogiane  e  latine: 
solo  è  accidentale  qualche  diversità 
nelle  preghiere,  e  nelle  cerimonie, 
mentre  hanno  tutte  lo  stesso  scopo 
d'invocare  Dio,  di  pregare  pei  vivi, 
e  pei  morti ,  d'invocare  i  santi ,  di 
recitare  le  parole  evangeliche  della 
consacrazione,  d'innalzare  e  adorare 
l'Eucaristia  ;  conchiudendo  il  Bergier 
essere  apostolica  l'origine  del  Cano- 
ne, per  l'uniformità  costante  di  tut- 
ta la  Chiesa,  e  questa  è  la  chiaris- 
sima professione  di  fede  sull'Eucari- 
stia. 

Principia  poi  il  Canone  colle  det- 
te parole  Te  igitiir,  clementissime 
Pater^  le  quali  sono  una  conseguen- 
za del  prefazio,  poiché  come  gli  spi- 
riti celesti  lodano  la  maestà  divina 
per  Cristo,  così  per  l'istesso  noi  sup- 
plichiamo il  Padre,  anzi  come  scris- 
se Innocenzo  111  ,  la  prima  lettera 
T  del  Canone  rappresenta  la  figura 
della  croce.    Le  parole  «    Haec  do- 


CAN  223 

M  na,  haec  munera,  haec  sancta  sa- 
••  crificia,  "  significano  la  stessa  co- 
sa, applicandosi  al  pane,  al  vino,  e 
ad  ambedue.  Alcuni  insegnano,  che 
le  .materie  del  pane  e  del  vino  si 
chiamano  dona^  in  quanto  sono  da 
Dio  a  noi  donate,  munera^  in  quanto 
sono  da  noi  offerte,  ed  aggiungono  che 
illibata  significa  immacolate.  Nella 
Chiesa  d'Africa  a  quelle  parole  :  prò 
ecclesia  sua  sancta,  si  aggiungeva 
quae  est  una,  come  si  ha  da  Ottato 
Milevitano.  Nominare  il  Sommo  Pon- 
tefice nel  Canone  è  uso  antichissi- 
mo, poiché  s.  Clemente  I  lo  faceva 
osservare,  e  celebrando  egli  diceva: 
M  Adhuc  obsecramus  te  prò  me,  qui 
«  riihil  sum,  "  oggi  però  il  Papa 
dice  nel  celebrare  :  »  Una  mecum 
M  indigno  famulo  tuo  ". 

Nella  liturgia  di  s.  Marco,  che  si 
usava  nella  Chiesa  Alessandrina,  già 
primaria  dell'Oriente,  in  primo  luo- 
go si  nominava  il  Pontefice  Roma- 
no, e  poi  il  vescovo  del  luogo,  men- 
tre in  Roma  non  si  fa  menzione  di 
vescovo  alcuno ,  come  osserva  Bel- 
larmino lib.  II  de  Miss.,  cap.  21; 
giacché  il  Pontefice  è  vescovo  ordi- 
nario di  tutto  il  mondo,  come  ri- 
porta il  Quarti,  par.  II,  tit.  8;  pe- 
rò in  sede  vacante  si  ommette  no- 
minare il  Papa  nel  Canone.  Nelle 
abbazie,  che  sono  esenti  dalla  giu- 
risdizione episcopale ,  si  deve  nomi- 
nare il  vescovo  piti  vicino,  al  quale 
si  ricorre  per  le  ordinazioni,  non 
già  all'abbate,  come  avverte  il  Ga- 
vanto  Rubr.  Miss.  par.  Ili ,  tit.  8. 
Nel  terzo  luogo  si  nomina  il  re  in 
quelle  Provincie,  che  ne  godono  il 
privilegio.  I  religiosi  poi  non  pos- 
sono nel  Canone  nominare  il  loro 
generale,  o  superiore.  Alcuni  eccet- 
tuano l'abbate  di  Montccassino,  il 
quale  viene  mentovato  dopo  il  Pa- 
pa dai  sacerdoti  di  sua    giuri sdizio- 


aa4  CAN 

ne,  come  attesta  il  p.  della  No- 
ce ,  nella  Cronaca,  lil).  I ,  cap.  4  > 
ma  poi  nel  1684  ^o  vietò  la  S.  C. 
de'  Riti. 

Nel  memento  si  pongono  quelle 
pillole  N.  N.  perchè  anticamente  rc- 
citavansi  i  nomi  di  quelli,  che  offriva- 
no nella  messa,  come  dimostrano  le 
pai'ole  vel  qui  libi  ojferunt,  che  si  pos- 
sono applicare  ai  cristiani,  i  quali  colla 
orazione  aiutano  e  cooperano  al  sa- 
grifizio,  finalmente  si  possono  inten- 
dere per  coloro,  che  hanno  procu- 
rato colle  elemosine  far  celebrare  la 
messa,  o  in  altro  modo.  Azor,  lib. 
X,  cap.  11  e  36,  insegna,  che 
essendo  questa  preghiera  del  me- 
mento privata,  può  il  sacerdote  rac- 
comandare gl'infedeli,  eretici,  e  sco- 
municati, procurando  la  loro  salute 
a  gloria  di  Dio.  L'orazione  Commu- 
nicantes  significa  la  comunione  tra' 
fedeli  :  questa  parte  del  Canone  è 
stata  composta  da  Siricio  Papa  del 
385,  ma  altri  la  attribuiscono  a  s. 
Lino,  che  successe  a  s.  Pietro.  Certo  è, 
che  la  memoria  de'  santi,  la  quale  si 
fa  nel  Canone,  è  antichissima,  tro- 
vandosi appresso  i  santi  Clemente, 
Agostino,  Dionigi  e  Girolamo.  Si 
nominano  solo  i  santi  martiri  per- 
chè ne'  primitivi  tempi  la  Chiesa 
non  soleva  venerare  i  confessori,  e 
perchè  i  martiri  collo  spargimento 
del  sangue  imitarono  Cristo ,  della 
cui  passione  si  fa  memoria  nella 
messa,  e  le  chiese  nelle  prime  epo- 
che si  dedicavano  a'  soli  martiri. 
Non  si  fa  menzione  tra  gli  apostoli 
di  s.  Mattia,  perchè  fu  aggregato 
al  collegio  apostolico  dopo  la  morte 
di  Cristo,  che  fu  il  vero  sacrificio 
cruento;  ma  dopo  la  consacrazione 
si  fa  memoria  di  lui.  Questo  però 
non  ha  luogo  per  s.  Paolo,  che  pu- 
re fu  chiamato  all'apostolato,  dopo 
la  morte  del  Salvatore,    perchè    la 


CAN 
Chiesa  non  lo  separa  mai  dal  suo  col- 
lega s.  Pietro,  come  insegna  il  citato 
Bellarmino,  lib.  II,  cap.  26.  I  greci 
però  offi-ono  il  sacrifizio  pei  santi, 
non  perchè  pieghino  per  essi ,  ma 
solo  fanno  l' offerta  ad  onor  loro , 
e  in  ringraziamento  a  Dio  per  la 
gloria,  di  cui  li  fa  partecipi  :  come 
noi  latini  nell'orazione  dopo  la  co- 
munione diciamo  :  Sanctissime  Do- 
mine, sanata  mysteria,  quae  sicut 
sanctisj  ec,  il  che  s'intende  della  glo- 
ria accidentale  accresciuta  tra  i  fe- 
deli per  tale  solennità,  come  espose 
Innocenzo  III,  cap.  Cum  Marth.  de 
celebrai.  Miss. 

Dopo  i  santi  nominati  nel  Cano- 
ne, si  sogliono  in  diverse  chiese  ag- 
giungere le  parole  «  et  eorum,  quo- 
»  rum  solemnitas  hodie  in  conspe- 
>»  ctu  tuae  majestatis  celebratur  '* , 
le  quali  furono  aggiunte  da  s.  Gre- 
gorio III,  del  731.  Le  parole  poi, 
w  Hanc  igitur  oblationem,  etc.  "  sono 
attribuite  a  s.  Leone  I,  del  44o»  ^^ 
Radulfo,  e  a  s.  Gelasio  I,  del  492, 
da  Alcuino.  Sicuro  è,  che  s.  Grego- 
rio I  aggiunse ,  «    Diesque    nostros 

M   in    tua    pace Quam    obla- 

»>  tionem  " ,  fra  le  quali  ve  ne  so- 
no alcune  difficili  ad  intendersi,  come, 
»»  et  in  electorum  tuorum  jubeas  gre- 
M  gè  numevari  ".  Con  queste  il  sa- 
cerdote prega,  acciocché  siamo  an- 
noverati nel  gregge  degli  eletti  , 
onde  alcuni  l' intendono  secondo  la 
presente  giustizia ,  domandando  al 
Signore  quella  grazia,  per  mez- 
zo della  quale  operando  bene,  sia- 
mo riconosciuti  per  eletti;  ovvero 
colle  predette  parole  s' implora  da 
Dio  la  eterna  beatitudine,  ch'egli 
ha  decretata  secondo  le  nostre  azio- 
ni. Mentre  si  dicono  queste  orazio- 
ni, si  tengono  le  mani  stese  sopra 
r  oblazione ,  per  imitare  il  sommo 
sacerdote  Aronne,    e  per  denotare, 


CAN 

clie  sono  misteri  nascosti  anche  agli 
Angeli.  Il  >'  Qui  pridie  quam  pa- 
teietur  "  fu  aggiunto  nel  Canone  da 
s.  Alessandro  I,  Papa  del  121,  seb- 
bene altri  dicano,  che  fosse  marti- 
rizzato nell'anno  1 19,  come  si  attri- 
buisce a  s.  Leone  I,  il  "  Jube  haec  per- 
j"  ferri  per  manus  sancti  angeli  tui  ", 
cioè  delle  orazioni,  che  sieno  presen- 
tate per  mezzo  degli  angeli  ivi  as- 
sistenti, nel  modo  che  furono  dal- 
l'angelo offerte  quelle  di  Tobia.  Al 
>'  Nobis  quoque  peccatoribus  "  al- 
za la  voce  il  sacerdote,  per  denota- 
re i  gemiti,  e  il  grido  de' peccatori 
penitenti  :  «  Per  quem  haec  omnia 
semper  bona  creas  "  :  queste  parole 
furono  aggiunte  dallo  Scolastico,  nel 
modo  suddescritto,  e  significano,  pei 
meriti  di  Cristo,  creando,  e  conser- 
vando quelle  specie  :  Sanctìficas,  per- 
chè essendo  semplice  creature  l' hai 
convertite  in  misterioso  sacramento, 
VwìJicaSj  trasmutandole  nella  carne, 
e  sangue  di  Cristo  vivente,  Benedi- 
cis,  accumulandole  con  tante  grazie, 
et  praeslas  nobis^  concedendole  a 
noi  in  cibo.  Praeceptis  salutaribus  : 
questo  piccolo  proemio,  avanti  l'ora- 
zione dominicale,  è  stato  posto  da 
s.  Gregorio  I,  o  da  s.  Cipriano  ;  e 
il  Pater  noster,  che  si  dice  dai  tem- 
pi apostolici,  in  seguito  alle  parole 
della  consacrazione,  fu  da  detto  Pa- 
pa fatto  recitare  prima  della  comu- 
nione, aggiungendovi  però  :  libera 
nos,  quaesumus  Domine^  e  si  racco- 
glie manifestamente  dal  far  menzio- 
ne di  s.  Andrea  suo  particolare  av- 
vocato. Nel  venerdì  santo  si  dice 
ad  alta  voce  per  dinotare  la  discesa 
di  Cristo  al  limbo  per  liberare  i 
santi  Padri,  come  dice  Durando  lib. 
IV,  e.  49. 

Finalmente  i  santi  Padri  spesse 
volte  chiamarono  il  Canone  una 
preghiera,  perchè  coutiene  realmcn- 

VOL.    VH. 


CAN  !S25 

te  preghiere,  ed  invocazioni.  Essi  lo 
chiamano  anche  azione,  perchè  questo 
nome  una  volta  era  proprio  di  tutta 
la  messa.  Il  Canone  si  chiama  pure 
Segreta,  perchè  deve  essere  recitato 
sotto  voce;  ma  in  Oriente  si  pro- 
nuncia con  voce  intelligibile.  Trat- 
tando il  Sarnelli  tomo  X,  let.  XCVI, 
Perche  la  Chiesa  ha  voluto,  che  al- 
cune orazioni  della  messa  si  pro- 
nunziassero segretamente ,  dice  fra 
le  altre  cose ,  che  tutto  il  Canone 
si  dice  in  silenzio  interrotto  sola- 
mente da  tre  parole  piene  di  umil- 
tà, in  segno  di  venerazione  e  di  pie- 
tà ;  anzi  il  vero  inno  per  lodare  la 
divina  maestà  è  un  profondo  silen- 
zio, il  quale  significa  eziandio  la 
composizione  dell'animo,  e  la  quiete 
delle  passioni,  che  debbono  accom- 
pagnare il  sacerdote  al  sacrifizio  ; 
oppure  la  gravità  del  negozio,  che 
a  voce  bassa  da  solo  a  solo  tratta 
con  Dio ,  e  finalmente  la  presenza 
di  Cristo ,  secondo  il  detto  di  Zac- 
caria: »  Sileat  omnis  caro  a  facie 
Domini.   V.  Messa. 

CANONE.  Libro  distinto  dal  Mes- 
sale (  Fedi  )  j  e  di  cui  usano  per 
privilegio  i  vescovi  ed  altri  nel  ce- 
lebrare la  santa  messa.  L'epoca,  in 
cui  abbia  avuto  principio  un  simile 
uso,  è  ignota:  i  medesimi  autori 
liturgici  non  ne  fanno  parola,  e 
tralasciano  di  notare  anche  la  più 
piccola  cosa  in  riguardo  al  privile- 
gio di  servirsene.  Ma  non  sarà  fuori 
di  proposito  l'accennare  qui,  oltre 
quanto  si  è  detto  nel  precedente 
articolo,  il  modo,  onde  fu  formato, 
da  cui  forse  può  congetturarsene 
r  origine.  A'  tempi  apostolici ,  e  nei 
seguenti  primitivi  della  Chiesa,  que- 
sta parte  del  sagrificio,  che  ora  si 
denomina  Canone,  tutta  si  compren- 
deva nella  sola  orazione  domenicale: 
era  la  messa  presso  a  poco  come  di 
i5 


0.26  CAi^ 

j)resenle  si  costuma  nella  feria  sesta 
(letta  in  Parasceve^  mentre  dopo 
letto  il  vangelo,  e  recitata  la  swd- 
delta  orazione,  si  veniva  immedia- 
tamente all'atto  di  consagrare  e  dis- 
tribuire il  corpo  di  Cristo.  Il  tutto 
rilevasi  da  s.  Gregorio  Magno,  e  da 
altri  padri.  Col  volgere  degli  anni 
a  poco  a  poco,  e  quasi  gradatamente 
andò  aumentandosi  non  solo  il  Ca- 
none, come  si  disse  nel  citato  arti- 
colo, ma  ancora  se  ne  unirono  delle 
altie  partì,  in  maniera  che  si  rese 
necessaiio  il  servirsi  di  più  libri  nel 
tempo  del  santo  sagrificio,  di  quello 
cioè  ,  il  quale  conteneva  le  preci  e  le 
prefazioni,  che  dicevansi  dal  sacer- 
dote all'altare,  dell'altro  che  conte- 
neva i  vangeli  da  dirsi  dal  diacono, 
e  le  lezioni  scrittiu'ali  da  leggersi 
«lagli  altri  ministri  a  questo  inferio- 
ri j  in  fine  di  quello  contenente  le 
antifone,  tratti,  graduali,  responsorii 
e  tutt'altro,  che  si  cantava  dal  coro. 
Benché  in  oggi  tutto  sia  riunito  nel 
messale,  pure  questa  divisione  di 
parli  si  osserva  nelle  chiese  patriar- 
cali, e  cattedrali  per  le  messe  so- 
lenni, nelle  quali  si  adoperano  più 
libri  separati,  essendovi  il  partico- 
lare sì  pel  celeljrante,  come  per  i 
ministri,  e  pel  coro.  Quanto  appar- 
tiene al  sagrifizio  della  messa,  tutto 
dicevasi  a  voce  elevata  nel  sesto 
secolo,  ed  ai  tempi  particolarmente 
di  Papa  Vigilio  cominciò  il  costume 
di  recitarsi  il  Canone  a  voce  som- 
messa, quasi  lasciando  al  sacerdote 
singolarmente  l'onore  di  trattare  a 
solo  con  Dio,  e  di  farla  da  media- 
tore fra  questo  e  il  popolo. 

Cresciuta  in  tal  modo  la  formola 
del  Canone,  i  concilii,  che  non  di 
rado  si  celebravano,  furono  intenti 
a  fare  delle  prescrizioni  ai  sacerdoti 
pei'chè  lo  mandassero  a  memoria, 
non  così  ai  vescovi  ;  locchc  potrebbe 


CAN 
far  congetturare,  che  supponendosi 
i  vescovi  Ix'n  occupati  nell'  ammini- 
strazione delle  proprie  diocesi,  par- 
ticolarmente neir  assumerle  quando 
non  erano  prima  passati  per  gli  al- 
tri gradi  stabilmente,  come  s.  Am- 
brogio vescovo  di  Milano,  e  s.  Se- 
vero vescovo  di  Ravenna,  non  si 
aggiungesse  ad  essi  questo  peso,  ed 
invece  si  tenesse  loro  avanti  il  libro 
del  Canone  per  ottenere  la  regola- 
rità ,  ed  impedire  lo  smarrimento, 
come  anche  per  aiuto  della  memo- 
ria. Ma  non  si  azzarda  darlo  per 
positivo,  e  tutto  si  lestringe  a  mera 
congettura,  dappoiché,  ripetiamo,  nin- 
no scrittore  si  occupò  di  questo  ar- 
gomento. La  disciplina  però  presente 
esige,  che  tutti  sappiano  a  memoria 
il  Canone,  ed  inoltre  lo  leggano 
nella  messa.  Il  certo  si  è,  che  l'uso 
del  Canone,  come  dicemmo,  è  un 
distintivo  ed  un  privilegio  proprio 
solo  dei  vescovi,  il  quale  poi  per 
graziosa  concessione  della  Santa  Se- 
de, fu  esteso  agli  abbati  che  hanno 
r  uso  dei  pontificali ,  cioè  benedetti, 
e  ad  alcuni  collegi  de'  prelati  ^  co- 
me protonotarii  apostolici,  uditori 
di  rota,  chierici  di  camera  ec.  Dal 
che  facilmente  ciascuno  può  rilevare, 
essere  un  abuso ,  se  i  prelati  infe- 
riori, e  che  non  appartengono  ad 
alcun  collegio  così  privilegiato,  esi- 
gono di  averlo  nel  celebrare,  mentre 
ad  essi  come  singoh  non  può  appar- 
tenere, se  di  simile  maniera  non  è 
stato  ad  essi  conceduto  per  indulto, 
CANONICATO.  Grado  chiericale 
delle  chiese  metropolitane,  cattedra- 
li, o  collegiate,  dignità  e  prebenda 
di  canonico,  titolo  di  un  bencHcio 
ecclesiastico  [Fedi).  Fra  una  pre- 
benda ed  un  Canonicato  evvi  la  di- 
versità, che  il  Canonicato  è  un  ti- 
tolo spirituale,  indipendente  dalla 
renditn  Ui nporale,  con  diritto  di  asr 


CAi\ 
sidersi  nello  stcìllo  in  coro,  o  nel  ca- 
pitolo [Fedì)  delle  chiese  cattedrali 
e  collegiate;  e  la  prebenda  è  una 
porzione  determinata  di  beni  eccle- 
siastici ,  che  la  Chiesa  concede  ad 
una  persona  in  una  cattedrale  o  col- 
legiata. In  seguito  di  questa  distin- 
zione, le  costituzioni  di  alcuni  capi- 
toli dispongono,  che  quando  per  mor- 
te di  qualche  canonico  rimanga  va- 
cante una  prebenda  piì^  pingue, 
possa  ottare  ad  essa  quel  canonico, 
che  gode  una  prebenda  più  tenue 
senza  spedizione  di  bolla,  il  che  in 
diritto  canonico  chiamasi  azione.  La 
canonìa,  che  significa  pure  l'abitazio- 
ne de'  canonici,  secondo  il  Macri,  è 
la  prebenda  canonicale,  ossia  il  Ca- 
nonicato ;  ma  la  canonìa  o  Ca- 
nonicato consiste  precipuamente  nel 
diritto  di  aver  posto  in  coro ,  per- 
chè colui,  il  quale  viene  dichiarato 
canonico,  è  accolto  dal  capitolo  sic- 
come un  fratello.  Essendo  la  pre- 
benda una  cosa  distinta  dal  Cano- 
nicato, quegli  che  gode,  oltre  il  Ca- 
nonicato, una  prebenda,  si  denomi- 
na canonico  prebendato j  per  cui  la 
prebenda  canonicale  è  quella ,  la 
quale  alla  semphce  prebenda  aggiun- 
ge il  diritto  di  luogo,  e  voce  attiva 
e  passiva  nel  capitolo  :  quando  poi  la 
prebenda  è  unita  al  Canonicato,  essa 
diviene  spirituale.  E  siccome  evvi 
nelle  chiese  cattedrali  e  collegiate , 
i  cui  statuti  prescrivono,  che  niuno 
possa  avere  dignità  qualora  non  sia 
canonico,  il  sommo  Pontefice  ad  ef- 
fetto di  avervi  delle  dignità  nomi- 
nate da  lui,  si  è  riservato  in  tutte 
le  chiese  capitolari  di  nominarvi  dei 
canonici,  che  si  chiamano  onorarii. 
Questi  Canonicati  per  altro,  i  quali  si 
chiamano  ad  effeclum^  non  lasciano 
verun  diritto  sulle  prebende,  sebbe- 
ne in  progresso  vacassero.  F.  Ca- 
«  ONICI  e  Prebende,  non  che  France- 


CAN  227 

SCO  Parisi,  Istruzioni^  t.  IV,  p.  ?,3, 
che  riporta  la  formula,  colla  quale 
i  Cardinali  conferiscono  i  Canonicati 
a  se  spettanti. 

La  collazione  de'  Canonicali  è  ri- 
servata al  sommo  Pontefice,  secondo 
le  regole  di  cancelleria,  in  alciuii  mesi 
dell'anno,  ed  in  altri  è  devoluta  a' 
vescovi.  La  prima  dignità  però  nel- 
le cattedrali ,  e  le  principali  nelle 
collegiate,  che  hanno  una  rendita 
superiore  a  dieci  fiorini  d' oro  di 
camera,  sono  sempre  riservate  alla 
santa  Sede,  in  vigore  della  rego- 
la IV  di  cancelleria,  meno  quelle 
di  patronato  laicale,  nel  qual  caso 
si  spediscono  soltanto  le  bolle  di  con- 
ferma della  nomina  del  patrono.  In 
seguito  poi  del  concordato  condii u- 
so  tra  il  Pontefice  Benedetto  XIV, 
e  il  re  di  Spagna,  il  Papa  si  è  ri- 
servato il  diritto  di  conferire  cin- 
quantadue Canonicati,  o  dignità  nel- 
le diverse  chiese  del  reame  di  Spa- 
gna, e  tutte  le  altre  sono  di  patro- 
nato regio. 

Il  venerando  Pontefice  Innocen- 
zo XI,  del  1676,  fu  così  aiutò 
e  rigoroso  nel  conferire  i  Canoni- 
cati ed  altri  beneficii  ecclesiasti- 
ci, che  presentandogli  una  volta  il 
Cardinal  Cibo,  segretario  di  stato, 
una  nota  de'  concorrenti  ai  diversi 
Canonicati  vacanti,  colla  raccoman- 
dazione insieme  dei  rispettivi  protet- 
tori, giunto  che  fu  ad  uno,  il  qua- 
le non  ne  avea  alcuna,  lo  inter- 
rogò :  «  E  costui  da  chi  è  racco- 
«  mandato?  Da  niuno,  rispose  il 
>^  Cardinale.  Di  questo  dunque,  sog-' 
»  giunse  il  Pontefice,  pigliamo  noi  la 
i>  protezione,  e  lo  anteponiamo  agli 
«  altri,  poiché  nulla  ci  cale  delle 
>>  raccomandazioni,  dove  manca  ne' 
>•  raccomandati  la  virtù,  della  quale 
>^  sono  premio  le  dignità,  non  del- 
::  l'ambizione,  de   meriti  solamente, 


228  CAN 

w  non  delle  pregliiere  **.  E  siccome 
Clemente  XI  voleva,  che  i  Canoni- 
ci e  benefiziati  fossero  sjìecchio  di 
"virtù,  comandò  clic  una  volta  1'  an- 
no si  ritirassero  a  fare  f;li  esercizi i 
spirituali  nelle  case  de*  gesuiti,  o  dei 
missionari  di  s.  Vincenzo  di  Paola  ; 
e  Clemente  XII,  volendo  togliere  l'a- 
buso di  dare  a  un  medesimo  sog- 
getto r  amministi'azione  di  parecchi 
vescovati,  determinò  anche  rigoro- 
samente, che  non  si  accordassero  ad 
uno  pili  Canonicati,  o  dignità.  E 
per  non  dire  di  altri,  di  questo  nu- 
mero in  quell'epoca  era  Giangiu- 
seppe  Trautshon  tedesco,  che  ad  un 
tempo  era  canonico  delle  celebri  cat- 
tedrali di  Salisburgo,  Passavia  e 
Breslavia,  e  che  poi,  nel  1 7  56,  Bene- 
detto XIV  creò  Cardinale.  La  proi- 
bizione di  ritenere  più  beneficii  in- 
compatibili è  tuttora  in  pieno  vigo- 
re, meno  che  il  Papa  non  dispen- 
sasse nelle  bolle  di  provvista. 

Fra  i  Cardinali,  i  quali  conservaro- 
no il  Canonicato,  benché  esaltati  alla 
sacra  porpora,  j-iporteremo  i  seguenti 
esempii.  Azzone,  preposto  della  col- 
legiata di  s.  Antonino  di  Piacenza , 
fatto  Cardinale,  nel  1134,  da  Inno- 
cenzo II,  ritenne  la  prepositura  ca- 
nonicale fino  alla  morte.  Francesco 
Tebaldeschi  romano,  canonico  di  s. 
Pietro  in  Vaticano,  creato,  nel  1 368, 
Cardinale  da  Urbano  V,  seguitò  ad 
esserlo,  onde  era  chiamato  da  tutti 
il  Cardinal  dis.  Pietro^  e,  divenen- 
do decano  di  que*  canonici,  istituì 
nella  basilica  tre  beneficiati.  Loren- 
zo de^ Mari j^taiente d'Innocenzo  Vili, 
essendo  canonico  di  s.  Pietro,  quan- 
do detto  Papa,  nel  1489,  lo  fece 
Cardinale,  volle  conservare  il  suo  ca- 
nonicato con  beneplacito  apostolico. 
E  Francesco  Sforza,  da  canonico 
della  collegiata  di  s.  Nicolò  in  Car- 
cere, venne  da  Gregorio  XI JI,    nel 


CAN 
1 583,  dichiarato  Cardinale  diacono  di 
s.  Giorgio,  e  poi  di  s.  Nicolò  in  Car- 
cere, mentre  ancora  riteneva  il  Ca- 
nonicato. In  alcune  cattedrali  della 
Spagna  godono  Canonicali  de'  Car- 
dinali, benché  non  vi  risiedano.  In- 
oltre si  hanno  csempii,  che  alcuni 
religiosi,  con  Pontificia  dispensa,  di- 
vennero canonici ,  e  Clemente  XI 
conferì  un  Canonicato  a  monsignor 
degli  Abbati  Olivieri  agostiniano,  ve- 
scovo di  Porfirio  in  partibus,  e  sa- 
grista  nella  chiesa  di  s.  Anastasia , 
donde  Benedetto  XIII,  nel  1727,  lo 
trasferì  ad  un  Canonicato  di  s.  Gio- 
vanni in  Laterano.  In  questi  casi, 
quando  cioè  si  conferisca  ad  un  re- 
ligioso un  beneficio  secolare,  qual  è 
un  Canonicato,  gli  si  concede  il  be- 
neficio in  amministrazione,  come  vi- 
ceversa quando  si  accorda  ad  un 
prete  secolare  un  beneficio  religióso, 
gli  si  dà  in  commenda. 

CANONICHESSE .  Siccome  le 
voci  Monaco  e  Canonico,  appresso 
i  greci ,  hanno  il  medesimo  signifi- 
cato, si  chiamarono  con  tali  nomi 
indifferentemente  le  persone  dell'uno, 
e  dell'altro  sesso,  consacrate  a  Dio, 
Chiunque  pertanto  veniva  ascritto 
al  catalogo  di  qualche  comunità  re- 
ligiosa chiamato  Canone^  ora  si  ap- 
pellava monaco,  ed  ora  canonico. 
Per  la  qual  cosa  s.  Basiho  chiamò 
Canonichesse  le  monache  di  Cesa- 
rea, ad  una  con  quelle  per  le  quali 
scrisse  le  regole,  e  Canonichessa  nei 
primi  tempi  si  diceva  qualunque 
vergine,  che  si  era  dedicata  a  Dio. 
Tuttavolta  come  fu  ristretto  col 
tempo  quel  vocabolo  a  significare 
le  sole,  che  professavano  la  jcgola 
de' canonici  regolari  di  s.  Agostino, 
di  queste,  insieme  alle  premonstra- 
tensi,  e  ad  alcun'altra,  ora  parlere- 
mo. Primieramente  sulla  origine ,  e 
sulle    altie    specie    di    Canonichesse 


CAN  CAN                   ^29 
secolari ,  diremo  essere  esse  anlìchis-  >'  feste    solenni     cantano     gli    ufficii 
simc  nella  Chiesa,  avvegnaché    non  «   divini   in    una    parte   del  coro,  e 
solo  sempre    faronvi  donne,    che  si  «  nell'altra  rispondono  al  salmeggio 
obbligarono  alla  osservanza  de' con-  «   i  canonici.  Cosi  ancora  nelle  pro- 
sigli etl  insegnamenti  evangelici,  co-  «  cessioni    intervengono    ornate    in 
me  dimostra  il  p.  Pemiotto,  lib.  Ili  »  compagnia  de'medesimi,  ed  egual- 
cap.  495    ™^   ^i   pili    sappiamo  da  *'   mente  cantano  a  vicenda.  Alcune 
s.  Agostino,  che  alcune  vergini  dei  «   di  esse,  dopo  che  sono  vissute  in 
tempi  antichi  vestivano  di  nero ,  ed  *'  questo    stato,    godendo   prebende 
eran vi  paranco  Canonichesse, le  quaU  «   ecclesiastiche,  le  rinunziano,  e  si 
vestivano   di   bianco    colla    veste  di  »   maritano  a  loro   beneplacito.  '* 
lino,   da  alcuni   chiamata  cd5/7iwc/e,  Certo    è,    che   il    loro    stato    era 
camice,    o  camicia  apostolica,    dal  puramente  secolare,   ne  mai  furono 
detto   santo    dottore    appellata    roc-  approvate  in  comunità  religiosa,  co- 
chetto.    Però  vi   furono    alcune  Ca-  me  dichiarò,    nel   i3iì,  al  concilio 
nonichessc,  che  assumevano    il  roC'  viennese  Papa  Clemente  V.  Doveano 
chello   soltanto  allorché    ricevevano  però  ubbidire  alla  badessa,  sebbene 
la  ss.   Eucaristia.  non  vi  fossero  obbligate  per  voto.  Il 
Due  sorta   vi    furono  di  Canoni-  Pontas,  al  vocabolo  Canonichesse^  rac- 
chesse,  cioè  secolari,   e   regolari.    Le  conta  l'invalsa  consuetudine  di  regolare 
Canonichesse   secolari   erano   zitelle,  le  Canonichesse,  perchè  adottassero  per 
che  possedevano   prebende  loro  ap-  nipoti    le  fanciulle,  per  abilitarle   a 
plicate  per  fondazione,  e  che  canta-  possedere    il  primo    canonicato,  che 
vano  r  uffizio  in  coro  come  i  cano-  fosse  rimasto  vacante,  uso  che  fu  ri- 
nici ,    ma  che  non  facevano  voti ,  e  provato,  tanto  se  fosse  stata  la  preben- 
potevano    maritarsi,    meno    1' abba-  da  un  vero  benefizio,  quanto  se  fossero 
dessa.    Di    questa    sorte    di    Canoni-  stati  semplici  luoghi  per  Teducazio- 
chesse    fece    esatta    relazione ,    nella  ne  delle  fanciulle  contro  la  disposi- 
Storia  Occidentale   al  capo  XXXI,  zione    de' fondatori.    Si    ha   poi  dal 
il  Cardinal  di  Vitriaco,   ove,   fra  le  Macri,  che  in  alcune  città  di  Fian- 
allre  cose,  dice:  »  sono  donne  chia-  dra  vi  erano  Canonichesse   secolari, 
>>   mate  Canonichesse  secolari  perchè  le  quali  ufficiavano  nelle  chiese,  isti- 
«  non  vogliono  essere  chiamate  re-  tuite  da  Guido,  conte  di  Fiandra,  e 
»  golari,  siccome  i  canonici  secolari  che  Onorio  IV,  Papa  del  I285,  or- 
>'  non  sono  chiamati  monaci.  Que-  dinò,  che  nessuna  fosse  ricevuta,  se 
»  ste  non  accettano  nella  loro  con-  prima  non    provava    la  nobiltà  per 
«   gregazionc  persone ,  le  quah  non  linea  paterna  e  materna ,  con  testi- 
»  sieno  di  nobile  famiglia.  Vestono  monianza  di  sette  gentiluomini.  Ma 
«  di  porpora,  e  di  bisso,  ornandosi  vedendo    poi    il    Pontefice,    che   ciò 
»   anche   di  pelli  delicate,    e    usano  era  cagione  di  molti  spergiuri,  com- 
»  abbigliamenti  anco  ne'capelli.    So-  messi  nelle  prove,  ne  rivocò  la  co- 
>»  no  servite  da  chierici,   da  paggi,  stituzione.  Rilevasi  dal  Ducange,  che 
»  e  da  donzelle,   in  compagnia  dei  alle    Canonichesse    fu   dato  il  titolo 
»  parenti  più  stretti  si  recano  nelle  di  Dominae  o  di  Domnae^  al  mo- 
»  case,  e  vi  rimangono  a  desinare,  do  delle  monache  benedettine.  Nar- 
>^  e  la  loro  abitazione,  o  canonica,  ra    anche    Teodorico    Engelusio,   in 
«  è  presso  la  chiesa.  Ne' giorni  delle  Fila  Henrici  Aucupis  ^  che  Enrico 


23o  CAi\ 

imperatore  fondò  nell'Alomagna  più 
di  venti  chiese,  cui  abbondantemen- 
te dotò  a  favore  delle  Canonichcsse 
secolari,  chiamate  Dominae^  e  le 
quali  usavano  l'abito  de'  canonici  re- 
golari di  s.  Agostino,  senza  che  pro- 
fe&sasseiT)  alcuna  regola  religiosa,  con- 
sacrandosi al  Signore  soltanto  quan- 
do volevano.  Il  citato  Giacomo  di 
Vitriaco ,  nella  predetta  sua  opera 
aggiunge,  che  in  qualche  provincia 
della  Germania  vi  sono  alcune  don- 
ne, le  quaU  si  chiamano  Canonichesse 
secolari,  ossia  Domiccllae  ^  imper- 
ciocché non  vogliono  chiamarsi  mo- 
pache ,  come  non  si  chiamano  mo- 
naci i  canonici  regolari.  Il  Bonanni, 
nella  parte  seconda  delle  Vergini  a 
Dio  consagrale j  alle  tavole  XXX,  e 
XXXII ,  ci  dà  la  figura  delle  Ca- 
nonichesse secolari  in  abito  di  chie- 
sa, e  nell'altro  suddescritto  colla  sto- 
ria del  Cardinal  Giacomo  di  Vitria- 
co, come  alla  precedente  XXIX,  ev- 
vi  quella  delle  Canonichesse  secolari 
di  Mons. 

Dice  pertanto  il  medesimo  auto- 
re, che  come  da' chierici,  o  canoni- 
ci regolari,  ebbero  origine  i  canoni- 
ci secolari,  egualmente  dalle  Cano- 
nichesse regolari ,  derivarono  le  se- 
colari, che  fiorirono  particolarmente 
nell'Annonia ,  o  Hainaut,  provincia 
de'  Paesi  Bassi,  e  nel  Brabante.  Ta- 
li erano  quelle  del  collegio  di  Mons, 
nella  chiesa  di  s.  Maria ,  detto  di 
Yaldetrude.  In  questa  chiesa  l'arci- 
vescovo di  Colonia  s.  Brunone,  mor- 
to nel  965,  istituì  un  altro  collegio 
di  canonici,  i  quali  supplissero  alle 
Canonichesse^  in  tutto  ciò,  che  non 
è  permesso  al  sesso  femminile,  e  i 
«lue  collegi  visisero  con  eguale  osser- 
vanza, potendo,  come  sopra  si  disse, 
le  vergini  Canonichesse  ritornare  al- 
le loro  case ,  perchè  non  erano  a- 
sirette  da  voto  alcuno.  Portavano  esse 


CAN 
l'abito  di  Canonichesse  soltanto  quan- 
do intervenivano  in  chiesa  agli  ufli- 
cii  divini.  Consisteva  quell'abito  in 
una  veste  di  color  nero,  am  mani- 
che larghe  di  candido  lino.  Il  capo 
restava  coperto  da  un  velo  nero  pen- 
dente sulle  spalle;  di  più  adopera- 
vano un  manto,  che  dalle  spalle  si 
distendeva  con  coda  sino  a  terra. 
La  parte  esteriore  era  neia,  l'inter- 
na foderata  di  drappo  bianco.  Altre 
Canonichesse  secolari  in  chiesa  ve- 
stivano un  abito  diverso.  Esso  consi- 
steva in  una  cotta  o  rocchetto,  che 
giungeva  sino  all'estremità  della  per- 
sona, come  usavano  i  canonici  anti- 
chi. Dal  petto  discendeva  un  cor- 
done lungo,  con  intrecci,  e  nodi  di 
belle  forme.  La  testa ,  priva  affatto 
di  capelli.,  era  coperta  da  un  ber- 
rettone, dalla  cui  cima  pendeva  lun- 
ghissimo velo  nero.  Di  egual  colore, 
ma  di  seta,  era  il  manto  ampio,  che 
dalle  spalle  distendeva  si  oltre  i  pie- 
di, ed  ai  lati  v'aveano  le  fodere  di 
pelli  d'armeUino ,  con  macchie,  e 
fiocchi  di  peli  neri. 

Le  Canonichesse  di  s.  Maria  in 
Campidoglio  di  Colonia  sembrano  es- 
sere state  anch'esse  secolari.  S.  Pcl- 
trude,  moglie  di  Pipino,  fondò  un 
collegio  di  nobili  fanciulle,  fra  le 
quali  poi  visse,  e  mori.  In  questa 
chiesa,  oltre  le  donne  canonichesse, 
eranvi  dodici  canonici,  come  abbia- 
mo dal  Mirco  cap.  I.  Nella  stessa 
guisa  Itta ,  o  Iduberga ,  vedova  di 
Pipino,  stimolata  da  s.  Amando,  fon- 
dò il  monistero  di  Nivelle,  in  cui 
fece  superiora  s.  Gcltrude  sua  fi- 
gliuola, che  morì  l'anno  664.  Que- 
sto monistero  di  Nivelle  in  progres- 
so divenne  un  collegio  di  canonici, 
e  di  Canonichesse,  le  quali  siccome 
nobili  prendevano  il  luogo  più  de- 
gno, e  l'Espenceo,  nel  lib.  I,  della 
continenza^  cap.  II,  ci  dice,  ch'era- 


CAN 
no  quarantadue,  e  che  la  superiora 
si  chiamava  abbadessa.  I  canonici 
ascendevano  a  trenta_,  e  le  une,  e  gli 
altri  ne'  giorni  più  solenni,  e  in  un 
medesimo  coro  cantavano  i  divini 
ufficii,  comechè  ne'  giorni  ordinarii 
l'ufKziatura  fosse  in  luogo  separato, 
lo  che  conferma  Winkeim  nel  suo 
Sacrano  di  Colonia  e.   77  e    112. 

Le  Canonichesse  usavano  vesti  di 
seta,  alle  quali  sovrapponevano  un 
rocchetto  bianco,  ricoprendosi  il  ca- 
po con  velo  nero  steso  sino  a  terra: 
portarono  anche  un  collare  crespo 
e  tondo,  ma  poi  lo  dimisero.  F.  il 
Pennotto  lib.  Ili,  e.  495  ii  Molano 
ne'  Santi  di  Fiandra  a'  17  di  mar- 
zo, e  il  Mauburno,  lib.  Ili,  cap.  29. 

Essendo  morto  all'improvviso,  nel 
1765,  l'imperatore  Francesco  I  in 
Innsbruck,  la  sua  consorte  impera- 
trice Maria  Teresa  ne  fu  inconsola- 
bile ,  dappoiché  per  trent'  anni  era 
stato  S.UO  sostegno,  e  consiglio.  A 
conforto  del  suo  profondo  dolore , 
l'imperatrice  fece  convertire  in  una 
cappella  tutta  quella  porzione  del 
castello  di  Innsbruck,  nella  quale  il 
principe  fra  le  braccia  del  suo  pri- 
mogenito Giuseppe  II  avea  reso  l'a- 
nima a  Dio.  Perchè  in  perpetuo  si 
celebrassero  gli  ufficii  divini,  e  si 
pregasse  riposo  all'anima  di  lui,  Ma- 
ria Teresa  fondò  un  capitolo  com- 
posto di  dodici  dame,  che  doveano 
provare  la  nobiltà  come  i  cavalieri 
gerosohmitani,  col  titolo  di  Canoni- 
chesse. Dovevano  queste  essere  di- 
rette da  una  decana,  e  sotto-decana, 
ambedue  comprese  nel  capitolo  stes- 
so, finche  si  nominasse  un  abbades- 
sa. Fu  pronta  la  scelta  di  que- 
ste dame,  onde  se  ne  fece  l'introdu- 
zione con  isplendida  ,  solennità.  Per 
distintivo  ad  ognuna  delle  Canoni- 
chesse fu  appesa,  dalla  parte  sinistra 
del  petto  l'insegna  della    impeiatri- 


CAN  23f 

ce,  cioè  una  medagha  d'oro  smal- 
tata di  bianco,  ed  attaccata  ad  un 
nastro  nero  e  bianco.  Da  un  lato 
eravi  un  crocifisso  avente  a'  piedi 
due  teste  di  morto,  e  dall'altro  due 
corone  di  alloro  intrecciate,  e  so- 
vrastate da  una  corona  imperiale 
smaltata  in  oro ,  e  colla  iscrizione  : 
Franciscvs.  Maria  Theresia,  ed  in- 
torno    M.     TllERES.     Avo.    IN    MEMOR. 

sporsi  opt.  capit.  fund.  xviii  aug. 
MDccLXv.  Quando  il  Pontefice  Pio 
VI,  nel  1782,  parti  da  Vienna 
per  fare  ritorno  in  Roma,  la  sera 
de'  7  maggio  arrivò  in  Innsbruck  , 
incontrato  dall'  arciduchessa  Ehsa- 
betta  figlia  de'  suddetti  imperiali 
conjugi,  e  quindi  passò  alla  menzio- 
nata cappella,  ove  intervenne  al  so- 
lenne Te  DeiaUj  che  fu  cantato  da' 
musici  di  corte,  con  l'assistenza  del- 
l'arciduchessa e  delle  canonichesse 
col  gran  manto,  le  quali  poi  furono 
ammesse  al  bacio  del  piede.  E  dopo 
aver  ascoltato  il  Pontefice  la  messa 
nella  delta  cappella,  prosegui  il  viag- 
gio per  Monaco. 

Finalmente ,  oltre  quanto  abbia- 
mo detto ,  le  Canonichesse  secolari 
fiorirono  particolarmente  in  Germa- 
nia, e  nelle  città  di  Essen  in  VS^est- 
falia,  e  Thorn  sulle  rive  della  Mo- 
sa,  oltre  che  in  Colonia,  ed  in  altri 
luoghi.  Avevano  molte  per  iscopo 
l'educazione  delle  giovani  apparte- 
nenti alle  famiglie  nobili,  ed  anche 
sovrane.  Alcune  delle  loro  abba des- 
se esercitarono  ne'monisteri  e  luoghi 
da  esse  dipendenti,  i  diritti  sovrani, 
e,  come  dicemmo,  non  erano  nep- 
pure vincolate  da'  voti,  né  da  vita 
comune ,  avendo  ciascuna  Canoni- 
chessa  il  proprio  palazzo,  e  corteg- 
gio, col  godimento  di  ricche  pre- 
bende. Si  radunavano  di  quando  in 
quando ,  e  in  ore  destinale,  a  sal- 
meggiare, ovvero  quando    si    do  veti 


23a  CAN 

Imitare  un  qualche  interesse  riguar- 
dante l'andamento,  e  il  governo  del 
loro  monistero  o  convento.  Ma  tutti 
questi  stabilimenti  di  Germania ,  e 
di  altrove,  insieme  alle  Canoniches- 
se,  neir  incominciare  del  nostro  se- 
colo fuiono  secolarizzati,  come  tutti 
gli  elettori  ecclesiastici,  ed  altri  so- 
vrani abbati  e  vescovi,  ne  più  fu- 
rono ripristinati.  Soltanto  il  regnante 
re  di  Baviera  ha  aperto  in  Monaco 
un  pio  luogo,  che  in  qualche  modo 
somiglia  agh  antichi,  per  l'educa- 
zione delle  donzelle  di  nobili  fami- 
glie; ma  esso  è  piuttosto  un  con- 
servatorio, che  un  monistero,  né  le 
istitutrici  sono  Canonichesse  secolari. 
Le  Canonichesse  Regolari  sono 
una  sorte  di  religiose,  la  cui  ori- 
gine è  incerta.  Solo  si  sa ,  che  nel 
conciUo  celebrato  in  Francfort  nel 
794,  si  parlò  espressamente  di  loro, 
e  che  in  quelli  di  Chàlons  dell'  8 1 3, 
e  d'  Acquisgrana,  dell'  8 1 6,  vennero 
stabilite  regole,  tanto  pei  canonici, 
che  per  le.  Canonichesse ,  come  si 
legge  in  Labbé  tomo  VII.  Da  que- 
ste regole  però  si  rileva,  che  le  Ca- 
nonichesse non  fossero  istituite  da 
s.  Agostino,  ma  piuttosto  da  s.  Gi- 
rolamo, da  s.  Cipriano,  da  s.  Ata- 
nasio, e  da  s.  Cesario.  E  vero,  che 
sant'  Agostino  stabili  in  Ippona  del- 
le religiose,  le  quali  forse  saran- 
no state  Canonichesse  ,  ma  que- 
sto non  ci  assicura  che  fossero  re- 
ligiose dalle  altre  distinte,  come 
poi  lo  fux'ono  le  Canonichesse,  per- 
chè in  que'  tempi  si  costumava,  co- 
me superiormente  si  accennò,  chia- 
mare Canonici  e  Canonichesse  tutti 
gli  ecclesiastici ,  monaci ,  religiose , 
vergini,  inservienti  alle  chiese,  do- 
mestici de'  monisteri,  e  generalmente 
coloro,  che  erano  registrati  nella  ma- 
tricola, o  catalogo  appellato  Cano- 
n€_y  perchè  conteneva    le   regole ,   e 


CAN 
le  costituzioni  da  essi  seguite.  Tut- 
tavolta  vuoisi,  che  le  Canonichesse 
fossero  fondate  nel  X  secolo,  o  nel- 
r  XI,  dappoiché  fino  al  io6o,  tut- 
te le  religiose  professavano  la  re- 
gola benedettina,  e  ne  abbiamo  una 
prova  dal  concilio  romano  celebrato 
dal  Pontefice  Nicolò  lì,  nel  io6o,  o 
nel  io6i,  secondo  il  Pagi.  Ma  da 
quanto  si  dirà  in  seguito  sulle  prin- 
cipali specie  di  Canonichesse ,  può 
rilevarsi ,  che  la  loro  istituzione  è 
di  molto  anteriore  alle  dette  epo- 
che. Avverte  poi  il  p.  da  Latera , 
Compendio  della  Storia  degli  Or- 
dini Regolari^  che  in  diverse  città 
della  Francia  vi  furono  le  Canoni- 
chesse ospitalarie,  che  attendevano 
alla  cura  degli  ospedali  sotto  la  re- 
gola di  s.  Agostino,  con  particolari 
costituzioni.  Pure  l'autore  deWa.  Sto* 
ria  degli  Ordini  monastici ^  tradotta 
dal  francese  dal  p.  Giuseppe  Fran- 
cesco Fontana,  nel  tom.  II  capo  43, 
dimostra,  che  alcune  di  queste  reli- 
giose non  erano  Canonichesse,  ben- 
ché ne  usurpassero  il  nome,  e  il 
rocchetto  proprio  di  esse.  Per  conto 
delle  diverse  specie  principali  di  Ca- 
nonichesse regolari,  e  delle  differenti 
epoche  in  cui  fiorirono,  si  può  con- 
sultare il  Bonanni  nel  catalogo  de- 
gli Ordini  Religiosi,  quantunque  le 
notizie  di  lui  rammentino  soltanto 
cose  passate,  a  cagione  delle  ultime 
vicende,  che  soppressero  tanti  Ordi- 
ni religiosi  d'ambo  i  sessi,  e  tutto 
sconvolsero  così,  che  esistono  appena 
le  Canonichesse  Lateranensi. 

Le  Canonichesse  Lateranensi,  se- 
condo il  p.  Latera,  ed  altri,  si  vuo- 
le, che  abbiano  avute  le  stesse  vi- 
cende de'  Canonici  regolari  di  tal 
nome,  cioè  eguah  le  insegne  nel  vesti- 
re di  bianco,  ed  uguali  le  denomina- 
zioni delle  loro  congregazioni.  Rice- 
vuta da  s.  Agostino   la    regola ,    da 


CAN 

lui  presero  anche  la  dcnomiiiazio- 
iie  con  aggiungervi  una  parie  di  esse 
il  nome  di  Lateranensi,  allorché  que- 
sto fu  dato  ai  canonici  stabiliti  nel 
Laterano,  dei  quali  portavano,  come 
portano  tuttavia,  la  tonaca  di  lana 
bianca ,  con  un  rocchetto  di  lino 
sopra  la  medesima,  ed  il  velo  nero 
sul  capo.  Quando  esse  si  recano  in 
coro,  pongono  la  cotta  sopra  il  roc- 
chetto, come  la  sogliono  comunemen- 
te usare  i  Canonici  Lateranensi  nei 
divini  ufllcii.  Il  rocchetto  ha  le  ma- 
niche strette,  dove  la  cotta  (che  con 
altro  nome  si  chiama  camicia  o  ca^ 
mice  superiore y  ovvero  superpelliceo , 
poiché  anticamente  si  usava  sulla 
tonaca  di  pelle  )  è  larga,  e  ne'  tem- 
pi più  antichi,  come  si  raccoglie  da- 
gli alti  del  concilio  di  Basilea,  era 
lunga ,  e  si  stendeva  oltre  mezza 
gamba.  Non  è  però  questa  veste 
propria  di  tutti  i  canonici  regolari, 
e  siccome  da  alcuni  non  si  usa,  cosi 
diverse  monache,  benché  fossero  Ca- 
nonichesse,  non  la  portarono,  che  nel 
suindicato  tempo. 

Riferiscono  gli  scrittori,  che,  ver- 
so l'anno  44^?  sia  stata  assegnata 
alle  Canonichesse  Lateranensi  la  re- 
gola di  s.  Agostino  ;  ma  sembra  piìi 
verosimile,  che  lo  fosse  dopo  il  4925 
dal  Papa  s.  Gelasio  I,  il  quale  da 
alcuni  si  crede  istitutore  de'  cano- 
nici regolari,  o  almeno  che  ne  ab- 
bia approvato  le  regole  composte 
da  s.  Agostino,  regole  che  confer- 
mò, dopo  il  1061,  Alessandro  H,  ri- 
tornandole alla  primiera  osservanza 
nel  declinar  del  XIII  secolo  Bonifa- 
cio Vili,  e  meglio  ancora  Eugenio 
IV  nel  1445».  Quelle  regole  in  molte 
parti  propagatesi ,  fecero  fiorire  le 
Canonichesse. 

Pel  numero  delle  differenti  con- 
gregazioni di  cotesto  Ordine,  non  è 
agevole  tesserne    il    catalogo ,    come 


CAN  233 

non  e  agevole  il  riferire  le  religiose, 
che  si  resero  chiare  per  virtù  e 
santità.  Bensì  fra  esse,  nel  i55o,  me- 
rita ricordanza  la  madre  Ballista 
Vernaccia,  insigne  per  santità  e  dot- 
trina ,  che  in  tre  volumi  restrinse 
molti  documenti  di  celeste  sapienza. 

Canonichesse  ci  furono  anche  nel- 
r  isola  di  Majorca,  come  dice  la  b. 
Caterina  Thomas,  Canonichessa  re- 
golare di  s.  Agostino,  della  città  di 
Palma  nella  isola  stessa,  la  quale 
mori  nel  i5>74,  e  meritò  che  l^io 
VI,  nel  1792,  solennemente  la  bea- 
tificasse. In  Roma  eravi  un  celebre 
monistero  di  Canonichesse  lateranen- 
si presso  la  chiesa  dello  Spirito  San- 
to, a  Macel  de'  Corvi,  fabbricati  l'u- 
no e  l'altra  per  queste  monache  da 
Petronilla  Capranica,  nobile  roma- 
na,  nel  1432,  la  cui  chiesa,  nel 
i582,  restaurarono  e  nobilitarono 
con  marmi  e  pitture  le  stesse  reli- 
giose ,  venendo  governato  il  moni- 
stero,  fino  al  1606,  dall'abbate  dei 
canonici  regolari  lateranensi;  ma  Pao- 
lo V  lo  pose  sotto  la  giurisdizione 
del  Cardinal  vicario.  Ora  però  le 
monache  stanno  nella  chiesa  di  s. 
Pudenziana  (Vedi),  ove  trasferite 
vennero  da  Pio  VII ,  dappoiché 
nel  tempo  del  governo  francese,  tan- 
to la  chiesa,  che  il  monistero  dello 
Spirito  Santo,  furono  distrutti  per 
iscuoprire  gli  avanzi  del  famoso  Fo- 
ro Trajano.  V.  Canonici  regolari 
Lateranensi. 

Molti  altri  moniste  ri  di  CanoiVi- 
chesse  Lateranensi  esistono,  ira'  quali 
meritano  menzione  quello  di  Gesù 
e  Maria  di  Napoli,  ripristinato,  nel 
1834,  dal  regnante  Pontefice,  di  cui 
è  protettrice  sua  maestà  Maria  Isa- 
bella regina,  madre  di  Ferdinando 
II,  re  del  regno  delle  tlue  Sicilie,  la 
quale,  unitamente  a  monsignor  ar- 
civescovo Garofalo,  abbate   generale 


234  CAN 

cieli'  Ordine  de'  canonici  regolari  la- 
teranensi ,  v'  istituì  un  educandato 
di  nobili  donzelle.  Queste  Canoni- 
chesse  del  Gesti  e  Maria  anticamen- 
te erano  nel  monistero  di  Recita 
Coclite  sempre  dipendevano  dall'ab- 
bate generale  dell'  Ordine  de'  cano- 
nici regolari  lateranensi,  al  quale  in 
Italia  erano  nei  passati  tempi  sog- 
getti trentadue  monisteri  di  Cano- 
nichesse. 

Canonichesse  regolari  delle  Fian- 
dre ^  della  Lorena  e  di  altri 
luoghi. 

Verso  l'anno  65o,  s.  Valdetrude 
vedova,  e  s.  Aldegonda  vergine  sua 
sorella  fondarono  in  Mons,  in  Mau- 
bege ,  e  in  altri  luoghi  della  Fian- 
dra, alcuni  monisteri  di  Canoniches- 
se ,  le  quali  vivevano  in  clausura 
sotto  la  regola  di  s.  Agostino,  come 
afferma  il  Bruschio  ne*  suoi  Moni- 
steri  della  Germania.  Pure  di  esse 
si  fa  ancora  menzione  nell'addizione 
seconda  de'  Capitolari  di  Carlo  Ma- 
gno, e  nel  Mabillon,  il  quale  ne  trat- 
tò nella  prefazione  del  tomo  II  dei 
Santi  benedettini  al  n.  32.  Di  que- 
sto istituto  numerosi  furono  i  mo- 
nisteri, che  si  stabilirono  in  varie 
parti,  massime  nella  Francia,  e  nel- 
la Germania,  con  differenza  nell'a- 
bito ,  dappoiché  in  Francia  usaro- 
no per  lo  pili  il  rocchetto ,  e  la 
cotta,  non  però  cosi  in  altri  luoghi. 
Non  r  usavano  le  Canonichesse  di 
Colonia  riformate  con  rigorosa  clau- 
sura, come  si  legge  presso  Winkeim 
nel  suo  Sacrario,  p.  117.  Il  p,  Beur- 
rier,  nel  suo  Catalogo  delle  sante 
al  n.  3i,  e  il  Bonanni,  alla  tavola 
XXVIII  ,  ne  riportano  la  figura , 
che  è  quella  della  fondatrice  s.  Val- 
detrude,  e  consiste  il  loro  abito  in  ve- 
ste con  cinta  e  mantello  bianco,  con 
velo  nero  in  testa.  Il  b.  Pietro  Four- 


CAN 
rier  di  Maintencour  nella  Lorena , 
non  solo  riformò  la  congregazione 
de'  canonici  regolari  di  s.  Agostino 
del  ss.  Salvatore,  ma  fondò  le  mo- 
nache di  nostra  Signora  della  me- 
desima congregazione,  e  regola,  che 
furono  approvate  da  Paolo  V. 

Canonichesse   Regolari 
Premonstratensi. 

Unitamente  ai  canonici  premon- 
stratensi, s.  Norberto  istituì  ancora 
le  Canonichesse  dello  stesso  nome , 
le  quali,  vivente  il  santo,  passavano 
in  numero  di  diecimila,  e  ciò  dopo- 
ché recatosi  a  Roma,  nel  1124,  ot- 
tenne da  Papa  Onorio  II  la  confer- 
ma dell'Ordine,  come  si  ha  da  Mar- 
tino Metz  dello  stesso  Ordine  nella 
Fita  di  s.  Norberto  lib.  I,  cap.  12. 
Da  principio  tanto  in  Premonstrato 
nella  diocesi  di  Laon  ,  che  altrove, 
il  monistero  delle  Canonichesse  non 
era  diviso  da  quello  de' canonici,  se 
non  da  un  muro;  ma  allorquando 
prese  il  governo  dell'Ordine  il  b. 
Ugo,  primo  discepolo  del  fondatore, 
con  un  decreto  del  capitolo  genera- 
le, tenuto  nel  1137,  ed  approva- 
to da  Innocenzo  li,  fu  ordinato  di- 
versamente. Le  Canonichesse  comin- 
ciarono ivi  a  vivere  con  sommo  ri- 
gore, né  si  curavano  uscire  di  casa, 
né  di  parlare  con  alcuno ,  e  co'  pa- 
renti stretti  lo  facevano  alla  presen- 
za di  due  monache  al  di  dentro,  e 
di  due  converse  al  di  fuori.  Crebbe 
tanto  il  numero  di  queste  Canoni- 
chesse, che  nel  Pontificato  di  Cle- 
mente Vlj  del  t34'2,  se  ne  nume- 
ravano quaranta  monisteri,  annove- 
randosi tra  quelli  di  Germania,  al- 
cune abbadesse  di  famiglia  principe- 
sca. Si  propagarono  queste  Canoni- 
chesse in  Polonia,  nella  Spagna,  ove 
a])bracciarono  la  riforma  de'  canoni- 
ci, nelle  Fiandre  e  in  Francia,  ove  ulti- 


CAN 
inamente  cessarono  col  non  aver  più 
voluto  ricevere  novizie.  A  togliere  va- 
nità si  tagliavano  i  capelli  sino  alle 
orecchie,  ciioprendo  il  capo  con  pan- 
no gix)sso  nero  ;  e  le  vesti  erano  di 
lana  bianca,  o  di  pelli  d'agnello. 
L'abito  loro  consisteva  in  tonaca, 
mantello  e  scapolare  bianco  con  cin- 
ta. Sul  velo  portavano  una  piccola 
aoce,  come  usavano  quelle  del  mo- 
nistero  d'Aldeberga,  in  cui  fiorì  s. 
Geltrude ,  principal  ornamento  di 
queste  Canonichesse.  In  alcuni  mo- 
nisteri  assumevano  in  coro  un  gran 
manto  bianco,  ed  in  altri  univano 
a  questo  una  mozzetta  parimenti 
bianca,  che  portavano  sulle  braccia. 
V.  Canonici  Regolari  Premonstra- 
TENST.  Pio  VI  approvò  l'Ordine  del- 
le monache  di  s.  Norberto ,  di  cui 
parlasi  all'  articolo  Adorazione  del 
SS.  Sacramento,  Monache. 

Canonichesse  Regolari  di  Rouen. 

In  questa  città  di  Francia  nel  de- 
clinar del  secolo  XIII,  il  re  s.  Lui- 
gi IX,  e  la  regina  Bianca  di  lui 
madre ,  fondarono  un  monistero  a 
queste  Canonichesse.  Crebbe  poi  il 
loro  numero  per  la  dote  assegnata 
a  dodici  fanciulle  per  la  pia  libera- 
lità d'un  cittadino.  Vissero  lunga- 
mente sotto  la  regola  di  s.  Agosti- 
no, vestite  di  bianco,  ma  poi  pas- 
sarono sotto  la  direzione  de' monaci 
di  s.  Benedetto,  e  adottarono  la  ve- 
ste nera,  con  manto  simile  foderato 
di  pelle  bianca  d'armellini.  Cuopri- 
rono  il  capo  con  velo  bianco,  so- 
vrapponendovene  uno  di  color  nero. 

Canonichesse  del  s.  Sepolcro. 

Ad  esempio  de' canonici  regolari 
del  s.  Sepolcro,  fu  quest'Ordine  fon- 
dato in  Francia,  dove  grandemente 


CAN  !x3^ 

si  propagò,  nel  1620,  dalla  ven.  ma- 
dre Claudia  di  s.  Francesco,  già 
contessa  di  Chaligny,  in  memoria 
del  Redentore,  che  fu  posto  nel  se- 
polcro in  Gerusalemme.  La  detta 
contessa  di  Chaligny,  della  illustre 
casa  di  Lorena ,  le  attirò  da  Liegi 
per  istabilirle  a  Charleville,  ov'  ella 
prese  la  loro  regola,  e  il  loro  abito. 
Nel  1635  furono  condotte  da  Charle- 
ville in  Parigi  alcune  di  esse,  perchè 
vi  fondassero  un  monistero.  Furono 
situate  nel  sobborgo  di  s.  Germano 
in  tm  luogo  chiamato  comunemente 
Belle  Chasse,  d'onde  si  sono  in  se- 
guito propagate  in  altre  provincie  , 
come  a  Viarzon,  in  Berry,  e  a  Lui- 
ne  in  Touraine.  L'abito  delle  Ca- 
nonichesse era  simile  a  quello  dei 
canonici,  cioè  tonaca  nera,  sopra  la 
quale  ne  ponevano  altra  di  bianco 
hno,  corta,  e  senza  maniche;  copri- 
vano il  capo  con  velo  nero,  del  qual 
colore  era  il  lungo  manto,  tenendo- 
vi dalla  parte  sinistra  una  croce  ros- 
sa, che  pure  ponevano  dal  medesi- 
mo lato  sulla  sopravveste  bianca.  Nel- 
la destra  parte  poi  del  manto  era  vi 
cucita  una  funicella  distinta  con  cin- 
que nodi ,  per  significare  le  cinque 
piaghe  di  Gesù  Cristo.  Le  vesti  ne- 
re furono  prese  da  esse  per  dinota- 
re r  afflizione ,  che  devono  avere  i 
fedeli,  considerando  essere  il  s.  Se- 
polcro nelle  mani  de'  seguaci  di  Mao- 
metto. La  regola,  che  queste  Cano- 
nichesse osservavano,  era  di  s.  Ago- 
stino, ì^.  Canonici  Regolari  del  s. 
Sepolcro  di  Gerusalemme. 

Canonichesse   regolari  di   s.   Ge- 
noveffa. 

Bramosi  i  canonici  regolari  di  det- 
ta santa,  che  fosse  propagata  la  de- 
vozione di  lei,  a  tre  leghe  da  Pa- 
rigi in  Nanterre,  ove  nacque,  alcuni 


230  CAN 

di  essi  fondarono  un  monistero,  di 
cui  fu  superiore  il  p.  Paolo  Beu- 
rior.  E  perchè  essa  regola  fosse  mag- 
giormente dilfusa  fra  le  donne,  la 
sorella  di  lui  fondò  a  proprie  spese 
un  monistero,  nel  quale  potessero 
vivere  Canonichessc  dell'Ordine  dei 
ciinonici  regolari  di  s.  Genoveda.  A 
tal  eiìetto,  nel  1 647,  furono  prescel- 
te due  religiose  di  s.  Stefano  di 
Reims,  per  istruire  nell'osservanza 
regolare  le  nuove  Canonichessc;  ma 
dipoi,  a  cagione  delle  guerre,  furo- 
no trasferite  ad  altro  monistero  più 
vicino  a  Parigi,  chiamato  Chalioth. 
Vestivano  di  bianco,  con  cotta  o 
i*occhetto  di  lino  bianco,  e  velo  ne- 
ro sul  capo;  assistevano  ai  divini 
uffici  i  in  coro,  come  i  canonici  ;  e 
sul  braccio  sinistro  portavano  V  al- 
niuzia  di  pelle  nejua ,  distinta  con 
macchie,  o  fiocchi  di  pelo  bianco. 
Quesl'almuzia  cominciarono  ad  usa- 
re dopo  partite  da  Nanterre,  cosa 
assai  rara  fra  le  donne,  che  hanno 
sempre  usato  il  velo.  /^.  il  p.  Mo- 
linet  nel  suo  Catalogo  de^  canonici 
regolari^  e  l'articolo  Canonici  Rego- 
lari DI  s.  Genoveffa. 

Canonichessc  regolari    Ospitaliere 
in  Francia, 

Merita  che  si  perpetui  la  memo- 
ria dei  grandi  beneficii ,  cui  han- 
no reso  alla  società  le  Canoniches- 
se  regolari,  dette  Ospitaliere,  nel- 
la Francia.  La  maggior  parte  degli 
ospedali  di  Francia  erano  assistiti 
dai  canonici  regolari  dell'uno  e  del- 
1  altro  sesso.  Gli  uomini  vi  aveano 
la  direzione  spirituale  per  l'ammi- 
nistrazione de' sagramenti,  e  le  don- 
ne aveano  cura  di  tutti  i  bisogni 
degl'infermi,  e  (juello  che  ora  sono 
le  Sorelle  clclla  carità,  erano  allo- 
ra le  Cauouichcssc  regolari.  La  so- 


can 

la  città  <ii  Parigi  avca  quattro  ca- 
se di  Canonichessc  os[)italiere ,  che 
portavano  il  rocchetto.  Quelle  case 
erano  chiamale  du  grand  hópìtai 
de  s.   Catherine y  de  s.   Gervais. 

Eranvi  ancora  delle  Canonichessc 
dette  de  la  Roqnette,  luogo  di  loro 
resilienza.  Nel  XVI  secolo,  dopo  che 
i  canonici  regolari  di  s.  Vittore  si 
unirono  con  quelli  della  imo  va  ri- 
forma fatta  a  s.  Severino  di  Cha- 
teaulanden  da  Meuburac ,  e  dagli 
altri  suoi  confratelli  della  congrega- 
zione di  Vindesem,  l'abbate  dis.  Vit- 
tore e  il  priore  di  s.  Lazzaro  formaro- 
no delle  regole,  le  quali  stimarono  ne- 
cessarie a  ristabilire  la  disciplina  re- 
golare nel  Hótel-Dieu  di  Parigi;  e 
ciò  fu  eseguito  di  modo,  che  il  ca- 
nonico regolare  Antonio  de  la  Fon- 
taine  di  s.  Vittore  fu  crealo  priore 
di   quel  grande  ospedale. 

CANONICO  (Canonicus).  Indivi- 
duo  del  clero,  il  quale  possedè  una 
prebenda  delta  Canonicato  (f^edi), 
in  una  chiesa  cattedrale,  o  collegia- 
le. Questo  nome  deriva  dalla  paro- 
la greca  kanon,  che  significa  regola, 
ovvero  una  certa  pensione,  e  ren- 
dita stabile  per  vivere,  come  anche 
catalogo  j  o  matricola.  Quindi  si 
appellano  canonici  gli  ecclesiastici  a- 
scritti  alle  chiese  cattedrali ,  o  col- 
legiali, i  ({uali,  per  condurre  una  vita 
più  edificante,  osservano  una  rego- 
la, secondo  le  individuali  costituzio- 
ni loro,  ed  un  regolamento  prossi- 
mo a  quello  de' monaci,  come  si  e- 
sprime  15crgicr  alla  parola  Canonici. 
Perciò  molti  sono  di  avviso,  che  i 
canonici  prendessero  il  nome  dalla 
regola  cui  doveano  osservare,  ed  al- 
tri opinano,  che  così  si  chiamassero 
dalla  pensione,  o  rendita  loro  asse- 
gnala pel  vitto,  chiamata  sportala  ^Va 
(juale  si  ricavava  dalle  oblazioni  fatte 
allo  chiese,  come   si  spiega   all'arti- 


CAN 
colo  Benefizio  Ecclesiastico.  Del 
principio  però  della  voce  Canonico, 
del  suo  significato,  ed  elimologia, 
SG  applica  vasi  a  tutti  i  chierici  a- 
scritti  a  qualche  chiesa,  e  deiruflì- 
cio  de*  canonici ,  sono  a  consultarsi 
Pompeo  Sarnelli,  tomo  I ,  let.  IV, 
DelVoriginc  della  voce  Canonico,  e 
Giuseppe  Garampi,  Memorie  Eccle- 
siastiche p.  280  e  282,  ove  pur 
dice ,  che  furono  chiamati  Cardina- 
Ics,  cuslodeSy  et  sacerdoles,  non  che 
il  Grancolas  in  Breviar.  Roni.  par. 
I,  cap.  ult. 

Certo  è,  che  nella  primitiva  Chie- 
sa il  titolo  di  Canonico  fu  dato  ai 
chierici,  ed  anche  ai  vescovi,  ed  i 
vocaboli  di  chierico  e  di  Canonico 
furono  sinonimi  per  indicare  gli  a- 
scritti  nel  canone,  o  registro  di  colo- 
ro, i  quali  doveauo  esser  mantenuti 
coi  beni  di  qualche  chiesa  ,  fossero 
preti,  diaconi,  suddiaconi,  accoliti, 
lettori,  esorcisti,  o  chierici  di  prima 
tonsura.  Tutti  questi  si  chiamavano 
canonici ,  ci  de  canone  ,  catalogo  , 
o  matricola  ecclesiastica  della  catte- 
drale. Così  nel  concilio  antiocheno, 
»  si  quis  episcopus ,  vel  presbyter , 
»  aut  generatim  quis  de  canone  " 
nella  qual  parola  si  racchiudono  i 
diaconi,  i  suddiaconi,  i  lettori  ec, 
e  il  concilio  calcedonense  vi  com- 
prende i  preti  stessi.  11  concilio  lao- 
diceno  chiama  canonici  i  cantori,  o 
salmisti.  Similmente  il  canone  del 
concilio  II  di  Tours,  del  570,  de- 
nomina canonici  i  lettori  ascritti  al 
canone  della  Chiesa.  Che  poi  i  cano- 
nici, ove  sono  tutti  preti,  debbano 
fare  l'ufficio  de'  suddiaconi ,  e  dei 
diaconi,  egregiamente  lo  spiega  il 
medesimo  Sarnelli  nel  tomo  Vili, 
p.  4^  «'li la  lettera  XX,  se  sia  lecito, 
che  il  prete  faccia  l'ufficio  del  dia- 
cono. Rileva  poi  il  Cancellieri,  nella 
sua  lettera  suW  origine  della  paiola 


DominuSj  p.  33,  essere  stato  dato  que- 
sto   titolo  a'  canonici    di   qualunque 
ordine  e  grado  nel  secolo  XI 11,  u- 
sandosi  eziandio  ne'  seguenti    secoli , 
e  verso  il   i54o    ne'  capi  toh    venne 
definito  di  doversi  applicare    a'  soli 
canonici,  comechè  di  poi  avesse  luo- 
go il  titolo  Revercndus  Dominus,  ci 
Reverendus  Pater.  Talvolta  vi  si  ag- 
giunse V  adnioduni   illustris,   adnio- 
diini  revercndus,  ed  anche  reveren- 
dissimus  Dominus ,    e    ciò    dopo    il 
1634,  in  cui  il   titolo    d'illustrissi- 
mo e    reverendissimo    non   era    piìi 
privativo  de' Cardinali ,    ma  usato  e 
adottato  comunemente  dai  canonici. 
Per  le  quali  cose  si  vede,  che  nella 
origine  loro    canonici    erano   tutti  i 
chierici;    in  progresso    tal   nome  fu 
dato  a  quelli  massimamente,  i  quali 
convivevano  col  vescovo,  ad  esempio 
del  clero  di  s.  Agostino  vescovo  d'Ip- 
pona,  e  prima  ad  esempio  di  s.  Eu- 
sebio di  Vercelli. 

In  Francia  1*  istituzione  di  tali 
canonici  si  ripete  da  Bodino,  arci- 
vescovo di  Tours,  che  fu  il  pri- 
mo in  quella  città  a  fondare  un 
collegio  nella  sua  chiesa,  mentre  re- 
gnava Clotario  I,  il  quale  ascese  il 
trono  l'anno  5 1 1 .  Questi  collegi  di  ca- 
nonici erano  composti  di  sacerdoti, 
ed  altri  chierici  inferiori,  che  vivea- 
no  in  comune  presso  la  cattedra- 
le, dipendevano  dal  vescovo  e  nel- 
la medesima  casa  di  lui ,  forman- 
do tutti  insieme  il  Capitolo  (Fedi), 
il  seminario,  e  in  certa  maniera  il 
principal  corpo  del  clero  della  dio- 
cesi. Si  allevavano  in  que'  collegi  i 
giovani  chierici,  vi  si  prendevano  i 
parrochi  e  i  sacerdoti  per  le  cure, 
pegli  ospedali,  e  pcgli  oratorii.  Quel- 
li, che  ivi  abitavano,  uffiziavano  nella 
cattedrale,  davano  assistenza  al  ve- 
scovo nelle  funzioni,  e  gli  servivano 
eziandio  di  ordinario    consiglio,    Fu 


23S  CAN 

poi  ap|>ellata  canonica  l'ahitazioiie 
de'  canonici,  nome  che  fu  un  tem- 
po comune  anche  a  quella  de'  pai- 
l'ochi,  e  sino  al  pi-esente  si  vedono 
abitazioni  vicino  alle  cattedrali ,  e 
alle  principali  cliiese.  Poco  a  poco 
tali  comunità  di  chierici  formarono 
una  corporazione  separata ,  sempre 
però  sotto  la  dipendenza  del  vesco- 
vo, e  siccome,  verso  il  secolo  X,  e 
nel  seguente  tali  comunità  religiose 
vennero  istituite  in  città  non  vesco- 
\ì\'ìy  così  furono  chiamate  Collegia- 
te le  chiese  loro.  Il  vocabolo  con- 
gregazione e  collegio  serviva  dappoi 
ad  indicare  il  corpo  de'  canonici , 
mentre  la  parola  capitolo  è  più  re- 
cente, y.  il  citato  Garampi,  Disser- 
tazione IX  sopra  ì  progressi^  e  so- 
pra la  decadenza  della  vita  clau- 
.strale  de^  chierici ,  o  canonici^  spe- 
cialmente in  Italia,  p.  264. 

Che  l' esterior  forma  di  vivere 
de'  canonici  non  fosse  punto  diversa 
anticamente  dalla  monastica,  lo  ri- 
leviamo dai  canoni  decretati  nei 
concilii  d'Acquisgrana  del  789  e  816, 
del  turonese,  e  del  mogunlino  del- 
r8i3.  In  essi  fu  inculcata  la  osser- 
vanza della  regola,  che  Crodogango 
vescovo  di  Metz  avea  scritta,  non 
solo  per  direzione  de'  canonici ,  ma 
di  tutto  il  suo  clero,  come  riporta 
il  Tomassini,  de  Benefic.  par.  I, 
lib.  3i,  cap.  IX,  dicendoci  Paolo 
diacono,  «  ad  instar  coenobii  intra 
«  claustrum  septa  conservari  fecit." 
Quindi  dal  canone  XXI  del  concilio 
di  Aquisgrana  chiamasi  monistero  il 
collegio  de'  canonici,  ed  il  prevo- 
sto di  questi  appellasi  abbate.  Nel 
medesimo  concilio  dell' 816  fu  pre- 
scritta parimenti  una  regola  cano- 
nica per  tutti  i  chierici ,  ricava- 
ta dalle  antiche  monastiche  disci- 
pline, e  dalla  suddetta  di  Crodo- 
gango,  colla   qual   norma   appunto 


CAN 

s'incominciarono  poi  a  racchiudere 
in  pili  luoghi  i  chierici  in  claustrale 
convitto,  come  già  si  è  indicato. 
Frequenti  sono  le  memorie  (princi- 
palmente ne' due  secoli  IX,  e  X) 
della  fondazione  o  ristaura/.ione  della 
vita  canonica,  làllasi  in  varie  chiese 
per  opera  di  zelanti  pastori  tutti 
intenti  a  promoverla  con  ampie  do- 
nazioni, pei  fondi  necessarii  al  man- 
tenimento, o  con  prescrizioni  di 
leggi  ecclesiastiche.  Abbiamo  pure 
memoria  di  simiH  istituzioni,  o  re- 
stituzioni fatte  in  varii  luoghi  d'I- 
talia ,  come  nelle  chiese  di  Pisa ,  e 
di  Arezzo  fino  dal  IX  secolo,  in 
quelle  di  Firenze,  e  di  Bergamo, 
nel  X,  in  quella  di  Fiesole  nel  966, 
in  quella  di  Como  nel  io3i,  nella 
cattedrale  di  Cesena  nel  1 042  ,  di 
Torino  circa  il  1047,  in  quella  di 
Lucca  nel  io5i,  e  di  Urbino  nel 
1068,  che  sono  precisamente  quei 
tempi ,  ne'  quali  narra  s,  Pier  Da- 
miani ,  essere  nata  discordia  nel 
clero  di  Fano.  Fu  s.  Leone  IX,  chej 
a  detto  anno  i  o5 1 ,  assegnò  questi  beni 
a'  canonici  della  cattedrale  di  Lucca^ 
che  menassero  colà  una  vita  rego- 
lare, e  confermò  certi  beni  colla  di- 
visione delle  prebende,  dette  anco- 
ra canoniche ,  ordini ,  o  beneficii. 
Dal  che  apparisce ,  che  dicevansi  al- 
lora osservare  vita  regolare  anche 
que'  canonici ,  i  quali  non  facevano 
voto  di  povertà,  e  che  noi  perciò  di- 
remo ora  secolari.  V.  Ughellio  t.  I, 
pag.   857. 

Ma  non  si  fermò  quivi  il  disor- 
dine, contro  il  quale  forti  piò  d'ogni 
altro  furono  i  lamenti  del  zelante 
Geroo  prevosto  Reichespergense,  nel 
suo  libro  de  corrupto  Eccltsios  statu, 
indirizzato  ad  Eugenio  III,  creato 
nel  I  145.  Si  doleva  egli,  che  i  Ca- 
nonici delle  chiese  cattedrali  vives- 
sero, ;5  de  stipendio   regulariler   vi- 


CAN 
>•>  ventibus  constituto ,  e  che  ipsi 
»  nullam  penitus  observant  regu- 
>*  laiii  etc.  '*  Questi  canonici,  o 
chierici  sono  da  lui  detti  »  seda 
«  cleiicorum ,  qui  nec  secundum 
»  canones  vivunt,  ncque  coenobita- 
»  hs  vitae  servant  reguhis;  "  né 
manca  d' inveire  acremente  contro 
di  essi,  in  altre  sue  opere,  che  pos- 
sono leggersi  nel  Tesoro  degli  Aned- 
doti del  p.  Pez ,  tomo  li,  p.  i. 
Quindi  nacque  la  distinzione  e  divi- 
sione de'  canonici,  in  regolari,  cioè 
consacrati  all'osservanza  della  rego- 
la, e  ai  voti  di  povertà  ed  ubbi- 
dienza, e  in  secolari,  che  tutto  al 
più  osservarono  il  comune  refetto- 
rio, e  la  coabitazione  nel  chiostro 
prescritta  dal  concilio  di  Aquisgrana, 
amministrando  ognuno  le  proprie 
prebende  ,  o  ricevendo  la  porzio- 
ne dalla  comune  massa  capitola- 
re, come  in  più  luoghi  tuttavia  si 
costuma. 

Verso  il  declinar  del  secolo  X,  o 
dell'  XI ,  si  moltiplicarono  i  moni- 
steri  de'  canonici  regolari ,  e  gran- 
demente si  diffusero  nella  Chiesa  le 
congregazioni  de'  così  detti  canonici 
regolari  (Vedi),  i  quali  non  solo 
vivevano  in  comune  sotto  una  me- 
desima regola ,  ma  si  erano  obbli- 
gati per  voti  solenni,  e  quindi  ven- 
nero appellali  Regolari. 

Da  alcuni  si  dicono  formati  tali 
canonici  per  porre  un  riparo  all'  i- 
gnoranza,  ed  al  rilassamento  dei  co- 
stumi degli  ecclesiastici  secolari,  la 
cui  corruzione  in  quel  secolo  era 
giunta  al  colmo,  come  si  legge  nel- 
l'annalista Baronio.  Yi  è  un  decre- 
to del  concilio  lateranense,  celebra- 
to nel  1 069 ,  col  quale  si  ordina , 
che  i  chierici  vivano  insieme  in  vita 
comune.  Quel  decreto  fu  fatto  ad 
istanza  del  citato  s.  Pier  Damiani , 
il  quale  ne  scrisse    al   Pontefice  A- 


CAN  289 

lessandro  II,  e  si  deve  intendere  di 
que'  chierici,  che  servivano  le  chiese 
collegiate,  detti  perciò  canonici. 

I  Canonici  secolari  sono  coloro , 
che  in  progresso  di  tempo  abban- 
donarono la  vita  comune  per  vi- 
vere da  per  se  soli  in  particola- 
re, e  che  possono  godere  del  loro 
patrimonio,  oltre  le  rendite  della 
chiesa. 

Si  chiamarono  poi  canonici  seco- 
lari ,  in  un  altro  senso,  alcuni  sem- 
plici laici,  i  quali  si  ascrivevano  tra 
i  canonici  di  onore,  e  di  privilegio, 
come  diremo  parlando  de'  canonici 
onorarii.  Che  se  da  principio  si  con- 
tentarono i  canonici  del  semplice 
vitto  e  vestito,  come  osserva  il  ci- 
tato Garampi  p.  3 1 3 ,  ammessa  la 
proprietà,  bisognò  poi  assegnar  loro 
pingui  rendite,  che  furono  chiama- 
te. Prebende,  Canonie,  o  Ordini, 
donde  poi  il  nome  di  Ordinario  si 
attribuì  ad  ogni  Canonico.  Bisognò 
provvederli  altresì  di  beneficii  e  chie- 
se parrocchiali,  donde  avvenne,  che 
mancavano  ai  divini  ufììcii  della  chie- 
sa matrice,  aveano  discordie  fra  essi 
per  conseguire  le  medesime,  ed  u^ 
sciti  una  volta  dal  chiostro,  perde- 
vano tutto  lo  zelo  della  regolare  os- 
servanza, come  ben  rifletteva  Ales- 
sandro IV  nella  lettera,  che  scrisse 
ai  canonici  di  Perugia  l'anno  i258. 
Finalmente  le  pingui  prebende  fu- 
rono cagione,  che  venissero  ambite 
dai  nobili,  e  potenti  non  sempre  per 
lo  spirito  di  vocazione  religiosa;  on- 
de poi  non  volendosi  legare  all'  os- 
servanza del  chiostro ,  pretesero  di 
poter  tenere  nello  stesso  tempo  più 
benefìzii  residenziali,  soddisfacendovi 
al  più  con  sostituire  de'  vicarii  cap- 
])ellani ,  di  cui  si  parlerà  opportu- 
neraente. 

L' istituzione,  i  doveri,  e  i  diritti 
de'  canonici    di  diverse  specie,  song 


24o  CAjV 

materie  tli  giurispnifìen7.n,  e  solo  ci 
limiteremo  ad  mdicare  i  piti  impor- 
tanti. Sino  dai  bassi  tempi  tutte  le 
pie  istituzioni  presero,  come  vedem- 
mo ,  un  aspetto  monastico ,  poicliè 
allora  principahncnte  ne'  chiostri  re- 
gnava la  decenza  e  la  regolarità  nel 
vivere. 

Le  obbligazioni  de'  canonici  si  ri- 
ducono a  tre  principali  ;  la  prima 
è  di  risiedere  nel  luogo  dov'  è  si- 
tuata la  chiesa  di  cui  sono  canoni- 
ci ;  la  scroiìda  di  assistere  agli  uF- 
Jicii  canonicali,  che  si  celebrano  in 
cpiella  chiesa ,  la  tei^za  di  trovarsi 
ed  intervenire  alle  riunioni  capito- 
lari. Da  queste  tre  obbligazioni  ne 
disrendono  molte  conseguenze,  delle 
quali  accenneremo  le  principali.  I 
canonici  non  possono  esentarsi  dal 
coro  per  un  tempo  maggiore  di  tre 
mesi,  sia  continuatamente,  clie  per 
intervalli,  e  sono  obbligati,  di  can- 
tare, o  recitare  in  coro  essi  stessi  1'  uf- 
fìzio, e,  secondo  il  Sarnelli,  sono  ob- 
bligati al  canto  ecclesiastico  dalla 
stessa  etimologia  del  nome  loro, 
dappoiché  Canoniciis,  ei  dice,  viene  da 
cano.  Quella  recitazione  fu  lor  co- 
mandala anche  da  s.  Pio  V,  col- 
la pena  eziandio  della  restituzione 
delle  distribuzioni,  per  la  massima  del 
V  concilio  lateranense  nella  sessione 
IX:  Datar  bcneficium  propter  offl- 
cium.  La  modicità  d'  un  canonicato 
non  esenta  un  Canonico  dall' assiste- 
re a  tutti  gli  ufficii,  per  1'  accetta- 
zione fatta  del  suo  titolo.  I  cano- 
nici partecipano  delle  distribuzioni 
quotidiane  assegnate  a  chi  personal- 
mente si  trova  presente  alle  ore  ca- 
noniche, secondo  il  decreto  di  Bo- 
nifacio Vili,  meno  le  cognite  ecce- 
zioni, d' infermità,  o  di  canonica  as- 
senza. Le  distribuzioni  perdute  sen- 
za tali  casi  si  erogano  alla  massa 
capitolare,   e  in  alcuni    luoglii   alla 


CAN 

fabbrica  della  chiesa,  a  (|ualchc  pio 
istituto,  o  ad  altro  religioso  uso. 

Anticamente  i  canonici  delle  cat- 
tedrali e  collegiate  piìi  insigni,  uni- 
tamente ai  beneficiati,  si  recavano  in 
chiesa  alla  mezza  notte  per  cantare 
il  mattutino,  secondo  le  prescrizio- 
ni de'  sacri  canoni.  Siccome  molti 
capitoli  di  canonici  regolari  si  seco- 
larizzarono, il  trecense,  che  fece  un 
tal  passaggio  nel  1082,  per  osserva- 
re una  delle  regolari  osservanze,  con- 
tinuò a  celebrare  il  mattutino  a  mez- 
za notte.  Questa  pia  costumanza  ces- 
sò nel  i364  i"  Parigi,  e  quindi  in 
altre  chiese  di  Francia,  e  totalmente 
nel  principio  del  XVI  secolo,  termi- 
nando così  i  canonici  e  i  benefizia- 
ti   di  recarsi  in  coro   a  mezzanotte. 

In  quanto  ai  luoghi  nel  coro,  e 
sulle  debite  precedenze,  abbiamo  dal 
Macri  alla  voce  Caiionicw!,  che  nel 
coro  si  deve  dare  il  primo  luogo 
al  Canonico  ebdomadario ,  mentre 
porta  i  paramenti  sacri,  come  rile- 
vasi dal  decreto  della  S.  C.  de'  Pii- 
ti  de' 2  luglio  161 7,  ed  i  vescovi 
titolari  v'  intervengono  in  roccbelto, 
e  mantelletta,  prendendo  la  mano 
a  tutti  i  canonici,  ma  dopo  il  vicario 
dell'arciprete  nelle  basiliche  di  Ro- 
ma, e  nelle  collegiate  di  titolo  Car- 
dinalizio, il  qual  vicario  incede  in 
abito  prelatizio  con  mantelletta,  e 
rocchetto.  La  menzionata  Congre- 
gazione ,  con  decreto  de'  2  giugno 
1628,  prescrisse,  come  vuole  il  ce- 
rimoniale, che  il  dovere  dei  cano- 
nici di  recarsi  in  coro  due  per  due 
s' intenda  pei  giorni  solenni.  I  Ca- 
nonici, che  hanno  l'uso  della  cap- 
pa, o  del  rocchetto,  non  possono 
con  tali  vesti  amministrare  i  sacra- 
menti, dovendo  allora  assumere  la 
cotta  e  la  stola,  come  dichiarò  il 
citato  decreto,  mentre  quello  dei 
20  luglio   1592,  dice,  che    i    cano- 


CAN 

nici  non  sono  tenuti  a  servir  la 
messa  pontificale  nelle  altrui  chiese , 
ma  solamente  nella  cattedrale.  Que- 
sto però  si  deve  intendere ,  se  la 
chiesa  fosse  fuori  della  città,  perchè 
celebrando  il  vescovo  pontificalmen- 
te nella  medesima  città_,  nella  quale 
evvi  la  cattedrale,  i  canonici  sono 
tenuti  ad  assistervi,  come  si  ha  dal 
decreto  della  s.  Congregazione  del 
Concilio,  al  cap.  12,  sess.  24,  de 
reformat. 

11  Pontefice  Alessandro  VII,  per 
maggior  decoro  delle  sacre  funzioni, 
che  si  celebrano  in  Roma  in  tutte 
le  cappelle  Papali,  allorché  ivi  can- 
tano i  Cardinali,  e  i  vescovi  assi- 
stenti al  soglio,  stabilì  con  due  bre- 
vi de'  IO  dicembre  i655,  e  de'  io 
giugno  1657,  che  tre  canonici  delle 
tre  basiliche  di  s.  Giovanni  in  La- 
terano,  di  s.  Pietro  in  Vaticano ,  e 
di  s.  Maria  Maggiore  fossero  i  mi- 
nistri sacri  in  dette  funzioni  ponti- 
ficali; cioè  il  Canonico  lateranense 
prete  assistente,  il  Canonico  vatica- 
no diacono,  e  il  Canonico  liberiano 
suddiacono.  Dichiarò  inoltre,  che 
appena  eletti  a  sì  onorevole  ufficio, 
fossero  ascritti  fra  i  prelati  dome- 
stici, ossia  referendari  delle  due  se- 
gnature, assegnando  ad  essi  un  pro- 
porzionato stipendio .  E  quando  il 
Papa  si  reca  a  dare  la  benedizione 
col  ss.  Sacramento  in  qualche  chie- 
sa, i  detti  canonici  vaticano,  e  libe- 
riano, fanno  da  diacono,  e  suddia- 
cono assistenti.  Neil'  elezione  de'me- 
desimij  ogni  capitolo  delle  tre  men- 
zionate basiliche  ha  il  diritto  di 
eleggere  per  voti  segi-eti,  sei  fia  i 
canonici  piìi  adatti,  e  presentarli  per 
mezzo  del  proprio  Cardinal  arcipre- 
te al  Papa,  eh' è  in  libertà  di  sce- 
gliere chi  più  gli  piace.  Sogliono 
però  i  Pontefici  preferire  ordina- 
riamente quelli ,    che  appartengono 

VCL,    VII. 


CAN  241 

alla  romana  nobiltà ,  anzi  alcune 
volte  prevengono  la  vacanza,  conce- 
dendo la  coadiutoria  a  simili  uffi- 
cii,  sempre  però  ad  un  altro  cano- 
nico della  stessa  patriarcale.  Allor- 
ché sono  occupati  nell'  esercizio  del 
loro  offizio,  ancorché  fossero  coad- 
iutori in  esso,  sono  considerati  co- 
me presenti  all'  uffiziatuia  del  co- 
ro tanto  della  mattina,  quanto  del- 
la sera,  colla  limitazione,  che  dopo 
le  tre  feste  di  pasqua  di  risurrezio- 
ne a  tutto  ottobre,  sono  obbligati 
ad  intervenire  all'  uffizio  de'  vesperi. 
Se  alcuno  di  essi  non  potesse  inter- 
venire in  cappella,  o  per  infermità , 
o  per  altro  impedimento,  è  in  fa- 
coltà d'ogni  rispettivo  capitolo,  o 
dello  stesso  Canonico  ministro ,  di 
sostituire  altro  Canonico ,  il  quale 
allorché  ivi  si  reca,  assume  l' intero 
abito  prelatizio  da  referendario  . 
Tuttavia  alcuni  assunsero  la  sola 
sottana  paonazza,  per  l' uniformità 
de'  compagni ,  che  altrimenti  si  ve- 
drebbe nera  sotto  il  camice  e  il  pi- 
viale .  Se  poi  la  mancanza  fosse 
imprevista,  supplisce  allora  uno  dei 
maestri  delle  cerimonie  Pontificie, 
come  quelli,  che  suppliscono  nelle 
cappelle  a  tutti  coloro,  che  debbo- 
no funzionare,  sempre  però  in  ulti- 
mo luogo.  Così  ancora  se  avviene, 
che  il  Papa  si  dispensasse  dall' in- 
tervenire alla  processione  del  Cor- 
pus Domini,  allora  i  ministri  sacri 
assistenti  al  Cardinal  decano ,  od 
altro  per  impotenza  di  questo,  sono 
il  Canonico  lateranense,  che  fa  da 
diacono ,  ed  il  Canonico  vaticano , 
che  fa  da  suddiacono,  portando  il 
Canonico  liberiano  la  Croce  fra  gli 
accoliti  ceroferarii  della  cappella  Pon- 
tificia. Vedi  questo  articolo,  in  cui 
si  dice  quanto  riguarda  le  funzioni, 
che  si  esercitano  da  questi  tre  ca- 
nonici ,  e  si  riportano  altre  cose  re- 
16 


24»  CAN 

lativc,  nonché  (juanlo  praticano  i  loro 
capitoli  allorquando  il  Pontefice  si  re- 
ca alle  loro  basiliche.  Per  la  parte  poi 
che  i  canonici  di  Roma  hanno  nel- 
l'elezione del  canicrlen£;o  del  clero 
rounano,  si  vegg^  questo  articolo,  pe- 
rocché diviene  alternativamente  ca- 
merlengo un  Canonico  delle  basili- 
che minori,  o  collegiate,  o  uno  dei 
parrochi  secolari. 

Abbiamo  dal  citato  Magri ,  che 
essendo  nel  capitolo  incominciato 
l'ufficio  divino,  e  recandosi  il  vesco- 
vo in  chiesa,  gli  anderanno  incontro 
quattro  canonici,  come  dispose  la 
congregazione  de'  Riti ,  a'  1 8  mai*zo 
1608;  ed  altrettanto  praticheranno, 
se  il  vescovo  partisse  prima  che  sia 
terminata  l'ufficiatura  del  coro  (^e- 
dì\  accompagnandolo  i  quattro  ca- 
nonici sino  alla  porta,  secondo  il 
decreto  della  stessa  congregazione  dei 
4  luglio  i6i5.  Questa  cerimonia  si 
osserva  rigorosamente  nelle  cliiese 
collegiate,  e  basiliche  di  Roma,  non 
solo  co'  Cardinali  titolari,  e  arcipre- 
ti, ma  collo  stesso  Sommo  Pontefi- 
ce, quando  però  vi  si  reca  straor- 
dinàriamente. Allora  viene  incontra- 
to da  quattro  canonici ,  e  restando 
tutti  gli  altri  nel  coro,  soltanto  ge- 
nufletterebbono ,  se  il  Papa  passas- 
se loro  dinanzi .  Quando  poi  va  a 
celebrare  pontificalmente,  o  ad  as- 
sistere alla  cappella  Papale,  allora 
tutti  i  canonici ,  avendo  alla  testa 
r  arciprete  e  il  vicario,  co'  beneficia- 
ti (Vedi),  e  chierici  beneficiati,  ed 
i  cantori,  fanno  l'omaggio  d' incon- 
trare il  Papa  sulla  porta  della  basi- 
lica, e  di  accompagnarlo  dopo  la 
funzione,  presentandogli^  se  ha  cele- 
brato la  messa,  il  consueto  presbite- 
rio. Ne' possessi  de' Papi  alla  basiH- 
ca  lateranense,  i  canonici  di  questa 
sostengono  le  aste  del  baldacchino 
(Vedi)j  dopo  aver   baciato  il  piede 


CAN 
al  Pontefice  nel  portico,  locchè  fan- 
no in  (jucllo  di  s.  Pietro  i  canoni- 
ci vaticani ,  quando  il  nuovo  Papa 
vi  si  reca  per  la  solenne  coronazio- 
ne, come  si  dirà  parlando  di  tali 
funzioni. 

Non  devono  i  canonici  assistenti 
levar  la  berretta  dalla  testa  del  ve- 
scovo ;  ma  questi  lo  farà  da  per  sé, 
siccome  dichiarò  il  decreto  della  S. 
C.  de'Riti  a' 21  agosto  i6o4;  men- 
tre a' 4  luglio  1626  prescrisse,  che 
accompagnando  il  vescovo  un  Car- 
dinale, ed  essendo  colla  mantelletta, 
i  canonici  andranno  avanti  non  die- 
tro. Nel  Dizionario  sacro  Liturgico 
di  d.  Giovanni  Diclich,  Venezia  1 834, 
si  riportano  varii  decreti ,  e  varie 
pratiche  da  osservarsi  dai  canonici  ;  e 
per  accennare  le  principali,  diremo 
che  al  Canonico  celebrante  devono 
servire  da  diacono  e  suddiacono  due 
canonici;  che  le  funzioni,  le  quali 
spettano  al  vescovo  impedito  o  as- 
sente,* appartengono  alla  prima  di- 
gnità, la  quale  se  è  impedita,  vi  suc- 
cederà la  seconda  ec.  ;  che  non  so- 
no tenuti  i  canonici  a  genuflettere  al- 
la benedizione  del  vescovo,  ma  solo 
chinare  il  capo,  e  nemmeno  quan- 
do lo  incensano  ;  »  canonici  cathe- 
>»  dralis,  vel  collegialae  semper  prae- 
»  cedere  debent  regulares,  etiam  in 
ti  ipsorum  regularium  ecclesiis.  *' 
Ne'  primi  secoli  della  Chiesa  il  se- 
nato del  vescovo  non  era  composto 
dai  canonici,  ma  dai  preti,  e  dai 
diaconi  solamente,  i  quali  avevano 
nelle  chiese  cattedrali  i  più  nobili 
ministeri,  come  l'amministrazione  dei 
sagramenti,  e  della  parola  di  Dio. 
In  progresso  il  senato  vescovile  non 
fu  più  composto  di  parrochi,  o  di 
rettori  di  chiese ,  ma  soltanto  di 
canonici,  a'  quali  si  appartiene  ex 
officio  non  l'amministrazione  de' sa- 
cramenti, non  il  ministero  della  dot- 


CAN 
li  ina,  e  della  divina  parola,  ma 
<{ucIlo  di  salmisti,  e  il  cantar  le  lo- 
di di  Dio  nella  sua  casa.  Il  conci- 
lio di  Trento  chiama  il  collegio  ca- 
nonicale ccclesiac  senatiis  ,  perchè 
anticamente  eleggeva  i  vescovi,  co- 
me praticano  tuttora  alcuni  capitoli 
di  Germania ,  subordinando  le  loro 
nomine  alla  Santa  Sede,  per  V  inclu- 
sione od  esclusione  del  candidato,  ed 
eleggendo  in  sede  vacante  i  vicarii  ca- 
pitolari, eccettuati  i  casi  quando  il  Pa- 
pa vi  destina  un  vicario  apostolico. 
E  poi  molto  opportuno,  che  in  una 
chiesa  metropolitana,  e  in  altre  cat- 
tedrali non  si  eleggano  per  canonici 
se  non  uomini  commendabili  per 
pietà  e  per  dottrina,  affinchè  il  ca- 
pitolo, cui  compongono,  passi  meri- 
tevolmente pel  senato  de'  vescovi , 
dal  quale  potranno  trarre  degli  av- 
visi eccellenti  ^.  concri.  di  Bordeaux 
del  1624,  Regni,  can.  e  9,  n.  8. 
Riguardo  all'  età ,  e  all'  ingresso 
de'  nuovi  canonici,  il  concilio  di 
Trento  richiede  nei  canonici  delle 
chiese  cattedrali  l' età  voluta  pel 
suddiaconato ,  ma  nella  Francia  si 
osservava  la  regola  di  Cancelleria 
d' Innocenzo  Vili,  la  quale  non  esi- 
geva che  quattordici  anni  in  un  chie- 
rico per  possedere  un  canonicato  di 
cattedrale,  e  dieci  anni  per  un  ca- 
nonicato collegiale.  .Però  quest'uso 
particolare  del  reame  non  ledeva  le 
particolari  leggi  della  Chiesa,  che  vo- 
levano un'  età  pili  avanzata ,  ed  in 
Procelle  non  si  poteva  ottenere  una 
semplice  prebenda,  se  non  dopo  i 
ventidue  anni.  Siccome  in  alcuni 
tempi,  per  l'illustre  condizione  di 
certe  persone,  furono  esse  costituite  in 
tenera  età  nella  dignità  di  vescovo, 
Cardinale,  ed  anche  di  Pontefice,  loc- 
chè  si  tratta  agli  articoli  Vescovi  elet- 
ti IN  GIOVANILE  ETA^,  CARDINALI  CREA- 
TI   IN    TENERA  ETÀ*,  C  PONTIFICATO,  CO- 


CAN  243 

SI  non  recherà  meraviglia,  se  anche 
i  benefìci i  ecclesiastici  furono  confe- 
riti a  chi  non  avea  l' età  canonica. 
E  per  accennare  alcun  esempio  dei 
canonicati ,  diremo  ,  che  Giovanni 
XXIII  fece  canonico  di  s.  Giovanni 
in  Laterano ,  Giambattista  Millini, 
nobile  romano  ,  il  quale  contava 
sette  anni,  e  poscia  fu  creato  Car- 
dinale da  Sisto  IV.  E  Leopoldo  de 
Medici,  nipote  dell'  imperatore  Fer- 
dinando II,  fu  fatto  di  due  anni 
Canonico  di  Colonia,  poi  elevato 
alla  porpora,  nel  1667,  da  Clemente 
IX.  Inoltre  abbiamo  esempii  di  dis- 
pense concedute  a'  canonici  di  pren- 
der moglie  per  qualche  grave  mo- 
tivo; e  Clemente  XI,  per  impedire 
che  il  principato  di  Reinsfeld  pas- 
sasse ad  un  principe  eretico,  permi- 
se a  Guglielmo  de'  landgravi  d'As- 
sia Reinsfeld,  Canonico  della  catte- 
drale di  Colonia,  di  poter  contrarre 
matrimonio,  nonostante  che  avesse 
ricevuto  V  ordine  di  suddiacono. 

Relativamente  poi  all'  ingresso  dei 
nuovi  canonici,  il  concilio  Tridenti- 
no proibisce  i  diritti  d' ingresso  presi 
sopra  le  rendite  del  benefìzio,  ed  ai 
quali  i  capitoli  assoggettavano  i  ca- 
nonici novelli,  per  essere  divisi  fra 
i  vecchi  canonici.  Alcuni  concilii  in 
diocesi  particolari  permisero  a'  capi- 
toli di  prendere  un  diritto  d' ingres- 
so, purché  abbia  ad  impiegarsi  pel 
servizio  divino,  non  a  profitto  degli 
altri  canonici.  Sono  poi  obbligati  i 
nuovi  canonici  ad  emettere  la  loro 
professione  di  fede  nelle  mani  del 
vescovo,  o  di  un  suo  ufficiale,  e  nel 
capitolo,  secondo  le  prescrizioni  del 
Tridentino.  L'abito  corale  ordinario 
de'  canonici  è  sottana  nera,  e  cotta, 
ma  in  molti  capitoh  si  usa  dai  cano- 
nici il  rocchetto,  cappa  con  armelli- 
ni,  almuzia,  mozzetta,  vesti  rosse  e 
violacee,  con  l'oggiunta  di  varie  m- 


i44  CAN 

segne,  che  si  assumono  nelle  solen- 
nità, come  mitra,  croce,  anello,  ec, 
diversificando  secondo  il  lustro  della 
Chiesa,  1'  antichità ,  e  grado  di  essa, 
e  secondo  le  concessioni  e  privilegi! 
accordati  da'  Pontefici  ai  canonici ,  a 
favoi-e  de'  quali  furono  larghi  di  al- 
tre grazie,  cpme  l'uso  ad  alcuni  del 
canone,  e  della  bugia,  ec,  e  tutto 
ciò  in  tempi  determinati.  E  per  di- 
re di  alcuni  esempii  sulla  cappa  ca- 
nonicale, oltre  quanto  si  tratta  pe- 
gli  altri  distintivi  a*  rispettivi  arti- 
coli ,  e  a  quello  di  Ecclesiasticf, 
Tuolsi  che  la  sopravveste  monasti- 
ca, volgarmente  chiamata  cocolla, 
abbia  dato  occasione  ai  canonici  ad 
usarne  una  simile ,  ampia ,  e  tala- 
re appellata  cappa  (  Vedi  ) ,  per 
ripararsi  dal  freddo  nelle  lunghe 
funzioni  del  salmeggiare  di  gior- 
no,  e  di  notte  ,  in  tempi  rigidi  , 
nelle  basiliche,  nelle  quali,  come  si 
sa ,  non  s' inteiTompeva  mai  il  sal- 
meggiare, succedendo  al  primo  coro 
de'  monaci,  il  secondo ,  e  a  questo 
il  terzo.  Cessato  poi  tal  uso  nella 
Chiesa,  e  succeduto  il  clero  secola- 
re, con  eleggere  altro  metodo,  e  ri- 
to diverso  nel  salmeggiare,  cessò  an- 
che r  uso  della  cappa ,  che  in  tal 
tempo  dicevasi  comunemente  cappa 
clioralisy  come  notò  Matteo  Parisio, 
perchè  per  l'ordinario  l'uso  di  essa 
ei*a  nel  coro,  ove  si  cantavano  i  sal- 
mi, e  rimase  nelle  sole  funzioni  ec- 
clesiastiche, uffiziature,  ec,  per  se- 
gno di  distinzione  e  di  onorificenza 
onde  i  canonici,  e  alcuni  benefiziati 
r  adoperano  per  privilegio  Ponti- 
ficio. La  differenza  però  della  cap- 
pa, usata  da'  canonici,  da  quella  dei 
Cardinali,  se  non  nella  forma  total- 
mente, consiste  in  quanto  alla  ma- 
teria ,  o  alla  qualità  del  drappo  e 
del  colore.  I  canonici  della  basilica 
"Vaticana   in  tempo  d'Inuocenzo  III 


CAN 
del  1 198  la  usavano  di  saia  nera, 
e  ad  essi  fu  conceduta  di  color  pao* 
nazzo  da  Nicolò  V,  creato  nel  i447> 
colla  pelliccia  bianca  di  armellini , 
e  ai  benefiziati  la  pelle  cinericcia, 
col  rocchetto  senza  maniche.  Benve- 
nuto da  Imola,  nel  Commento  a 
Dante,  canto  2  3,  dice  che  l'ab- 
bate de' monaci  di  Colonia,  chiese 
a  Bonifacio  Vili,  del  1294,  di  por- 
tare la  cappa ,  e  il  cappuccio  di 
scarlatto,  cogli  orli  delle  cinture  d'ar- 
gento dorato;  ma  il  Papa  non  as- 
segnò loro,  che  cappe  nere  con  co- 
da lunga.  L' uso  poi  delle  cappe,  e 
de'  cappucci  presso  i  Cardinali ,  e  i 
prelati  si  rese  comune  dopoché  Cle- 
mente V  fissò  la  residenza  de'  Papi 
in  Avignone,  ove  essendo  clima  fred- 
do, bisognava,  che  si  cuoprissero  con 
pelli.  Parlando  il  p.  Corona,  de'  Sa- 
gri Templi,  p.  668,  dice  che  le 
pelli  d'armellino,  con  cui  uniti  alla 
cappa  cuoprono  il  petto,  le  spalle  e 
il  collo,  ricordano  a'  sacerdoti  l' es- 
sere ancor  essi  sottoposti  alla  colpa, 
e  s.  Agostino  riconobbe  i  peccati 
nelle  pelli,  colle  quali  furono  coper- 
te le  mani,  e  il  collo  di  Giacobbe, 
servendo  tali  considerazioni  a  tener 
umili  i  costituiti  in  grado  ecclesia- 
stico. 

Vi  sono  poi  de' canonici,  che  go- 
dono il  particolar  distintivo  della 
cappa  rossa  (  T^edi),  come  i  cano- 
nici di  Pisa  nell'inverno.  Nel  recarsi 
all'adorazione  della  Croce  nel  vener- 
dì santo,  anche  la  sciolgono  ;  men- 
tre neir  estate  usano  invece  la  moz- 
zetta  rossa  sul  rocchetto,  e  ciò  da 
tempo  assai  antico,  come  si  legge  in 
Bonanni ,  Gerarchia  ecclesiastica , 
p.  436.  11  medesimo  privilegio  del- 
la cappa  rossa,  aggiunge  quest'autore, 
si  gode  da  venti  canonici  della  catte- 
drale di  Milano,  ed  in  alcuni  giorni 
dell'anno  da  quelli  di  Gap  uà,  di  Gom- 


CAN 

postella,  di  Lisbona  ed  altri.  Suol  es- 
sere unito  alla  cappa  de'  canonici  un 
cappuccio,  il  cui  uso  rimonta  egual- 
mente air  epoca  de'  Papi  Avigno- 
nesi,  e  dai  canonici  e  monaci  dei 
paesi  settentrionali  nelle  flmzioni  isa- 
cre  ;  e  dopo  che  fu  proibito  di  cuo- 
prirsene  il  capo,  alcuni  lo  ritennero 
attaccato  alla  cappa,  altri  all'almu- 
zia,  che  per  l'ordinario  è  foderata 
di  pelh,  e  suol  essere  portata,  o  so- 
pra il  bi-accio  sinistro,  o  sopra  le 
spalle  5  tanto  nelle  ufFiziature ,  che 
nelle  ptiocessioni;  distintivo,  che  per 
lo  pili  godono  i  canonici  delle  chie- 
se collegiate,  ed  in  alcuni  luoghi  an- 
che i  beneficiati.  V.  Sarnelli,  t.  X, 
p.  82,  Lettera  XXXVIII,  Delle  Al- 
muzìe  canonicali. 

Delle  dignità  poi  canonicali  d'ar- 
ciprete, d'arcidiacono,  d'arcicantore, 
d'arciaccolito,  di  decano,  di  prepo- 
sto, di  altarista,  di  tesoriere,  di  can- 
tore ,  ed  altre  simili,  F.  V  articolo 
Dignità',  e  quelli,  che  vi  hanno  re- 
lazione. 11  Galletti,  Del  Primicerio, 
p.  84,  fa  menzione  di  quella  di  ar- 
clcauonico,  parlando  all'anno  1060 
di  certo  Giovanni  primicerio  della 
santa  Sede,  che  si  sottoscrisse  alla 
carta  con  cui  «  Giovanni  arcicano- 
»  nico  della  venerabile  canonica  di 
«  s.  Gio.  Battista  avanti  Porta  Latina", 
a*i4  febbraio,  donò  a  Luca  abbate 
di  Grottaferrata  la  chiesa  di  s.  Pri- 
mitivo, presso  il  lago  di  Burrano , 
fuori  di  Porta  maggiore.  Nella  cat- 
tedrale di  Strasburgo  evvi  un  ca- 
nonico chiamato  Re  de"  Canonici  ^  o 
prebenda  del  re  del  coro,  per  isti- 
tuzione di  i.  Enrico  II  imperatore. 
Questi  onorò  la  detta  cattedrale  con 
molti  donativi,  accrebbe  le  rendite 
de'  canonicati,  e  vi  fondò  eziandio, 
per  far  perpetua  la  sua  devozione, 
un  canonicato  dotato  di  una  ricca 
prebenda,  per  quello,  che  facesse  in 


CAN  245 

suo  nome  il  servigio  divino.  Questa 
fondazione,  che  dura  tuttora,  diven- 
ne ,  ne'  principii  del  secolo  XIII 
(  quando  i  nobili  canonici  si  sepa- 
rarono da  quelli,  che  non  lo  erano, 
formando  i  due  corpi  separati,  de- 
nominati il  gran  capitolo,  e  il  gran 
coro  )  una  prebenda  appunto  del 
gran  coro,  sotto  il  titolo  di  preben- 
da del  re  del  coro.  Questa  preben- 
da, che  anticamente  veniva  conferita 
dagl'  imperatori,  dopo  il  detto  XIU 
secolo,  è  del  gran  prevosto.  11  tito- 
lare di  essa  ha  il  primo  luogo  nel 
coro;  ma  nelle  adunanze  capitolari 
del  medesimo  gran  coro  non  pren- 
de se  non  quello  che  risponde  alla 
sua  anzianità.  Egli  esercita  anche  le 
funzioni  di  vicedecano ,  in  assenza 
del  gran  decano.  A  lui  inoltre  era 
riserbata  l'uffiziatura  in  certe  feste 
solenni,  come  era  al  vescovo,  al  gran 
prevosto,  e  al  gran  decano.  Diverse 
poi  sono  le  cattedrali,  ed  altre  prin- 
cipali chiese,  ove  il  principe  sovra- 
no è  canonico  nato,  tenuto  persino 
a  prendervi  possesso  canonicale. 

Volendosi  dire  alcuna  cosa  delle 
diverse  specie  di  Canonici ,  quando 
le  rendite  venivano  possedute  in  co- 
mune, in  ciascuna  chiesa  v'erano 
tanti  chierici,  quanti  ne  poteva  man- 
tenere, ed  allorché  i  fondi  vennero 
divisi,  furono  ricevuti  de'  nuovi  ca- 
nonici, senza  determinarne  il  nume- 
ro, chiamati  canonici  soprannunie^ 
rarii.  Se  accadeva,  che  il  novero  dei 
canonici  superasse  quello  delle  pre-' 
bende,  si  divideva  una  prebenda  in 
due,  oppure  l' ultimo  ricevuto  aspet- 
tava la  prima  vacanza.  Le  conseguen' 
ze  però  di  tali  divisioni  ed  aspetta- 
tive fecero  risolvere  le  chiese  a  sta- 
bihre  il  numero  de'  canonici,  sebbe^ 
ne  non  prescritto  dalla  fondazione» 
Escluso  venne  peraltro  il  caso,  in 
cui  si  annientassero  le  rendite,   nel 


H^  CAN 

quale  si  possono  accrescere  i  caiioni- 
ti.  Dichiarò  il  concilio  ili  Trento, 
die  il  vescovo  può  creare  canonici 
sopi-annumcrarii,  a*  quali  spetteran- 
no le  prime  prebende  vacanti.  Nel- 
la Francia,  benché  non  vi  fossero  i 
canonici  soprannuinerarii  e  le  aspet- 
tative fossero  riprovate ,  tultavolta 
vi  erano  de*  canonici  onorari i,  che 
senza  godeie  prebende,  avevano  lito- 
Io,  abito,  ed  onori  di  Canonico.  Il 
re  stesso  era  Canonico  onorario  di 
alcuni  capitoli  del  reame,  come  di 
s.  Ilario  di  Poitiers,  d'Angers,  di 
Chàlons,  di  Tours  ec,  ed  in  questa 
qualifica  il  re  nominava  al  primo 
canonicato  vacalro  dopo  il  di  lui  in- 
gresso. 

Canonico  capitolante  è  il  Cano- 
nico, che  costituito  ne'  sacri  ordini, 
ha  voce  attiva  e  passiva  nelle  riu- 
nioni capitolari.  Canonico  aspettan- 
te è  quello,  a  cui  fu  conferito  il 
titolo  di  Canonico,  voce  in  capito- 
lo, e  stallo  in  coro,  coli' aspettativa 
della  prima  prebenda  vacante.  Ca- 
nonico ad  ejjfectuni  è  un  dignitario, 
al  quale  il  Pontefice  conferisce  il 
solo  titolo  di  Canonico  senza  pre- 
benda, air  effetto  di  possedere  una 
dignità  nel  Capitolo.  Fu  già  consue- 
tudine quasi  generale  nelle  cattediali 
e  collegiate  di  Francia ,  che  le  di- 
gnità non  potevano  esser  date  che 
ai  canonici,  contro  il  costume  degli 
altri  luoghi,  compresa  l'Italia.  Biso- 
gnava pertanto,  a  conseguire  digni- 
tà e  gli  ufficii,  che  il  Papa  facesse 
ile'  canonici  chiamati  ad  effectwn, 
cioè  all'  effetto  di  poter  ricevere  si- 
mili dignità  ed  ullìcii.  La  pramma- 
tica a  ciò  non  si  opponeva,  purché 
i  canonici  ad  effectum  non  preten- 
dessero alla  prima  prebenda,  che  va- 
casse per  diritto  di  aspettativa.  Nel 
celebre  concordato  del  1 5 1 5  ,  fi  a 
Leone  X  e   Francesco    I,-  il   primo 


CAN 

fece  una  riserva  di  fjuesto  privile- 
gio, ma  colla  stessa  clausola  di  non 
concedere  diritto  di  aspettativa  ai 
canonici,  che  la  santa  ^ì^ìSc.  nominas- 
se ad  cjfectwn  dunilaxat  oblinendi 
dignitatem. 

Sì  chiamarono  Canonici  privile- 
giati quelli,  che  senza  assistere  alle 
ulHziature,  ed  eziandio  senza  risie- 
dere, godevano  i  frulli  delle  pre- 
bende .  Canonici  domici  Ha  ri  chia- 
maronsi  da  alcuni  capitoli,  come  a 
Strasburgo,  e  a  Magonza,  certi  gio- 
vani canonici,  massime  principi,  che 
non  erano  insigniti  de'  sagri  ordini, 
i  quali  appellavansi  pure  canonici 
in  minoribus.  Canonici  foranei  era- 
no quelli,  che  invece  di  adempiere 
personalmente  i  doveri  del  canoni- 
cato, si  facevano  rappresentare  per 
mezzo  di  vicarii,  i  quali  supplivano  agli 
ufficii.  Ma  questi  canonici  foranei  si 
vedevano  soltanto  in  que'  capitoli, 
presso  de'  quali  alcune  corporazioni 
aveano  uno  stallo  canonicale,  stallo 
che  facevasi  riempiere  da  un  perpe- 
tuo vicario.  A  Parigi,  e  in  altri  luo- 
ghi della  Francia  prendevano  il  ti- 
tolo di  Alti  vicarii.  Di  questi  vica- 
rii, o  cappellani,  si  fa  menzione 
sino  dai  tempi  d'Innocenzo  IH,  O- 
norio  III  e  Gregorio  IX  nelle  lom 
lettere  apostoliche;  mentre  che  per 
giusta  regola  non  doveano  permet- 
tersi tali  vicarii ,  che  nell'  assenza, 
>i  studiorum,  vel  alia  causa  pi-obabili  ", 
come  ai  canonici  di  Firenze  venne 
permesso  dal  vescovo  Ardingo,  e  da 
Gregorio  IX,  secondo  l'Ughelli  t.  Ili, 
p.   ,43-,45. 

Canonici  ereditarii,  o  laici,  erano 
laici,  ai  (|uali  alcune  chiese  cattedrali 
o  collegiali  concedevano  gli  onori  e 
il  titolo  di  Canonico  onorario,  ov- 
vero Canonicus  ad  honorem.  Il  le 
di  Fiancia  era  Canonico  onorano 
ereditario  nelle  suaccennate,  ed  altre 


CAivr 

chiese  del  regno.  Allorché  egli  face- 
va la  sua  entrata,  o  prendeva  pos- 
sesso, gli  veniva  presentata  l'alrau- 
zia  ,  e  la  cotta ,  e  V  ecclesiastico  a 
cui  il  re  la  passava,  veniva  dichia- 
rato canonico  aspettante,  sub  expc- 
clatione  prebendae,  JVel  medesimo 
reame  vi  erano  eziandio  de'  parti- 
colari signori,  che  in  qualche  capitolo 
godevano  del  titolo,  e  dei  diritti  di 
Canonico  ereditario.  Il  capitolo  di 
Aquisgrana  si  chiamò  imperiale,  per- 
dile gì'  imperatori ,  che  s' incorona- 
vano nella  cattedrale,  prima  di  as- 
sumere le  augustali  insegne,  si  face- 
vano canonici  in  quel  capitolo.  In 
tale  qualità  l' imperatore  de'  roma- 
ni, secondo  il  cerimoniale  romano , 
era  ricevuto  in  Roma  Canonico  di 
s.  Pietro  in  Vaticano  nel  di  della 
coronazione,  che  si  dovea  fare  in 
detta  basihca  ;  anzi  quando,  nel  1 53o, 
ebbe  luogo  in  Bologna  la  corona- 
zione di  Carlo  V  nella  chiesa  di  s. 
Petronio,  fatta  da  Clemente  VII, 
per  osservare  l'antico  rito  di  ammet- 
tere nella  cappella  di  s.  Maria  ìnter 
duas  turreSj  già  adiacente  alla  ba- 
silica vaticana,  fra  i  canonici  di  que- 
sta l'eletto  imperatore  prima  di  es- 
sere coronato  ,  ricevendo  da  essi 
l'almuzia,  o  cappa  per  contrassegno 
che  lo  ricevevano  tra  loro,  fu  eret- 
ta presso  il  tempio  di  s.  Petronio 
una  magnifica  cappella  a  rappresen- 
tare le  veci  della  suddetta  chiesa  di 
s.  Pietro.  Dopo  la  funzione  della 
coronazione  solevano  gì'  imperatori 
recarsi  dal  Vaticano ,  con  pomposa 
cavalcata,  alla  basilica  lateranense, 
ove  condotti  all'  altare  maggiore  Ca- 
pùum  ^postolorum,  ivi  erano  fatti 
canonici  della  basilica,  prima  chiesa 
del  cristianesimo,  venendo  ad  essi  im- 
posta dal  priore  generale  de'  cano- 
nici regolari  lateranensi ,  la  cotta , 
la  cappa  e  la  berretta,  come  erudi- 


CAN  247 

tamente  riportò  di  Federico  III,  ai 
11  marzo  i^^i^  Cancellieri  a  p.  33, 
83  e  84,  nelle  Memorie  delie  Sacre 
feste  de  ss.  Pietro  e  Paolo.  All'ar- 
ticolo Coronazione  degl'  Imperatori 
si  riporterà  quanto  accadde  in  detta 
funzione,  in  cui  alcuni  canonici  se- 
colari, rimasti  fra  gli  antichi,  collo- 
cati nella  basilica  da  Bonifacio  Vili, 
pretendevano  vestire  Canonico  l'im- 
peratore. Abbiamo  poi  da  Bianco 
Negri,  Basilica  Petroniana,  Venezia 
1680  p.  80,  e  dal  Rusponi,  Basii. 
Lateranen.  p.  26  e  193,  che  que- 
sto stesso  rito  fu  praticato  in  Bolo- 
gna, a'24  febbraio  i53o,  nell'ulti- 
ma incoronazione  di  Carlo  V,  il  qua- 
le dopo  essere  stato  insignito  del 
diadema  imperiale  da  Clemente  VII 
nella  predetta  chiesa  di  s.  Petronio, 
trasformata  nella  basilica  vaticana, 
passò  a  quella  di  s.  Domenico,  sur- 
rogata in  luogo  di  s.  Giovanni  in 
Laterano,  ed  ivi  alla  porta  della  chie- 
sa fu  onorevolmente  ricevuto  dagli 
stessi  canonici  di  s.  Gio.  in  Latera- 
no, che  in  quest'epoca  erano  i  seco- 
lari, baciò  le  s.  reliquie ,  fu  incen- 
sato, e  cantandosi  il  Te  Deum^  fu 
condotto  all'aitar  maggiore  posto  so- 
pra il  faldistorio,  e,  cavatasi  la  co- 
rona, pigliata  sempre  dal  conte  En- 
rico di  Nassau  suo  cameriere ,  fece 
orazione,  poi  fu  fatto  Canonico  di 
s.  Giovanni,  com'  era  stato  fatto  pri- 
ma di  s.  Pietro,  e  ricevette  tutti  i 
canonici  al  bacio  della  pace.  Sem- 
brerà, che  ci  allontaniamo  dall'ar- 
gomento, ma  non  sarà  forse  discaro, 
che  qui  si  riporti,  come  non  permet- 
tendosi a  nessuno,  fuorché  ai  cano- 
nici vaticani,  di  venerare  da  vicino 
le  tre  reliquie  maggiori  della  san- 
tissima Croce,  della  Lancia  e  del 
Volto  santo ,  le  quali  si  custodi- 
scono in  s.  Pietro,  allorquando  i 
sovrani    bramarono    di    vederle    da 


3r4»  CAN 

vicino,  furono  prima  ascritti  al  nu- 
mero de'  canonici  vaticani  sopran- 
nunierarii  ,  con  assumere  V  abito 
corale  de'  canonici  stessi.  Federi- 
co III,  vestito  di  cappa  canonica- 
le, saFi  a  venerare  il  s.  Volto  nel 
luogo  ove  si  conservava.  Urbano 
Vili,  in  vigore  della  costituzione  In- 
ter catholicosy  creò  Canonico  di  s. 
Pietro  il  figlio  del  re  di  Polonia 
Ladislao;  ed  Innocenzo  XII,  colla 
costituzione  Dani  nohiliLatem  tuam, 
fece  canonico  vaticano  soprannume- 
rario, il  gran  duca  di  Toscana  Co- 
simo III,  che  desiderò  venerarle  da 
vicino,  e  morendo  questo  principe 
nel  1723,  il  capitolo  di  s.  Pietro, 
come  appartenente  a'  suoi  canonici, 
gli  celebrò  dignitosi  funerali,  che  so- 
no descritti  nel  n.  991  del  Diario 
di  Roma. 

Canonici  Onorarti  erano  altresì 
quelli,  che  godevano  degli  onori  annes- 
si ai  titolo  di  Canonico.  Ve  n'ei'ano  di 
laici  e  di  ecclesiastici;  i  laici  d'ano  i  ca- 
nonici ereditarii,  di  cui  si  è  trattato  su- 
periormente, i  canonici  onorarii  ec- 
clesiastici erano  più  comuni,  e  i 
loro  titoli  aveano  differenti  cause. 
In  alcune  chiese  un  vescovo,  una 
dignità  straniera  avea  il  titolo  di 
Canonico  onorario,  in  altre  un  tal 
titolo  era  conferito  ad  alcuni  vecchi 
canonici,  o  giubilati,  che,  dopo  aver 
sei'vito  per  un  tempo  determinato 
dagli  statuti,  godevano  di  alcuni 
diritti  onorevoli,  e  talvolta  anche 
di  utih  prerogative.  1  summentovati 
canonici  ad  effèctmn  erano  una 
specie  di  canonici  onorai'ii.  Talora 
poi  avvenne,  che  i  capitoli  aggrega- 
l'ono  al  loro  corpo  col  titolo ,  e 
colla  qualità  di  canonici  onorarii, 
persone  di  un  merito,  o  grado  di- 
stinto. 11  Parisio,  Istruzioni  per  la 
Segreteria,  Roma  17  35,  nel  ripor* 
tare  al  tomo  IV,  p.  27,  la  formula 


CAN 

o  patente  di  Canonico  onorario, 
ossia  titolare,  dice,  che  quantunque  i 
vescovi  talvolta  concedano  siffatti 
diplomi  di  canonici  onorarii,  non 
hanno,  quanto  all'uso  delle  prero- 
gative, un  intero  effetto,  qualora 
non  siavi  il  consenso  del  rispettivo 
capitolo. 

Finalmente  le  altre  specie  di  ca- 
nonici, sono  i  canonici  giubilati, 
cioè  quelli,  che  hanno  assistito  agli 
uificii  tutto  il  tempo  prescritto  da- 
gli statuti  capitolari ,  il  che  corri- 
sponde, colle  debite  proporzioni,  al 
titolo  di  veterani j  il  quale  davasi  anti- 
camente nella  milizia,  f^.  Pontas 
alla  voce  Canonico.  Canonici  mag- 
giori presso  certi  capitoli  si  chiama- 
rono quei  canonici  provveduti  delle 
maggiori  prebende ,  in  oppqsizione 
a' canonici  provveduti  delle  piti  te- 
nui, e  che  per  tal  ragione  si  appel- 
lavano canonici  minori.  Canonici 
residenti,  o  mansionarii  erano  quel- 
li ,  che  servivano  personalmente  le 
proprie  chiese,  a  differenza  de'  cano- 
nici foranei,  i  quali  adempivano,  co- 
me si  disse,  al  loro  ufficio  col  mezzo 
dei  vicarii.  P^.  Mansionarii.  /  ca- 
nonici poi  terziarii  semiprebendati 
erano  canonici,  che  non  prendevano 
se  non  la  terza  parte  de' frutti  di 
una  px'ebenda,  oppure  la  metà.  Sul- 
le differenti  qualità  de' canonici,  /^. 
Durand  di  Maillane,  Dictionnaire 
du  droit  canonique,  alla  parola  dia- 
noines ,  e  gli  articoli,  che  possono 
riguardarli  in  questo  Dizionario. 

CANONICI  Regolari.  Abbiamo 
veduto  all'articolo  Canonico  l'etimo- 
logia di  questo  nome  che,  secondo  la 
più  abbracciata  opinione,  si  diede  a 
coloro,  i  quali  vivevano  in  comune 
vita  claustrale  ,  giusta  le  regole 
de' canoni.  Che  cosa  intenda  s.  Rasilio 
scrivendo  ad  Anfilochio,  per  la  voce 
Canonici^  lo  spiega  Balsamon^,  il  qua- 


CAN 

le  insegna,  che  sotto  questo  nome 
il  santo  intende  comprendere  i  chie- 
rici, i  quali  professano  vita  monasti- 
ca, ed  erano  scritti  nei  canoni,  cioè 
nelle  regole.  «  Canonicos  eos  dicit, 
*•  qui  in  canone  numerantur,  scilicet 
>*  clericos  monachos  ". 

Canonici  Regolari  sono  coloro, 
che  non  solamente  vivono  in  comu- 
ne sotto  una  stessa  regola,  ma  che 
\i  sono  obbligati  pei  voti  solenni 
dei  religiosi ,  e  che  riuniscono  lo 
slato  clericale  e  regolare.  Peiciò  Be- 
nedetto XIV  li  chiama  portio  cleri 
scecularisj  et  regularis.'  Le  congre- 
gazioni di  essi  furono  molte,  e  por- 
tarono diversi  nomi,  seguendo  la 
maggior  parte  le  regole  di  s.  Ago- 
stino. Alcuna  volta  furono  chiamati 
Canonici  Monaci  ne'monumenti  ec- 
clesiastici, e  siccome  essi  pel  loro 
stalo  sono  chierici ,  e  chiamati  alla 
cura  delle  anime,  cos'i  sono  capaci, 
ovunque  esistano,  di  possedere  bene- 
ficii,  come  gli  altri  ecclesiastici;  ma 
essendo  nello  stesso  tempo  anche 
religiosi,  è  lor  vietato  il  testare. 
Molti  vogliono,  che  i  canonici  Rego- 
lari considerati  come  tali,  e  sotto 
questo  nome  semplicemente,  abbiano 
avuto  per  fondatori  gli  apostoli,  e 
che  rimonti  la  loro  origine  dai  pri- 
mi chierici  della  Chiesa ,  de'  quali 
sono  chiamati  successori,  ed  altri, 
che  ciò  non  ammettono,  negano  an- 
cora, che  sieno  stati  istituiti  da  s. 
Agostino,  e  ripetono  il  principio  loro 
da  diversi  vescovi,  e  da  altri,  che 
suir  esempio  di  s.  Agostino,  in  di- 
verse chiese  obbligarono  i  chierici  a 
vivere  secondo  i  canoni  in  comune, 
ad  imitazione  appunto  degli  aposto- 
li. Da  ciò  avvenne,  che  si  forma- 
rono le  varie  congregazioni  de'  ca- 
nonici Regolari,  istituite  in  diversi 
tempi  e  luoghi,  di  cui  in  appres- 
so registreremo  cronologicamente  le 


CAN  249 

principali,  secondo  l'ordine  riportato 
dal  p.  Filippo  Ronanni,  nella  prima 
parte  del  catalogo  degli  Ordini  re- 
ligiosi ^  e  colla  scorta  di  altri  autori, 
che  scrissero  la  storia  degli  Ordini 
regolari.  In  una  parola  1'  origine 
dei  canonici  Regolari  è  tanto  antica, 
quanto  è  antico  l'uso,  che  aveano 
i  vescovi,  di  convivere  sotto  una 
regola  col  clero  della  propria  cat- 
tedrale. 

Certo  è,  che  s.  Agostino,  fatto 
vescovo  d'ippona  in  Africa,  formò 
del  suo  clero  una  comunità  rego- 
lare, i  membri  della  quale  donava- 
no a' poveri  quanto  possedevano,  o 
lo  mettevano  in  comune,  sommini- 
strandosi a  ciascuno  quanto  eragli 
necessario,  dal  prevosto,  che  veniva 
eletto  ogni  anno.  Il  santo  ricusava 
i  legati ,  che  si  facevano  alla  sua 
chiesa  a  danno  dei  figli ,  od  eredi  dei 
testatori;  esortava  però  i  fedeli  a  ri- 
guardare Gesù  Cristo  come  uno 
de'  loro  figliuoli,  e  a  dargli  parte 
de'  loro  beni  nella  persona  de'  po- 
veri. Se  alcuno  della  comunità  ab- 
bandonava il  suo  stato ,  si  riguar- 
dava come  uno,  che  avesse  violato 
il  suo  voto,  ed  era  punito  come  col- 
pevole di  apostasia.  F.  i  due  discorsi 
di  s.  Agostino  sulla  vita ,  e  sui  co- 
stumi de" chierici,  tom.  V,  che  sono 
il  355,  e  il  356,  e  l'epistola  CIX 
del  santo  dottore,  diretta  alle  mona- 
che, pel  monistero,  che  avea  fondato. 

I  canonici  Regolari  di  s.  A  gostino, 
formano  un  Ordine  ben  diverso  da 
quello  degli  eremiti  dello  stesso  no- 
me, come  dicesi  all'articolo  Agosti- 
niani o  Eremiti  di  s.  Agostino,  nel 
quale  riportansi  le  gravi  dispute  fra 
questi,  e  i  canonici  Regolari,  sopite 
dall'autorità  e  prudenza  de' romani 
Pontefici.  Intorno  ai  Canonici  Re- 
golari di  s.  Agostino  3  V,  Gallio» 
Christiana  nova  tom.  VII,  p.  758, 


ft5a 


CAN 


787  e  790,  Gabriele  Pennotto, 
l Ustoria  Canoiiicorum  regularium, 
Romac  1624,  e  il  p.  Hcliot,  Histoi- 
re  des  ordrcs  monastiques,  tom.  II. 
Riserbamìoci  di  accennare altic  no- 
tizie sull'  origine  e  progresso  de'  ca- 
nonici Regolari  lateranensi,  il  cui  ar- 
ticolo sarà  il  primo  dopo  questo , 
abbiamo,  che  l'imperatore  Lodovico  I 
//  PiOy  intese  a  riformare  il  vivere 
de'  Canonici  Regolari,  perocché  seb- 
bene formati  per  1  iparare  l'ignoran- 
za e  il  rilassamento  de'  costumi  de- 
gli ecclesiastici  secolari,  che  in  quei 
secoli  giunse  al  colmo,  raffreddati 
erano  eglino  stessi  nel  IX  secolo  nel 
primitivo  spirito  religioso,  ed  avea- 
no  bisogno  di  essere  richiamati  al- 
l'antico spirito.  Il  buon  principe  fe- 
ce però  comporre  dal  diacono  Ama- 
lario  una  regola,  cavata  dai  sagri  ca- 
noni, dalle  opere  dei  padri,  e  da 
altri,  e  la  fece  approvare  dal  conci- 
lio di  Aquisgrana,  celebrato  V  anno 
816,  la  quale  per  altro  non  fu  ri- 
cevuta da  tutti,  e  cagionò  delle  di- 
versità fra  quelli,  che  l'ammisero,  e 
quelli,  che  non  vollero  abbracciarla. 
Ma  poiché  da  questa  regola  i  cano- 
nici Regolari,  non  venivano  obbligati 
alla  rinunzia  del  loro  patrimonio, 
di  cui  molti  di  essi  ritenevano 
la  proprietà ,  questa  ben  presto  fu 
cagione  di  un  nuovo  rilassamento , 
in  queUi  eziandio,  che  Taveano  ac- 
cettata. Ben  però  procurarono  di 
riparare  il  Po.itefice  Nicolò  II,  in  un 
concilio  celebrato  in  Roma  nel  i  o5g, 
ed  il  suo  successore  Alessandro  II 
in  un  altro  del  io63.  Il  canone 
quarto  di  detto  concilio  così  si  espri- 
me :  «  Decretiamo  che  i  preti,  e  i 
55  diaconi  abitino  assieme  cosi  la 
*}  notte,  come  il  giorno,  presso  le 
»  chiese,  per  le  quali  sono  ordinati, 
•>  conforme  porta  l'obbligo  dei  chie- 
»  rici  religiosi.  Vogliamo  parimenti, 


CAN 

>'  che  i  medesimi  abbiano  in  comu- 
«  ne  tuttociò,  che  loro  proviene 
»  dalla  chiesa;  e  gli  esortiamo  a 
*•  fare  tutti  gli  sforzi  per  giungere 
*♦  all'apostolica  perfezione  della  vi- 
••  ta  comune  ".  Ed  ecco  in  qual 
modo  riconducevasi  la  vita  de'  cano- 
nici a  quello  stato  primiero,  in  cui 
da  s.  Agostino  era  stata  richiamata. 
Dal  che  risulta ,  che  questa  regola 
era  più  perfetta  di  quella  d'  Aquis- 
grana, la  quale  loro  permetteva  di 
aver  de'  beni  in  proprietà,  o  fossero 
del  loro  patrimonio,  o  fossero  delle 
rendite  della  Chiesa.  CoH'approvazio- 
ne  di  questo  concilio,  e  coll'esempio 
de' regolari,  e  fervorosi  ecclesiastici, 
la  riforma  canonicale  si  eslese  insen- 
sibilmente ai  chierici  di  diverse  chie- 
se, i  quali  furono  nominati  canoni- 
ci religiosi^  o  canonici  regolari. 

Furono  adunque  obbhgati  tutti  i 
canonici  regolari  alla  vita  comune , 
ed  alla  spropriazione  de'  beni,  cioè 
alla  povertà.  Per  animarli  a  ciò,  fu 
loro  proposto  l'esempio  di  s.  Ago- 
stino, che  l'avea  prescritta  al  clero 
della  sua  chiesa,  onde  fu  composta 
una  regola,  detta  perciò  di  s.  Ago- 
stino, all'osservanza  della  quale  tut- 
ti i  canonici  Regolari  furono  obbli- 
gati dal  secondo  concilio  lateranen- 
se,  generale  X,  tenuto  nel  1 1 89,  da 
Innocenzo  li.  Allora  fu  che  tutti 
stabilmente  presero  il  detto  nome  di 
canonici  regolari  di  s.  agostino,  e 
con  questo  nome  comune  si  aumen- 
tarono le  illustri  Congregazioni ,  e 
quelle  anteriori  per  distinguersi  ri- 
tennero anche  quello  antico.  Le  con- 
gregazioni poi  istituite  dopo  il  con- 
cilio lateranense,  come  le  altre,  usa- 
ixìno  tutte  abito  distinto,  come  si 
descriverà  (  delle  quali  il  citato  Bonan- 
ni  riporta  le  figure),  e  si  dilatarono  in 
Italia,  nella  Francia,  nella  Spagna, 
neir  Inghilterra,  e  altrove.  Facevansi 


CAN 
ascendere  a  quattromila  cinquecen- 
lo  cinquanta  i  loro  monistcri,  dei 
quali  settecento  erano  in  Italia 
mentre  tanto  i  canonici  Regolari , 
(juanto  le  Canonicliessc  regolari  (f^e- 
tli)  in  Inghilterra,  innanzi  la  sop- 
pressione de'  monistcri  in  quel  regno, 
aveano  centoquindici  case,  e  gli  ago- 
stiniani eremiti  trentaduc.  Ne  fiori- 
rono anche  in  Oriente,  e  celebre  si 
rese  la  Congregazione  de'  canonici 
Regolari  della  valle  di  Giosafat, 
presso  i  monti  Sinai  ed  Oliveto.  Per 
essa  fu  edificata  una  chiesa  in  me- 
moria dell'agonia  patita  da  Cristo 
neir  orto  di  Getsemani.  Vestivano 
que'  canonici  un'  ampia  cocolla  con 
cappuccio  di  colore  rosso,  e  porta- 
vano la  barba  :  ma  '  allorquando  i 
turchi  Occuparono  la  Palestina,  de- 
molirono la  chiesa ,  e  dispersero  i 
canonici. 

Avverte  il  Garampi,  nella  sua  IX 
Dissertazione  sulla  vita  canonica^ 
che  le  case  canonicali  tuttavia  sus- 
sistenti presso  la  maggior  parte  delle 
chiese  cattedrali,  ci  danno  un  chiaro 
indizio,  che  la  vita  claustrale  anti- 
camente era  comune  a  tutti  i  ca- 
nonici, o  chierici.  Questo  era  il  vive- 
re secondo  la  regola  canonica,  giu- 
sta la  prescrizione  de'  canoni.  Ve 
n'erano  altri,  che  astringendosi  ai 
voti  di  povertà  ed  ubbidienza,  pro- 
fessavano la  regola  di  s.  Agostino , 
e  si  chiamarono  regolari,  per  distin- 
guersi da  quelli,  che  incominciava- 
no a  lasciare  le  case  canonicali  per 
abitare  nelle  paterne  e  proprie.  Ma 
siccome  queste  seconde  erano  situa- 
te in  mezzo  al  secolo,  così  fecero 
acquistare  a  tali,  canonici  il  nome 
di  secolari.  Neil'  XI  non  pertanto, 
ed  in  parte  del  XII  secolo  ogni  Ca- 
nonico indifferentemente  dicevasi  vi- 
vere Canonice  regalariter,  ovvero 
secundum  Ordinis  institiUa  Canoni- 


CAN  25i 

ci,  o  egli  osservasse  la  regola  di 
s.  Agostino,  o  la  sola  coabitazione, 
o  mensa  comune,  prescritta  dai  sa- 
cri canoni;  e  perciò  nel  leggere  gli 
antichi  documenti  fa  d'uopo  avver- 
tire, che  alcuni  scrittori,  ove  trova- 
rono essere  vissuti  de'  canonici  in  vi- 
ta regolare,  o  canonica,  li  hanno 
creduti  della  regola  di  s.  Agostino, 
od  anche  confusi  coi  canonici  Rego- 
lari. In  progresso  de'  tempi  nella  se- 
colarizzazione de'  canonici  molte  ca- 
noniche di  canonici  secolari  e  rego- 
lari, furono  erette  in  episcopii,  le 
chiese  in  cattedrali,  e  co'  loro  beni 
formaronsi  le  mense  vescovili,  don- 
de nacquero  moltissime  sedi  illustri. 

Essendo  prescritto  dai  concilii,  che 
i  monaci  e  frati  fatti  vescovi,  por- 
tino visibilmente  l'abito  del  proprio 
Ordine,  i  canonici  Regolari  però,  co- 
me quelli,  che  hanno  similitudine  nel 
rocchetto  loro  co'  preti  secolari,  eb- 
bero da  Leone  X  il  privilegio  di 
vestire  come  i  vescovi  stati  preti 
regolari  e  secolari.  E  bene  faie  an- 
che qui  menzione  del  decreto  ema- 
nato nel  1628  dalla  Congregazione 
de'  Riti,  cioè  che  i  canonici  regolari, 
i  quali  hanno  l'uso  della  cappa,  o 
del  rocchetto,  devono  amministrare 
i  sacramenti  con  cotta  e  stola.  Sì 
deve  di  più  notare,  che  i  canonici , 
secondo  il  decreto  di  Basilea,  dovreb- 
bero portare  la  cotta  lunga  quasi 
fino  ai  piedi,  come  si  legge  nel  Ca- 
none: «  Horas  canonicas  dictari  cuai 
w  tunica  talari  ac  superpelliceis  mun- 
>»  dis  ultra  medias  tibias  longis  "  : 
e  Geminiano,  de  tit.  antìq.  Missae, 
lib.  I,  cap.  i32,  riferisce,  che  anti- 
camente era  anche  più  lunga  la  cot- 
ta de'  sacerdoti,  come  si  deduce  da 
molte  pitture. 

i^er  terminare  poi  la  controversia 
sulla  precedenza  fra  i  canonici  Rego- 
lari di  s.  Agostino,  ed  i  monaci  be- 


^5^  CAN 

ncdellini,  il  Pontefice  Pio  IV  de- 
cretò che  i  primi ,  come  chierici , 
dovessero  precedere  i  monaci  negU 
iìtli  sì  privati  che  pubblici;  ma  nei 
concili!,  ed  altri  luoghi,  in  cui  han- 
no voto,  precedessero  i  rispettivi  ab- 
bati (  Fecii  )  di  cadauno  di  tali  Or- 
dini, secondo  rantichità  della  pro- 
mozione alle  loro  abbazie,  come  de- 
scrive il  Pennotto ,  Ilist.  Canonie. 
Regni.  lib.  II,  cap.  71.  Finalmente 
Papa  Benedetto  XIII,  col  contenuto 
della  costituzione  Ad  summit  che  si 
kgge  nel  tom.  XII,  p.  3i4,  confer- 
mò la  sentenza  sull'  identità  del  cor- 
po del  dottore  s.  Agostino,  ritrova- 
to il  dì  primo  ottobre  1695  nella 
chiesa  di  s.  Pietro  in  Coelo  Aureo 
di  Pavia,  uffiziata  da'canonici  Rego- 
lari, ed  impose  perpetuo  silenzio  tan- 
to ad  essi,  che  agli  agostiniani  ere- 
miti, i  quali  negavano  essere  il 
corpo  del  s.  dottore  ;  controversia, 
che  esercitò  molti  uomini  dotti ,  fra' 
quali  monsignor  Fontanini,  Disqiii- 
sitio  de  corpore  s.  Augustìni  Hyp- 
ponends  episcopi,  Ticini  reperto, 
llomae  1727.  Gli  scrisse  contro  il 
Muratori:  Motivi  di  credere  tutta- 
via ascoso,  e  non  discoperto  in  Pa- 
via Vanno  1695  il  sacro  corpo  di 
s.  Agostino,  Trento  1730.  Tra  gli 
altri  autori  poi,  che  scrissero  de' Ca- 
nonici Regolari,  è  a  vedersi  Antonio 
Zunggo  Historia  generalis  et  spe- 
cialis  de  Ordine  Canonicoruni  re- 
gularìum  s.  Augustini,  Ratisbonae; 
Gio.  Battista  Malegaro,  Instituta  et 
progressus  clericalis  Canonicorum 
Ordinis,  contro  il  p.  Cellot,  Vene- 
zia 164B;  e  il  p,  Chaponel,  jfff^toi- 
re  des  Chanoines,  ovvero  Ricerche 
sloriche  sull'ordine  de^  canonici,  Pa- 
rigi 1699,  ambedue  canonici  rego- 
lari, come  lo  fu  monsignor  Vincen- 
zo Garofalo,  arcivescovo  di  Laodi- 
cea  Ragguaglio  sul  p.  Cavalieri,  e 


CAN 

Catalogo  degl'illustri  canonici  Re- 
golari Latcranensi,  Roma    i835. 

Innumerabili  sono  gli  uomini  gran- 
di per  santità,  ed  eminente  dottrina, 
che  risplendettero,  e  fiorirono  fra  i 
Canonici  Regolari,  molti  de'  quali  a- 
scesero  la  veneranda  cattedra  apo- 
stolica, siccome  riporteremo  qui  ap- 
presso ,  oltre  altri  molti ,  de'  quali 
non  è  bastantemente  provato,  che  ab- 
biano appartenuto  ad  mi  tal  Ordine. 
Vero  è  però  ,  che  i  benedettini 
contrastano  alcuni  de' seguenti  Pa- 
pi ai  canonici  regolari  ,  presso  i 
quali  si  ricovrarono  que'  monaci , 
che  fuggirono  da  Montecassino,  quan- 
do fu  invaso  da'  goti  :  onde  av- 
venne che  coabitando  per  molto 
tempo  insieme,  gli  uni  e  gli  altri 
contano  i  medesimi  Pontefici  fra  i 
loro  religiosi,  ne  è  facil  cosa  poterli 
distinguere. 

Adunque  i  Canonici  Regolari  van- 
tano i  Pontefici  s.  Leone  I,  eletto 
nel  440,  s.  Felice  III  del  483;  s. 
Gelasio  I  del  49^ >  ^^  alcuni  vo- 
gliono istitutore  dei  canonici  Late- 
ranensi  ;  Onorio  I  del  625  ;  s.  Leo- 
ne II  del  68(2  ;  s.  Sergio  I  del  687; 
s.  Zaccaria  del  74  ^  Stefano  II,  det- 
to III,  del  752  ;  Stefano  III,  detto 
IV,  del  768,  prima  canonico  rego- 
lare, poi  monaco  cassinese  ;  s.  Leone 
III  del  795,  già  canonico  regola- 
re, indi  monaco  ;  s.  Pasquale  I  del- 
r8i7  ;  Eugenio  II  dell'  824;  Sergio 
II  deir844;  s.  Leone  IV  deir847; 
Benedetto  III  deU'855  ;  Formoso 
deir89i  ;  Landò,  o  Landone ,  del 
913  ;  Leone  Vili  del  964;  Ales- 
sandro II  del  1061  ,  della  congre- 
gazione di  s,  Frediano  di  Lucca; 
Urbano  II  del  io88,  poi  monaco 
di  s.  Benedetto  ;  Pasquale  II  del 
1099,  prima  Canonico  regolare,  in- 
di cluniacense;  Calisto  II  del  1 1 19; 
Onorio  II,  del  1 1 24  ;  Innocenzo  II 


CAN 

del  ri3o;  Lucio  II  del  ii44;  A.- 
nastasio  IV  del  ii53;  Adriano  IV 
del  I  i54,  de'canonici  regolari  di  s. 
Rufo  presso  Avignone;  Alessandro 
III  del  1 1%;  Urbano  m  del  1 185; 
Innocenzo  III  del  1198;  Onorio 
IH  del  12 16,  ed  Eugenio  IV  del 
i43i,  della  congregazione  di  s.  Gior- 
gio in  Alga. 

Anche  il  sacro  Collegio  de'  Cardi- 
nali ebbe  dai  canonici  regolari  un 
gran  numero  di  Cardinali ,  tanto 
lateranen^i  di  s.  Agostino,  di  s.  Gior- 
gio in  Alga,  e  di  qualunque  altra 
congregazione,  che  abbia  militato 
nella  Chiesa,  sotto  il  nome  di  cano- 
nici Regolari,  compresi  quelli,  che 
furono  innalzati  al  Pontificato,  le 
notizie  de'  quali ,  e  di  tutti  si  po- 
tranno leggere  ai  rispettivi  articoli 
biografici.  Noi  ci  limiteremo  a  ripor- 
tare il  seguente  elenco  de' cinquan- 
totto Cardinali. 

Aimerico  da  Borgogna,  Albino  da 
Milano,  Andrea  Galli,  Angelo  Gri- 
maldi, Angelo  Coran'o,  Anselmo, 
Antonio  Corario,  Ardoino,  Benedetto 
Romano,  Bernardo,  altro  Bernardo, 
Bernardo  di  Cosnac,  Cencio  Savel- 
li ,  Conone  tedesco,  Corrado  della 
Suburra,  Eugenio  romano,  Filippo 
Repindoni ,  Formoso  da  Corsica , 
Francesco  di  Tournon,  Gabriele 
Condulmieri,  Gherardo  Caccianemi- 
ci,  Gianmartino  Murillo,  Giovanni 
Bucca,  Giovanni,  Giovanni  Pizzuto, 
Girolamo,  Gregorio  Crescenzi.  Gre- 
gorio Papareschi,  s.  Guarino  Fosco- 
ri,  o  Fuscari,  Ildebrando  Grassi,  Ivo- 
ne  di  Chartres,  Ivo  da  s.  Vittore, 
Jacopo  da  Vitry,  Lamberto  Fagna- 
no,  ossia  Scannabecchi,  Leone  Bran- 
caleone,  Leone  romano,  altro  Leone 
romano,  Leone  da  Siciha,  Matteo 
Nicolò  Breckspear,  Nicolò  di  Cusa, 
Ottone  di  Castiglione,  ossia  Chattil- 
lon,  Pietro  Gaetani,  Ponzio  da  Vil- 


CAN  253 

lamuro,  Raimondo  di  Canilliac,  Ra- 
niero da  Bieda,  Raniero  d'Orvieto, 
Rolando  Bandinelli ,  Stefano  da  Si- 
cilia, Teodino  tedesco,  Tommaso  da 
Milano,  Ubaldo  Caccianemici,  Uberto 
Crivelli,  Ugo,  Ugo  da  s.  Vittore, 
Zaccaria  da  Calabria,  ed  altri  di 
cui  sono  equivoche  le  notizie. 

Finalmente,  di  tutte  le  congrega- 
zioni de'  canonici  Regolari  registrate 
ne'  seguenti  articoli,  molte  in  pro- 
gresso di  tempo  si  estinsero,  massi- 
mamente nelle  ultime  viceiide  del  ter- 
mine del  secolo  XVIII,  e  nei  primor- 
dii  del  nostro.  Attualmente  fioriscono 
soltanto  quelle  de'  canonici  Regolari 
lateranensi,  di  s.  Spirito  in  Sassia, 
di  Klosterneuhurg  vicino  a  Vienna, 
di  Voran  nella  Stiria  { i  quali  sono 
una  diramazione  di  quelli  di  Vienna), 
di  Aosta  ^  che  sono  i  medesimi  del 
Gran  s.  Bernardo^  di  Polonia ^  e 
di  poche  altre  congregazioni. 

Canonici  Regolari  Lateranensi, 
ovvero  del  ss.  Salvatore. 

Secondo  l'opinione  di  chi  ripete  la 
origine  dei  canonici  regolari  da  per- 
sone diverse,  che  in  varii  luoghi,  e 
tempi  istituirono  le  congregazioni  con 
diversi  nomi,  incerto  è  il  vero  prin- 
cipio, e  la  fondazione  di  quella  cele- 
bre, e  benemerita  de'  canonici  rego- 
lari lateranensi,  che  è  di  tutte  co- 
me la  madie.  La  vera  origine  di 
essa  si  nasconde  nel  buio  dell'  anti- 
chità. S.  Pio  V  chiama  i  canonici 
l'egolari  Ordine  Apostolico,  veneran- 
do per  fondator  loro  Io  stesso  s. 
Pietro  principe  degli  apostoli ,  e 
contando  fra  gli  alunni  l' immedia- 
to successore  san  Lino  ,  san  Cleto, 
s.  Clemente  I ,  s.  Alessandro  I ,  s. 
Telesforo  (sebbene  alcuni  sieno  an- 
che con.tati  dai  carmelitani).  S.  Pio 
I,    del  i58,    viene   egualmente   da 


254  CAN 

alcuni  annoverato  tra  qiie*  canonici 
regolari ,  che  in  Roma  vivevano 
uniti,  e  si  regolavano  con  leggi  co- 
muni, e  molti  altri  Pontefici  sono 
riportati  dal  p.  Sangallo,  Gesta 
de  Pontefici,  tom.  IH,  p.  202,  tra 
i  quali  s.  Eleuterio,  s.  Vittore  I,  s. 
UrI>ano  I,  s.  Antero,  s.  Fabiano,  s. 
Cornelio,  s.  Stefano  I,  s.  Sisto  II, 
s.  Felice  I,  s.  Melchiade,  s.  Silve- 
stro I,  s.  Marco,  s.  Giulio  I,  ec. 
Quelli  poi,  che  riferiscono  le  rifor- 
me fatte  nel  clero  lateranense,  di- 
cono, che  neir  anno  44^  >  furono 
esse  ordinate  da  s.  Leone  I,  per  mezzo 
di  Gelasio,  il  quale  gli  successe  nel 
Pontificato,  e  che  siccome  Africano 
era  slato  discepolo  di  s.  Agostino, 
per  cui  viene  da  alcuni  considerato 
istitutore  de'  canonici  regolari  nel 
49^,  forse  perchè  l'introdusse  nella 
basilica  di  s.  Giovanni  in  Laterano. 
L'antichità  de'  canonici  lateranen- 
si  si  rileva  ancora  dalla  riforma, 
die  ne  fece  Alessandro  II,  già  cano- 
nico regolare  della  congregazione  di 
s.  Frediano  di  Lucca  per  opera  di 
alcuni  di  questi.  Riflette  il  p.  da 
Latera,  nel  suo  Compendio  della 
Storia  degli  Ordini  Regolari,  pag. 
2r,  che  se  Innocenzo  II  obbHgò 
nel  II  concilio  lateranense  tutti  i 
canonici  regolari  ad  abbracciare  la 
regola  di  s.  Agostino,  ed  a  vivere 
in  comune  senza  proprietà  partico- 
lare secondo  l'esempio  degli  apostoli, 
rinnovato  da  s.  Agostino  nel  clero 
della  sua  chiesa  (  a  cui  prescrisse  le 
regole  verso  Tanno  Sg^),  ciò  non  può 
esser  vero,  che  di  alcune  congregazioni 
di  canonici  regolari,  le  quaU  avendo 
avuto  diversi  principii,  i  canonici 
per  la  maggior  parte  seguivano  la 
regola  di  s.  Agostino,  ed  altri  come 
erano  stati  fondati,  senza  la  rinun- 
ria  de'proprii  beni,  a  cui  allora  fu- 
rono   tutti    obbligati ,    acciocché    si 


CAN 
uniformassero  ai  laterancnsi  riformali 
nel  1061  dai  canonici  <li  Lucca,  e 
iòrmassero  con  essi  un  Ordine  solo. 
Infatti  Alessandro  II,  nel  ioG3,  di- 
chiarò il  Laterano  capo  di  molte 
case  dei  canonici  regolari,  e  di  tut- 
ta la  congregazione,  che  fu  da  al- 
lora in  poi  riguardata,  e  considerata 
particolarmente ,  come  la  principale 
di  tutte  le  altre.  Il  detto  Papa  con- 
fermò i  canonici  nella  basilica  la- 
teranense, insieme  al  nome,  che 
aveano  preso  dal  domicilio,  benché 
fossero  ancor  essi  obbligati  alle  de- 
terminazioni del  concilio. 

Diremo  adunque  con  s.  Tomma- 
so, quest.  88,  d.  2,  2,  e  con  altri, 
che  i  canonici  regolari  hanno  avuto 
la  loro  origine  dagli  apostoli,  i  quali 
diedero  agli  ecclesiastici  la  norma 
della  vita  comune,  e  che  poi  rifor- 
mati da  s.  Agostino,  il  quale  da 
vescovo  diede  loro  la  regola ,  come 
si  è  detto,  furono  da  s.  Gelasio  I 
discepolo  del  santo  dottore,  e  poi 
Papa,  introdotti  nella  chiesa  di  san 
Giovanni  in  Laterano  di  Roma,  da 
cui  furono  detti  Lateranensi.  Ma  ve- 
nendo i  monaci  scacciati  da  Mon- 
te Cassino,  i  canonici  lateranensi  fu- 
rono rimossi  dalla  basilica  per  dar 
luogo  ai  monaci ,  finche ,  passati 
cento  trent'anni,  nel  ritornar  questi 
a  Monte  Cassino,  vi  furono  restituiti 
i  regolali,  e  quindi  confermati  nel 
1106  da  Pasquale  IL  Oltre  a  ciò 
il  Pontefice  Calisto  II,  creato  nel 
1 1 1 9,  concesse  a'canonici  lateranensi 
i  titoli,  o  Chiese  Caidinalizie  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme,  e  di  santa 
Maria  Nuova,  anzi  fu  usato  per 
qualche  tempo,  che  questi  titoli  non  si 
conferivano  dai  Pontefici ,  che  a  due 
di  questi  canonici.  Nella  chiesa  di  s. 
Croce  in  Gerusalemme,  che  s.  Leo- 
ne IX,  nel  io5o,  avea  data  ai  mo- 
naci cassinesi,  vennero  da  Alessandro 


CAN 

II  surrogati  i  canonici  di  s.  Frediano 
di  Lucca,  indi  dai  canonici  latera- 
nensi,  nel  iSGg,  passò  ai  certosini 
per  disposizione  di  Urbano  V,  e  la 
chiesa  di  s.  Maria  Nuova  in  pro- 
cesso di  tempo  venne  accordata  ai 
monaci  Olivetani.  Nel  ii54  Anasta- 
sio IV,  già  canonico  regolare,  e 
priore  del  monistero  di  s.  Anastasio, 
confermò  ai  canonici  lateranensi  tutti 
i  privilegi  ricevuti  dai  Sommi  Ponte- 
fici, e  ne  aggiunse  altri.  Verso  il 
iSgG  fu  riformato  l'Ordine  da  Bar- 
tolomeo Colonna  romano,  che  il  fece 
rifiorire  secondo  la  primitiva  osser- 
vanza, e  gli  diede  modo  a  dilatarsi 
per  tutta  l'Italia.  Calisto  III,  a' 17 
maggio  i456,  dichiarò  i  canonici 
del  ss.  Salvatore,  veri  canonici  del- 
l'Ordine di  s.  Agostino,  come  si  ha 
dal  Vittorelli  nelle  addizioni  al  Ciac- 
conio  tom.  II,  p.  985. 

I  canonici  regolari  lateranensi , 
detti  anche  del  ss.  Salvatore  (essen- 
do cosi  chiamata  la  basilica  di  san 
Giovanni),  rimasero  in  essa  fino  al 
1295,  epoca  in  cui  Bonifacio  VII! 
ve  li  tolse  per  mettervi  i  canonici 
regolari,  che  la  possedettero  fino  al 
144^»  nel  qual  anno  Eugenio  IV 
restituì  i  primi  all'antica  loro  pos- 
sessione. Quindi  i  romani  supplica- 
rono Calisto  HI,  perchè  restituisse 
ai  loro  figli  que'  canonicati,  come 
realmente  fece,  togliendone  i  rego- 
lari di  s.  Agostino,  i  quali  dal  po- 
polo furono  cacciati  con  tanta  inso- 
lenza, che  volendo  il  Cardinal  Pie- 
tro Barbo,  nipote  d'  Eugenio  IV, 
sottrarli  dalla  furia  del  popolaccio, 
vi  fu  uno,  che  colla  spada  in  mano 
lo  minacciò  se  non  desisteva  dal 
proteggerli.  Allora  giurò  egli ,  che 
se  un  giorno  venisse  a  poterlo  fare, 
li  restituirebbe  processionai  mente  a 
quella  chiesa.  Il  che,  divenuto  Ponte- 
fice col  nome  di  Paolo  II,  esegui  fedel- 


CAN 


2^>!> 


mente  ,  e  con  solenne  processione 
nel  1466.  Deputò  pertanto  i  canoni- 
ci secolari  alla  basilica  di  s.  Lorenzo 
a  Sancta  Sanctorum  cogli  emolu- 
menti, che  avevano,  finché  nomi- 
nò ad  altri  canonicati,  o  a' vesco- 
vati quelli ,  che  n'  erano  degni ,  e 
frattanto  assegnò  a'  regolari  cento 
scudi  il  mese  per  loro  sostentamen- 
to, come  descrive  il  Canesio,  nella 
vita  di  Paolo  II ^  p.  4^  e  seg.  Quan- 
do r  imperatore  Federico  III  era 
venuto  in  cognizione,  che  i  canonici 
lateranensi  (fra' quali  secondo  il  rito 
egli  medesimo  fu  ammesso  dopo 
essere  stato  coronato  da  Nicolò  V) 
erano  stati  espulsi  dalla  basilica , 
chiamò  in  Germania  la  congrega- 
zione di  detti  canonici,  ma  non  es- 
sendovisi  recati ,  Paolo  II  ve  li  ri- 
pose. Sisto  IV,  che  successe  a  lui  nel 
Pontificato,  movendosi  a  compassio- 
ne de'  lamenti  dei  romani,  che  ve- 
devano prive  le  loro  famiglie  di  s\ 
onorevoli  canonicati ,  eh'  erano  di- 
ciotto, fra'  quali  cinque  baroni,  e 
quattro  dottori,  col  disposto  della 
bolla  Dum  ad  universos^  riportato 
dal  Pennotti,  lib.  Ili,  cap.  3i  §  3, 
nel  1472,  o  nel  1476,  procurò  di 
contentare  i  rehgiosi  col  titolo  di 
Canonici  Regolari  Lateranensi  del 
ss.  Salvatore^,  e  vi  ristabilì  i  cano- 
nici secolari.  Dipoi  il  medesimo  Pon- 
tefice, avendo  fatto  fabbricai-e  la 
chiesa  di  s.  Maria  della  Pace  in 
memoria  della  vittoria  riportata  sui 
calabresi,  Sisto  IV  la  diede  ad  essi 
con  molti  privilegi  a'  19  settembre 
1483,  che  si  leggono  nella  costitu- 
zione Redeniptorisy  presso  il  citato 
Pennotti  lib.  Ili,  cap.  33.  Questo 
tempio,  che  prima  era  la  Chiesa 
parrocchiale  di  s.  Andrea  Aquare- 
jiariisj  fu  terminato  dal  successore  In- 
nocenzo Vili,  ed  il  monistero  annesso 
fabbricato  dal  Cardinal  Oliviero  Ca^ 


a56  CAN 

i*affii,  fu  dato,  nel  i5o4,  a*  mede- 
simi canonici  regolari.  Divenne  po- 
scia la  chiesa  titolo  Cardinalizio,  ed 
Alessandi-o  VII  con  disegno  di  Pie- 
ti'o  da  Cortona  la  ristaurò,  dcx;o- 
rando  particolarmente  la  facciata; 
ma  nel  Pontificiito  di  Pio  VII,  per 
le  note  vicende,  la  chiesa  passò  ai 
domenicani,  e  poi  alla  pia  unione 
di  ecclesiastici  del  seminario  romano, 
sotto  il  titolo  del  Sacro  Cuore  di 
Gesù. 

I  canonici  lateranensi ,  secondo  il 
Volaterrano,  capo  21,  nel  secolo 
XVI,  avevano  in  Italia  cinquecento 
monisteri,  e  quattromila  cinquecento 
cinquantacinque  ne  contavano  in  tut- 
ta l'Europa,  seppure  non  intende  par- 
lare di  tutte  le  congregazioni  de'cano- 
nici  regolari,  che  ebbero  trentasei  Pon- 
tefici, trecento  Cardinali,  e  circa  sette- 
mila cinquecento  santi.  Oltre  quanto 
abbiamo  detto  sui  Papi  e  Cardinali 
stati  canonici  regolari,  coli' autorità 
del  CardeUa,  Vite  de^  Cardinali ,  e  No- 
va es.  Vite  de  Pontefici y  aggiungia- 
mo, che  quest'ultimo  autore,  nella 
vita  di  Alessandro  II,  afferma  che 
dalla  sola  congregazione  lateranense 
uscirono,  oltre  il  detto  Pontefice, 
Onorio  II,  Innocenzo  II,  Lucio  II, 
Alessandro  111,  e  Innocenzo  III. 
De'  meriti  poi  di  s\  insigne  con- 
gregazione, e  di  ciò,  che  la  ri- 
guarda ,  sono  a  consultarsi  il  tante 
volte  menzionato  Pennotto,  Filippo 
Novarino,  Clironicon  lib.  Ili,  Paolo 
Morigia,  Silvestro  Maurolico,  Au- 
berto  Mirco,  e  l'autore  del  Mona- 
sticuni  Anglicanuniy  nel  tomo  II. 
L'abito  di  questi  canonici  consiste 
in  una  veste,  o  sottana  di  saia 
bianca,  rocchetto  di  lino,  che  porta- 
no sempre  per  decreto  del  concilio 
di  Sens ,  cap.  2  2  :  in  casa  adopera- 
no la  berretta  nera,  e  fuori  di  casa 
il  cappello,  e  mantello  di  saia  nera. 


CAN 
Non  è  a  tacersi  finalmente,  che  la 
riforma  operata  in  un  castello  di 
Lucca  chiamato  Frisonaria,  o  Fri- 
gionaia,  lungi  tre  miglia  dalla  città, 
dal  suddetto  Bartolomeo  Colonna, 
fra  le  congregazioni,  che  l'abbrac- 
ciarono, e  si  unirono  alla  lateranen- 
se, vi  fin-ono  quelle  di  Porto  Adria- 
ticOj  fondata  prima  del  i  i  19  vicino 
a  Ravenna  da  Pietro  dogli  Onesti , 
quella  di  s.  Giacomo  di  Cella  Vo- 
lana,  quella  di  Morlara^  quella  di 
s.  Maria  di  Crescenziaco,  e  quella 
ancora  tanto  celebrata  di  s.  Fredia- 
no di  Lucca.  A' giorni  nostri  poi,  e 
precisamente  ai  21  maggio  1823, 
si  unirono  le  due  congregazioni  dei 
canonici  regolari  detti  Lateranesi^  e 
de'  canonici  regolari  detti  Renani^  e 
così  formarono  una  sola  congregazione 
denominata  de  canonici  regolari  del 
ss.  Salvatore  Laleranesi,  detti  volgar- 
mente Rocchettini,  dall'  uso  continuo 
del  rocchetto,  per  opera  del  bene- 
merito fu  monsignor  Garofali  arci- 
vescovo di  Laodicea,  abbate  gene- 
rale dell'  Ordine.  Tale  unione  fu 
eseguita  in  Roma  nella  canonica  di 
s.  Pietro  in  Vincoli,  ove  dal  lodato 
monsignor  Garofali  imitamente  a 
d.  Paolo  Del  Signore ,  abbate  di 
quella  canonica,  fu  fondato  un  con- 
vitto di  educazione,  che  fiorisce  in 
vantaggio  della  società,  e  ad  onore 
dell'Ordine  suddetto,  il  quale  non 
ha  cessato  mai  di  avere  uomini  il- 
lustri, specialmente  in  dottrina,  la 
cui  serie,  come  attesta  il  dotto  ge- 
suita Lagomartini,  non  fu  mai  col- 
r andar  del  tempo  interrotta.  A  ca- 
gione di  onore  voglionsi  nominare 
un  Zanchi ,  un  Vida,  celebre  per  la 
sua  Cristiadej  un  Pennotto,  un  For- 
nari  Calisto ,  un  Falletti ,  e  a'giorni 
nostri  i  nominati  Garofali,  e  Del 
Signore,  professore  di  storia  ecclesia- 
stica nella  università  romana.  Da  ul- 


CAN 

timo  in  detta  canonica  di  s.  Pietro 
in  Vincoli ,  ne'  primi  del  corrente 
anno,  fu  compianta  l'immatura  per- 
dita del  dottissimo  canonico  letto- 
re d.  Francesco  Busiri  romano , 
giovane  di  meraviglioso  ingegno,  e 
di  gi-andi  speranze,  e  compagno  del 
canonico  d.  Vincenzo  Tizzani,  nella 
compilazione  del  Thesaurus  historiae 
ecclesiasticae,  il  perchè  ne  pubblicò 
Y  Elogio  il  eh.  Giuseppe  Gioacchino 
Belli,  Roma  i84i.  F.  Canonici  Re- 

GOLABl    DEL    SS.    SALVATORE     IN    SeLVA. 

Canonici  Regolari  di  Usez. 

In  questa  città  della  Lìnguadoca, 
presso  la  cattedrale  fiorirono  i  ca- 
nonici regolari ,  che  insieme  a  qiiei 
di  Pamiers  osservavano  la  regola  di 
s.  Agostino.  Si  racconta,  che  certo 
Rorico,  discepolo  di  s.  Agostino,  vi- 
vesse fra  loro,  e  poscia  fosse  vesco- 
vo d'Usez.  Essendo  poi  mancata  la 
osservanza,  e  la  disciplina  religiosa 
per  le  guerre,  e  per  le  persecuzioni 
degli  eretici ,  nel  1 64o,  il  vescovo 
JNicolò  Grilliè  v'  introdusse  i  cano- 
nici regolari  di  s.  Genoveffa,  acciocché 
rinnovassero  1'  antico  lustro  della 
congregazione.  Questi  canonici  usa- 
vano una  gran  cotta  senza  maniche, 
e  senza  fori  per  le  braccia,  ma  colla 
sola  apertura  nel  collo,  fatta  ad 
visanza  dell'antica  pianeta  sacerdo- 
tale, la  cui  figura  è  riportata  dai 
padri  Bonanni,  e  Molinct  ne'  loro 
Cataloghi. 

Canonici  Regolari  di  s,  Maurizio. 

Nella  diocesi  di  Sedan,  provincia 
di  Tarantasia  in  Savoia,  nella  valle 
fra  le  Alpi,  ove  abitarono  i  popoli 
Faussigny,  eravi  una  insigne  abbazia 
con  chiesa  dedicata  a  s.  Maurizio, 
precisamente   alle   radici  del  monte 

VOL.    VII. 


CAN  2^7 

Giove,  luogo  che  i  romani  chiama- 
rono Àgauncnsisj  eretta  l'anno  490 
dalla  pietà  de' vicini  in  onore  di  tal 
santo,  il  quale  nel  medesimo  sito 
colla  sua  legione  Tebea  ricevette  il 
martirio.  In  essa  vissero  molto  tem- 
po i  monaci  di  s.  Basilio,  l'abbate 
de'quah  sotto  il  re  Clodoveo  fu  s. 
Severino.  Dopo  l'anno  5x6  dell'era 
cristiana,  fu  rifabbricata  dal  b.  Si- 
gismondo re  di  Borgogna  per  espia- 
re il  delitto  commesso  coli'  aver  da- 
to morte  al  suo  figlio  Sigerico,  nato 
dalla  sua  prima  moglie  ostrogota, 
figlia  di  Teodorico  re  de' goti.  Ro- 
vinata poi  dai  longobardi,  fu  di 
nuovo  riedificata  da  Carlo  Magno  nei 
primordii  del  IX  secolo,  e  vi  si  col- 
locarono i  canonici  regolari,  che  por- 
tavano sopra  il  rocchetto  una  cap- 
pa rossa  in  onore  de'  ss.  martiri 
Maurizio  e  compagni.  Acciocché  poi 
la  portassero  sempre,  Guglielmo 
conte  di  Pontieu,  assegnò  tredici 
lire  di  argento,  come  si  legge  in 
una  lapide  posta  nella  chiesa,  che 
si  riporta  per  la  sua  singolarità  : 
»  Ad  emendas  viginti  ulnas  scarlataj 
»  ad  ulnam  de  provinis,  ad  facien- 
«  da  caputia,  quae  prsedicti  canonici 
»  in  signum  martyrii  beatorum  mar- 
"  tyrum  Mauritii  sociorumque  eius 
"  jure  Ordinis  et  consueludinis  in 
«  ecclesia  gestare  rubea  dignoscun- 
»  tur."  V.  il  Choppino  tom.  II,  e 
l'articolo  Cappe  rosse. 

Canonici  Regolari  della  Valle 
Ronceaux. 

Abbiamo  da  Martino  d'Azpilqiiet, 
detto  il  dottor  Navarro ,  ne'  suoi 
commentarli,  le  seguenti  notizie  sul 
monistero,  e  sui  canonici  regolari 
di  Ronca  valle,  o  Ronceavix.  Carlo 
Magno  die' principio  ad  uno  speda- 
le ,  in  cui  fossero  ricevuti  i  pellc- 
17 


a5«  CAN 

grinì,  clie   dall' Italia,   Germania  e 
Francia  viaggiavano  a  CompostcUa, 
e  quelli,   che  dalla  Spagna  si  reca- 
vano a  Roma   e   in   Palestina,   per 
visitare   la   tomba   de*  principi  degli 
apostoli,    e  i   luoghi   santificati    dal 
Redentore.    Lo   stesso  Carlo  Magno 
vi    fabbricò    una    chiesa    in    onore 
tlella  Vergine,    e  in  memoria  della 
celebre  vittoria  riportata  ivi  in  una 
battaglia,  nella    quale   il  suo  nipote 
Rolando,  e  più  capitani  furono  uc- 
cisi.   Aumentate    le   rendite,    vi   fu 
aggiunto   un  monistero,   o   canonica 
di  canonici  regolari,  con  chiesa  de- 
dicata alla  b.  Vergine,  e  venne  sta- 
bilito, che  i  canonici  impiegati  all'as- 
sistenza de'pellcgrini  alloggiati,  aves- 
sero per  segno  un  bastone  di  color 
verde,   formato   come   la  lettera  F. 
Da  questa  istituzione  ne  venne,  che 
i  poveri   erano   assistiti    meglio   che 
altrove,   dappoiché   ogni   sera   dopo 
compieta,  i  canonici,  vestiti  di  cotta, 
si  adunavano    nel   refettorio   per   la 
cena,  ed  ivi   distribuivano   i   poveri 
nelle  tavole.    Asceso   col   loio  supe- 
riore un  palco,   e   fatta  breve  ora- 
zione  in   unione   de' pellegrini ,    per 
la  s.  Chiesa,  pei  benefattori,  ed  al- 
tri ,   chiunque  fra   i  canonici  si  tro- 
vasse di  alta  condizione,  compresi  i 
re,  e  i  Cardinali,  cioè  il  piti  degno, 
incominciava    a   distribuire    i    pani, 
baciandoli ,   e   consegnandoli    al  po- 
vero, che  sedeva  nell'ultimo  luogo. 
Ciò  fatto,  gli  altri  ministri  imbandi- 
vano le  vivande,  e  somministravano 
da  bere. 

Questo  monistero  venne  fabbri- 
cato sulla  cima  del  monte  Pireneo, 
sempre  coperto  di  neve,  e  di  ghiac- 
cio. I  canonici  vestivano  di  nero, 
con  piccola  pazienza  bianca,  che 
pendeva  dal  collo,  e  nella  sinistra 
parte  del  petto  av^ano  per  segno 
un  F.  In  chiesa  adoperavano  la  cot- 


CAN 
la,    e   la   cappii,    come    i   canonici 
regolari  di  Pamphna  (  Fedi  ). 

Canonici   RcgoUiri   di   s.    Dionisio 
dì   Reims. 

In  q»iesta  città  in  tempo  di  Carlo 
il  Calvo,  che,  nell' 84o,  divenne 
re  di  Francia,  e,  neh' 8 7 5,  impera^ 
tore,  il  celebre  Incmaro  arcivescovo 
di  Reims,  ch'era  stato  educato  nella 
sua  giovinezza  dai  canonici  regolari 
di  s.  Dionigi  in  Francia,  divenuto 
arcivescovo  di  Reims  in  Champa- 
gne, fondò  un'abbazia  in  onore  di 
s.  Dionisio,  o  Dionigi,  e  nella  chiesa 
di  essa  pose  insigni  reliquie  del  suo 
predecessore  s.  Rigoberto,  con  uu 
collegio  di  canonici  regolari,  affin- 
chè essi  potessero  col  buon  esempio 
promuovere  il  divin  culto.  Dopo 
aver  fiorito  la  congregazione  per 
alcuni  anni,  rovinato  il  monistero, 
a  motivo  delle  guerre,  era  quasi 
estinta,  allorché  Gervasio  arcivesco- 
vo di  Reims,  nel  1067,  con  zelo 
e  pari  generosità,  la  restituì  all'an-' 
tico  splendore.  Ritennero  i  canonici 
l'abito  primitivo,  cioè  la  cotta  stesa 
sino  a'  piedi ,  e  nell'  inverno  la  cap- 
pa da  ogni  parte  chiusa,  senza  po- 
ter cavare  fuori  di  essa  le  piani. 
Nel  libro  delle  Tasse  si  fa  menzione 
di  questi  canonici,  e  il  Pennotti 
ne  tratta  al  lib.  II,  e.  33.  num.  18. 

Canonici  Regolari   di   s.    Giacomo 
della   Spada. 

Quest'  Ordine  vuoisi  abbia  avuto 
origine  verso  l'anno  83o,  da  Ra- 
miro I ,  poi  re  di  Leone  e  di  Astu- 
ria ,  come  asserisce  Raderò  ne'  suoi 
Commentarli.  Alessandro  III,  con 
sua  bolla  lo  approvò,  e  confermò  sotto 
la  regola  di  s.  Agostino.  Esso  però 
fu  diviso  in  due  classi,   una  di  ca- 


CAN 
valieri  di  s.  Giacomo  (Iella  Spada 
(Vedi),  l'altra  di  chierici  e  sacer- 
doti, i  quali  vivevano  religiosamen- 
te ,  governati  da  un  superiore,  por- 
tando tutti  la  cotta,  ed  una  veste 
di  lana  bianca.  A  questa  congrega- 
zione furono  conceduti  dalla  Santa 
Sede  alcuni  monisteri,  come  descri- 
ve il  p,  Pennotti.  In  Portogallo 
molto  si  propagò  quest'Ordine  ed 
il  monistero,  o  canonica  di  Lisbona, 
avea  unito  un  monistero  di  canoni- 
chesse,  fra  le  quali  non  si  ammet- 
tevano che  persone  di  nobile  condi- 
zione.  V.  Canonichesse  Regoiari. 

Canonici  Regolari  di  Polonia. 

L'  Ordine  de'  canonici  regolari  in 
Polonia  è  antichissimo,  dappoiché 
abbiamo  dalla  Storia  del  p.  Liberi, 
preposto  del  monistero  del  ss.  Sa- 
cramento di  Cracovia,  che  la  prima 
abbazia  vi  fu  fondata  l' anno  970 
nel  borgo  di  Tremesse  nella  diocesi 
di  Gnesna,  da  Miecislao,  primo  re 
cristiano  di  Polonia,  chiamando  ca- 
nonici regolari  da  Verona.  Que- 
st'abbazia divenne  famosa  per  le 
reliquie  di  sant'Adalberto  martire 
arcivescovo  di  Gnesna.  L'altra  ab- 
bazia de'  canonici  Regolari  nel  me- 
desimo regno,  avea  il  titolo  di  No- 
stra Donna  di  Cernone,  nel  duca- 
to di  Massovia,  diocesi  di  Plosko 
(  o  Plotezko  ) ,  che  fu  fondata  nel 
1129  dal  pio  conte  di  Skoziano 
(  Skozimo  ),  benemerito  fondatore  di 
settantasette  chiese  di  Polonia  ;  e 
nella  detta  abbazia  invitò  ad  abi- 
tarla i  canonici  regolari  di  s.  Vit- 
tore di  Parigi.  Vi  erano  inoltre  tre 
altri  monisteri,  che  dipendevano  da 
quello  di  Nostra  Donna ,  uno  nel 
borgo  di  Blavie,  lungi  tre  leghe  da 
Varsavia ,  l'altro  di  s.  Giorgio,  den- 
tro la  medesima  città,  e  il  terzo  nel 


CAN  259 

borgo  di  Nosolisco  (Nosilisco).  Di 
più,  nell'anno  1402,  il  reUladislao, 
o  Ladislao  II,  fondò  un'  abbazia  sot- 
to il  titolo  del  ss.  Sacramento,  dal- 
la quale  uscirono  molti  distinti  sog- 
getti, come  il  b.  Stanislao  illustre 
in  miracoli,  ed  era  la  principale  del 
reame,  e  quella  nella  quale  si  cele- 
bravano i  capitoli  generali.  L'abito 
de'  canonici  consisteva  in  una  veste 
lunga  bianca,  con  cotta  pure  lunga 
sino  alla  me,tà  delle  gambe,  avente 
tal  cotta,  ossia  rocchetto,  le  mani- 
che assai  grandi.  Tenevano  inoltre 
sulle  spalle  l'almuzia  di  pelle,  ed  in 
capo  un  berrettino  nero  filettato  di 
pelle  con  peli. 

Canonici  Regolari  di  s.  Rufo 
nel  Delfinato. 

L*  abbazia  di  s.  Rufo,  che  si  rese 
tanto  celebre  a  Valenza ,  si  sollevò 
dalle  rovine  della  regolare  discipli- 
na della  chiesa  cattedrale  di  Avi- 
gnone, neir  uudecimo  secolo.  Impe- 
rocché mentre  quei  canonici  soleva- 
no abbandonare  la  vita  comune , 
sempre  osservata  dai  loro  antichi , 
vi  furono  quattro  di  essi,  chiamati 
Arnaldo,  Odilone,  Ponzio  e  Duran- 
do, che  generosamente  resistettero 
al  disegno  degli  altri:  vedendo  pe- 
rò di  non  poter  vincere  la  ripugnan- 
za de'  loro  confratelli,  ed  anzi  trovan- 
dosi obbligati  a  cedere  al  numero 
maggiore,  si  ritirarono  in  una  piccola 
cappella  fuori  della  città  di  Avignone, 
dedicata  a  s.  Rufo,  per  continuarvi 
gli  esercizii  della  vita  regolare,  nella 
quale  aveano  invecchiato.  In  seguito 
ricevettero  fra  loro  altre  persone  de- 
siderose di  lasciare  il  mondo,  e  di 
dedicarsi  al  servizio  di  Dio ,  e  così 
si  resero  commendevoli  per  la  san- 
tità della  vita  loro,  e  fondatori  si 
fecero  di  altri  monisteri.  In  tale  ma- 


aGo 


CAN 


niera  la  casa  di  s.  Rufo  divenne  la 
prima  di  una  ragguardevolissima  con- 
gregazione, e  l'abbate    di  essa    di- 
ventò l'abbate    generale    della   con- 
gregazione medesima.  Allettati  molti 
da    quell'  esempio,  grandemente    si 
aumentò  e  dilatò    la    congregazione 
nella  Francia  ;  e  tra    i  rami    da  es- 
sa usciti  è  celebre   quello    fondato, 
nel   1039,  da  Sasuvalone,  nel  luogo 
detto  Falempino,    colla   approvazio- 
ne, e  colle  liberalità  di  Ugo   vesco- 
vo di  Noyon  e  di  Tournay.  Si  pro- 
pagò eziandio  nella  Spagna,    e   per 
r  Italia ,    meritando    molti    privilegi 
ed  esenzioni    dai    romani    Pontefici. 
Nondimeno  principale  di  tali  congre- 
gazioni vuol  tenersi  quella  di  s.  Rufo, 
che  fiorì  sempre  sino  al   12 io.  Ma 
per  le  vessazioni  degli    eretici   albi- 
gesi,  costretti  furono  i  suoi  monaci 
a  fuggire,  e  ricoverarsi    a    Valenza 
nel    Delfinato,    ove    fondarono    un 
monistero  con  chiesa  dedicata    a   s. 
Rufo.    Mentre    i  canonici    stavano 
presso  Avignone,  Nicolò  Brekspeare 
fu    loro    domestico ,    indi    religioso , 
poi  generale  dell'  Ordine ,    e  creato 
Cardinale  da  Eugenio  III,  nel  1 146, 
divenne  Papa  col  nome  di  Adriano 
IV,  nel   II 54;  anzi  vogliono    alcu- 
ni, che  i  canonici  nel    suo    pontifi- 
cato si  trasferissero  a  Valenza,    al- 
meno parte  di  essi,  e  che    poi    per 
le  vessazioni    degli    albigesi    colà    si 
stabilissero.  Il  primo    Papa,  che  ap- 
provò questa  illustre  congregazione, 
fu  Urbano  II  con  bolla  emanata  nel 
1 092  ;  ma   in    progresso    di   tempo 
venendo  abbandonati  i  monisteri  per 
lo  scarso  numero   de'  canonici ,    fu- 
rono dichiarati    commende,    e    poi 
per  le  lagrimevoli  vicende  degli  ul- 
timi anni   del   secolo    XVIII,    ed    i 
primordi i  del  corrente,  anche  questi 
canonici     terminarono    di     esistere. 
Vestivano  di  bianco  con  una   fascia 


CAN 

di  lino  dello  stesso  colore,  che  dal- 
le spalle  attraversava  il  corpo,  ran- 
nodandosi al  destro  fianco.  Fra  i 
Cardinali  usciti  da  questa  illustre 
congregazione,  si  annovera  il  Car- 
dinal Angelico  Grimaldi  (Grimault) 
del  titolo  di  s.  Pietro  in  Vincoli,  il 
quale,  nel  i365,  fondò  un  collegio 
a  Montpellier  per  farvi  studiare  i 
canonici  regolari  di  questa  congre- 
gazione. Non  solo  di  questi  cano- 
nici trattarono  il  Pennotti  nel  lib.  II, 
cap.  56j  e  Renato  Choppino,  lib.  II, 
tit.  I,  ma  anche  Giovanni  le  Paige, 
nella  Biblioteca  Premostralense. 

Cononici  Regolari  di  s.  Giovanni 
di  Chartres. 

Presso  le  mura  di  questa  città 
della  Francia ,  verso  l' anno  1 0.57  , 
un  sacerdote  per  nome  Renato  (Re- 
nault) fondò  un  monistero,  ed  ivi 
si  ritirò  con  alcuni  compagni.  Dipoi 
il  ven.  Ivone  preposto  di  s.  Quin- 
tino, di  un  castello  nel  Delfinato, 
chiamato  Beauvois ,  assunto  al  ve- 
scovato di  Chartres  nel  1097,  tras- 
ferì questi  religiosi  alla  chiesa  fab- 
bricata in  onore  di  s.  Giovanni,  e 
li  stabili  colla  regola  di  s.  Agosti- 
no. Accresciute  le  entrate,  e  molti- 
plicati i  canonici ,  crebbe  anche  il 
culto  divino ,  e  lo  splendore  della 
chiesa.  Stefano,  che  fu  secondo  ab- 
bate di  questa  canonica,  essendo  an- 
dato a  visitare  i  luoghi  santi,  fu 
eletto  patriarca  di  Gerusalemme,  cir- 
ca il  II 28,  da' canonici  Regolari, 
che  appartenevano  alla  cattedrale  di 
questa  città.  Fu  amicissimo  di  s. 
Bernardo,  come  si  rileva  dalla  let- 
tera 82,  che  sta  alla  pag.  85  delle 
Opere  di  s.  Bernardo  dell'edizione 
Maurina,  stampata  a  Parigi  nel  1719. 
Però  nelle  guerre  degli  ugonotti  il 
monistero  fu  dislrullo,  nel  i562,  da- 


CAN 
gli  eretici,  e  quindi  venne  riedifica- 
to, nel  1624,  da  Eleonoro  des  Es- 
tà mpes,  vescovo  di  Chartres,  che  vi 
richiamò  i  canonici  regolari.  Questi 
adoperavano  il  rocchetto  sopra  ve- 
ste bianca,  ed  in  chiesa  ponevano 
l'almuzia  sulle  spalle,  come  una  moz- 
zetta.  Di  questo  monistero  fece  men- 
zione il  Pennotti  al  lib.  II,  cap.  33, 
num.  12,  e  lo  chiama  di  s.  Gio- 
vanni di  Valéja,  dicendo  altresì,  che 
fosse  fondato  nel  vescovato  di  Char- 
tres, provincia  di  Sens. 

Canonici  Regolari  di  s.  Auberto 
di    Cambray. 

Presso  il  monte  di  s.  Eloi  della 
città  di  Cambray  in  Fiandra,  fu 
già  una  chiesa  dedicata  a  s.  Pietro 
apostolo,  ove  è  fama,  che  dimoras- 
sero chierici  secolari  istituiti  dal  b. 
Auberto,  a'quah  poi  furono  surro- 
gati i  canonici  regolari,  secondo 
quanto  riferisce  il  Mirco  al  capo  Zj 
de'  canonici  regolari ,  il  quale  dice 
averlo  inoltre  fatto  Liberto,  XXXII 
vescovo  di  Cambray,  nel  1 066.  Il  Car- 
dinal di  Vitriaco,  nel  e.  XXI  òeW Isto- 
ria Occidentale^  fece  un  beli'  elogio  di 
questi  religiosi,  del  seguente  tenore. 
w  II  monistero  de'  canonici  regolari 
»  di  s,  Giovanni  nelle  Vigne  di  s. 
»  Auberto  di  Cambray  ec,  con  al- 
w  cuni  altri,  quasi  pochi  graspi  do- 
«  pò  finita  la  vendemmia,  perse- 
»  verarono  nelle  virtù  religiose ,  e 
M  nel  fervore  della  carità,  salendo 
»>  di  virtù  in  virtù,  e  con  l'odore 
w  della  santa  vita,  e  religiosa  loro 
»  conversazione  allettando  dal  nau- 
«  fragio  del  mondo  alla  loro  con- 
»>  gregazione,  come  a  porto  sicuro 
»  di  quiete.  "  La  ragione  poi  per- 
chè questi  canonici  si  chiamassero 
anche  Lateranensi,  stima  il  Pen- 
notti, lib.  lì,  cap.  38,  essere  stata 


CAN  261 

per  la  concessione  di  Benedetto  XII, 
e  comunicazione  dei  privilegi  de'  ca- 
nonici regolari  lateranensi  a  loro 
accordati.  Il  vestiario  però  consisteva 
in  veste  violacea,  e  cappello  nero, 
oltre  il  rocchetto,  e  la  berretta.  Sog- 
giunge il  Molano  in  Nalalibus  sub 
die  i3  decembris,  che  s.  Auberto 
avesse  per  alunni  Landelino,  abbate 
di  Crispino,  ed  altri  uomini  aposto- 
lici ,  che  recaronsi  a  lui  dalla  Sco- 
zia. Si  vuole  probabile,  che  nella 
detta  chiesa  sul  principio  si  alimen- 
tassero chierici  secolari  viventi  in 
comune,  in  forma,  e  con  pratiche 
religiose,  e  mancando  tali  chierici 
quando  fu  incendiata  la  chiesa  nel 
996  ,  succedessero  poi  i  canonici 
regolari .  Intorno  a  ciò  è  a  consultar- 
si il  p.  Molinet,  nel  suo  Catalogo  dei 
Canonici^  dal  quale  si  ricava  anco- 
ra ,  che  un  monistero  de'  canonici 
regolari  fu  fondato  vicino  alla  città 
di  Arras,  <la  Vindiciano  véscovo 
della  stessa  città,  in  onore  di  s.  E- 
loi  suo  amico. 

Canonici  Regolari  Ospitalarii 
di  s.  Antonio  Abbate. 

L'origine  di  quest'Ordine  si  deve, 
quando  nel  castello  di  s.  Desiderio 
nella  provincia  di  Vienna  in  Fran- 
cia, poi  detto  di  s.  Antonio,  fu  fab- 
bricata una  chiesa  ad  onore  di  que- 
sto santo,  ed  in  essa  fu  collocato  il 
corpo  di  lui,  come  vogliono  alcuni, 
portato  da  Costantinopoli  da  certo 
Gioacchino,  o  Jocelino,  signore  di 
quel  luogo.  A  questo  era  apparso 
il  santo,  e  nell'imporgh  la  visita 
de' luoghi  santi  di  Palestina,  volle 
pure  che  andasse  in  Costantinopoli, 
ed  ivi  prendesse  il  corpo  di  lui,  e 
lo  portasse  in  Vienna  del  Delfinato, 
il  che  esattamente  adempì.  Quindi 
recatosi  Urbano  II  in  Francia,  per 


262  CAN 

animare  i  fedeli  a  reprimere  1*  orgo- 
glio de'  turchi,  fece  esporre  con 
maggior  venerazione  il  detto  corpo 
dagli  eredi  di  Jocelino,  ciocché  av- 
venne in  tempo  di  una  fiera  pesti- 
lenza, o  malattia  di  siderazione,  che 
affliggeva  l'occidente,  chiamata  fuoco 
sacro.,  e  poi  fuoco  di  s.  Antonio^ 
perchè,  essendo  accorsi  ad  invocar 
la  protezione  di  questo  santo  nella 
sua  chiesa,  parecchi  molestati  da 
sì  micidiale  infermità,  conseguirono 
pronta  guarigione.  Fra  questi  vi  fu 
Gastone,  cavahere  di  Vienna,  e  Gi- 
rondo  figlio  di  lui,  i  quali  grati  per 
tanto  benefizio,  diedero  tutte  le  loro 
facoltà  a  quella  chiesa ,  e  s'  impie- 
garono nel  servizio  ed  ospitalità  di 
quegl'  infermi,  che  da  ogni  parte  con- 
correvano ad  esperimentarne  eguali 
effetti.  Furono  imitati  in  questa  pia 
opera  da  altri  otto  individui ,  ed 
ebbe  principio  la  congregazione  re- 
golare detta  di  s.  Antonio  di  Vien- 
na, la  quale  dipoi,  colla  regola  di 
s.  Agostino,  liconobbe  per  fondatore 
il  mentovato  Gastone  nel   iog3. 

Da  principio  non  furono  che  pre- 
ti secolari,  e  senza  cambiare  abito, 
che  perciò  era  talare  di  color  nero, 
solo  adottarono  la  insegna  d'un  Tau, 
o  T  di  panno  color  turchino  azzur- 
ro, che  cucivano  dalla  parte  sinistra 
tanto  del  mantello  che  della  sotta- 
na; e  in  diversi  luoghi  portavano 
il  Tau  insieme  ad  un  campanel- 
lino d'  oro,  o  di  argento  appeso 
al  collo.  Alcuni  spiegano,  che  tanto 
il  Tau,  che  il  Campanello  (  Vedi  ) 
sono  simboU  di  s.  Antonio,  forse 
perchè  questi  religiosi  ospitalarii  an- 
davano questuando,  appoggiati  ad 
un  bastone,  suonando  il  Campanel- 
lo; ma  altri  riconoscono  nel  T  una 
stampella  atta  a  sostenere  i  debo- 
li, e  forse  per  dinotare  l'aiuto,  che 
davano  ne'  proprii    ospedali    agi'  in- 


CAN 
fermii  Essendo  poi  istituiti  senza  vo- 
li, ed  obbligo  di  coro ,  desiderando 
perfezionarsi ,  prima  domandarono 
l'approvazione,  nel  1208,  ad  Inno- 
cenzo III,  e  poi,  nel  1 2  1 8,  ad  Ono- 
rio III,  ed  avendola  ottenuta  ezian- 
dio da  Alessandro  IV,  Urbano  IV,  e 
Clemente  IV,  pei  privilegi,  di  cui  que- 
sti ed  altri  furono  ad  essi  larghi,  si 
propagarono  talmente,  che  adottaro- 
no la  regola  di  s.  Agostino,  chiamala 
Antoniana,  e  Bonifacio  Vili  da  sa- 
cerdoti secolari,  nel  1297,  li  dichia- 
rò soggetti  immediatamente  alla  San- 
ta Sede,  ove  soppresse  il  gran  mae- 
stro, ed  invece  istituì  l'abbate  gene- 
rale, e  li  creò  canonici  regolari ,  col- 
r  autorità  della  bolla  In  dispositio- 
ne,  rimanendo  però  col  detto  abito, 
come  i  sempHci  sacerdoti ,  meno  i 
suddescritti  segni.  Ma  però  i  loro  lai- 
ci o  conversi,  che  mettendo  i  voli, 
non  attendevano  alle  funzioni  eccle- 
siastiche, portavano  la  veste,  ed  il 
mantello  come  i  canonici  quanto  al- 
la forma,  ma  di  color  tanè,  col  Tau 
per  altro  azzurro .  Que'  canonici 
nondimeno  tanto  in  coro,  che  nelle 
funzioni  sacre,  in  vece  del  mantello 
assumevano  una  cappa  larga,  lunga 
sino  a  terra  rappresa  sulle  spalle  da 
molte  crespature  per  adattarla  al 
collo,  ed  anche  su  di  essa  portavano 
il  Tau.  In  alcuni  luoghi  poi  usava- 
no le  cappe,  come  gli  altri  canoni- 
ci. Della  varietà  del  loro  abito  scrisse 
il  p.  Molinet,  nella  prefazione. 

L' Ordine  fu  in  seguito  riformato 
nel  capitolo  generale  tenuto  nel  1616, 
ed  il  loro  generale  era  perpetuo, 
venendo  eletti  ne'  capitoli  generali 
triennali  i  superiori  delle  case,  che 
ordinariamente  si  chiamavano  Com- 
mendatori. Le  costituzioni  poi  for- 
mate in  detto  capitolo,  furono  indi 
approvate  da  Urbano  Vili,  e  posto 
in  esecuzione,  nel   i63o,  dalle  prin* 


CAN 
cipoH  casti  religiose  deirOrdiiìc.  Que- 
sti canonici  ospitalaiii ,  dopo  che , 
come  diremo ,  si  erano  recati  iu 
Roma ,  ebbero  1'  incombenza  di  se- 
guire i  Papi  ovunque  andavano  a 
risiedere,  per  cui  stanziarono  in 
Assisi,  in  Rieti,  in  Anagni,  in  Vel^ 
letri ,  a  Perugia ,  in  Orvieto ,  in 
Sonano,  in  Viterbo,  e  in  Avignone, 
avendo  cura  de'  medicamenti  pei 
bisogni  di  tutta  la  corte,  e  curia 
romana.  Oltre  i  privilegi,  e  le  gra- 
zie concedute  a  questo  benemerito 
Ordine  dai  Pontefici,  parecchi  prin- 
cipi lo  arricchirono.  Nel  i3o6,  il 
Delfino  di  Vienna  accordò  all'ab- 
bate di  occupare  ne'  suoi  stati  il 
piirao  posto  dopo  il  vescovo  di  Gre- 
noble, non  che,  in  mancanza  di  tal 
prelato,  il  diritto  di  presiedere  alle 
assemblee.  Massimiliano  I ,  re  dei 
romani,  nel  i5o2,  diede  loro  per 
istemma  un'aquila  con  ali  nere,  e 
piegate,  col  rostro  però  smaltato, 
fregiato  della  fascia  imperiale  di  co- 
lore rosso,  con  una  tiara  imperiale 
di  colore  giallo,  e  con  uno  scudo 
egualmente  giallo  sul  petto,  avente 
in  mezzo  il  T  azzurro.  Anche  di- 
versi re  di  Gerusalemme  furono  pro- 
tettori, e  generosi  con  quest'Ordine 
ospitalario.  Ma  nel  Pontificato  di 
Clemente  XIV,  creato  nel  1769, 
l'Ordine  fu  soppresso,  ed  i  suoi 
beni  in  gran  parte  furono  incor- 
porati air  Ordine  gerosolimitano, 
per  cui  il  gran  maestro  di  esso 
s'  intitolò  anche  gran  maestro  di  s. 
Antonio.  11  Pontefice  Pio  VI,  ad 
istanza  di  varii  sovrani,  ne  compi, 
e  confermò  l'unione  nell'anno  1777. 
In  Roma  questi  canonici  regolari, 
sino  alla  loro  estinzione,  ebbero  la 
chiesa,  ed  il  monistero  col  contiguo 
spedale  di  s,  Antonio  presso  s.  Ma- 
ria Maggiore,  ove  ora  risiedono  le 
Camaldolesi  (  Vedi).  Questa  chiesa, 


CAN  263 

edificata  nel  V  secolo,  da  Papa  Sim- 
plicio, e  consacrata  a  s.  Andrea, 
ebbe  annesso  uno  spedale  pei  poveri 
infermi.  Verso  l'anno  1191,  il  Car- 
dinal Pietro  Capocci,  dai  fondamenti 
rifabbricò  la  Chiesa,  e  lo  spedale, 
e  lo  diede  in  governo  ai  canonici 
regolari  di  s.  Antonio,  detti  francesi, 
della  congregazione  viennese,  perchè 
vi  ricevessero  i  malati  del  fuoco 
sacro,  o  di  scottature,  ed,  in  loro 
mancanza,  altri  infermi.  In  quel 
luogo  alloggiò  s.  Francesco  d'Assisi 
nel  Pontificato  d' Innocenzo  III.  Nella 
festa  poi  di  s.  Antonio  abbate,  oltre 
il  concorso  de'  fedeli  in  chiesa,  si 
conduceva  ogni  sorta  di  cavalli  ed 
altri  animali  per  essere  benedetti 
dai  padri,  acciocché  per  l'intercessione 
del  santo,  fossero  preservati  da  dis- 
grazie; pio  costume,  che  continua 
tuttora,  y.  il  Piazza,  Opere  Pie  di 
Roma 3  cap.  IX.  Fra  gli  autori,  che 
scrissero  di  tali  canonici,  si  possono 
consultare  Aimaro  Fulcone  nella  Cro- 
naca, Cherubini  nel  suo  Bollano, 
e  Gabriele  Pennotti,  ne' suoi  Cano- 
nici Regolari. 

Canonici  Regolari  di  Pamplona. 

Nella  chiesa  metropohtana  di  que- 
sta capitale  della  Navarra,  dopo  che 
furono  cacciati  i  saraceni,  verso  l'an- 
no 1 1 06  ,  fu  fondata  una  congre- 
gazione di  canonici  Regolari  colla  re- 
gola di  sant'Agostino,  da  Pietro  ve- 
scovo di  Pamplona,  il  quale  prima 
era  stato  religioso  nell'abbazia  di  s. 
Ponzio  di  Tomiers.  Facevano  i  voti, 
erano  dodici  compreso  il  superiore  j 
e  vivevano  nel  monistero,  ma  con 
rendite  eguali  ad  ognuno.  La  loro 
veste  era  lunga,  di  saja  bianca,  il 
rocchetto  di  lino  non  avea  mani- 
che, e  ad  esso  sovrapponevano  una 
veste  foderata  di  pelle    color    cene- 


264  CAN 

lino,  in  forma  di  mantcllctta.  Fio- 
rirono tra  essi  Martino  ci'  Arlcs ,  e 
il  celebre  teologo  Anclrosilla,  arci- 
diacono della  cattedrale.  Scrisse  di 
loro  Martino  Navarro  ne'  suoi  Com- 
nientarìi  par.  Ili,  n.  17,  come  ne 
fanno  menzione  le  costituzioni  di 
Benedetto  XII,  e  il  Segni  nel  lib.  I, 
dell'  Ordine  de*  Canonici.  Un  simile 
modo  di  vivere  professarono  i  cano- 
nici della  cattedrale  di  Tortosa  in 
Catalogna.  Ve  n'  erano  anche  in 
Saragozza,  nel  tempo  in  cui  s.  Pie- 
tro d'Arbues,  circa  l'anno  i5oo, 
spai'se  il  sangue  in  difesa  della  fede 
cattolica. 


CAN 
e  cappuccio,  e  nella  parte  sinistra 
della  cappa,  portavano  una  croce 
rossa ,  in  mezzo  a  (juatlro  piccole 
croci  parimenti  rosse,  in  memoria 
delle  piaghe  di  Gosìi  Cristo.  Usaro- 
no anche  la  barba  lunga,  e  in  testa 
la  berretta  sacerdotale,  come  ripor- 
tasi dal  Monasticon  Augi,  tomo  IT, 
pag.  573.  Scrissero  di  essi,  oltre 
s.  Antonino  part  II,  tit.  6,  e  il  Vi- 
triaco,  neir  Istoria  orientale ,  anche 
il  Maurolico,  il  Pennotti,  e  il  cer- 
tosino Landolfo  nella  Vita  di  G.  C 

Canonici  Regolari  del  s.  Sepolcro  di 
Boemia^  Polonia  e  Russia. 


Canonici  Regolari  del  s.  Sepolcro 
di  Gerusalemme. 

Verso  r  anno  ino,  nella  chiesa 
patriarcale  di  Gerusalemme,  nel  luo- 
go del  s.  Sepolcro,  nel  regno  del  pio 
Goflfredo  di  Buglione,  ebbe  origine 
questa  congregazione;  ovvero,  come 
vuole  il  Pennotti,  lib.  I,  cap.  47>  ^^ 
piuttosto  rinnovata,  essendo  già  isti- 
tuita da  s.  Giacomo  apostolo,  vesco- 
vo di  Gerusalemme.  Si  servi  Goffre- 
do, per  rinnovarla,  de' canonici  rego- 
lari condotti  dall'Europa,  ove  poi 
in  alcuni  luoghi  si  propagò  j^  come 
in  Italia,  in  Sicilia ,  in  Francia ,  ed 
in  Ispagna,  avendoli  confermati  con 
sua  bolla  Papa  Celestino  II.  Essen- 
do poi  nuovamente  occupata  Geru- 
salemme dagl'  infedeli ,  il  patriarca 
ed  i  canonici  furono  costretti  a  fug- 
gire ,  e  molti  perirono  :  per  cui  la 
congregazione  in  Oriente  rimase  qua- 
si estinta,  né  vi  restò  che  il  monistero 
di  Calatanliio.  In  progresso  di  tempo 
gli  altri  monisteri  furono  eretti 
in  commende,  molte  delle  quali  si 
assegnarono  a'  cavalieri  gerosolimita- 
ni. Vestivano  di  nero,  usavano  il 
rocchetto,  cui  sovrappoaevauo  cappa 


Come  si  è  detto  nell'articolo  pre- 
cedente, la  congregazione  de'  canoni- 
ci regolari  del  s.  Sepolcro  di  Geru- 
salemme si  propagò  anche  in  Euro- 
pa. Il  primo  monistero  fu  fondato 
in  Wervich  nell'  Inghiltewa.  Eia  su- 
periore agli  altri ,  e  durò  sino  alla 
seconda  occupazione,  che  fecero  gli 
infedeli  di  Gerusalemme,  locchè  av- 
venne a*  2  ottobre  1187.  Indi  si 
propagò  l'Ordine  in  Francia,  e  poi 
in  Polonia  per  opera  d' un  cavalie- 
re, chiamato  Jaxa,  e  verso  il  1162, 
presso  Cracovia ,  fu  fondato  il  mo- 
nistero Miccou.  Si  dilatò  per  l' Ita- 
lia, per  la  Moravia,  nella  Slesia,  in 
Russia ,  e  nella  Boemia ,  ove  gran- 
demente fiori.  Questi  canonici  por- 
tavano veste  nera,  con  rocchetto,  ed 
una  sopravveste,  o  mantelletta,  nel 
cui  lato  sinistro  eravi  la  croce  dop- 
pia ,  come  rappresentarono  il  Moli- 
net,  e  Stanislao  Radzki  nella  Rac- 
colta de*  santi  di  quest'  Ordine,  im- 
pressa in  Cracovia  nel   i663. 

Canonici  Regolari   di  s.  Vittore  di 
Parigi, 

Prese  questa  congregazione  tal  no- 
me  dal  suo  titolare    s.  Vittore,  ed 


CAN 
ebbe  princìpio,  nel  1112,  tUi  Lodo- 
vico VI  re  di  Francia ,  che  fondò 
un  ampio  monistero  in  onore  di  s. 
Vittore,  nel  luogo  ove  Guglielmo  di 
Champeaux  arcidiacono,  celebre  per 
virtù,  e  dottrina,  nel  1 1 1  o  ,  erasi  ri- 
tirato per  vivere  in  solitudine,  ma 
poi,  cambiato  divisamento,  abbracciò 
la  regola  de'  canonici  regolari.  Al 
medesimo  monistero  Lodovico  VI 
uni  i  canonici  da  lui  stabiliti  nella 
città  di  Boiseaux,  con  real  diploma 
dato  nel  1 1 13.  Nello  spazio  di  qua- 
rant'  anni  fiorirono  tra  essi  uomini 
insigni,  tra'  quali  si  distinse  primo 
d'ogni  altro  Gilduino,  discepolo  di  s. 
Guglielmo  di  Champeaux,  che  a  ca- 
gione delle  sue  virtù  fu  scelto  dal 
detto  re  Lodovico  VI  a  direttore 
della  sua  coscienza.  Apparteneva  a 
questa  congregazione  anche  il  famoso 
Ugo,  detto  di  s.  Vittore  ;  ma  i  mem- 
bri di  essa  si  diramarono  di  poi  in 
più  monisteri.  Eretti  ne  furono  an- 
che per  le  donne,  ond'  ebbero  cano- 
nichesse  la  Francia,  la  Fiandra,  e 
altri  regni.  La  congregazione  de'  ca- 
nonici fu  estinta,  e  1'  abbazia  di  san 
Vittore  fu  tramutata  in  commenda. 
Tuttavolta  venne  abitata  da  alcuni 
canonici  regolari,  diretti  da  un  prio- 
re. La  biblioteca  de'  codici  mano- 
scritti fu  uno  de'  principali  ornamen- 
ti di  essa.  I  canonici  vestivano  to- 
naca bianca,  cotta,  ed  almuzia  bian- 
ca con  pelli  di  agnello.  Oltre  V  au- 
tore della  Biblioteca  prenionstratense, 
il  Mirco ,  Vitriaco ,  ed  altri ,  fecero 
onorata  menzione  de'  canonici  rego- 
lari di  s.  Vittore. 

Canonici  Regolari   Premonstratensi. 

S.  Norberto,  nato  in  Santan  nel 
ducato  di  Cleves,  diocesi  di  Colonia, 
da  noljili"^  genitori,  frequentò  sì  la  cor- 
te   dell'arcivescovo  di  detta  città,  sì 


CAN  205 

quella  di  Enrico  V.  Fatto  quindi 
canonico  della  chiesa  di  sua  patria, 
distribuì  tutto  il  suo  patrimonio  ai 
poveri,  e  con  la  predicazione  gua- 
dagnò molti  compagni  alla  solitudi- 
ne. Ottenne  licenza  da  Bartolomeo 
vescovo  di  Laon,  di  fermarsi  in  un 
luogo  solitario,  chiamato  Premoii- 
stratOy  nell'isola  di  Francia,  le  cui 
valli  donate  gli  vennero  dal  vesco- 
vo. Ivi,  nel  1119,  istituì  il  suo  Or- 
dine, detto  perciò  Premonslratense^ 
e  diede  a'  suoi  canonici  l'abito  con 
uno  scapolare  di  lana  bianca,  mo- 
stratogli in  visione  dalla  ss.  Vergi- 
ne, e  la  regola,  ricevuta  parimenti 
in  visione  da  s.  Agostino.  Quindi 
recatosi  a  Roma  s.  Norberto,  nel- 
l'anno I  1 26,  fu  l'Ordine  approvato 
dal  Pontefice  Onorio  II,  ed  egli  nel- 
l'anno seguente  fu  eletto  arcivescovo 
di  Magdeburgo ,  dove  poi  morì  e 
riposò  il  suo  corpo  sino  al  1627  , 
nel  qual  anno  fu  trasferito  a  Praga 
di  Boemia,  e  collocato  nella  chiesa 
del  suo  Ordine. 

In  seguito  que'  Canonici  furono 
riformati,  nel  1 233,  da  Gregorio  IX, 
nel  1256  da  Alessandro  IV,  che 
inculcò  loro  di  osservare  i  provve- 
dimenti fatti  dal  predecessore,  e  nel 
1438,  da  Eugenio  IV.  Nella  Spa- 
gna vennero  riformati  ad  istanza 
del  re  Filippo  li,  e  questa  riforma, 
coi  suoi  statuti  particolari,  fu  con- 
fermata da  Gregorio  XIII  nel  i582. 
Un'  altra  riforma  s' incominciò  nelle 
Provincie  di  Francia  dal  p.  Daiìiele 
Picart,  e  fu  compita  dal  p.  Servais 
di  Lervelz ,  che  venne  considerato 
come  istitutore  d'  una  nuova  congre- 
zione,  detta  à'^antica  osservanza, 
o  della  riforma  di  s.  Norberto.  A- 
dottò  questa  riforma  un  abito  simile 
nel  colore,  e  nella  forma  a  quello 
degli  altri  premonstratensi,  ma  tli  la- 
na più  grossa.  L'  abito  de'  prcmon- 


a66  CAN 

stralensi  era  di  lana,  collo  scapola- 
re tutto  bianco,  cappa  dello  slesso 
colore,  cappello,  scarpe  e  berretta 
clericale,  usando  in  coro  soltanto  il 
rocchetto ,  eh'  è  V  abito  proprio  dei 
Canonici  Regolari  di  s.  Agostino, 
chiamato  camicia  apostolica. 

11  Bonanni,  il  quale  particolarizza 
l'abito  de'  premonstratcnsi,  dice  che  il 
fondatore  riserljò  il  i-occhetto  e  Tal- 
muzia  pegli  ufilcii  divini,  perchè  le 
costituzioni  dell'Ordine  al  cap.  II  di- 
cono :  »>  che  si  ripiglia  con  maggior 
»>  gusto  ciò,  che  per  qualche  tempo 
9*  si  tralascia  ".  In  quanto  poi  all'abi- 
to tutto  bianco,  comprese  le  scarpe 
e  la  berretta,  fu  adottato  perchè  in 
tutto  apparisse  il  candore  ordinato 
dalla  b.  Vergine  a  s.  Norberto.  Si 
rileva  poi  da  un  breve  d' Innocenzo 
IV,  che  era  permesso  a'  superiori  un 
abito  discretamente  migliore,  e  che 
tutti  dovessero  portare  scarpe  rosse 
senza  orecchini. 

Le  costituzioni  de'  premonstratcnsi 
furono  approvate  da  diversi  Ponte- 
fici, e  quelle  dell'ultima  riforma  da 
Paolo  V,  nel  1617,  e  da  Gregorio 
XV  nel  1621.  Quest'Ordine  fiorì 
in  santità,  virtù  e  dottrina,  e  molto 
si  propagò.  Poco  dopo  la  sua  isti- 
tuzione, s.  Domenico  Guzman,  spa- 
gnuolo  della  diocesi  di  Osma,  ov'e- 
ra  stato  canonico  premonstratense,  nel 
12  17,  fondò  l'inclito  Ordine  de'  pre- 
dicatori colla  regola  di  s.  Agostino, 
e  con  alcune  costituzioni  degli  stessi 
premonstratcnsi ,  come  abbiamo  da 
Uberto  de  Romanis.  L' Ordine  di 
Premonstrato,  o  de'  Norbertini ,  se- 
condo il  p.  Helyot,  si  divise  in  cin- 
quanta Provincie,  conteneva  milletre- 
cento case  o  canoniche  di  Canonici 
regolari,  e  quattrocento  monisteri  di 
Canonicliesse  regolari  premonstra- 
tcnsi (Fedi).  Austérissima  fu  la  pri- 
mitiva sua  istituzione;  quei,  che  ne 


CAN 
seguivano  la  regola,  non  [>ortavano 
mai  panni  lini ,  usavano  continua 
astinenza  dalla  carne,  e  digiunava- 
no rigorasamente  più  mesi  dell'an- 
no. I  premonstratcnsi  si  chiìunavano 
in  Inghilterra  Canonici  bianchi^,  ed 
avevano  in  quel  regno  trentacinque 
case.  F.  la  Biblioteca  Premonstra- 
tense, il  Mirco,  e  le  Cronache  di 
Sigiberto,  e  di  Roberto  Altisiodo- 
rense,  e  finalmente  si  vegga  la  gran- 
de opera  in  due  tomi  intitolata  Sa- 
cri et  Canonici  Ordinis  Praemon- 
stratensis  Annahs  in  duas  partes 
divisi,  Nanceii  1734.  Anticamente 
quest'  Ordine  avea  l'ospizio,  o  colle- 
gio, colla  contigua  chiesa  dedicala  a 
san  Norberto  presso  s.  Maria  Mag- 
giore, ora  delle  monache  della  Carità 
figlie  di  Nostra  Signora  del  Rifugio 
al  Monte  Calvario ,  per  concessione 
del  regnante  Pontefice. 

Canonici  Regolari  di  s.  Martino 
d'Esparnai. 

Prese  il  nome  questa  congrega- 
zione dall'  abbazia  di  s.  Martino , 
fondata  presso  un  castello  della 
Sciampagna ,  detto  Esparnai,  verso 
r  anno  1 1 28.  Il  decano  de'  cano- 
nici chiamato  Galerando,  figlio  del 
maestro  di  casa  del  conte  di  Cham- 
pagne, a  persuasione  di  s.  Bernardo, 
da  cui  era  stato  convertito,  rinno- 
vò il  vivere  religioso,  per  njezzo  dei 
canonici  regolari  di  s.  Leone  da 
Taul,  città  di  Lorena,  e  cambiò  il 
titolo  di  decano  in  quello  di  abba- 
te. L' arcivescovo  di  Reims  fu  il  pri- 
mo, che  approvasse  questa  congre- 
gazione, ed  alla  presenza  di  s.  Ber- 
nardo, del  conte  di  Champagne,  di  . 
alcuni  prelati  e  di  abbati,  e  di  mol-  ^ 
to  popolo,  benedi  l'abbate  con  so- 
lenne cerimonia.  Osservando  i  ca- 
nonici la  regola  di  s.  Agostino,  por- 


CAN 
lavano  lunga  veste  bianca  con  un 
rocchetto  chiamato  saroccioy  saroc- 
ciwìi,  ovvero  s  cor  lido ,  scorlicium, 
diverso  nella  forma  da  quello  degli 
altri.  Il  Mauburno  lo  descrisse  nel 
suo  libro  Venatoria^  nel  quale  trat- 
tando della  varietà  degli  abiti  ca- 
nonicali ,  dice  M  alcuni  portano  la 
»  veste  di  lino  intiero,  con  maniche 
w  egualmente  intiere  ;  alcuni  in  for- 
»  ma  di  larga  e  lunga  pazienza, 
w  senza  maniche ,  aperta  ne'  lati  ; 
'*  altri  unita  verso  le  gambe,  al  mo- 
w  do  della  pazienza  de'  certosini  ; 
>»  altri  l'hanno  in  forma  di  pazien- 
»  za  corta,  e  piegata  con  minute 
»  pieghe,  pendente  dal  collo,  e  la 
»  chiamano  scorligiOy  scorligìum,  ed 
»>  alcuni  portano  una  fascia,  che  pen- 
«  de  verso  i  lati,  mentre  ad  altri 
»  gira  intorno  al  collo.".  Abbiamo 
poi  dal  p.  Molinet,  che  la  congre- 
gazione di  Esparnai  si  estinse,  e  nel- 
r  abbazia  furono  surrogati  i  Cano- 
nici secolari. 

Canonici  Regolari  di   Caliors. 

Non  molto  lontano  da  Perigueux, 
città  della  provincia  di  Bordeaux, 
fu  già  un  monistero  detto  di  No- 
stra Donna  di  Cliancellade.  In  que- 
sto Gughelrao  chiamato  de  Bianche 
Roche,  vescovo  di  Perigueux,  verso 
l'anno  1 1 3o,  pose  i  canonici  rego- 
lari, colla  regola  agostiniana,  i  quali 
si  elessero  vita  solitaria.  Crebbe  la 
congregazione  in  modo,  che,  nel  i364, 
si  contavano  in  questa  canonica  ses- 
santa individui ,  mentre  le  rendite 
si  aumentarono  per  testamentaria 
disposizione  del  celebre  Cardinale 
Talleyrand  de  Perigord,  il  quale  era 
stato  primo  abbate  di  quest'abbazia, 
quindi  vescovo  di  Auxerre,  e  final- 
mente Cardinal  legato  in  Francia. 
Mancata  essendo,  nel  i6i4,  la  osscr- 


CAN  267 

vanza  della  disciplina.  Alano  di  Sol- 
miniac  e  vescovo  di  Cahors,  già  ca- 
nonico della  medesima,  li  ridusse  al 
primitivo  lustro,  comechè  a  lui  pur 
si  debba  attribuire  la  riforma  dei 
monisteri  di  Sablonceaux,  la  Cou- 
ronne,  e  di  s.  Gerardo  di  Limoges, 
fatto,  come  suddelegato  del  Cardi- 
nale de  la  Rochefoucault,  commissa- 
rio apostolico  dell'  Ordine  de'  cano- 
nici regolari  in  Francia. 

Usavano  questi  canonici  veste 
bianca  di  lana,  colla  pazienza  di  li- 
no. Quando  poi  assistevano  a'  divi- 
ni uffizii,  prendevano  la  cotta  e  l'al- 
muzia,  o  mozzetta  di  pelle,  che  po- 
nevano sul  braccio,  assumendo  nel- 
r  inverno  la  cappa  propria  de'  ca- 
nonici. Di  essi  fanno  memoria  il  libro 
delle  Tasse,  e  il  Pennotlo  nella  sua 
SLoria,  al  lib.  II,  cap.  33.  Tanto 
la  canonica  di  Chancellade,  quanto 
quella  di  Sablonceaux,  la  Couronne, 
e  di  s.  Gerardo  di  Limoges,  furono 
riunite  alla  Congregazione  di  Fran- 
cia per  disposizione  dello  stesso  Car- 
dinale de  la  Rocheiòucault. 

Canonici    Regolari   di    s.    Croce 
di  Coinihra. 

Di.  questa  illustre  congregazione, 
che  tanto  si  dilatò  nel  Portogallo 
e  nella  Spagna,  fu  fondatore  Tel- 
lone  canonico  secolare,  ed  arcidia- 
cono della  chiesa  di  Coimbra.  Questi 
con  altri  undici  compagni  risolvet- 
tero di  ripristinare  l'antico  Ordine 
de'  canonici  regolari ,  che  in  Porto- 
gallo era  presso  che  estinto.  Essendo 
venuto  ciò  in  cognizione  del  pio 
Alfonso  figlio  di  Enrico  I;  re  dì 
Portogallo,  assegnò  per  la  fabbrica 
d'un  monistero,  i  bagni  reali  presso 
il  borgo  di  Coimbra.  Incominciata 
r  opera  da  Tellone ,  presto  a  lui 
uuironsi  ancora  altri  individui,  col- 


a68  CAN 

l'aiuto  de* quali,  nel  i  iSr,  Rigettata 
la  pietra  fondamentale,  sotto  V  invo- 
cazione, e  col  titolo  della  ss.  Croce, 
e  nell'anno  seguente,  colla  profes- 
sione di  Ire  voli,  ebbe  principio  la 
congregazione,  che  Innocenzo  II  ap- 
provò nel  1 135,  con  Pontifìcia  bolla. 
Morto  poi  il  fondatore  Tellone,  non 
avendo  i  canonici  altra  costituzione 
particolare,  che  la  regola  di  s.  Ago- 
stino, spedirono  due  canonici  del 
loro  monistero  a  quello  di  s.  Rufo  in 
Fi'ancia,  acciò  ivi  apprendessero  il 
modo  del  vivere  religioso  di  quegli 
edifìcanti  canonici.  Vi  dimorarono  in 
fatti  qualche  tempo,  e  ritornando 
poscia  in  Portogallo,  vi  portarono 
la  regola  e  gli  statuti,  che  si  osser- 
vano in  tutte  le  canoniche  dipen- 
dendenti  da  s.  Rufo.  Tali  statuti,  e 
tali  regole  furono  non  solo  ricevute, 
ed  abbracciate  dai  canonici  regolari 
di  s.  Croce  di  Coimbra,  ma  pur 
anco  dagli  altri  monisteri,  che  a 
quello  di  Coimbra  eransi  uniti  in 
numero  di  diciannove.  Fu  fabbricata 
in  seguito  un'  altra  casa  religiosa 
vicino  alla  chiesa  di  s.  Croce,  per 
le  canoni chesse ,  ove  si  ritirarono 
molte  principesse  e  dame  di  riguar- 
do per  vivere  in  una  perpetua  con- 
tinenza. L'abito  de'canonici  regolari 
di  s.  Croce  di  Coimbra  consisteva  in 
una  tonaca  di  saia  bianca,  un  roc- 
chetto fatto  a  campana  senza  ma- 
niche, ed  una  mezzetta  nera  con 
berretta  clericale  assai  alta.  Riferisce 
il  Pennotti ,  che  ne'  primi  tempi 
della  fondazione,  l'abito  de'canonici 
era  una  veste  detta  Guarnaca,  col- 
la cotta  comune  a  tutti  i  canonici. 
In  progresso  poi  essendosi  raffreddato 
il  loro  spirito  religioso,  il  re  Giovanni 
III ,  verso  la  metà  del  XVI  secolo, 
siccome  zelante  della  religione,  col 
Ixìneplacito  della  Santa  Sede ,  ne 
ordinò   la   riforma,  ridusse  i  cano- 


CAN 

nici  alla  clausura,  ed  obbligolli  al 
silenzio,  e  al  ritiramento  proprio 
de' religiosi.  Questa  celebre  congre- 
gazione ha  sofferto  nelle  ultime  vi- 
cende la  dispersione  de' suoi  mem- 
bri, e  la  distruzione  dei  piìi  bei 
monumenti  della  sua  antichità. 

Canonici  Regolari  del  ss.   Salvatore 
in  Selva. 

Questa  illustre,  e  benemerita  con- 
gregazione, che  tuttora  risplende,  e 
fiorisce  riunita  alla  lateranense,  e 
nel  modo  che  diremo,  s'  intitola  del 
ss.  Salvatore  Latcranese^  ed  ebbe 
prima  diversi  nomi  per  le  seguenti 
ragioni.  Riconoscendo  principalmente 
la  sua  origine  dal  p.  Stefano  Lioni 
sanese ,  cugino  di  s.  Bernardino  da 
Siena,  religioso  eremitano  di  s.  Ago- 
stino del  convento  di  Lecceto,  situato 
in  un  bosco  tre  miglia  lungi  da  Sie- 
na, detta  è  ancora  la  Foresta  del 
La^o,  per  un  laghetto ,  eh'  è  in 
mezzo  allo  stesso  bosco.  Il  p.  Ste- 
fano per  riformare  la  disciplina  dei 
canonici  regolari,  con  alcuni  religiosi 
suoi  compagni,  e  il  beneplacito  del 
Pontefice  Gregorio  XII,  si  fece  ca- 
nonico regolare  ,  vestendo  una  sot- 
tana di  color  tanè,  ed  un  rocchetto 
di  lino,  con  sopra  uno  scapolare  o 
pazienza,  e  cappa  di  color  tanè.  Il 
medesimo  Papa,  coli'  autorità  della 
costituzione  Excitat ,  emanata  a'  5 
aprile  14073  approvò  questa  nuova 
congregazione  colla  regola  di  s.  Ago- 
stino, e  siccome  nel  convento  di 
Lecceto  il  p.  Stefano  Agazzario,  co- 
me lo  chiama  il  Bonanni,  veniva 
disturbato  dagli  antichi  correligiosi , 
e  da  quelli,  che  si  erano  da  lui  ri- 
tirati, ne  parti,  senza  avere  per 
tre  anni  domicilio  fìsso  e  stabile. 
Valendosi  quindi  delle  facoltà  com- 
partite da  Gregorio  XII  di  stabiUrsi 


CAN  CAN  269 
ovunque  avesse  trovato  luogo  adat-  scapolare,  o  pazienza  della  stessa 
to,  da  Guido  Antonio  duca  d' Ur-  lana,  che  portarono  sino  all'unione 
bino  ottenne  il  romitorio  di  s.  Am-  coi  lateranesi.  Lo  scapolare  fu  sta- 
brogio,  vicino  a  Gubbio,  che  dal  bilito  in  luogo  delle  ahnuzie,  che  i 
Pontefice  fu  eretto  in  priojia  di  renani  portavano  nel  chiostro,  oltre 
canonici  regolari,  i  quah  perciò  furo-  la  cappa  nera,  come  tutti  gH  altri 
no  appellati  allora -(^w^rog^/rt/z/j  ed' in  canonici  regolari.  La  chiesa  di  s. 
breve  acquistarono  diversi  monisteri.  Salvatore  fu  dichiarata  capo  di  tutta 
Vi  furono  fra  questi  quelli  di  s.  la  congregazione,  distinguendosi  coi 
Salvatore  di  Bologna,  e  di  s.  Maria  nomi  di  congregazione  di  s.  Maria 
del  Reno,  tra  loro  uniti,  de' quali  del  Reno,  e  del  ss.  Salvatore  iti 
né  della  loro  origine,  ne  della  unio-  Selva,  dal  bosco  di  Lecceto,  donde 
ne,  non  si  ha  certa  memoria,  seb-  partirono  i  primi  fondatori  degli 
bene  facciano  fede  della  loro  anti-  Ambrogiani,  per  cui  furono  pure 
chità  parecchi  diplomi  di  Sommi  chiamati  della  foresta  del  lago,  o 
Pontefici,  ed  imperatori.  Quello  di  s.  Salvatore  del  lago  di  Bosco.  Il 
s.  Maria,  situato  sul  Reno,  cinque  volgo  poi  appellava  questi  canonici 
miglia  distante  da  Bologna,  era  stato  Scopettini,  dal'  monistero  di  s.  Do- 
capo  d'una  congregazione  detta  dal  nato  di  Scopeto  vicino  a  Firenze, 
luogo.  Renana,  fondata  nel  11 36,  dato  loro  da  Martino  V  nel  i43o 
e  poi  unita  all'altra  del  ss.  Salvato-  (monistero,  che  fu  uno  de' più  insigni 
re,  che  i  medesimi  canonici  avevano  dell'Ordine),  dopo  avere  con  auto- 
nella  città  di  Bologna,  ritenendo  essi  rità  apostolica  approvata  la  loro 
però  tuttavia  il  nome  di  canonici  di  unione.  I  suoi  individui  poi  grande- 
s.  Maria  del  Reno.  Mancando  per-  mente  fiorirono  per  santità ,  dottri- 
tanto  religiosi  ad  ambedue  le  cano-  na,  e  dignità  ecclesiastiche,  come 
niche,  per  le  calamità  de' tempi,  e  si  può  vedere  nel  Mozagrugno,  nel 
del  lungo,  e  funesto  scisma  d'oc-  Segni,  nel  Pennotti,  nel  Mirco,  e 
cidente,  coli' autorità  di  Martino  V,  nel  Volaterrano,  e  da  ultimo  risuo- 
e  il  consenso  del  p.  Francesco  Ghis-  nano  ancora  encomiali  i  nomi  dei 
lieri  ultimo  priore,  e  canonico  di  TrobelU,  dei  Mingarelli,  dei  Mon- 
esse  (colla  condizione  però  che  si  sagrati,  dei  del  Signore,  e  di  Ga- 
conservasse  il  titolo  di  Congregazio-  rofalo,  tanto  benemerito  dell'Ordine. 
ne  Renana),  subito  passarono  i  ca-  Né  dee  passarsi  sotto  silenzio,  che 
nonici  di  s.  Ambrogio  di  Gubbio  il  celeberrimo  Steuco  Eugubino  ap- 
nel  monistero  di  s.  Salvatore,  affin-  parteneva  a  questa  illustre  congre- 
chè  col  loro  spirito  ed  osservanza  gazione,  come  ancora  ne  forma  la 
regolare,  si  eccitasse  di  nuovo  l'an-  gloria  il  sommo  miniatore  Clovio, 
tica  osservanza  nella  congregazione  sepolto  in  s.  Pietro  in  Vincoli,  le 
detta  Renana),  e  fu  così  eseguita  la  cui  celebrate  miniature,  che  sono 
riunione  di  loro.  Ed  è  perciò ,  che  I'  ammirazione  degl'  intendenti ,  si 
il  b.  Nicolò  Albergati  vescovo  di  conservano  nella  bibhoteca  vaticana. 
Bologna,  obbligò  gli  Ambrogiani  a  V.  Gio.  Grisostomo  Trombelli,  Me- 
lasciare  il  loro  abito,  ed  a  vestire  morie  istoriche  sulle  due  canoniche 
come  i  renani ,  cioè  d' una  tonaca  di  s.  Maria  del  Reno,  e  di  s.  Sal- 
di lana  bianca,  con  sopra  un  roc-  valore  de' Canonici  Regolari,  Bolo- 
chetto   di    Uno,    e    su  di    questo  lo  gna  1752. 


270  CAN  CAN 

Questi    cnnonici   ehlx^ro  in  Italia  ordine  tU  lui  il  mausoleo,    che  per 

quarantadue  inonisteri.    Nella  cano-  morte  dell' artefice  rimase  iinperl'et- 

uica  di  s.  Spirito  di  Venezia,  come  si  to.    Ma  ad  onta  della  sua  imperfe- 

dirà  a  Canonici  di  s.  Spirito,  vi  cu-  zionc,  ognuno    resla   meravigliato  al 

tiarono  nel  i442}6  ^^  rimasero  sino  vedere  la    statua    di  Mosè,   che  ne 

al  Pontificato  di  Alessandro  VII ,  al  forma    l'ornamento,   e   eh' è  tenuta 

modo    medesimo,  in    cui    entrarono  qual  miracolo  dell'arte. 
in  altre  abbandonate  da  altri  cano-         Benevolo   con    questi   canonici  fu 

nici  regolari,  cioè  in  quella  di  s.  Se-  anche  1*  imperatore  Carlo  V,  il  quale 

condo  di  Gubbio j  di  s.  Eufemia  di  trovandosi  in  Bologna,  volle  celebrare 

Piacenza,   di  s.  Maria   del   Fado  la  festa  di  s.  Giacomo  apostolo,  nella 

in   Ferrara,    di   Broncolo,    a  Cor-  chiesa  di  s.  Salvatore,  con  cento  ca- 

hulo,  e  Nicosia   nel   Pisano   ec.    Il  valieri   di   s.  Giacomo  della    Spada. 

Pontefice   Calisto  III,   a' 17    maggio  Confermò  a  que' canonici  inoltre  gli 

1456,  dichiarò    questi    canonici    del  antichi  privilegi  de'canonici  regolari, 

ss.  Salvatore,  veri  canonici  dell'Or-  che  l'abbate  di  Crovara,  d.  Cesario 

dine  di  s.  Agostino,    come    si    legge  da  Bergamo,  presentò  per  la  confer- 

in  Yittorelli  nelle  Addizioni  al  Ciac-  mazione    a    quel    potente    monarca, 

conio,  tom.  II ,  p.  985.  Papa  Sisto  V.  Canonici  Regolari  del    ss.  Sal- 

IV  concesse   alla   congregazione  re-  vatore  Lateranesi. 
nana  il  monistero,  e  1'  insigne  basi- 
lica   di   s.    Lorenzo    fuori    le    mura  Canonici  Regolari  d' Austria, 
(ì^edi),   ed  il  suo  nipote  Cardinal 

Giuliano  della  Rovere ,  mentre  era  In  Rlostemeuburg,  presso  Vienna, 
titolare  della  Chiesa  di  s.  Pietro  in  sulle  rive  del  Danubio ,  Leopoldo 
Vincoli  (Vedi),  ottenne  da  Inno-  marchese  d'Austria,  nel  Pontificato 
cenzo  vili,  nel  1489,  il  monistero  d'Innocenzo  II,  fondò,  nel  i\^o  , 
di  questa  chiesa,  pei  canonici  rego-  un'abbazia  in  onore  della  b.  Ver- 
lari  del  ss.  Salvatore,  posseduto  al-  gine,  dandone  la  cura  a'  canonici 
lora  dai  frati  di  s.  Ambrogio  ad  regolari.  Adoperavano  la  cotta  sen- 
Nemus,  i  quali  ebbero  ordine  di  za  maniche,  per  tutti  i  lati  chiusa, 
passare  al  loro  monistero  di  s.  Cle-  e  la  cappa,  meno  i  giorni  più  so- 
mente,  o  a  quello  di  s.  Pancrazio,  lenni,  ne'  quali  prendevano  le  pelli 
ovvero  a  qualunque  altro  della  loro  grigie  chiamate  ferrature,  o  alniu- 
rcligione.  Divenuto  poi  il  Cardinal  zie,  per  concessione  Pontifìcia,  Po- 
delia  Rovere,  nel  i5o3,  Pontefice,  nevano  l'almuzia  in  capo  e  sulle 
col  nome  di  Giulio  li,  arricchì  la  spalle,  come  ci  lasciò  scritto,  nel  suo 
congregazione  di  amplissimi  privile-  Antiquariuni  ìnonasticum,  Nebridio 
gi,  le  confermò  il  monistero,  presso  di  Mondelheim ,  canonico  regolare 
il  quale  fabbricò  un  palazzo  pei  di  questo  monistero,  e  sagrestano 
Cardinali  titolari ,  e  ristaurata  la  della  cappella  di  Nostra  Signora  di 
chiesa,  la  diede  ad  essi  da  uffiziare,  Hielzingen,  il  quale  nella  lettera 
rimanendovi  il  titolo  Cardinalizio,  e  CXLIII,  ove  tratta  degli  abiti  dei  ca- 
volendovi  essere  sepolto  dopo  la  sua  nonici  regolari,  descrivendo  l'abito 
morte.  Ciò  per  altro  non  si  è  effet-  dei  canonici  del  suo  monistero,  dice: 
tuato,  sebbene  il  famoso  Michelan-  -^  In  Ecclesia,  quando  magnae  fcsli- 
gelo     Buonarroti     vi    eseguisse    per     >>   vitates  occurrent,   cum    Canonicis 


CAN 

«  cathedralibus,  loco  capparnm,  fer- 
>»  raturas  (  quae  et  ipsae  in  quibiis- 
»  dam  buUis  vocantur  almutiae) 
»  gestamus  de  pellibus  griseas,  ut 
«  Papa  concedit  ".  Non  adoperava- 
no la  cappa  nei  dì  festivi,  per  es- 
sere tali  giorni  dedicati  alla  letizia, 
mentre  i  peli  neri  o  grigi  delle  cap- 
pe, erano  segno  di  mestizia,  o  peniten- 
za. 11  Pontefice  Innocenzo  XIII,  col 
disposto  della  costituzione  Ejcponì, 
data  a'  9  maggio  1722  presso  il 
tomo  XI,  par.  II,  p.  242  del  Bol- 
lano, concesse  a'  canonici  regolari 
della  Germania  superiore  tutte  le 
indulgenze,  già  da'  suoi  predecesso- 
ri accordate  ai  canonici  regolari  la- 
teranensi,  ne'  giorni  dei  ss.  Agosti- 
no, Monica,  Patrizio ,  Frigdiano ,  e 
Ubaldo.  Questa  illustre  congrega- 
zione ha  avuto,  specialmente  ai  tem- 
pi nostri,  uomini  per  scienza  cele* 
bratissimi,  fra  i  quali  sono  da  no- 
minarsi Pietro  Ackermann,  e  l' an- 
cor vivente  Giacomo  Ruttenstock. 

Canonici  Regolari  di  s.  Lo  di  Roiien. 

S.  Mellone,  arcivescovo  di  Rouen, 
entrando  in  un  tempio  consacrato 
agi'  idoli ,  ne  scacciò  il  demonio ,  e 
Io  dedicò  in  onore  della  ss.  Trini- 
tà ,  e  risuscitando  un  uomo  chia- 
mato Precordio,  ordinollo  poi  sacer- 
dote, assegnandogli  la  cura  di  tal 
chiesa,  nella  quale  essendosi  riposte 
le  reliquie  di  s.  Lo,  e  de'  suoi  com- 
pagni, ne  fu  cambiato  il  titolo.  Nel- 
le irruzioni  normanne  soggiacque 
poscia  a  devastazione;  finche,  nel 
912  ,  Rollone  capitano  di  quelle 
genti  avendo  ricevuto  colle  acque 
battesimali  il  nome  di  Roberto,  con- 
cesse i  corpi  di  que'  santi  alla  chie- 
sa di  s.  Salvatore  di  Rohan,  e  l'an- 
tica chiesa  coi  poderi  a  Teodorico 
vescovo  di  Gostanza,  perchè  fosse  uf- 


CAN  27  1 

fiziata  dai  canonici  del  suo  clero. 
Dipoi,  verso  l'anno  1020,  Ugone 
XL  vescovo  di  Costanza,  trasferì  da 
detta  chiesa  a  Rohan  sette  canonici, 
venendo  anche  dotata  dai  vescovi 
Ugo,  e  x\lgaro,  che,  nel  1 1445  ^^ 
stabilì  i  canonici  regolari,  confer- 
mati dal  Pontefice  Eugenio  III,  colla 
bolla  Religiosis  desidcriis.  Questi 
canonici  nell'  inverno  portavano  la 
cappa  di  color  violaceo,  e  nella  sta- 
te una  mozzetta  con  cappuccio  più 
sottile,  ma  del  medesimo  colore,  ri- 
gata con  Hnee  bianche.  Anche  di 
essi  tratta  il  p.  Pennotli  nel  suo 
Catalogo. 

Canonici  Regolari  di  s.   Genoveffa. 

La  celebre  abbazia  di  Parigi,  de- 
dicata a  santa  Genoveffa  ,  prima 
d'Eugenio  III,  era  un  collegio  di 
canonici  regolari;  ma  dimorando  nel 
1 147,  quel  Papa  in  Parigi,  per  suo 
volere,  e  col  consenso  del  re  di 
Francia  Lodovico  VII ,  vi  furono 
introdotti  i  canonici  regolari  di  s. 
Vittore  della  stessa  città,  e  ciò  av- 
venne pel  seguente  fatto,  che  descri- 
ve il  Surio  nel  tomo  II,  a*  6  di 
aprile  «  Volle  Eugenio  III  celcbra- 
w  re  la  messa  nella  detta  chiesa  di 
«  s.  Genoveffa,  e  radunato  il  po- 
»>  polo,  nacque  lite  tra  i  ministri 
M  del  Pontefice  e  i  canonici.  Mosso 
»  per  questo  eccesso  il  Papa,  trattò 
"  col  re  di  castigare  gì'  insolenti  au- 
'>  tori  del  fallo  commesso,  onde  ri- 
»  solvette  di  collocare  al  servigio 
»  della  chiesa  i  monaci,  i  quali  si 
»  chiamavano  comunemente  neri, 
«  per  l'abito  che  portavano  di  s. 
>i  Benedetto.  Avendo  ciò  saputo  l'ab- 
»  bate  di  s.  Vittore,  fece  istanza 
w  al  Pontefice,  e  al  re,  acciocché  si 
«  degnassero  dare  tal  cura  ai  ca- 
«   nonici    regolari    di    s.    Agostino. 


aya  C  A  N 

y*  Ambedue  esaudirono  le  pregliie- 
>♦  l'è  dell'  abbnte,  pel  buon  nome 
>»  che  avcano  i  religiosi,  ben  cono- 
-•»  scinti  da  essi ,  e  furono  eletti  do- 
>»  dici  di  tal  Ordine  coU'abbate  O- 
>y  done,  uomo  di  santa  vita,  accioc- 
M  che  vi  dimorassero.  Ora  vi  con- 
«  tinuano  a  vivere  con  privilegi  di 
3y  Eugenio  III  e  di  Lodovico  VII  '*. 
I  canonici  di  s.  Genovefia  presto 
si  resero  benemeriti  e  celebri,  sor- 
tendo da  essi  parecchi  uomini  gran- 
di per  virtù  e  scienza,,  fra' quali  il 
rinomato  Pietro  Lombardo,  detto 
il  maestro  delle  sentenze ^  ed  il  loro 
Ordine  si  estese  per  tutta  la  Fran- 
cia. Ma  in  progresso  di  tempo  es- 
sendosi diminuita  la  osservanza  re- 
golare, mentre  regnava  Luigi  XII 1, 
il  Cardinale  Rochefoucauid,  eletto 
commissario  apostolico  da  Papa  Gre- 
gorio XV  nel  1622,  acciocché  re- 
staurasse la  disciplina,  anche  nei 
monaci  benedettini ,  e  cistcrciensi , 
procurò  con  diligenza,  che  il  mo- 
nistero  di  s.  Genoveffa  fosse  il  pri- 
mo a  darne  l' esempio  agli  altri , 
locchè  felicemente  ottenne.  Unì  per- 
tanto tutti  i  monisteri  e  canoniche 
di  quest'  Ordine  in  una  congregazio- 
ne, ed  assegnò  per  generale  l' abba- 
te di  s.  Genoveffa.  Il  p.  Mohnet , 
.soggetto  ragguardevole  della  mede- 
sima congregazione,  afferma,  che  nel- 
la Francia  si  divise  in  cento  e  più 
monisteri,  molti  de' quali  aveano  la 
cura  delle  anime;  ed  Innocenzo  X 
vi  riunì  la  congregazione  de'  Ca- 
nonici regolali  della  valle  degli  sco- 
lari (Fedi).  Vestivano  di  lana  bian- 
ca, col  rocchetto,  e  la  berretta  nera, 
e  nell'estate  portavano  sopra  il  brac- 
cio sinistro  l'almuzia  di  pelle,  assi- 
stendo poi  neir  inverno  a'  divini  uf- 
flcii.  Assumevano  una  cappa  maesto- 
sa nera,  lunga  sino  a  terra,  e  por- 
tavano  giaii  aippuccio,    col   quale 


CAN 
cuoprivansi  la  testa.  Questi  canouf- 
ci  regolari  si  occupavano  ncll'  am- 
ministrazione delle  parrocchie  e  de- 
gli ospedali,  nella  celebrazione  de'  di- 
vini ufficii,  nell'islruzione  degli  eccle- 
siastici, e  dei  giovani  riuniti  nei  se- 
minari. Di  essi  scrissero  Giovanni 
di  V  allenerà,  Gio.  Filippo  Novarese 
nella   Cronaca^  e  Renato  Choppino. 

Canonici  regolari  di  s.   Gilberto 
di  Sempringani. 

Gilberto  nacque  in  un  luogo  d'In- 
ghilterra chiamato  Sempringam,  o 
Sempingam,  ed  avendo  atteso  allo 
studio  delle  lettere,  si  applicò  alle 
opere  pie,  e  distribuì  le  sue  fa- 
coltà a' poveri.  Venuto  però  a  co- 
gnizione, che  alcune  fanciulle  bra- 
mavano dedicarsi  a  Dio,  abbando- 
nando le  vanità  del  mondo,  ne  scel- 
se sette,  affmchè  in  clausura,  e  con 
abito  abbietto  adempissero  la  loro 
vocazione.  Somministrato  veniva  lo- 
ro il  vitto,  e  ne  fu  affidata  la  cu- 
stodia ad  alcuni  uomini  idonei.  Tal 
tenore  di  vita  piacque  a  diversi  per- 
sonaggij  per  cui  assegnarono  cospi- 
cui fondi  a  Gilberto  perchè  fabbri- 
casse case  religiose,  le  quali  in  bre- 
ve tempo  si  aumentarono  tanto  per 
le  donne,  che  pegli  uomini.  A  que- 
sti ultimi,  nel  1 14^,  assegnò  la  re- 
gola di  s.  Agostino,  e  come  cano- 
nici regolari,  furono  approvati  da 
Eugenio  III,  Adriano  IV  e  Alessan- 
dro III.  Chiamati  pur  furono  mo- 
naci bianchi  Gilbertini  di  s.  Ago- 
stino, e,  dal  luogo  della  nascita  del 
fondatore,  di  Sempringam.  Poco  di- 
poi le  monache  ascesero  a  millecen- 

10  dieci,  ed  i  canonici  a  settecento. 

11  PonteCce  Innocenzo  III,  nel  1202^ 
canonizzò  il  fondatore  Gilberto,  mor- 
to nel  ii88.  Dal  Monastico  Angli- 
canQj  tomo  li,  p.  7 1  Bj  si  appren- 


CAxN 
de  la  rególa  di  quest'  Ordine  ,  e 
le  vesti  prescritte  si  agli  uomini  che 
alle  donne.  I  canonici  dovevano  a- 
vere  tre  tonache,  e  una  di  pelle  di 
agnello,  mantello  bianco  cucito  per 
quattro  dita  nella  parte  anteriore. 
Avevano  pure  delle  pelli  per  cuo- 
prirsi,  e  cappuccio  foderato  con  pelli 
di  agnello,  due  paia  scarpe,  e  calze 
sì  pel  giorno,  che  per  la  notte.  Nei 
divini  ufficii  assumevano  cappa  di 
lino;  ma  nel  chiostro,  in  refettorio, 
e  mentre  leggevano,  doveano  usare 
le  sopraddette  vesti.  In  tempo  però 
di  fatica  prendevano  lo  scapolare 
bianco,  ed  il  mantello.  Di  s.  Gil- 
berto scrissero  Guglielmo  Neubrig,  lib. 
I,  cap.  i6,  e  il  Wion,  lib.  Ili,  die 
4  februarii. 

Canonici  Regolari  di  s.  Marco 
di  Mantova. 

Secondo  alcuni ,  questi  canonici 
traevano  origine  dall'  evangelista  s. 
Marco.  Il  Pennotti  ci  assicura  non 
trovarsi  menzione  certa  di  ciò,  ma  es- 
sere piuttosto  da  riferirsi  la  origine 
loro  al  Pontificato  di  Celestino  III, 
come  cavò  dalle  scritture  autentiche 
del  monistero  di  s.  Marco.  Nel  1 194, 
essendo  vescovo  di  Mantova  il  sa- 
cerdote Enrico,  Alberto  Spinola,  det- 
to di  Fumigola,  per  facoltà  avuta 
dalla  Santa  Sede,  fondò  questa  con- 
gregazione, ed  ottenne  da  alcuni  no- 
bili di  Mantova  una  vigna,  con  una 
cappella  vicina,  detta  di  s.  Maria 
in  Monticale^  locchè  fu  approvato 
da  Celestino  III.  Eretto  un  mo- 
nistero, vi  cominciarono  a  vivere  se- 
condo la  regola  compilata  da  Alber- 
to, che  nel  1204  fu  sanzionata  da 
Innocenzo  III,  e  confermata  da  O- 
norio  III  nel  12 18.  Arricchita  poi 
la  congregazione  di  privilegi,  da  In- 
nocenzo   IV,    Nicolò  III,   Giovanui 

VOL.    VII. 


CAN  273 

XXII,  e  Calisto  III,  si  propagò  con 
altri  monisteri;  ma  poscia  diminuitosi 
il  loro  numero,  verso  il  i584,  pas- 
sò il  monistero  di  Mantova  ai  ca- 
maldolesi. La  loro  vita  era  austera, 
dormivano  sulla  paglia  vestiti  di  la- 
na, digiunavano,  osservavano  il  si- 
lenzio, ed  alla  veste  bianca  aggiun- 
gevano il  rocchetto ,  e  il  mantello 
bianco .  In  coro  invece  di  questo, 
usavano  mozzetta,  e  berretta  bian- 
ca, e  sul  braccio  Talmuzia  di  pelle 
d'agnello. 

Canonici  Regolari  di  s.  Spirito 
in  Sassia. 

L'  Ordine  de'  canonici  regolari  di 
s.  Spirito  in  Sassia ,  che  da  alcuni 
è  stato  considerato  come  Ordine  mi- 
litare, ebbe  origine  in  Montpellier 
nella  Francia  dal  conte  Guido,  il 
quale,  verso  il  fine  del  secolo  XII, 
fondò  in  detta  città  uno  spedale  sot- 
to l'invocazione  di  s.  Spirito,  per 
ricevere  i  poveri  infermi.  In  Roma 
già  esisteva  la  chiesa  di  s.  Maria  in 
Sassia,  fatta  edificare,  sino  dal  7  1 5, 
da  Ina  re  de'  sassoni  orientali,  il  quale 
venuto  in  Roma  nel  718,  fece  ag- 
giungere ad  essa  uno  spedale  pei 
pellegrini  di  sua  nazione,  che  poi  fu 
grandemente  aumentato  dalla  pia 
generosità  dei  fedeli  benefattori.  E 
perciò,  che  si  chiama  questo  speda- 
le in  Sassia^  cioè  in  Sassonia.  Que- 
sto s' incendiò  prima  nell'  8 1 7^  e  poi 
neir847.  In  appresso,  perle  fazioni 
de'  guelfi  e  gliibellini ,  essendo  ri- 
dotto in  istato  deplorabile,  nel  1 198, 
insieme  colla  chiesa  dedicata  a  s.  Spi- 
rito, Innocenzo  III  lo  fece  rifabbri- 
care dai  fondamenti. Quindi,  nel  1 2o4, 
chiamò  a  Roma  il  conte  Guido  con 
sei  spedalieri  di  Montpellier,  il  cui 
istituto  avea  approvato  sino  dal 
1 198,  ed  a  loro  commise  la  cura 
18 


0^7  i  CAN 

doli'  ospedale  destinato  jìCf;!'  infermi, 
e  pei  neonati  illegittimi,  mediante 
il  disposto  della  bolki  Inter  opera 
pitta  tis.  Al  Ioni  r  ospedale  fu  imito 
a  rpiello  -di  Montpellier;  e  in  se- 
gnilo fu  anicchilo  colle  donazioni 
di  altri  Papi,  e  di  pietose  largizioni, 
che  ne  aumentarono  eziandio  Tedi- 
ficio.  Sicconac  questo  minacciava 
rovina,  Sisto  IV,  nel  i47^>  lo 
riedificò  con  magnificenza  ,  finché 
Benedetto  XIV,  e  Pio  VI  lo  com- 
pirono, perfezionarono  ed  amplia- 
i-ono  mirabilmente. 

Quelli,  che  da  principio  ebbero  la 
cura  di  quest'  ospedale,  furono  eccle- 
siastici, i  quali  facevano  i  voti  so- 
lenni de'  canonici  regolari,  ed  an- 
che secolari,  che  si  obbligavano  sol- 
tanto con  voti  semplici.  In  tale  ma- 
niera i  canonici  di  Roma,  insieme 
agli  altri  canonici  di  Montpellier, 
costituirono  un  Ordine  di  canonici 
regolari  ospitalari,  che  si  propagaro- 
no in  diversi  luoghi,  finché  il  Pon- 
tefice Onorio  III,  creato  nel  1216, 
li  divise  in  due  congregazioni ,  la- 
sciando ad  ognuna  gli  ospedali,  che 
da  esse  dipendevano.  Vuoisi,  che  Eu- 
genio IV  desse  a  questi  canonici  la 
regola  di  s.  Agostino.  Nata  poi  con- 
ti'oversia  sulla  primazia  degli  ospe- 
dali di  s.  Spirito  di  Roma,  e  quello 
di  Montpellier,  il  Pontefice  Nicolò 
V,  nel  1  ^55 ,  decise  in  favore  del 
romano  .  Dapprima  i  canonici  e 
l'ospedale  dipendevano  da  un  pre- 
sidente, che  poi  prese  il  nome  di 
Commendatore  di  santo  Spirito  (  Fe- 
di ),  e  eh'  é  uno  de'  primi  prelati 
della  corte  romana,  e  viene  posto 
dai  Pontefici  a  loro  beneplacito.  I 
canonici,  che  vestono  come  i  preti 
secolari,  professano  i  tre  voti  reli- 
giosi ,  e  ne  aggiungOYio  un  quarto 
di  servire  gì'  infermi.  Si  distinguono 
per  una  croce  doppia   bianca,   che 


CAN 

portano  ilalla  parte  sinistra,  tanto 
della  veste,  che  del  petto;  e  la  so- 
vrappongono pure  sulla  mozzetta,  o 
alniuzia,  che  usano  in  coro,  di  panno 
color  paonazzo,  orlata  di  seta  rossa, 
oltre  la  cotta.  Ogni  giorno  recitano 
le  ore  canoniche ,  e  vivono  in  co- 
mune. 

Fra  i  commendatori ,  che  si  di- 
stinsero in  questo  spedale,  meritano 
particolar  menzione  d.  Francesco 
Pessirotti ,  chiamato  anche  Laudi. 
Essendo  egli  canonico  regolare  tli  s. 
Pietro  in  Vincoli  di  Roma,  fu  eletto 
protonotario  e  precettore  di  s.  Spi- 
rito, da  Paolo  11.  Ristaurò  l'ospe- 
dale edificato  da  Innocenzo  III ,  e 
quasi  dai  fondamenti  fabbricò  la  chie- 
sa, edificando  la  casa  pei  canonici. 
F.  il  Segni,  De  ordine  et  stata  ca- 
nonico, pag.  5i5,  Bononiae  161 1. 
Merita  inoltre  di  essere  nomina* 
to  d.  Teseo  Aldovrandi,  egualmente 
canonico  regolare  di  s.  Pietro  in 
Vincoli,  e  procuratore  generale.  Fu 
egli  eletto  protonotaro  apostolico  e 
precettore  di  s.  Spirito  da  Gregorio 
XI II,  nel  1^75,  e  si  distinse  nell'ar- 
ricchire  la  sagristia  e  la  chiesa ,  e 
neir  aver  costruita  la  facciata  del 
palazzo  dei  commendatori ,  avendo 
eziandio  la  consolazione,  come  rife- 
risce il  Trombelli  nelle  sue  Memo- 
rie istorichej  p.  257  ,  di  rimettere 
neir  antico  pregio  e  primiera  rie- 
chezza  quel  ragguardevolissimo  luo- 
go per  r  addietro  assai  decaduto. 
Nelle  ampie  tenute  dello  spedale  di 
s.  Spirito  quasi  da  per  tutto  si  ve- 
dono le  armi  del  Pessirotti,  non 
contrassegni  di  vanità,  da  cui  esso 
era  alieno,  ma  evidenti  argomenti 
della  capacità  e  attenzione,  non  che 
della  integrità  sua  per  T  incremento 
del  pio  luogo. 

Anche  in  Venezia  vi  furono  ca- 
nonici di  s.  Spirito,  come  quelli  di  Ilo- 


CAN 

ma,  istituiti  da  un  certo  Gabriele  Spo- 
Jetino,  l'anno  i^i5,  i  quali  furono 
aboliti  da  Alessandro  Vii,  nel  i656, 
colla  bolla  Ciwi  sicut  compertunij 
essendosi  ridotti  ad  avere  un  solo 
monistero,  ed  anche  per  aver  trali- 
gnato dal  primitivo  spirito.  I  beni 
loro,  che  ascendevano  a  più  di  quat- 
trocento mila  scudi,  furono  assegnati 
in  sussidio  a'  veneziani  per  la  guer- 
ra di  Candia,  cui  sostenevano  con- 
tro i  turchi.  De'  canonici  di  s.  Spi- 
rito in  Sassia  scrissero  Paolo  Mo- 
rigia^  Silvestro  Maurolico,  Barto- 
lomeo Piazza  nelle  Opere  pie  j  ed 
altri. 

Nel  recinto  dello  stesso  ospedale 
di  s.  Spirito  in  Roma  vi  era  un 
monistero  di  religiose  del  medesi- 
mo Ordine,  le  quali  dirigevano  le 
fanciulle  illegittime,  che  ivi  erano 
nudrite  ed  educate,  finche  avessero 
scelto  uno  stato.  Questo  monistero 
fu  fatto  fabbricare,  nel  1600,  da 
Clemente  Vili,  che  ne  dedicò  la 
chiesa,  separata  da  quella  de'  cano- 
nici, a  s.  Tecla  ;  ma  ora  non  esisto- 
no più.  Le  bastarde  sono  dirette 
dalle  anziane,  che  ivi  rimasero,  le 
quali  hanno  il  titolo  di  maestre,  e 
sono  soggette  ad  una  superiora,  che 
dipende  da  monsignor  commenda- 
tore. Le  monache  vestivano  di  ne- 
ro col  segno  della  croce  doppia  sul 
petto,  con  panno  bianco  in  capo,  e 
per  indulto  di  Clemente  Vili,  vi 
aggiunsero  il  velo  nero.  F.  l'ar- 
ticolo Ospedale  m  s.  Spirito  m 
Sassia. 

Canonici  Regolari  del  Priorato^ 
detto  de' due  Amanti. 

La  storia  di  questi  due  amanti  è 
riferita  da  s.  Gregorio  di  Tours,  de 
gloria  Confcssorum,  capo  82.  Dice 
adunque  essere    stati  nell'  Auvergne 


CAN  275 

in  Francia  un  uomo  e  una  fanciul- 
la che  unitisi  in  matrimonio  visse- 
ro sempre  in  continenza.  Passati  al- 
cuni anni  con  reciproco  consenso,  l'uo- 
mo si  fece  sacerdote  ,  e  la  donna  mo- 
naca. Avvenuta  la  morte  di  questa, 
e  volendo  il  sacerdote  con  altri  sep- 
pellirla ,  alzò  le  mani  al  cielo ,  e 
ringraziò  Dio  per  1'  osservata  conti- 
nenza. Al  che  la  defunta ,  come  si 
destasse  dal  sonno,  sorridendo  gli 
comandò  che  tacesse ,  non  essendo 
necessario  manilestare  il  segreto  a 
chi  non  cercava  di  saperlo;  e  ciò 
detto  riposò  nel  Signore.  Non  passò 
molto  tempo,  che  morto  il  sacerdo- 
te, fu  sepolto  nella  medesima  chie- 
sa, in  sepoltura  separata.  Ma  nel  d\ 
seguente ,  con  sorpresa  di  tutti ,  si 
trovò  tumulato  accanto  la  sua  con- 
sorte, onde  il  popolo  cominciò  a  ve- 
nerarli col  titolo  dei  due  Amanti. 
Egli  è  perciò,  che  in  questo  luogo , 
verso  l'anno  1200,  Guglielmo  M3I- 
lemain  fondò  un  priorato,  collocan- 
dovi i  canonici  regolari,  i  quah 
portavano  veste  bianca,  rocchetto  e 
berretta  nera,  con  almuzia  di  pelle, 
che  cuopriva  loro  il  capo  e  le  spal- 
le. La  chiesa  loro,  dedicata  a  s.  Ma- 
ria Maddalena,  e  posta  nella  diocesi 
di  Rohan ,  diede  ad  alcuni  motivo 
di  ripetere  la  origine  del  nome  di 
questi  canonici  dall'  amore,  che  pas- 
sava tra  Nostro  Signore,  e  la  Mad- 
dalena, titolare  della  chiesa  loro.  An- 
che di  questi  trattò  il  p.  Pennotti, 
Historia  canonicoruni  regidarium , 
Romae  1624,  tom.  II,  cap.  33, 
num.    18. 

Canonici  Regolari   della  Valle 
degli  Scolari. 

Questa  congregazione  fu  incomin- 
ciata colla  regola  di  s.  Agostino  da 
Guglielmo,    Riccardo,    Everardo,    e 


176  CAN 

Manasse,  professori  di  teologia  del- 
l' università  di  Parigi ,  seguiti  da 
trentasette  scolari  loro.  Parve  ai  tre 
ultimi  vedere  un  grand' albero,  clie 
co' suoi  rami  cuoprisse  tutto  il  mon- 
do, per  cui  esortati  da  Guglielmo, 
rinunziatc  le  loro  facoltà ,  andarono 
a  Langres  nella  Sciampagna,  etl  ot- 
tennero dal  vescovo  Guglielmo  di 
Joinville  una  valle,  che  per  la  sua 
asprezza  giudicarono  opportuna  ad 
istabilirvi  il  monistero.  Sì  unì  ad 
essi  Federico  vescovo  di  Chàlons,  e 
nel  i2o3,  vennero  approvati  dal 
detto  vescovo  di  Langres,  indi  fu- 
rono confermati,  nel  1 2  1 8,  dal  Pon- 
tefice Onorio  III.  Adottarono  per 
vestiario  quello  de'canonici  di  s.  Vit- 
tore, cioè  tonaca  di  lana  bianca,  e 
cappa  nera  con  pelli  di  agnello. 
Cresciuta  poi  questa  congregazione, 
fti  trasferita  presso  il  castello  di 
Chaumont.  Nel  1234,  fu  chiamato 
Ordine  della  Valle  degli  Scolari,  e 
Tiel  1 646,  con  bolla  d' Innocenzo  X 
fu  unito  a  quello  de'canonici  Regolari 
di  s.  Genoveffa  [Fedi),  sotto  il  ti- 
tolo di  congregazione  di  Francia, 
che  molto  si  distese.  Fra  questi  ca- 
nonici, molti  ne  fiorirono  insigni  in 
-virtù  e  dottrina.  I  superiori  non 
furono  chiamati  abbati,  ma  priori, 
come  apparisce  dalle  bolle  di  Onorio 
IV,  Giovanni  XXII,  Pioli,  e  Pao- 
lo IV,  il  quale,  nel  iSScj,  fece  men- 
zione delle  precedenti.  Trattano  di 
quest'  Ordine  il  p.  Filippo  Labbé , 
il  Coppino  nel  lib.  I ,  de  iure  Cce- 
nohitarum,  Martin  Polono,  e  Gene- 
brardo  nella  sua  Cronaca. 


CAN 

fondazione  si  vuole  nel  i349)  ^^^^^ 
la  regola  di  s.  Agostino.  Per  l' ad- 
dietro era  una  congregazione  di  ro- 
miti, ch'ebbe  per  superiore  Giovanni 
Rusbrochio,  morto  nel  i38r,  come 
racconta  il  p.  Pennotto.  Altri  poi 
opinano,  che  la  sua  origine  rimonti 
ad  epoca  anteriore  certo  è  che  alla 
congregazione  di  Val  Verde  erano 
uniti  altri  monisteri,  di  simili  cano- 
nici regolari,  come  anche  di  mona- 
che dello  stesso  istituto,  fra  le  quali 
si  contano  il  monistero  di  Cremona, 
di  Messina,  di  Palermo,  di  Tauro- 
mina,  di  Castelvecchio ,  ed  altri. 
Mancò  del  tutto  questa  congrega- 
zione, e  nel  i4i2  fu  unita  a  quella 
de'  canonici  regolari  di  Vindeseim 
(Vedi),  di  cui  fu  autore,  nel  i38o, 
Florenzio,  discepolo  del  gran  Gerar- 
do. I  canonici  radevansi  interamente 
il  capo,  lasciandosi  un  solo  giro  di 
capelli,  a  modo  di  corona.  La  loro 
veste  col  cappuccio  era  nera ,  ed 
alla  tonaca  aggiungevano  il  rocchetto 
bianco,  e  vestivano  anche  il  camice 
di  lana.  Le  canonichesse  di  questa 
congregazione  usavano  parimenti  il 
rocchetto,  ma  mancati  i  canonici, 
sotto  la  direzione  de' quali  si  gover- 
navano, cambiarono  superiore,  ed 
abito,  continuando  ad  osservare  la 
regola  di  s.  Agostino,  e  prendevano 
il  rocchetto  solo  quando  ricevevano 
la  ss.  Eucaristia.  Dei  canonici  rego- 
lari di  Val  Verde  scrissero  anche 
il  Maurolico,  Giovanni  Rusbrochio , 
e  Giovanni  Schonovio. 

Canonici  Regolari   di  Vindeseim. 


Canonici  Regolari  di  Val  Verde. 

Nella  Fiandra  fu  così  chiamata 
tal  congregazione,  da  una  valle  vi- 
cina a  Brusselles,  ove  fu  eretto  il 
principal    monistero,   la   cui    prima 


In  Daventria ,  nell'  arcivescovato 
d'  Utrecht  ,  Gerardo  Groot  istituì 
una  congregazione  di  chierici  rego- 
lari, i  quali  vivevano  in  comune 
col  prodotto,  che  ricavavano  dallo 
scrivere  libri,  e  dipoi,  a  persuasione 


GAN 
dello  stesso  Gerardo,  e  del  suo  di- 
scepolo Florenzio,  nel  i38o,  prescel- 
sero di  vivere  sotto  la  regola  di 
s.  Agostino.  A  questo  fine  venne 
fondato  un  monistero  vicino  alla 
città  di  Zwol,  in  un  luogo  chiamato 
dai  paesani  Vindeseim,  o  Vindesem, 
o  Vindeseut,  e  mediante  la  licenza 
loro  data  dal  duca  di  Gueldria  Gu- 
glielmo, e  dall'arcivescovo  d'Utrecht, 
mandarono  nel  1 386  sei  de'loro  com- 
pagni presso  i  canonici  regolari,  per 
apprenderne  la  disciplina.  Nell'anno 
seguente  presero  l'abito  canonicale, 
cioè  veste  bianca,  rocchetto,  e  ber- 
retta da  sacerdote,  ed  in  coro  in 
tempo  d'  inverno  facevano  uso  del- 
l'almuzia  di  pelle,  che  sovrappone- 
vano alle  spalle.  Mossi  dall'esempio 
di  questi  canonici,  molti  elessero  il 
medesimo  tenore  di  vita,  per  cui  in 
pochi  anni  il  monistero  ebbe  nume- 
rosi individui,  e  successivamente  si 
propagò  in  modo,  che  si  contarono 
oltantatre  monisteri.  Nel  i4i2  ag- 
gregati furono  ad  essi  i  canonici 
regolari  di  Val  Verde  (Vedi),  ma 
essendo  stati  per  la  maggior  parte 
distrutti  dagli  eretici  nelle  guerre 
delle  Fiandre,  nel  1600,  i  canonici 
passarono  in  Francia,  ove  consegui- 
rono l'abbazia  di  s.  Severino  presso 
Chàteau-Landon ,  sotto  la  direzione 
di  Mauburno,  che  fu  quindi  abbate 
di  Linoy.  Le  loro  canonidiesse  fon- 
darono ben  quattordici  monisteri 
governati  dagli  stessi  canonici  rego- 
lari, che  noverano  fra  i  loro  illustri 
i-eligiosi  Tommaso  da  Rempis,  au- 
tore àeW Imitazione  di  Cristo,  come 
ben  dimostrarono  il  dotto  gesuita 
p.  Rosweido,  il  Rusbrochio,  il  Ge- 
rardo sum mentovato,  ed  altri  cospi- 
cui personaggi.  Abbiamo  le  loro  no- 
tizie dal  Mirco,  dal  Pennotti,  dal 
Molinet,  e  da  Ruschio  nella  Cro- 
naca. 


CAN 


277 


Canonici  Regolari  di  s.  Giorgio 
in   Alga,    Congregazione. 

Nell'anno  i4oo,  o  i4o4>  venne 
fondata,  un  miglio  dalla  città  di 
Venezia,  nel  monistero  de' canonici 
regolari  di  s.  Agostino,  detto  di  s. 
Giorgio  in  Alga,  da  una  piccola 
isola  di  questo  nome.  Ceduto  fu  un 
tale  monistero  alla  nuova  congFega- 
zione  da  Lodovico  Balbo  priore  di 
essi,  il  quale  passato  all'Ordine  be- 
nedettino, fu  autore  della  riforma 
fatta  nel  monistero  di  s.  Giustina 
di  Padova.  I  primi  fondatori  della 
congregazione  furono  Gabriele  Con- 
dulmero,  che  assunto,  nel  i43i,  al 
Pontificato,  prese  il  nome  di  Euge- 
nio IV,  ed  Antonio  Corraro,  nipote 
di  Gregorio  XII,  da  cui  fu  creato  Car- 
dinale, e  mori  decano  del  sagro 
Collegio,  l'anno  i44^j  ^^^  monistero 
della  sua  congregazione  in  Padova. 
Gabriele,  ch'era  pur  nipote  di  Gre- 
gorio XII,  avendo  distribuiti  a' po- 
veri ventimila  ducati  del  suo  patri- 
monio ,  si  fece  istitutore  e  canonico 
della  congregazione  di  s.  Giorgio, 
nella  quale  facendo  per  umiltà  da 
Portinaro,  ebbe  da  un  romito  la 
predizione  di  venire  sollevato  al  Pa- 
pato. Egli  beneficò  grandemente  la 
sua  congregazione,  e  tenne  sempre 
seco  due  correligiosi ,  da' quali  bra- 
mava sapere  ciò,  che  si  diceva  del 
suo  governo  per  correggersi,  se  le 
osservazioni  erano  giuste. 

Il  Cardinal  Latino  Orsini,  bene- 
volo con  questi  canonici,  nel  i45>o, 
con  pia  generosità,  fabbricò  in  Roma 
una  chiesa  dedicandola  al  ss.  Salva- 
tore ,  che  fu  chiamata  in  Lauro,  per 
l'antico  portico  di  Europa,  che  ivi 
era,  in  mezzo  al  quale  fu  già  un 
boschetto  di  lauri.  Edificò  inoltre  il 
contiguo  monistero,  vi  chiamò  i  ca- 


•7^  CAN 

Donici  ad  abitarlo,  e  lo  arricchì  di 
preziosa  libreiia,  la  quale  fatalmente 
peri  ncir  incendio,  che,  nel  iSi'j, 
distrusse  pure  la  chiesa.  Rifabbricala 
pelò  venne  questa  seconda  dai  ca- 
nonici con  architettura  di  Ottaviano 
Mascherini,  e  quando  fu  riedificata 
la  basilica  vaticana ,  ove  Eugenio 
ÌY  era  stato  sepolto  nel  magnifico 
deposito  erettogli  dal  suo  nipote 
Cardinal  Conduhnero,  fu  esso  in  un 
al  Pontificio  catlavei-e,  trasportato 
dai  canonici  nella  Chiesa  di  s.  Sal- 
vatore in  Lauro  (Fedì). 

Vissero  tali  canonici  con  vita  co- 
mune, finche  s.  Pio  V,  colla  sua  bolla 
Lubricum  vìtce  genus ,  nel  i568, 
determinò,  che  tutti  i  sacerdoti  ,  i 
quali  portavano  abito  distinto,  pro- 
fessassero vita  religiosa,  onde  questa 
congregazione  prontamente  ubbidì, 
e  divenne  vera  religione,  coU'appro- 
vazione  del  medesimo  santo  Ponte- 
fice, e  coir  autorità  della  bolla  Ex 
iìteuntiy  emanata  nell'  anno  1 569 , 
per  cui  furono  conceduti  ad  essi  mol- 
ti privilegi.  Questi  canonici  porta- 
vano in  ogni  luogo  una  toga  di 
color  celeste,  o  azzurro,  secondo  la 
pi'cscrizione  contenuta  nella  bolla 
Qii(e  ad  religioso  rum,  spedita  nel 
1602  da  Clemente  \1I1,  ond'è  che 
fu  chiamata  Congregazione  Azzur- 
rina,  o  Celestina.  In  essa  fiorì  s. 
Lorenzo  Giustiniani,  generale  del- 
l'Oixline,  nel  1 4^-4 5  cl^c  molti  no- 
verano fra  i  confondatori,  e  che  fu 
canonizzato  da  Alessandro  Vili,  nel 
1690.  Finalmente  Clemente  IX,  nel 
1668,  per  le  ragioni,,  che  addus- 
se nella  sua  bolla,  Romanus  Pond- 
feXy  data  a'  6  dicembre,  e  riportata 
nel  tomo  VI,  parte  VI,  p.  3o4  del 
Bollarlo,  abolì  quest'  Ordine ,  asse- 
gnando congrua  pensione  ai  pochi 
superstiti  canonici,  ed  erogando  i 
loro  b«ni  in  soccorso   della  repub- 


CAN 

blica  veneta,  che  in  difesa  di  Can* 
dia  guerreggiava  contro  gli  ottoma- 
ni. Lo  stesso  Pontefice,  nel  1669, 
concesse  la  chiesa  ed  il  contiguo  mo- 
nistero  di  s.  Salvatore  in  Lauro  alla 
nazione  Picena,  per  cui  ora  si  chia- 
ma de'Marchegiani.  Della  congrega- 
zione azzurrina  de'  canonici  regolari 
di  s.  Giorgio  in  Alga,  trattarono  Sil- 
vestro Maurolico,  il  Roderico  nel 
tomo  I,  Paolo  Morigia,  ed  altri. 
Il  monistero  poi,  e  la  chiesa,  che 
i  canonici  regolari  occupavano  nel- 
r  isoletta  d'Alga ,  passarono  ad  una 
comunità  di  carmelitani  riformati. 


Canonici  Regolari  di  s.  Gio.  Battista^ 
iìi   Conventria  d' Inghilterra. 

Essendosi  impadronito  della  Sco- 
zia il  1X3  Etclstano,  nell'anno  900, 
per  rendimento  di  grazie  a  Dio, 
donò  molti  beni  ad  alcune  pie  per- 
sone, le  quali  inEboraco,  o  Yorck, 
erano  appellati  Colideì,  acciocché  po- 
tessero esercitare  l'ospitalità,  e  prèn- 
der cLira  de'  poveri.  Altra  simile 
donazione  ebbe  luogo,  nel  1 069,  per 
parte  del  vescovo  di  Yorck,  per  cui 
fu  eretto  un  sontuoso  spedale  pei 
poveri.  Fra  gli  altri,  che  altrove 
si  fondarono  successivamente,  vi  fu 
quello  di  Conventria ,  eretto  nel 
Pontificato  di  Martino  V.  Pertanto, 
a' 29  marzo  14^5,  nella  cattedrale 
stabilironsi  le  regole  pei  canonici 
regolari  assegnati  alla  direzione  di 
detto  spedale.  Una  di  dette  regole 
decretò,  che  l'abito  sì  pegli  uomini, 
che  pelle  donne  fosse  della  seguente 
maniera.  »>  La  veste  superiore  sia 
«  nera  o  bruna  siccome  la  toga, 
«  ampia,  e  tonda,  da  ogni  parte 
>i  chiusa,  e  segnata  con  croce  pari- 
«  menti  nera  senza  bisso,  né  trop- 
»  pò  lunga,   ne  troppo  corta.    Non 


CAN 

»♦  sia  chiusa  con  bottoni,  si  servano 
*>  di  mantello  segnato  pure  con 
.V  croce  nera,  senza  il  quale  non 
»  sarà  lecito  uscire  di  casa.  La 
>»  veste  interiore  sia  colla  pazienza 
«  di  simil  colore,  e  segnata  pari- 
w  menti  colla  croce  nera.  "  Tutto 
ciò  si  rileva  dal  Monastico  Angli- 
cano tom.  II,  pag.  43o,  e  la  im- 
magine de'  canonici  si  riporta  a 
carte  867. 


Canonici    Regolari    di   s.  Pietro  di 
Monte    Corbulo. 


Nel  Pontificato  di  Giulio  IT,  elet- 
to neir  anno  i5o3,  fu  canonica- 
mente istituita  questa  congregazio- 
ne in  monte  Corbulo,  dodici  mi- 
glia distante  da  Siena ,  per  opera 
di  certo  Pietro  da  Reggio ,  ovvero 
di  Milano,  prima  monaco  certosino, 
poi  canonico  regolare  di  s.  Salvato- 
re in  Bologna.  Essendo  egli  intrin- 
seco amico  del  vescovo  di  Volterra 
Francesco  Soderini,  eh'  era  pure  re- 
ferendario di  Alessandro  VI,  col  suo 
favore  ottenne  il  permesso  di  effet- 
tuar questa  fondazione  sotto  l' invo- 
cazione di  s.  Pietro ,  nella  chiesa  di 
s.  Michele  Arcangelo.  Di  poi  fu  con- 
fermata da  Giulio  II,  come  scrive  il 
Volaterrano  lib.  XXI,  o  da  Leone  X, 
secondo  I'  asserzione  di  Benedetto  da 
s.  Geminiano  canonico  della  mede- 
sima. Il  Mozzagrugno  poi  è  di  parere, 
che  la  primaria  fondazione  non  sia 
nel  monte  Corbulo ,  ma  nel  monte 
di  s.  Maria  di  Bibona,  nelle  marem- 
me di  Pisa  nella  diocesi  di  Volterra. 
L' abito  di  questi  canonici  era  di 
color  grigio,  o  leonino,  sul  quale  po- 
nevano il  rocchetto,  e  sopra  questo 
l'ahnuzia,  o  sia  cappuccio.  Tutta- 
volta  nel  i52r,  venne  cambiato  il 
colore  grigio    in  nero,    al  modo    di 


CAN 


9 


quello  de'  canonici  di  san  Fredia- 
no di  Lucca.  Vivevano  i  canonici 
poveramente ,  ad  usanza  de'  chierici 
dell'antica  Chiesa,  col  prodotto  delle 
fatiche  delle  loro  mani ,  erano  soli- 
tarii,  e  digiunavano  frequentemente. 
Aggiunge  il  Volaterrano,  che  esercì - 
tavansi  neh'  ospitalità ,  ed  usavano 
anche  ima  cocolla  sopra  grossa  to- 
naca. Anche  il  Trullo,  ed  il  Pennot- 
ti  parlarono  di  essi.  In  seguito  fu- 
rono uniti  ai  canonici  regolari  late- 
rauensi. 


Canonici  Regolari  della  congregazio- 
ne del  Nostro  Salvatore. 


Ebbe  questa  principio  nella  Lo- 
rena da  diverse  abbazie  di  canopici 
regolari ,  nelle  quali  era  mancato 
r  antico  splendore  della  regolare  di- 
sciplina. Bramoso  il  Cardinal  di  Lo- 
rena, legato  a  latere  della  JSede  Apo- 
stolica, di  riformarle,  ne  incaricò  il 
b.  Pietro  Fourier,  parroco  di  Mat- 
tai ncourt,  e  canonico  regolare  nella 
abbazia  di  Chaumausey ,  da  tutti 
stimato  per  iscienza ,  per  virtù ,  e 
particolarmente  per  aver  eretto  una 
congregazione  di  monache  di  Nostra 
Signora,  le  quali  attendessero  alla 
pia  educazione  delle  fanciulle.  Ubbi- 
dì il  servo  di  Dio,  e  la  sua  riforma 
fu  approvata  da  Paolo  V,  e  da  Gre- 
gorio XV,  per  cui  ridusse  sette  ab- 
bazie di  canonici  regolari  ad  abbrac- 
ciare costituzioni  di  vita  più  perfetta. 
Unitesi  però  insieme,  nel  1622,  si 
chiamò  la  congregazione  del  Nostro 
Salvatore,  cioè  colle  medesime  rego- 
le date  alle  monache  ed  aumentate 
con  autorità  d'  una  bolla  di  Urbano 
VIII,  emanata  nel  1628,  il  quale 
comandò  inoltre  la  elezione  d'un  pit3- 
posito  generale  pcrjx;tuo,  a  cui  fosse- 
ro soggètti  gli  altri  abbati.  Vestiva- 


ft8o  CAN 

no  toga  nera  con  una  fascia  di  lino 
bianco,  che  dal  collo  pendeva  dalla 
parte  sinistra,  a  modo  di  armacollo, 
e  che  dicevasi  anche  piccolo  rocchet- 
to. In  coro  poi  prendevano  la  cotta, 
e  r  almuzia  di  pelle  grigia  sopra  il 
bi-accio  neh'  estate  ;  ma  nell'  inverno 
oltre  il  rocchetto  senza  maniche,  as- 
sumevano la  cappa  nera  talare  di 
lino,  la  quale  nell'  anteriore  apertu- 
ra mostrava  una  fodera  di  panno 
rosso,  larga  circa  un  piede.  Il  cap- 
puccio loro  era  orlato  di  pelle  simi- 
le air  almuzia,  come  si  può  vedere 
presso  Gio.  Battista  Piari  canonico  del- 
la medesima  congregazione,  e  procu- 
ratore generale  in  Roma  per  la  bea- 
tificazione del  fondatore,  decretata 
da  Benedetto  XIII  a'  28  gennaio 
1780,  mediante  il  disposto  della  co- 
stituzione LaudemuSj  presso  il  tom. 
XII,  p.  4i3  ^^1  Bollano.  In  quel- 
l'anno il  Marangoni  pubblicò  in  Ro- 
ma la  P^ila  del  b.  Pietro  Four- 
rier. 

CANONIZZAZIONE.  Canonizalioj 
Alicujus  in  numerum  sanctoruni  re- 
latio  3  adscriptio.  E  così  chiamata 
quell'azione,  cerimonia,  o  decreto,  con 
cui  il  Sommo  Pontefice  solennemen- 
te dichiara  santo  un  defunto ,  che 
esercitò  in  vita  le  virtù  cristiane  in 
grado  eroico,  e  ad  intercessione  del 
quale,  precipuamente  dopo  la  sua 
morte.  Dio  operò  dei  miracoli.  Pro- 
nunciando il  Papa  formale  giudizio, 
che  qualche  defunto  debba  onorar- 
si come  santo,  permette  ancora  di 
esporne  le  reliquie  alla  pia  venera- 
zione de'fedeli,  d'invocarlo,  di  cele- 
brare la  messa,  e  il  divino  ufficio  in 
suo  onore,  facendone  pur  registrare 
il  nome  nel  canone,  o  catalogo  dei 
santi.  La  Canonizzazione  ebbe  origi- 
ne dal  Testamento  vecchio ,  come 
notò  il  Bellarmino,  al  capo  VII,  do- 
ve   r  Ecclesiastico    canonizzò  Enoc  , 


CAN 
Noè,  Abramo,  Isacco,  ed  altri  giusti, 
ò\cenAo\  Laudemus  viro  s  glorio  so  s  etc. 
La  sua  etimologia  deriva  appunto 
dal  nome  Canon  _,  perchè  il  santo 
si  annovera,  e  si  scrive  nel  catalogo, 
detto  canone,  nel  quale  vengono 
notati  tutti  i  santi  approvati  dalla 
Chiesa.  Dalla  Canonizzazione  si  formò 
poscia  il  verbo  canonizo,  canonizza- 
re, azione  ordinariamente  preceduta 
dalla  beatificazione  [Fedi).  Pel  ca- 
talogo de'  santi  s' intende  anche  il 
martirologio  (Vedi),  sebbene  questo 
propriamente  sia  il  catalogo,  o  lista 
de'  martiri. 

La  parola  Canonizzazione  può  pren- 
dersi in  un  senso  stretto  e  rigoroso, 
come  di  fatto  si  prende  oggidì,  cioè 
un  comando  generale  fatto  a  tutta 
la  Chiesa  di  onorare  una  persona  co- 
me santa.  E  per  servirci  delle  pa- 
role di  Benedetto  XI V,  De  Canoni- 
zatione  sanctoruni  _,  lib.  I ,  cap.  1 3, 
n.  3,  colla  Canonizzazione  de'  santi 
non  solamente  si  esalta  la  fede  cat- 
tolica, ma  si  confondono  eziandio  gli 
eretici.  Imperocché  ammirano  essi 
con  istupore  e  meraviglia  le  eroiche 
gesta  de'  cattolici  ;  veggono  i  loro  eroi 
esaltati  anche  in  terra;  sentono  le 
voci  degli  uomini,  che  ammiratori 
delle  virtù  di  quelli,  con  giuramen- 
to, e  colle  debite  solennità  di  dirit- 
to civile  e  canonico,  le  deposero  in 
formale  processo  e  giudizio  ;  odono 
la  voce  divina,  che  colla  lingua  dei 
miracoli  operati  alla  loro  invocazio- 
ne, conferma  la  prova  umana  ;  com- 
prendono, che  nelle  proprie  sette,  o 
religioni  riforniate,  né  accadono,  ne 
provar  essi  possono  veri  miracoli, 
toccano  con  mano  la  scrupolosa  in- 
dagine ,  che  precede ,  e  delle  virtù 
de'  canonizzandi  d' ambo  i  sessi ,  e 
dei  prodigi i  per  loro  intercessione  ac- 
caduti, per  modo,  che  non  resta  al- 
cun luogo  a  dubitarne. 


CAN 

§  I.  /«  che  consistesse  la  Canoniz- 
zazione ne'primi  tempi  della  Chie- 
sa ^  e  quale  fu  la  prima  Cano- 
nizzazione solenne  celebrata  dal 
Sommo  Pontefice. 

Ne'  primi  secoli  della  Chiesa  i  pri- 
mi santi  furono  i  martiri,  cui  i  fe- 
deli prestarono  solenne  culto.  Si  er- 
geva sulla  loro  tomba  un  altare,  vi 
si  celebravano  i  santi  misterii,  ed  in 
ciò  consisteva  la  Canonizzazione.  Ne 
abbiamo  un  esempio  negli  atti  di 
s.  Ignazio,  e  nella  lettera  della  chie- 
sa di  Smirne  pel  martirio  di  s.  Po- 
licarpo. 11  Baronio  riporta  all'anno 
166,  che  il  Pontefice  s.  Pio  I  scrisse 
a  Giusto  :  martyria  sanata  Spirilu 
sancto  proba.  La  Chiesa  pertanto  ha 
ragionevolmente  approvato  il  culto , 
che  i  fedeli  imbevuti  dello  spirito  di 
lei  hanno  offerto  ai  santi.  Per  altro 
giudicarono  i  vescovi  necessai'ia  molta 
precauzione ,  perchè  non  si  prestasse 
il  culto  a  chi  non  ne  fosse  meritevole, 
dappoiché  alcune  volte  gli  eretici,  e 
gli  scismatici  erano  uccisi  dai  perse- 
cutori ,  e  non  per  questo  venivano 
ammessi  nel  catalogo  dei  martiri,  ov- 
vero ne'  sacri  dittici  delle  chiese.  Co- 
mandò s.  Cipriano,  che  si  pigliassero 
diligenti  informazioni  di  quelli,  i  qua- 
li veramente  fossero  morti  per  la 
fede,  mandandogli  i  loro  nomi,  e  le 
circostanze  tutte  del  seguito  martirio, 
per  non  confonderli  con  persone  di 
zelo  sospetto.  Apprendiamo  dal  Ma- 
cri,  e  da  altri,  in  qual  modo  si  pro- 
cedesse ne'  secoli  posteriori  in  questo 
argomento.  Il  vescovo,  sotto  la  cui 
diocesi  era  stato  martirizzato  alcuno, 
ragguagliava  il  primate  della  provin- 
cia, il  quale,  dopo  matura  delibera- 
zione ,  e  consiglio  de'  vescovi  suoi 
colleghi,  riuniti  in  concilio,  come  pra- 
tica vasi    in   Africa,  determinava,    se 


CAN  28r 

dovevasi  stabilirgli  il  culto  di  mar- 
tire. L'esempio  più  antico  di  ciò  si 
ha  da  quanto  fece  il  vescovo  di  'Pa- 
gaste, come  racconta  s.  Agostino,  il 
quale  presentò  gli  atti  dei  martiri  a 
Mensurio  vescovo  di  Cartagine  ;  on- 
de Ottato  Milevitano  riferisce,  che 
Lucilla ,  protettrice  de'  donatisti ,  fu 
ripresa  da  Ceciliano  arcidiacono  di 
Cartagine,  perchè  prima  di  comuni- 
carsi adorava,  e  baciava  le  reliquie 
d' un  martire  non  ancora  canoniz- 
zato. Chiamavasi  Martyr  vìndicatus 
quello,  che  già  per  tale  approvato, 
pò  te  vasi  venerare.  Dopo  il  IV  secolo 
si  credette,  oltreché  ai  martiri,  doversi 
prestar  culto  anche  a  quelli,  i  quali 
condussero  vita  esemplare,  sebbene  non 
terminata  collo  spargimento  del  san- 
gue nel  martirio;  ma  sempre,  co- 
me attesta  Pompeo  Sarnelli ,  Let- 
tere ecclesiastiche  toni.  II,  p,  7 5, 
Dell'uso  antico  delle  Canonizzazioni 
de^  santi y  in  forza  d'un  decreto  sino- 
dale, dopo  il  quale  s' innalzava  un  al- 
tare sul  corpo  del  defunto,  e  gli  si 
dedicavano  chiese,  ed  oratorii  con 
altari,  il  che  era  appunto  la  ceri- 
monia della  Canonizzazione,  cioè  la 
promulgazione  di  potersene  celebra- 
re la  memoria  anniversaria.  Ciò  pra- 
ticossi  anche  dai  Romani  Pontefici , 
come  asserisce  lo  stesso  autore,  to- 
mo IV,  p.  80  ;  avvertendo  nella  sua 
lettera  XXXVII,  del  tomo  VI,  pag. 
73,  Della  solenne  cerimonia  con 
cui  il  sommo  Pontefice  canonizza  i 
santi,  che  non  si  registravano  nel 
catalogo  dei  santi,  se  non  i  marti- 
ri, sino  '  a  Bonifacio  IV,  Papa  del 
608,  che  dedicò  il  Pantheon  col  ti- 
tolo di  chiesa  di  s.  Maria  adMar- 
tyres[Vedi)^  senza  far  menzione  dei 
confessori,  i  quali  poi  approvati  venne- 
ro dai  sinodi,  o  dai  concilii  provinciali, 
ed  introdotti  nel  pubblico  culto,  come 
s.  Antonio  abbate,  s.  Ilarione ,    san 


a8i  C  A  N 

Gregorio  Nisseno,  s.  Gìo.  Grisosto- 
mo,  s.  Agostino,  s.  Girolamo,  s.  Am- 
brogio, ed  altri  santi  confessori. 

A  voler  decretare  il    culto   anche 
di  quelli,  che  non  subirono    il  mar- 
tirio, ma  che  si  distinsero  coU'eroismo 
delle  virtù  cristiane,  in   progresso  si 
giudicò  opportuno  di  usare  tutta  la 
circospezione,  rimovendo  eziandio  il 
costume  invalso    nel    popolo   di    ac- 
clamare per  santo  taluno,   come  pra- 
tica vasi  nelle    adunanze    de'  primiti- 
vi cristiani .    La  quale   circospezione 
fu  necessaria,  affinchè  non  fosse  pre- 
stato un  culto  a  persone,  delle  quali 
non  constava  solennemente   V  eserci- 
zio delle  eroiche  virtù.  Per  la  qual 
cosa  la  pietà,  spesso  imprudente,  dei 
popoli  ingannati  dalle  esteriorità,  e 
la  negligenza  di  alcuni    vescovi   nel 
fare  le  dovute  ricerche,  obbligarono 
i  Sommi  Pontefici  a  non  più  limi- 
tarsi al  tacito  consenso ,    ma    bensì 
a   riservare   a    sé    stessi    questo  su- 
premo giudizio.    E  in  fatti   bastava 
in  antico,  che  un  vescovo  dichiaras- 
se nella  sua  diocesi    le    virtù,  ed    i 
miracoli  di  alcuno  morto  in  odore 
di    santità,    perchè    fosse     venerato 
da'  fedeli  soggetti   a  lui.    Segno    di 
santità  e  di  culto    ecclesiastico    era 
pure  il  dipingere    le    immagini  dei 
defunti    coli'  aureola    o    corona    ro- 
tonda, o  nimbo  intorno  al  capo,  co- 
me dimostra  il  Lambertini  de  Ca- 
nonizatione  capo  XLT,  t.  II,  p.  281 
e  seg.    Le  beatificazioni    si    pubbli- 
cavano eziandio  dai  vescovi  coll'ap- 
pendere  l' immagine  del  beato  sulla 
porta   di    qualche    chiesa ,    ed  altre 
pratiche  facevansi,  che   vengono  de- 
scritte   all'articolo    Beatificazione, 
insieme    alla  differenza  ,     che    pas- 
sa tra    la  Canonizzazione   e  la  Bea- 
tificazione.    Comandasi    nella  prima 
i'  osservanza    del    culto    per     tutta 
la  Chiesa,  e  nella  seconda  lo  si  per- 


CAN 

mette  soltanto  in  luoghi  determina- 
ti, ec. 

Prima  però  di  parlare  della  ri- 
serva fattasi  dai  Papi  ,  ni^l  secolo 
XII,  di  canonizzare  i  servi  di  Diq, 
della  procedura  ,  che  adottarono , 
e  della  perfezione  di  essa,  non  che 
di  quanto  si  pratica  oggidì,  fa  d'uo- 
po dire  quale  fosse  la  prima  volta, 
in  che  si  udì  nella  Chiesa  il  nome, 
e  il  termine  di  Canonizzazione.  Tra 
le  più  antiche  memorie  intorno  al- 
le Canonizzazioni  fatte  dal  Papa , 
una  è  quella  di  s.  Swidberto,  allor- 
ché Stefano  II ,  detto  III ,  del  7 52, 
pregato  da  Pipino  re  di  Francia, 
diede  l' incombenza  di  formare  i 
processi  a'  vescovi  di  Treveri ,  di 
Magonza,  di  Liegi  e  di  Colonia. 
Nondimeno,  come  diremo,  non  se- 
guì la  Canonizzazione,  che  sotto  s. 
Leone  III,  comunque  molti  impu- 
gnino, che  fosse  veramente  fatta. 
L'altra  memoria  è  di  s.  Albano  pro- 
tomartire d' Inghilterra,  canonizzato 
da  Adriano  I,  nel  794,  ad  istanza 
del  re  Offa  de'  merciori,  come  scris- 
se Matteo  westmonasteriense ,  nella 
sua  Istoria.  S.  Leone  III,  che  suc- 
cesse ad  Adriano  I,  secondo  alcuni, 
vuoisi  che  fosse  il  primo  Pontefice 
a  celebrare  con  solennità  la  Cano- 
nizzazione, giacché,  essendo  passato 
nell'  804  in  Germania  coli'  impera- 
tor  Carlo  Magno,  nella  città  di  Fer- 
den,  alla  presenza  di  quell'impe- 
ratore e  di  molti  Cardinali  e  pre- 
lati, canonizzò  s.  Swidberto.  E  Dio 
manifestamente  approvò  quanto  a- 
vea  stabilito  il  Pontefice  col  resu- 
scitare un  fanciullo,  eh'  erasi  anne- 
gato nel  Reno,  per  cui  i  congiunti, 
ed  altri  ebbero  ricorso  alla  pro- 
tezione del  novello  santo,  come  ab- 
biamo dal  Surio,  il  primo  mar- 
zo, e  dal  Bellarmino,  lib.  I,  cap.  8, 
controvers.    Vero   è  però,  che  mol- 


CAN 

ti  escludono  la  solennità  di  que- 
sta Canonizzazione,  e  ne  attribuisco- 
no l' istoria  ad  una  lettera,  la  quale 
credesi  scritta  da  s.  Ludgero,  vesco- 
vo di  Munster.  Si  deve  poi  stimare 
per  apocrifo  il  racconto  di  Troilo 
Malvezzi  nel  suo  trattato  de  Cano- 
nizadone  t.  I,  i4,  dub.  4?  J^"m. 
46,  in  cui  pretende  di  affermare  es- 
sere stato  il  primo  santo  canoniz- 
zato per  divina  rivelazione  da  Ni- 
colò I,  Papa  dell'  anno  858 ,  Apol- 
lonio, romito  greco,  il  quale  a'  tem- 
pi di  Gesìi  Cristo  avendo  predicato 
a'  pastori  la  venuta  del  Messia,  fu 
dai  giudei  confitto  con  chiodi  di 
legno. 

Per  altro  il  nome  di  Canonizza- 
zione solenne  non  si  udì  prima  del 
secolo  X,  per  consenso  della  mag- 
gior parte  degli  scrittori,  i  quali  di- 
cono, che  il  primo  veramente  a  ce- 
lebrarla fu  il  Pontefice  Giovanni 
XV,  detto  XVI,  romano,  noli' anno 
993,  coll'autorità  della  costituzione, 
o  decreto  sinodale  Cimi  com'entus, 
che  si  legge  nel  tomo  I,  pag.  288 
del  Kollario  romano,  nel  Labbé,  nel- 
r  Arduino,  nel  JMabilIon,  e  nel  Fon- 
tanini.  Canonizzò  egli  solennemente 
in  aula  concilil  Utleranensis^  s.  Ul- 
daiico  vescovo,  eh'  era  morto  a'  4 
luglio  del  973. 

Il  secondo  santo  canonizzato  so- 
lennemente dai  Pontefici  fu  s.  Si- 
meone armeno,  rinchiuso  a  Treveri, 
che  fu  ascritto  al  catalogo  de'  santi 
da  Benedetto  Vili,  in  virtù  della 
costituzione  Requisitisi  Bull.  tom.  I, 
p.  32  3,  come  scrivono  il  Mabillon 
a'  26  luglio  del  io  16,  e  Fontanini, 
p.  3.  Prova  tuttavia  il  Lambertini, 
de  Canon,  ss.,  lib.  I,  cap.  44?  ^'  i2^> 
che  Benedetto  Vili  non  lo  abbia  ca- 
nonizzato, ma  beatificato  solamente; 
onde  il  Papebrochio  soggiunge,  A- 
cta  fs.  tom.  I,  juiiii  p.  97,  che  sia 


CAN  283 

stato  canonizzato    da  Benedetto   IX 
nel  104^. 

La  terza  canonizzazione,  secondo 
gU  autori  piii  critici ,  si  attribuisce 
(  almeno  per  la  solennità  )  a  s.  Leo- 
ne IX,  il  quale,  nel  io5o,  celebrolla 
in  Hartzheim.  Essa  fu  di  s.  Gerardo 
vescovo  di  Toul  morto  1'  anno  994 , 
come  si  rileva  dai  Condì.  Gemi. 
tom.  Ili  p.  II 4-  Altri  vogliono  ce- 
lebrata questa  canonizzazione  in  Ro- 
ma, in  un  concilio,  che  il  Papa  a- 
dunò  nel  mese  di  maggio,  in  virtù 
della  costituzione  Virtus  Divinne  o- 
perationisj  presso  il  citato  BoUario 
tomo  I,  p.  1 3 1 .  Se  realmente  fos- 
sero la  seconda,  e  la  terza  canoniz- 
zazione le  suddescritte  o  altre,  si  ve- 
drà al  termine  di  quest'articolo,  ove 
riporteremo  il  Catalogo  de'  santi 
canonizzati  dai  romani  Pontefici, 
cioè  da  Giovanni  XV,  detto  XVI,  si- 
no al  regnante  Gregorio  XVI. 

Abbiamo  altresì,  che  insorta  con- 
troversia tra  i  limogesi,  e  parigini, 
se  s.  Marziale  dovesse  soltanto  chia- 
marsi confessore  o  apostolo,  Gio- 
vanni XX ,  colla  costituzione  Ad 
pasloralem,  Bull.  Rom.  t,  I,  p.  34o, 
decise  a  favore  de'  primi,  dichia- 
randolo Confessore .  Lo  stesso  Pon- 
tefice nel  io32,  permise  che  si  des- 
se il  culto  di  santo,  cioè  di  beato, 
a  s.  Romualdo,  morto  cinque  anni 
prima,  che  da  Clemente  fu  canonizza- 
to per  equipollenza,  approvandone  il 
culto  immemorabile,  in  cui  appunto 
consiste  la  canonizzazione ^  e  beatifi- 
cazione equipollente.  In  qual  modo  pe- 
rò essa  si  domandi ,  e  come  dal  som- 
mo Pontefice  venga  concessa,  si  trat- 
ta all'articolo  Beatificazione.  Che 
in  que'  tempi  antichi  ancora  i  ve- 
scovi proseguissero  a  canonizzare 
nelle  loro  chiese  qualche  servo  di 
Dio ,  il  cui  culto  peraltro ,  come 
dicemmo,    era    ristretto    nella    dio- 


a84  CAN 

cesi  loro  ,  sì  legge  nelle  Coìp- 
troversie  del  Bellarmino.  Talvolta 
pur  si  propagava  tal  culto  anche 
in  altre  parti ,  sempre  che  il  Papa 
non  disapprovasse  la  canonizzazione 
del  vescovo,  e  la  divulgazione  del 
culto  stesso.  Che  poi  ancora  i  ve- 
scovi celebrassero  le  Canonizzazioni 
nel  secolo  XI  nei  sinodi,  lo  abbia- 
mo da  s.  Pier  Damiani ,  il  quale 
nell'epist.  i6,  e.  29,  circa  molti  santi 
vescovi  de'  suoi  tempi,  dice  quanto 
segue:  w  All'età  nostra  i  beati  ve- 
"  scovi  Romualdo  di  Camerino,  A- 
>»  mico  ramibonense,  Guido  Pome- 
M  siano,  Firmano  di  Fermo,  ed  al- 
w  tri  assai  fiorirono,  e  sopra  i  loro 
M  venerandi  cadaveri  si  sono  fatti 
«  con  autorità  sinodali  degli  alla- 
*»  rij  ove,  cosi  richiedendo  i  mira- 
ci coli,  si  celebrava  la  s.  messa  '\ 
Finalmente  abbiamo  pure,  che  ta- 
lora i  romani  Pontefici  autorizzaro- 
no i  vescovi  a  canonizzare  i  santi, 
ed  Urbano  II,  nel  1088,  con  appo- 
sita bolla,  concesse  facoltà  a  Bizan- 
tino arcivescovo  di  Trani,  di  poter 
ascrivere  nel  catalogo  de'  santi  s. 
IVicolò  cognominato  Pellegrino ,  al 
«ui  onore  è  dedicato  il  sontuoso 
tempio  di  quella  metropoli. 

§  II.  Della  Canonizzazione  riservata 
al  solo  romano  Pontefice^  e  della 
procedura,  che  si  tenne  sino  a 
(quella  di  oggidì. 

Abbiamo  veduto  essere  stato  anti- 
camente di  due  sorte  le  canonizzazio- 
ni, cioè  la  generale,  e  la  particolare. 
La  prima  era  eseguita  dal  Pontefice 
romano,  o  dal  concilio  generale  ecu- 
menico, e  riguardava  la  Chiesa  uni- 
versale; la  seconda,  che  si  faceva  dal 
vescovo,  o  dal  concilio  particolare, 
o  da  una  chiesa  particolare ,  non 
riguardava  che  i  fedeh  soggetti  alla 


CAN 
loro  parziale  giurisdizione.  I  vescovi 
avendo  conservato  il  potere  di  fare 
le  canonizzazioni,  o  piuttosto  beati- 
fiaizioni,  Alessandro  IH  fu  il  primo, 
come    diremo    meglio,    a    riserbarsi 
un  tal  diritto,  per  ovviare  gli  abusi, 
che  ne  seguivano,  e  dopo  lui  appar- 
tenne costantemente   ai  suoi  succes- 
sori ,    ad    esclusione    di    ogni    altro 
vescovo,    arcivescovo,    primate,  pa- 
triarca, legato  a  latere,  collegio  dei 
Cardinali,  etiani  sede  apostolica  va- 
cante.   Non  pochi  teologi,    e   cano- 
nisti sostengono,  che  tal  diritto  non 
sia  del  concilio  generale,  durante  la 
vacanza  della   Santa  Sede,  ma  solo 
quando  è  convocato  dal  Papa,    per 
mezzo   de'  suoi    legati  apostoUci,  che 
è  appunto  l' ecumenico.  La  canoniz* 
zazione  di  s.  Gualtero  da  Pontoise, 
fatta   nel   1 1 53,   dall'  arcivescovo   di 
Rouen,  è  l*  ultimo  esempio,   che  ci 
offre    la    storia     dei    santi  ,    i  quali 
non  sono  stati  canonizzati  dal  Papa. 
Dovendosi   estendere    il   culto  dei 
santi    a    tutta    la  Chiesa,    era    cosa 
troppo  ragionevole,  che  ne  fosse  su- 
premo   giudice    in     ultima     istanza 
il  venerando  capo  della  Chiesa  stes- 
sa, successore  di  s.  Pietro,  e  vicario 
di    Gesù  Cristo,    il    quale    coli' assi- 
stenza promessa    alla   cattedra  apo- 
stolica,   con  certezza   poteva   delibe- 
rare  sopra  oggetto  di  tanta  impor- 
tanza.    E    poiché    pregiudicherebbe 
in  qualche    maniera    anche    a  tutto 
il  corpo  de'  fedeli ,  come  si  esprime 
Bergier,    il    vedere    venerato    sugli 
altari   un    soggetto    non    meritevole 
di  tanto    onore,    e    molto    piii    uno 
affatto  immeritevole,  perciò  i  som- 
mi   Pontefici    hanno    alle    occasioni 
spiegato    in    tal    delicata   materia  il 
loro    primato    di   giurisdizione,   sic- 
come hanno  fatto   in  altre   materie 
ancora. 

Di  fatti  lo  spiegò  il  Sommo  Pon- 


CAN 
tefice  Alessandro  III,  Bandinellij  nel 
I  i8o,    proibendo  si    venerasse    per 
martire  certo  tale,  che,  stato   ucciso 
ubbriaco,  riceveva  culto  dal  popolo. 
Quindi  nella  sua  decretale,  Audìvi- 
mus,  lib.    Ili   delle  decretali  di  Bo- 
nifacio Vili,  titolo  45  De  reliq.  et 
venerai,  sanct.,  disse  non  essere  le- 
cito il  venerarlo   per   santo   pubbli- 
camente,  senza   l'autorità  della  ro- 
mana   Chiesa,    riserbando    alla    sola 
Santa  Sede  il  canonizzare,  e  beati- 
ficare .  La  prima  canonizzazione  do- 
po   questa    legge  ,     fu  celebrata  da 
Lwcio  III ,  immediato   successore  di 
Alessandro    III ,     in  Segni,     1'  anno 
1 182.  Canonizzò  egli    san  Brunone, 
vescovo   di   quella   città,   morto  nel 
I  1 25.  Non  è  poi  a  tacersi  una  ca- 
nonizzazione fatta  nel  Pontificato  di 
Alessandro  III,   da    uno   degli  anti- 
papi, che  insorsero  contro  di  lui.   Il 
falso   Pontefice    Pasquale  III,    a'  29 
dicembre    11 65,    canonizzò     Carlo 
Magno,   la   qual  canonizzazione  non 
mai    approvò  la    Chiesa,  ma    venne 
solamente  da  essa  tollerata  in  guisa, 
che  tutto  al  più  si  può  considerare 
beatificato,  come  avverti  il  Lamber- 
tini,    De  Serv.    Dei   Bealif.  lib.  I, 
pag.  9,    num.  4,    p.  47,    seguendo 
la  sentenza   del  Coiitelori ,    De   Ca- 
nonizatione  Sanctorum,  cap.  2  num. 
2.    Tutta  volta  egli  gode  il  titolo  di 
santo  in  diverse   chiese  di  Francia, 
Germania   e  Fiandra,    comunque  il 
suo   nome   non   sia   stato   registrato 
nel    martirologio   romano.    F.  Bol- 
lando ad  diem  1^  januar.  p.  874, 
l'annalista  Spondano    all'anno  874 
§  5.  Cristiano  Guglielmo  Francesco 
Walchio,  nel    i75o,  stampò   in  Je- 
na  la    Storia      Canonizalionis     Ca- 
roli M,y    che   vuol   esser  letta   con 
molta  cautela. 

Innocenzo  111,  nella  bolla  XXXI, 
Cam   seciindum^    data    a'  3    aprile 


CAN  285 

1200,  Bidl.  Rom.  tom.  IH,  par.  I, 
pag.  99  ,  della  canonizzazione  di  s. 
Cunegonda  imperatrice ,  morta  nel 
io4o,  confermando  il  decretato  da 
Alessandro  III,  dice,  che  al  vero  e 
legittimo  successore  di  san  Pietro, 
^1  romano  Pontefice  spetta  profe- 
rire SI  alto  giudizio.  Avverte  poi  il 
Lambertini ,  lib.  II,  cap.  3,  die  il 
primo  regolare  processo,  fatto  da  un 
vescovo,  per  la  canonizzazione  d'  un 
servo  di  Dio,  fu  per  san  Raimon- 
do di  Pennafort,  morto  nell'  anno 
1275. 

Passando  a  trattare  della  proce- 
dura tenuta  dai  Sommi  Pontefici 
anticamente  nel  canonizzare,  sino  a 
quella  d'oggidì,  diremo,  che  troppo 
è  nota  sì  a' cattolici,  come  agli  ete- 
rodossi, la  severità  del  giudizio,  con 
cui  la  sede  Apostolica  ha  in  ogni 
tempo  proceduto  alla  canonizzazione 
de' santi,  e  la  sua  grande  cautela 
neir  esame  de'miracoli ,  che  vengono 
proposti.  Ben  è  nota  la  confessione 
di  quel  gentiluomo  inglese  prote- 
stante,  per  non  dire  d'altri,  il 
quale  essendo  in  Roma  da  un  pre- 
lato suo  amico,  gli  fu  dato  a  leg- 
gere un  processo  verbale,  contenente 
la  prova  di  molti  miracoli.  Dopo 
averlo  letto  con  molta  attenzione, 
disse  nel  restituirlo  «  Se  tutti  i  mi- 
«  racoli,  che  si  passano  dalla  Chiesa 
M  romana,  avessero  delle  prove  cos\ 
»  evidenti,  come  questi,  noi  non 
»  avremmo  alcuna  difficoltà  a  soscri- 
«  vervi.  Ebbene  rispose  il  prelato, 
«  di  tutti  questi  miracoli,  che  vi 
«  paiono  sì  avverati,  non  ne  fu 
«  ammesso  pur  uno  dalla  congre- 
«  gazione  de'  Riti ,  perchè  non  li  ha 
j'  creduti  bastantemente  provati. 
Il  protestante  meravigliato  di  tale 
risposta,  confessò,  che  soltanto  per 
una  cieca  prevenzione  puossi  com- 
battere   la  canonizzazione  dei  santi. 


a86  CAN 

etl  aggiunse,  che  non  si  sarebbe  mai 
immaginato  essere  così  grande  la 
diligenza  della  Cliicsa  romana  nel- 
r  esame  dei  Uwo  miracoli.  P^.  il  p. 
Uaubenton,  Fila  del  h.  Gio.  Fran- 
cesco Regisy  lib.  IV,  stampata  in 
Parigi  nel   1716. 

E  chi  pur  dia  uno  sguardo  alla 
disciplina  de'  più  remoti  secoli ,  nei 
quali  incominciò  la  solennità  di 
questo  rito,  scorgerà  aver  sempre  i 
Pontefici  trattato  un  tal  affare  con 
profonda  maturità,  ne  mai  il  cele- 
brarono senza  aver  prima  commes- 
sa la  giudiziale  ricerca  della  santi- 
tà, e  dei  miracoli  del  canonizzando, 
e  senza  aver  sentito  prima  il  consi- 
glio, ed  il  parere  dei  Cardinali,  e  dei 
vescovi.  Nei  tempi  medii  commisero 
altresì  l'esame  degli  atti,  virtù  e 
miracoli  de'  servi  di  Dio  anche  al 
tribunale  della  sacra  Rota  romana, 
ed  ecco  come  si  procedeva.  Avver- 
tito il  Sommo  Pontefice,  che  un 
fedele  era  morto  in  opinione  di  san- 
tità, dopo  aver  ricevuto  ripetute,  e 
calde  preghiere  per  la  sua  canoniz- 
zazione, proponeva  l'affare  ai  Cardi- 
naU,  e  col  loro  consiglio  dava  l'in- 
carico ad  altri  personaggi  autore- 
voli del  luogo  ov'era  vissuto  que- 
gli, che  veniva  riputato  per  un  san- 
to, affine  di  prendere  generalmente 
notizia  de'  suoi  meriti,  e  della  divo- 
zione de'  popoli  verso  di  lui.  Tali 
preliminari  erano  fatti  per  indagare, 
se  conveniva  progredire  più  oltre. 
Che  se  il  Papa  per  la  relazione  di 
quei  plimi  commissarii  giudicava 
cosi  ,  esso  li  deputava  di  nuovo , 
ovvero  ne  nominava  altri  secondo 
la  sua  prudenza,  per  prendere  co- 
gnizione de'  più  circostanziati  rag- 
guagli a  seconda  degli  articoli,  e  dub- 
bii,  che  loro  specificava,  sulla  cre- 
denza, virtù,  e  miracoli  del  presun- 
to sauto. 


CAN 

Fatta  l'informazione,  il  Pontefi- 
ce ne  commetteva  l'esame  ad  alcu- 
no de' suoi  cappellani,  cioè  agU  udi- 
tori di  Rota,  oppure  ad  altre  per- 
sone capaci,  per  ((armarne  i  princi- 
pali capi  del  processo;  dopo  di  che 
faceva  esaminare  il  tutto  da  tre 
Cardinali,  cioè  da  un  vescovo  sub- 
urbicario,  da  uno  dell'  ordine  dei 
preti,  e  da  uno  dell'ordine  de'  dia- 
coni, i  quali  ne  davano  una  lunga 
relazione  in  concistoro.  In  un'  altra 
sessione  poi  leggevansi  le  deposizio- 
ni de'  testimoni!  intorno  alle  virtù, 
ed  ai  miracoli;  ma  prima  di  questa 
seconda  lettura  il  Papa  determina- 
va, unitamente  ai  Cardinali,  se  fos- 
se bene  verificata  la  perfezione  del- 
le virtù,  indi  sopra  ogni  miracolo 
decideva  se  l'articolo  era  ben  pro- 
vato, e  le  decisioni  di  punto  in  pun- 
to erano  scritte  da  un  Cardinale. 
Terminato  l' esame  ,  il  Pontefice 
chiedeva  in  concistoro  al  sacro  Col- 
legio, se  fosse  a  proposito  di  fare 
la  canonizzazione,  e  quando  i  voti 
erano  per  1'  aifermativa,  egli  vi  pro- 
cedeva segretamente.  A  questo  con- 
cistoro seguiva  r  altro ,  in  cui  in- 
tervenendo anche  i  patriarchi,  gli 
arcivescovi,  e  i  vescovi  presenti  in 
Roma,  il  Papa  esponeva  loro  ciò, 
che  era  stato  fatto,  e  ne  chiedeva 
il  loro  parere;  poscia  seguivano  i 
voti  de'  Cardinali,  e  dei  menzionati 
prelati,  come  eruditamente  descrive 
il  citato  Lambertini  lib.  I,  cap.  i5, 
n.  12.  Finalmente  in  altro  conci- 
storo il  Papa  stabiliva  il  giorno  ,  e 
la  chiesa  ove  farebbe  la  canoniz- 
zazione, che  esegui  vasi  presso  a  po- 
co colle  stesse  cerimonie,  le  quali 
si  praticano  oggidì,  come  si  dirà  al 

Aggiungiamo  inoltre  essere  stato 
primo  il  Pontefice  Onorio  III,  del 
I2i8,   che   nella   canonizzazione  di 


CAN 

s.  Guglielmo,  arcivescovo  di  Bourges, 
iiiorLo  liei  1209,  intrtidiisse  di  con- 
cedere l' indulgenza  in  tal  solennità  ; 
e  che  la  prima  canonizzazione  ce- 
lebrata in  chiesa  ,  è  stala  quella 
di  s.  Stanislao  vescovo  di  Ci-acovia 
marlirizzato  nel  1079,  fa'^t^  ^^  li" 
nocenzo  IV  in  Assisi  a'  1 7  settem- 
bre 1-253,  con  promulgare  il  decre- 
to, Const.  XIII.  Bull.  Rom.  toni.  I, 
p.  124  Inter  missarutn  solemnia^ 
dall'ambone,  o  pulpito. 

Nell'anno  poi  1587,  il  Pontefice 
Sisto  V  colla  costituzione  Immen- 
sa aeterni  Dei,  istituì  una  partico- 
lar  congi  cgazione ,  denominata  dei 
Sacri  Riti  (^P^edi),  cui  privativa- 
mente commise  anche  l'esame  della 
gravissima  causa  delle  beatificazioni, 
e  canonizzazioni.  In  essa  hanno  an- 
che il  voto  i  tre  più  antichi  udi- 
tori di  Rota,  e  molti  consultori , 
tanto  prelati  del  clero  secolare , 
quanto  teologi  del  clero  regolare, 
come  si  dice  a  quell'articolo.  Ma 
sebbene  Sisto  V  avesse  istituita  la 
congregazione  de' Riti,  non  le  com- 
mise la  causa,  che  si  trattava  pri- 
ma, del  beato  Diego,  che  fu  cano- 
nizzato nei  i588,  forse  perchè  non 
ancora  nominati  i  CardinaH,  che 
la  doveano  comporre ,  o  per  non 
levare  dalle  mani  di  quelli,  che  la 
trattavano,  e  che  già  aveano  molto 
avanzata  la  canonizzazione  di  tal 
santo:  canonizzazione  che  quel  Pon- 
tefice prese  il  temperamento  di 
affidai'e  non  a  tre  Cardinali,  co- 
me si  era  praticato  sino  a  lui, 
ma  bensì  ad  otto  di  essi ,  col- 
l' aiuto  di  molti  teologi  e  canonisti, 
che  la  terminarono .  In  tal  guisa 
più  rispettabile ,  esatta,  e  rigorosa 
divenne  la  procedura  delle  cano- 
nizzazioni, e  le  cause  vi  si  propon- 
gono, e  discutono  con  iscrupoloso 
esame,  ed  a  seconda   delle    piovvi- 


CAN  287 

denze,  ed  analoghi  decreti  emanati 
dai  Pontefici  ,  principalmente  da 
Urbano  Vili,  da  Alessandro  VII, 
Innocenzo  XI  e  Benedetto  XIV. 

Il  sommo  Pontefice  alle  preghie- 
re del  postulatole,  ed  a  relazione 
del  segretario  de'  Riti,  nelle  cause 
de' santi  deputa  un  Cardinal  ponen- 
te. Questi  presenta  alla  stessa  con- 
gregazione lo  stato  della  causa,  i 
processi  della  quale  vengono  esami- 
nati dai  consultori,  che  ne  danno 
il  suffragio.  Ne  però  questo  si  atten- 
de, se  trattasi  di  beatificare,  e  ca- 
nonizzare persona  dell'istituto  loro, 
o  religione,  benché  il  p.  maestro 
del  s.  palazzo  dell'Ordine  de' pre- 
dicatori, ed  i  consultori  vescovi  re- 
golari non  soggiacciano  a  tale  ecce- 
zione. 

In  sequela  pertanto  delle  più  mi- 
nute indagini,  e  questioni  relative 
alla  compilazione  de'  giudizii,  e  pre- 
scritti requisiti,  si  propongono  in  si 
illuminato  consesso,  e  con  severa 
mano  si  pesano  alla  bilancia  del 
santuario,  le  aziojii  dei  servi  di  Dio; 
e  con  rigoroso  scrutinio,  e  pubbli- 
che allegazioni  si  esamina  in  con- 
tradditorio giudizio,  se  esse  appar- 
tengano al  grado  eroico.  Colla  me- 
desima accuratezza  si  discute  la  ve- 
racità de'  miracoli,  ed  il  Papa  non 
emana  il  decreto ,  in  cui  consti  o 
delle  virtù  eroiche,  o  de'  miracoh , 
se  prima  non  abbia  udito  il  voto 
di  questa  numerosa  assemblea ,  e 
non  abbia  a  tal  uopo  implorato  con 
molte  orazioni  il  divino  aiuto.  Fi- 
nito questo  duplice  giudizio,  segue 
un'  altra  congregazione  generale  in- 
nanzi il  Pontefice,  il  quale  ascolta 
in  iscritto  la  protesta  di  monsignor 
promotore  della  fede  (Vedi),  cui 
spetta  per  ufficio,  a  guisa  di  fisco, 
o  il  proporre  le  obbiezioni,  o  l' as- 
soluta sua  adesione.  Indi    il    mede- 


»88  CAN 

Simo  Pontefice  interpella  tutti  i  Car- 
dinali, ed  i  consultori  della  stessa 
congregazione  de'  Riti,  sul  voto  di 
j>otersi  sicuramente  procedere  o  alla 
Beatificazione,  o  alla  Canonizzazio- 
ne, lo  che  poi  egli  dichiara  con 
solenne  decreto,  e  nel  modo,  che 
si  dice  a  Beatificazione. 

Tuttavolta  non  riuscirà  discaro, 
che  qui  si  riepiloghi  la  notabile 
differenza  tra  la  Beatificazione,  e  la 
Canonizzazione,  secondo  l'erudita  de- 
finizione, che  ne  dà  Giacinto  Ami- 
ci, //  sacro  rito  della  Canonizza- 
zione brevemente  descritto,  Roma 
i838.  La  Beatificazione  pertanto 
non  è  che  una  semplice  disposizio- 
ne alla  Canonizzazione;  essendo  la 
prima  soltanto  un  indulto  o  per- 
messo,' che  dà  il  Papa  di  potersi 
venerare  con  ecclesiastico  culto  un 
qualche  servo  di  Dio;  menti-e  la 
Canonizzazione  è  la  definitiva  sen- 
tenza pronunziata  dallo  stesso  Pon- 
tefice, con  cui  egli  dichiara  ed  or- 
dina, come  superiormente  si  disse, 
doversi  venerare  nella  cattolica  Chie- 
sa per  santo  quello,  che  fu  dichia- 
rato prima  beato  (Vedi).  Inoltre 
il  culto,  che  nella  Beatificazione  si 
permette,  è  solo  circoscritto  ad  una 
qualche  provincia,  diocesi,  città,  o 
famiglia  di  regolari  e  simili  ;  e  seb- 
bene possa,  per  indulto  della  sede 
Apostolica ,  estendersi  eziandio  ad 
altri  luoghi,  ciò  si  fa  per  la  sola 
concessione  facoltativa,  non  già  per 
precetto,  e  Sisto  IV  diede  il  culto 
di  beato  a  Giovanni  Bono,  senza 
restrizione  di  luogo ,  o  di  persone  , 
permissione  rarissima,  colla  clausola 
però  :  »  finche  altrimenti  da  Noi,  o 
»  dalla  santa  Sede  sarà  ordinato". 

Il  culto,  che  si  prescrive  nella  Ca- 
nonizzazione, è  invece  esteso  per  la 
Chiesa  universale,  ed  il  precetto  di 
esso  obbliga  tutto  il  mondo    catto- 


CAN 

lieo.  Vi  sono  ancora  delle  altre  dis- 
parità tra  il  culto  de'  santi  {Vedi) 
e  fjuello  dei  beali  ;  e  la  santa  Sede 
non  fa  il  passaggio  dalla  Beatific;i- 
zione  formale  alla  Canonizzazione , 
se  non  esaminati  ed  approvati  altri 
due  miracoli  accaduti  dopo  la  con- 
cessione del  culto.  Nelle  cause  poi 
di  un  culto  antico  posseduto  cen- 
t'anni innanzi  ai  decreti  di  Urbano 
Vili,  emanati  nel  i634,  non  pro- 
cede essa  alla  Canonizzazione,  se 
prima  non  abbia  esaminato  ed  ap- 
provato tanto  il  culto ,  quanto  le 
virtù,  ed  i  miracoli  di  quel  beato, 
cui  vuole  canonizzare.  Una  circospe- 
zione sì  grande,  lo  ripetiamo  an- 
cora, siccome  dimostra  al  mondo  la 
singoiar  prudenza  de'  romani  Pon- 
tefici nel  giudizio  di  queste  cause, 
così  toglie  agli  eterodossi  qualunque 
motivo  di  calunniare  :  su  di  che  è 
a  vedersi  quanto  polemicamente  scri- 
ve il  Bergier  nel  Dizionario  enciclo- 
pedico, alla  parola  Canonizzazione. 
Tuttavia  il  Lambertini  riporta  di- 
versi esempii  di  beati,  che,  per  gra- 
zia speciale  di  alcuni  Pontefici,  fu- 
rono posti  nel  martirologio  romano, 
avanti  clie  fossero  canonizzati. 

§.  III.  Atti  concistoriali,    ed   altre 
particolarità,  che  precedono   la 

Canonizzazione. 

Sebbene  l' odierna  disciplina  sia 
più  rigorosa  nelle  cause  delle  Ca- 
nonizzazioni, la  Chiesa  romana  non 
ha  abbandonato  il  costume  antico 
di  assoggettarle  eziandio  al  giudizio 
del  concistoro  (  Vedi  )  :  che  anzi  ai 
due  concistori,  ne'  quali  prima  si 
esaminavano  queste  cause,  se  ne  ag- 
giunse un  terzo,  affinchè  con  mag- 
gior diligenza,  se  ne  potesse  eseguir 
l'esame.  Compiuto  pertanto,  come 
si  è  detto,  il  giudizio  della  congre- 


CAN 
gazici le  de'  sacri  Riti ,  si  propone 
ciascuna  causa  de'  canonizzandi  pri- 
ma in  concistoro  segreto,  in  cui  in- 
tervengono i  soli  Cardinali,  indi  in 
ooncistoio  pubblico,  e  finalmente  in 
im  altro  semipubblico.  Avanti  che 
per  ordine  del  Papa  s' intimi  dal 
prefetto  delle  cerimonie  Pontificie  il 
concistoro  segreto,  il  promotore  del- 
la fede  presenta  a  tutti  i  Cardinali 
i  com pendii  della  vita,  virtù  e  mi- 
racoli de'  beati ,  che  devono  cano- 
nizzarsi ,  tratti  dagli  atti  autentici , 
i  quali  si  conservano  nella  segrete- 
ria de'  Riti,  acciò  possano  ben  pon- 
derare il  sentimento,  che  dovranno 
dare  tanto  nel  concistoro  segreto , 
quanto  nei  semipubblici.  Questi  stes- 
si compendii  si  distribuiscono  in  se- 
guito a  tutti  i  patriarchi,  arcivesco- 
vi e  vescovi,  che  devono  dare  il  vo- 
to loro  ne'  concistori  semipubblici. 
Convocato  quindi  il  sagro  Collegio 
nel  concistoro  segreto ,  il  Papa  di- 
chiara con  apposita  allocuzione ,  il 
desiderio  di  voler  effettuare  la  so- 
lenne Canonizzazione.  Indi  il  Car- 
dinal prefetto  della  congregazione 
de'  Riti  fa  la  relazione  delle  virtù 
del  primo  fra  i  beati  da  canoniz- 
zarsi, de'  miracoli  a  sua  intercessio- 
ne operati  da  Dio,  e  degli  atti  ese- 
guiti dalla  mentovata  congregazione. 
Terminata  tal  relazione,  il  Pontefice 
interroga  i  Cardinali,  se  giudicano 
potersi  procedere  agli  atti  da  pre- 
mettersi alla  solenne  Canonizzazione 
di  quel  beato ,  ed  ogni  Cardinale 
esterna  il  suo  parere,  con  dire  pla- 
cet^ ovvero  non  placet.  Qualora  poi 
vi  sia  più  d'  un  beato  da  cano- 
nizzarsi, il  medesimo  Cardinal  pre- 
fetto passa  a  riferire  l'altra  causa, 
e  interrogati  i  Cardinali  dal  Ponte- 
fice, rispondono  nel  modo  riferito  . 
Finalmente,  terminate  le  relazioni  di 
tutte  le  cause,  il  Papa  pone  termiae 

YOL.    VII. 


CAN  289 

al  concistoro,  ordinando  che  si  pero- 
rino dagli  avvocati  concistoriali  le 
medesime  cause,  ne'  seguenti  conci- 
stori i  pubbhci. 

Al  detto  concistoro  segreto  succe- 
de il  pubbhco,  nel  quale  il  Pontefi- 
ce si  reca  con  falda,  piviale  rosso , 
e  mitra  di  tela  d'oro  in  sedia  ge- 
statoria,, ovvero  a  piedi  preceduto 
dalla  croce  Papale.  Assiso  nella  se- 
dia pontificale  riceve  all'  ubbidienza 
i  Cardinali;  indi  il  primo  maestro 
delle  cerimonie,  implorato  il  Ponti- 
ficio permesso,  avvisa  gli  avvocati 
concistoriali  (  fedi  ) ,  che  si  presen- 
tino ai  gradini  del  trono  ,  dicendo 
loro  :  Accedant.  Questi,  fatta  genu- 
flessione al  Papa,  formano  un  se- 
micircolo, e  quegli,  che  dee  perora- 
re la  prima  causa,  stando  nel  mez- 
zo de'  colleghi ,  recita  la  sua  ora- 
zione, nella  quale  si  espongono  le 
virtù  e  le  gesta  del  beato  breve- 
mente, indicandosi  gli  atti,  che  han- 
no avuto  luogo  sino  dal  principio 
della  causa,  ed  alcuni  de'  miracoli, 
cui  per  intercessione  di  lui  Dio 
erasi  degnato  di  operare ,  special- 
mente si  dichiarano  quelli  approvati 
dai  Pontefici  prima,  e  dopo  la  bea- 
tificazione, ed  al  termine  si  fa 
istanza  al  Papa,  che  quel  beato  ven- 
ga canonizzato.  Compiuta  la  pri- 
ma relazione,  il  detto  maestro  di 
cerimonie  dà  avviso,  che  si  passi  al- 
l'altra colle  parole  :  Dicat  alter j  ed 
allora  il  secondo  avvocato  concisto- 
riale pronunzia  la  perorazione  del- 
l' altra  causa,  nel  modo  usato  dal 
primo,  ed  altrettanto  si  eseguisce 
in  tutte  le  relazioni  delle  cause,  le 
quali  sono  descritte  nella  schedula 
d' intimo  per  perorarsi  in  quel  con- 
cistoro. Dappoiché,  non  essendo  pos- 
sibile il  compire  le  perorazioni  di 
molte  cause  in  un  sol  concistoro 
pubblico,  si  tengono  a  tale  oggetto 
19 


ago  CAN 

due  o  più  concistori  pubblici  secon- 
do il  numero  de'  beati  da  canoniz- 
zarsi. Mentre  poi  gli  avvocati  conci- 
storiali perorano  le  cause  dei  beati, 
quattro  protonotari  apostolici  parte- 
cipanti occupano  il  luogo  prossimo 
al  trono  Pontifìcio,  a  seconda  del 
privilegio  loro  conceduto  da  Pio  II, 
nel  XV  secolo.  Perorate  le  cause 
stabilite,  gli  avvocati  concistoriali 
s' inginocchiano  suH'  ultimo  gradino 
del  li'ono,  e  sebbene  alle  loro  for- 
mali istanze  sia  preceduto  il  rigo- 
roso esame  suindicato,  pure  il  Pa- 
pa non  condiscénde  a  celebrare  la 
Canonizzazione,  ma  fa  rispondere  in 
suo  nome  dal  prelato  segretario  dei 
brevi  a'  principi,  che,  essendo  l'affa- 
re di  somma  importanza,  esorta  tutti 
ad  innalzare  fervide  preghiere  al 
Padre  dei  lumi ,  acciò  possa  egli 
piendere  quelle  determinazioni,  che 
saranno  più  confacenti  alla  mag- 
gior gloria  di  Dio,  dopo  che  nei 
concistori ,  i  quali  si  terranno  in 
seguito,  avrà  ascoltato  il  parere,  ed  il 
voto  de'  Cardinali  e  de'  vescovi.  In- 
di partono  gli  avvocati,  ed  il  Papa, 
disceso  dal  trono  in  sedia  gestatoria, 
o  a  piedi,  fa  ri  tomo  nella  camera 
del  letto  de'  paramenti ,  preceduto 
dalla  Pontifìcia  Croce  portata  dal- 
l'ultimo  uditore  di  Rota. 

In  esecuzione  delle  preghiere  im- 
poste dal  Papa,  il  Cardinal  vicario 
nel  suo  nome,  eccita  i  fedeli  a  por- 
gere umili  preci  a  Dio,  acciò  coll'ab- 
bondanza  de'  suoi  lumi  voglia  assi- 
stere il  capo  augusto  della  Chie- 
sa nel  gravissimo  affare  di  pronun- 
ziare il  suo  giudizio  per  la  Cano- 
nizzazione. A  tal  effetto  si  prescri- 
vono pubbliche  preghiere,  e  preci- 
puamente si  propongono  (per  l'acqui- 
sto della  plenaria  indulgenza  solita 
a  concedersi  )  tre  giorni  di  digiuno, 
premettendosi  però  la  confeàsione,  la 


CAN 

comunione,  e  la  visita  d'una  delle 
basiliche  patriarcali,  nelle  quali  per 
alcuni  giorni  successivamente  si  espo- 
ne alla  pubblica  adorazione  il  ss.  Sa- 
cramento, visita  cui  suole  fare  anche 
il  Papa  in  ciascuna  delle  dette  basi- 
hche  coi  Cardinali ,  patriarchi,  arci- 
vescovi e  vescovi.  Le  medesime  gra- 
zie spirituali  si  possono  conseguir 
dalle  monache,  oblate,  zitelle,  ed 
altre  donne,  che  vivono  unite  nei 
luoghi  pii,  purché  negl'  indicati  gior- 
ni visitino  le  loro  chiese,  e  cappelle 
interiori,  e  pratichino  di  vote  suppli- 
che all'Altissimo  per  la  s.  Chiesa,  e 
pel  Sommo  Pontefice. 

Segue  di  poi  l' intimazione  con 
ischedula  de'  concistori  semipubblici, 
cosi  chiamati,  perchè  in  essi  danno 
il  voto  non  solo  i  Cardinali,  ma  al- 
tresì tutti  i  vescovi,  i  quali  si  trova- 
no in  Roma ,  invitati  già  con  enci- 
clica della  congregazione  del  concilio, 
colla  distinzione,  che  quelli  distanti 
nel  raggio  di  cento  miglia  da  Roma, 
sono  obbligati  ad  intervenirvi ,  ma 
vengono  dispensati  se  adducono  delle 
ragioni,  per  cui  ne  sieno  stati  impediti. 
Per  la  qual  cosa  giustamente  il  dot- 
to Clemente  XI,  nella  sua  allocuzio- 
ne pronunziata  nel  concistoro  semi- 
pubblico per  la  Canonizzazione  del 
b.  Pio  V,  disse,  che  tal  consesso  di 
Cardinali,  e  vescovi  rappresentava 
l'immagine  d'un  concilio  romano. 
V>  Concistori  semipubbiici. 

Nella  mattina  dunque  del  conci- 
storo ,  il  Pontefice  si  reca  nell'  aula 
concistoriale,  con  piviale  rosso,  e  mi- 
tra di  lama  d' oro  ;  ed  informati  già 
i  Cardinali  e  i  vescovi  delle  virtù  e 
dei  miracoli  di  ciascun  beato  da  cano- 
nizzarsi, tanto  dalle  orazioni  degli 
avvocati  concistorìali  antecedentemen- 
te udite,  quanto  dal  compendio  della 
vita  molto  prima,  come  si  è  detto,  di- 
stribuito a  ciascuno,  danno  il  loro  votp 


CAN 
scritto,  e  sottosciitto,  secondo  l'avvi- 
so espresso  nella  schedula  d' intima- 
zione. Che  se  alcuno  per  indisposi- 
zione fosse  impotente  a  recarvisi,  lo 
fa  giungere  sigillato  nelle  mani  del 
Papa.  Incomincia  pel  primo  il  Car- 
dinal decano ,  il  quale ,  alzatosi  dal 
suo  stallo  in  piedi,  fa  un  inchino  al 
Pontefice  col  capo  scoperto,  si  pone 
indi  a  sedere  ricuoprendosi  col  ber- 
rettino, e  legge  il  suo  voto.  In  tal 
guisa  r  un  dopo  l' altro  successiva- 
mente votano  tutti  gli  altri  Cardi- 
nali, cui  succedono  i  patriarchi ,  gli 
arcivescovi,  e  i  vescovi,  premettendo 
ognuno  la  genuflessione  al  Papa,  e  leg- 
gendo in  piedi  il  proprio  sentimento. 

Allorché  si  alza  il  primo  patriar- 
ca o  arcivescovo,  si  alzano  pure  tutti 
gli  altri  arcivescovi ,  che  stanno  in 
piedi  sino  a  che  l' ultimo  vescovo 
abbia  terminato  di  leggere  il  suo 
voto.  I  voti  poi  si  raccolgono  dal 
prelato  segretario  della  congregazio- 
ne de'Riti,  e  in  assenza  di  lui  da  un 
maestro  di  cerimonie,  votandosi  in 
ciascuna  causa  separatamente,  a  te- 
nore dell'intimazione  della  schedula 
concistoriale. 

Terminate  le  votazioni  della  pri- 
ma causa,  il  Pontefice,  riassumendo 
la  sua  allocuzione,  passa  a  doman- 
dare il  parere  del  sacro  Collegio,  e 
del  corpo  episcopale,  nella  causa  del- 
l' altro  beato ,  che  ad  essi  propone. 
Terminati  finalmente  tutti  i  voti, 
sebbene  il  Papa  si  dimostri  propen- 
so a  risolversi  per  la  Canonizzazione^ 
pure  di  nuovo  esorta  tutti  a  rinno- 
vare le  loro  preghiere  a  Dio,  perchè 
in  sì  arduo  affare  si  degni  d*  illumi- 
narlo. Intervengono  inoltre  a  questi 
concistori  i  prelati  due  primi  udi- 
tori di  Rota,  il  segretario  della  sa- 
gra congregazione  de'  Riti ,  il  pro- 
;k  motore  della  fede,  e  il  segretario 
del  concistoro. 


CAN  291 

Terminato  che  ha  il  Sommo  Pon- 
tefice di  parlare  in  ciascuno  di  que- 
sti concistori  semipubblici,  il  procu- 
ratore fiscale  della  reverenda  camera 
apostolica ,  genuflesso  al  suo  luogo  , 
dietro  il  banco  de'  Cardinali  pr^ti  , 
rivolgendosi  ai  protonotari  apostolici , 
fa  loro  istanza,  che  si  stipuli  pubbli- 
co istromento  de'  voti  de'  padri,  del- 
le Pontificie  allocuzioni,  e  degli  atti 
tutti  di  quel  concistoro,  cui  rispon- 
de il  piti  anziano  prelato  di  quel 
collegio  a  nome  di  tutti,  dicendo  che 
Io  farà  :  Conficiemus.  Indi  rivolto  ai 
due  camerieri  segreti  partecipanti  del 
Papa,  che  assistono  in  piedi  fuori 
dei  gradini  del  trono,  li  chiama  a 
testimonii  colla  formula  :  vohis  testi- 
bus.  Che  se  per  eventuale  combina- 
zione, come  avvenne  nel  concistoro 
semipubblico  tenuto  da  Benedetto 
XIV ,  non  vi  fosse  presente  alcuno 
de'  protonotari  apostolici,  si  roga  al- 
lora quest'  atto  dal  primo  maestro 
di  cerimonie,  il  quale  sta  sempre  al- 
l'assistenza, e  servizio  del  Papa  nel  ri- 
piano del  trono,  come  quello,  che  in 
conclave  roga  ad  alta  voce  l' atto 
dell'accettazione  della  seguita  cano- 
nica elezione  del  nuovo  Pontefice. 
Al  termine  poi  delle  votazioni,  nell'ul- 
timo concistoro  semipubblico,  il  Papa 
manifesta  insieme  la  sua  soddisfazione, 
che  ne'  concistori  sia  stato  uniforme 
il  sentimento  di  procedere  alla  Ca- 
nonizzazione,  e  stabilisce  la  pubbH- 
cazione  del  solenne  decreto ,  nella 
basilica  vaticana  ,  in  un  apposito 
giorno,  che  dichiara.  Poscia  esorta 
tutti  a  rinnovare  le  preghiere  a  Dio 
per  un  affare  si  grave.  Dopo  di  ciò 
i  due  primi  Cardinali  diaconi  par- 
tono dai  loro  stalli,  vanno  al  trono,  e 
il  Papa,  disceso  da  questo,  comparte 
la  solita  benedizione,  preceduto  dal- 
la Pontificia  croce,  fa  ritorno  alla 
camera  del  letto  de'  paramenti,  óve 


29^  CAN 

Ji  (Iciìone  ,  e  riassuntn  la  moz- 
retta,  si  ritira  nellr  sue  camere,  in 
una  delle  quali  dal  secondo  maestro 
di  cerimonie  gli  è  levata  la  falda. 

5  IV.  Luoghi 3  ove  si  celehrar'ono  le 
Canonizzazioni j  e  qual  è  quello 
in  cui  si  sogliono  j  e  devono  ce- 
lebrare. 

Dopo  che  tanti  dotti  teologi ,  e 
canonisti ,  chiamati  a  consulta  nella 
congregazione  de'sacri  Riti,  tanti  Car- 
dinali di  quel  medesimo  tribunale, 
e  tutto  anzi  il  sacro  Collegio,  ad 
una  con  moltissimi  vescovi,  ne'  con- 
cistori hanno  giudicato  potersi  ce- 
lebrare la  Canonizzazione,  il  Papa  vi 
procede  colle  consuete  solennità. 

Che  questo  atto  per  antica  con- 
suetudine sia  stato  celebrato  nella 
basilica  vaticana,  tutte  le  volte,  che 
si  sia  dovuto  celebrare  in  Roma,  ne 
fanno  testimonianza  autentici  docu- 
menti, se  pure  se  ne  eccettui  qual- 
che caso  particolare.  Colla  autorità 
adunque  della  Breve  notizia  delle 
solenni  canonizzazioni  de"  santi  ce.' 
Idrate  in  diversi  tempi  nella  pa- 
triarcale basilica  vaticana ,  Roma 
1807- 1839,  diremo  di  quei  bea- 
ti assunti  dalla  Chiesa  romana  in 
sì  augusto  tempio  al  grado  dei  san- 
ti, e  di  qualche  altra  Canonizza- 
zione, che  si  celebrò  altrove.  Il  mag- 
gior numero  delle  canonizzazioni,  co- 
me asserisce  Benedetto  XIV,  sono 
state  fatte  in  Roma ,  principale  e 
propria  residenza  de'  Sommi  Ponte- 
fici ,  e  quelle,  che  si  celebrarono  in 
altri  luoghi ,  lo  furono  in  occasione 
della  dimora,  che  vi  fecero  alcuni 
Papi.  Il  Rocca  nel  suo  commentario 
De  canonizatione  Sanctorum  ^  Ro- 
mae  1 60 1 ,  eh'  è  la  prima  opera  stam- 
pata  in  tal  materia ,   e   dedicata  a 


CAN 
Clemente  Vili,  riporta  un  catalogo 
di  tutte  quelle  C^anoiiizazzioni,  le  qua- 
li si  sono  potute  da  esso  rinvenire, 
incominciando  da  quella  di  s.  Swid- 
berto,  che  vuoisi  celebrata  in  Ferden*, 
neir8o3,  da  Leone  III.  Dal  mede- 
simo catalogo  si  conoscono  eziandio 
quelle,  che  furono  eseguite  fuori  di 
Roma,  delle  quali  ommettendo  le 
anteriori,  in  parte  summentovate  col- 
la scorta  di  Benedetto  XIV,  accenne- 
remo quelle  de'  tempi  successivi,  in- 
nanzi di  trattare  della  solenne  ceri- 
monia della  Canonizzazione. 

Gregorio  IX  canonizzò  in  Peru- 
gia, nel  1228,  il  b.  Francesco  d'As- 
sisi, e  poi  nel  i235,  la  b.  Elisabetta  ; 
in  Spoleto,  nel  i232,  il  b.  Antonio 
di  Padova,  e  nel  1234,  in  Rieti, 
il  b.  Domenico.  Innocenzo  IV  cano- 
nizzò solennemente  in  Lione,  nel 
1 248,  il  b.  Edmondo,  e  poi  nel  1 253, 
il  b.  Guglielmo;  in  Perugia,  nel 
1253,  il  b.  Pietro  Martire,  e  in 
Assisi  il  b.  Stanislao.  Alessandro  IV, 
nel  1255,  ascrisse  in  Anagni  nel 
numero  de'santi  la  b.  Chiara,  e  fece 
altrettanto  in  Viterbo,  nel  1261, 
Urbano  IV,  col  b.  Riccardo.  Ivi  nel 
1267,  Clemente  IV  canonizzò  la  b. 
Edwige.  Bonifacio  Vili,  nel  1297, 
in  Orvieto  pose  nel  catalogo  de'santi 
il  b.  Luigi  IX,  Clemente  V,  nel 
r3i3,  in  Avignone  canonizzò  il  b. 
Pietro,  o  Celestino  V  Morone,  ed 
ivi  pure  furono  canonizzali ,  nel 
1 3 1 7,  da  Giovanni  XXII  i  beati 
Ludovico  vescovo  di  Tolosa,  e  Tom- 
maso vescovo  di  Erford,  e  nel  i328, 
il  b.  Tommaso  d'Aquino;  ed  in  A- 
vignone  pure  Clemente  VI,  nel  1 347, 
canonizzò  il  b.  Ivone,  come  abbia- 
mo anche  dal  Bercastel  toni.  XVI, 
e  dall'annalista  Rinaldi  a  detto  an- 
no. Queste  sono  le  Canonizzazioni, 
che  per  particolari  motivi  si  sono 
celebiate  lUori  di  Roma ,  dalle  quali 


CAN  CAN                    293 
passando   a   quelle  in  essa  solenniz-  tuna  le  Canonizzazioni  celebrate  nella 
zate,    si    rileva    dalla    citata    Brevt  basilica  vaticana. 
Notizia,  eli'  ebbero  luogo  nella  ba- 
silica vaticana ,   anche   nelle   e[X)che  §  V.    Ceritnonic,  e  solenne  funzione 
in  cui  i  Pontefici   abitavano  il  pa-  della    Canonizzazione, 
triarchio    lateranense,    meno  quelle, 

che  Benedetto  XIII  fece  del  b.  Gio-  Fra  le  descrizioni  delle  particola- 
vanni  Nepomuceno,  e  Clemente  XII  rità  di  questa  sacra  funzione,  brevi 
Oìlebrò  dei  beati  Vincenzo ,  Gio.  ed  erudite  sono  quelle  del  Sarnelli 
Francesco  Regis,  Giuliana,  e  Gate-  tom.  VI,  p.  78,  Della  solenne  ce-- 
rina  Fieschi ,  in  s.  Giovanni  in  La-  rinionia,  con  cui  nel  1 7 1 2  //  Ponte- 
tei  ano.  Ma  affinchè  non  vi  fosse  fice  Clemente  XI  canonizzò  i  Santi-. 
ulteriore  variazione  si  nelle  Beatifì-  del  Lunadoro  tom.  I,  p.  244>  Delle 
cazioni ,  che  Alessandro  VII  decretò  cerimonie  che  si  fanno  per  la  Cano- 
doversi  fare  nella  vaticana  basilica,  nizzazione  de' Santi:  del  Costanzi 
che  nelle  Santificazioni,  o  Canoniz-  tom.  II.  Supplemento,  DeW  Osser- 
zazioni ,  stabilì  Benedetto  XIV,  che  valore  di  Roma  pag.  1 8,  Rito  della 
in  essa  tutte  si  dovessero  celebrare,  Canonizzazione  de' Beati,  Breve  No- 
come  si  legge  nella  bolla.  Ad  se-  tizia  ec.  a  pag.  3o. ,  Della  solenne 
pillerà  Apostolorum  j  emanata  nel  funzione,  e  delle  particolari  Ceri- 
1741  a' 28  novembre,  Bull.  Vat.  monie  della  Canonizzazione.  Noi 
tom.  Ili,  pag.  3 IO.  Merita  leggersi  su  profittandoci  di  esse,  e  di  altre,  se- 
questo  argomento  la  p.  22  della  jffre-  guiremo  quella  del  summenlovato 
ve  Notizia,  le  Osservazioni,  >>  sopra  Giacinto  Amici,  //  Sacro  rito  della, 
»  il  punto,  se  sia  cosa  in  una  tal  Canonizzazione,  p.  20  e  seg.,  ag- 
y>  quale  maniera  doverosa,  che  fa-  giungendovi  qualche  particolarità,  ed 
»  ceiidosi  dal  Sommo  Pontefice  la  erudizione  relativa  ai  nostri  tempi, 
>»  Canonizzazione  di  qualche  beato  e  specialmente  all'  ultima  celebrata 
«  in   Boma ,    si    faccia    la    funzione  Canonizzazione. 

y>  nella     basilica     vaticana ,     e    non  StabiUto   pertanto  il  giorno  della 

«   nella    lateranense,    o    in    qual  si  solennissima    cerimonia,    si    notifica 

>i   voglia  altra  basihca,  e  chiesa  della  con    editto    del    Cardinal    vicario,  e 

«   detta  città  ",  ove  fra  le  altre  cose  si    dichiara    per    quell'  anno    giorno 

si  dice,    che    se    Bonifacio  IX,    nel  festivo    di   precelto,    se    già    non  lo 

1 390,  essendosi  ammalato  nella  not-  fosse.  E  perchè  non  manchi  in  una 

te    precedente    alla    funzione ,    nella  azione   sì    grande    lo  spirituale  vau- 

quale  voleva  canonizzare  nella  basi-  taggio   del   popolo,    si    concede    dal 

lica   di   s.  Pietro    la   b.  Brigida,    la  Papa  indulgenza  plenaria  a  quelli,! 

celebrò    nella    cappella    del    palazzo  quali  interverranno  alla  Canonizzazio- 

apostolico  vaticano,  per  essersi  pron-  ne,   o    alla  solenne  processione,  che 

tamente  ristabilito,    nel  dì  seguente  la     precede.     La    stessa     indulgenza 

recossi    in    s.   Pietro,    ove   cantò  la  viene    accordata    a    quelle    persone, 

messa  solenne  della  santa.  Pertanto  le  quali  vivono   in  clausura,   o    nei 

compresi  i  cinque   santi,  che  vi  ca-  conservatorii,  e  luoghi  pii  di  Roma, 

nonizzò  il  regnante  Pontefice,  secondo  infermi ,     carcerati ,     legittimamente 

il  novero,   che  ne  fa  il  pi-edetto  li-  impediti  ec. ,    quando    però  abbiano 

bro  a  pag.  47  e  seg.,   sono  settan-  premessi  i  ss.  Sacramenti  della  con- 


294  CAN 

fcssione,  e  comunione,  cà  allo  sparo 
del  cannone  di  Castel  s.  Angelo,  o 
al  suono  delle  campane  genuflessi , 
oppure  neir  atto  il  più  devoto,  che 
sarà  loro  possibile,  recitino  tre  Pa- 
ter, Ave  e  Gloria  ec.  in  ossequio 
alla  ss.  Trinità,  e  in  ringraziamento 
del  nuovo  lustro ,  che  per  divina 
bontà  si  accresce  alla  Chiesa  Catto- 
lica, colla  gloria  accidentale  de'  nuovi 
santi.  Il  medesimo  Cardinal  vicario 
pubblica  due  altri  editti ,  cioè  V  in- 
vito sacro  al  clero  secolare  e  rego- 
lare per  intervenire  alla  processione 
della  Canonizzazione,  diretta  dai  ce- 
rimonieri Pontificii ,  e  dell'  ordine , 
che  devono  tenere,  ed  una  notifica- 
zione pel  giulivo  suono  delle  cam- 
pane. Diretto  è  quel  suono  a  com- 
mettere a  tutti  i  superiori  tanto 
secolari ,  quanto  regolari ,  ed  a  qua- 
lunque altro  ministro  delle  basiliche 
patriarcali,  collegiate,  chiese,  moni- 
steri,  ed  oratorii,  che  la  mattina 
della  Canonizzazione,  subito  che  si 
udirà  lo  sparo  dei  cannoni  del  Castel 
s.  Angelo,  o  il  suono  delle  campane 
di  Campidoglio,  facciano  immedia- 
tamente suonare  tutte  le  loro  cam- 
pane per  lo  spazio  d'un  ora  almeno. 
Oltre  quanto  si  è  detto  sul  mira- 
coloso suono  delle  Campane  (  Vedi)^ 
pei  servi  di  Dio,  aggiungasi,  che 
canonizzando  Gregorio  IX ,  nella 
città  di  Spoleto,  al  primo  giugno 
1282,  s.  Antonio  di  Padova,  in  Lis- 
bona, patria  di  quel  santo,  suona- 
rono prodigiosamente  da  per  loro 
tutte  le  campane. 

Il  Sommo  Pontefice  poi  (molto 
tempo  prima  che  si  celebri  questa 
funzione  )  deputa  un  Cardinale  in 
procuratore  della  Canonizzazione , 
acciocché  in  quel  solenne  giorno  si 
presenti  al  trono  Pontificio ,  ad  im- 
plorare dal  Papa  la  gran  sentenza. 
Preventivamente    elegge    ancora    un 


CAN 

prelato,  il  quale  coi  rispettivi  postu- 
latori  provveda  a  ciò,  eh'  è  necessa- 
rio, presieda  alle  spese  pel  magnifico 
addobbo  della  basilica  vaticana,  e 
faccia  ogni  altra  cosa  secondo  le 
consuetudini,  d'intelligenza  coi  mae- 
stri delle  cerimonie  Pontificie.  L'au- 
gusto tempio  vaticano  vestito  a  son- 
tuosa, e  straordinaria  pompa,  pre- 
viene ognuno  dell'atto  sublime,  che 
in  esso  devesi  celebrare.  Oltre  i  rio- 
chi  damaschi,  ed  i  drappi  tanto 
rossi  che  di  altri  colori ,  guarniti 
con  frangi  e,  e  trine  d'oro,  con  varia- 
ta architettura,  acquista  nuova  for- 
ma, cogli  emblemi,  e  gli  stemmi, 
e  con  tutto  ciò,  che  riguarda  i  futuri 
canonizzandi,  le  cui  gesta  eroiche  e 
miracoli  sono  rappi'esentati  in  quadri 
dipinti.  Per  tutto  innumerabili  cerei 
accesi,  disposti  simmetricamente,  ac- 
crescono splendore  agli  ornati,  ed 
alle  decoi'azioni,  inframmessi  alle  quali 
stanno  gli  stemmi  del  Pontefice,  che 
celebra  la  Canonizzazione,  e  quelli 
dei  sovrani,  che  la  domandai'ono,  o 
delle  religioni,  cui  appartennero  i 
canonizzandi.  La  circostanziata  de- 
scrizione, ed  il  dettaglio  di  tali  ad- 
dobbamenti, compresi  quelli,  che  si 
mettono  tanto  sulla  facciata  della 
basihca,  che  sulla  porta  principale, 
vengono  pubblicati  con  opportune 
relazioni  in  ogni  Canonizzazione,  e 
ne'  Diarii  di  Roma  se  ne  leggono 
le  particolarità.  Ed  è  in  tal  modo, 
che  la  basilica  di  s.  Pietro  rassem- 
bra  alla  presenza  del  vicario  di  Cri- 
sto in  terra,  quella  città  santa,  la 
nuova  Gerusalemme,  che  vide  già 
r  apostolo  dell'  Apocalisse  scendere 
da  Dio  dal  cielo,  messa  in  ordine 
come  una  sposa,  che  si  è  abbigliata 
per  lo  sposo  suo.  Apoc.  XXI. 

Nel  giorno  adunque,  e  nell'  oia 
intimata,  anche  per  mezzo  di  sche- 
dula,  incomincia  la  sacra  ceiimonia 


CAN 

tla  solenne,  e  numerosa  processione 
di  tulto  il  clero  secolare,  e  regolare 
di  Roma,  rito  antichissimo,  come 
notò  fino  dai  suoi  tempi  Pietro  A- 
melio,  sagrista  di  Urbano  V,  e  pe- 
nitenziere di  Gregorio  XI,  nel  XIV 
secolo.  V.  Ordine  Romano  presso 
Mabillon,  Mus.  Ital.  tom.  II,  pag. 
i53,  e  i56.  La  detta  processione 
esce  dalla  porta  del  palazzo  vaticano, 
si  estende  da  un  colonnato  all'altro 
della  gran  piazza,  fino  alla  porta 
maggiore  di  s.  Pietro,  unendo  i  due 
portici  un  continuo  giro  coperto 
di  tende,  ovvero,  come  si  praticò 
alcuna  volta ,  uscendo  dal  colonnato 
dalla  parte  del  palazzo  Pontificio, 
si  ripiegò  nella  piazza  in  dirittura 
dell'obelisco,  ed  ivi  prosegui  in  retta 
linea  verso  la  porta  principale  della 
basilica.  Per  altro  tale  processione 
ha  fatto  anche  il  giro,  come  quella 
d' oggidì  del  Corpus  Domini^  sino 
al  fine  della  piazza  Rusticucci,  riu- 
nendosi COSI  più  ampiamente'  l'una 
e  r  altra  parte  del  colonnato.  Ciò 
praticarono  i  Pontefici  Pio  VII,  e 
Gregorio  XVI,  nelle  due  ultime  ce- 
lebrate Canonizzazioni  del  1807  e 
1839.  "^^  osserva  in  questa  proces- 
sione l'ordine  stesso  di  precedenza 
stabilito  per  1'  altra  papale  solita 
farsi  nel  giorno  del  Corpus  Domìni^ 
e  che  descrivesi  all'articolo  Proces- 
sioni ec,  perocché  è  al  tutto  simile 
a  quella,  a  riserva  delle  seguenti 
circostanze  sempre  invariabilmente 
osservate.  La  prima  è,  che  in  questa 
non  si  usano  torcie,  meno  "quelle 
avanti  gli  stendardi,  dovendo  tutti 
portare  un  cereo  acceso;  l'altra,  che 
il  clero  non  entra  in  chiesa,  fuor- 
ché nelle  basiliche  patriarcali ,  e 
minori,  ma  staziona  da  una  parte, 
e  l'altra  lungo  il  giro  della  proces- 
sione, dimodoché  la  parte  più  rag- 
guardevole  del  clero  va  ad  occupar 


CAN  295 

le  parti  più  prossime  al  tempio, 
trattenendosi  cosi  disposto  sinché 
pervenga  il  Pontefice  nella  basilica. 
Il  Cardinal  Giacomo  Caietano,  trat- 
tando neir  Ordine  Romano,  presso 
Mabillon  Mus.  hai.  tom.  II,  e.  ii5 
pag.  122,  dell'ingresso  del  Papa 
nella  chiesa  per  celebrare  la  Cano- 
nizzazione, riferisce,  che  si  fa  incon- 
tro la  processione  del  clero,  come 
si  legge  anche  negli  atti  della  Ca- 
nonizzazione di  s.  Bonaventura ,  ce- 
lebrata da  Sisto  IV,  presso  il  Ri- 
naldi all'anno  1482,  e  in  tutte  le 
altre  consecutive.  La  terza  circostan- 
za finalmente  di  questa  processione 
è  quella,  che  si  portano  gli  stendar- 
di de'nuovi  beati,  i  quali  devono  es- 
sere canonizzati,  e  che  v'  interven- 
gono i  consultori  de*  Riti.  Questi 
stendardi,  terminata  la  processione, 
si  pongono  nella  cappella  del  ss.  Sa- 
cramento della  basilica  vaticana,  ed 
ivi  si  ritengono  sinché,  previa  ima 
certa  cerimonia ,  sieno  trasportati 
solennemente  alle  chiese  loro.  Gli 
altri  stendardi  simili  a  questi,  che 
si  veggono  esposti  nel  luogo  della 
Canonizzazione,  rimangono  alla  basi- 
lica, e  poi  sono  appesi,  quasi  altrettan- 
ti trofei,  al  cornicione  della  gran  cu- 
pola. Crediamo  bene  di  qui  riportare 
l'ordine,  che  fu  tenuto  nella  proces- 
sione dell'  ultima  Canonizzazione,  dei 
beati  Alfonso  Ligorio,  fondatore  del- 
la congregazione  del  ss.  Redentore; 
Francesco  da  Geronimo  della  compa- 
gnia di  Gesù  ;  Giovanni  Giuseppe 
della  Croce,  minore  osservante  rifor- 
mato di  s.  Pietro  d'Alcantara; Paci- 
fico da  s.  Severino,  minore  osser- 
vante riformato,  e  Veronica  Giulia- 
ni, cappuccina.  Questa  servirà  di 
norma  per  conoscere  in  generale 
quello  di  tutte  le  altre. 

Gli    alunni    pertanto    dell'  ospizio 
Apostolico    di    s.  Michele,    e   quelli 


lofi  e  A  ri 

degli  oi'ftini  aprirono  Jn  processione. 
A  questi  tenevano  dietro  i  fVali 
della  penitenza,  detti  degli  scalzetti; 
gli  agostiniani  scalzi;  i  minori  cap- 
puccini; i  nierccdari  della  redenzio- 
ne degli  schiavi;  l'Ordine  di  s.  Gi- 
rolamo della  congregazione  del  b. 
Pietro  da  Pisa;  i  minimi  di  s.  Fran- 
cesco di  Paola;  i  fiati  del  terz' Or- 
dine di  s.  Francesco,  conventuali;  i 
conventuali  minori  di  s.  Francesco; 
i  minori  osservanti  ;  gli  agostiniani 
romitani;  i  carmelitani;  i  servi  di 
Maria;  i  predicatori,  o  domenicani. 
in  appresso  si  vedevano  i  monaci 
girolomini ,  Olivetani ,  cistcrciensi , 
vallombrosani ,  camaldolesi,  cassinesi, 
seguiti  dai  canonici  regolari  latera- 
nesi  del  ss.  Salvatore.  Dopo  questi 
veniva  la  croce  del  clero  secolare, 
ìndi  proseguivano  gli  alunni  del 
seminario  romano,  i  parrochi,  e  vi- 
cari perpetui  con  istole  bianche,  i 
canonici  delle  collegiate ,  basiliche 
minori,  e  patriarcali,  il  clero  di  s.  Gi- 
rolamo degli  schiavoni,  di  s.  Ana- 
stasia, dei  ss.  Celso  e  Giuliano,  di 
s.  Angelo  in  Pescheria,  di  s.  Eusta- 
chio, di  s.  Maria  in  Via  Lata,  di 
s.  Nicola  in  Carcere  Tulliano,  di  s. 
Marco,  di  s.  Maria  ad  Martyres^  il 
camerlengo  del  clero  romano,  il  clero 
delle  basiliche  di  s.  Maria  Regina  Celi, 
di  s.  Maria  in  Cosmedin,  di  s.  Maria 
in  Trastevere,  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso,  di  s.  Maria  Maggiore,  di  s. 
Pietro  in  Vaticano,  di  s.  Giovanni  in 
Laterano,  tutti  colle  rispettive  insegne, 
tintinnaboli ,  padiglioni   e  croci. 

Seguiva  il  tribunale,  ossiano  i  mi- 
nistri civili,  e  criminali  del  Cardinal 
vicario  di  Roma ,  col  luogotenente 
civile ,  ed  il  prelato  vicegerente ,  i 
quali  erano  prima  assisi  dopo  la  por- 
ta ferrea,  per  •  comporre  qualunque 
questione,  che  potesse  insorgere  uel- 
l' ordine  della  processione. 


CAN 

Seguivano  immediatamente  a  que- 
sti i  consiUtatori  della  congregazio- 
ne de'  ss.  Riti ,  tanto  regolari ,  che 
prelati,  secondo  il  grado,  ed  in  fine 
gli  stendardi  de'  beati ,  che  doveva- 
no essere  canonizzati,  colla  preceden- 
za secondo  l'ordine  di  gerarchia,  cioè, 
ottenendo  il  posto  più  degno  quello 
fra  i  beati  dello  stesso  stato,  e  ceto, 
che  sia  stato  fondatore,  o  fondatrice 
di  qualche  istituto,  a  norma  del  de- 
creto emanato  dalla  congregazione 
de*  Riti  a*  17  aprile  lySy.  Si  por- 
tano tali  stendardi  dalle  confrater- 
nite a  ciò  destinate ,  regolandone  i 
cordoni  quattro  distinti  soggelti  di 
quel  corpo  o  ceto,  cui  appartenne 
ciascun  beato ,  precedendo  altri  sei 
con  torcie  accese.  Egli  è  perciò^  che 
in  quest'  ultima  Canonizzazione  del- 
l'anno  1889,  seguiva  lo  stendar- 
do della  beata  Veronica  sostenuto 
dalla  compagnia  o  confraternita  di 
s.  Febee  da  Cantalice;  poscia  quello 
del  b.  Pacifico ,  portato  dalla  com- 
pagnia di  s.  Antonio  di  Padova  in 
s.  Bonosa  ;  poi  T  altro  del  b.  Gio. 
Giuseppe  della  Croce,  alzato  dalla 
compagnia  del  ss.  Sacramento  della 
basilica  vaticana  ;  indi  succedeva  quel- 
lo del  b.  Francesco  di  Geronimo,  sos- 
tenuto dalla  compagnia  di  s.  Fran- 
cesco Saverio ,  ed  in  ultimo  quello 
del  b.  Alfonso  Maria  de  Liguori  ve- 
niva portato  dalla  compagnia  delle 
sacre  Stimmate,  convenendovi  la  pre- 
lodata compagnia  del  ss.  Sacramen- 
to, a  cui  avrebbe  toccato  portare  il 
primo  stendardo. 

Avanti  a  ciascun  stendardo  proce- 
devano, come  si  disse,  sei  religiosi  in 
cotta  appartenenti  alle  corporazioni, 
alle  quali  era  addetto  il  beato,  por- 
tando 1«  torcie  accese,  intanto  che  i 
padri  graduati  recavano  i  cordoni 
di  essi ,  meno  quelli  del  b.  Alfonso, 
eh*  erano    sostenuti    dal    principe  di 


CAN 
Pollica  d.  Giusep|K;  de  Liguori,  ni- 
pote del  l)eat() ,  e  dagli  altri  proiii- 
jìoti  di  questo ,  o  meno  quelli  della 
b.  Veronica  (iiuliani,  uno  de'  quali 
si  portava  da  monsignor  Mancini,  (ce- 
rimoniere Pontificio,  e  da  Ignazio 
Giuliani,  ambedue  parenti  della  Bea- 
ta. I  cin(|ue  padri  postulatori  della 
Canonizzazione ,  con  cero  in  mano 
seguivano  Io  stendardo  del  rispettivo 
Beato. 

In  quanto  poi  all'  origine  degli 
stendardi  de'  novelli  santi ,  per  non 
interrompere  di  troppo  il  racconto 
della  processione ,  si  riporterà  al  § 
Vili  ed  ultimo  di  quest'articolo. 

Mentre  si  disponeva,  e  in  tal  gui- 
sa proseguiva  processionalmente  il  cle- 
ro secolare  e  regolare,  dal  Sommo 
Pontefice  vestito  con  Falda,  amitto,  ca- 
mice, cingolo,  stola,  piviale  bianco  for- 
male, e  mitra  di  lama  d'oro,  s'intuonò 
nella  cappella  Sistina  l'inno  Ave  Ma- 
ris  Stella jf  per  implorare  l' interces- 
sione della  Regina  de'  santi.  Bene- 
detto XIII  però,  quando  nel  1728 
canonizzò  s.  Margherita,  volle  riceve- 
re all'  obbedienza  nella  cappella  Si- 
stina i  Cardinali,  e  vescovi  ec,  pri- 
ma d' intuonare  VAvc  Maris  Stella, 
e  Clemente  XI,  nel  17  12,  si  recò  in 
detta  cappella  col  triregno ,  ma  le- 
vollo  neir  ascendere  la  sedia  gesta- 
toria, per  assumere  la  mitra.  lu'Ave 
Maris  Stella j  intuonato  dal  Pontefice, 
come  sempre  si  piatica,  venne  prose- 
guito anche  nella  detta  ultima  proces- 
sione dai  cantori  Pontificii  in  canto  fi- 
gurato, e  in  canto  fermo,  alternandolo 
per  tutta  la  processione.  Indi  dal 
faldistorio ,  ove  avea  orato ,  ascese 
il  Papa  sulla  sedia  gestatoria  (/^e^/), 
assiso  sulla  quale  ricevette  dal  Cardi- 
nal procuratore  della  Canonizzazio- 
ne due  grossi  ceri  vagamente  dipinti, 
ed  un  altro  più  piccolo.  I  primi  due 
si  sogliono  dare  per  ordine  dello  stes- 


CAN  29^ 

so  Pajw  ai  principi  assistenti  al  so- 
glio, ed  il  terzo  viene  da  lui  porta- 
to colla  njano  sinistra  avvolta  con 
ricco  velo  di  seta  bianca  ricamala , 
mentre  colla  destra  va  benedicendo  il 
popolo.  S' incamminarono  allora  con 
cero  acceso  tutti  quelli,  i  quali  han- 
no luogo  nella  cappella  Pontificia , 
cogli  abiti,  che  rispettivamente  as- 
smnono  ne'  Pontificali,  e  col  seguen- 
te ordine: 

I  camerieri  laici  segreti  soprannu- 
merarii  di  spada  e  cappa,  i  procu- 
ratori di  collegio,  il  p.  confessóre  del- 
la famiglia  Ponfificia  col  p.  predica- 
tore apostolico ,  i  procuratori  gene- 
rali delle  religioni,  che  hanno  luogo 
in  cappella,  i  bussolanti,  i  cappellani 
communi  e  segreti,  colle  mitre  pre- 
ziose j  e  triregno  Pontificio,  avendo 
a  fianco  il  gioielliere  di  palazzo  con 
abito  di  spada,  gli  aiutanti  di  aimera 
del  Papa,  i  cappellani  comuni,  e  se- 
greti, il  procuratore  fiscale,  e  commis- 
sario generale  della  R.  C.  A.,  gli  avvo- 
cali concistoriali ,  i  camerieri  di  onore 
e  segreti,  ecclesiastici,  i  cappellani  can- 
tori Pontificii,  che  interpolatamente 
cantavano  l'  Ave  Maris  Stella.  Succe- 
devano i  tre  canonici  delle  patriarcali, 
che  hanno  l' ufficio  in  cappella  di 
suddiacono ,  diacono ,  e  prete  as- 
sistente; i  referendarii  di  segnatura 
in  cotta ,  e  rocchetto  ;  gli  abbrevia- 
tori  di  parco  maggiore  in  cotta  e 
rocchetto;  i  votanti  di  segnatura  in 
cotta  e  rocchetto,  i  chierici  di  ca- 
mera in  cotta  e  rocchetto;  gli  udi- 
tori di  Rota  in  cotta  e  rocchetto,  coi 
maestro  del  sacro  palazzo;  indi  due 
cappellani  segreti  colla  mitra,  e  col 
triregno  di  uso;  il  maestro  del  sacro 
ospizio,  l'accolito  votante  di  segna- 
tura col  turibolo  fumante  d*  incenso 
in  cotta  e  rochetto;  gli  accoliti  vo- 
tanti di  segnatura  in  cotta  e  roc- 
cliettb,    sostenendo    sette   candellicri 


298  CAN 

con  candele  accese,  ed  aventi  in  mez- 
zo r  ultimo  uditore  di  Rota ,  sud- 
diacono apostolico ,  vestito  di  toni- 
cella,  colla  croce  Papale,  assistito  da 
due  maestri  osliarii,  \'irf[a  ruheaj  il 
suddiacono,  e  diacono,  che  dovevano 
cantare  l'epistola,  e  il  vangelo  in 
greco  nella  messa  Pontifici  le,  vestiti 
co'  paramenti  sacri  dei  loro  rito , 
avendo  in  mezzo  l' uditore  di  Rota 
in  tonicella,  che  dovea  fare  da  suddia- 
cono nella  stessa  messa;  i  padri  pe- 
nitenzieri della  basilica  vaticiina,  con 
pianete  bianche,  e  berrette  nere,  pre- 
ceduti da  due  fanciulli  in  cotta,  che 
in  segno  della  loro  potestà,  portavano 
in  mano  due  lunghe  verghe  ornate 
con  fiori  ;  gli  abbati  mitrati  con  pi- 
viale bianco,  seguiti  dal  commenda- 
tore di  s.  Spirito,  e  se  vi  fosse,  qui 
dovrebbe  trovarsi  1*  archimandri- 
ta di  Messina  (  qualora  sia  in  sa- 
cris) ,  vestito  di  piviale ,  e  mitra  in 
capo;  poscia  i  vescovi,  ed  arcive- 
scovi presenti  in  Roma,  con  piviale, 
e  mitra  bianca,  i  vescovi,  ed  arcive- 
scovi assistenti  al  soglio  Pontificio, 
nonché  i  patriarchi  con  piviale ,  e 
mitra  bianca  di  tela  ;  i  Cardi- 
nali diaconi  colle  dalmatiche  bian- 
che, i  Cardinali  preti  con  pianete 
bianche,  i  Cardinali  vescovi  suburbi- 
carii  con  piviale  bianco,  essendo  il 
ricamo  più  ricco  nel  piviale  di  quel- 
lo ,  che  dee  fare  da  assistente ,  e 
tutti  i  Cardinali  con  mitre  in  capo 
di  damasco  bianco.  Quindi  proce- 
devano i  conservatori  del  popolo  ro- 
mano, e  il  priore  de'capo  rioni,  vesti- 
ti in  rubbone  nobile,  e  se  vi  fosse 
il  senatore,  in  questo  luogo  dovreb- 
be incedere;  ed  appresso  il  principe 
assistente  al  soglio  in  abito  di  città , 
con  una  delle  candele  accese,  di  quel- 
le date  al  Papa  nella  cappella  Sisti- 
na, a  sinistra  del  governatore  di  Ro- 
1119,  vicecamerlengo  in  cappa;  i  due 


CAN 

uditori  di  Rota  in  cotta  e  rocchet- 
to, inservienti  per  sostenere  la  falda 
del  Papa  ;  i  due  Cardinali  diaconi , 
i  più  antichi,  vestiti  come  i  colleghi, 
aventi  in  mezzo  il  Cardinal  diacono, 
che  dovea  cantare  il  vangelo  e  fare 
da  ministrante  alla  messa;  1  due  pri- 
mi maestri  delle  cerimonie  Pontiti- 
cie  in  cotta  e  rocchetto,  mentre  gli 
altri  regolavano  la  processione  ;  i  co- 
mandanti ,  ulliziali ,  ed  esenti  delle 
guardie  nobili  in  grande  uniforme, 
coi  cadetti,  e  colle  guardie,  che  pre- 
cedevano, e  che  circondavano  la  sedia 
gestatoria,  in  cui  veniva  portato  mae- 
stosamente dai  suoi  palafrenieri,  e  se- 
diarii  il  Sommo  Pontefice,  il  quale  sta- 
va sotto  nobile  baldacchino  bianco, 
secondo  l' antico  rito ,  ad  esprimere 
la  sua  suprema  autorità ,  e  la  pa- 
storal  vigilanza  sopra  tutta  la  Chie- 
sa cattolica.  Le  aste  del  baldacchino 
venivano  sostenute  a  vicenda  da  quel- 
li ,  che  ne  hanno  1'  onore  nella 
processione  del  Corpus  Domini,  con 
piccola  varietà  ;  e  due  cameiieri  se- 
greti sostenevano   ai  lati  i  flabelli. 

Precedevano  ancora  il  capitano,  e 
gli  ufilziali  della  guardia  svizzera,  il 
cavallerizzo,  e  foriere  maggiore,  fa- 
cendo anche  corteggio  la  guardia 
svizzera  cogli  spadoni,  ed  il  collegio 
de*  mazzieri. 

Appresso  alla  sedia  gestatoria, 
procedevano  il  decano  del  tribu- 
nale della  rota  in  cotta  e  rocchetto, 
che  dovea  custodire  la  mitra  quan- 
do veniva  levata  dal  capo  al  Pa- 
pa ,  in  mezzo  a  due  camerieri  se- 
greti ,  r  archiatro  Pontificio  ,  col 
caudatario,  ed  aiutante  di  camera 
del  Papa ,  colle  loro  vesti ,  e  cappe 
rosse,  come  tutti  gli  altri  cubicularii 
summentovati ,  ed  altri  cappellani 
cantori,  che  cantavano  XAve  Maris 
Stella. 

Finalmente  in  cappa    e  rocchetto 


CAN 
incedevano  i  prelati  uditore  generale 
della  camera,  tesoriere,  maggiordo- 
mo, e  proto  nota  ri  apostolici,  dopo  i 
quali  i  generali  degli  Ordini  mendi- 
canti ,  che  chiudevano  sì  augusta  ed 
imponente  processione.  Quando  vi 
sia,  prima  dei  generali  ^  procede  il 
reggente  di  cancelleria,  ed  ancora, 
quando  vi  erano,  l'uditore  delle  con- 
traddette, il  correttore  delle  lettere 
apostoliche,  il  presidente  del  piom- 
bo, e  il  giudice  delle  confidenze , 
che  v'  intervennero  nel  1 7  1 2  nel- 
la Canonizzazione  celebrata  da  Cle- 
mente XI. 

In  tal  guisa  viene  portato  il  Som-' 
mo  Pontefice  tra  il  giubilo,  e  la  ve- 
nerazione de'  romani,  e  degli  esteri 
dalla  cappella  Sistina  alla  basilica  va- 
ticana ,  passando    in  mezzo    a  tutto 
il  clero  schierato  pel  giro  della  pro- 
cessione. Fuori  della  porta  maggiore, 
è  ricevuto  dal  capitolo   di  s.  Pietro, 
che  poi    in    alcuni    palchi  presso  la 
confessione  assiste  alla  Canonizzazio- 
ne, secondo  il  disposto  di  Benedetto 
XIV.    E  mentre    il  Papa  entra  nel 
tempio,  i  cantori  di  esso  cantano  il 
versetto  :   Tu  es  Petrus ^  etc.  Perve- 
nuto  poi  avanti    la  cappella,  in  cui 
è  esposto  il  ss.  Sacramento,    scende 
dalla  sedia  gestatoria,    e  levatasi  la 
mitra,  dopo  breve  orazione,  ascende 
nuovamente  sulla  sedia,  e  ripresa  la 
mitra,    viene    trasportato    nel    gran 
circolo  preparato  per  la  solenne  fun- 
zione avanti  la  confessione,  od  alta- 
re Papale.    Scende  qui  nuovamente 
dalla  sedia,  passa  ad  orare  genuflesso 
sul  faldistorio,   e  recandosi  al  mae- 
stoso suo  trono,  quivi  riceve  gli  omag- 
gi   della    consueta    ubbidienza,    con 
ammettere  al  bacio  della  mano,  sot- 
to r  aurifrigio  del  manto,  i  Cardina- 
li, al  bacio  del  ginocchio  i  patriar- 
chi, arcivescovi  e  vescovi,  ed  al  ba- 
ck) del  piede   gU  abbati  mitrati,  il 


CAN  299 

commendatore  di  s.  Spirito,  l'archi- 
mandrita di  Messina ,  se  vi  è,  ed  i 
padri  penitenzieri  della  stessa  basili- 
ca vaticana.  La  candela,  che  teneva 
il  Papa  nella  processione,  viene  con- 
segnata al  cameriere  segreto  coppie- 
re, che  la  sorregge  nel  tempo  della 
funzione.  Seduti  già  i  Cardinali  nei 
sedili  del  vasto  semicircolo ,  e  tutti 
gli  altri  nei  loro  posti,  uno  dei  mae- 
stri di  cerimonie  conduce  innanzi  il 
trono  Pontifìcio  il  Cardinal  procu- 
ratore della  Canonizzazione,  avendo 
alla  sua  sinistra  1'  avvocato  concisto- 
riale ,  che  deve  fare  la  solenne  po- 
stulazione. Questi  genuflesso ,  cogU 
altri  colleghi  avvocati  concistoriali, 
che  gli  fanno  corona ,  o  ciicolo,  fa 
a  nome  dello  stesso  Cardinale  l'istan- 
za al  Papa,  acciò  si  degni  ascrivere 
al  catalogo  de'  santi,  i  beati  de'  quali 
deve  farsi  la  Canonizzazione ,  colla 
seguente  formula  :  >s  Beatissime  Pa- 
»  ter  R.mus  d.  Cardi nalis  N.  hic 
»>  praesens  instanter  petit  per  Sancti- 
»  tatem  vestram  catalogo  sanctorum 
»  D.  N,  J.  C.  adscribi,  et  tamquam 
*»  sanctos  ab  omnibus  Christi  fide- 
»>  libus  pronuntiari  venerandos  bea- 
«  tos  N.  N.  ". 

A  qqesla  istanza  risponde  in  no- 
me di  sua  Santità  il  prelato  segre- 
tario de'  brevi  a'  principi,  recatosi  a 
tal  effetto  sul  ripiano  del  trono,  vesti- 
to di  cappa  e  rocchetto  ec,  col  dire 
essere  ben  noti  i  meriti  di  que'  beati, 
e  le  loro  virtù,  ma  trattandosi  di 
dover  decidere  intorno  ad  un  affare 
sì  rilevante,  esortarsi  gli  astanti  ad 
implorare  su  ciò  il  divino  aiuto  col- 
r  invocare  1'  intercessione  della  b. 
Vergine ,  de^  ss.  apostoli  Pietro  e 
Paolo,  e  di  tutti  gli  altri  santi. 

Ricevuta  questa  risposta,  il  Car- 
dinal  procuratore  ritorna  al  suo  luo- 
go, ed  il  Papa  si  genuflette  al  piano 
del  soglio  sul    faldistorio.    Incomin- 


3oo  CAN 

ciano  due  cantori  Pontilkii  l'into- 
nazione delle  litanie  de*  siuiti ,  nel 
qual  temjK)  tutti  stanno  genuflessi, 
e  rispondono  sino  all'  ultimo  ver- 
setto dell*  yJgnus  Dei.  Terminate  le 
litanie,  si  alzano  tutti  in  piedi,  te- 
nendo ancora  ciascuno  il  cero  ac- 
ceso, compreso  il  Papa,  il  quale  po- 
nendosi a  sedere  sul  trono,  siedono 
tutti  gli  altri,  restando  in  piedi  al 
termine  de'  gradini  del  trono  il  Car- 
dinal procuratore,  il  quale  di  nuo- 
vo, per  mezzo  dell'  avvocato  conci- 
storiale, replica  la  menzionata  for- 
mula, e  più  istantemente  rinnova  la 
preghiera  al  Pontefice  ,  coli'  espres- 
sione insUtnter,  et  iiistantius ,  allin- 
eile si  degni  venire  alla  Canonizza- 
zione. 

A  questa  iterata  istanza  nuova- 
mente risponde  il  segretario  de'  bre- 
vi a'  principi,  che  penetrata  la  San- 
tità Sua  della  grandezza  dell'azione, 
cui  deve  celebrare,  vuole  che  quel- 
r  ecclesiastico  consesso  con  nuove 
preghiere  invochi  il  lume  dello  Spi- 
rito Santo,  dal  quale,  come  fonte 
di  luce  e  santità,  derivar  deve  sì 
importante  determinazione.  Ritirati- 
si pertanto  dal  soglio  il  Cardinal 
procuratore,  e  l'avvocato,  il  Sommo 
Pontefice  deposta  la  mitra,  si  genu- 
flette al  faldistorio ,  ed  il  Cardinal 
primo  diacono ,  il  quale  lo  assiste 
alla  destra,  avvisa  tutti,  che  faccia- 
no orazione,  dicendo  ad  alta  voce: 
Orate.  Pregano  tutti  genuflessi  in 
silenzio,  finche  il  secondo  Cardinale 
diacono,  che  sta  alla  sinistra  del 
Papa,  alzatosi  in  piedi,  dice  agli  a- 
stanti  :  Levate ^  onde  tutti  sorgono  in 
piedi.  Allora  il  Pontefice,  servito  al  so- 
lito dai  due  patriarchi,  o  digniori  ve- 
scovi assistenti  con  libro,  e  candela  ac- 
cesa, intuona  l'inno:  J^eni^  Creator 
Spiritus,  ed  indi  di  nuovo  genu- 
flette, fiuché  dai  cantori  ne  sia  tcr- 


C/VN 

minata  in  canto  figurato  la  prima 
strofa .  Allora  risale  sul  trono ,  e 
finito  r  inno,  e  cantato  da  due  so- 
prani il  versetto,  E/nìtteSpìrìturn,  etc, 
assistendo  due  votanti  di  segnatura 
in  ollicio  di  accoliti  coi  candellieri 
innanzi  ai  gradini  del  trono,  il  Pa- 
pa recita  l'orazione  :  DeiiSj  qui  cor- 
da  fìdelium,  etc.  Riflette  il  citato 
Cardinal  Cajetano,  Ord.  Roni.  t.  II, 
cap.  1 15,  p.  12  2,  che  questo  stesso 
rito  di  far  prima  orazione  in  silen- 
zio ,  ed  indi  cantare  l' inno  dello 
Spirito  Salito  nelle  Canonizzazioni, 
si  osservò  anche  nell'  antica  disci- 
plina. 

Assiso  nuovamente  il  Pontefice 
nella  sua  sedia  al  trono,  torna  la 
terza  volta  alla  presenza  di  lui  il 
Cardinal  procuratore  coli' avvocato 
concistoriale,  assistiti,  come  le  alti*e 
volte,  da  un  maestro  di  cerimonie, 
ed  ivi  l'avvocato  con  maggior  ca- 
lore prega  il  Papa,  perchè  si  degni 
celebrare  la  sospirata  Canonizzazione, 
ripetendo  la  stessa  formula  detta 
nelle  altre  due  volte,  e  servendosi 
delle  espressioni,  instanter ^  instan- 
tiuSj  et  instantissinic  .  Risponde  a 
questa  terza  supplica  il  segretario 
de'  brevi  a'  principi,  che  sua  San- 
tità, conoscendo  essere  cosa  grata 
a  Dio  la  richiesta  Canonizzazione, 
vuole  finalmente  pronunziare  la  de- 
finitiva sentenza,  e  ciò  detto,  si  ri- 
tira il  prelato  al  suo  posto.  Allora 
alzatisi  in  piedi  i  Cardinali ,  e  gli 
altri  tutti  del  sacro  consesso,  il  Som- 
mo Pontefice  tenendo  la  mitra  in 
testa,  e  sedendo  al  suo  trono ,  con 
quella  potestà  divina,  a  cui  ubbi- 
discono le  nazioni,  pronunzia  dalla 
sua  cattedra  apostolica,  come  dot- 
tore e  capo  della  Chiesa  universale, 
la  gran  sentenza  della  Canonizza- 
zione dei  beati,  dichiarandoli  santi, 
colla   seguente    formula:  «   Ad    ho- 


CAN 

noivm  sancte  et  individnnp  Tri- 
nitatis,  ad  exaltationcm  fìdci  ca- 
iholicoR,  et  christianre  rcligionis 
augmentiim,  auctoritate  Domini 
nostri  Jcsii  Christi,  Ijeatorum  A- 
postoloriim  Petri  et  Pauli,  ac 
nostra,  matura  deliberationc  pra3- 
habita,  et  Divina  ope  sajpius  im- 
plorata, ac  de  venerabili um  fra- 
triim  nostrorum  S.  R.  E.  Car- 
dinalium,   patriarcliarum,    archie- 

>  piscoporum,  ej^iscoporum  in  urbe 

>  existentium  Consilio,  beatos  N.  N. 
'  Sanctos,  et  Sanctas  esse  deccrni- 
»  mus,  et  defini mus,  ac  Sanctorum 
»  catalogo  adscribimus  ;  statuentes 
»  ab  Ecclesia  universali  eorum  me- 

moriam  quolibet  anno,  die  eorum 
natali,  nempe  beati  N.  die  etc. , 
pia  devotione  recoli  debere ,  in 
nomine  Pa  -^  tris,  et  Fi  -^  lii, 
et  Spiritus  -^  sancii.  Amen". 
Pronunziata  così  la  sentenza,  l'av- 
vocato concistoriale  a  nome  del  Car- 
dinal procuratore,  rende  le  dovute 
grazie  a  Sua  Santità,  con  supplicar- 
la umilmente  a  decretare,  che  ne 
vengano  spedite  le  lettere  apostoli- 
che, dicendogli:  >»  Beatissime  Pa- 
y>  ter,  idem  reverendiss.  D.  Card.  N. 
»  hinc  praiscns  acccptat  proniinlia- 
«  tionem  a  Sanctitate  vestra  factam, 
f*  eidem  gratias  agit,  ac  enixe  sup- 
9»  plicat,  ut  Sancii tas  vestra  super 
w  Canonizatione  eadem  litteras  apo- 
>3  stolicas  dignetur  decernere  ".  A 
questa  supplica  risponde  il  Papa  col- 
la parola  :  clecèrnimus.  Sale  allora 
al  trono  il  Cardinal  procuratore,  e 
gli  bacia  la  mano,  ed  il  ginocchio, 
e  r  avvocato  alzatosi  in  piedi,  rivol- 
to ai  protonotarii  apostolici,  li  pre- 
ga a  rogere  l'atto  della  Canonizza- 
zione nel  seguente  modo:  »  llogan- 
«  tur  omnes  pi'otonotarii ,  et  nota- 
«  rii  hic  pracsentes ,  ut  super  hu- 
«  jusmodi    Caiioiiizationis    aclu    u- 


CAN  3of 

«  nirm,  vcl  plura ,  publicum ,  seu 
«  publica ,  instrumentum ,  vcl  in- 
w  si  rumenta  confìciant ,  ad  jX3rj>C" 
«  tuam  rei  memoriam  ".  Risposto 
dal  decano ,  o  più  anziano  di  que- 
sto collegio  de'  protonotarii  :  Confi- 
cìcmuSy  si  volta  ai  camerieri  segreti, 
che  sono  vicini  al  soglio ,  e  chia- 
mandoli in  testimonio ,  dice  loro  : 
Vobis  testibus. 

Ciò  fatto,  deposta  dal  Papa  la 
mitra,  ed  esibitogli  al  solito  il  libro, 
intuona  l' inno  Te  Dcuni ,  che  vie- 
ne proseguito  in  canto  figurato  dai 
cantori  della  cappella  Pontificia,  in 
rendimento  di  grazie  a  Dio.  Appe- 
na il  Pontefice  ha  intuonato  tal  in- 
no, suonano  le  trombe  delle  guar- 
die nobili,  e  prima  suonavano  quelle 
del  maestro  del  sagro  ospizio,  quin- 
di quelle  della  milizia  urbana ,  o 
capotori  del  popolo  lomano.  Ad  un 
tempo  le  campane  della  basilica  va- 
ticana col  loro  festoso  suono  annun- 
ziano al  pubblico  la  già  seguita  Ca- 
nonizzazione ,  facendo  eco  il  rim- 
bombo de' tamburi,  ed  il  fragore 
de'mortari  nelle  vicinanze  del  tem- 
pio, lo  sparo  delle  artiglierie  di  Ca- 
stel s.  Angelo,  ed  il  suono  delle 
campane  di  Campidoglio,  e  di  tutte 
le  chiese  di  Roma ,  che  prosieguo 
per  lo  spazio  almeno  d'  un  ora.  Cosi 
si  annunzia  all'alma  Roma  la  spi- 
rituale allegrezza,  ed  il  trionfo  di  santa 
Chiesa  nella  esaltazione  all'  onore 
degli  altari  dei  nuovi  santi,  co'  quali 
si  accrescono  in  cielo  i  nostri  inter- 
cessori presso  la  divina  miseiicor- 
dia,  come  si  esprime  la  riferita  for- 
mula di  sentenza. 

11  primo  di  tutti ,  che  invoca  i 
canonizzati  col  titolo  di  santi ,  è  il 
primo  Cardinale  diacono,  dappoiché 
terminato  il  Te  Deum^  irituona  egli 
il  versetto:  Orate  prò  nobis,  sancti 
N,  IV. y  rispondendosi  dai  cantori  :  Ut 


3o2  CAN 

(lìgtii  efficiamur  proniìssionihiis  Chri- 
stì.  Indi  il  Cardinal  diacono,  che 
dee  cantare  il  vangelo,  recalosi  nel 
piano  del  soglio  alla  sinisti-a  del  Pon- 
tefice, che  sia  in  piedi,  canta  il  Con- 
fiteor, aggiungendovi  dopo  l' invo- 
cazione de'  ss.  Apostoli ,  i  nomi  de' 
nuovi  santi.  In  questo  mentre  1*  u- 
ditore  di  Rota  suddiacono,  termina- 
ta la  confessione,  si  presenta  innan- 
zi al  trono  colla  croce,  ed  il  Pon- 
tefice sLindo  ancora  in  piedi  fa  l'as- 
soluzione, e  dà  la  benedizione  al 
popolo ,  con  aggiungere  anch'  egli 
neir  orazione  deprecatoria ,  Precibus, 
et  mentis  b.  Marine,  etc. ,  dopo  i 
nomi  de'  ss.  apostoli  Pietro  e  Paolo, 
quelli  de*  beati  dianzi  ascritti  nel 
catalogo  de*  santi. 

Qui  ha  termine  l'essenziale  della 
solennità  della  Canonizzazione ,  non 
essendo  necessario,  che   il    Pontefice 
canti    poscia     la    messa,     anzi    non 
mancano   recenti    esempii    de'  Papi , 
che  hanno  celebrato  la  Canonizzazio- 
ne senza  cantare  là  messa ,  la  quale 
■venne  cantata,  o  celebrata  bassa  dal 
Cardinal  decano  del  sagro  Collegio, 
o  da  altro  Cardinale.  Clemente  XII 
nel   1737  celebrò  nella  basilica  late- 
ranense  la  Canonizzazione  di  quattro 
santi,  ma  essendo  affatto    cieco  assi- 
stette alla  funzione,  e  pel  Cardinal  deca- 
no egualmente  impotente,  cantò  messa 
il  Cardinal  Ruffo  sotto- decano.  Nul- 
ladimeno  è  consuetudine,  che  a  mag- 
gior solennità  celebri  lo  stesso  Pon- 
tefice. Qualora  canti   la  messa ,    di- 
sceso dal  trono,  si  reca  ad  altro  più 
piccolo  senza  baldacchino  dalla  par- 
te dell'  epistola,  ove,  deposta  la  mi- 
tra, intuona  terza.  E  mentre  questa 
viene  proseguita  dai  cantori,   recita 
sotto  voce  le  preci    stabilite    per  la 
preparazione    della    messa,    intanto 
che  viene  vestito  de'  nobili  paramen- 
ti. Del  colore   però   dei   paramenti 


CAN 
medesimi,  secondo  che  sicno  i  Ca- 
nonizzati o  marliii  o  confessori,  se- 
condo che  sia  festivo  o  meno  il 
giorno  in  cui  si  celebra  la  Cano- 
nizzazione, si  parla  al  §  Vili  verso 
il  fine  del   numero  8. 

Non  fa  qui  duopo  esporre  le  ce- 
rimonie della  gran  messa  Pontifiade, 
che  si  descriveranno  all'articolo  Cap- 
pelle Pontificie  (ì^edi) ,  dappoiché 
questo  Pontificale  non  di  (ferisce  dal 
consueto,  se  non  in  tre  particolari 
circostanze,  cioè,  che  in  esso  Si  uni- 
sce con  unica  conclusione  la  ora- 
zione propria  de'  santi  novelli  (  la 
quale  anticamente  si  componeva  dai 
Papi ,  come  l' ufficio  era  compilato 
dai  Cardinali)  con  quella  della  mes- 
sa corrente  in  quel  giorno  ;  che  do- 
po cantato  il  vangelo  tanto  in  idio- 
ma latino  che  greco,  suole  il  Pon- 
tefice pronunziare  un'  omelia  su  tale 
funzione,  encomiando  le  virtù  dei 
novelli  eroi  della  Chiesa  da  lui  ca- 
nonizzati. Dopo  la  omelia  il  Cardi- 
nal vescovo  assistente  pubblica  l'in- 
dulgenza plenaria  a  quei ,  che  sono 
presenti  alla  funzione ,  e  1'  altra  di 
sette  anni,  ed  altrettante  quarantene 
a  quelli ,  che  visiteranno  i  sepolcri 
de'  nuovi  santi  nell'anniversario  delle 
feste  stabilite  nella  formola  e  decreto 
della  Canonizzazione.  Finalmente  la 
terza  circostanza  particolare  di  que- 
sta messa  è,  che  nell'offertorio,  il 
quale  cantasi  in  contrappunto,  si  pre- 
sentano al  Pontefice  delle  oblazioni^ 
delle  quali  parleremo  al  seguente 
§  VI.  Però  nel  caso,  eh'  egli  non  fa- 
cesse il  Pontificale,  gli  vengono  pre- 
sentate terminata  la  Canonizzazione. 

Eseguite  tutte  le  oblazioni,  i  can- 
tori cantano  un  mottetto  proprio  del- 
la funzione  ,  e  prosiegue  il  Papa  la 
messa  colle  solite  cerimonie.  Asceso 
in  sedia  gestatoria  col  triregno  in 
testa,    dal  Cardinal   arciprete  della 


GAN 
basilica  gli  viene  presentato  in  nna 
borsetta  ricamata  d'oro,  il  solito 
presbiterio ,  consistente  in  venticin- 
que giulii  antichi,  come  fa  ogni  vol- 
ta, in  cui  celebra  il  Pontificale. 

Nella  Canonizzazione  fatta  dal  re- 
gnante Pontefice  si  aggiunse  altra 
augusta  funzione  qual  è  quella  della 
solenne  benedizione  dalla  gran  log- 
gia della  basilica  vaticana,  perocché 
essendo  concorsi  a  Roma  gran  nu- 
mero di  foraslieri  per  godere  del  re- 
ligioso sorprendente  spettacolo  della 
Canonizzazione  ,  bramosi  com'  erano 
di  vedere  anche  l'altro  della  solen- 
ne benedizione,  il  Pontefice  sebbene 
ciò  non  si  fosse  praticato  nelle  an- 
teriori Canonizzazioni ,  si  determinò 
a  compiacerli ,  per  rendere  la  fun- 
zione vieppiù  solenne.  11  Cardinal 
vicario  ne  diede  avviso  al  pubblico 
con  una  notificazione ,  prevenendo 
dell'  indulgenza  plenaria,  che  avreb- 
bero acquistato  i  fedeli,  i  quali  con- 
fessati, e  comunicati  fossero  presenti 
alla  suddetta  benedizione.  Laonde 
dopo  il  Pontificale,  colle  soUte  for- 
malità ,  fu  portato  il  Pontefice  re- 
gnante in  sedia  gestatoria  sulla  gran 
loggia  vaticana,  ove  comparti  la  so- 
lenne benedizione  a  numerosissimo 
popolo,  dando  termine  con  essa  alla 
funzione.  A  maggior  letizia  delle  Ca- 
nonizzazioni celebrate  da  Pio  VII  e 
Gregorio  XVI ,  vollero  questi  due 
Pontefici,  che  nella  sera  di  quel  gior- 
no avesse  luogo  la  doppia  illumina- 
zione a  lanternoni,  ed  a  fiaccole,  del 
colonnato,  facciata,  e  cupola  vaticana. 

§  VI.  Oblazioni,  diesi  fanno  nella 
Canonizzazione ,  ordine  con  cui 
si  eseguiscono,   e  loro  significato. 

Giunto  che  sia  il  Pontefice  al- 
l' offertorio,  si  fanno  ad  esso  dai  po- 
stulatori  di  ciascun  santo  le  oblazio- 


can  3o:5 

ni  di  ceri,  di  pani ,  di  Ixiriletti  di 
vino,  e  talvolta  anche  di  tortore  , 
colombe,  ed  altre  sorta  di  uccelli. 
Sebbene  i  postulatori  sieno  quelli  , 
che  rassegnano  le  oblazioni ,  tutta- 
volta  l'onore  della  presentazione  è 
devoluta,  oltre  al  Cardinal  procura- 
tore, ai  Cardinali  della  congregazio- 
ne de'  ss.  Riti,  cioè  a  tre  di  loro  in 
ciascuna  causa ,  vale  a  dire  ad  un 
Cardinale  vescovo,  ad  un  Cardi- 
nale prete,  e  ad  un  Cardinale  dia- 
cono di  detta  congregazione.  Non 
essendovi  tanti  Cardinali  vescovi 
quanti  sono  i  santi,  si  sostituisco- 
no altrettanti  dell'  ordine  de'  preti, 
e  mancando  al  numero  necessario 
quelli  della  congregazione  de'  Riti,  si 
supplisce  in  primo  luogo  co'  Cardi - 
naU  più  anziani  del  sacro  Collegio. 
Compete  questo  diritto  principalmen- 
te a'  Cardinali  de'  Riti ,  i  quali  ora 
privativamente  esaminano  le  cause 
di  beatificazione,  in  memoria  dell'an- 
tica disciplina  suaccennata,  per  la  qua- 
le rimettendosi ,  dopo  l' esame  della 
Rota,  la  discussione  di  queste  cause 
a  tre  Cardinali,  cioè  ad  un  vescovo, 
ad  un  prete,  e  ad  un  diacono,  spetta- 
va per  ciò  ad  essi  come  a  giudici  l'onore 
nella  Canonizzazione  di  presentare 
le  oblazioni  al  Pontefice.  V.  il  Rocca, 
ed  il  Lamberti  ni. 

Preparate  innanzi  la  funzione  so- 
pra più  mense  le  suddette  oblazioni, 
si  portano  al  trono  Pontificio  pro- 
miscuamente dai  postulatori,  e  dai 
gentiluomini  dei  Cardinah,  di  modo 
che  ognuno  de'Cardinali  è  preceduto 
da  due  de' suoi  gentiluomini,  ed  è 
seguito  da  due  religiosi,  ossieno  in- 
dividui di  quel  ceto,  cui  appartiene 
il  santo  per  cui  si  fa  l' oblazione. 
Ciascuno  sostiene  la  sua  offerta  colle 
mani  coperte  da  piccola  tovaglia 
bianca,  il  che  viene  eseguito  col 
seguente   ordine.    Precedono  a  tutti 


3o4  GAN 

d ne  mazzieri,  seguiti  da  un  ninestro 
di  cerimonie,  succedono  due  genti- 
luomini del  Giixlinal  vescovo  C(m 
due  grossi  ceri  di  sessantii  libbre 
1'  uno,  elegantemente  dipinti  coli*  ef- 
fìgie del  santo,  cui  spetta  quell'obla- 
zione. Li  segue  il  Cardinal  vescovo 
più  anziano,  alla  cui  sinistra  è  il 
Cardinal  procuratore  della  Canoniz- 
zazione con  altro  maestro  di  ceri- 
monie, che  li  assiste;  appresso  ven- 
gono due  religiosi  graduati  dell'Or- 
dine del  santo,  il  primo  de'  quali  è 
il  postulatore  della  causa,  oppure, 
nel  caso  clic  il  Santo  non  appar- 
tenga ad  Ordine  regolare ,  due  di- 
stinti soggetti  di  quel  ceto,  cui  spetta 
la  postulazione  della  causa.  L'uno 
di  essi  porta  un  cereo  piccolo,  e 
l'altro  una  gabbia  di  bella  forma 
dipinta  e  dorata,  con  due  colombe. 
Dipoi  succedono  due  gentiluomini 
del  Cardinale  dell'  ordine  de'  preti, 
con  due  pani  l' uno  dorato,  e  l'altro 
inargentato,  collo  stemma  Pontifìcio 
in  ambedue,  i  quali  sono  collocati 
su  due  piatti  di  legno  inargentato 
co'  suoi  piedi.  Appresso  ai  detti  due 
gentiluomini  procede  il  Cardinale 
prete,  a  cui  sono  addetti,  ed  il  Car- 
dinale è  seguito  da  due  religiosi 
dell'  Ordine  del  Santo,  ovvero  da  due 
soggetti  spettanti  al  ceto  di  lui,  uno 
dei  quali  porta  un  cereo  piccolo,  e  l'al- 
tro una  gabbia  con  entro  due  tor- 
tore. Seguono  quindi  i  due  genti- 
luomini del  Cardinale  diacono ,  con 
due  barili  col  vino,  uno  dorato, 
r altro  inaigentato ,  decorati  dello 
stemma  Pontificio.  Poscia  vengono 
il  Cardinale,  e  finalmente  altri  due 
religiosi,  o  soggetti  appartenenti  al- 
l' Ordine  del  Santo,  ovvero  i  parenti 
del  medesimo,  l'uno  con  cereo  pic- 
colo, l'altro  con  gabbia  contenente 
diverse  specie  di  uccelli. 

I  mazzieri   appena  giunti  al   tro- 


CAN 

no,  si  pongono  in  ginoediio  al- 
le due  estremità  del  medesimo  , 
<lirigendo  l'ordine  delle  oblazioni  i 
maestri  di  cerimonie.  Ascendono 
(juindi  al  trono  il  Cardinal  procu- 
ratore, e  i  duo  gentiluomini  col 
cereo  grosso,  che  il  Cardinal  vescovo 
presenta  al  Papa,  baciandogli  la  ma- 
no. Il  Pontefice  pone  la  mano  sopra 
quosto  primo  cereo  in  segno  di  ac- 
cettazione, ed  un  cerimoniere  lo 
consegna  al  gentiluomo,  che  lo  ha 
portato,  il  quale  dopo  aver  baciato 
il  piede  di  Sua  Santità,  lo  riporta 
alla  mensa.  Collo  stesso  metodo  si 
presenta  dal  Cardinal  vescovo  V  altro 
cereo  al  Papa,  e  dopo  avergli  ba- 
ciato il  ginocchio,  scende  dal  trono, 
e  si  restituisce  al  suo  posto.  Dopo 
di  ciò  il  Cardinal  procuratore  della 
Canonizzazione,  preso  dalle  mani 
de' religiosi  l'altro  cereo  piccolo,  lo 
offre  al  Pontefice,  baciandogli  pari- 
menti la  mano.  Consegnato  questo 
al  maestro  di  cerimonie,  il  religioso 
bacia  il  piede  al  Papa,  e,  ripreso  il 
cereo,  lo  riporta  alla  credenza.  Pre- 
senta quindi  lo  stesso  Cardinal  pro- 
tettore la  gabbia  delle  colombe, 
baciando  al  Pontefice  la  mano,  e  il 
ginocchio  destro,  e  poscia  il  religioso 
gli  bacia  il  piede ,  e  porta  alla 
mensa  la  detta  gabbia.  Colle  mede- 
sime cerimonie  il  Cardinal  prete, 
asceso  alla  destra  del  Pontefice,  pre- 
senta prima  il  pane  dorato,  poi 
l'altro  inargentato,  portati  dai  suoi 
gentiluomini.  Bacia  egli  la  mano  al 
Papa,  e  i  gentiluomini  gli  baciano 
il  piede.  Ritiratosi  al  suo  posto  il 
Cardinal  prete,  il  Cardinal  procura- 
tore offre  al  Pontefice  il  cereo  pic- 
colo, e  poi  la  gabbia  delle  torto- 
re, baciandogli  la  mano,  e  il  gi- 
nocchio, e  i  religiosi,  che  portavano 
le  dette  cose ,  baciato  il  piede ,  le 
riportano    alla    credenza.     Ascende 


CAN 

allora  al  trono  il  Cardinal  diacono, 
col  solito  inchino,  e  col  bacio  della 
mano ,  e  preso  dal  gentiluomo  il 
bariletto  dorato,  lo  presenta  al  Pa- 
pa ,  offerendogli  poscia  1'  altro  inar- 
gentato .  Riportati  sono  ambedue 
alla  credenza  dai  due  gentiluomini, 
dopo  che  abbiano  baciato  il  piede 
a  Sua  Santità.  Ritiratosi  il  Cardinal 
diacono,  il  Cardinal  procuratore,  ri- 
cevuti successivamente  dai  religiosi 
il  cereo  piccolo,  e  la  gabbia  degli 
uccelli,  presenta  l'uno  e  poi  l'altra, 
baciando  nella  prima  oblazione  la 
mano  al  Papa,  e  nella  seconda  il 
ginocchio. 

Partiti  dopo  il  bacio  del  piede  i 
due  ultimi  religiosi,  il  Cardinal  pro- 
curatore non  parte ,  ma  rimane  ivi 
per  presentare  le  altre  consecutive 
oblazioni;  dappoiché  tante  volte  si 
presentano  al  Pontefice  i  descritti 
doni,  quanti  sono  i  Santi  canoniz- 
zati. Per  la  qual  cosa,  quando  sta 
per  finire  la  prima  presentazione, 
s' avviano  al  soglio  altri  tre  Cardi- 
nali, vescovo,  prete,  e  diacono,  pre- 
ceduto ciascheduno,  come  si  è  det- 
to, da  due  gentiluomini,  e  seguito 
da  due  religiosi,  o  soggetti,  spet- 
tanti alla  causa  dell'altro  Santo,  coi 
medesimi  doni.  Presentano  i  detti 
Cardinali  le  offerte  portate  dai  loro 
gentiluomini,  e  il  Cardinal  procura- 
tore offre  le  altre,  sostenute  dai  re- 
ligiosi. Terminate  tutte  le  oblazioni, 
prosiegue  il  Papa  la  messa  colle  solite 
cerimonie,  come  si  disse  superior- 
mente. 

In  quanto  poi  all'origine  e  signi- 
ficato delle  oblazioni,  tutti  sanno 
che  questo  rito  rimonta  ai  primi 
tempi  della  Chiesa.  Corsero  a' piedi 
degli  Apostoli  i  primi  cristiani  a 
recar  loro  il  prezzo  delle  proprie 
sostanze  ;  ed  i  fedeli  continuarono 
ne' primi  secoli  le  oblazioni  a'sacer- 

VOI.    VII. 


CAN  3o^ 

doti  nel  tempo   del  divin  sacrifizio» 
come     prefigurate    già    dalla    legge 
mosaica.     E    non    solo    si    offrivano 
nella  messa  il  pane,  o  farina,  ed  il 
vino    per    1'  uso    del    sacrifizio ,    ma 
ancora   molte   altre   cose   di  valore , 
pel  sostentamento   de' sacri   ministri. 
Da     ciò    trasse   il    nome    di    offer- 
torio quella  parte  della  messa ,    che 
segue    alla    professione    di   fede  do- 
po    il     vangelo.     In    progresso    di 
tempo    incominciò  a    variarsi    il  co- 
stume  delle    oblazioni,    sostituendo 
i  fedeli  ai  commestibili    il    denaro, 
in     mantenimento    de'  ministri    del 
santuario.    Il  denaro  era  consegnato 
in    mano    del    sacerdote,    o    posto 
nella  cassetta ,  che  a  tal  effetto  era 
situata  innanzi   le   confessioni ,  ossia 
sepolcri  de' martiri.  Si  fecero  poi  le 
oblazioni  di  pane,  vino,  olio,  cera, 
e  denaro  a'  piedi  del  Pontefice,  so- 
pra l'altare  nel  giorno  di  Pasqua,  e 
negli  altri  giorni,  in  cui  egli  celebrava 
o  al  Lateiano,  o  al  Vaticano,  come 
ancora  nelle  chiese  stazionali,  e  nelle 
ordinazioni.  Anche  a  nostri  giorni  si 
offi'Ono  i   ceri    nell' amministrazione 
del  battesimo,    e  della  confermazio- 
ne, nell'ordinazione  de' sacerdoti ,  e 
nella    consacrazione    de' vescovi,    ed 
in    queste    ultime    si    aggiungono    ì 
pani,  e  i  barilozzi  di  vino,  per  al- 
ludere  ai  santi  in  cielo,    che   come 
abbiamo  dall'Apocalisse,  20.  6,  Erunt 
sacerdotes  Dei,  el  Christi.  Alle  obla- 
zioni però   nella  Canonizzazione  dei 
Santi,   per  antica  discipfina,   conte- 
stata  da   Pietro  Amelio,    nell'  Ord. 
Rom.    presso    Mabillon,    si    offrono 
al  Pontefice  il  pane,  il  vino,  le  tor- 
tore ,    le    colombe ,    ed    alcun'  altra 
specie  di  uccelli,  per  simboleggiare  i 
mistici   significati   in   tali   cose    con- 
tenuti,   e    tutti    allusivi    alle    virtù 
esercitate  dai  novelli  Santi. 

Molti  sono   gli   autori,    che  trat- 
20 


3o6  CAN 

lano   delle   oblazioni  nelle  Canoniz- 
zazioni ,    le    quali    si    credono   fatte 
con  solennità  maggiore  dopo  l'anno 
iSgo,   in   cui   Bonifacio  IX  ascrisse 
al  numero   de' Santi  la  b.  Brigida, 
come   osserva    il    Memmi,    nel  Sa- 
cm   rito    di   canonizzare    i   Santi  ^ 
pag.    123.    Che   anticamente    si    fa- 
cessero delle   altie   oblazioni,    lo  ri- 
caviamo   da   questo ,    che    al    detto 
Bonifacio    IX     si    offrirono    »  Una 
)>  pintola   de    amo    valoris    C.    du- 
>»  catorum ,    et    unus    vitulus ,    vi- 
».  gintiquatuor  cappones,  vigintiqua- 
»   tuor   pulii,   vigiutiquatuor  colum- 
»>   bi  ,    duo     barilia    vini,    "     e  ad 
Eugenio    IV    nel    i44^  P^^'   ^^  Ca- 
nonizzazione   di    s.    JNicolò    da  To- 
lentino, Tennero  ofiferti:     »  duo  ca- 
»   di    vini    Falerni ,    plures  phasia- 
»  ni,  pulii,    gallinae,  anseres ,   tur- 
»  tures  ,    coturnices  ,    et    vitula  u- 
»   na  ".     Però    dai    piimordii     del 
XVI  secolo  in  poi,  nuli' altro  suole 
formare   l'oblazione    nelle   Canoniz- 
zazioni ,    se    non    le    cose    di    sopra 
enumerate. 

Sul  mistico  significato  delle  obla- 
zioni, ci  limiteremo  a  dire,  che  i 
cerei  indicano  come  le  virtuose  a- 
zioni  de'nuovi  Santi  furono  poste 
dal  Papa  nel  candelabro,  affinchè 
illuminino  collo  splendore  delle  lo- 
ro gesta  tutti  i  fedeli  .  Il  pane  , 
simbolo  d'ogni  sorta  di  cibo,  fa  in- 
tendere ogni  sorta  di  virtù  prati- 
cate dai  Santi  per  giungere  alla 
gloria.  Il  vino,  espressivo  simbolo 
della  grazia  santificante,  ci  dà  ad 
intendere  essere  stata  questa  dai 
Santi  abbondantemente  conseguita,  e 
mantenuta  ne' loro  cuori,  ed  ancora 
in  lode  a  Dio,  perchè  i  canonizzati 
uniti  già  in  terra  con  la  vera  vite, 
cioè  Cristo,  hanno  reso  a  lui  quel  gran 
frutto,  eh'  egli  desiderava  dai  pal- 
miti di  essa,  cioè  il  vino  della   di- 


CAN 

vozione,  della  carità,  e  della  com- 
punzione, sino  all'eroismo  esercita- 
te. Però  alle  oblazioni  del  vino  han- 
no supposto  taluni  dover  andar  uni- 
ta quella  dell'acqua,  come  espressi- 
va figiu-a  delle  tribolazioni ,  e  degli 
affanni,  compagni  della  santità.  Il 
perchè  anche  con  questa  oblazione 
viene  simboleggiata  la  gran  virtii 
de' Santi,  nel  superare  tutte  le  an- 
gustie, per  le  quali  dovettero  ne- 
cessariamente passare,  senza  perdere 
nulla  della  loro  sofferenza  e  carità. 
Per  altro  la  cerimonia  si  restringe 
al  solo  vino,  e  non  altro,  che  que- 
sto viene  contenuto  nei  bariletti  of- 
ferti. 

Alle  oblazioni  predette  si  aggiun- 
se quella  di  due  tortore,  e  due 
colombe,  nella  Canonizzazione  di 
s.  Brigida,  alle  quali  poi  si  unirono 
anche  altri  piccoli  uccelli  di  varie 
specie.  Ma  Benedetto  XIII,  consi- 
derando non  essere  queste  uniformi 
alla  più  rehgiosa  disciphna  della 
Chiesa,  e  non  ignorando  essere  sta- 
te disapprovate  dal  ven.  Cardinal 
Tommasi,  ora  beato,  peritissimo  nei 
sacri  riti,  non  volle  riceverle  nella 
prima  Canonizzazione  da  lui  fatta  di 
otto  santi  nella  basilica  vaticana  in 
sul  finire  del  1726.  Neppure  Bene- 
detto XIV  volle  queste  oblazioni 
nella  Canonizzazione,  che  fece  di  cin- 
que santi  nel  1746,  e  permutoUe 
invece  in  due  altri  piccoli  cerei  , 
siccome  ha  praticato  il  regnante 
Pontefice  nella  memorata  Canoniz- 
zazione de' 26  maggio   iBSg. 

Comunque  siasi,  in  alcune  Ca- 
nonizzazioni si  sono  offerte  le  tor- 
tore ,  come  simbolo  di  fedeltà ,  in 
contrassegno  di  quella  prestata  a 
Dio  dai  santi,  non  allontanandoli 
da  esso  né  le  angustie,  né  la  fame, 
né  la  nudità,  né  le  persecuzioni. 
Le  colombe,  come  simbolo  della  pa- 


CAN 

ce,    dell*  unione,    divengono    figura 
della  carità;  e  per  essere  la  colom- 
ba stata  foriera  di  pace   dopo    l' u- 
iii versale  diluvio ,  vennero  offerte  le 
colombe  per    significare  eziandio   la 
implacabile  guerra   del    mondo  ter- 
minata dai    santi  ,     e    l'eterna    pa- 
ce, di  che  godono   in  cielo.  Le    co- 
lombe sono  inoltre  simboli    del  Pa- 
racielo Signore,  e  ci  ricordano,  che 
i     canonizzati    furono    tempio    vivo 
dello  Spirito  santo,  ed  appieno   ar- 
ricchiti de'  suoi  sette  doni.  Nelle  di- 
verse specie  di    uccelli    viene   final- 
mente simboleggiata  la  brama  avu- 
ta dai  Santi  delle  cose  celesti ,    sol- 
levandosi sempre  in  alto  per  mezzo 
della  considerazione  delle  divine  co- 
se, come  appunto  gli  uccelli  abban- 
donando la  terra,  vanno    ad   innal- 
zarsi in  un  più  puro  elemento.  Per 
la  quale,  ed    altre   ragioni ,  talvolta 
si  aprirono  dal  maestro    di  cerimo- 
nie le  gabbie,  o  canestrelli  degli  uc- 
celli, e  si  lasciarono  volare,  come  si 
fece  nelle  Canonizzazioni  di    s.  Die- 
go,   di    s.   Giacinto,     e    di   s.  Carlo 
Borromeo.  Tale  costume  fu  però  abo- 
lito come  quello,  che  cagionava  con- 
fusione nella  moltitudine  desiderosa 
di  prenderh.  In  somma  tutte  le  det- 
te offerte  rappresentano  le  virtù  pra- 
ticate dai    canonizzati ,    che    imitate 
da  noi  ci  meriteranno  di  esser  com- 
pagni loro  nella  gloria  beata  del  cie- 
lo.    Ma     per    un  dettaglio    erudito 
delle    oblazioni ,    e    dei  loro    diversi 
significati,  si  vegga    il  citato   Amici, 
//  Sacro  Rito  della    Canonizzazio- 
ne,   ec;,  pag.    39  e  seg.  Non  è  poi 
a    tacersi,    che   il    rito    delle    obla- 
zioni ,    ricevute  da  Alessandro   Vili 
nella    Canonizzazione    celebrata    nel 
1690,    venne   egregiamente   espres- 
so in  basso  rilievo   nel    suo    monu- 
mento  sepolcrale  nella    basilica   va- 
ticana. 


CAN  3o7 

§  VII.  Catalogo  dei  Santi  dai  Ro- 
mani Pontefici  solennemente  ca- 
nonizzati,  e  di  cui  si  hanno  in- 
contrastabili prove,  cominciando 
da  Papa  Giovanni  XV ,  detto 
XVI,  fino  al  regnante  Gregorio 
XVL 

DA  Giovanni  XV  detto  XVI. 
S.  Uldarico  vescovo,  l'anno  993. 
S.  Arduino,  prete  di  Rimini. 

DA  Gregorio  V. 
S.  x\dalberto,    vescovo    e  martire, 
nel  997. 

DA  Giovanni  XX. 
S.  Adalardo  abbate,  l'anno   io3o. 

da  Benedetto  IX. 
S.  Stefano  I,  re  d'  Ungheria,   Tanno 

io36. 
S.  Emerido,  figlio    del    medesimo, 

nello   stesso  anno. 
S.  Simone  monaco,  l'anno   1042. 
S.  Simone  Armeno,  anacoreta. 
DA  Clemente  II  del    io46. 
S.  Viborada,  vergine  e  martire. 

DA  s.  Leone  IX. 
S.  Gerardo  vescovo,  l'anno   io5o. 
S.  Wolfango  vescovo,  l'anno   io52. 
S.  Erardo,  l'anno  suddetto. 
S.  Urio,  monaco,  e  compagni,  Tan- 
no  io53. 
S.  FeUcita,  vergine. 
S.  Gerando,  vescovo. 

DA  Alessandro  II. 
S.   Arialdo  martire.  Tanno   1067. 
da  s.  Gregorio  VII  nel   iO'f3. 
S.  Giovanni,  abbate. 

DA  Vittore  III  del   1086. 
S.  Alferio,  monaco. 

DA  Urbano  II. 
S.  Erlembaldo,  Tanno   1095. 
S.   Attilano  vescovo.  Tanno   1098. 
S.  Mamiliano,  vescovo. 

DA  Pasquale  II. 
S.  Guiberto,  nel   1099. 
S.  Pietro  vescovo,  nel    ilio. 
S.   Gottardo,  vescoTo. 
S.  Angilberto. 


3o8  CAN 

DA  Calisto  II  nel   1119. 
S.  Bertoldo,  vescovo. 
S.  Ugone,  abbate. 

DA  Innocenzo  IL 
S.  Ugone  vescovo,  nel   1 1 34- 
S.  Godeai'do,  nel   1 1 38. 
S.  Petronio,  vescovo. 
S.  Giusto,  vescovo. 
S.  Sturmio,  abbate  di ,  Fulda ,    nel 
1139. 
DA  Celestino  II  del   ii43. 
S.  Ottone,  monaco  e  vescovo. 
S.  Con-ado  vescovo,  che  altri  voglio- 
no canonizzato  da  Calisto  II. 
DA  Eugenio  III. 
S.  Enrico  I  imperatore,  nel  11 52. 

DA  Alessandro  III. 
S.  Eduardo,  re    d' Inghilterra ,    nel 

1 161. 
S.  E  lena,  vedova  e  martire,  nel  1 1 64. 
S.  Bernardo  abbate,  nell'anno   sud- 
detto. 
S.  Canuto,  re   di    Danimarca  ,    nel 

1168. 
S.  Tommaso,  vescovo  e  martire,  nel 

1 173. 
S.  Teobaldo,  eremita. 
S.  Giovanni  Meda. 
S.  Caldino,  vescovo,  e  Cardinale. 
S.  Davino,  armeno. 
S.  Guglielmo,  eremita 
Il  Castellini,  nel 
Canonizzazioni, 
Guarino    Cardinale , 
eremita. 

DA  Lucio  III. 
S.  Brunone  vescovo,  nel   1182. 

DA  Clemente  III. 
S.  Ottone  vescovo,  nel   1 1 89. 
S.  Stefano  di  Mureto,  Tanno   sud- 
detto, 
S.  Rodosindo,  vescovo. 

DA  Celestino  III. 
S.  Pietro  vescovo,  Tanno   1191. 
S.  Ladislao,  re  d'Inghilterra,  Tanno 

stesso. 
S.  Malachia  arcivescovo,  nel  1192, 


suo  indice  delle 
vi  aggiunge  i  ss. 
e    Galgano 


CAN 

ma  dalla  bolla  di    sua    Canoniz- 
zazione si  rileva,  che  piuttosto  Cle- 
mente III  lo  elevò  all'  onore    de- 
gli altari. 
.  Ubaldo  vescovo,  Tanno  suddetto. 

Giovanni  Gualberto,  Tanno  i  igB. 
.  Berwardo,  Tanno  suddetto. 

Silvano. 

Gauchiero,  canonico   di  Limoges. 

Bernardo,  vescovo. 

Geraldo,  abbate. 

DA  Innocenzo  III. 

Omobono,  nel   1198. 

Cunegonda,  imperatiice,  nel  1200. 

Guglielmo,  duca  d'Aquitania,  nel 

1202. 

Vulstano  vescovo,  nel    i2o3. 

Procopio  abbate,  nel    i2o4- 

Gilberto,  nel   1 2 1 1 . 

DA  Onorio  III. 

Guglielmo  vescovo,  nel    1 2 1 8. 

Willelmo  abbate,  nel   1224. 

Guglielmo,  canonico  regolare,  nel 

1224. 

Lorenzo  vescovo,  nel   1226. 

Ugone,    monaco    e  vescovo,    nel 

1226. 

Geltrude,  vergine. 

Guglielmo,   arcivescovo  di  Yorck. 
DA  Gregorio  IX. 

Francesco  d'Assisi,  nel    1228. 

Virgilio  vescovo,  nel   i23o. 

Antonio  di  Padova,  nel   1282. 

Domenico,  nel   i2  33. 

Elisabetta,  o  Isabella  regina  d'Un- 
gheria, nel  1235. 

DA  Innocenzo  IV. 

Guglielmo,  vescovo   di  s.   Brieu, 
nel   1247- 

Edi  mondo  vescovo,  nel    1248. 

Pietro  martire,  nel   i2  53. 

Stanislao,  vescovo. 

DA  Alessandro  IV. 

Chiara  vergine,  nel    I255. 

Colombano,  abbate. 

DA  Urbano  IV. 

Riccardo  vescovo,  nel  1261. 


3. 
s. 
s. 

s. 
s. 

s. 
s. 
s. 

s. 

s. 
s. 
s. 
s. 

s. 

Ss. 


CAN 

DA  Clemente  IV. 
Edwige  ,    duchessa    di    Polonia  , 
l'anno   1267. 

DAL  B.  Gregorio  X  del    127  i. 
Leone,  vescovo. 
Francesca  Piacentina. 

DA  Bonifacio  Vili. 
Luigi  IX,  re  di  Francia,  nel  1297. 

DA  Clemente  V. 
Pietro  Morone,    o    Celestino  V, 
nel   i3i3. 

DA  Giovanni  XXII. 
Luigi  vescovo,  nel   i3i7. 
Tommaso  vescovo,  nell'  anno  sud- 
detto. 
Tommaso  d'Aquino,    nel   i323. 

DA  Clemente  VI. 
Roberto  abbate,  nel    i347. 
Ivone  prete,  nel   i347. 

DA  Urbano  V. 
Eleazaro  Sabrano,  nel   i36g,  zio 
del  Papa. 

DA  Urbano  VI. 
Caterina,  figlia  di  s.  Brigida,  nel 
1378. 

DA  Bonifacio  IX. 
Brigida  vedova,  nel   1 390. 
Giovanni,  confessore. 
Giovanni  Bridlingtono. 

DA  Martino  V  del   i4i8. 
Sebaldo,  eremita. 
Monica,  madre  di  s.  Agostino. 

da  Eugenio  IV. 
Nicola  da  Tolentino,  nel   i^^6. 
Bellino,  vescovo  e  martire. 
Fiorentino,  vescovo. 

DA  Nicolò  V. 
Bernardino  da  Siena,  nel   i45'0. 

DA  Calisto  III. 
Vincenzo  Ferrerio,  nel   i^S5, 
Osmondo  vescovo. 
Edmondo  d' Inghilterra. 
Rosa  da  Viterbo,  nel   i45>8. 

DA    Pio   II. 

Caterina  da  Siena,  nel   1461. 

DA  Sisto  IV. 
martiri  Berardo,  Pietro,  Ottone, 


S. 


CAN  309 

Accurso  e  Adiuto  dell'Ordine  dei 
minori,  nel   1482. 
Bonaventura,    vescovo  e  dottore, 
r  anno  stesso. 
Alberto  carmelitano. 

DA  Innocenzo  VIII. 
Leopoldo ,    duca    d'  Austria ,   net 
i485. 

DA  Giulio  II. 
ss.  martiri  Giovanni ,    Benedetto , 
Matteo,  Isaac,  Cristino,  Atanasio, 
Lorenzo,    Rogumilio  e  compagni, 
camaldolesi. 

DA  Leone  X. 
Brunone,  nel   i5i4- 
Francesco  di  Paola,  nel   i5i9. 
Casimiro,  re  di  Polonia,  nel  1 52 1 . 
Leone,  vescovo. 

DA  Adriano  VI. 
Bennone  vescovo,  nel   i523. 
Antonino  vescovo,  nel  medesimo 
anno. 

Famiano,  confessore. 
Famiano  di  Colonia. 

DA  Giulio  III  del   i55o. 
Silvestro^  monaco  basiliano. 

DA  Sisto  V. 
Diego  confessore,  nel   i588. 

DA  Clemente  Vili. 
Giacinto  confessore,  nel  i5>94- 
Raimondo  diPennafort,  nel  1600. 

DA  Paolo  V. 
Francesca  Romana,  nel   1608. 
Carlo  Borromeo,  Cardinale,  nel 
1610. 

DA  Gregorio  XV  nel   1622. 
Isidoro  Agricoltore. 
Filippo  Neri. 
Ignazio  Loiola. 
Francesco  Saverio. 
Teresa. 

DA  Urbano  Vili. 
Elisabetta,  regina  di  Portogallo, 
nel   1625. 
Andrea  Corsini,  nel   1629. 

DA  Alessandro  VII. 
Tommaso  daVillanova,  nel  i658. 


5io  CAN 

S.  Francesco  di  Sales,  nel   i665. 

DA    ClEMEITTE    IX    NEL     1 669. 

S.  Pietro  d' Alcantam. 
S.  Maria  Maddalena  de'  Pazzi. 
DA  Clemente  X  nel    1671. 
S.  Gaetano  Tieneo. 
S.  Francesco  Borgia. 
S.  Filippo  Benizii. 
S.  Luigi  Bertrando. 
S.  Rosa  di  Lima. 

DA  Alessandro  Vili  nel  1690. 
S.  Lorenzo  Giustiniani. 
S.  Giovanni  da  Capistrano. 
S.  Pasquale  Baylon. 
S.  Giovanni  da  s.  Facondo. 
S.  Giovanni  di  Dio. 

DA  Clemente  XI  nel    17  12. 
S.  Pio  V,  Papa. 
S.  Felice  da  Cantalice. 
S.  Andrea  Avellino. 
S.  Caterina  da  Bologna. 

DA    benedetto    XIII    NEL     I726. 

S.  Torribio,  vescovo. 

S.  Giacomo  della  Marca. 

S.  Agnese  da  Montepulciano. 

S.  Pellegrino  Laziosi. 

S.  Giovanni  della  Croce. 

S.  Francesco  Solano. 

S.  Luigi  Gonzaga. 

S.  Stanislao  Rostka. 

Nel   1728. 
S.  Giovanni  Nepomuceno. 
S.  Margherita  da  Cortona, 

DA  Clemente  XII  nel   1737. 
S.  Vincenzo  de  Paoli. 
S.  Gio.  Francesco  Regis. 
S.  Caterina  Fieschi-Adorno. 
S.  Giuliana  Falconieri. 

DA  Benedetto  XIV  nel    1746. 
S.  Fedele  da  Sigmaringa,  protomar- 
tire di  Propaganda. 
S.  Camillo  de  Lellis. 
S.  Pietro  Regalato. 
S.  Giuseppe  da  Lionessa. 
S.  Caterina  Ricci.  ♦ 

DA  Clemente  XIII  nel   1767. 
S.  Giovanni  Canzio. 


CAN 

S.  Giuseppe  Calasanzio. 

S.  Giuseppe  da  Copertino. 

S.  Girolamo  Emiliani. 

S.  Serafino  da  Montegranaro. 

S.  Giovanna  Francesca  Fremiot   de 

Chantal. 

DA  Pio  vii  nel   1807. 
S.  Francesco  Caracciolo. 
S.  Benedetto  da  s.  Filadelfo. 
S.  Angela  Merici. 
S.  Coleta  Boilet. 
S.  Giacinta  Marescotti. 

DA  Gregorio  XVI  nel   1839. 
S.  Alfonso  Maria  de*  Liguori. 
S.  Francesco  di   Geronimo. 
S.  Gio.  Giuseppe  della  Croce. 
S.  Pacifico  da  s.  Severino. 
S.   Veronica  Giuliani. 

§  Vili.  I.  Altre  notizie  sulle  Ca- 
nonizzazioni solenni,  ed  equipol- 
lenti. 1.  Cenni  sulla  notorietà  dei 
miracoli.  3.  Sul  culto.  4-  Su  quello 
de^  bambini.  5.  Origine  degli  atti 
dei  Santi,  e  quali  Pontefici  ne  ca- 
nonizzassero maggior  numero.  6. 
Degli  stendardi.  7.  Delle  Cano- 
nizzazioni celebrate  con  magnifi- 
cenza straordinaria j  delle  spese 
occorrenti  per  essej  delle  loro 
riforme,  con  altre  analoghe  no- 
tizie sulle  propine,  regalie,  ec. 
8.  Autori  che  scrissero  sulle  Ca- 
nonizzazioni. 9.  Delle  loro  bolle. 
10.  Degli  ottavarii,  che  si  soglio- 
no fare  a^  nodelli  canonizzati. 

1 .  La  Canonizzazione  solenne , 
come  abbiamo  veduto,  è  il  ricono- 
scere, e  il  proporre,  che  fanno  i 
Pontefici  alla  venerazione  de' fedeli, 
e  della  Chiesa  universale,  que' servi 
di  Dio,  i  quali  colle  loro  esemplari 
azioni  l'aveano  esaltata,  ed  accre- 
sciuta. Essi  pertanto,  per  promovere 
l'aumento  della  religione  cattolica, 
la  gloria  divina  ne' suoi  servi,  come 


CAN 
per  dare  alla  medesima  Chiesa  un 
miovo  splendore  accidentale,  li  cano- 
nizzano sublimandoli  all'  onor  degli 
altari.  La  Canonizzazione  poi  equi- 
pollente, cioè  r  approvazione  del  culto 
immemombile,  consiste  nel  decreto 
Pontificio,  con  cui  si  comanda  di  pre- 
cetto, che  per  tutta  la  Chiesa  si  faccia 
l'uffizio ,  e  la  messa  di  quel  servo  di 
Dio,  che  da  tempo  immemorabile 
gode  il  culto,  ed  il  titolo  di  Santo; 
che  la  sua  festa  sia  inserita  nel  bre- 
viario, e  messale  romano,  con  ob- 
bligo di  celebrarsi  nella  Chiesa  uni- 
versale con  rito  semidoppio. 

Nel  1625,  Ui'bano  Vili  confermò 
il  decreto  della  s.  congregazione  del 
santo  uffizio,  in  cui  si  approvava  il 
culto  immemorabile  della  b.  Colomba 
da  Rieti  :  approvazione,  che  equival- 
se alla  beatificazione  non  solenne, 
o  equipollente,  e  che  fu  per  la  pri- 
ma volta  conceduta  dai  Pontefici. 
Sì  emanò  il  decreto  dalla  congrega- 
zione del  santo  uffizio,  e  non  da 
quella  de*  Riti ,  perchè  neh'  anno 
stesso  erano  usciti  dal  sant'  uffizio  i 
decreti  (  che  il  suddetto  Urbano  Vili 
poi  confermò  con  breve  del  i634), 
in  cui  con  autorità  apostolica  fu 
commesso  il  grave  affare  delle  bea- 
tificazioni e  canonizzazioni ,  definiti- 
vamente, ed  esclusivamente  alla  sola 
congregazione  de'  Riti.  Dicemmo,  che 
la  Canonizzazione  si  richiede  a  nome 
di  qualche  sovrano,  o  da  qualche  ec- 
clesiastica o  regolare  società  ;  ma  ab- 
biamo esempi,  che  talvolta  fu  dai  Papi 
ricusata  tal  petizione ,  come  fece 
Clemente  Vili  quando  diversi  prin- 
cipi lo  supplicarono  per  la  Canoniz- 
zazione del  b.  Pietro  di  Luxemburgo. 
Fece  risponder  loro  quel  Pontefice, 
che  se  volevano  tolto  il  titolo  di 
Cardinale,  come  creato  da  un  anti- 
papa, e  messo  quello  solo  di  con- 
fessore,  avrebbe  procurato  di  com- 


CAN  3ii 

piacerli;  ma  non  convenendo  essi 
nella  condizione ,  restò  sospeso  l' af- 
fare, come  attestano  i  Bollandistì. 
Tuttavolta,  nel  1628,  da  Urbano  VII! 
fu  conceduto  l'uffizio,  e  la  messa  di 
questo  Beato,  nel  giorno  cinque  di 
luglio,  per  le  chiese  de' certosini. 

2.  Bonifacio  Ferrari,  certosino, 
scrisse  nel  1420  un  trattato,  in  cui 
cercava  per  qual  ragione  nel  suo 
Ordine  pochi  sieno  i  santi  canoniz- 
zati ,  e  perchè  non  vi  si  faccia  alcun 
miracolo  pubblico?  Volle  monsignor 
Sarnelii  sciogliere  questo  quesito,  e 
nel  tom.  X  delle  sue  Lettere  Eccle- 
siastiche ^  lettera  XCVII,  risponde, 
che  per  le  Canonizzazioni  non  sola- 
mente si  richiedono  le  virtù,  ma 
anche  i  miracoh,  i  quali  per  lo  più 
non  si  fanno  ad  intercessione  di 
que'  santi  solitarii,  affinchè  non  ven- 
ga sturbata  la  loro  religiosa  solitu- 
dine colla  frequenza  de' concorrenti. 
Il  p.  Raynaud,  esaltando  la  santità 
dell'Ordine  certosino,  ed  i  miracoli 
di  que'  venerandi  monaci,  nel  Punct. 
X  del  tomo  IX  delle  sue  opere, 
risolve  lo  stesso  quesito  con  poche 
parole ,  dicendo  ,  che  quest'  Ordine 
fu  sempre  più  diligente  nel  formare 
molti  santi,  che  nel  manifestarli. 
Di  ciò  dà  un'ottima  ragione  il  Lam- 
bertini,  ed  è,  che  per  le  canoniz- 
zazioni o  santificazioni,  richiedesi  la 
necessaria  prova  delle  virtù  in  grado 
eroico,  dedotta  dagli  atti  esterni,  ed 
assicurata  colla  deposizione  di  parec- 
chi testimonii,  la  qual  prova  è  molto 
più  difficile  ne'sohtarii  per  la  diffi- 
coltà delle  occasioni,  in  cui  vSi  pos- 
sano dagli  altri  osservare  queste 
virtù.  Conchiude  pertanto  il  mede- 
simo Lambertini,  che  nella  religione 
de' certosini ,  e  ne' monisteri  di  altri 
solitarii  ,  molti  sono  stati  i  santi 
per  la  chiesa  trionfante,  e  pochi 
nella   chiesa   militante,    nella    quale 


3i2  CAW 

si  ha  bisogno  delle  prove  esterne 
della  loro  santità,  prove,  lo  ripe- 
tiamo, diflicili  ad  aversi  ne'solitarii. 

3.  Urbano  Vili,  nel  i63o,  de- 
cretò che  non  i  beati,  ma  i  soli 
santi  canonizzati  si  potessero  dare 
in  protettori ,  e  patroni  di  regni , 
città,  Ordini  rehgiosi ,  ec. ,  e,  me- 
diante bolla  del  1 642 ,  lo  stesso 
Pontefice  stabilì  che  la  festa  di  pre- 
cetto si  osservasse  pei  soli  protettori 
principah.  Ciò  non  pertanto  Ales- 
sandro VII,  coll'autorità  del  breve, 
Commissì  Nobisy  del  1 664 ,  ordinò 
che  r  uffizio  di  s.  Domenico  Guzman, 
come  protettore  della  città,  e  regno 
di  Napoli ,  vi  fosse  celebrato  con 
ottava,  e  festa  di  precetto,  nono- 
stante che  fosse  protettore  meno 
principale.  Il  successore  Clemente  IX, 
beatificando  nel  1669,  Rosa  di  Li- 
ma (che  poi  fu  canonizzata,  la  pri- 
ma dell'America  meridionale,  da 
Clemente  X),  fu  da  lui  eziandio 
dichiarata  protettrice  del  regno  di 
Però,  ordinando,  che  si  osservasse 
con  festa  di  precetto  il  giorno  della 
sua  morte,  e  comandando,  con  raro 
esempio  (per  riguardo  a' soli  beati- 
ficati ,  pe'  quali  non  s'  impone ,  ma 
solo  si  permette),  che  in  tutto  il 
predetto  regno  se  ne  facesse  l'ufifi- 
zio,  e  la  messa  da  tutto  il  clero. 
E  Clemente  X,  col  suo  breve,  Ex 
injuncta^  emanato  nel  1674,  dichiarò 
il  b.  Stanislao  Kostka  (  canonizzato 
poscia  da  Benedetto  XIII)  princi- 
pale protettore  della  Polonia,  colle 
medesime  prerogative  degli  altri  prin- 
cipali protettori,  ad  onta  del  sum- 
mentovato  decreto,  il  quale  vieta, 
che  i  beati  non  ancor  canonizzati, 
si  possano  eleggere  in  protettori,  ciò 
che  solamente  può  farsi  di  quelli 
che  la  Chiesa  universale  venera  col 
titolo  di  santi.  Finalmente  Innocenzo 
XI,  nel  1687,  permise  a  tutto  l'Or- 


CAN 
dine  della  Mercede  di  fer  l' uffizio 
e  la  messa  con  rito  doppio  di  se- 
conda classe  con  ottava  al  b.  Pietro 
Armangol,  benché  Alessandro  VII 
avesse  prescritto  con  un  decreto  del 
iGSg,  che  i  beati  non  ancor  cano- 
nizzati, non  possano  esser  eletti  in 
patroni,  ne  celebrarsi  la  loro  festa 
con  ottava:  eccezione,  che  pure  fu 
conceduta  pel  b.  Bernardo  Tolomei, 
alla  congregazione  olivetana  da  esso 
fondata,  e  pei  sette  beati  fondatori 
de' serviti,  alla  religione  da  questi 
istituita.  F.  Trombelli,  De  cultu 
Sanctoruiìiy  Bononiae  i743. 

4.  Sulla  Canonizzazione  de'  bam- 
bini, abbiamo,  che  il  b.  Simeone  di 
Trento,  fanciullo  di  ventinove  mesi, 
ucciso  dagli  ebrei  in  odio  della  fe- 
de, nel  1472,  ricevette  dopo  il  mar- 
tirio il  culto  pubblico,  come  a  san- 
to martire,  per  cui  Sisto  IV  colla 
costituzione.  Licei  inter  causas,  dei 
IO  ottobre  147 5)  pi'esso  il  Martene, 
Veter.  Scriptor.  ^  t.  II,  col.  i5i6, 
diretta  a  tutti  i  signori  ed  uffiziali 
d' Italia,  proibì,  che  gli  venisse  dato 
culto  alcuno,  finche  fosse  assicurato 
della  verità  della  sua  causa,  per 
mezzo  de'commissarii,  che  a  tal  fine 
avea  mandati  in  quelle  parti.  Fatto- 
ne dipoi  processo,  fu  approvato  il 
culto  da  Gregorio  XIII,  che  ne  fe- 
ce mettere  il  nome  nel  martirolo- 
gio romano  ;  ed  il  successore  Sisto 
V  concesse,  che  in  tutta  la  diocesi 
di  Trento  si  celebrasse  la  sua  festa 
con  officio  e  messa  propria,  locchè 
corrisponde  alla  Beatificazione  equi- 
pollente. Benedetto  XIV  poi,  nel 
1751,  ricevette  le  suppliche  del  ve- 
scovo di  Bressanone ,  perchè  ordi- 
nasse l'ufficio  e  la  messa  pel  dì  1 1 
luglio  ,  del  b.  Andrea  della  terra 
Rinnense,  ucciso  dai  giudei  in  odio 
della  fede  nell'anno  1460,  quando 
non  avea  compiti  tre  anni  di  età . 


CAN 
Il  Papa  gli  rispose,  che  si  facessero 
i  processi  del  culto  immemorabile , 
del  martino  e  de'  miracoli  di  questo 
beato.  Dispiacque  la  risposta  al  ve- 
scovo ,  per  esservi  d' uopo  al  pro- 
cesso per  la  sola  Canonizzazione, 
non  già  per  l'indulto  dell'uffizio, 
e  della  messa,  che  per  altro  poi  ac- 
cordò Benedetto  XIV.  Ma  consegui- 
ta tal  grazia,  se  ne  domandò  la  Ca- 
nonizzazione, onde  il  Pontefice  pre- 
se da  ciò  occasione  per  dimostrare 
colla  costituzione  Beatus  Andreas , 
che  si  legge  nel  tomo  XIX  del  Boll. 
Mag.  p.  I20,  emanata  a' 2  3  mag- 
gio i'/55  f  e  diretta  a  monsignor 
Benedetto  Veterani  promotore  della 
fede,  che  non  conveniva  canonizzare 
i  bambini  per  più  ragioni,  i.°  per 
la  novità;  2.°  per  non  avvilire 
colla  frequenza  le  Canonizzazioni  ; 
3.**  perchè  da  questi  bambini  niun 
esempio  di  virtù  possono  cavare  i 
fedeli,  non  potendolo  essi  aver  dato 
in  così  tenera  età.  Quindi  ordinò  al 
promotore  della  fede,  doversi  in  tale 
maniera  rispondere  a  chiunque  do- 
mandasse la  canonizzazione  di  simili 
bambini.  In  quanto  poi  al  primo 
santo  confessore  di  minore  età  ca- 
nonizzato ,  esso  è  s.  Stanislao  della 
compagnia  di  Gesù,  morto  d'anni 
diciotto. 

5.  La  compilazione  degli  atti  de' 
santi  martiri  rimonta  al  Pontefice 
s.  Clemente  I,  allorquando  istituì  in 
R.oma  sette  notari  per  raccogliere  i 
loro  alti,  e  registrarli  ne'  fasti  della 
Chiesa,  ond' ebbero  origine  i  marti- 
rologi, catalogo,  o  registro  de'  santi, 
sebbene  questi  vogliansi  incomincia- 
li solo  nel  VI  secolo.  Ma  Papa  Ni- 
colò V,  eletto  nel  1 44?  >  comandò 
pel  primo  al  letterato  Antonio  de- 
gli Agli  fiorentino,  la  compilazione 
degli  atti  de'  santi,  ed  Urbano  Vili 
stabilì  di  nuovo  un    protonotario  a- 


CAN  3i3 

postolico,  per  ricevere  nella  congre- 
gazione de'  Riti,  gli  atti  de'  martiri. 
In  quanto  al  maggior  numero  dei 
beati  canonizzati  dai  Pontefici,  si  os- 
serva che  Gregorio  XV,  nel  giorno 
di  s.  Gregorio  I  a'  12  marzo  1622, 
con  una  sola  solennità  (ciò  che  per 
r  addietro  non  s' era  fatto  )  cano- 
nizzò cinque  beati,  quattro  de' quali 
erano  spagnuoli.  Vero  è  che  Ales- 
sandro III,  dal  1159,  in  cui  fu  e- 
letto,  sino  al  118 1,  in  cui  morì,  in 
diversi  tempi  canonizzò  dieci  santi , 
ciò  che  non  fecero  altri  sino  a  Be- 
nedetto XIII.  Questi,  in  sei  an- 
ni circa  di  Pontificato,  ne  canonizzò 
altrettanti ,  con  diverse  solennità , 
per  cui  il  Lambertini,  De  servo- 
rum  Dei  beatific.^  etc. ,  lib.  I,  cap. 
XXXVI ,  confuta  la  favola ,  che  i 
Pontefici,  fatta  qualche  Canonizza- 
zione, muojano  subito.  Già  si  è  det- 
to, che  soghono  i  Papi  destinare 
per  tale  solennità  un  dì  festivo,  ov- 
vero dichiarano  per  quell'anno  di 
precetto  quel  giorno,  in  cui  cele- 
brano la  Canonizzazione  ;  ma  Pao- 
lo V  fece  quella  di  s.  Francesca 
Romana  nel  dì  anniversario  della 
sua  incoronazione,  a'  29  maggio 
1608,  e  Clemente  XIII  celebrò  la 
Canonizzazione  di  sei  beati,  anche 
nel  giorno  anniversario  di  sua  in- 
coronazione, cioè  a'  16  luglio  1767. 
6.  Degli  stendardi,  che  si  porta- 
no nelle  processioni  delle  Canoniz- 
zazioni, si  trattò  al  §  V.  Però  pri- 
ma di  riparlare  di  quelli,  che  si  ap- 
pendono nella  basilica  di  s.  Pietro, 
diremo  d' una  processione  straordi- 
naria fatta  da  Eugenio  IV  nel  pri- 
mo di  febbraio  i447>  quando  ca- 
nonizzò s.  Nicolò  da  Tolentino,  ago- 
stiniano. Eseguita  la  Canonizzazione 
nella  detta  basilica  ,  il  Papa  partì 
da  essa,  e  processionalmenle  si  recò 
a  celebrare  la  messa  nella  chiesa  di 


3i4  CAN 

s.  Agostino,  onde  nacque  l'errore  in 
(ìlcuni,  che  dissero  fatta  la  Canoniz- 
zazione in  questa  chiesa  degU  ago- 
stiniani (  F.  Ridolfino  Venuti,  Nii- 
mismata  Pontìfic.  Roman.,  pag.  9). 
Tuttavolta  i  critici  sostengono  esser 
vero,  che  la  Canonizzazione  seguì 
nella  basilica  vaticana ,  ma  che  la 
processione  partì  dalla  chiesa  di  s. 
Agostino,  e  si  condusse  in  quella  di 
s.  Pietro,  avendo  realmente  Papa 
Eugenio  celebrata  la  messa  in  quel- 
la di  s.  Agostino.  Gio.  Battista  Mem- 
mi,  Del  sacro  rito  di  canonizzare 
ì  santi,  cap.  IV,  p.  61,  aggiunge, 
che  essendo  morto  un  fanciullo,  ca- 
duto dal  ponte  s.  Angelo  nel  Te- 
vere, mentre  passava  la  processione, 
]ier  intercessione  del  beato ,  fu  da 
Dio  resuscitato.  Riguardo  poi  agli 
stendardi,  che  vengono  attaccati  nel 
dì  della  Canonizzazione,  nel  presbi- 
terio, o  nella  parte  superiore  della 
confessione  de'ss.  Apostoli  (  che  è  il 
luogo,  ove  si  fa  la  solenne  funzio- 
ne), rappresenta  ognuno  in  dipinti 
a  olio  l'effigie  del  nuovo  santo  in 
gloria,  e  nel  rovescio  uno  de'  pro- 
digi più  illustri  da  lui  operati.  Al- 
l'estremità dello  stendardo  sta  lo 
stemma  del  Pontefice,  del  Cardina- 
le procuratore  della  Canonizzazione, 
della  religione  cui  appartenne  il  ser- 
vo di  Dio,  e  di  altri.  Rimonta  il 
principio  di  tal  rito  da  un  prodigio 
accaduto  nella  Canonizzazione  di  s. 
Stanislao  martire,  vescovo  di  Cra- 
covia, a*  17  settembre  i253.  Impe- 
rocché in  essa  appena  pronunziata 
la  gran  sentenza  da  Innocenzo  IV, 
mentre  stava  ancora  seduto  in  tro- 
no, apparve  in  aria  uno  stendardo 
sostenuto  dagli  angeli,  di  colore  ros- 
so purpureo,  e  nel  mezzo  dello  sten- 
dardo si  dava  a  vedere  un  vescovo 
in  abito  Pontificale.  Questa  visione 
fu  patente,  e  manifesta  a  molti   fe- 


CAN 

deli  ivi  presenti,  i  quali  con  am- 
miiazione  appresero,  che  nel  colore 
rosso  si  esprimeva  il  sangue  sparso 
dal  santo  martire,  e  nella  persona 
vestita  in  abito  pontificale  si  effigia- 
va la  sua  dignità  di  vescovo  di 
Cracovia,  come  riferiscono  con  Gio. 
Longino  i  Bollandisti,  a' dì  11  mag- 
gio, t.  II,  p.  260.  Laonde  il  Pape- 
brochio  scrisse,  che  da  questo  mi- 
racolo incominciò  il  costume  di  es- 
porre gli  stendardi  de'  santi ,  soste- 
nuti in  aria,  ed  altri  portati  nella 
processione  della  loro  Canonizza- 
zione. 

7.  Passiamo  a  dire  alcuna  cosa 
sulla  magnificenza,  con  cui  furono 
celebrate  le  Canonizzazioni,  delle  spe- 
se occorse  per  esse,  delle  regalie,  ed 
altre  analoghe  notizie.  Che  le  fun- 
zioni delle  Canonizzazioni  si  facciano 
di  rado,  oltreché  ne  danno  fede  gli 
stessi  fatti,  lo  prescrisse  Innocenzo 
Vili,  scrivendo  nel  i485  a  Jacopo 
arcivescovo  d'  Upsala ,  e  ai  vescovi 
della  Svezia,  altrimenti  verrebbero 
ad  avvilirsi  ;  oltre  a  ciò  si  aggiun- 
ga la  compilazione  de'  rigorosi  pro- 
cessi, cause,  ec,  e  le  indispensabili, 
e  forti  spese,  che  devonsi  effettuare. 

La  prima  solenne  Canonizzazio- 
ne, che  fu  eseguita  con  slngolar 
magnificenza ,  è  quella  nella  quale 
Gregorio  IX,  nel  1228,  canonizzò 
in  Assisi  s.  Francesco,  fondatore  dei 
minori,  tre  anni  dopo  la  sua  mor- 
te, cioè  con  pompa  e  rito  per  l' ad- 
dietro non  mai  praticato ,  stante  il 
tenero  amore,  che  vivente  portava 
a  quel  gran  servo  di  Dio.  Clemen- 
te VI,  a'  16  giugno  i347,  canoniz- 
zò in  Avignone  s.  Ivo  di  Treguier 
nella  Bretagna,  e  s.  Roberto,  abba- 
te di  Casa  di  Dio,  monistero  in  cui 
il  Papa  era  stato  monaco,  e  con  tal 
solennità  di  rito,  quale  è  descritta 
a  detto  anno    n.    74    dall'  annalista 


CAN 

Rinaldi.  Nicolò  V,  nell'anno  san- 
to i^5o  ,  accrebbe  la  solennità,  ce- 
lebrando a*  ^4  maggio,  festa  di  Pen- 
tecoste, la  Canonizzazione  di  s.  Ber- 
nardino da  Siena,  minore  osservan- 
te, essendovi  in  Roma  pel  capitolo 
generale,  tremila  ottocento  suoi  cor- 
religiosi,  tra'  quali  s.  Giovanni  da 
Capistrano,  san  Jacopo  della  Marca, 
e  s.  Diego  laico  spagnuolo.  Dall'an- 
nalista Wadingo  apprendiamo  la 
celebrazione  solennissima  di  tal  Ca- 
nonizzazione, nella  quale  JVicolò  V 
concorse  con  duemila  scudi,  e  la  fe- 
ce alla  presenza  di  quarantaquattro 
Cardinali.  Nella  Canonizzazione  poi, 
che  a'  6  gennaio  i^S5,  festa  dell'E- 
pifania ,  fece  Innocenzo  Vili  di  s. 
Leopoldo,  detto  il  Pio^  IV  e  mar- 
chese d'Austria,  furono  impiegati 
venticinquemila  ducati  d'oro  ;  men- 
tre in  quella  di  s.  Bonaventura,  e- 
seguita  dal  predecessore  Sisto  IV , 
nel  1482,  nella  domenica  in  Albis, 
furono  spesi  ventisettemila  ducati 
d'oro,  come  attestano  il  Patrizi,  e 
Burcardo.  Dallo  splendido  Pontefi- 
ce Leone  X,  nella  domenica  in  Al- 
bis ^  che  cadde  nel  di  primo  maggio 
i5i9,  fu  canonizzato  s.  Francesco 
di  Paola,  confermando  la  elezione, 
che  del  medesimo  santo  fece  il  re- 
gno di  Sicilia  per  protettore.  Per 
questa  Canonizzazione  furono  per  la 
prima  volta  usati  i  celebri  arazzi 
eseguiti  con  tessuti  di  seta  ed  oro  in 
Fiandra,  presso  i  disegni  di  Raffae- 
lo,  e  sono  queUi,  che  stanno  nella 
galleria  del  Vaticano ,  de'  quali  si 
parlerà  all'articolo  Cappelle  Ponti- 
ficie, §  X,  al  numero  che  descrive 
la  processione  del  Corpus  Domini, 
per  cui  prima  si  esponevano.  Dessi 
costarono  settantamila  scudi,  e  dicesi 
che  sieno  stati  donati  da  Francesco  I, 
re  di  Francia  ,  a  Leone  X  per  la 
predetta  Canonizzazione.  Però  il  Va- 


CAN  3i5 

sari  dice,  essere  stati  ordinati  dal 
Pontefice,  ed  aggiunge  che  sembra- 
no un  miracolo,  piuttosto  che  arti- 
ficio umano.  Sisto  V  non  solo  con 
gran  solennità,  a'  i4  marzo  i588, 
annoverò  nella  basilica  vaticana,  tra 
i  dottori  di  s.  Chiesa,  s.  Bonaven- 
tura Fidanza,  ma  a'  2  luglio  del- 
l'anno stesso,  ad  istanza  di  Filippo 
II,  re  di  Spagna,  canonizzò  con  ec- 
clesiastica magnificenza  s.  Diego.  L'al- 
tare sul  quale  il  Papa  celebrò  in 
questa  solennità  fu  da  esso  chiama- 
to Papale,  e  mandato  in  dono  al 
re,  a  cui  prescrisse  le  persone,  che 
vi  potevano  celebrare  la  messa,  co- 
me si  legge  nel  suo  breve  del  20 
agosto. 

Si  rileva  dagli  atti  della  Cano- 
nizzazione di  s.  Francesco  di  Sales, 
fatta  da  Alessandro  VII  nel  i665 
(che  pure  lo  avea  beatificato  agli 
8  gennaio  i562,  con  una  maniera 
di  solenne  beatificazione,  la  quale 
fu  la  prima  che  siasi  celebrata  nel- 
la Chiesa  )  ;  atti  pubblicati  da  Do- 
menico Cappello  maestro  delle  ce- 
rimonie Pontificie,  col  titolo  »  Con- 
»  textus  actorum  omnium  in  Bea- 
«  tificatione,  et  Canonizatione  san- 
>y  cti  Francisci  de  Sales  ",  che  la 
spesa  fatta  negli  ornati  della  basili- 
ca vaticana,  ne' sacri  arredi,  e  per 
tutto  l'occorrente  alla  Canonizzazio- 
ne, ascese  a  trentunmila  novecento- 
tre Centussiy  che  il  p.  Bonanni 
{Numismata  pontificum  tom.  II)  chia- 
ma scudi  romani.  Alessandro  VII 
poi,  per  ristaurare  la  fabbrica  del- 
l'augusto tempio  vaticano,  e  per  in- 
dennizzare quella  basilica  della  fattu- 
ra degli  arazzi,  destinati  per  la  fun- 
zione delle  Canonizzazioni,  avea  or- 
dinato, che  in  ciascuna  delle  Cano- 
nizzazioni stesse  si  pagassero  per 
ogni  santo  seimila  scudi  alla  rever. 
fabbrica    della    basilica  .   Essendosi 


3iG  CAN 

però  in  progresso  reintegrata  delle 
spese  fatte,  i  Papi  cessarono  di  far 
osservare  la  determinazione  di  Ales- 
sandro VII,  e  condonarono  ai  po- 
stillatori delle  cause  de*  novelli  santi 
tutta  la  mentovata  somma,  o  pure 
la  minorarono  talvolta  di  due  o  tre 
mila  scudi,  impiegandosi  il  denaro 
nella  conservazione,  ed  aumento  del- 
la basilica,  o  di  qualche  altra  chie- 
sa di  Roma,  o  di  altrove.  Osserva 
il  Lambertini,  che  a' suoi  tempi  le 
spese  d' una  Canonizzazione,  qualora 
ad  un  tempo  si  celebri  quella  di 
parecchi  altri  santi,  non  oltrepassa- 
vano la  somma  di  quattordicimila 
scudi  per  cadaun  santo. 

Ma  il  provvido  Pontefice  Inno- 
cenzo XI,  considerando  le  esorbitan- 
ti spese,  che  facevansi  nelle  Cano- 
nizzazioni de'  Santi ,  per  istabilirne 
un  opportuno  regolamento,  da  os- 
servarsi inviolabilmente  per  V  avve- 
nire, colla  costituzione,  che  si  legge 
nel  toni.  VIII,  p.  67  del  Boll.  Rom., 
pubblicata  a'  i5  ottobre  1678,  ap- 
provò i  decreti  della  congregazione 
de'  ss.  Riti  ,  sopra  ciò  che  si  deve 
osservare  nelle  cause  delle  beatifica- 
zioni, e  canonizzazioni  de'  santi ,  e 
sopra  le  tasse  degli  avvocati ,  pro- 
curatori, e  notai  nelle  medesime 
cause,  riformandone,  e  moderando- 
ne le  sportule,  che  solcano  darsi  in 
simili  occasioni.  Benedetto  XIII,  a 
risparmio  di  spese,  nel  1729,  cano- 
nizzò s.  Giovanni  Nepomuceno  nella 
basilica  lateranense  ,  come  quella 
che  trovavasi  già  parata  per  la  so- 
lenne consacrazione,  che  della  basi- 
lica aveva  fatta  il  Pontefice  stesso  . 
Sì  risparmiò  in  tal  modo  quanto 
occorreva  per  parare  ,  ed  orna- 
re la  basilica  vaticana.  E  Clemen- 
te XII,  avendo  fatta  la  nuova  fac- 
ciata alla  detta  basilica  lateranense, 
non  solo   nella    festa    della   ss.  Tri- 


CAN 
nità,  a' 16  giugno  del  1737,  cele- 
brò la  Canonizzazione  di  quattro 
Santi,  ma  a' 22  dello  stesso  mese, 
per  risparmio  di  spese,  vi  beatificò 
solennemente  Giuseppe  da  Lionessa, 
altrimenti  avrebbe  occorso  di  fare 
il  solito  apparato  nella  basilica  va-' 
ticana. 

Finalmente,  con  approvazione  di 
Benedetto  XIV ,  la  sacra  congre- 
gazione de' Riti  fece  pubblicare,  nel- 
r  anno  1741  >  colle  stampe  della 
Reverenda  Camera  Apostolica,  la 
«  Nuova  tassa,  e  riforma  delle  spe- 
M  se  delle  cause  per  le  Beatifica- 
«  zioni  e  Canonizzazioni ,  e  delle 
»>  altre  spese  per  la  solennità  delle 
y»  medesime  Beatificazioni,  e  Cano- 
M  nizzazioni,  fatta,  e  pubblicata  per 
»  ordine  di  Nostro  Signore  Papa 
*»  Benedetto  XIV  ".  In  questa  per- 
tanto vengono  fissate  le  spese,  e  pro- 
pine pel  promotore,  e  pel  sotto  pro- 
motore della  fede ,  pel  notaro ,  pel 
traduttore ,  e  revisore  de'  processi , 
per  le  stampe,  pel  sostituto  della  se- 
greteria, pei  giudici,  pegli  avvocati  e 
procuratori,  pe'  medici,  per  le  man- 
eie  e  pei  regali .  I  quadri  per  le 
solenni  beatificazioni ,  cioè  le  effigie 
dei  beati,  dipinte  ad  olio,  con  corni- 
ce dorata,  vengono  conceduti  al  Car- 
dinal ponente  della  causa  e  al  suo 
uditore ,  al  segretario  della  congre- 
gazione de' Riti,  al  suo  sostituto,  al 
promotore  della  fede,  e  al  sotto  pro- 
motore, all'avvocato  e  al  procurato- 
re ,  al  Cardinal  prefetto  della  con- 
gregazione,  ed  al  Sommo  Pontefice 
è  dato  un  quadro  grande  in  cui 
è  rappresentato  un  miracolo  ope- 
rato dal  beato.  Per  la  solenne  Ca- 
nonizzazione è  poi  stabihto,  che  si 
dieno  i  quadri  (  oltre  uno  al  Papa 
più  grande  di  quello  de'  beati ,  ed 
esprimente  del  pari ,  o  im  mira- 
colo o  la  gloria  del  santo,  o  alcuna 


CAN 
virtù  da  esso  esercitata)  uno  al  pre- 
fetto ,  ai  Cardinali ,  e  ai  consultori 
della  congregazione  de' Riti,  al  mag- 
giordomo, ed  al  maestro  di  camera 
del  Papa,  e  tanto  ai  due  primi  mae- 
stri di  cerimonie,  che  ai  partecipanti, 
e  loro  soprannumerarii.  L'avvocato 
concistoriale,  che  fa  l'orazione,  l'udi- 
tore del  Cardinal  ponente,  il  segre- 
tario e  sostituto  de's.  Riti,  l'avvoca- 
to, e  procuratore  della  causa,  il  pro- 
motore, e  sotto-promotore  della  fede 
e  il  notaro  della  congregazione,  deb- 
bono pur  averlo,  ma  di  diverse  mi- 
sure ,  secondo  il  grado  de'  soggetti. 
Nel  titolo  Beatificazione  si  descri- 
vono le  propine,  che  si  devono  sbor- 
sare per  esse ,  fra  le  quali  vi  è  il 
pagamento  di  scudi  ottocento  venti- 
cinque alla  sagrestia  di  s.  Pietro,  per 
ordine  di  Alessandro  VII.  Nel  titolo 
Canonizzazione  viene  disposto ,  che 
a  detta  sagrestia  si  dieno  mille  sei- 
cento cinquanta  scudi.  I  seimila  scu- 
di ,  che  i  postulatori  solevano  con- 
segnare al  Papa ,  applicati  già  da 
Alessandro  VII  ad  estinguere,  come 
si  disse,  il  debito  contratto  per  l'ap- 
parato della  basilica  vaticana,  e  poi 
rivolto  in  beneficio  di  chiese,  e  luo- 
ghi pii,  e  ridotto  quindi  a  tremila  scu- 
di, furono  da  Benedetto  XIV  applica- 
ti in  perpetuo  alla  congregazione  di 
Propaganda,  a  vantaggio  delle  mis- 
sioni. Finalmente  evvi  la  lista  delle 
ricognizioni  sotto  titolo  di  vesti,  re- 
gahe,  ed  altro  da  darsi  ai  seguenti 
nella  somma,  che  si  nota,  cioè  agli  uffi- 
ziali  della  congregazione  de'Riti,  della 
curia,  e  corte  romana,  della  fami- 
glia e  cappella  Pontificia,  alle  milizie, 
ed  altri.  Tuttavolta,  stanti  le  circostan- 
ze de'tempi ,  questa  nota  di  riforma 
soggiacque  a  riduzioni ,  tanto  nella 
Canonizzazione  celebrata  da  Pio  VII, 
quanto  segnatamente  in  quella  fat- 
ta dal  Pontefice  regnante. 


CAN  3i7 

Oltre  a  ciò  i  postulatori  de'  bea- 
ti, che  si  devono  canonizzare ,  som- 
ministrano molti  paramenti,  ad  ar- 
redi sacri  nuovi  al  Sommo  Ponte- 
fice ,  e  a'  principah  ministri  della 
funzione,  che  rimangono  poi  di  pro- 
prietà del  Papa ,  meno  le  cose  infe- 
riori, le  quali  vanno  a  chi  spettano. 
Ci  limiteremo  ad  indicare  gli  oggetti 
principali  consegnati  al  Pontefice  per 
uso  di  lui,  e  de'  suoi  assistenti,  av- 
vertendo, che  se  il  canonizzato  è 
martire  i  paramenti  sono  di  colore 
rosso,  altrimenti  sono  bianchi,  sem- 
pre però  di  drappo  di  seta,  sempre 
e  tutti  riccamente  e  superbamente/ ri- 
camati d'oro,  purché  si  dica  la  messa 
del  canonizzato.  Dove  si  faccia  la 
Canonizzazione  in  uno  de'  giorni  ec- 
cettuati pel  rito  maggiore,  allora  il 
parato  è  coerente  alla  messa,  ne  piìi 
si  fa  del  canonizzato  che  la  sola  com- 
memorazione. Cosi  per  esempio  se 
celebrasi  la  Canonizzazione  d'un  mar- 
tire nel  giorno  di  Pasqua  di  risur- 
rezione, il  parato  è  bianco,  e  vice- 
versa se  si  fa  la  Canonizzazione  di 
un  confessore  nella  solennità  di  Pen- 
tecoste, il  parato  è  rosso.  I  paramen- 
ti degni  di  special  menzione ,  sono 
questi  :  manto  o  piviale  Pontificio  , 
stola,  piviale  pel  vescovo  assistente, 
velo  umerale,  pianeta  con  istola,  ma- 
nipolo, velo  del  calice,  e  borsa;  tre 
tonicelle  con  istola,  e  due  manipoli, 
oltre  i  fiocchi  d'oro  pe'diaconi,  e  sud- 
diaconi latini,  fanone,  grembiale,  due 
tonicelle  pel  diacono,  e  suddiacono 
greci  ;  due  grandi ,  e  magnifici  pa- 
liotti  co'  Pontificii  stemmi  per  l'alta- 
re Papale  del  valore  non  meno  di 
duemila  e  duecento  scudi,  calice 
d'oro  del  valore  di  circa  seicento 
scudi ,  camici ,  tovaglie ,  biancherie 
della  Pontificia  credenza ,  ed  altre 
biancherie  e  cose,  che  si  tralascia  di 
rammentare,  oltre  la  mitra  preziosa 


3.8  CAN 

ricca  dì  gemme,  e  la  mitra  di  lama 
iV  oro,  guanti,  paramano,  scarpe,  san- 
dali ec. 

In  quanto  all'  uso  dei  detti  para- 
menti, arredi,  ed  oblazioni,  i  Pontefi- 
ci dopo  la  funzione  ne  disposero  a 
loro  beneplacito,  rilasciando  per  so- 
lito all'altare  Papale  della  basilica, 
ove  celebrarono  la  Canonizzazione,  i 
paliotti  e  le  tovaglie,  mentre  il  cali- 
ce d'oro  da  molti  fu  donato  alla 
basilica  vaticana.  11  Pontefice  regnan- 
te donoUo  alla  basilica  lateiancnse , 
avendo  egli  inoltre  conceduto  gli  al- 
tri paramenti  alla  sagrestia  Pontifi- 
cia ,  meno  i  paliotti  clie  lasciò  alla 
basilica  di  s.  Pietro ,  e  distribuì  i 
cerei  delle  oblazioni  fra  il  sagrista  , 
ed  i  cerimonieii.  Del  ricavato  e  pro- 
dotto delle  oblazioni ,  ed  altro  dei 
quattro  santi  canonizzati  da  Clemen- 
te XII,  ascendente  alla  somma  di 
dodicimila  scudi,  ne  furono  assegnati 
nove  mila  all'  arciconfrateruita  della 
divina  pietà,  il  cui  pio  istituto  è  di 
sovvenire  le  persone  più  bisognose, 
ed  i  residui  scudi  tre  mila  vennero 
distribuiti  a'  poveri. 

Nelle  Canonizzazioni ,  come  nelle 
Beatificazioni,  si  fa  copiosa  dispensa 
delle  reliquie,  immagini,  vite  e  com- 
pendii delle  azioni  virtuose  de'  cano- 
nizzati, e  qui  rammentiamo,  che  Ur- 
bano YIII  vietò  severamente  la  pub- 
bliaizione  delle  vite  de'  venerabili 
servi  di  Dio ,  beati  e  santi ,  senza 
l'approvazione  della  Santa  Sede.  Ogni 
postillatore  umilia  al  Pontefice  la 
immagine  del  beato  canonizzato,  in- 
cisa da  valente  bulino,  ed  impressa 
in  carta  grande,  legata  con  fettuccia 
co' fiocchi  d'oro,  insieme  ad  una 
magnifica  rama  di  fiori  finti,  nonché 
la  vita  legata  elegantemente,  e  un  reli- 
quiario d'argento  con  Pontificio  stem- 
ma, e  con  porzione  di  reliquia  in- 
signe   del    servo    di  Dio.  Talvolta  i 


CAN 
Pontefici  fecero  coniare  delle  mone- 
te in  onore,  e  memoria  dei  santi 
canonizzati,  come  attestano  il  Venu- 
ti il  Bonanni,  Scilla,  e  lo  stesso 
regnante  Gregorio  XVI,  per  quella 
celebrala  nel  1839,  volle,  che  la 
medaglia,  la  quale  suol  coniarsi  per 
la  festa  de'  principi  degli  apostoli , 
avesse  le  immagini  de'  cinque  santi 
da  lui  canonizzati. 

8.  Se  poi  si  vuol  prendere  cogni- 
zione dei  diversi  modi,  con  cui  fli- 
rono  nell'apparato,  oltre  gli  atti, 
celebrate  diverse  Canonizzazioni,  so- 
no a  consultarsi  i  seguenti.  Gli  atti 
della  Canonizzazione  celebrata  nel 
1669  da  Clemente  IX  furono  com- 
pilati da  Domenico  Cappello  mae- 
stro delle  cerimonie  Pontificie,  e 
stampati  col  titolo,  Ada  Canoniza- 
tionìs  s.  Pelri  de  Alcantara^  et  s. 
Mariae  Magdalenae  de  Pazzis  una 
cum  dìssertatìone  Francisci  M.  Phae- 
bei,  archiepiscopi  tarsensis,  Cori' 
greg.  Rituum  a  secretis,  super  ca- 
nonizatìone  sanctorum_,  Romae  1 669  ; 
opera  ricchissima  di  squisita  erudi- 
zione. Da  Maffeo  Urbano  de  Rubeis  si 
ha  la  Relazione  dell'  apparato  fatto 
in  s.  Pietro,  e  delle  cerimonie  per 
la  Canonizzazione  de'  cinque  santi 
Lorenzo  Giustiniani,  Gio.  da  s.  Fa- 
condoj  Pasquale  Baylon,  Giovan- 
ni di  Dio,  e  Gio.  da  Capistrano, 
canonizzati  a'  16  ottobre  1690  da 
Alessandro  Vili ,  Roma  1690. 
Monsignor  Giustiniano  Chiapponi , 
allora  primo  maestro  delle  ceri- 
monie Pontificie  ,  pubblicò  in  Ro- 
ma, nel  17 12,  corredati  di  squisita 
erudizione,  gli  Aiti  della  Canoniz- 
zazione celebrata  da  Clemente  XI, 
a' 11  maggio  1712  de  santi  Pio 
V.  Andrea  Avellino,  Felice  da 
Cantalice  e  Caterina  Vigri.  Bene- 
detto XIV,  a' 29  giugno  1746,  ca- 
nonizzò   i  beati  Fedele    da    Sigma^ 


CAN 
ringa  ,  Camillo  de  Lellis,  Pietro 
Regalato,  Giuseppe  da  Lionessa,  e 
Caterina  Ricci,  per  cui  abbiamo, 
Ada  Canonizatìonis  quinque  sari' 
ctorum  etc,  a  Benedicto  XIV  ce- 
lehratae^  una  cum  ejusdem  apostO' 
Ucis  lìteris  et  vaticanae  basilicae  or- 
natus  descripiionej  adjeclis  etìani 
pluribus  aeneis  tabulis,  sive  sitpple- 
mentuni  secundum  ad  opus  de  CanO' 
nizatìone  sanctorum,  Yenetiis  1768. 
Gli  stessi  atti  erano  già  inseriti  nel 
tomo  V  dell'  opera  De  Canoniza- 
tione  sanctorum,  dell'edizione  terza, 
prima  romana,  fatta  dal  gesuita  por- 
toghese Azevedo,  nel   i747- 

Clemente  XIII,  a'  16  luglio  1767, 
cononizzò  i  beati  Giovanni  Canzio , 
Giuseppe  Calasanzio,  Giuseppe  da 
Coperti nOj  Girolamo  Miani,  o  Emi- 
liani, e  Serafino  d' Ascoli.  Gli  atti, 
colle  bolle  di  questa  Canonizzazio- 
ne ,  furono  eruditamente  raccolti 
da  Giuseppe  Andrea  Mariotti,  e 
pubblicati  in  Roma  nell'anno  1769. 
Fra  gli  autori  poi  ,  che  hanno 
trattato  della  Canonizzazione,  oltre 
i  citati  superiormente,  aggiungere- 
mo, Furtunato  Sebaceo,  De  notis 
et  signù  sancthalis  heatijìcandorum , 
et  canonìzandorumj  Luca  Castelli- 
ni con  tre  opere,  cioè  ;  De  certitu- 
dine  glorlae  sanctorumj  De  inquisì' 
tione  miraculorum  in  sanctorum  mar- 
tyrum  canonizalionej  De  dilatione 
Canonizatìonis j  Felice  de  Mattia, 
De  canonizatione  sanctorumj  Fran- 
cesco Bordoni,  De  miraculis  ratio- 
ne  habita  beatìjìcationis  et  canoni- 
zationisj  Gio.  Battista  Memmi,  De 
sacro  ritu  sanctos  canonizandij  Fe- 
lice Contelori,  De  canonizatione  san- 
ctorumj il  Ferrari  nel  suo  Catalo» 
gus  sanctorum  quorum  nomina  non 
sunt  in  martyrologio  romanoj  e  il 
Fontanini  nel  suo  Codex  canoni- 
zationiSf  etc. 


CAN  319 

9.  A  tenore  della  richiesta  fatta 
dall'  avvocato  concistoriale  al  Papa , 
dopo  la  promulgazione  del  decreto 
di  Canonizzazione,  cioè,  che  si  de- 
gni ordinare  la  spedizione  delle  let- 
tere apostoliche  nel  modo,  che  si 
disse  al  §  V,  nella  stesso  giorno,  o 
in  altro,  il  Pontefice  emana  la  bol- 
la di  Canonizzazione,  cioè  una  per 
cadaun  canonizzato.  Quando  poi  av- 
viene la  morte  del  Papa,  che  ha 
celebrata  la  canonizzazione,  senza  che 
sia  spedita  la  sohta  bolla,  il  succes- 
sore, o  altri  la  spedisce,  incomin- 
ciandola colle  parole,  Ratione  con- 
gruit,  perchè  è  cosa  conveniente,  che 
un  Papa  dia  la  pubbUcazione ,  e 
l'esecuzione  dei  decreti  ultimati  dal 
suo  antecessore,  supplendo  alla  man- 
canza. Benedetto  XIII  promulgò  tut- 
te quelle,  che  mancavano  sino  a  lui, 
meno  quella  di  s.  Elisabetta  cano- 
nizzata da  Urbano  Vili  nel  1623, 
che  fu  poi  pubblicata  da  Benedetto 
XIV  a'  28  aprile  174^?  Rationi 
congruità  che  si  legge  nel  tomo  I 
del  suo  Bollano,  p.    148. 

La  bolla  di  Canonizzazione  è  spe- 
dita dal  prelato  abbreviatore  di  cu- 
ria (Fedi)^  del  quale  tratta  Giovan- 
ni Ciampini,  Abbreviatoris  de  cu- 
ria, Romae  1696.  Oltre  il  consueto 
sigillo  della  cancelleria,  è  solito  ap- 
porsi  alle  bolle  di  Canonizzazione 
un  timbro  orbicolare,  intorno  alla 
cui  periferia  si  legge  un  motto  del- 
la sacra  Scrittura,  diverso  in  ciascun 
Pontificato.  Evvi  nel  mezzo  una 
croce,  a  sinistra  della  quale  sta 
sciitto  sopra  l'asta,  S.  Peteus,  a  de- 
stra S.  Paulus,  e  nella  estremità  in- 
feriore il  nome  del  Papa,  sotto  cui 
si  è  spedita  la  bolla.  Non  si  sapreb- 
be con  certezza  assegnare  l'antichi- 
tà e  l'origine  di  una  tal  costuman- 
za, dappoiché  il  Cardinal  de  Petra, 
Commeiitaria  ad  apostolicas  consti- 


28604Ó 


320  CAN 

tutionesy  il  Riganti,  De  regulis  Can- 
ceUariaCj  TAmidenio,  De  slylo  Da- 
teriacy  e  lo  stesso  Benedetto  XIV, 
De  canonìzalione  sanctorum  j  non 
ne  fanno  menzione.  Sembra  una  ri- 
petizione del  sigillo  plumbeo^  fatto 
forse  primitivamente  ad  ornatum. 
Niente  v'  ha  difatti  nel  sigillo ,  che 
non  si  rinvenga  nel  timbro  :  v'  ha 
la  sola  differenza,  che  nel  timbro 
è  scritto  il  nome  de*  ss.  Pietro  e 
Paolo,  e  nel  sigillo  vi  sono  effigiati, 
e  di  più  nella  parte  opposta  al  si- 
gillo è  scolpito  il  nome  del  sommo 
Pontefice,  che  nel  timbro  necessa- 
riamente si  rinviene  nell'unica  su- 
perficie. Questa  bolla  poscia  viene 
sottoscritta  dal  Papa,  e  da  tutti  i 
Cardinali  piesenti  in  Roma. 

Abbiamo  poi  dalla  citata  Nuova 
Tassa,  e  Riforma  per  le  cause  di 
Canonizzazione,  p.  23,  che,  affinchè 
sollecitamente  si  spedisca  la  bolla 
della  Canonizzazione  di  ciascun  san- 
to, ne  si  differisca  come  talvolta  av- 
venne, anche  per  più  d'un  secolo, 
vengano  prima  della  Canonizzazio- 
ne depositati  da  ciascuno  dei  postu- 
latori  nel  monte  di  pietà,  o  nel  ban- 
co di  s.  Spirito  scudi  seicento  qua- 
rantanove,    da    ripartirsi    come   se- 


CAN 
gue  :  al  prelato  abbreviatorc  di  cu- 
ria, che  stende  la  bolla,  scudi  cento- 
cinquanta; all'uffizio  dello  scrittore 
segreto  straordinario,  e  per  le  ma- 
juscole ,  scudi  centosettantacinque  ; 
air  uffizio  del  piombo,  scudi  ottan- 
tasette, e  baj occhi  cinquanta  ;  alla 
segreteria  de'  brevi ,  e  pel  registro 
scudi  centosetlantasei,  e  bajocchi  cin- 
quanta; ed  allo  spedizionere  scudi 
sessanta. 

IO.  Finalmente  dopo  la  celebra- 
zione della  Canonizzazione  ,  nelle 
chiese  de'  canonizzati  si  suole  cele- 
brare solenne  otta  vario,  con  magni- 
fica paratura,  e  illuminazione,  e  nel 
primo  giorno  si  tiene  cappella  Car- 
dinalizia con  intervento  del  sagro 
Collegio.  Il  Diario  di  Roma  del 
1788,  nei  numeri  3169,3175,825^9 
e  8268  fa  la  descrizione  di  quelli, 
che  si  tennero  pei  quattro  santi  ca- 
nonizzati da  Clemente  XII  nell'an- 
no precedente,  cioè  per  s.  Gio.  Fran- 
cesco Regis  nella  chiesa  del  Gesù  ; 
per  s.  Caterina  Fieschi,  in  quella 
di  s.  Giovanni  de'  Genovesi  in  Tras- 
tevere ;  per  s.  Vincenzo  de'  Paoli , 
nella  chiesa  della  missione  a  Monte 
Citorio,  e  per  s.  Giuliana  Falconie- 
ri in  quella  di  s.  Marcello. 


FINE    DEL    VOLUME    SETTIMO. 


BX  841  .M67  1840 

SMCR 

Noronì ,  Gaetano, 

1802-1883. 

Di  z  i  onari  o  di  erud 

i 2  ione 

storico-ecc les  ias 

t  ica 

AFK-9455  (awsk)